LA VISIONE DI S. PAOLO [1]

Edizione di riferimento:

Antiche Leggende, Tradizioni che illustrano la Divina Commedia, precedute da alcune osservazioni di P. Villari, Pisa Tipografia Nistri 1865

Edizione elettronica in collaborazione con Liberliber

incipit beati Pauli Apostoli legenda.

Frate carissimo, lo die della domenicha è grande da temere e da guardare di tutte le rie opere. Domenicha è il primo die di tutti gl'altri. In quello Dio comandoe che fosse luce, e fu fatto: per puocho ne la domenicha si riposoe Domenedio. E tutti quelli che non guardano de le rie opere del diavolo, ed eli non averanno requie ne l' altro seculo. E chi non ode la messa e l'oficio de la domenicha, e Dio non averà parte i' lui, el diavolo lo meterà nel fàocho de l'inferno. E non vederanno la gloria di Dio di paradiso, e seravi notte scura, seravi fame e sete e puzza e fuoco di solfo.

Sancto Paulo dimandò l'angelo, quante fossero le pene del niferno. Et egli disse: Se fossono domila homini et avessero lingua di ferro, non potrebbero contare le minori pene del niferno; onde noi doveremo fare l'opera di Dio e ubidire gli sui comandamenti, inpercioe che noi siamo cristiani da Cristo. Anco menoe l'angelo San Paulo a vedere le pene del niferno. E sancto Paulo puose mente alle porte del niferno, e vide arbori di fuoco ardenti; e gli peccadori saliano e discendieno per questi arbori et istavano inpesi in quelli arbori, tali per le mani, tali per li piedi, tali per le lingue, e tali per gl'orecchi. E sancto Paulo vide fornaci ardente, per vii frame, e quive [2] erano vii piaghe: la prima piaghe sì era neve, la seconda ghiaccio, la terza fuoco, la quarta sangue, la quinta serpenti, la sesta folgore, la septima puzza. E in quella pena avea fornace, e sonvi messe l'anime di coloro che non feceno penitenzia de' peccati loro, e questi ricevono merito secondo l'opere loro. Tali v'ae che piangono, e tali che gridano, e tali che dimandano la morte, e nolla poteano avere. Frati carissimi, lo 'nferno è molto da temere, e questo è dolore sempiternale senza requie.

E sancto Paulo vide un fiume nero, e quive erano molte bestie diaboline [3], e divoravano l'anime peccatrici senza misericordia; perchè no' feceno penitenzia de' peccati loro. E quive si è uno ponte sottile come uno capello, e quive passano tutte l'anime rie [4] ; e le buone passano senza dubbio, le peccatrici, secondo l'opere loro. Frati carissimi, nello ferno è grande fame e grande sete e puza e grandi vermini e fummo e molte altre pene date alli peccatori, e seranno messi gl'avolteri cogli avolteri [5], l'usorieri colli usorieri.

E sancto Paulo vide uno dimonio, accapo di quel ponte ch' ha nome Belzebuc, et istà a bocha perta, e gipta fiamma di zolfo. E tutte l'anime passano per questa bocca, e staranno in corpo di quello dimonio. Le buone anime non patiranno nulla pena, et ascende pura et netta; le peccatrici anime tanto vi staranno in corpo di quel dimonio, che seranno messe in fuoco di zolfo e paranno nere come carbone.

Esanto Paulo vide molte anime peccatrice in quello fiume; e tali v'erano infino le ginochia, e tali infino al belico, e tali infino a le ciglia. E santo Paulo dimandò l'angelo e disse: Chi sono questi peccatori infine le ginochia? Sono gl'avari che intesero pure in guadangnare, e di fare tradimento. E questi che sono infino lo bellico, sono li fornicatori e gl'avolteri, che non fecero penitenza de' peccati loro. E questi che sono infino bocca, sono quellino che non volsero odire la parola di Dio, e non la lasciano udire altrui. E questi che sono infino le ciglia sono gli traditori e gli sperguri e menzonieri falsi e quelli che sono lieti del male di loro prossimi.

E sancto Paulo vide uno luogo spinoso e tenebroso, e quive ae molte anime triste e dolenti. E sancto Paulo dimandoe e disse: Chi sono questi? E l'angelo disse: Questi sono li miseri [6] sacerdoti, che non ripresero li peccatori degli loro peccati; anzi davano loro caldo e conforto di farlo. E altri sono con questi, li quali non potierono conpiere la penitenzia in questo seculo; et in questa pena staranno infine al die del giudicio, se non si facesse per loro molto sacrificio divino e molta limosina di pane.

E sancto Paulo vide uno altro luogo tenebroso e terribile, con pene d'ongni dolore; e quive sono monaci e monache, che non guardano, le loro badie e le loro regole, secondo ch'elino promisero a Dio; e co' loro ae molte femine vestite di pece e di zolfo e di fuoco. Et hannovi dragoni e vipere e serpenti d'intorno al collo loro; et avvi dimoni li quali hanno corna, e percuoteno quelle femmine con quelle corna, e dicono loro: Conoscete voi lo figliolo di Dio lo quale riconperò lo mondo? E sancto Paulo dimandò l' angelo, e disse: Chi sono queste anime che pateno tanta pena? E l'angelo disse: Sono le femine che non asservaro la castitade de' loro mariti; anzi fecero avolteri co' loro parenti, et anegarono li figlioli loro, e diedegli manicare a' porci et a' cani et a' lupi et alli uccelli, e gittarli ne' fiumi, e non fecero penitenzia de' peccati loro.

E santo Paulo vide angeli maligni che avièno ale di fuoco, e portavano soprassè molte anime pecchatrici, sopra uno grande monte, e percoteano mille volte l'una dipo' l'altra. E sancto Paulo dimandò l'angelo, e disse: Chi sono questi miseri? E l'angelo disse: Sono quelli che disideravano le degnitadi, e de le grandezze del secolo s'allegravano. E sancto Paulo vide altro luogo tenebroso, pieno di omini e di femine, che si rodono le lingue loro sì fortemente, come fossono cani affamati che rodessero ossa. E sancto Paulo dimandò l'an-gelo, e disse: Queste chi sono? E l'angelo disse: Sono li miseri avari che non furono misericordiosi, nè temorosi per Dio. E sancto Paulo vide altro luogo, che quive erano molti homini e femine, che quive hanno molti frutti da mangiare, e non ne poteano avere neente. E sancto Paulo dimandò l'angelo, disse: Chi sono questi miseri? E l'angelo disse: Sono quelli che non [7] aservaro lo digiuno che fue ordinato da' sancti Padri. E sancto Paulo vide altro luogo tenebroso, di fuocho, e quive erano molti homini e femine; e gli dimoni sì ardevano la metade, e l'altra metade afredavano [8]. E sancto Paulo dimandoe l'angelo e disse: Chi sono questi? E l'angelo disse: Sono vescovi e preti e monaci e monache e romite che s' infingievano guardare [9] la parte di Dio e la sua legge, e d'ipocriti che non sono casti del corpo loro, sicome chino inpromisero a Dio, anzi furono avari et invidiosi; imperciò sempre sostengnono questa pena, infine al die del judicio.

E sancto Paulo vedendo questo, incomincioe a piangere et a sospirare. E l'angelo disse: Non piangere, chè anco non vedeste le magiori pene dello 'nferno. E allora li mostroe un pozzo sugellato di sette suggelli. E l'angelo disse: Istae di lungi, che tu posse sofferire la grande puzza che escie di quello pozzo, che è sì grande che nossi potrebbe dire. E l'angelo disse a sancto Paulo: Credi e

conosci fermamente, chiunque sarae messo in quello pozzo, che di lui non serà mai ricordamento inanzi la gloria di Dio. E sancto Paulo dimandò l'angelo e disse: Chi sono questi miseri che stanno in questa pena serati? E l'angelo disse: Elli sono li falsi empi Giudei rinegati, che non credono che Dio venisse nella vergine Maria, e che non sono battezzati nè comunicati del corpo di Cristo, per lo suo nome.

E sancto Paulo, udito questo, incomincioe a piangere, e guardare in terra e vide [10] in uno altro luogo homini e femine et anime che stava l'una sopra l'altra, come fossero pecore che fossero in istalla. E sancto Paulo udì pianto e dolore e sospiri grandi de anime, e vide dimoni che portavano una anima peccatrice ch'era uscita in quel die del suo corpo, e menavalla a capo di quello ponte, et istimolavalla, e dicieano: Passa per questo ponte, se tu puoi. E l'angelo disse a sancto Paulo: Or vedremo come questa anima non fece lo comandamento di Dio in terra. E disseno intralloro: Guai, guai a te anima che venisti di terra. Et ella incominciò a legere una carta, che v'erano entro scripte tutte le suo peccata, e dicea: Oimè misera! che tutto lo tempo della vita mia servii a voi dimoni, e feci le vostre voluntadi [11]; or veggio che lo 'nferno me riceve. Unde li dimoni la presero e gittarla nelle pene de lo ferno: là ve ae dolore e tristizia assai.

E incontenente l'angeli sì menaro una buona anima a capo di quel ponte. E sancto Paulo udìo mille migliaia d'angioli cantare dipo' lei; e dicièno: O beata anima che facesti la voluntà di Dio! Intralloro dissero li dimoni: Or vedremo come questa anima giusta passerae per questo ponte infernale, senza paura. Et incominciò a leggere una carta, la quale v'era scritte l'opere che fece in questo seculo. E alla uscita del ponte, le dimonia incominciorono a garire et a urlare, e diceano [12]: Angeli di Dio, noi preghiamo voi che lasciate valicare questa giusta anima; imperciò ch'ella ci fae grande male, et ardiamo tutti del suo avenimento, sicome dello avenimento di Cristo. E l'angeli presero questa giusta anima, e portarla dinanzi a Dio con grande gaudio, e dicèno: Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera, Dio la vide. E dissero: Allegrati, anima santa, fedele di Dio, ricevi questa gloria, la quale Cristo ae prestata a coloro che lui temono. E sancto Michele angelo la prese e portolla dinanzi a Lui.

E quelli ch'erano in iferno dissero: Preghiamoti per Cristo, sancto Paulo, che preghi Domenedio che ci dea refrigero alle nostre pene. E tutti quelli dello 'nferno gridavano, e dissero: Miserere, miserere! abbi di noi misericordia, Et a la terza voce, fue odita sopra quatro cieli. E sancto Paulo vide muovere lo cielo, e vide tutte le cose, le quali non sono da dire. E vide lo figliolo di Dio discendere di cielo, e disse a coloro ch'erano in niferno: Voi maladetti, perchè mi dimandate a me requie? Io fui crocifisso per voi, e ferito, di lancia, e confitto colli chiavelli; e voi mi deste a bere aceto e fiele; e, per voi ch'eravate morti, io mi diedi alla morte, perchè voi viveste mecho. Ma per sancto Paulo, lo quale voi pregaste, e per l'umana generazione, io vi doe requia dal sabato, ora nona infine alla prima ora del Lunidie.

Onde quegli che guardavano, vegiendo questo, tutti i dimoni levarono il capo, urlando e piangendo, e dissero: O figliuolo di David, non basta e lo cielo e la ferra e quelle cose che sono, che tu togli a noi le nostre ragioni dello inferno, le quali comperamo senza te. Et erano molto dolenti. E l'anime ch'erano nello inferno erano molto liete, e dicevano: Benediciamo te figliuolo di Dio, che desti a noi refrigerio duo dìe due notte, tutto lo tempo della nostra vita.

Onde noi, fratelli carissimi, udendo tante pene e cotanti tormenti all'anime dello inferno, e tanta grolia ch'è in paradiso, doveremo tornare a Dio con tutta la mente nostra; e possiamo ischifare le pene dello inferno, e avere la grolia del paradiso cogli angioli, cogli arcangioli e con tutti gli altri santi de Dio. Amen [13].

Note

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[1] Cod. Magi. CI. XXXVIII, 427, con miniature, riscontrato col cod. magi. contrassegnato -. Palch. IV, 56, e col palatino n.° 73. Sono tutti del secolo XIV, e poco cor-retti; il palat. è della seconda metà del secolo, ed assai più diffuso degli altri.

[2] Il MS. ha spesso quine, invece di quive, o quivi.

[3] molte bestie di diavoli, dice il secondo cod. M.; molte bestie e diavoli, il P.

[4] le buone e le ree anime, così ilsecondo cod. M.

[5] adulteri.

[6] Cosìil secondo cod. M.; il primo, du noi seguito, dice: aversieri.

[7] Il testo: che*no, e così altrove.

[8] Il secondo cod. M. ardevano l'anime di coloro, l'una iscaldavano, e l'altra rafredavano.

[9] Il testoqui èpoco intelligibile, ho seguito il secondo cod. M

[10] Così il secondo cod. M.

[11] Così il secondo cod. M.; il testo è poco intelligibile.

[12] Anche qui si è dovuto seguire il secondo cod. M.

[13] Per, questi due ultimi paragrafi, che mancano, quasi affatto, net nostro testo, abbiamo seguito d secondo cod. M.

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Ultimo aggiornamento: 03 maggio 2009