Anonimo

 

LA LEGIENDA DI VERGOGNIA E ROSANA

 

 

 

CANTARE II.°

 

1.

Singnior, io vi contai nell'aultro dire

Come Vergongnia era nel campo 'ntrato:

Ancor vi dissi mio parer verile

Che l'un dell'aultro s'era innamorato:

Or priego Iddio, grazïoso Sire,                                   5

Mi dia tal grazia ch'io v'abbia contato

Come che 'nanzi che passasse un mese,

Le riaquistò tutto 'l tolto paese.

 

2.

E fecie preda di molti pregioni

Di que' ch'avevan tolto alla donzella,                         10

Fra' quali v'era di nobil baroni

Che l'avèn tolto città e castella.

Vergongnia a' cavalieri e a' pedoni

Disse: « Andiàn tosto a portar la novella

A Faraona a quella gientil dama,                               15

Che di vederla assai el mio cor brama.

 

3.

E quando in Faraöna è 'ntrato,

E la sua madre gli fecie gran festa;

Vedendo ch'era così ben portato

Di ringraziarlo giammai non si resta.                        20

Co' sua baroni ell'avea ragionato

« Costui deb'esser d'una gientil giesta:

Il vegio savio, gientil e singniorile,

E di costumi egli è tutto gientile ».

 

4.

Uno rispose alla donzella e disse:                                       25

« Costui ci pare un giovan valoroso:

I' sì direi giammai non si partisse,

E ciercherei che fosse vostro sposo ».

Ed ella a tai parole gli ochi affisse,

E rispose cor un atto grazioso:                                    30

« Uditeme, baroni e buon parenti,

Andate, e fate, e state a ciò contenti ».

 

5.

E que' baroni andarono a Vergongnia

E disson tutta quanta la 'mbasciata.

Presto rispose, non già con rampongnia:                    35

« Di leggierezza mia vita è travagliata:

La mia speranza già altro non songnia

Se non che da me ella sia sposata:

Rispondo a tutti voi ch'io son contento,

Pur che a lëi sia di pïacimento ».                                 40

 

6.

Uno rispose presto a quel donzello:

« E' non bisongnia andare a domandare:

Con noi venite , e darete l'anello,

E anco a lei mille anni le pare ».

E color se n'andar col singnior bello                           45

Che 'n paradiso gli pareva 'ndare.

Ciascuno in sala del palagio andòne,

E la sua madre Vergongnia sposòne.

 

7.

Come sposa fu, ferono gran festa

Più e più giorni con molto piaciere:                           50

E' sua compangni licienza gli àn chiesta,

E disse: « Andate, ch'a me è in piaciere:

Ma prima a fare una cosa ci resta ,

La qual mi pare che sia del dovere:

Io voglio che, 'nanzi vo' vi partiate,                            55

Qualche presente al mio singnior portiate».

 

8.

E prestamente una lettera scrisse,

Colla sua mano el suo re ringraziando,

E 'n sul tenor della lettera scrisse:

« Gientil singniore, a voi mi racomando:                   60

Prima che ïo da voi mi partisse

Licienza voi mi deste lagrimando:

Ora v'avviso ch' i' ò diliberata[1]

Questa madonna, e po' sì l' ò sposata ».

 

9.

La sposa sua tolse assa' gioelli                                            65

E allo re d'Egitto gli mandòne:

E molti doni a que' cavalier belli

Colle sua propie mani ella donòne.

E po' sì disse: « O cari mia fratelli,

Una sol grazia v'adimanderòne ,                               70

Che, quando inanzi al vostro re sarete,

Priego c'a lui mi racomanderete ».

 

10.

E' sua compangni ciaschedun ritorna

A' re d'Egitto e sì lo salutaro:

Apresentaron la lettera adorna,                                  75

E di Vergongnia el fatto racontaro:

E dison : « Singnior nostro, ma' più torna

Dinanzi a voi el dolze baron caro,

Chè gli à preso per moglie quella donna

Che di bellezze ell'è soma colonna ».                         80

 

11.

E' re colla reina quando udiro

Che Vergonia a lor corte non tornava,

Per la gran doglia molto sbigottiro,

Perchè ciascun fortemente l'amava.

Lasciamo star costoro in gran martiro                       85

Giorno e la notte amenduni si dava.

Diciàn di Vergongnia e di sua sposa 'l quanto [2],

Che Fior e Biancifior non s'amar tanto.

 

12.

Un giorno, poi poco tempo passato,

Com'è usanza, facièn merigiana:                               90

Poi l'un e l'altro foro adormentato,

Ogniun pareva una stella Dïana:

E poco stetton poi che fur svegliato,

Amendui furon colla mente sana:

E la donzella disse: « O sposo mio,                            95

Rispondi a me a quel che dirò io.

 

13.

Io ti priego per quello grande amore

Che a me porti, ed io sì 'l porto a tene,

Che di tua giesta mi dica el tenore,

Chi fu 'l tuo padre e madre dillo a mene:                  100

Di che paese, sanza nullo errore,

Tutto m'avisa se tu mi vo' bene ».

Ed e' rispos' e disse: « O sposa mia,

Io non tel posso dir chi io mi sia.

 

14.

Io non so dir, ch'io no' fu' mai ciertato,                              105

Nè ancora chi fusse 'l padre mio

E anco non so dir dove aquistato,

Nè di mia madre: lo sa bene Iddio.

Pescando, pescator m'ebbon trovato

In una naviciella, il so bene io;                                    110

A' re d'Egitto sì mi apresentaro

Nelle sua braccia, e lui mi tenne caro.

 

15.

E si avev'al collo un brevicciuolo

En un drapo ad oro avilupato:

El breve si diciea ch'ero figliuolo [3]                               115

D'un gran singnior con vergongnia aquistato ».

Ed ella allora sentì sì gran duolo

Che tramortita li divenne allato,

Per modo tal che pel grave dolore

Stette tramortita ben due ore.                                     120

 

16.

Quando fu po' in sè sua ritornata,

Le man si misse al suo candido petto:

Forte coll'unghia se l'avea squarciata

Che 'l sangue giù n'uscì al suo dispetto:

E poi la treccia s'ebbe svilupata,                                 125

Tutta pelossi, e non con suo diletto;

E poi le mani al suo bel viso pose,

Graffiò le guancie (e) felle sanguinose.

 

17.

E gridò forte: « I' non vo' viver piue

E questo mondo voglio abandonare.                         130

Vergongnia mio, mie figliuol se' tue ».

E tutto el fatto gli à a racontare [4]:

Come in la navicella messo fue,

Di quel suo padre che l'ebbe a 'ngannare,

E disse: « O car fratello e figliuol mio,                       135

Lasciam per Dio questo mondo rio.

 

18.

O figliuol mio, s'a mïo senno fai

Noi lascieremo questo mondo tristo:

Tu vedi che gli è tutto pien di guai,

Di verun bene non se ne fa aquisto:                           140

O figliuol mio, se mi ubidirai

Noi seguiremo la vita di Cristo

O fratel mio, o dolce mio figliuolo,

El cuor mi scopia di gran pena e duolo.

 

19.

Giesò Cristo, viver più non voglio                                      145

In questo mondo pien di tant' inganni:

Fortuna che m'ài giunto in questo scoglio!

O pecato carnali, che tanti affanni

A me ài dati con tanto cordoglio,

E prencipio non fui di questi danni!                           150

Tapina me, dolente sventurata,

Che in questo mondo mai non fuss' io nata!

 

20.

Poi che tu vedi, o caro Singnior mio,

Che di tal fallo io no' ne fui cagione,

Dè, no' mi fare stare in tanto rio,                                155

E 'l mio pur cor, dè, càval di prigione.

Se tu m'aiuti , o Giesù vero Iddio,

II giorno e notte starò 'n orazione.

Aiutami Giesù, non mel disdire,

E non guardare al mio grave fallire.                          160

 

21.

Tu sai, Singnior, che cotanta bellezza

La qual m'ài data, n'è suta cagione

Chè 'l padre mïo con cotanta asprezza

Per esser bella , contra me fallòne.

Adunche, Iddio, o soma dolcïezza,                           165

Perdoname del fallo che fatt' òne

Perdoname, Singnior, no' mel negare,

Chè aspra penitenza io vorò fare.

 

22.

O vaghe donne, fanciulle, donzelle,

E tutti voi che l'avete a governo,                                 170

Non vi curate ch'elle sien sì belle,

Perchè è via d'andarne allo 'nferno.

A ringraziare Iddio àn tutte quelle

Che son di mezzo, se io ben discierno,

Chè dalle vanità non son moleste,                              175

E anco dà peccati men richieste ».

 

23.

Vergongnia udendo quel suo lamentare

Che la madre facieva e 'l gran dolore

Disse: « Madonna, udite 'l mio parlare,

Chè la mia pena è ancora magiore:                           180

Prima una cosa noi ci convien fare:

Buona contrizion drento dal core:

Degli peccati chiamarsi pentuti,

E poi da Dio saremo ricieuti.

 

24.

Con tutto che 'l peccato è sconosciuto,                               185

No' abiam fatto che non è onesto:

Ciascun di noi se ne chiama pentuto:

Quanto possiamo questo è manifesto.

Questo gran fallo ch'è disaveduto,

Fuor d'ongni forma tanto disonesto,                          190

Di tutti ci pentiam divotamente,

Perdon chiedendo a Cristo onipotente.

 

25.

E' ci perdonerà, chè gli è piatoso,

Di questo fallo, dolce madre mia

Considerato ben che sia gravoso                                195

E' ci userà piatade e cortesia.

A noi questo pecato era nascoso,

E non fallamo con malizia ria:

Aviàmo errato non credendo errare:

Però sarà benignio al perdonare.                               200

 

26.

E voglio che a Roma poi andiamo

Dinanzi al Papa dir nostri peccati:

E lassù penitenzia sì facciamo,

E 'l buon Giesù cie gli arà perdonati:

E' sottoposti nostri licenziamo,                                   205

Città, castella, tutti licenziati ».

Ella rispos'e disse: « Figliuol mio,

Fai che ti piace, e (il) resto diam per Dio ».

 

27.

Vergongnia una mattina fecie fare

Al popol suo u' nobile convito.                                    210

Chi a lui per sè si fe' invitare

Che a tal ora fusse comparito:

E quando 'l tempo fu poi del mangiare

Seder gli fecie quel barone ardito;

Posti a sedere ciaschedun mangiava                          215

Delle vivande che Vergongnia dava.

 

28.

Mangiato ch'ebbon con gran piacimento

Da tavola ciascun fu poi levato:

Vergongnia fecie poi ringraziamento,

A que' baroni dede lor comiato:                                 220

E 'n prima disse « Ch'era ben contento,

Ch'ongniun di lor ben fusse liberato »:

E detto questo tutti se n'andaro,

Rimase lui e lei con duolo amaro.

 

29.

Cominciaron per Dio a' pover dare                                    225

Oro ed argiento e tutti lor panni.

Tanto pe' loro si volson serbare

Ch'a Roma li conduciesse sanz'afanni.

Ongnuno el suo bordon volse pigliare:

A Roma giungnier lor parea mille anni.                    230

E prestamente della terra usciro,

E verso Roma caminando giro.

 

30.

E caminando costor per la via

E ciascheduno parea un pellegrino:

E a costei ongniun mente ponia                                 235

C'una rosa parëa del giardino.

Ell' al suo figlio presto allor dicie:

« I' ò paura che 'n questo camino

Io non ricieva dispiacer e danno,

E ancor tu potresti avere afanno.                               240

 

31.

I' mi vo' prestamente trasmutare

A modo d'uomo, e vo'mi trasvestire,

E potrem meglio el nostro camin fare

E anderem dove vogliamo gire ».

E così fecion, sanza alcun tardare,                             245

E 'l suo bel viso ancora ebbe a coprire;

E caminando tanto fr' amendue

Ch'all'alma Roma 'trambe giunti fue.

 

32.

E quando in Roma drento furo intrati

Davanti al Santo padre se n'andaro,                          250

E prestamente furo inginochiati,

Con lacrime da lui si confessaro;

Dolendosi, piangiendo i lor pecati

Piatosamente si racomandaro.

Vedendo el Papa lor gran contrizione,                      255

Subitamente a lor sì perdonòne.

 

33.

E poi sì gli sengniò e benedisse

E fecie lor questo comandamento:

Prim'a Vergongnia tai parole disse:

« Santa Pressedia vo' che sia contento                       260

Che la tua vita drento là fenisse,

Finchè dal mondo farai partimento ».

E alla madre disse: « In Santa Chiara

Vo che tu stia, o donzella mia cara ».

 

34.

E poi a ciaschedun si comandòne                                      265

Che mai l'un l'aultro non possa vedere.

E così detto, ongniun sì se n'andòne

Al luogo suo con molto piacïere.

Gran penitenzia a fare incominciòne

A far Vergongnia, sanza dispiacere,                          270

E visse poco tempo e poi morio,

E 'n paradiso andò appresso a Dio.

 

35.

E la sua madre fe' gran penitenza

De' sua pecati, e aspra disciprina.

Con buon digiuni e soma riverenza                           275

Divotamente da sera e mattina.

A' su' afanni aveva pazïenza

E di dire orazion costei non fina,

E sì viveva con grande onestade:

Divenne presto in una infermitade.                            280

 

36.

Essendo qui la donzella infermata

La sua badessa si fecie chiamare,

E quando fu innanzi a lei andata

Ed ella cominciò a lagrimare:

« Madonna, ch'i' vi sia racomandata:                        285

Sol una grazia mi dobiate fare

Da poi ch'i' veggio abreviare mia vita

Col mio caro figliuol sia soppellita.

 

37.

Pregate 'l Santo padre che per Dio

Questa grazia mi faccia in cortesia,                           290

Ch'i' sti' allato al dolze figliuol mio

E per l'amor di Dio contenta i' sia »

E la badessa disse: « Ciò farò io

Di questo sta sopra la fede mia ».

E la badessa un mesagio chiamòne,                          295

Al Santo padre allora lo mandòne.

 

38.

El messo al Santo padre fu andato

E la 'mbasciata tutta gli distese;

El Santo padre fu beningnio e grato

Di farli cotal grazia di palese.                                     300

El messo poi adrieto fu tornato,

Diè la risposta beningnia e cortese:

E la badessa se ne rallegrava,

Alla donzella Rosana n'andava.

 

39.

E si contò la grazia ricieuta,                                                305

E la donzella se ne confortòne:

De' sua pecati e confessa e pentuta

Di questo mondo ella s'acomiatòne.

L'anima sua visibile (è) veduta

Come pegli angiol portata ne fone,                            310

Santus Santus dominus cantando,

Gloria in eccielsis Deo magnificando.

 

40.

Vedendo la badessa e l'aultre suore

Che l'anima sua ebbe tanto onore,

Presto si raunaro di buon cuore,                                315

E sì chiamaro uno 'mbasciatore

E disson: « Vanne, sanza far dimore.

Al Santo padre (e) di' questo tenore:

« La donzella Rosana è mort'andata

Cogli angioli che 'n ciel l'ènno portata ».                   320

 

41.

Lo 'mbasciador n'andò al Santo padre ,

Tale 'mbasciata presto ebbe contato,

E parlò ben con parole leggiadre

E disse 'l fatto come gli era andato:

Che Vergongnia era morto e la sua madre,              325

E 'n paradiso ongniun e' fu portato,

Cantando Santus Santus con vittoria,

Osanna in eccielsis colla gloria.

 

42.

El Papa inteso tutto quel suo dire

Bene se ne mostrò lieto e contento,                             330

E disse che'l faciessin soppellire

Col suo figliuolo nel suo monimento.

El messo ritornò per ubidire

alla badessa per comandamento,

E la risposta del Papa le disse                                     335

Che col figliuolo suo la sopellisse.

 

Note

_______________________________

 

[1] diliberata: liberata dai nemici.

[2] Così il Cod. Forse è da leggere: alquanto: ma il verso ad ogni modo non torna.

[3] Il Cod. di cui ero figliuolo.

[4] Il Cod. gli aracontare.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 04 maggio 2004