Giovanni Verga

 

LA CACCIA ALLA VOLPE

Bozzetto scenico

(1901)

 

 

 

Edizione di riferimento

Giovanni Verga, I romanzi brevi e tutto il teatro, Introduzione generale di Giuliano Manacorda, Note introduttive di Giuliano Manacorda, Santino Spartà e Concetta Greco Lanza, Grandi tascabili economici, Newton Compton, Roma 1996

PERSONAGGI

Donna Livia

Artale

De Fleri

Casa rustica presso Ponte Nomentano.

Entrano Donna Livia ed Artale reggendo Di Fleri zoppicante - i due uomini in abito rosso, Donna Livia in amazzone. Essa è commossa e un po' agitata; Artale più calmo e quasi sospettoso; Di Fleri sembra fresco come una rosa, malgrado la sua disgrazia e il viso lungo che fa.

Donna Livia: Qui... Fleri... su questa panca... S'appoggi bene... Non badi...

Di Fleri: Grazie, marchesa!

Artale (a Di Fleri): Ma come diavolo hai fatto?

Di Fleri: Ahi! Ahi! .

Donna Livia (vivamente): Piano, Artale, per carità!

Artale: Se non l'ho toccato neppure!

A Di Fleri:

T'ho fatto male?

Di Fleri: No... non molto.

Artale: Non è nulla, sai. Me ne intendo di cadute.

Donna Livia (ad Artale): Ora mandi quel contadino a chiamare un chirurgo... presto!

Di Fleri: Al contadino ho dato da tenere il cavallo. Vai tu stesso, caro Artale, ti prego... È più sicuro.

Artale: Ma che chirurgo! Faremo ridere. Se non è proprio nulla!

Di Fleri: Sì, t'assicuro!

Donna Livia: Sì, Artale! Rimonti a cavallo, corra.

Artale: Ah!...

Rizza il capo e fissa un istante in viso Di Fleri e la marchesa.

Corro, corro quand'è così.

Di Fleri: Dà pure un'occhiata a quella povera bestia, passando. L'ho mezzo rovinata.

Artale: Non dubitare. C'è il groom della marchesa coi cavalli...

Con una sfumatura d'ironia.

Gli dirò di farli passeggiare anche loro...

Esce.

Donna Livia (a Di Fleri): Poveretto!... Come si sente ora?

Di Fleri (balzando in piedi allegramente): Bene! Non sono mai stato così bene...

Tentando di prenderle le mani:

e così felice!

Donna Livia (sorpresa, aggrottando le ciglia e tirandosi indietro): Oh!

Di Fleri (ridendo): Ho finto di rompermi il collo per liberarci di quel noioso d'Artale:

Donna Livia: Cos'ha mai fatto!...

Di Fleri (piano, tra scherzoso e appassionato, guardandola teneramente negli occhi): Lei piuttosto, cos'ha fatto di me?

Donna Livia (seccata): Ha fatto male! malissimo! Artale non è un ingenuo...

Di Fleri (alzando le spalle): M'importa assai di lui!

Donna Livia: Importa a me, mio caro!

Di Fleri (inchinandosi ironico): Ah!

Donna Livia: Faremo ridere tutta Roma con questa sciocca faccenda!

Di Fleri (con tal impeto da sembrar quasi sincero): Ma io me la rompo davvero la gamba, se volete!

Donna Livia (alzando le spalle): Bravo, ora!

Di Fleri: Via, perdonatemi!

Donna Livia: Perdonarvi, è presto detto... Ma io?...

Di Fleri: Voi da due mesi che mi fate impazzire!... E senza neanche potervelo dire... bene...

Donna Livia (ironica): Bene, come?

Di Fleri (un po' sconcertato da prima): Come adesso... da soli... Due mesi che mi fate durare la settimana di passione!... Almeno a me!... Voi non so. Siete così strana! A volte arrivo a dubitare persino delle parole che mi, dite... con cui mi fate perdere la testa... dinanzi a tutto il mondo però!

Donna Livia (sorridendo): Questo che fa?

Di Fleri: Che fa? Non fa nulla, appunto!... Quello che volete!...

Donna Livia: Che non è precisamente quello che vorrebbe lei!

Di Fleri (quasi celiando): E vi sembra onesto ciò che fate?

Donna Livia: Se facessi il contrario sarei una santa, lo so!

Di Fleri (dopo essere stato a fissarla in silenzio, fra tenero e scherzoso): Come siete bella, perfida creatura!

Donna Livia: Non so se devo ringraziarla ora...

Di Fleri: Ma si, che ve ne importa? Ecco come fate... una frustata nel sangue, e poi subito la doccia fredda! Tanto peggio per chi ci cascai Voi non la perdete la testa, beata voi!

Donna Livia: Che ne sa lei?

Di Fleri (si accosta a lei, guardandola liso negli occhi, e le dice piano, con voce calda e penetrante): Sì?...

Donna Livia: Non ho detto questo poi.

Di Fleri (a voce ancora più bassa, quasi gli costasse di continuare sullo stesso tono leggero): Ho passato delle notti intere sotto le vostre finestre... come un trovatore. Lo sapete?

Donna Livia (con un risolino malizioso tra pelle e pelle): Io no.

Di Fleri (prorompendo): Così dovete ridere di tutte le sciocchezze che mi fate fare!... quando vi seguo dappertutto, sconvolto, pallido...

Donna Livia: Pallido no.

Di Fleri (Con convinzione): Pallidissimo!... soltanto per vedervi... per cuocermi in un cantuccio, mentre gli altri vi fanno la corte!

Donna Livia: Oh, quanto a questo, anche voi!...

Di Fleri: Come tutti gli altri, nè più nè meno, e colla stessa fortuna, volete dire!

Donna Livia: Credete?

Di Fleri (supplichevole accostandosi a lei): Allorchè fo il trovatore... perchè vi chiudete dunque nella vostra torre di bronzo.., sempre?...

Donna Livia: Ma... perchè ho paura probabilmente.

Di Fleri: Di chi?

Donna Livia: Eh... di tutti, caro mio! E di voi prima di tutti.

Di Fleri: Di me che vi amo alla follia?

Donna Livia: Appunto per questo.

Di Fleri: Oh, marchesa, non la prendiamo più su quel tono! Non ci reggo più! Vuole che non la secchi altro? Che lasci Roma, una buona volta?

Donna Livia: Ma... se volete...

Di Fleri (vivamente): Io no!

Donna Livia (sorridendo e dandogli la mano): E neppur io.

Di Fleri (le bacia la mano e cerca di attirarla a sè. Ella s'irrigidisce. Allora egli cambia tono): Ah! quel che mi fate soffrire!... Anche oggi, alla buvette... e mentre vi vedevo galoppare al fianco di Artale!... Lo detesto colui!

Donna Livia (ridendo): Oh, poveretto!

Di Fleri: Lo detesto! Me lo trovo sempre fra i piedi quando vi vedo...

Donna Livia: Ebbene?

Di Fleri (scrutandola in viso avidamente): No?... Proprio?...

Donna Livia (seccamente): Ma che cosa, via?...

Di Fleri: Nulla!... Non credo nulla!... Non voglio crederlo! Farei davvero qualche sciocchezza!

Donna Livia: Quest'altra adesso!

Di Fleri (dopo una lieve esitazione): Sono geloso... Ecco!

Donna Livia: Voi?

Di Fleri (chinando il capo, quasi umiliato): Sì!... proprio io!... Anche questo!

Donna Livia: Oh, Roberto!

Di Fleri (scuotendole le mani, scuotendo il capo, appassionato e supplichevole): No? no?... È vero, no?

Donna Livia: Ingrato!

Di Fleri (con trasporto, attirandola a lui): Ah!... Livia!

L'avvince fra le braccia.

Donna Livia (difendendosi mollemente): Basta ora!... basta!...

Di Fleri (come un uomo che perde la testa, ma cercando di farla perdere a lei sopratutto): Adorata!... Livia adorata!... Lasciatevi adorare!... in ginocchio!... tutta la vita!...

Donna Livia (con voce rotta, quasi per abbandonarsi): Basta, basta, per carità!...

Di Fleri (concitato, balbettando quasi per l'impeto della passione, ma attento a cogliere il momento buono): Tutta la vita!...

S'interrompe a un tratto fingendo di tender l'orecchio a non si sa che rumore, ed esclama:

Ah, maledetti!

Va per chiudere l'uscio.

Donna Livia (vivamente): Che fate?

Di Fleri: Sentite? La caccia!

Donna Livia: No.

Di Fleri: Sì, v'assicuro! Qualche altro seccatore!...

Donna Livia: Non importa. Lasciate.

Di Fleri (scongiurandola a mani giunte): Livia!... Adorata!...

Donna Livia: Non sono una bimba, sapete!

Rimangono faccia a faccia, in silenzio, lei rigida e fiera, lui sconcertato da prima, leggendosi chiaramente negli occhi l'un l'altro.

Di Fleri (dopo aver fatto per accendere una sigaretta che butta via subito, sorridendo sarcastico): Peccato! E dire che ci amiamo tanto!

Donna Livia (sullo stesso tono): È vero. Dovrei rompermi il collo come avete fatto voi!

Di Fleri (facendo una spallucciata ironica): Tanto, poichè nessuno vorrà crederci poi... nè a me nè a voi!...

Donna Livia (indignata, sorridendo amaramente): Ah! Ecco che ci parliamo col cuore in mano, finalmente!

Di Fleri (calmo, ed in tono un po' canzonatorio): Allora torno a fare il malato, perchè Artale è lì fuori, e non voglio che vi annoi lui pure.

Siede sulla panca.

Donna Livia (sorpresa): Lo sapevate?

Di Fleri: L'immagino. Avete detto che non è un ingenuo.

Donna Livia: Oh!...

Va risolutamente all'uscio, e chiama a voce alta di fuori:

Artale!

Si ode dall'uscio aperto il tally-oh! della caccia.

Di Fleri (ridendo): Badate, sarà furioso!

Donna Livia (tornando indietro e piantandosi di faccia a lui, cogli occhi sfolgoranti di disprezzo e di collera): Volete che vi dica pure come si chiama quello che avete fatto?

Di Fleri: Francamente, e quello che non avete fatto voi?

Donna Livia (sardonica): Vi ho mancato di parola!...

Di Fleri: Eh!... Siete d'una bella forza!... Prendete un galantuomo pei capelli, così senza pensarci, per adornarvene, per stuzzicare l'altro magari, lo scaldate a freddo, lo date in ispettacolo per mesi e mesi, gli fate perdere il tempo, la testa, l'amico, l'innamorata se ne ha, gli fate fare ogni sciocchezza, e poi gli dite che non volete rompervi il collo! Ma uno che si mette a giuocare senza denari in tasca e senza voglia di pagare, lo si affigge, al club!

Donna Livia: Ebbene, affiggetemi.

Gli volta le spalle per andarsene.

Di Fleri:Un momento, e la mia gamba?

Donna Livia: Non ve la porto mica via.

Di Fleri: Artale sarà seccatissimo di trovarmela... tal quale.

Donna Livia: Accomodatevela con lui.

Di Fleri (in aria di minaccia): Ah! Io non cerco di meglio!

Donna Livia(tornando indietro fiera ed irosa): Basta cogli scandali, nevvero?

Di Fleri: Ditemi ch'è il vostro amante, e non sarò io di certo...

Donna Livia: Insolente!

Di Fleri: Perchè? Perchè mi avete giuocato? o perchè voglio sapere per chi m'avete giuocato?

Artale (entrando): Eccomi, marchesa.

Donna Livia: Ah, finalmente!

Di Fleri (ad Artale fingendo la sorpresa, quasi beffardo): Oh eri là?

Artale (senza dargli retta, con calma alquanto ironica): Bravo, t'è passata?

Di Fleri: E tu il mio chirurgo l'hai lasciato per via?

Artale: Vedi che non ce n'era proprio bisogno.

Di Fleri (provocante): Se lo sapevi dunque perchè ti sei data la pena?...

Artale: La marchesa era così inquieta...

Donna Livia (interrompendo): Grazie. Ora faccia il piacere, Artale, di chiamare il mio groom. Lei mi accompagna, è vero?

Artale: Certamente, marchesa.

Va per uscire.

Di Fleri (fermandolo): Senti prima...

Artale: Che cosa?

Di Fleri: Questo: che se mi pare d'aver male a una gamba voglio esser creduto sulla parola.

Artale: Ti duole ancora?

Di Fleri (minaccioso): Finiamola, via!

Artale: Cosa diavolo hai?

Donna Livia (risoluta): Ecco: Fleri ce l'ha con me, ed anche un po' con lei, Artale:..

Di Fleri (protestando per galanteria): Oh no, marchesa!

Donna Livia: Sì, sveliamo gli arcani: Era... come direi... preso di me...

Di Fleri (come sopra, accentuando ancor più l'aria sarcastica): È! È! Presissimo!

Ad Artale con un sorriso provocante:

Non te ne eri accorto?

Artale (calmo e un po' sardonico lui pure): Quasi.

Donna Livia: Se si vedeva ad occhio nudo!... Ma non mi sentivo di cadergli fra le braccia. Proprio non mi sentivo! Me lo perdona, Fleri?

Di Fleri (ad Artale, sarcastico): Questo però non lo sapevi!

Donna Livia (stendendo la mano ad Artale): Sì... Spero almeno di sì!

Di Fleri (inchinandosi ironico): Ah!... Ecco una cosa che ignoravo io!... Complimenti!

Artale (seccamente): Senti, Fleri, se hai bisogno di prendertela con qualcuno, o per qualche cosa, ci vediamo al Circolo ogni sera. Colle carte in mano si fa presto ad intendersi, senza far ridere nessuno.

Di Fleri: Oh, quanto a ridere...

Artale: Non parlo per me, sai.

Donna Livia (ridendo): Voglio sperare che non mi giuocherete mica alle carte!

Di Fleri:Ah no! Egli è troppo fortunato!

Artale (seccato): Che intendi dire?

Donna Livia (risoluta e fiera): Vuoi dire che lei è... fortunato con me. Sia, mettiamo che lo sia.

A Di Fleri sorridendo ironica:

Si lascia giuocare da lei, si lascia ingannare da me...Di che si lagnerebbe dunque?

Di Fleri (dopo un momento di esitazione, risolvendosi a prender la cosa da uomo di spirito): Di esser giuocato, se mai. Ma quando ho perduto io pago. A buon rendere, Artale.

Artale (sorridendo anche lui): A buon rendere.

Di Fleri (inchinandosi): Sono buon giocatore, marchesa.

Esce. Pausa.

Donna Livia (accorata, prendendo la mano di Artale): Perchè avete fatto questo, Mario?

Artale (le bacia la mano, e torna a fissarla senza rispondere; poi lentamente, come pesando le parole): Perché ci tengo a voi... molto... e non voglio perdervi.

Donna Livia (sorridendo amaramente): Ah!

Artale: Vi eravate montata un po' la testa... senza avvedervene, pel mio amico Fleri... Mi seccava, ma non volevo seccarvi...

Donna Livia: E mi avete fatta seccare da lui!

Artale (ridendo): Io non l'ho pregato di farlo.

Donna Livia: Ma egli l'ha fatto... tanto!

Artale: E tanto peggio per lui, non è vero?

Donna Livia: Però... Non avete temuto... un momento, che il rimedio fosse troppo... eroico?

Artale (inchinandosi a lei): Tanto, se ero condannato...

Donna Livia: È vero.

Artale: Ma ho fede in voi.

Donna Livia (con un sorriso alquanto triste): Ed anche un po' in voi. Dite la verità!

Artale: Non ci avrei guadagnato nulla a fare il geloso... E, perdonatemi, non avrei voluto cominciare a farlo proprio con voi.

Donna Livia (scuotendo il capo tristamente): No, Mario!

Artale: Vi amo come volete essere amata, come va amata una donna del vostro mondo e del vostro spirito, e so che il miglior modo di difendere il mio amore è di non farvelo troppo pesare.

Donna Livia (come sopra): No, Mario, non è così!... Non è così che dovrebbe essere almeno!... Me lo fate pesare così poco il vostro amore... che quasi non lo sento più...

Scuotendo il capo, e affettando una gaiezza che non riesce a mascherare la sua malinconia

e lo cerco forse altrove, come vi sembra... Poichè sarebbe ridicolo che nessuno mi facesse la corte. Non me lo perdonereste voi pel primo, caro Artale: Bisogna, a maggior gloria vostra.., e mia, che mi vediate desiderata e insidiata dagli altri, e io sappia che ciò non vi fa nulla...

Artale (protestando): Questo poi...

Donna Livia: Proprio nulla... in apparenza soltanto... come in apparenza deve importare a me di chi mi fa la corte... Ma se me ne importasse poi, più tardi?.... Così a poco a poco siamo arrivati al punto in cui siamo, ciascuno per la sua strada, sfogliando le margherite con questo e con quello per vedere se ci amiamo ancora... e giocando d'astuzia per metterci alla prova o per difendere il nostro amore... Talchè quando un Fleri qualunque si scalda la testa e vuol precipitare gli eventi, mi lasciate faccia a faccia con lui... senza sentirvi montare il sangue alla testa...

Facendo uno sforzo per sorridere e vincere la sua tristezza.

Scusatemi, sono così triste, malgrado la mia leggerezza, perchè penso a una cosa che vi farebbe ridere, voi che non volete cominciare a far il geloso proprio con me.

Artale (sorridendo in aria di galanteria): Vi piacerebbe che lo fossi?

Donna Livia: Sì, un pochino, di tanto in tanto, come piace di tanto in tanto al mio cavallo di puntare sulla mano, e appoggiare alle redini... per non farmi inciampare nei Fleri.

Artale (ridendo): Povero Fleri!

Donna Livia (dopo aver scosso il capo, quasi a scacciarne la tristezza, e tornando a mostrarsi gaia e sorridente): Però non deve esser contento di voi il vostro amico!

Artale (ridendo): Nè di me, nè di voi, mi basta.

Donna Livia (con un gesto grazioso di minaccia): Per questa volta!

Prende il braccio di lui ed escono.

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Ultimo aggiornamento: 08 agosto 2008