Edizione di riferimento
Poeti minori del Trecento, a cura di Natalino Sapegno, Letteratura Italiana - Storia e Testi vol. 10, direttori Raffaele Mattioli, Pietro Pancrazi, Alfredo Schiaffini, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli 1962
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Il cantare di Madonna Lionessa reca la firma di Antonio Pucci; è dunque della seconda metà del Trecento (ma anteriore al 1388). Il nocciolo della trama è costituito da un tema diffuso nella novellistica occidentale (compare, fra l'altro, in un racconto del Pecorone, e sarà ripreso da Shakespeare nel Mercante di Venezia); ma a quel nocciolo si sovrappone una curiosa fioritura di spunti satirici attinenti alla cronaca politica e al costume dell'Italia trecentesca. |
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1. Io truovo d'una donna da Milano, ch'ebbe nome madonna Lionessa, che madre fue d'Azzolino Romano,[1] che fue tanto ardito in ogni pressa. Il suo marito ha nome Capitano; di Lombardia ell'era principessa; tutta la Lombardia signoreggiava e Toscana di lei forte tremava.
2. Ell'era sopr'ogn'altra savia e bella, e sempre avea semilia[2] cavalieri, con qua' prendeva città e castella o per battaglia o per falsi mestieri[3]; e non montava cavaliere in sella che non temesse de' suo colpi fieri; e, se d'amor d'alcuno era richiesta, di botto gli facea tagliar la testa.
3. Così reggendo, venne che 'l marito, ch'era d'Italia la più franca lancia, vennegli in cuore e grande appitito di voler visitare il re di Francia; onde si mosse, molto ben fornito, con semilia tedeschi[4], a non dir ciancia. Tanto cavalca che giunge a Parigi, laonde fe' di grandi e be' servigi.
4. Il re di Francia era fuori ad oste[5]; mandò alla reina ch'ella 'l soccorresse. Il Capitano, udendo le proposte, le si proferse in quanto le piacesse con semilia tedeschi alle sue coste. La reina gli disse: - Dio 'l volesse! - Onde dalla reina si partìe, dov'era il re di Francia se ne gìe.
5. E grande festa gli fe' il re di Franza, ché amendue eran perfetti amici. De' saracin v'era la gran possanza, e tutte piene n'eran le pendici; molti cristiani v'eran per certanza e molti cavalier v'ha da Parigi: dall'una parte e l'altra accampati cristiani e saracin sono ischierati.
6. Vedendo il Capitan tanta puntaglia[6] di cavalieri da ciascuna parte, di grazia chiese la prima battaglia; il re gliel concedette, onde si parte. Disse a sua gente: - Se Cristo vi vaglia, siate ben franchi[7], ché sapete l'arte! - Onde percossono tosto a' nimici. La prima ischiera mise alle pendici.
7. Non era in Talia[8] uom tanto possente com'era questo gentil Capitano; e con sua forza e con sua buona gente diede isconfitta al populo pagano; e il re di Francia ancor similemente, colla sua gente del popul cristiano, a' saracini dieron tal trafitta che per forza mìsongli in isconfitta.
8. Color fuggendo e costoro incalciando, durò la caccia più di dieci miglia. E lo re poi a Parigi ritornando menò molti prigion con suo famiglia. E la reina ch'aspettava, quando rivide il Capitan, per mano il piglia: e', vedendosi far tante carezze, subito innamorò di sue bellezze.
9. Cavalcando con lei a coscia a coscia, non si iscopria né in fatto né in detto. Giunti in Parigi, la reina poscia il convitava con molto diletto, ed e' sentiva l'amorosa angoscia; e trovandosi un dì con lei soletto, richiesela d'amore. A tal cagione lei il fe' pigliare e mettere in prigione.
10. E po' col re tutto il fatto ragiona, laonde il re ne fue molto dolente; ma, guardando l'onor della corona, co' savi suoi si consigliò al presente. Ciascun dice di perder la persona. Rispuose il re: - Non ne farò niente; ma io condanno quel membro[9], in due once, che le parole disse tanto isconce. -
11. Poi fece il Capitano a sé venire, ed e' sì venne tutto isbigottito. Il re gli disse: - Come avesti ardire di farmi oltraggio, avendomi servito? Ma tu se' degno in tutto di morire, bench'io non aggi tuo fallo seguito[10]: a ciò che la tua vita non si stingua, sieti tagliato due once di lingua. -
12. El Capitano disse: - I' vi ringrazio, ch'io veggio ben ch'io son degno di morte; ma cento giorni i' v'adimando ispazio prima ch'io venga a sì malvagia sorte. - Il re lo fece di quel voler sazio[11]; fecel rimetter nella pregion forte; e' poi iscrisse alla sua donna ardita com'egli era a pericol della vita.
13. Quando la donna intese le novelle del Capitan, che più che sé l'amava, delle mani si dié nelle mascelle; subitamente in zambra se n'andava; e, non potendo immaginar cavelle[12] dello suo iscampo, ella s'inginocchiava divotamente dinanzi al Creatore e piangendo dicea con gran dolore:
14. - O Signor mio, ch'a Maria Madalena tu perdonasti, non mi abbandonare, ch'io veggio ben che la fortuna mena il mio marito a mala morte fare; ma, se mi doni grazia e tanta lena ch'io di pericolo il possa iscampare, i' ti prometto, ch' i' ho fatte assai disconce cose, ch' i' non farò mai.-
15. Così adorando si fue addormentata, e dal cielo le venne in visione un angiol che le dié questa ambasciata: - Se vuoi cavar tuo sposo di prigione, com'uom ti vesti, bene accompagnata; va dimostrando d'esser Salamone[13] venuto al mondo a rinnovare leggi: contrasto non [truoverai, s' ti] correggi[14]. -
16. Quando la donna si fue risentita, volendo il sogno mettere in effetto, di porpore real si fu vestita e dice ch'era Salamon perfetto; e la voce dintorno ne fu ita per Lombardia e per tutto il distretto sì come Salamone era venuto; e per piacer[15] di Dio era creduto.
17. Appresso tolse di tutte le chiese [16] e raunò libri e some d'ariento[17], e mille preti vecchi del paese vestì a nero a suo comandamento, e cento savi colle menti accese pieni d'ogni iscienza e 'ntendimento, e mille cavalier sergenti e fanti che grammatica[18] sapìen tutti quanti.
18. A' preti comandò che per cammino cantasson sempre l'ufficio de' morti per rimembranza del regno divino (al qual ufficio istanno molto accorti, mostrando avere il mondo a suo dimino[19]); e perché in creder ciascun si conforti, una gran palla d'or portava in mano, in sur un bianco palafren sovrano.
19. Le croci innanzi a sé mandava ritte con istendardi di zendado[20] nero, con lettere e parole d'oro iscritte sì com'egli era Salamon di vero[21], figliuol del santo padre re Davitte, da Dio mandato per cotal mestiero per rinnovar la legge al mondo guasta. E questo a credere alla gente basta.
20. Come la gente si maravigliava non è mestieri ch'io vel dichi quici; ché tutto l'universo ne parlava come[22] tra loro iscriveano gli amici; e tutto il chericato[23] ne tremava pensando perder tutti i benefici. Giunto presso a Parigi una mattina, gli si fa incontro il re e la reina.
21. El vescovo con tutto il chericato sì cavalcava col re sanza fallo. Quando si furon a lui appresentato, tutta la gente ismontò da cavallo; piangendo di letizia, inginocchiato, cominciano il re e gli altri a salutallo: - Ben possiate venir, santa corona! - Ed e' saluto non rende a persona[24].
22. Cui Salamon mirava punto fiso, accetto sel tenea più ch'uom vivente[25] e di letizia si segnava il viso e sì diceva umile e riverente: - Egli è venuto ben dal paradiso, tanto ha aspetto angelico e piacente! - Giunto in Parigi, come gli fue a grado, col vescovo ismontò al vescovado.
23. E 'n sulla mastra sala fece fare una gran sedia con sette iscaglioni[26]; su vi sedea e a' pié fece istare i gran maestri, i preti e i baroni; e fece intorno a sé ingraticolare[27], empier la sala di libri e' veroni[28]. Poi venne un prenze (com'egli ha ordinato), venne dinanzi a lui inginocchiato.
24. -Mercé, per Dio! Il re tiene in pregione (ben che questo dovete voi sapello) nostro signor ch'elli ha 'n condennagione: a tal condennagion facciamo appello.- Vedendo ciò, comandò Salamone che comparisse il re di Francia ed ello: temendo, il re comparì a mano a mano, appresso menò seco il Capitano.
25. Vedendo Salamone in suo presenza il Capitan con la catena in gola, dinanzi a sé fe legger la sentenza: « Due once» dice «sia tagliata sola. » Salamon parla, e disse: - In mia presenza fagliel tagliare, parl' io tal parola, due once, come tu condennato hai; ma, se fie più o men, la romperai[29]. -
26. Ed e' rispuose: - Corona beata, vo' conoscete più che non fo io: o vaglia o no la sentenzia ch'é data, vo' ch'ella si cancelli, o signor mio. - Salamon la parola ha incorporata;[30] fegli trar carta e [assolver] ogni rio[31], e poi appresso gli comandò e disse che innanzi a lui ogni dì comparisse.
27. E vo' che voi sappiate, o buona gente, ched egli il fece suo procuratore; ed egli e gli altri credean certamente ched e' fusse mandato dal Signore qua giù in terra, da Dio 'nnipotente, per liberar del mondo alcun errore. E, poi che alquanto e' si fue riposato, Salamone dal re prese commiato,
28. dicendo:- E' mi conviene andare a Roma a correggere il papa e' cardinali, ch' a' cherici porrò sì fatta soma[32] che in loro vita e' no l'ebber mai tali. - (Sì ch'ogni chericato, sì si noma, per me' fuggir vorrebbon mettere ali).[33] Onde si parte; il re l'accompagnava quel che gli parve, e poi indreto tornava.
29. Partito fue, i preti parigini, all'uscir fuori, sì com'io intendo, gli presentar trentamilia fiorini e trenta palafren, s'io ben comprendo. Gli ambasciador parlargli in ta' latini[34], enginocchiati e così dicendo: - Vi manda di Parigi il chericato, perché voi non guardiate in lor peccato. -
30. E Salamon sorridendo gli tolse[35], e disse: - I' non avea mestier di questi. - E 'nverso lor Salamone si volse e disse: - Fate che viviate onesti - ; e per quella fiata gli prosciolse: e' tostamente se n'andaron presti con allegrezza e festa a casa loro. E Salamon ne va sanza dimoro.
31. Quando arrivava a castello o a cittade, i preti 'ncontro a lor non sono iscarsi; de' preti erano pien tutte le strade a presentarlo[36] e a raccomandarsi. El Capitan con molta umilitade ogni dì andava a rappresentarsi, e a sua donna iscriveva molto ispesso, ma' non pensando come l'avìe presso.
32. Giugnendo Salamone in un gran piano, el Capitan correa un suo destriere, e Salamon domandò a mano a mano, benché e' conoscesse il cavaliere; fu risposto che era il Capitano; chiamollo a sé e disse:- Fa mestiere, perché cavalchi tu, ch' i' non cavalco, da oggi innanzi sie mio maliscalco. -
33. E, cavalcando a lato a Salamone il Capitan siniscalco novello, egli il dimanda di sua condizione, s'egli ha donna o sposa per anello.[37] - Monsignor sì, - risposegli il barone - così potess'io diventare uccello! che 'nnanzi ch'io mangiassi, i' la vedrei con i tre bei figliuoli ch' i' ho di lei;
34. però ch'io l'amo più che criatura, ed ella così me, se Dio mi vaglia. - Salamon disse: - Com'è tanto dura ch'a te non viene, essendo in tal travaglia? Ma questo è segno ch'ella non si cura della tua morte o vita un fil di paglia. - Ed e' rispuose : - Caro signor fino, la testa metterei ch'ell'é in cammino. -
35. Salamon disse: - Po' t'ha abbandonato e te non cura di tue grave doglie, tal matrimonio rompere ho pensato, ché posso far di ciò tutte mie voglie; e una ricca donna d'alto istato, savia e gentile, i' ti darò per moglie. - Ed e' rispuose: - I' non credo che sia più sufficiente donna che la mia. -
36. E così cavalcavan ragionando che presso a Roma a tre miglia arrivaro; el papa, e cardinali e gli altri, quando l'ebbon sentito, incontro sì gli andaro; e 'n sulla strada insieme riscontrando, il papa e Salamon si salutaro. Dicea il papa: - Ben venga il signor mio! - Ed e': - Ben venga il vicario di Dio! -
37. E poi ch'alquanto in Roma fue posato, il papa fece con lor concestoro, e fe' che 'l chericato ivi adunato gli diede centomilia fiorin d'oro. Onde allo lato il papa gli ha parlato: - I' non so quanto farete dimoro; ma io intendo che per ogni verso legge mutiate in tutto l'universo;
38. e tòrre al chericato e benefici e darci poi asprissima sentenza. Se riparare si può ta' giudici, provveggia in ciò la vostra sapienza. - Salamon disse: - In Dio e veri uffici, vivete casti e fate penitenza, e lussuria lasciate e buon bocconi: i' pregherò Iddio che vi perdoni. -
39. Da Roma si partì colla secura,[38] e tanto cavalcò che giunse in Siena, laonde il chericato per paura partire il fece colla borsa piena. El chericato fiorentin procura di sua venuta, gran gioia ne mena; incontro gli si fe' con grandi onori: in Firenze smontò a' frati minori.
40. E, riposati, alquanti giorni poi i cherci fiorentini il dimandaro: - Dicci se lo giudicio tocca a noi o se per nostro inciampo ci è riparo. - Salamon disse allor: - Sì come voi siete principio al dolore e all'amaro, sarete i primi che il Signor superno vi manderà nello prefondo eterno. -
41. A' prior disse: - Questa vostra terra chiamata Fior, farò che farà frutto; ma, prima che sia, se 'l mio dir non erra, dovizia avrete di pianto e di lutto. - E il consiglio co' prior si serra: alcun dicea che volea ch'al postutto e' fusse presentato riccamente; chi n'era lieto e chi n'era dolente.
42. In ringhiera[39] levossi un calzolaio e disse:- Io dico ch'al signor reale non si die tanto che vagli un danaio, poi ch'egli il manda il Re celestiale; ma se ognun vuole istare allegro e gaio, pigliamo il bene e lasciamo ogni male, e 'l Signor ci darà stato perfetto. - Ciascun rispuose e disse: - Egli ha ben detto. -
43. Partissi Salamone e andò a Gagliano, la sera se n'andò sanza menzogna; e, riguardando intorno, il Capitano conobbe ch'era il cammin di Bologna; e parlò e disse: - Signor mio sovrano, licenzia v'addimando con vergogna ch'io possa ritornar in mio paese, ché mio nimico è il popul bolognese.
44. E Salamon allora prese a dire: - Di questo fatto il miglior prenderemo: quando tutta la gente fie a dormire, verrai a me, e ciò consiglieremo. - Quand'e' fu tempo, ed e' per ubbidire andò a lui nella cambera; allo stremo[40] d'andare a letto, trovò Salamone ignuda, e disse: - Ben vegna il barone. -
45. E poi la man 'n sulla spalla gli ha messa, e disse: - Come ha nome la tua sposa? - Ed e' rispuose: - Ha nome Lionessa, ch' i' bramo di veder sopr'ogni cosa. - E disse: - Guarda s'io somiglio ad essa. - Ed e' guardò con faccia vergognosa, po' disse: - Signor mio, santa corona, veder mi par la mia donna in persona. -
46. Disse 'l barone: - A mente non mi reco se non che siete della santa fede, [41] ché corpo uman non potrebb'aver seco tanta biltà quanto Iddio vi concede. - Diceva Salamon: - Or com'è cieco chi non conosce il suo quand'egli 'l vede! Ch'io son tua donna e tu se' mio marito. - Ed e' per gioia cadde tramortito.
47. Come fu risentito, di presente, subitamente s'andaro nel letto e abbracciar l'un l'altro istrettamente e tutta notte stettero in diletto. Al giorno Salamon tutta sua gente accomiatò dicendo: - I' son costretto d'andare al paradiso luziano,[42] dove non può venir niun corp' umano. -
48. Contento di bon'are43] ciascun parte; e Salamon, ch'avie mutata gonna, secondamente che dicon le carte[44], tornò a Melan vestito come donna. Come fu giunto, scrisse in ogni parte, insino al papa, del mondo colonna: - Nel paradiso luzian mi ritruovo, sì come piace a Dio per cui mi muovo. -
49. Ad ogni chiesa suo libri rendette; e conobbe da Dio grazia infinita; enfin ch'al mondo col marito stette, sì fero insieme santa e buona vita, e chiese e monester fer diciassette, ed ebbon paradiso alla partita, alla qual ci conduca il Salvatore. Antonio Pucci il feci, al vostro onore. |
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Note
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[1] Azzolino: il famoso Ezzelino da Romano, che ebbe per madre non una Lionessa, bensì Cecilia da Banne. Con un procedimento che si ritrova anche negli autori di novelle del sec. xiv, il Pucci vuol collocare la sua storia, sia pur vagamente, in una cornice di storia reale.
[2] semilia: seimila.
[3] falsi mestieri: tranelli.
[4] tedeschi: soldati mercenari.
[5] ad oste: in campo.
[6] puntaglia: moltitudine di lance.
[7] franchi: prodi, valorosi.
[8] Talia: Italia.
[9] quel membro: la lingua
[10] seguito: perseguito.
[11] sazio: soddisfatto.
[12] cavelle dello suo iscampo: nessun mezzo per salvarlo.
[13] Salamone: Salomone, il re e legislatore sapiente. La leggenda gli attribuiva spesso la funzione di assegnare giuste sentenze in circostanze particolarmente intricate e difficili: cfr. Boccaccio, Decameron, ix, 9; G. Sercambi, novelle XI, e XLI.
[14] s'ti correggi ecc.: se ti penti dei peccati compiuti.
[15] per piacer di Dio: per voler di Dio
[16] tolse tutte le chiese: si impadronì delle chiese
[17] grandi quantità di libri e d'argento
[18] che sapevano ben esprimersi
[19] a suo dimino: in proprio potere
[20] zendado: tessuto di seta fine e molto leggero
[21] di vero: veramente
[22] Tutti parlavano del come Salomone scegliesse le persone degne di essere ammesse alla sua presenza
[23] chericato: clero
[24] ed è un saluto che il re non aveva mai riservato a nessuno
[25] La persona su cui Salomone fissava lo sguardo si riteneva di essere al di sopra di ogni altro uomo, perché degno della sua straordinaria attenzione
[26] sopraelevata, alla quale si giungeva salendo sette gradoni, sui quali faceva stare maestri perti e baroni
[27] ingraticolare: porre tutt'intorno una grata
[28] veroni: passaggi nella grata per accesso ad altri locali
[29] avrai tu stesso violato la tua sentenza
[30] la parola ecc.: diede corpo, formulò in termini precisi la parola del re.
[31] colpevole
[32] un tale peso, una tale tributo
[33] Sí ch'ogni ecc. ogni chierico, che in tal modo si sente nominare nel discorso di Salomone, vorrebbe aver le ali per fuggire meglio e sottrarsi alle sue minacce.
[34] in ta' latini: in tale linguaggio.
[35] gli tolse: li prese
[37] per anello: col rito dell'anello (cfr. Dante, Purg., v, 135).
[38] colla secura: al sicuro
[39] In ringhiera: alla tribuna.
[40] allo stremo: sul punto
[41] In mente mi viene che il pensiero che appartenete alla corona di santi (che sta intorno a Dio)
[42] luziano. E probabilmente corruzione di deliziano; e paradiso deliziano si diceva il paradiso terrestre; qui però sembra che il poeta voglia alludere piuttosto a quello celeste.
[43] di bon'are: allegro. È propriamente il de bon(e) aire (oggi débonnaire) dei francesi e dei loro imitatori italiani.
[44] secondamente ecc.: secondo che narra il libro.
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© 2003 - prof. Giuseppe Bonghi -
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Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2004 |