Anonimo

Visio sancti Pauli

ed. Herman Brandes, Visio S. Pauli s. 75–80

Edizione di riferimento:

Testi dell’Altro Medioevo, a cura di Margherita Lecco (collana Gli Orsatti), pp.109, 1998. (Ed. dell’Orso)

La Visio sancti Pauli, testo apocrifo, ci racconta la sua discesa agli Inferi. Il testo servirà più tardi da modello al "purgatorio di san Patrizio" e alla "navigazione di san Brandano".

Traduzione a fronte di Giuseppe Bonghi

Dies dominicus dies est electus, in quo gaudent angeli et archangeli maior diebus ceteris. Interrogandum est, quis primus rogaverit deum, ut anime habeant requiem in penis inferni.

La domenica è il giorno eletto nel quale gioiscono angeli e arcangeli, il più importante dei giorni. C’è da chiedersi, chi per primo avrà chiesto a Dio che le anime abbiano requie nelle pene dell’inferno.

Id est beatus apostolus Paulus et Michahel archangelus, quando iverunt ad infernum, quia deus voluit, ut Paulus videret penas inferni. Vidit vero Paulus ante portas inferni arbores igneas et peccatores cruciatos et suspensos in eis.

Questi furono il beato Apostolo Paolo e l’arcangelo Michele quando andarono all’inferno perché Dio volle che Paolo ne vedesse le pene. E in verità Paolo vide davanti alle porte dell’inferno alberi infuocati e peccatori tormentati sospesi su di essi.

Alii pendebant pedibus, alii manibus, alii capillis, alii auribus, alii linguis, alii brachiis.

Alcuni pendevano per i piedi, altri per le mani, altri per i capelli, o per le orecchie, o per la lingua o per le braccia.

Et iterum vidit fornacem ignis ardentem per septem flammas in diversis coloribus, et puniebantur in eo peccatores. Et septem plage erant in circuitu eius: prima nix, secunda glacies, tercia ignis, quarta sanguis, quinta serpens, sexta fulgur, septima fetor.

E ancora vide la fornace di fuoco ardente con sette fiamme di diversi colori in cui venivano puniti i peccatori. E sette plaghe la circondavano: la prima di neve, la seconda di ghiaccio, la terza di fuoco, la quarta di sangue, la quinta di serpenti, la sesta di folgori, la settima di fetore.

Et in illa anime peccatorum puniuntur, qui non egerunt penitenciam post peccata commissa in hoc mundo. Ibi cruciantur et recipiunt omnes secundum opera sua.

E in essa vengono punite le anime dei peccatori che non si pentirono dopo i peccati commessi in questo mondo. Ivi sono tormentati e raccolti tutti secondo la propria colpa.

Et alii flent, alii ululant, alii gemunt, alii ardent et querunt mortem, quam non inveniunt, quia anime non possunt mori. Timendus est nobis locus inferni, in quo est tristicia sine leticia, in quo est dolor sempiternus, in quo est gemitus cordis, in quo est bargidium magnum, in quo est habundancia lacrimarum, cruciatio et dolor animarum, in quo est rota ignea habens mille orbitas. Mille vicibus uno die ab angelo tartareo volvitur, et in unaquaque vice mille anime cruciantur in ea.

E alcuni piangono, altri ululano, altri gemono altri ardono e chiedono la morte, che non trovano perché le anime non possono morire. Dobbiamo temere il luogo dell’inferno, nel quale c’è tristezza senza letizia, nel quale il dolore è eterno, l’angoscia è profonda, grande il {lamento}, abbondanti sono le lacrime, l’affanno e il dolore delle anime, nel quale si trova la ruota di fuoco che ha mille orbite. Per un giorno dall’angelo infernale in mille modi è girata, e in ciascuna orbita una dopo l’altra mille anime sono tormentate.

Postea vidit flumen orribile, in quo multe bestie dyabolice erant quasi pisces in medio maris, que animas peccatrices devorant sine ulla misericordia quasi lupi devorant oves.

Poi vide l’orribile fiume nel quale c’erano molte bestie diaboliche come pesci in mezzo al mare, che divorano le anime peccatrici senza nessuna misericordia come i lupi divorano gli agnelli.

Et desuper illud flumen est pons, per quem transeunt anime iuste sine ulla dubitacione, et multe peccatrices anime merguntur unaqueque secundum meritum suum. Ibi sunt multe bestie dyabolice multeque mansiones male preparate, sicut dicit dominus in ewangelio:

E sopra quel fiume si trova un ponte attraverso il quale passano le anime giuste senza nessuna indecisione e molte anime peccatrici vengono sprofondate ciascuna secondo il loro peccato. Lì ci sono molte bestie diaboliche e molte dimore mal preparate, come dice il Signore nel Vangelo:

«Ligate eos per fasciculos ad comburendum; id est similes cum similibus, adulteros cum adulteris, rapaces cum rapacibus, iniquos cum iniquis.» Tantum vero potest quisque per pontem illum ire quantum habet meritum.

«Legateli in piccoli fasci da bruciare; cioè i simili coi simili, gli adulteri con gli adulteri, i rapaci coi rapaci, gli iniqui con gli iniqui.» In verità chiunque può attraversare quel ponte tanto quanti sono i meriti che ha.

Ibi vidit Paulus multas animas dimersas, alie usque ad genua, alie usque ad umbilicum, alie usque ad labia, alie usque ad supercilia, et perhenniter cruciantur. Et flevit Paulus et suspiravit et interrogavit angelum, qui essent dimersi usque ad genua. Cui angelus dixit: «Qui se mittunt in sermonibus alienis aliis detrahentes.»

Lì Paolo vide molte anime immerse, alcune fino alle ginocchia, altre fino all’ombelico, altre fino alle labbra, altre fino alle sopracciglia e per l’eternità sono tormentate. E pianse Paolo e sospirò e chiese all’angelo chi fossero quelle immerse fino alle ginocchia. Gli rispose l’angelo: «Coloro che si lanciano in discorsi altrui per umiliarli.»

«Alii dimersi sunt usque ad umbilicum?»

«Quelli che sono immersi fino all’ombelico?»

«Hi sunt fornicatores et adulterantes, qui postea non recordantur venire ad penitenciam». «Alii mersi usque ad labia?» «Hi sunt, qui lites faciunt inter se in ecclesia non audientes verbum dei.» «Alii usque ad supercilia?»

«Quelli sono fornicatori e adulteri, che dopo non si ricordano di accostarsi alla penitenza.» «Quelli immersi fino alle labbra?» «Sono coloro che nella chiesa litigano fra loro non ascoltando la parola di Dio.» «Gli altri immersi fino alle sopracciglia?»

«Hi sunt, qui gaudent de malitia proximi sui.»

«Sono coloro che godono del male del prossimo loro.»

Et flevit Paulus et dixit: «Ve his, quibus preparantur tante pene!» Deinde vidit alium locum tenebrosum plenum viris ac mulieribus comedentes linguas suas. De quibus ait angelus: «Hi sunt feneratores pecuniarum, qui usuras querunt et non sunt misericordes. Propterea sunt in hac pena.»

E pianse Paolo e disse: «guai a loro, ai quali si preparano tante pene!» E poi vide un altro luogo tenebroso pieno di uomini e donne che mangiavano la propria lingua. Di essi l’angelo disse: «Essi sono i prestatori di denaro, che praticano l’usura e non sono misericordiosi. Per questo soffrono una tale pena.»

Et vidit alium locum, in quo omnes pene erant, erantque ibi puelle nigre habentes vestimenta nigra, indute pice et sulfure et dracones igneos et serpentes atque vipere circa colla sua.

E vide un altro luogo, nel quale tutti erano tormentati: c’erano lì fanciulle nere che indossavano vestimenti neri ricoperti di pece e di zolfo e dragoni di fuoco e serpenti e vipere intorno ai loro colli.

Et erant iiij angeli maligni increpantes eas habentes cornua ignea, qui ibant in circuitu earum, dicentes: «Agnoscite filium dei, qui mundum redemit.» Et interrogavit Paulus, que essent. Tunc sic respondit angelus: «He sunt, que non servaverunt castitatem usque ad nuptias et maculate necaverunt infantes suos et in escam porcis et canibus dederunt et in fluminibus vel aliis perdicionibus proiecerunt et postea penitenciam non fecerunt.»

E c’erano IV angeli maligni aventi corna di fuoco che le oltraggiavano, che andavano intorno ad esse dicendo: «Riconoscete il figlio di Dio che redense il mondo.» E Paolo chiese chi erano. Allora così rispose l’angelo: «Esse sono coloro che non osservarono la castità fino al matrimonio e disonorate uccisero i loro bambini e li diedero in pasto a porci e cani o li gettarono nei fiumi o in altre perdizioni e dopo non fecero penitenza.»

(Et vidit in alio loco viros ac mulieres et vermes et serpentes comedentes eos.)

(E vide in un altro luogo uomini e donne che venivano mangiati da vermi e serpenti.)

Post hoc vidit viros ac mulieres in loco glaciali, et ignis urebat de media parte et de media frigebat. Hi erant, qui orphanis et viduis nocuerunt.

Dopo ciò vide uomini e donne in un luogo ghiacciato, e per metà erano bruciati dal fuoco e per metà erano ghiacciati. Erano coloro che avevano recato danno a orfani e vedove.

Postea vidit viros ac mulieres super canelia ampnis et fructus ante illos erant. Quibus non licebat aliquit sumere ex eis.

Poi vide uomini e donne sulla riva del fiume e davanti a loro c’erano frutti. Ad essi non era permesso prenderne nessuno.

Hi erant, qui solvunt ieiunium ante tempus.

Erano coloro che rompono il digiuno prima del tempo.

Mox vidit in alio loco unum senem inter iiij dyabolos plorantem et ullulantem. Et interrogavit Paulus, quis esset. Dixitque angelus: «Episcopus negligens fuit; non custodivit legem dei, non fuit castus de corpore vel de verbo nec cogitacione vel opere, sed fuit avarus et dolosus atque superbus. Ideo sustinet innumerabiles penas usque in diem iudicii.»

Subito dopo vide in un altro luogo un vecchio piangente e urlante fra IV diavoli. E Paolo chiese chi era. E l’angelo disse: «Fu un vescovo negligente; non custodì la legge di Dio, non fu casto nel corpo o nella parola né in pensieri né in opere, ma fu avaro e  ingannatore e superbo. Per questo sopporta innumerevoli pene fino al giorno del giudizio.»

Et flevit Paulus. Et dixit ei angelus: «Quare ploras, Paule? Nondum vidisti maiores penas inferni.»

E pianse Paolo. E l’angelo gli disse: «Perché piangi, Paolo? Non hai ancora visto le pene più gravi dell’inferno.»

Et ostendit illi puteum signatum vij sigillis et ait illi: Sta longe, ut possis sustinere fetorem hunc.»

E gli mostrò un pozzo segnato da sette sigilli e gli disse: Sta’ lontano, perché tu possa sopportare questo fetore.»

Et aperto ore putei surrexit fetor malus et durus superans omnes penas inferni. Et dixit angelus: «Si quis mittatur in hoc puteo, non fiet commemoracio eius in conspectu domini.»

E aperta la bocca del pozzo, ne uscì fuori un fetore forte e cattivo che supera tutte le pene dell’inferno. E l’angelo disse: «Se uno è condannato in questo pozzo, non ci sarà ricordo di lui al cospetto del Signore.»

Et dixit Paulus: «Qui sunt hi, domine, qui mittuntur in eo?» Et dixit angelus: «Qui non credunt, filium dei Christum venisse in carnem nec nasci ex Maria virgine et non baptizati sunt nec communicati corpore et sanguine Christi.»

E Paolo disse: «Chi sono, signore, quelli che vi sono condannati?» E l’angelo disse: «Coloro che non credono che Cristo figlio di Dio si sarebbe incarnato e che sarebbe nato dalla Vergine Maria e non sono battezzati né comunicati col corpo e col sangue di Cristo.

(Et vidit in alio loco viros ac mulieres et vermes et serpentes comedentes eos.) Et erat anima una super alteram quasi oves in ovili. Et erat profunditas eius quasi de terra ad celum. Et audivit gemitum et suspirium magnum quasi tonitruum.

(E vide in un altro luogo uomini e donne che venivano mangiati da vermi e serpenti.) E le anime erano una sopra l’altra come le pecore in un ovile. E la sua profondità era grande quanto dalla terra al cielo. E udì il lamento e il sospiro grande come il tuono.

Et postea aspexit in celum a terra ac vidit animam peccatoris inter dyabolos vij, quum ululantem deducebant eo die de corpore. Et clamaverunt angeli dei contra eam dicentes:

E poi guardò in cielo e in terra e vide l’anima di un peccatore fra VII diavoli, che quel giorno lo trascinavano urlante col corpo. E gridarono contro di lui gli angeli di Dio dicendo:

Ve, ve, misera anima, que operata es in terra?» Dixerunt ad invicem: «Vide istam animam, quomodo contempsit in terra mandata dei.

Guai a te, guai a te, anima miserabile, quali sono state le tue opere sulla terra?» Si dissero l’un l’altro: «Vedi quest’anima, come in terra ha disprezzato i comandamenti di Dio.

«Mox illa legit cartam suam, in qua erant peccata sua, et se ipsam iudicavit.»

«Ha appena letto la sua carta, sulla quale sono segnati i suoi peccati e se stessa ha giudicato.»

Tunc eam demones susceperunt mittentes in tenebras exteriores. Ibi erit fletus et stridor dencium. Et dixit ei angelus: «Credis et agnoscis, quia sicut homo fecerit sic accippiet?» Post hoc in uno momento adduxerunt angeli animam iustam de corpore portantes ad celum. Et audivit vocem milium angelorum letancium ac dicencium: «O anima leta, felicissima, o beata, letare, quia fecisti voluntatem dei tui.» Deinde dixerunt hoc simul:

Allora i demoni la presero e la scaraventarono nelle tenebre esteriori. Lì ci sarà pianto e stridore di denti. E l’angelo le disse: «Credi e riconosci, che l’uomo riceverà secondo ciò che avrà fatto?» Dopo questo in un attimo gli angeli portarono un’anima giusta col corpo fino al cielo. E udì la voce di mille angeli in letizia e dicenti: «O anima lieta, felicissima, o beata sii felice perché hai fatto la volontà del tuo Dio.» Quindi dissero nello stesso tempo anche questo:

«Levate eam ante deum et ipsa leget opera sua bona.» Postea Michahel collocavit eam in paradiso, ubi erant omnes sancti. Et clamor factus est contra animam iustam, quasi celum et terra commoverentur.

«Sollevatela davanti a Dio e lei stessa legga le sue opere buone.» Poi Michele la collocò in Paradiso, dove si trovavano tutti i santi. E grandi applausi furono tributati all’anima giusta, quasi che cielo e terra fossero mossi insieme.

Et exclamaverunt peccatores, qui erant in penis, dicentes: «Miserere nobis, Michahel archangele, ac tu, Paule, dilectissime dei, intercedite pro nobis ad dominum.»

E i peccatori, che soffrivano già le loro pene, esclamarono: «Abbi pietà di noi, Arcangelo Michele, e tu, Paolo, dilettissimo da Dio, intercedete per noi presso il Signore.»

Quibus sic ait angelus: «Flete et flebo vobiscum et Paulus fleat, ut, si forte misereatur vestri, oremus, ut vobis donet misericors deus aliquid refrigerium.»

Ad essi così l’angelo parlò: «Piangete e piangerò con voi e Paolo pianga, affinché, se per caso di voi avrà compassione, preghiamo perché un qualche refrigerio vi doni Dio misericordioso.»

Audientes hoc, qui erant in penis, exclamaverunt una voce et Michahel archangelus et Paulus apostolus et milia milium angelorum. Tunc audito sono eorum in quarto celo dicencium: «Miserere, Christe, filiis hominum», deus descendit de celo et dyadema in capite eius. Quem ita deprecantur, qui in inferno erant, una voce dicentes:

Quelli che erano già condannati, ascoltanto questo, esclamarono ad una voce insieme a Michele Arcangelo e a Paolo Apostolo e a migliaia di migliaia di angeli. Allora, sentite le loro parole nel quarto cielo: «Abbi pietà, o Cristo, figlio degli uomini», Dio discese dal cielo tenendo il diadema sul suo capo. Così lo implorarono ad una voce quelli che si trovavano nell’inferno dicendo:

«Miserere nobis, fili Davit excelsi.»

«Abbi pietà di noi, figlio dell’eccelso Davide.

Et vox filii dei audita est per omnes penas: «Quit boni fecistis?

E la voce del Figlio fu udita da tutti coloro che soffrivano le pene: «Cosa avete fatto di buono?

Quare postulatis a me requiem? Ego crucifixus fui pro vobis, lancea perforatus, clavis confixus, acetum cum felle mixtum dedistis mihi in potum. Ego pro vobis me ipsum in martirio dedi, ut viveretis mecum.

Perché chiedete requie da me? Io fui crocifisso per voi, perforato da una lancia, inchiodato sulla croce, e da bere mi deste aceto misto con fiele. Io per voi ho dato me stesso in martirio, per farvi vivere con me.

Sed vos fuistis fures et avari et invidiosi superbi et maledicti, nec ullum bonum egistis nec penitenciam nec ieiunium nec elemosinam, sed mendaces fuistis in vita vestra.» Post hoc prostravit se Michahel et Paulus et angelorum milia milium ante filium dei, ut requiem haberent die dominico omnes, qui erant in inferno.

Ma voi siete stati ladri e avari e invidiosi superbi e maledetti né avete fatto mai qualcosa di buono, né penitenza né digiuno né elemosina, ma siete stati bugiardi nella vostra vita. Dopo questo Michele e Paolo e le migliaia di migliaia di angeli si prostrarono davanti al figlio di Dio per ottenere requie nel giorno del Signore tutti coloro che erano nell’inferno.

Et ait dominus: «Propter Michahelem et Paulum et angelos meos et bonitatem meam maxime dono vobis requiem ab hora nona sabbati usque in prima hora secunde ferie.»

E parlò il Signore: «Per mezzo di Michele e di Paolo e degli angeli miei e soprattutto della mia bontà vi dono il riposo dall’ora nona del sabato fino alla prima ora della festa seguente.»

Mestus ergo hostiarius baratri, cui nomen canis est Cerberus; eternaliter elevavit caput suum tristis super omnes penas.

Per questo triste era il guardiano del baratro, un cane che ha nome Cerbero; per l’eternità triste alzò il suo capo sopra tutti i dannati.

Vere letati sunt omnes, qui cruciabantur ibi, ac clamaverunt dicentes: «Benedicimus te, fili Davit excelsi, qui donasti nobis refrigerium in spacio unius diei et noctis.

Veramente furono lieti tutti coloto che ivi soffrivano le pene, e gridarono dicendo: «Benediciamo te, figlio di Davide eccelso, che ci hai donato il refrigerio per lo spazio di un giorno e una notte.

Nam plus est nobis remedium huius diei et noctis quam totum tempus vite, quod consumptum est super terram.» Ideo qui custodierunt ipsum sanctum diem dominicum, habeant partem cum angelis dei.

Infatti per noi è più grande il bene di questo giorno e di questa notte che tutto il tempo della vita che si è consumato sopra la terra.» Perciò coloro che osservarono la domenica come santo giorno, facciano parte degli angeli di Dio.

Et interrogavit Paulus angelum, quot pene sint in inferno. Cui ait angelus: «Sunt pene c.xliiij milia, et si essent c. viri loquentes ab inicio mundi et unusquisque ciiij Linguas ferreas haberent, non possent dinumerare penas inferni.»

E Paolo chiese all’angelo quante erano le pene dell’inferno. E l’angelo gli disse: «Le pene sono 144 mila, e se ci fossero cento uomini che parlassero dall’inizio del mondo e ciascuno avesse 104 lingue di ferro, non potrebbero enumerare tutte le pene dell’inferno.

Nos vero, karissimi fratres, audientes ista mala convertamur ad dominum, ut regnemus cum ipso et vivamus in secula seculorum. Amen.

Noi in verità, carissimi fratelli, ascoltando questi mali, convertiamoci al Signore per regnare con lui e vivere in secula seculorum. Amen

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Ultimo aggiornamento: 26 novembre 2008