Pietro Verri

Dialogo fra Simplicio e Fronimo

Sull’abolizione del bollino, e sostituzione

di un accrescimento di tributo all'ingresso del vino

[1779]

Edizione di riferimento:

Scritti inediti del comte Pietro Verri milanese. Londra 1825

(Questa operazione l’ ho consigliata io, e sono glorioso e contento del mio consiglio. Siccome poi la malignità ha fatto ciarlare l’imbecillità dei più, così per mio divertimento ho scritto questo dialogo, che nessuno ha veduto)

Simp. Avete udita la novità sul Bollino? Si vuole fare in Pavia, Lodi e Cremona la stessa novità, che si è fatta in Milano, di aggravare di dodici soldi di più il dazio all'ingresso del vino nelle città. In verità io venero tutto quello che ordinano i Superiori; ma non posso capacitarmi sulla giustizia d'una tale operazione, e sono certo che se fossero state esposte le ragioni in contrario sotto il vero punto di vista, si sarebbe rifiutato un tal progetto.

Fron. Io ascolterei volontieri le vostre ragioni perchè amo d’instruirmi, e gli oggetti che risguardano la felicità pubblica, singolarmente mi pare che meritano l’attenzione d'ogni uomo.

Simp. La cosa è chiara. Sollevare gli osti, i forestieri ed i viziosi per aggravare gli altri cittadini, mi pare sia una idea non plausibile. Porre un aggravio nuovo sul vino, caricare i possessori, moltiplicare le bettole ed i bagordi per la città, tutte queste cose sono poco buone.

Fron. Vi prego illuminatemi, cos' è questo Bollino?

Simp. Il Bollino è una gabella per cui si fa pagare un soldo per ogni boccale di vino, che si- vende al minuto.

Fron. E quando questa gabella è stata imposta?

Simp. L’anno 1626 mentre la camera per la infelicità dei tempi trovavasi in angustie, si pensò alla creazione di questo nuovo tributo.

Fron. Ma perchè volendo imporre allora un nuovo tributo, non pensarono a dividerlo egualmente su tutto il popolo? Pare che un tributo sia un peso, che dà quanto maggior numero di persone è sopportato, tanto meno aggrava ciascheduno; pare che anche sia più giusto che i membri tutti di una società concorrano a portarne i pesi.

Simp. La massima è vera; ma è anche vero che un tributo spontaneo, e che si paghi dagli esteri, è preferibile.

Fron. Come trovate voi che sia spontaneo il Bollino?

Simp. Perchè basta comprare una data misura di vino, conservarselo a proprio uso, non si paga il tributo.

Fron. Ma ciascuno del popolo ha egli il danaro per comperar la misura che dite, i recipienti per riporvela, ed il sotterraneo per conservarla?

Simp. I più poveri forse non ne avranno; ma nemmeno v'è necessità ch'essi bevano vino.

Fron. Anzi per essi è necessario qualche uso di vino, per non perdere la forza che è il loro capitale. Temo dunque che questo tributo non fosse spontaneo, e che piombasse sulla più meschina plebe, che lo supportava a preferenza. Se questo fosse l’operazione fatta 153 anni sono, sarebbe stata ingiusta.

Simp. Credo che alcune cose, che in origine possono anche essere state ingiuste e mal fatte, col passar dei secoli s'incassano per dir così nel sistema d'un paese, e non si possono muovere senza una scossa dannosa al tutto; la nostra plebe era avezza a questo tributo e non ne soffriva inconvenienti.

Fron. Ditemi come si facesse a costringere il popolo, acciocchè nessuno potesse vendere un bicchiere di vino, se non pagava per questo contratto il tributo. Pare assai difficile la riscossione di un tal carico, ammeno di avere spie in ogni angolo, in ogni camera, e di castigare chiunque vendesse una misura di vino, per quanto mesto e probo cittadino egli si fosse.

Simp. Infatti così bisognava fare, v’era una pena pecuniaria ed il carcere in supplemento, si vegliava acciocchè non si vendesse vino, se non da chi era soggetto alla bollinazione.

Fron. Questa generale inquisizione non può a meno che non portasse una serie d'insidie degli esploratori partecipi delle multe; una inquietudine rovinosa nelle abitazioni dei più deboli e poveri cittadini, sedotti dal facile lucro di questo picciolo negozio fatto sopra di un genere tanto comune. La scena, sarà stata funesta a vedersi, ed io ho udito alcuno a sostenere, che la plebe pativa più vessazione per questo bollino, che per tutti gli altri tributi del sale, tabacco, mercanzia , ec.

Simp. Voi considerate che il peso lo portasse la sola plebe: e gli osti, ed i viziosi del bagordo non lo pagavano essi ? Ed i forestieri non ne erano i principali contribuenti? Ora essi si sollevano, e se ne carica il possessore.

Fron. Gli osti credo che non pagassero mai il bollino. Nel 1772 quando si pose in Milano il metodo di essere questo tributo col rigore dell'instituzione, il fatto è pubblico, che in quel giorno medesimo gli osti accrebbero d'un soldo il prezzo del vino d'ogni boccale. Dunque i consumatori, hanno pagato il bollino e non gli osti. Forestieri poi in Milano non sono mai un oggetto, ed è una minima parte del vino delle osterie quella che da essi si consuma. Il popolo mendico, che non ha in sua casa i mezzi da custodire il vino, è quello che lo va a comperare al minuto. Credete voi che il tabacco si compri all’ingrosso dai viziosi? Al minuto si vende il 50 per cento più caro; il povero ha cinque soldi per comprarne un oncia e non quaranta per provvederne una libbra a soldi 60, e credo che quasi la metà della vendita in Milano si faccia al minuto. Ciò dimostra che il povero artigiano avrà dieci soldi una volta o due la settimana per comperare un boccale di vino, e non avrà mai due scudi per comprare una misura più grande, nè luogo ove riporlo. Parmi adunque vero che il bollino nella sua istituzione sia stato un tributo mal immaginato, ed ingiustamente collocato. Se ciò è vero, perchè disapproveremo noi l’operazione che rimedia, che abolisce l'insidiose operazioni e perquisizioni, ripartisce uniformemeote sopra tutti i cittadini il peso, senza eccezione o parzialità?

Simp: Questo è il punto. Ora questo tributo lo paga il solo possessore, che fa entrare il vino in città; ogni brenta deve portare il nuovo tributo di 12 soldi.

Fron. Mi pare che la vostra proposizione sia vera per quei possessori, che introducano il solo vino, che consumano nelle loro case; ma quei che lo rivendono, naturalmente si risarciranno nel prezzo. Supponete che un uomo ogni anno consumi 5 brente di vino. Per questo tributo avrà dunque; sborsato lir. 3 ogni anno. Si tratta di 5 soldi al mese, ditemi chi è quell’individuo d'una famiglia, che non farebbe volentieri questo sborso per liberare i suoi concttadini più infelici, dalle perquisizioni domestiche, e dalla rovina nella quale alcuni si sono precipitati? A me pare che sia men male questo tributo, che il bollino.

Simp. Sempre però, si tratta di aver imposto un nuovo, carico.

Fron. A me pare di no: non è un nuovo carico, è una forma più placida e giusta, che si è sostituita ad un vecchio carico, rovinosamente collocato. I possessori lo anticipano, i consumatori lo pagano, come in ogni altra esazione, e così viene a ripartirsi imparzialmente, ed a percepirsi senza ostilità. Il valore poi di 12 soldi per brenta non giugne al 4 per cento del valore del vino, laddove un soldo per boccale era più del 12 per cento sul valor della cosa.

Simp. Già il vino aveva un altro ben sensibile tributo alle porte; e questi 12 soldi sono un'addizione.

Fron. Sempre e vera è la sproporzione, ed il povero pagava maggior tributo; ma credete voi che veramente il ricco non dovesse portare il peso di quanto pagava il povero? Dal niente non si cava niente; col maggior prezzo delle sue opere o col minor consumo d’altri generi, o colla rapina, il povero carpisce sempre dal ricco i mezzi per vivere e pagare; i tributi si pagano col danaro, il povero li acquista dal ricco colla fatica e coll'industria; la guerra è sulla quantità della fatica e dell'industria; ma il denaro parte sempre dalle mani del fisco.

Simp. Credete voi di provarmi che sia un bene di pagare 12 soldi di più di tributo sul vino che entra in città ?

Fron. No, non dico tanto; dico che è un male pagare il tributo; che se la società potesse sussistere senza contributo, sarebbe meglio; ma questo era il progetto di Nerone, d'un principe senza lumi. La questione mi pare che sia il vedere, se sia men male pagare 12 soldi di più per ogni brenta e fare poi quell’uso che piace nella contrattazione del vino, ovvero ritornare all'antico sistema di spionaggio.

Simp. Ma il possessore qual compenso ne trae da questo tributo?

Fron. Non vedo che abbia ragione di cercarlo, gli basterebbe di essere stato ingiustamente preservato per un secolo e mezzo, mentre il povero gemeva sotto questo aggravio. Però il possessore ha acquistata la libertà di vendere anche al minuto, e così risarcirsi del tributo anche per la propria consumazione.

Simp. Appunto si sono aperte le bettole per ogni angolo, e questo mi pare un disordine.

Fron. Se entrate a parlare per la polizia civica, io non vi farò riflettere altro, se non che sono molti anni che non ho veduto il paese tanto libero dai delitti come adesso, rari i furti, rari gli omicidj e le risse.

Simp. Però il prezzo del vino anche al minuto non è scemato.

Fron. In parte sì, lo è. L'annata è stata scarsa di vino, ed è evidente che colla generale libertà della vendita, i prezzi debbonsi ribassare al possibile.

Simp. Voi mi fate vedere queste cose sotto aspetti nuovi.

Fron. Esaminatela, datevi la pena di pensarci, e vedrete che la giustizia, la beneficenza e l’amore dell'ordine, hanno suggerita quest'operazione posto che non permettevano le circostanze di abolire questo ramo delle entrate camerali.

Simp. Avete bel dire, ma questo povero paese aggi paga più del doppio sul bollino, di quello che non pagava per lo passato.

Fron. Come provate voi questa aserzione?

Simp. Io l’ho intesa dire: ella è cosa sicurissima.

Fron. Quante brente di vino entrano ogni anno in Milano, lo sapete voi?

Simp. E voi lo sapete ?

Fron. Ho veduto gli stralci fatti da più anni, e posso asserire e dimostrare che entrano in Milano, un anno per l’altro, brente 236392, preso il medio dal 1771 al 1776 ambo inclusive; brente 219334, preso il medio dal 1765 al 1769 ambo inclusi, quindi fissando 230.000 brente all’anno avremo un verisimile. Ora a sol. 12 ogni brenta questa ascende a lir. 138,000.

Simp. Benissimo e 138,000 lire le prenderete voi per zero?

Fron. Io no, ma sebbene 130,000 lire sieno un oggetto per ogni riguardo, la questione è, se siano il doppio di quello che si pagava prima, come voi avete asserita. Sapete voi quanto in prima si ricavasse da Milano pel bollino?

Simp. Ditemelo.

Fron. Ebbene sappiate dunque che il ricavo del bollino fu come segue :

Anno   1772    191733:    16: 07

    "       1773    164327:    14. 10

    "       1774     1775l4:    19: 06

    "       1775     147593:   12: 11

    "       1776     158926:   08 : 02

quindi sotto l'antica forma della città di Milano si ricavarono annue lir. 168,000, a meno dunque che non mi proviate che 138,000 siano il doppio di 168,000.

Simp. Bisogna poi vedere, se questi conti che voi dite siano veri.

Fron. Quando un balordo o un invidioso vi faccia delle visioni senza prova, le quali tendono a rendere odioso un cittadino, che in tutta la sua vita ha travagliato per rendersi benemerito alla patria, non vi è ripugnanza alcuna in voi di darvi fede. Quando un uomo dabbene che ha veduti i fatti, cerca di farvi conoscere la verità, allora temete d'essere ingannato? Povero paese!... sino a tanto che il numero dei più adorerà i suoi veri nemici, e calunnerà i suoi veri benefattori!...

Simp. E voi chiamate benefattore del paese colui che ha suggerito di farci pagare 12 soldi di più di quello che non pagavamo per ogni brenta di vino?

Fron. Chiarito benefattore del paese colui che con l'esempio e con tutti i mezzi, che erano in sua mano, ha proccurato sempre di promuovere i lumi e la coltura del paese. Chiamo benefattore del paese colui che coll’esempio e con tutti i mezzi ha formato il progetto di liberare la patria dal giogo dei fermieri, e nell'impiego datogli dal principe nelle finanze, ha generosamente affrontato i pericoli immensi che gli si affacciavano, si è concitato l' odio dei ministri che approfittavano sulle ferme, ha preferito il pericolo di perdere la sua fortuna al commodo e al guadagno che avrebbe potuto ottenere, unendosi coi fermieri. Chiamo benefattore della patria colui che seppe ricusare una carica luminosa ed un soldo maggiore, alla quale era unita la degradazione del vicario di provisione, che volevasi assoggettare a lui. Chiamo benefattore della patria colui che ebbe la nobile fermezza di restar solo in voto, e contrastar la comune determinazione presa nel 1771, di spogliare tutto in un colpo i possessori delle regalie, riducendoli a provare in seguito il loro credito verso della regia camera, e contrastò contro Firmian, Peci, Cristiani, Sperger, Lottinger e Castelli, tutti concordi; e tal nobile franchezza fu cagione per cui il colpo non cadesse. Chiamo benefattore della patria quell’uomo disinteressato, attivo, umano che opino sempre a favore dell'equità e della giustizia, e che non fece mai torto a nessuno nella burrascosa carriera ch'ebbe a calcare. Chiamo finalmente benefattore della patria colui che suggerì di liberare una volta dalla persecuzione crudele la più povera parte del popolo; di lasciare vivere in pace i miserabili cittadini; di non considerare più un delitto il vendere e comperare un boccale di vino; di non autorizzare più il tradimento dei seduttori, che inducevano a vendere per aver il premio dello spionaggio; di non rovinare più delle famiglie, nè confinar più in carcere o nell’ergastolo degli innocenti cittadini, come era accaduto per la vendita del vino al minuto; ed invece risarcirsi con una Sovraimposta all'ingresso in città placidamente. Questa operazione merita encomio e non maldicenza.

Simp. Voi mi dite cento cose, che mi sorprendono; se fossero vere, certamente che avrei torto; ma come volete voi che la voce pubblica sia tale, senza un fondamento?

Fron. Il fondamento vi è, ed è una inesausta sorgente; la maggior parte dei milanesi ricevono le prime impressioni senza esaminarle. Alcuni pochi invidiosi ed imbroglioni  spargono le dicerie contro l'uomo, che li umilia o attraversa i loro guadagni, ed essi fanno ciarlare tutta la città, e la fanno urlare a loro talento. I milanesi hanno sempre parlato con timore e rispetto dei loro nemici, ed hanno sempre tormentato coll'ingiustizia i buoni e gli amici del paese. Per essere virtuoso da noi un uomo posto in carica, non basta che abbia la forza della virtù; conviene che abbia l’energia dell'eroismo, poichè niente invita in Milano alle nobili azioni. Il male è senza rimedio, e se siamo maltrattati e disprezzati, non dobbiamo incolpare che noi stessi.

Simp. Voi parlate da nemico dei milanesi, e già siete conosciuto per tale.

Fron. Nemico è colui che protegge la stupidità e l’acciecamento pubblico, non già chi cerca di riscuotere dal letargo e far conoscere ai cittadini i loro interessi, fors'anche a costo d'invettive.

Simp. E vi riuscirete poi a riscuoterli, e cambiarli?

Fron. Omai ne dispero.

Simp, Dunque state zitto, e lasciate che il mondo vada come può.

Fron. Il precetto non è generoso, ma è commodo. Addio.

FINE.

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Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2008