Giovanni Verga

 

Cavalleria Rusticana

Scene popolari

(1884)

 

 

 

Edizione di riferimento

Giovanni Verga, I romanzi brevi e tutto il teatro, Introduzione generale di Giuliano Manacorda, Note introduttive di Giuliano Manacorda, Santino Spart e Concetta Greco Lanza, Grandi tascabili economici, Newton Compton, Roma 1996

A Giuseppe Giacosa

PERSONAGGI

Turiddu Macca

Compar Alfio di Licodiano

La Gn Lola, sua moglie

Santuzza

La Gn Nunzia, madre di Turiddu

Lo zio Brasi, stalliere

Comare Camilla, sua moglie

La zia Filomena

Pippuzza

 

La piazzetta del villaggio, irregolare. In fondo a sinistra, il viale alberato che conduce alla chiesuola, e il muro di un orto che chiude la piazzetta; a destra una viottola, fra due siepi di fichidindia, che si perde nei campi. Al primo piano a destra, la bettola della gn Nunzia, colla frasca appesa all'uscio; un panchettino con su delle uova, pane e verdura, in mostra; e dall'altra parte dell'uscio una panca addossata al muro. La bettola fa angolo con una stradicciuola che mette nell'interno del villaggio. All'altra cantonata la caserma dei carabinieri, a due piani, collo stemma sul portoncino. Pi in l, sulla stessa linea, lo stallatico dello zio Brasi, con un'ampia tettoia sul davanti. Al primo piano, a sinistra, una terrazza con pergolato. Poscia una stradicciuola. Infine la casetta della zia Filomena.

SCENA PRIMA

Lo zio Brasi attraversa la scena dalla sinistra con un fascio di fieno in capo, che va a deporre sotto la tettoia. Comare Camilla sulla terrazza, ripiegando della biancheria di bucato. Donne lungo il viale per andare in chiesa. Un contadino seduto sotto la tettoia, col mento fra le mani, canticchiando. Suona la messa. La zia Filomena esce dalla bettola della gn Nunzia, portando roba sotto il grembiale.

COMARE CAMILLA: Spesa, zia Filomena?

ZIA FILOMENA: Oggi Pasqua, colla grazia di Dio!

Entra in casa.

COMARE CAMILLA (a Santuzza che arriva agitata dalla prima viottola a sinistra, col viso nascosto nella mantellina): O comare Santa, che andate a confessarvi?

Santuzza leva il capo verso di lei, e tira via senza rispondere.

ZIO BRASI (a comare Camilla, dalla porta dello stallatico): Tu rientra in casa, e bada ai fatti tuoi, linguaccia!

Comare Camilla rientra in casa. A un carabiniere ch' affacciato sul terrazzino della caserma:

Mi vuol sempre cimentare, quel diavolo di mia moglie!

Al contadino ch' sotto la tettoia:

Venite qua, compare Peppi.

Lo conduce via nello stallatico.

SANTUZZA (sull'uscio della bettola): O gn Nunzia!

GN NUNZIA (affacciandosi): O tu! ... che vuoi?

Il carabiniere rientra.

SANTUZZA: Non temete, me ne vado subito. Ditemi soltanto se c' vostro figlio Turiddu.

GN NUNZIA: Sin qui vieni a cercarmi mio figlio Turiddu?... Non c'.

SANTUZZA: Ah, Signore benedetto!

GN NUNZIA: Lo sai che nei vostri pasticci io non voglio entrarvi!

SANTUZZA (scostando la mantellina): Ah, gn Nunzia, non mi vedete la faccia che ho? Fate come Ges Cristo a Maria Maddalena... Ditemi dov' vostro figlio Turiddu, per carit!

GN NUNZIA: andato a Francofonte per il vino.

La Zia Filomena s'affaccia all'uscio della sua casetta colle mani sul ventre.

SANTUZZA: No! ier sera era ancora qui. L'hanno visto a due ore di notte.

GN NUNZIA: Che vieni a dirmi!... In casa non tornato stanotte... Entra.

SANTUZZA: No, gn Nunzia. In casa vostra non ci posso entrare.

ZIO BRASI (dalla tettoia): O zia Filomena, oggi che la Santa Pasqua, e fanno pace suocera e nuora, abbiamo da abbracciarci e baciarci anche noi?

ZIA FILOMENA: Zitto, scomunicato!

Rientra in casa.

GN NUNZIA (a Santuzza): Parla dunque! Cos' successo a mio figlio Turiddu!

SANTUZZA: Non gridate forte, gn Nunzia!

PIPPUZZA (dalla stradicciuola in fondo a destra, con un paniere infilato al braccio): Volet'ova, gn Nunzia?

GN NUNZIA: A tre due soldi, se ti contenti. Guarda, ne ho tante.

PIPPUZZA: Allora mi contento di mangiarmele coi miei figliuoli, e far la Pasqua anch'io, piuttosto.

Per andare.

ZIO BRASI: O che non siete stata a confessarvi, gn Nunzia?

GN NUNZIA: Via, perch oggi Pasqua, un soldo l'uno! Ne piglio dodici; ma uno me lo darai per giunta, in regalo. Mettile insieme alle altre, l... Senza romperle, bada! E te' i danari. Un pugno di palanche ti porti via, guarda!

ZIO BRASI: Senti, senti Pippuzza, cerchiamo di far negozio anche noi. Vieni qua, a casa mia.

La conduce nella prima stradicciuola a sinistra.

GN NUNZIA (a Santuzza): Parla dunque! Che sai di mio figlio Turiddu?

SANTUZZA: Niente so.

GN NUNZIA: Dov' stato questa notte, che non tornato a casa?

SANTUZZA (scoppiando a piangere col viso nella mantellina): Ah, gn Nunzia! che chiodo c' qui dentro nel mio cuore!

GN NUNZIA: Dunque lo sai dov' stato Turiddu?

COMPAR ALFIO (dalla prima stradicciuola a destra, con un fiasco in mano): Che ne avete ancora di quello buono da sei soldi, gn Nunzia?

GN NUNZIA: Vado a vedere. Turiddu doveva portarne oggi da Francofonte.

COMPAR ALFIO: Vostro figlio Turiddu ancora qui. L'ho visto stamattina. Non ha il berretto rosso di bersagliere?

Comare Camilla si affaccia di nuovo alla terrazza.

SANTUZZA (levando il fiasco di mano a compare Alfio e dandolo alla gn Nunzia): Intanto andate a vedere se ce n' ancora.

La gn Nunzia rientra nella bettola.

COMPAR ALFIO: Si capisce che siete di casa, ormai, comare Santa.

COMARE CAMILLA: Siete venuto a far la Pasqua colla gn Lola vostra moglie, compar Alfio?

COMPAR ALFIO: S, almeno le feste principali.

ZIA FILOMENA (dall'uscio, colla mantellina sul braccio, a comare Camilla): Che non ci venite a messa voi?

ZIO BRASI (accorrendo dalla sinistra): Viene! viene! O compar Alfio, che potete pigliarlo un viaggio per Militello?

COMPAR ALFIO: S' per domani, s, zio Brasi. Oggi son venuto a far la Pasqua a casa mia.

ZIA FILOMENA: Il Carnevale fallo con chi vuoi. Pasqua e Natale falli con i tuoi.

COMARE CAMILLA (a compar Alfio): E vostra moglie, che vi vede soltanto a Pasqua e a Natale, cosa dice?

COMPAR ALFIO: Io non lo so cosa dice. Questo il mio mestiere, comare Camilla. Il mio mestiere di fare il vetturale e di andare sempre in viaggio di qua e di l.

GN NUNZIA (ritornando col fiasco colmo e colla mantellina ripiegata, che lascia sul panchetto della verdura): meglio di quell'altro, compar Alfio; me lo direte poi, quando l'avrete bevuto, buon pro vi faccia. Diciotto soldi.

ZIA FILOMENA: Non bene quello che avete detto, compar Alfio; ch avete la moglie giovane.

COMPAR ALFIO: Mia moglie sa che la berretta la porto a modo mio; (battendo sulla tasca del petto) e qui ci porto il giudizio per mia moglie, e per gli altri anche.

Due carabinieri in tenuta escono dalla caserma e si allontanano pel viale della chiesa.

I miei interessi me li guardo io, da me, senza bisogno di quelli del pennacchio. E in paese tutti lo sanno, grazie a Dio!

Suona la messa una seconda volta.

ZIA FILOMENA (facendosi il segno della croce): Lontano sia!

Chiude l'uscio a chiave, e si mette la mantellina in capo, avviandosi verso la chiesa.

COMARE CAMILLA: Vengo anch'io, vengo anch'io, zia Filomena.

Via dalla terrazza.

ZIA FILOMENA (a compar Alfio): Piuttosto andate a dire a vostra moglie che suona la messa, scomunicato!

COMPAR ALFIO: Corro a governare le mie bestie, e vado a dirglielo. Non dubitate, son cristiano anch'io.

GN NUNZIA (a compar Alfio): Diciotto soldi.

COMPAR ALFIO: Vengo, vengo, pittima! Lasciatemi contare i denari.

COMARE CAMILLA (dalla prima stradicciuola a sinistra, con la mantellina in capo, va a dare la chiave a suo marito): Eccovi la chiave, se mai. E voi non venite al solito quando stanno per terminare le funzioni in chiesa. (Via verso la chiesa colla zia Filomena.)

Lo zio Brasi rientra nello stallatico. Dell'altra gente attraversa la piazzetta alla spicciolata per andare in chiesa.

COMPAR ALFIO (alla gn Nunzia):E diciotto, a voi! Buon pro vi facciano. (S'avvia per andarsene dond' venuto. )

GN NUNZIA: O dove l'avete visto mio figlio Turiddu, compar Alfio?

SANTUZZA (piano, dandole una strappata alla veste): Non gli dite nulla, per carit!

COMPAR ALFIO (tomando indietro): L'ho visto dalle mie parti, all'alba, mentre arrivavo a casa mia. Egli andava correndo, come avesse fretta, e non si accorse di me. Volete che ve lo mandi, se l'incontro?

GN NUNZIA: No, no.

Compar Alfio via. A Santuzza:

Perch mi hai fatto segno di star zitta? (Santuzza non risponde e china il capo.)

GN NUNZIA: Ah!... Cosa ti salta in mente?

SANTUZZA (celandosi il viso nel grembiale, e scoppiando in lagrime): Ah, gn Nunzia!

GN NUNZIA (stupefatta): La gn Lola?... La moglie di compar Alfio?...

SANTUZZA: Come far adesso che Turiddu mi abbandona?...

GN NUNZIA: O poveretta me! Cosa mi vieni a dire!... Non pu essere; ti sbagli; compar Alfio si sbaglia anche lui!... Poi ci sono tanti che hanno il berretto rosso di bersagliere...

SANTUZZA: No, non si sbaglia compar Alfio. Era lui, Turiddu!

GN NUNZIA: Come lo sai?

SANTUZZA: Lo so... Compare Turiddu, prima d'andar soldato... si parlavano colla gn Lola.

GN NUNZIA: Be'! Poi al suo ritorno la trov maritata con compar Alfio di Licodiano, e si mise il cuore in pace.

SANTUZZA: Ma essa no! Essa non se lo mise il cuore in pace.

GN NUNZIA: O come sai quest'altra cosa?

SANTUZZA: Lo so, che si affacciava ogni volta, quando lo vedeva passare dinanzi alla mia porta, e me lo rubava cogli occhi quella scomunicata! e cercava di attaccar discorso con lui anche! Compare Turiddu, che ci venite a fare da queste parti? Non lo sapete che non ci fu la volont di Dio? Ora lasciatemi stare che son di mio marito. La volont di Dio era per tentarlo! Egli si metteva a cantare sotto la mia finestra per far dispetto a lei che s'era maritata con un altro. Tanto vero che l'amore antico non si scorda pi. Io come lo sentivo cantare, quel cristiano, sembrava che il cuore mi scappasse via dal petto. Ero pazza, s! Come potevo dir di no, quand'egli mi pregava: Apri, Santuzza, s' vero che mi vuoi bene!... Come potevo? Allora gli dissi: Sentite, compare Turiddu, giuratemi innanzi a Dio, prima! Egli giur. Dopo, come lo seppe lei, quella mala femmina, divent gelosa a morte; e si mise in testa di rubarmelo. Mi cambi Turiddu di qua a qua.

Col gesto della mano.

Egli nega, perch gli faccio compassione; ma d'amore non mi ama pi!... Ora che sono in questo stato... che i miei fratelli quando lo sapranno m'ammazzano colle sue mani stesse! Ma di ci non m'importa. Se Turiddu non volesse bene a quell'altra, morirei contenta. Ieri sera venne a dirmi: Addio, vado per un servizio. Colla faccia tanto buona! Signore! com' possibile avere in core il tradimento di Giuda con quella faccia? Pi tardi una vicina che veniva per filato mi disse di aver visto compare Turiddu l dalle nostre parti, dinanzi all'uscio della gn Lola.

GN NUNZIA (facendosi la croce): O figlia di Dio, cosa mai vieni a contarmi la santa giornata ch' oggi!...

SANTUZZA: Ah! che giornata spunt oggi per me, gn Nunzia!

GN NUNZIA: Senti va' a buttarti ai piedi del crocifisso.

SANTUZZA: No, in chiesa non ci posso andare, gn Nunzia.

GN NUNZIA (spiegando la mantellina e mettendosela sul capo): Le funzioni sacre non voglio perderle anch'io per.

SANTUZZA: Voi andateci, che vi terr d'occhio la bottega... Non temete, non sono ladra anche!

GN NUNZIA: Ma che vuoi fare?

SANTUZZA: Non lo so. L'aspetter qui

accennando la panca accanto all'uscio

come una poveretta di limosina!

GN NUNZIA: Qui? in casa mia?

SANTUZZA: Non dubitate, in casa non entrer. Non mi scacciate anche dalla porta, gn Nunzia, se volete fare come il Signore misericordioso, che andate a pregare in chiesa. Lasciatemi qui, vi dico! Lasciate che parli con lui quest'ultima volta, per l'anima dei vostri morti!

GN NUNZIA (s'avvia verso la chiesa brontolando): O Signore, pensateci voi!

ZIO BRASI (accorrendo dallo stallatico): Aspettate, aspettate, gn Nunzia; noi che abbiamo bottega aperta e arriviamo sempre gli ultimi.

La gn Nunzia andata via Lo zio Brasi a Santuzza:

Ah, voi non andate neppure alle funzioni di Pasqua, comare Santa? Volete che recitiamo insieme il santo rosario?

SANTUZZA: Lasciatemi stare.

ZIO BRASI. Eh!... che non vi mangio, diavolo!... Come se non si sapesse...

SANTUZZA: Lasciatemi stare.

PIPPUZZA (dalla prima viottola a sinistra, affannata): Che ci arrivo alle funzioni, zio Brasi?

ZIO BRASI: Se corri, ci arrivi.

Pippuzza via. Lo zio Brasi a Santuzza:

Vedete, io faccio come il campanaro, che chiama la gente in chiesa, ma lui se ne sta fuori.

Guardando verso la viottola in fondo, a destra.

Ah! ecco perch volevate che vi lasciassi stare!... Eccolo il merlo... Ora me ne vado anch'io...

Via verso la chiesa.

SCENA SECONDA

Turiddu Macca in fretta dalla viottola in fondo a destra

e Santuzza che balza in piedi al vederlo.

TURIDDU: Oh, Santuzza!... che fai qui?

SANTUZZA: Vi aspettavo.

TURIDDU: Dov' mia madre?

SANTUZZA: andata in chiesa.

TURIDDU: Allora vacci anche tu: ch qui ci abbado io.

SANTUZZA: No, non ci vado in chiesa.

TURIDDU: Il giorno di Pasqua!

SANTUZZA: Lo sapete che non posso andarci.

TURIDDU: Allora cosa vuoi fare?

SANTUZZA: Voglio parlarvi.

TURIDDU: Qui? In mezzo alla strada?

SANTUZZA: Non me ne importa.

TURIDDU: La gente che pu vederci!

SANTUZZA: Non me ne importa.

TURIDDU: Che hai?

SANTUZZA: Ditemi donde venite.

TURIDDU: Oh, oh! Che vuol dire questa cosa?

SANTUZZA: Dove siete stato questa notte?

TURIDDU: Ah! devo dire dove sono stato?

SANTUZZA: Perch andate in collera se vi domando dove siete stato? Non me lo potete dire?

TURIDDU: Sono stato a Francofonte, sono stato.

SANTUZZA: Non vero. Ieri sera a due ore di notte eravate ancora qui.

TURIDDU: Allora sono stato dove mi pare e piace.

SANTUZZA (lasciandosi cadere la mantellina sulle spalle): O compare Turiddu, perch mi trattate in tal modo? Non mi vedete in faccia? non vedete che piglio morte e passione?

TURIDDU: Colpa tua: che ti sei messa in capo non so che cosa; e vai a svergognarmi con questo e con quello; e a spiare dei fatti miei, come se fossi ancora un ragazzo; e non sono pi padrone di fare ci che voglio?

SANTUZZA: No, non sono andata a domandare. L'hanno detto qui, or ora, che vi hanno visto all'alba sull'uscio di gn Lola.

TURIDDU: Chi l'ha detto?

SANTUZZA: Compar Alfio stesso, suo marito.

TURIDDU: Lui! Ah, questo il grande amore che mi porti? che vai a mettere di queste pulci nell'orecchio di compar Alfio? e risichi di farmi ammazzare?

SANTUZZA (cadendo ginocchioni a mani giunte): Ah! compare Turiddu, come potete dirlo?

TURIDDU: Alzati, non mi fare la commedia! Alzati o me ne vado.

SANTUZZA (rialzandosi lentamente): Ah, ora ve ne andate? Ora che mi lasciate come Maria Addolorata?

TURIDDU: Cosa vuoi che faccia se non credi pi alle mie parole? A ci che dicono gli altri invece, s, ci credi! Non vero niente, ti ripeto; Compar Alfio ha sbagliato. Andavo per i fatti miei. Guarda, ti sei messa in capo questa storia della gn Lola, giusto quando c' qui in paese suo marito! Vedi quanto sei sciocca?

SANTUZZA: Suo marito giunto stamattina soltanto.

TURIDDU: Ah, sai anche cotesto? Brava! Mi fai la spia in tutto e per tutto! Non sono pi padrone di nulla!

SANTUZZA: S, compare Turiddu, siete padrone di scannarmi colle vostre mani stesse come un agnello, se volete che vi leccherei le mani come un cane.

TURIDDU: O dunque?

SANTUZZA: Ma la gn Lola, no, vedete! Quella l mi vuol fare dannare l'anima.

TURIDDU: Lascia stare la gn Lola ch' per casa sua.

SANTUZZA: E lei perch non mi lascia stare, me? Perch mi vuol rubare voi, che non ho altro?

TURIDDU: Bada che ti sbagli.

SANTUZZA: No, che non mi sbaglio! Non le correvate dietro prima d'andar soldato?

TURIDDU: Acqua passata! Ora la gn Lola maritata per casa sua.

SANTUZZA: Che importa! Non le volete bene ancora, quantunque sia maritata? Ed essa vi ha rubato a me per gelosia? E non mi sento qui dentro il fuoco per voi che mi tradite?

TURIDDU: Taci, taci.

SANTUZZA: No, non posso tacere, che ho la rabbia canina in cuore! Ora come far se voi mi abbandonate?

TURIDDU: Io non ti abbandono, se tu non mi metti colle spalle al muro. Ma te l'ho detto: voglio essere padrone di fare quel che mi pare e piace. Sinora, grazie a Dio, catena al collo non ne ho.

SANTUZZA: Cosa intendete di dire?

TURIDDU: Intendo che sei una matta con questa gelosia senza motivo.

SANTUZZA: Che colpa ci ho io? Vedete come son ridotta? La gn Lola meglio di me, lo so! Ha il collo e le mani cariche d'oro! Suo marito non le fa mancare nulla, e la tiene come la Madonna sull'altare, quella scomunicata!

TURIDDU: Lasciala stare!

SANTUZZA: Vedete se la difendete?

TURIDDU: Non la difendo. A me non me ne importa se suo marito la tiene come la Madonna sopra l'altare. Quello che m'importa di non passare per uno che non sia padrone di fare quello che gli pare e piace. Questo no!

SCENA TERZA

La gn Lola dalla prima viottola a destra. Turiddu e Santuzza.

GN LOLA: Oh, compare Turiddu! Che l'avete visto andare in chiesa mio marito?

TURIDDU: Non so, comare Lola, arrivo in questo momento.

GN LOLA: Mi disse: vado dal maniscalco pel baio che gli manca un feri o, e subito ti raggiungo in chiesa. Voi, che state a sentirle di qua fuori le funzioni di Pasqua, facendo conversazione?

TURIDDU: Comare Santa qui, che stava dicendomi...

SANTUZZA: Gli dicevo che oggi giornata grande; e il Signore, di lass, vede ogni cosa!

GN LOLA: E voi che non ci andate in chiesa?

SANTUZZA: In chiesa ci ha da andare chi ha la coscienza netta, gn Lola.

GN LOLA: Io ringrazio Iddio, e bacio in terra.

Si china a toccare il suolo colla punta delle dita che poscia si reca alle labbra.

SANTUZZA: Ringraziatela, gn Lola, quand' cos. Ch alle volte si dice: Quello, nella terra su cui posa i piedi, non degno di metterci il viso.

TURIDDU: Andiamo via, gn Lola, che qui non abbiamo nulla da fare.

GN LOLA: Non v'incomodate per me, compare Turiddu, che la strada la so coi miei piedi, e non voglio guastare i fatti vostri.

TURIDDU: Se vi dico che non abbiamo nulla da fare!

SANTUZZA (trattenendolo per la giacchetta):No, abbiamo da parlare ancora.

GN LOLA: Buon pro vi faccia, compare Turiddu! E voi restate qui pei fatti vostri, ch io me ne vo pei fatti miei.

Via per andare in chiesa.

SCENA QUARTA

Turiddu e Santuzza.

TURIDDU (furibondo): Ah! vedi cosa hai fatto?

SANTUZZA: S, lo vedo!

TURIDDU: L'hai fatto apposta dunque?

SANTUZZA: S, l'ho fatto apposta!

TURIDDU: Ah! sangue di Giuda!

SANTUZZA: Ammazzami.

TURIDDU: L'hai fatto apposta! l'hai fatto apposta!

SANTUZZA: Ammazzami, non me ne importa, via!

TURIDDU: No, non voglio manco ammazzarti! (Per andare.)

SANTUZZA: Mi lasci?

TURIDDU: S, questo ti meriti. (Suona la campana dell'elevazione.)

SANTUZZA: Non mi lasciare, Turiddu! Senti questa campana che suona?

TURIDDU: Non voglio essere menato pel naso, intendi?

SANTUZZA: Tu puoi camminarmi coi piedi sulla faccia. Ma essa, no!

TURIDDU: Finiamola! Me ne vado per troncare queste scenate!

SANTUZZA: Dove corri?

TURIDDU: Dove mi pare... Vado a messa.

SANTUZZA: No, tu vai a far vedere alla gn Lola che m'hai piantata qui per lei; che di me non t'importa!

TURIDDU: Sei pazza!

SANTUZZA: Non ci andare, Turiddu! Non andare in chiesa a far peccato oggi! Non mi fare quest'altro affronto di faccia a quella donna.

TURIDDU: Tu piuttosto! Vuoi farmi l'affronto di mostrare a tutto il mondo che non sono padrone di muovere un passo; che mi tieni sotto la tua scarpa come un ragazzo!...

SANTUZZA: Che te ne importa di quel che dice lei, se non mi vuoi far morire disperata?...

TURIDDU: Sei pazza!

SANTUZZA: S, vero, son pazza! Non mi lasciare con questa pazzia in testa!

TURIDDU (strappandosi da lei):Finiamola ti dico! mannaggia!

SANTUZZA: Turiddu! per questo Dio che scende nell'ostia consacrata adesso, non mi lasciare per la gn Lola!

Turiddu via.

Ah! mala Pasqua a te!

SCENA QUINTA

Compar Alfio in fretta, dalla viottola in fondo a destra e Santuzza a met della scena.

SANTUZZA: Oh, il Signore che vi manda, compar Alfio!

COMPAR ALFIO: A che punto la messa, comare Santa?

SANTUZZA: Tardi arrivate. Ma vostra moglie c' andata per voi con Turiddu Macca.

COMPAR ALFIO: Che cosa volete dire?

SANTUZZA: Dico che vostra moglie va attorno carica d'oro come la Madonna dell'altare, e vi fa onore, compare Alfio!

COMPAR ALFIO: Oh, a voi che ve ne importa?

SANTUZZA: Me ne importa per voi che, mentre girate il mondo a buscarvi il pane e a comprar dei regali per vostra moglie, essa vi adorna la casa in altro modo!

COMPAR ALFIO: Cosa avete detto, comare Santa?

SANTUZZA: Dico che mentre voi siete fuorivia, all'acqua e al vento, per amor del guadagno, comare Lola, vostra moglie, vi adorna la casa in malo modo!

COMPAR ALFIO: Pel nome di Dio, gn Santa, che se siete ubbriaca di buon'ora la mattina di Pasqua, vi faccio uscire il vino dal naso!

SANTUZZA: Non sono ubbriaca, compar Alfio, e parlo da senno.

COMPAR ALFIO: Sentite! S' la verit che m'avete detto, allora vi ringrazio, e vi bacio le mani, come se fosse tornata mia madre istessa dal camposanto, comare Santuzza! Ma se mentite, per l'anima dei miei morti! vi giuro che non vi lascer gli occhi per piangere, a voi e a tutto il vostro infame parentado!

SANTUZZA: Piangere non posso, compar Alfio; e questi occhi non hanno pianto neppure quando hanno visto Turiddu Macca che m'ha tolto l'onore, andare dalla gn Lola vostra moglie!

COMPAR ALFIO (tornando calmo tutto ad un tratto): Quand' cos, va bene, e vi ringrazio, comare.

SANTUZZA: Non mi ringraziate, no, ch sono una scellerata!

COMPAR ALFIO: Scellerata non siete voi, comare Santa. Scellerati son coloro che ci mettono questo coltello nel cuore, a voi e a me. Che se gli si spaccasse il cuore davvero a tutti e due con un coltello avvelenato d'aglio, ancora non sarebbe niente! Ora, se vedete mia moglie che mi cerca, ditele che vado a casa a pigliare il regalo pel suo compare Turiddu.

Via dalla prima viottola a destra.

La gente comincia a tomare dalla chiesa e si disperde a destra e a sinistra. Turiddu Macca, la gn Lola, comare Camilla, la gn Nunzia, la zia Filomena vengono avanti senza badare a Santuzza che resta verso la viottola in fondo a destra, imbacuccata nella mantellina. Solo lo zio Brasi, che viene l'ultimo, accorgendosi di lei:

ZIO BRASI: O comare Santa, che va in chiesa quando non c' pi nessuno!

SANTUZZA: Sono in peccato mortale, zio Brasi!

Va verso la chiesa.

SCENA SESTA

Lo zio Brasi rientra un momento nello stallatico. Comare Camilla s'avvia a casa sua. La zia Filomena mette la chiave nella toppa. La gn Nunzia entra nella bettola per togliersi la mantellina.

TURIDDU (alla gn Lola che s'avvia a casa anche lei): Comare Lola, che ve ne andate cos, senza dirci niente!

GN LOLA: Vado a casa perch sono in pensiero per mio marito, che non l'ho visto in chiesa.

TURIDDU: Non ci pensate, che capiter qui in piazza. Ora abbiamo a bere un dito di vino tutti qui, amici e vicini, alla nostra salute, e far la buona Pasqua. Qua, gn Camilla e anche voi, zia Filomena!

ZIA FILOMENA: Vengo, vengo.

Entra in casa a lasciare la mantellina e torna subito.

GN LOLA: Vi ringrazio, compare Turiddu, ma sete non ne ho.

TURIDDU: Non mi fate quest'affronto, comare!... Allora vuol dire che siete in collera con me?...

GNA LOLA: Per quale motivo dovrei essere in collera con voi?

TURIDDU: Questo dico io: per qual motivo dovreste essere in collera con me che non vi ho fatto nulla?... E poi il giorno di Pasqua ha da essere come il bucato, se abbiamo dei torti l'un coll'altro. Ora manderemo a chiamare compar Alfio vostro marito, e ha da bere con noi lui pure.

ZIO BRASI (avvicinandosi): Allegria! Allegria!

COMARE CAMILLA: A queste allegrie vi ci trovate sempre voi!

Ripiega la mantellina e se la mette sul braccio.

TURIDDU (chiamando verso l'interno della bettola): O madre! Che ne avete ancora di quel buono?

GN NUNZIA (s'affaccia brontolando): S, di quel buono che dovevi portar oggi da Francofonte!...

TURIDDU: Via, via, oggi ch' Pasqua! Non mi fate il muso lungo anche voi. Vi spiegher pi tardi. Vedete gli amici qui che aspettano?

ZIA FILOMENA: O gn Nunzia, a questa vendita oggi non ci guadagnate nulla!

TURIDDU: Pago io, pago io coi miei denari!

La gn Nunzia rientra.

ZIO BRASI: Chi ne ha ne spende!

GN LOLA: Chi sa quante ne avete fatte di queste galanterie colle donne di laggi, fuorivia, mentre eravate soldato! Si vede che ci avete pratica!

TURIDDU: Ma che donne! Ma che donne! Io la testa l'avevo sempre qui, al mio paese.

COMARE CAMILLA: Questa poi andate a contarla ai morti.

TURIDDU: Parola mia, comare Camilla! I bersaglieri, sapete bene, sono come il miele per le donne... con quelle piume. Bel moretto di qua, occhiate che volevano dire dall'altra parte... Ma io non ero di quelli che, dice il dettato, Lontan dagli occhi, lontan dal cuore.

GN LOLA: O gli uomini! Chi li crede?

TURIDDU: Dite le donne, piuttosto! che prima vi fanno mille giuramenti; e poi, quando un povero diavolo se n' andato lontano, che il cuore l'ha lasciato via, e la testa anche, e non mangia, e non dorme pi, pensando sempre a una cosa, tutt'a un tratto gli arriva come una schioppettata la notizia: Sai? la tale si marita! Come se vi pigliasse un accidente!

ZIA FILOMENA: Matrimoni e vescovati dal cielo destinati.

GN LOLA: Voi che ci credete? Che ci credete che pensano sempre a una cosa quando son via, in mezzo alle altre donne? e non le guardano neppure? Lo volete vedere che subito poi si mettono il cuore in pace colla prima che gli capita?

TURIDDU: Scusate, scusate...

GN NUNZIA (tornando col boccale e un bicchiere): Di quello che c' rimasto. Colpa sua!

COMARE CAMILLA: Allegria! Allegria!

ZIO BRASI: Ora s'ha da berci su, come avete detto voi

TURIDDU: L'ho detto e lo faccio. Voi, madre, che non ne volete?

GN NUNZIA: No, non ne voglio.

Rientra in casa brontolando.

TURIDDU: in collera perch so io... Vecchi benedetti! che non si vogliono rammentare di quel che hanno fatto in giovent! Alla vostra salute, gn Lola! Voi, comare Camilla! Bevete, zio Brasi. Oggi vogliamo uccidere la malinconia.

SCENA SETTIMA

Compar Alfio, dalla destra, Turiddu, lo zio Brasi, la gn Lola, comare Camilla e la zia Filomena.

COMPAR ALFIO: Salute alla compagnia.

TURIDDU: Venite qua, compar Alfio, ch avete a bere un dito di vino con noi, alla nostra salute l'uno dell'altro.

Colmandogli il bicchiere.

COMPAR ALFIO (respingendo il bicchiere col rovescio della mano): Grazie tante, compare Turiddu. Del vostro vino non ne voglio, che mi fa male.

TURIDDU: A piacer vostro.

Butta il vino per terra e posa il bicchiere sul deschetto.

Rimangono a guardarsi un istante negli occhi.

ZIO BRASI (fingendo che qualcuno lo chiami dalla stalla): Vengo, vengo.

TURIDDU: Che avete da comandarmi qualche cosa, compar Alfio?

COMPAR ALFIO: Niente, compare. Quello che volevo dirvi lo sapete.

TURIDDU: Allora sono qui ai vostri comandi.

Lo zio Brasi di sotto la tettoia fa segno a sua moglie di andarsene a casa. Comare Camilla via.

GN LOLA: Ma che volete dire?

COMPAR ALFIO (senza dar retta alla moglie e scostandola col braccio): Se volete venire un momento qui fuori, potremmo discorrere di quell'affare in libert.

TURIDDU: Aspettatemi alle ultime case del paese, che entro in casa un momento a pigliar quel che fa bisogno, e son subito da voi.

Si abbracciano e si baciano. Turiddu gli morde lievemente l'orecchio.

COMPAR ALFIO: Forte avete fatto, compare Turiddu! e vuol dire che avete buona intenzione. Questa si chiama parola di giovane d'onore.

GN LOLA: O Vergine Maria! Dove andate, compar Alfio?

COMPAR ALFIO: Vado qui vicino. Che te ne importa? Meglio sarebbe per te che non tornassi pi.

ZIA FILOMENA (s'allontana balbettando): O Gesummaria!

TURIDDU (chiamando in disparte compar Alfio): Sentite, compar Alfio, come vero Dio so che ho torto, e mi lascerei scannare da voi senza dir nulla. Ma ci ho un debito di coscienza con comare Santa, ch son io che l'ho fatta cadere nel precipizio; e quant' vero Dio, vi ammazzer come un cane, per non lasciare quella poveretta in mezzo alla strada.

COMPAR ALFIO: Va bene. Voi fate l'interesse vostro.

Via dalla viottola in fondo a destra.

SCENA OTTAVA

Turiddu e la gn Lola.

GN LOLA: O compare Turiddu! In questo stato mi lasciate anche voi?

TURIDDU: Non ci ho nulla a fare con voi. Adesso finita fra noi due. Non avete visto che ci siamo abbracciati e baciati per la vita e per la morte con vostro marito? O madre.

GN NUNZIA (affacciandosi): Che c' ancora?

TURIDDU: Vado per un servizio, madre. Non ne posso fare a meno. Datemi la chiave del cancello, che esco dall'orto per far pi presto. E voi, madre, abbracciatemi come quando sono andato soldato, e credevate che non avessi a tornar pi, ch oggi il giorno di Pasqua.

GN NUNZIA: O che vai dicendo?

TURIDDU: Dico cos, come parla il vino, che ne ho bevuto un dito di soverchio, e vado a far quattro passi per dar aria al cervello. E se mai... alla Santa, che non ha nessuno al mondo, pensateci voi, madre. (Entra in casa.)

La gn Nunzia attonita; la gn Lola in gran turbamento; comare Camilla che fa capolino dalla cantonata; la zia Filomena sull'uscio di casa; lo zio Brasi presso la tettoia.

GN NUNZIA: O cosa vuol dire?

ZIO BRASI (accostandosi premuroso): Gn Lola, tornate a casa, tornate!

GN LOLA (turbatissima): Perch devo tornare a casa?

ZIO BRASI: Non sta bene in questo momento che vi troviate qui, in piazza! Se volete essere accompagnata... Tu, Camilla, resta qui con comare Nunzia, se mai.

ZIA FILOMENA (avvicinandosi): O Gesummaria! Gesummaria!

GN NUNZIA: Ma dov' andato mio figlio?

COMARE CAMILLA (accostandosi all'orecchio di suo marito): O ch' stato?

ZIO BRASI (piano): Non hai visto, sciocca, quando gli ha morsicato l'orecchio? Vuol dire, o io ammazzo voi, o voi ammazzate me.

COMARE CAMILLA: O Maria Santissima del pericolo!

GN NUNZIA (sempre di pi in pi smarrita): Ma dov' andato mio figlio Turiddu? Ma che vuol dire tutto questo?

GN LOLA: Vuol dire che facciamo la mala Pasqua, gn Nunzia! E il vino che abbiamo bevuto insieme ci andr tutto in veleno!

PIPPUZZA (accorre dal fondo gridando): Hanno ammazzato compare Turiddu! Hanno ammazzato compare Turiddu!

Tutti accorrono verso il fondo vociando; la gn Nunzia colle mani nei capelli,

 fuori di s. Due carabinieri attraversano correndo la scena.

(Cala la tela.)

 

 

Indice Biblioteca Progetto Giovanni Verga

1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2006