Anonimo

 

LA LEGIENDA DI VERGOGNIA E ROSANA

 

 

 

 

CANTARE  l.°[1]

 

1.

O Gieso Cristo sommo redentore

Che per noi tu moristi sulla crocie,

Donami grazia con perfetto core

Ch' i' scriva un fatto grande , aspro e feroce

D' un bel singnior che cade 'n forte errore                 5

Colla sua figlia, e fu tanto veloce

Per modo tal , ch' egli la 'ngravidòne ,

Per fattura del diavol che 'l tentòne.

 

2.

Truovo che ne' reame d' Araona

Fu un barone gientil e gran singniore                        10

Aveva una sua donna cara e buona

Che come 'l sole gettava sprendore:

Bianca, fresca era più ch' altra persona

Col suo bel viso ch'avanza ongni fiore:

E un giorno un gran mal forte l'aterra,                      15

Per modo tal che se n' andò sotterra.

 

3.

Inanzi che finisse la sua vita

Al suo marito fe' questa 'mbasciata:

« O Signior mio, da te farò partita

La tua figlia sì t' ò racomandata:                                20

Tu vedi che è sì bella e colorita

Più che null' altra che fusse mai nata

Abale cura per l'amor di Dio ».

E detto questo, ed ella si morio.

 

4

Quando el marito poi la vide morta,                                  25

Ebe gran doglia e gran malinconia,

E pel dolore niente si conforta,

Perchè l' amava e cara la tenia.

E la sua fi(glia) par che fusse morta,

E tre balie le die' per compagnia[2]                               30

Perchè fose notrita e ben guardata,

Infin che fu cresciuta e allevata.

 

5.

Ella sì s'allevò con tal bellezza

Quanto veruna che nel mondo sia;

Dottata ell' era d' ongni gientilezza                            35

E piena d'onestà e leggiedria

Chi la vedea ne pigliava allegrezza,

E di lontan paesi vi venia

Giente, a veder questa nobil donzella

Che avanzava la diana stella.                                     40

 

6.

- Costei avea forniti e' quindici anni ,

E ongni membro ben le rispondia;

Vestiva sempre di legiadri panni,

E un angiol verament' ella paria

Marchesi e gran singniori con tiranni                        45

Per moglie ciaschedun sì la volia;

El padre suo sì la faciea guardare,

Perchè non la volëa maritare.

 

7.

E anco la donzella ebbe a parlare

Al padre suo che non volea marito:                            50

« Chè vergine pulzella voglio stare,

Servir vo a Cristo, somo re fiorito

Il paradiso mi credo aquistare,

E quello caro arei fusse 'l mio sito ».

Allora el padre in muso la sguardòne,                       55

E 'l fallacie dimonio lo tentòne.

 

8.

Per modo tal gli diede tal battaglia

Che poi al fine egli ebbe a far con essa;

E la donzella tutta si travaglia

Trasfigurata che non parea dessa.                              60

Io v' imprometto, se Giesù mi vaglia,

Che apicar si voleva ella stessa,

Nè mai donzella vol esser chiamata,

Poi che 'l suo padre l'à vituperata.

 

9.

Costui di piangier giamai non finava:                               65

Il corpo fortemente a lei cresciea;

E poi un giorno el suo padre chiamava

E tai parole verso lui diciea:

« O padre mio, el pecato m' agrava:

Nè morta son - nè viva eser pareva: -                         70

Volesse Iddio che mai non fussi nata,

Dappoi che voi m'avete ingravidata »!

 

10.

Rispose 'l padre: « O cara figlia mia,

I' sono stato el maggior pecatore

Che verun altro che nel mondo sia,                            75

E vinsemi quel falso traditore

Nemico mio, per la mia gran follia,

E pòrtone gran pena e (gran) dolore:[3]

Ma statti cheta, figlia grazïosa,

Ched'io rimedierò ad ongni cosa.                               80

 

11.

Fa' sopra tutto che 'l tenghi cielato

Chè mai veruno non senta nïente,

E provedremo a questo pecato,

E torneremo a Cristo 'nipotente:

Per sua piatà sì ci arà perdonato,                               85

Facciendo penitenzia strettamente

Di noi arà piatà; non ti dar pena,

Ch' e' perdonò a Maria Madalena ».

 

12.

Ella rispos' e disse: « O padre mio,

Vo' m' avete condotta a male sorte.                            90

Ma bene priego l'altissimo Iddio

Che 'n questo parto mi mandi la morte,

Chè ('n) tanta doglia non mi veggia io

Ch'io partorisca tal pecato forte ».

El padre disse: « De', non parlar piue,                       95

Chè ci perdonerà Cristo Giesue.

 

13.

Ch'i' ò veduto che già molti santi

Che eran prima nimici di Cristo,

Pecator furon di noi tre cotanti[4],

E poi del paradiso fero aquisto                                   100

Dove si sta in festa, giuoco e canti,

Abandonando questo mondo tristo.

Per mio amore, dè, abbia pazienza,

E sì faremo grande penitenza ».

 

14.

Ed ella disse: « O caro padre mio,                                      105

Non so nè credo Dio mai ci perdoni

Questo pecato, ch'è cotanto rio

Scuro e brutto con molte ragioni.

Pura donzella con voi rimas' io,

E 'nverso me con false oppenïoni                               110

Vo' sete andato, dispiatato padre,

E diservito avete la mia madre;

 

15.

Ch'io mi ricordo ben ch'ella vi disse

Che sempre fussi a voi racomandata

Più e più volte prima che morisse,                             115

E voi m' avete molto ben pagata;

S' all' altro mondo mia madre sentisse

Ched io fussi sì male capitata,

Se fosse in paradiso, i' crederia

Pella gran doglia ch'ella n' usciria.                             120

 

16.

Tolto m'avete ongni allegrezza e gioco,

Tolto m'avete ongni sollazzo e riso:

Parmi venire meno a poco a poco,

D' ongni dolciezza è 'l core diviso:

Non vo' che sia veduto in nessun loco,                       125

O padre mio, el mio leggiadro viso,

Ma priego Idio che mi dia la morte,

Poi che condotta i' sono a cotal sorte ».

 

17.

Lasciamo star questo lor lamentare,

Che l'uno e l'aultro ben morto parea.                         130

Questa fanciulla non sa che si fare;

Verso d' Iddio tal sermone diciea:

« O Giesò Cristo, non m' abandonare

Chè questo caso da me non venia;

Perdoname, se t'è in piacimento:                                135

Dè, non guardare a questo fallimento ».

 

18.

Così diciendo el padre ebbe chiamato:

« Venite qua, ch'io mi sento appresare[5]

Di ponere giù questo mio portato:

Per Dio, vi priego mi dobiate aiutare ».                     140

El padre presto fu apparechiato

E verun altro vi s' ebe a trovare:

E prestamente ell'ebbe partorito

Un fantin maschio, bello e colorito.

 

19.

El padre suo di terra lo levòne                                            145

E alla madre sì l'ebe mostrato;

Ella gli die' la sua benedizione,

E poi si si voltò nell'altro lato.

E lui soletto poi lo governòne,

E 'l me' che seppe, poi l'ebe fasciato                           150

E poi lo fecie subito portare,

Segretamente lo fe' battezzare.

 

20.

E prestamente sanza far dimoro

U' naviciello si fecie amannire[6]:

El bel fanciullo in uno drappo d'oro                           155

Colle sua mani sì l'ebe a coprire

Un brieve al collo con lettre sonoro

Dicieno el nome suo sanza mentire [7].

Or udirete quel che racontava

Quel brevicciuolo[8] ch' al collo gli stava.                     160

 

21.

El brieve sì dicïea tal tenore:

« Vergongnia ò nome, e sono battezato,

E son figliuolo d'un gentil singnore,

E con vergongnia io fui aquistato ».

E 'l padre col fanciullo uscì poi fuore                         165

E nella naviciella collocato,

A Giesù Cristo lo racomandòne:

Di poi gli diede sua benedizione.

 

22.

La naviciella prese 'l suo diritto,

E 'n una notte l'ebe via portato                                   170

I' ne' reame nel porto d'Egitto.

Pescando, pescator l'ebon trovato:

Tiràllo fuori, e poi lo mirar fitto,

.      .      .      .      .      .      .      [ato][9]

E vidon ch' era un figlio bello e chiaro,                      175

E allo re d'Egitto el presentaro.

 

23.

Quando e' re vide così bel fantino

Tanto vezoso, n' à grande allegrezza:

E guarda poi che al collarino

V'  er' attacato per vera ciertezza                               180

Un brevicciuolo, che al suo dimino

Egli lo lesse con molta dolciezza,

E 'ntese tutto quanto questo dire:

Fantesche e balie poi fecie venire:

 

24.

E fecie notricare 'l bel fantino                                             185

Sanza alcun manco[10], diligientemente;

Che parea propio rosa dello spino

Uscita, e 'namorava tutta giente.

Fra 'l naso e 'l mento aveva il suo bochino[11],

Più che 'l moscado sapea veramente.                         190

E la reina in collo lo pigliava

E prestamente se ne 'nnamorava.

 

25.

Lasciamo star Vergongnia a tale stallo

Co' re colla reina come figlio:

Ciascun se lo teneva sanza fallo,                                195

Perch' era fresco come 'l fiore e 'l giglio.

Torniamo al padre su', al duro ballo,

Fu che nimico gli diede di piglio

Che lo fecie cadere 'n tanto errore,

Onde ne porta gran pena e dolore.                            200

 

26.

E la figliuola di piangier non fina

Vedendo fatto così gran pesato,

Batendosi, diciendo: « Oimè, meschina!

Sarame mai tal fallo perdonato? ».

E 'l padre suo per cotale dotrina                                 205

Alla figliuola sua ebe parlato:

« Per mio amore, dè, non ti turbare,

Chè in pellegrinaggio i' voglio andare;

 

27.

I' voglio andare a quel sipolcro santo,

E pregherò Giesù nostro singniore                             210

Per suo piatà ci cuopra col suo amanto,

Che lui non guardi al nostro fatto errore.

In ginochion, co' lagrime, con pianto

Perdon chiedendo e con umile core,

De' nostri errori e del nostro mal fare                         215

Per sua piatà ci voglia perdonare ».

 

28.

E detto questo, prese compangnia,

E prestamente si misse in camino.

E caminando andavan per la via

Ciascuno a guisa d'un bel pellegrino.                        220

E 'n pochi giorni sì si conduciea

Drento al sipolcro del Signor divino:

E cominciò a far gran penitenzia

Con disciprine (e) vera riverenzia.

 

29.

E 'n poco tempo costui si moria                                          225

All' aultro mondo andò ad abitare.

E la sua figlia una gran compagnia

Di sante donne seco fecie stare:

A Giesò Cristo el suo amore ponia,

E questo mondo vole abbandonare                           230

Di Dio e de' santi sempre ragionava:

Colle prefate donne dimorava.

 

30.

Lasciamo star costei che 'n buona vita

Viveva casta con molta 'stinenza,

E dirò poi ancor di sua finita                                      235

Come fu santa con gran reverenzia:

Or priego Iddio, maestà fiorita,

Che a me doni della sua cremenzia

Ch' io dica verità e non menzongnia,

Del suo bel figlio chiamato Vergongnia.                   240

 

31.

Di sopra dissi come capitato

Costui si era ne' reame d'Egitto,

E 'nanzi a' re si fu apresentato,

E anco alla reina sì v' ò ditto,

E ciaschedun di loro inamorato                                  245

Eran di lui, com' io v'ò qui scritto,

Per modo tal che non si puon saziare

Di torsi voglia sol lui risguardare.

 

32.

Come 'l fanciullo venne poi cresciendo

Di tempo in tempo gli faciea insengniare                  250

Legiere e scriver, sed' io ben comprendo,

E in dieci anni già non truova pare.

E 'n quindici anni ancora ben schermendo[12],

E po' in venti dotto nel giostrare:

E a cavallo stava bene armato                                    255

Che a Orlando egli era assomigliato.

 

33.

Lasciamo star Vergongnia in tale stato,

E or vi vo' contar della sua madre,

Che l'aveva sentito pel passato

Come gli era morto quel suo padre:                           260

E' sua baroni ella ebe pregato

Quanto potè con parole legiadre,

E verso lor dicieva lagrimando

« Per Giesò Cristo i' mi vi racomando ».

 

34.

Alcun di que' baron prese a parlare:                                  265

« Gientil madonna, prendete marito:

Noi vi daremo un uom di grande afare:

Singniora nostra, pigliate partito ».

Ella rispose: « Questo ragionare[13]

I' sento che m' à 'l core 'ndebolito;                              270

Rispondo a tutti: dè, non ci pensate,

E di marito non mi ragionate ».

 

35.

Vedendo poi questi baroni ch'ella

Di non voler marito era disposta,

Chi le toglieva ville e chi castella ,                              275

Chi le toglie per piano e chi per costa

E fra sè disse un giorno: « O meschinella,

E' mia baroni da me ongniun si scosta

E non si curan di mia singnoria» ;

E fra sè stessa forte si dolia.                                         280

 

36.

E 'n ginochioni andò umilemente

Questa pulita e bella criatura

Dinanzi a Giesò Cristo onipotente

Tutta divota e colla mente pura,

Diciendo: « Vero Iddio, al presente[14]                          285

Dami socorso con buona ventura:

Fa' che la peccatricie sventurata

Pigli rimedio che non sia rubata ».

 

37.

E stando la donzella in tal pregare

Una bocie dal ciel presto venia                                   290

E disse: « Taci, e non ti sgomentare,

Chè messo son del figliuol di Maria

El padre tuo sì t'ebe a lascïare

Un gran tesor sotto la tua balìa

Va' tosto, cierca ongni tua serratura,                         295

Ch'argiento ed oro v' è oltra misura » .

 

38.

E la donzella n'andò prestamente,

E ongni suo serrame allor ciercava

E tanti ve 'n trovò abondevolmente

Che pien d'oro e d'argiento tutto stava.                     300

Ella ringrazia Cristo onipotente

E pelli sui parenti allor mandava

E recitando ta' parole a loro:

« Me aiutate, ch' i' ò un gran tesoro ».

 

39.

Costoro udendo el dir della donzella                                  305

Risposon tutti: « E' non sarà dua mesi

Che riaremo tua città e castella,

Farèn vendetta di chi ci arà offesi!

Or facciàn pur che vada la novella

Dalla tua parte ne' lunghi paesi:                                 310

Notifichiànlo in Ungheria e 'n Francia

Che tu vôi dar ciento fiorin per lancia:

 

40.

Soldar voliam pedoni e cavalieri

Chi vôl, si venga e tocherà danari,

E venga tosto sanza alcun pensieri                            315

Chè di nïente non saremo avari:

E vadia a Faraona volentieri ,

Ch'a dar buon soldo van le cose pari ».

E tanto questo bando si fu udito

Che la novella n'andò in Egito:                                   320

 

41.

Per modo tal, che lo sentì Vergongnia

El qual era figliuo' di questa dama,

E allora e' n'andò, e già non sognia,

Con diciendo: « Una grazia el mio cor brama:

A farmi questo, cierto a me bisongnia,                      325

Se non che la mia vita morte brama ».

E' re udendo tutta sua intenzione

Subito diegli la benedizione.

 

42.

E perchè bene in punto e' comparisse

Gli diede tutta la su' armadura                                   330

E cinquanta cavalieri, e po' li disse:

« Fa' che gli meni, e non aver paura;

Racordati d'Ettore (e) di Parisse ,

E voglia onor sopr'ongni creatura:

Oro e argiento piglia quanto vuoi.                             335

E grazïoso sia (a) tutti poi ».

 

43.

Vergongnia prese e' detti cavalieri

Tutti eran figli di baroni e conti,

Prodi, gagliardi, adatti a que' mestieri,

Che a combatere eran fieri e pronti ,                          340

E molto be' garzon sanza pensieri,

Molto valenti per piano e per monti,

E prese oro e argiento quanto volse,

Cavagli e armadura ancor si tolse.

 

44.

E fatto questo, si prese comiato                                          345

Da' re d'Egitto e poi dalla reina,

E umilmente ongniuno à ringraziato,

Con riverenzia a tutti e due s'inchina.

E fatto questo a caval fu montato,

E verso Faraona allor camina,                                    350

E suso leva la real bandiera,

E drieto a lui li segue ongni sua schiera.

 

45.

E' re colla reina gran dolore

Si davano con tutti e lor baroni,

Perchè ongniun e' li aveva posto amore,                   355

Uomini, donne, fanciulli e garzoni.

Figliuol pareva dello imperadore,

Di costumi gientil d'ogni ragioni,

E 'namorar faciea chi lo vedia:

Di sua partita ciascun si dolia.                                    360

 

46.

Entrati drento, tanto cavalcava

Che giunti tutti a quella Faraona

Si fu: Vergongnia al palazo andava

Dove abitava la donna in persona,

E del cavallo presto dismontava                                 365

Ed era quasi 'n sull'ora di nona;

Salì la scala, e 'n sala fu montato:

Vide la donna ch'aveva mangiato.

 

47.

Vergongnia sì le fecie riverenza

Quanto si convenia a tal singniora,                            370

E poi si disse: « Alla vostra presenza

I' son venuto e questa giente ancora ».

E quella donna piena di cremenza

Rispose a tutti, e nïente dimora:

« Vo' sia(te) mille volte e' ben venuti ».                      375

E lietamente gli ebbe ricevuti.

 

48.

Ella lor fecie fare un grande onore

E tutti quanti fecion collezione:

Ella gli à dato tutto 'l suo amore,

Perchè 'l vedeva sì gientil garzone.                            400

Ed ell'a lui 'ntrata era nel core,

E già l'amor gli à presi di ragione:

Lui non sapiendo che fusse sua madre,

Ed amenduni eran figliuol d'un padre.

 

49.

E quando furno alquanto riposati                                      405

Vergongnia colla sua compagnia,

Molti fiorini furno allora dati

Que' cavalier di tanta gagliardia;

E ben en punto in campo furno entrati,

Che ciascheduno un paladin paria                             410

Bene a cavallo, armati di vantaggio

Vergongnia fu 'l capitan di coraggio.

 

50.

Essendo giù Vergongnia entrato a campo

Della sua giente fecie X squadre,

E prestamente sanza nullo inciampo                         415

Fe' dispiegar sue bandiere leggiadre.

Del nobile stendardo, per suo scampo,

Dipingnier fecie sè colla sua madre,

Perchè gli aveva posto grande amore:

Nell'aultro cantar dirò el tenore.                                 420

 

Note

__________________________

 

[1] Da una memoria che leggesi nel codice si rileva che esso venne scritto da Francesco di Barone di Salvi di Belforti da Prelognano di Val d'Elsa di Firenze, nato nel 1413.

[2] Il Cod. Ci vene balie. Abbiamo sostituito E tre balie, attenendoci ai due testi in prosa.

[3] Il cod.: E portone grande pena e dolore

[4] tre cotanti: tre volte di più

[5] appresare: avvicinare (B)

[6] fece preparare una barca (B)

[7] Il Cod. senza dimoro: ma mentire eraci suggerito dalla rima e dal senso.

[8] brevicciuolo: diminutivo di breve: piccola pergamena con uno scritto (B)

[9] manca evidentemente un verso

[10] senza fargli mancare nulla

[11] Nel codice: in sul bochino

[12] schermendo: da schermire, tirar di scherma.

[13] Il Cod. cotesto.

[14] Il Cod. Iddio ral presente.

 

 

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© 2003 - prof. Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 04 maggio 2004