Giovanni Verga

 

L'Onore I

Abbozzi e schema della commedia in cinque atti

(1869)

 

 

 

 Edizione di riferimento

Giovanni Verga, I romanzi brevi e tutto il teatro, Introduzione generale di Giuliano Manacorda, Note introduttive di Giuliano Manacorda, Santino Spartà e Concetta Greco Lanza, Grandi tascabili economici, Newton Compton, Roma 1996

PERSONAGGI

 

dal manoscritto n.5364

dal manoscritto n. 5365

Becerra

Cesari

Scipioni

Negri

Delle Gargantas

Lionelli

Del Rivo

Emma

Virginia

Elvira

La Duchessa Delle Gargantas

Un domestico di Becerra

 Giulietta

Di Becerra

Cesari

Ballantino

Scipione

Delle Gargantas

Emma

Virginia

Lucrezia

Giulietta

Una domestica del Marchese

 

Descrizione dei personaggi (dal M N. 5365)

IL MARCHESE DI BECERRA: Carattere leggiero, imprevidente assetato di piaceri, corrotto più dall'esempio cattivo, e per vanità, che per indole, non conoscendo altri dettami morali che quelli dell'onore del mondo. Giuoca, ha debiti, ed un'amante perché tutti ne hanno; perché è bonton. Da giovane faceva la corte alla signorina Lucrezia Rinaldi ora maritata Borsieri, però ha sposato la marchesa Emma di Becerra per prendere una bella dote, un bel nome, e una propria donna che faceva gli onori della sua casa. La Rinaldi, nobile, non aveva un soldo di dote e lui ne aveva pochini. Mezzo rovinato contrae debiti che sa di non poter pagare per soddisfare a un debito di giuoco, debito d'onore. Non si fa scrupolo di sciupare mezza (la) dote della moglie che trascura; e dissimula appena agli occhi di costei la corte che fa alla Borsieri, donna alla moda che i suoi amici gli insidiano. Anzi irritato dalla ripugnanza che la Marchesa dimostra per la sua falsa amica, la Borsieri, risponde alle giuste osservazioni di lei con fredda alterigia e con massime egoistiche e mondane. Costringe la moglie ad accettare un invito della Borsieri, e alla moglie desolata che fa appello al suo amore alla sua gelosia ma con dignità, e per sottintesi risponde con motteggi alteri velati sotto forma rispettosa di fiducia. Alla festa della Borsieri messo in guardia da certo discorso della duchessa Di Becerra, sua suocera, cui la figlia si è sfogata in un impeto di gelosia e di amore, si accorge che il suo amico Cesari ha avuto nella serra colla Marchesa uno di quei colloqui di poche parole, ma decisivi, di cui si indovina quasi all'odore l'importanza.

Allora si mette nelle guardie e sta a spiare le azioni della moglie. Avrebbe trattata la corte fatta a sua moglie dal suo amico, con scherzi ironici e di buon genere, come cosa naturalissima finché il mondo, il mondo nel quale e per quale vive, non avrebbe trovato a ridirci; ma adesso che si avvede di essere venuto il momento in cui cotesto tal mondo non perdonerebbe più una semplice galanteria, e coprirebbe di ridicolo il marito indulgente, comincia ad essere inquieto, e a sentire le punture di una gelosia che presso di lui manifestasi in modo singolare. Infatti sorprende Giulietta, la cameriera di sua moglie, la quale, colto il pretesto di andare a visitare la madre inferma a Palermo, sta per recapitare una lettera della Marchesa che pentita disdice l'appuntamento, al Cesari; il Marchese riesce ad intercettare la lettera (malgrado la resistenza della cameriera la quale si fa un punto d'onore di non tradire la sua padrona in un intrigo che non ha certo odore d'essere dei più onesti), ma per un (componente) di delicatezza e di onore più forte della sua curiosità e della sua gelosia fa partire per Palermo la cameriera e non osa aprire la lettera. Si propone di spiare la moglie e l'amico. Infatti da mille indizi ha luogo di credere che qualche cosa nascerà dal suo fatto.

La moglie incerta se la cameriera abbia recapitato a tempo il biglietto che disdiceva l'appuntamento è sulle spine, e come si approssima l'ora in cui il Cesari avrebbe dovuto venire sta per tradirsi — il marito che insieme alla Borsieri e a parecchi amici trovasi in quella parte della casa ove ella avrebbe dovuto aspettare il Cesari s'accorge dal contegno di lei che qualche cosa deve accadere in quel luogo e fra breve comincia ad essere inquieto anche lui. Le domanda di nascosto cos'abbia e le accenna al caso per salvarsi entrambi dal ridicolo. Emma nega, in questo sopravviene Cesari che non ha ricevuto il biglietto. Egli mostrasi un istante sorpreso e confuso del trovare tutta quella gente, ma il Marchese lo salva dalla sua falsa posizione da uomo di spirito. Però s'accorge che qualche cosa è rimasta come nell'aria, come un sospetto di tutti gli astanti, e per sviarlo e per vendicarsi, per dare una soddisfazione al mondo finge di credere che il Cesari sia venuto per la Borsieri, e colto un pretesto lo sfida.

Duello — è ferito gravemente. Rovinato gli amici lo abbandonano tutti. Non si trova accanto che la moglie la quale lo assiste all'insaputa di lui e nella convalescenza di lui gli si butta ai piedi e gli fa una confessione franca e commovente. Egli risponde che pur riconoscendo i suoi torti e perdonandola (quando essa gli dimostra la sua innocenza provandogliela con la lettera che egli stesso ha intercettato a Giulietta) (però) siccome c'è un uomo che sa il vero motivo della sua sfida egli sarebbe ridicolo agli occhi di quell'uomo se perdonasse. In questo giunge un'altra provocazione del Cesari il quale per salvare Emma che ama finge di credere che essa siasi burlata di lui d'accordo col marito e ne chiama responsabile quest'ultimo. Alla buon'ora dice allora il marchese abbracciando la moglie, adesso che il mio onore è salvo agli occhi di quest'uomo, posso aprirvi le braccia e buscarmi un'altra stoccata.

 

LA MARCHESA EMMA DEL RIVO: cuore buono. Carattere viziato da precetti falsi, da cattivi esempi, dall'abbandono del marito. Gelosa, innamorata del marito, superba, dissimula col marito e colla Borsieri sua rivale, ed ha delle tentazioni di vendetta, che crede dolcezze di cuore che vince per un certo di rispetto a se stessa.

Accoglie da principio la corte del Cesari con leggerezza elegante di mondana in cui balenano dei lampi dalla tempesta nascosta in lei. Troppo presa per lagnarsi colla madre non ne ha che massime egoistiche di saper vivere e dal marito cortesia somma, e riguardi, e motteggi di buon genere. La fiducia di lui la colpisce come un insulto, come un disdegno. Una sera punzecchiata da tutte coteste passioni, in un momento di allegria di musica, di abbandono, si lascia strappare dal Cesari il consentimento ad un appuntamento nella serra che comunica da una parte colla sua villa e dall'altra con quella della Borsieri. L'indomani però se ne pente e scrive un dignitoso biglietto al Cesari per disdire il suo appuntamento. Il Marchese intercetta questa lettera però senza aprirla. Ella è tutta la sera sulle spine non sapendo se Giulietta abbia recapitato il biglietto, e perché la Borsieri, il Marchese di Becerra e Garbuglini non si muovano dalla serra. Il Marchese le dice che conviene separarsi. Ella ricorre alla madre la quale la respinge con massime egoistiche (però ella non sa ancora della sfida, (che)

(Dopo che il marchese è trasportato a casa ferito, il Cesari viene a proporle di dedicarsi a lei. Ella rifiuta con indignazione; allora il Cesari le promette di salvarla ad ogni costo. Ella di nascosto sta col Marchese e l'assiste malato.)

Egli convalescente. La moglie va a buttarglisi ai piedi e gli confessa la sua colpa. Il marito la perdonerebbe se non fosse per Cesari che solo scoprendo il motivo della sua sfida lo troverebbe ridicolo. In questa arriva la provocazione di Cesari. Il marito l'abbraccia e la perdona.

CESARI: tipo dell'elegante rompicollo con tutti quei falsi principi d'onore e di dovere che formano il codice del mondo. Non si fa scrupolo di corteggiar la moglie dell'amico, e finisce per innamorarsene sul serio. Però in fondo ha un cuore, e delicato alla sua maniera non osa servirsi come mezzo di seduzione dello svelare alla moglie la condotta del marito colla Borsieri e quando il Marchese accortosi delle sue trame crede fare tutto il suo dovere mettendosi a disposizione di lui. Respinto una prima volta dalla Marchesa torna a lei nella festa della Borsieri, e in un momento d'ebbrezza da una parte e d'abbandono dall'altra ottiene la promessa di un appuntamento. Il giorno dopo arriva infatti al luogo e all'ora fissata, non avendo ricevuto il biglietto intercettato dal Marchese nel quale Emma pentita disdiceva l'appuntamento. Trova tutta la comitiva. La sorpresa sua e degli altri. Il Marchese lo salva con spirito, indi finge di essere geloso per la Borsieri e lo sfida su di una futile quistione. E ferisce il marchese. Dopo pentito viene ad offrire in espiazione tutta la sua vita ad Emma e quando ella rifiuta, le promette nobilmente di salvarla ad ogni costo, e appena il Marchese è guarito lo provoca alla sua volta fingendo di credere che questi d'accordo colla moglie siasi burlato di lui e abbia voluto renderlo ridicolo agli occhi della Borsieri e degli altri.

BORSIERI: ricco banchiere, figlio di un onesto negoziante che si è ucciso rovinato dalla sua lealtà, messo in mezzo da speculatori senza fede è perduto nell'onore e nella borsa. Il figlio per unico ammaestramento della fine del padre mette in mezzo gli altri, invece di farsi mettere in mezzo; ma non manca a nessuno degli obblighi della stretta onoratezza commerciale. Ha sposato la Virginia Rinaldi nobile e senza un soldo per dar tono alla sua casa (mancata). Ingolfato negli affari non si accorge che la moglie lo rende ridicolo agli occhi di tutti che alla loro volta si fanno complici dei colpevoli.

Rifiuta la figliuola al Garbuglini perché costui è un figlio naturale: Quando accade la sfida fra il Marchese e Cesari, egli che ha delle forti somme impegnate sulla sola firma del Marchese tenta di comporre la lite supponendo fare (oblata) sul motivo futile che gli si è dato a pretesto e si intromette coi due testimoni del Marchese e di Cesari, De Becerra e Garbuglini. De Becerra che si è accorto che il motivo addotto è un pretesto e che di mezzo vi sia la Borsieri, mostrasi meravigliato delle pratiche che fa il marito, gli dice che non tocca a lui immischiarsene che è troppo e si fa beffe di lui. Borsieri ricorre a Garbuglini il quale non sapendo nulla di quel che ha risposto De Becerra risponde che il duello non può scongiurarsi perché il vero motivo è una donna. Borsieri inquieto comincia a capire; ma non osa crederci. Finalmente da una parola imprudente della moglie scopre ch'è lei la colpevole. Dissimula la sua scoperta per non perdere la riputazione della figlia e l'accorda a Garbuglini, il quale diventa più esigente sulla dote. Poscia, conchiuso il negozio vuol scacciare la moglie ma quando sente da Garbuglini che non sposa la figlia se si fa lo scandalo per la madre e che conviene dare la dote intera per separarsi d'accordo ci pensa su. Il suo onore valeva bene 15 o 20 lire al giorno ma non 3000 franchi.

SCIPIONE: figlio naturale della duchessa di Becerra, ambizioso, invidioso, punto nel più vivo del cuore dall'ingiusto disonore, ha giurato di salire alto, di vendicarsi mettendosi sotto i piedi tutte quelle leggi mondane che l'hanno fatto un paria. Avvocato, giornalista, senza fede nei principi di cui fu provato ci crede meglio degli altri in tutte le dolcezze del secolo; e le fa venire ai suoi fini, aspira alla deputazione al potere e alla fortuna.

Uomo compassato, accorto, padrone di sé. Senza parata e senza espansione di quei suoi principi. Sa che la duchessa è sua madre; non le perdona l'abbandono in cui l'ha lasciato, ma si serve di lei per salire. Fa la corte alla figlia del banchiere Ballantino perché i quattrini sono la considerazione e una gran leva. L'ama mediocremente e la domina col prestigio del suo carattere robusto, e colla padronanza di sé, coll'esperienza del mondo. Immischiato in tutti gli affari finanziari del banchiere di cui è avvocato e del Marchese li mena sulle punte delle dita, viene a domandare il suo appoggio alla duchessa per la sua candidatura, fa un imprestato al Marchese che non vorrebbe compromessa la suocera di cui conosce il segreto all'appoggio di questa candidatura, e lo fa suo delicatamente. Alla festa del Ballantino concertano colla Lucrezia di far la domanda della mano di lei al Banchiere. Il banchiere rifiuta perché Scipione non ha altro nome — orgoglio di democratico —. La ragazza offregli di fuggire insieme. Scipione rifiuta dicendole che non voleva dare quest'esempio alla loro figlia, se mai ne avranno. Quando il Marchese sfida Cesari, Scipione ne odora la vera causa e mostrasi sorpreso allorché Ballantino cerca di accomodare la cosa. Non è affare di cui dovete immischiarvi, gli risponde. Infine quando il banchiere scopre il disonore di cui lo copre la moglie e gli accorda Lucrezia egli rincara sulla dote, proibisce al Ballantino di fare scandali colla moglie. Ammogliandosi, deputato, al colmo dei suoi voti finisce col dire: Il mondo è nostro. Noi lo prenderemo appunto non solo da quello che ci manca, ma da quel che gli manca.

LUCREZIA: fanciulla viziata e romantica, trascurata dalla madre si innamora di Scipione che è un carattere virile e il solo che la domini, e si compromette in un tête à tête con lui e allorché il padre glielo rifiuta si propone di fuggire con lui. Conseguenze del cattivo esempio e dell'abbandono materno. Sposandosi, finisce col dire a Scipione: I miei figli non faranno come me perché so adesso che bisogna fare il contrario di quel che mia madre ha fatto con me.

LA DUCHESSA DELLE GARGANTES: nata in tal nome, ma sposata ad un semplice proprietario di vigne di Marsala un modesto signor Rivaglia ha preso di costui i quattrini e tenuto il nome e il titolo della sua nascita. Tipo della donna aristocratica piena di pregiudizi mondani, ora vecchia e bigotta. In giovinezza ha fatto molto parlare di sé e Scipione è frutto di una sua debolezza pel sottotenente Tofano, che non ha sposato per disparità di condizione neanche per legittimare il fallo — Poi sposa il Rivaglia di impari condizione ma ricco... Tronfia dall'orgoglio aristocratico. Vedova non sposa il Tofani per non accreditare la voce che le addebitano la colpa neanche per legittimare il figlio — per un falso onore retroattivo. Né il Tofani osa riconoscere il figlio per non venire meno al suo dovere d'onore verso la donna che si è resa colpevole per lui. Egli muore colonnello in ritiro abbandonato da tutti e pressoché disonorato per avere il primo abbracciato la causa nazionale e mancato al suo onore di soldato. La duchessa respinge la figlia quando ella viene a domandarle aiuto e ospitalità dopo la separazione con suo marito perché ne soffrirebbe la sua riputazione di santa donna, se il mondo, quel mondo dei cui pregiudizi è l'incarnazione la vedesse farsi riparo della figlia che il mondo per mezzo del marito ha condannato. Da principio quando dall'animo esulcerato di Emma scappa suo malgrado qualche lamento sull'abbandono del marito ella risponde prendendo la cosa leggermente e dal punto di vista mondano. Poi, dopo il fallo, rimprovera alla figlia come il suo più grave fallo di aver scritto la lettera che provi appunto la sua innocenza e di essersi compromessa più che d'aver fallato. Appoggia Scipione nella candidatura sebbene nemica del nuovo ordine di cose per orgoglio di madre e di protettrice.

DELLE GARGANTAS: tipo del nobiluomo spiantato, sciocco, vanitoso, parassita, vivendo alle spalle della duchessa per l'onore del nome, scopre a Ballantino senza volerlo che sua moglie è la vera causa del duello fra il Marchese e Cesari.

GIULIETTA: tipo di cameriera destra e astuta, onore a suo modo, di pre-starsi agli intrighi della padrona e di non tradirla nemmeno per del denaro del padrone che infine è dalla parte del diritto.

Divisione degli atti

ATTO PRIMO

In casa Becerra, il salotto della Marchesa

Seduzione del Cesari; Emma, virtuosa in fondo, lo respinge, motteggiando, prendendola su di un (tasto) leggiero di donna di mondo. Civetteria della Ballantino. Isolamento della marchesa. Sua madre risponde agli sfoghi mal repressi di lei con logica mondana. Scipione viene a domandare l'appoggio del Marchese e della Duchessa per la sua candidatura. Imbarazzi finanziari del Marchese. Il Marchese e la moglie situazione..

ATTO SECONDO

Da Ballantino. Il salone a destra dove si balla, una terrazza sul davanti, in fondo il mare. Scipione e Lucrezia – Scene di amore – Erminia sopravviene leggerezza di madre, leggerezza di moglie quando sopravviene il Marchese colla moglie e colla suocera – Gelosia di Emma. Predicozza della Duchessa al Genero – Ballantino – Schizzo – Scena fra Cesari e Emma. – Sospetti del Marchese.

ATTO TERZO

Davanti alla villa di Becerra

La Marchesa pentita disdice per lettera l'appuntamento accordato a Cesari. Il Marchese sorprende Giulietta che deve recapitare la lettera e se la fa dare. Scipione viene a domandare che la Duchessa si faccia intermediaria del suo matrimio presso Ballantino che deve venire colla moglie e la figlia invitato dal Marchese a passare una settimana nella casa Becerra – la Duchessa dapprima rifiuta poi accetta – Ballantino risponde che risponderà direttamente a Scipione a lui rifiuta perché non ha altro nome. Angoscia della Marchesa che non sa se fu recapitato il suo biglietto. Scena fra Ballantino la moglie. Emma, Becerra Scipione e Delle Gargantes. Sopravviene Cesari. Il Marchese finge di ingelosirsi di Virginia e sfida Cesari.

ATTO QUARTO

La biblioteca del Marchese

Ballantino cerca di accomodare la lite per non perdere le firme impegnate sulla sola firma del marchese. Delle Gargantes si ride di lui e gli dice che non gli tocca aprire bocca sulla quistione, e lo pianta in asso. Scipione, che sopravviene gli dice che la lite non può accomodarsi perché la vera causa del duello non è il pretesto finto ma una donna. Ballantino dalla meraviglia dimostratagli da Delle Gargantes comincia a concepire sospetti. Emma che non sa nulla comincia ad aver dei sospetti quel va e vieni che c'è per casa. Scena fra le due donne. Emma sa che il marito è partito per battersi — Davanti a Virginia — Ballantino apprende tutta intera la verità dalla scena fra le due donne.

ATTO QUINTO

La stessa decorazione dell'atto iv

Il Marchese fu ferito — La Duchessa respinge la figlia. Cesari viene ad offrire ad Emma tutto il suo avvenire ella respinge l'offerta, con amore Cesari le promette di salvarla, Scena fra Ballantino e la Marchesa. Ballantino per salvare almeno la figlia l'accorda a Scipione il quale rincara sulla dote e gli vieta di fare scandali. Quando il Ballantino sa che la separazione della moglie gli costerebbe 300.000 franchi dissimula. Scena tra Lucrezia e Scipione. Emma assiste il marito. Costui pentito. Gratificazione completa della moglie. Provocazione del Cesari. Pace.

Divisione delle scene

ATTO PRIMO

In casa Becerra il salotto della Marchesa

SCENA PRIMA

CESARI, EMMA: Dunque Addio? Addio.

VIRGINIA E DETTI: La faccio scappare io, cavaliere? Ma viene a gettare una puntura ad Emma, ma immagina sulla visita del Cesari, un sospetto sulla trascuraggine del marito. Domanda ad Emma il favore di presentare Scipione alla Duchessa. Sta in tutto cinque minuti e va via, facendo capire che parte per discrezione.

SCENA SECONDA

EMMA E CESARI: Rimprovero di Emma perché egli non sia partito, delineazione della situazione. Emma ha capito la delicatezza di Cesari che non ha fatto un'azione della tresca del marito con Virginia, è nervosa ed eccitata, partito Cesari, fa portare via i suoi fiori dal domestico.

SCENA TERZA

LA DUCHESSA ED EMMA: Il lamento di Emma, costei lasciasi scappare suo malgrado qualche lagnanza verso il marito e la madre risponde con logica mondana.

SCENA QUARTA

SCIPIONE E DETTI: Emma presenta Scipione — Scena fra madre e figlia.

SCENA QUINTA

IL MARCHESE E DETTI: Egli mostrasi sorpreso di trovare Scipione dalla suocera e dolente che ella appoggi la sua candidatura, la marchesa li lascia soli.

SCENA SESTA

IL MARCHESE E SCIPIONE: Scipione compera destramente e delicatamente l'acquiescenza del Marchese con un interesse.

SCENA SETTIMA

EMMA ED IL MARCHESE: Il Marchese mostrasi dolente che ella abbia presentato Scipione e viene a domandargli aiuto per certi suoi imbarazzi finanziari — La Marchesa cerca di riacquistare il suo affetto e accenna ai pericoli del suo isolamento. Becerra risponde con leggerezza, fidandosi e motteggiando.

SCENA OTTAVA

EMMA: Sola. Isolamento.

ATTO SECONDO

Da Ballantino; una terrazza; in salone dove si balla a destra; in fondo il mare

SCENA PRIMA

SCIPIONE E LUCREZIA: Scena d'amore.

SCENA SECONDA

BALLANTINO E DETTI: Leggerezza di padre che ritiene ancora una bambina la figlia. Schizzo del carattere di Ballantino. Lucrezia via. Discorrono di affari con Scipione, dei progetti di entrambi, promettono di appoggiarsi l'uno all'altro. Ballantino fa capire che conosce il segreto della nascita di Scipione.

SCENA TERZA

ATTO TERZO

Giardino dinanzi alla villa De Becerra.

SCENA PRIMA

EMMA E GIULIETTA: Emma incarica Giulietta di recapitare a Palermo la lettera per Cesari.

SCENA SECONDA

BECERRA e GIULIETTA: Il Marchese intercetta la lettera e fa partire Giulietta.

SCENA TERZA

SCIPIONE E DETTO: Scipione viene a domandare che la Duchessa si faccia intermediaria del suo matrimonio presso Ballantino.

ATTO QUARTO

La Biblioteca del Marchese

SCENA PRIMA

BALLANTINO E DELLE CARGANTES: Ballantino cerca accomodare la lite. L'altro si ride di lui.

SCENA SECONDA

BALLANTINO E SCIPIONE: Costui gli dice che il vero motivo del duello è una donna, sospetti di Ballantino.

SCENA TERZA

EMMA E DETTI: Inquieta pel va e vieni che c'è in casa.

SCENA QUARTA

VIRGINIA E DETTI: Sospetti di Ballantino a certe risposte della moglie.

SCENA QUINTA

Annunzio del duello. Scena violenta fra le due rivali. Ballantino conosce il suo disonore.

ATTO QUINTO

La stessa decorazione

SCENA PRIMA

BALLANTINO E SCIPIONE: Ballantino gli accorda la figlia e Scipione gli vieta di fare scandali.

SCENA SECONDA

LUCREZIA E DETTI: Scena fra i due amanti e col padre, al momento in cui è per entrare Virginia, il marito la conduce con sé.

 

 

Indice Biblioteca Progetto Giovanni Verga

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2006