Anonimo

 

STORIA DI LIOMBRUNO

 

Edizione di riferimento:

Poeti minori del Trecento, a cura di Natalino Sapegno, Letteratura Italiana - Storia e Testi vol. 10, direttori Raffaele Mattioli, Pietro Pancrazi, Alfredo Schiaffini, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli 1962

 

La Storia di Liombruno risale probabilmente, nella sua redazione più antica, alla seconda metà del Trecento. La materia, nel suo nucleo essenziale (amore di un giovane e di una fata), rivela grande affinità con quella svolta nel Lai de Lanval di Maria di Francia, nonché in alcuni cantari trecenteschi italiani (Bel Gherardino, Pulzella Gaia); ma essa accoglie inoltre in gran numero spunti attinti al folklore tradizionale e tuttora vivi nelle leggende popolari di molti paesi europei.

Cantare primo.

1.

Onnipotente Dio che nel ciel stai,

Padre celeste, Salvator beato,

che tutt’il mondo con tua man fatt’hai,

e ’l tuo sapere regge in ogni lato,

e re di ciascun re chiamar ti fai,

concedi grazia a me, Padre onorato,

che possa dire un bel cantar per rima

ch’a ciascun piaccia dal piede alla cima [1].

2.

Signori, intendo che per povertade

molti nel mondo son mal arrivati [2];

hanno perduto la lor libertade,

la povertà sì forte gli ha cacciati;

e io vi conterò con veritade

d’un pover uomo gli anni mal menati [3],

come per povertà venne in periglio,

convenne dar al diavolo un suo figlio.

3.

Il pover uom si era pescatore

e ogni giorno n’andava a pescare

per sua disavventura a tutte l’ore,

ché poco pesce gli venia pigliare;

terra nè vigna non avea di fuore;

ben tre figliuoli avea a nutricare.

La donna sua, fresca come rosa,

viveva del pescar, non d’altra cosa.

4.

Una mattina il buon uom si levòe,

con la barchetta a pescar ne fu andato;

niente di pesce il giorno non pigliòe,

onde l’uom si fu forte corrucciato;

a un’isoletta del mare arrivòe

e quivi un gran diavolo ha trovato;

e sì gli disse: - Che mi vuo’ tu dare,

se ti dono del pesce da mangiare? -

5.

Ed ei rispose: - Da poi che tu puoi,

a me comanda ciò che posso fare. -

Parlò il demonio co’ sembianti suoi

e sì gli disse: - Se mi vuoi menare

sull’isoletta un de’ figliuoli tuoi

e mi prometti di non m’ingannare,

io ti darò del pesce per ristoro

moneta assai e con argento ed oro. -

6.

E quel buon uomo n’ebbe gran dolore;

per povertà convien [4] che lo prometta;

così gli disse: - Io ti darò il minore

e menerollo su questa isoletta. -

El mal diavol non fece altro romore;

pigliò del pesce ed empiè la barchetta,

moneta gli diè assai, se la portasse; disse:

- Io t’annegherei, se m’ingannasse. -

7.

E quel buon uomo gli rispose ardito:

- E certamente non t’inganneròe -;

e poi inverso casa ne fu gito [5];

con tutto il pesce assai dinar portòe;

e di buon vestimenti fu vestito;

la madre e i figliuoi ben addobbòe;

di vettovaglia la casa ha fornita;

ma del figliuol aveva gran ferita.

8.

E poi chiamò il suo figliuol minore

nella barchetta e con seco il menòe;

dentro del cuor n’aveva gran dolore;

e navigando all’isola arrivòe,

della barchetta sì lo trasse fuore, dicendo:

- Aspetta sin ch’io torneròe. -

Così lasciò il figliuol con tale inganno,

che non avea passato l’ottavo anno.

9.

Quel buon uomo di quivi fu partito,

ché del figliuol non vuol veder la morte.

Il gran diavol quivi parse [6], ardito,

e via lo vuol portar per cotal sorte.

E quel fanciullo forte fu smarrito,

ché non aveva nessun che ’l conforte;

ma per virtù di Cristo si facia

il segno della croce, e quel fuggia.

10.

Rimase quel fanciul con gran paura

solo soletto su quella isolella.

Guarda, e vide sopra nell’altura [7]

una donna, ch’è in forma di donzella,

e un’aquila pareva in sua figura;

ed al fanciullo se ne venne quella

e sì gli disse: - Non ti dubitare [8],

ché di questa isoletta ti vo’ trare. -

11.

Disse il fanciullo: - Non mi vo’ partire,

perché mio padre qui debbo aspettare. -

L’aquila allora sì gli prese a dire:

- Dov’è tuo padre ti vuo’ ben portare. -

E prese quel fanciul, senza mentire,

sopra nell’aria cominciò a volare;

e tanto in alto [9] l’aquila il portoe

sì che e capegli al fanciullo abbrucioe.

12.

Poi gli mostrò il paese soprano

e ’l suo castello ch’era in lunghe [10] parte:

quattrocento giornate era lontano

e più ancor, fanno menzion le carte [11].

Quell’aquila con quel fanciullo altano [12]

in una notte sì v’andò per arte[13],

ché la sera dall’isola il traeva

e la mattina al suo castel giungeva.

13.

Poscia in una sala molto bella:

- Ora m’aspetta fin ch’io torno - disse;

entròe in zambra [14] e diventò donzella;

pareva che dal paradiso uscisse, 

ché riluceva più che non fa stella;

assimigliava il sol che in ciel venisse;

era vestita di molti bei panni

e non avea passato ancor dieci anni.

14.

Questa fanciulla, la quale io vi dico,

sì si chiamava madonna Aquilina,

che scampò [15] quel fanciullo del nemico [16],

quando là il trasse fuor dalla marina.

Andò da lui e disse: - Bello amico,

Iddio ti doni la bella mattina!

Io sono che sì in alto ti portai

quando da quel diavol ti scampai. -

15.

E quel fanciullo con buon argomento

cortesemente assai la ringraziòe

e dissegli: - Madonna, io son contento 115

e vostro servitor sempre saròe.

- Ella rispose :- Non ti dar spavento,

ché ancora più contento ti faròe. -

Ella aveva dieci anni ed egli sette,

e vergin più d’otto anni ancora stette.

16.

Infra quel tempo lo misse a studiare

con un maestro; e da lui bene imprese [17],

ed imparò a scrivere e giostrare,

e venne in arme prodo uom palese [18]:

ai suoi colpi nessun potea durare [19];

e ben dicea ciascun di quel paese:

- Quest’è figliuol di conte e di barone!

tanto era adatto e di bella fazzione [20].

17.

Quando cresciuti furono in etade,

egli pareva un giglio, ella una rosa;

e quella donna piena di beltade

disse: - Il mio cuore non arà mai posa

se non adempio la mia voluntade:

piacciati al tutto che io sia tua sposa;

poiché allevato t’ho, donzel gradito,

ora ti piaccia d’esser mio marito. -

18.

E quel fanciullo con buona dottrina

così cortesemente ebbe parlato,

e sì gli disse: - Madonna Aquilina,

con gran fatica m’avete allevato;

voi mi campaste fuor della marina:

ciò che a voi piace sono apparecchiato. -

El nome suo disse a ciascuno;

la gente sì lo chiama Liombruno.

19.

Egli sposò la donna in cotal sorte [21],

ella sua sposa ed ei per suo marito.

E suo castello era tanto forte,

di ciò che bisognava era fornito;

fino nell’aria aveva ben due porte

fatte per arte [22]; e molto ben guernito;

persona alcuna entrar non vi potea,

se madonna Aquilina non volea.

20.

Liombruno sapea l’incantamento [23],

a suo diletto n’usciva ed entrava,

e spesso vi facia torniamento [24]

di belle giostre, al tutto s’approvava [25].

E quella donna, piena di contento,

di giorno in giorno sempre più l’amava,

perch’era bello e pien di leggiadria,

sì che la donna gran ben gli volìa.

21.

Standosi un giorno tutto nequitoso [26],

la bella donna sì gli ebbe parlato

e sì gli disse: - Viso mio amoroso,

perché mi sta’ tu tanto corrucciato? -

A lei rispose Liombruno sposo:

- Madonna, un gran pensier si m’è levato:

i miei fratelli vedere io vorria

ed il mio padre e madre in compagnia. -

22.

Disse la donna: - Se tu vuoi andare,

io vo’ che m’imprometta senza inganno

al termin ti darò di ritornare:

voglio che torni avanti che sia l’anno [27]. -

E Liombruno sì prese a parlare:

- Madonna, e’ sarà fatto senza affanno. -

Ed ella allora gli donò un anello,

che da disagio scampasse il donzello.

23.

- Ciò ch’arai - disse - all’anel domandare,

tu l’averai tutto al tuo piacere;

danari e robba, senza dimorare [28],

ti sarà dato a tutto tuo volere; 

ma guarda di non mi manifestare [29],

ché mai più grazia non potresti avere;

e fa che fino a un anno tu ritorni

e, se più stai, non varchi quattro giorni. -

24.

E Liombruno disse: - Volentieri. -

E quella donna sì bella e gradita,

innanzi che partisse a tal mestieri,

ben quattro dì fe’ far corte bandita,

e ’l fece fare ancora cavalieri [30],

fecegli cinger la spada forbita;

e fatto questo, si prese commiato,

e messer Liombruno era chiamato.

25.

Avea d’andar giornate quattrocento

innanzi che in suo paese arrivasse;

ma quella donna per incantamento

sì ordinò ch’egli s’addormentasse;

all’arte[31] fe’ di poi comandamento

che in suo paese tosto lo portasse.

La sera che Liombrun s’addormentoe,

la mattina al paese suo arrivoe.

26.

E quando venne sull’alba del giorno,

Liombruno allora si fu risvegliato,

rizzossi in piedi e guardossi da torno

e ’l bel paese ha ben raffigurato.

E Liombrun, quel cavalier adorno,

umilemente Dio ha ringraziato;

ed all’anello grazia egli chiedia:

ciò ch’el comanda, tutto gli venia.

27.

Per la virtù ch’aveva quel anello,

in prima sì ci chiese un buon destrieri;

di vestimenta poi ’dobbato e bello

come bisogna a ciascun cavalieri;

una valigia poi appresso a quello,

fornita di fiorini a tal mestieri;

e gente gli chiedeva senza fallo:

assai ci venne a piedi e a cavallo.

28.

Con questa gente e con que’ suo danari

andò alla casa e ritrovò suo padre,

e suoi fratelli, e suoi parenti cari,

e quella robba presentò alla madre.

Non si mostrorno i suoi parenti avari

verso di lui e tutte le sue squadre,

ma visitandol diceva ciascuno:

- Ben sia venuto, messer Liombruno! -

29.

I suoi parenti dicevn tutti quanti:

- O Liombruno, dove se’ tu stato? -

E Liombruno a lor rispose avanti

- In veritade io ho ben guadagnato

e sono stato con ricchi mercanti,

che m’han così vestito e addobbato;

pel ben servire che io ho fatto loro

m’han fatto cavalier a speron d’oro [32]. -

30.

Ben nove mesi stette con presenti [33]

che li facean ciaschedun d’onore.

Lì si provava [34] amici con parenti;

in quelle giostre, pien di gran valore,

spesso facea di ricchi torniamenti;

e Liombrun di tutti avea l’onore [35].

Passati nove mesi, e’ prese a dire

a’ suo parenti: - E’ mi convien partire;

31.

ché a quelli mercatanti io ho promesso

innanzi passi un anno di tornare. -

Que’ suoi parenti sì dissono: - Adesso,

o Liombruno, dove vuoi tu andare?

Sappi il re di Granata sta qui appresso [36],

una sua figlia si vuol maritare,

e ’l torniamento ha già fatto bandire

che chi la vince seco de’ venire. -

32.

Quando Liombruno questo dir udia,

li venne in cuor di provar sua ventura,

ed all’anello subito chiedia

un bel destriero con buona armadura;

e ciò ch’ei domandò tutto venia.

E Liombruno d’armarsi allor procura;

da’ suoi parenti commiato pigliava,

e ciaschedun di loro lagrimava.

33.

E Liombruno si prese commiato,

tanto cavalca che giunse in Granata,

là dove torniamento era ordinato

e la gran giostra era già cominciata.

E l’altro giorno [37] se n’andò sul prato

dove la gente era ragunata.

Ivi era un saracin tanto possente

che della giostra quasi era vincente.

34.

Quel saracin avea tanta fortezza

che niun a lui si volea accostare,

però ch’egli era prode e pien d’asprezza,

a’ suoi colpi nessun potea durare.

E Liombruno, pien di gentilezza,

a lui davanti s’andò a presentare;

e disse il saracin: - O a me ti rendi,

o, se tu vuoi giostrar, del campo prendi. [38] -

35.

E Liombruno disse: - Volentieri. -

Arditamente del campo pigliava.

El saracin, che si tenea de’ fieri,

sul buon destrier allora s’affermava;

e rivoltossi il nobil cavalieri,

l’un verso l’altro forte speronava;

i cavalieri furon riscontrati [39]:

or udirete i colpi smisurati!

36.

Il saracino e messer Liombruno

si vennero a ferir arditamente;

due gravi colpi dette ciascheduno,

ma pur il saracin si fu perdente;

arme che avesse non gli valse un pruno [40],

ché Liombruno, nobile e possente,

il ferro e l’asta nel cuor gli caccioe

e giù del destrier morto lo gittoe.

37.

Caduto in terra morto il saracino,

Liombruno nel campo sì feria,

quanti ne giugne mette a capo chino,

e ciaschedun gli donava la via,

e ben pareva un franco paladino.

Con alta voce ciaschedun dicia:

- Non combattere più, franco signore,

del torniamento è già vostro l’onore. -

38.

Il re si fe’ venire il cavaliere

e sì gli disse: - Baron valoroso,

la mia figliuola sarà tua mogliere

e tu sarai mio genero e suo sposo. -

E Liombruno disse: - Volentiere,

se ciò vi piace, alto re valoroso. -

Ma, innanzi che quel re gliel’abbia a dare,

co’ suoi baroni si vuol consigliare.

39.

Il re i suoi baroni ha domandato;

disse: - Che ve ne par del cavaliere?

Voi ’l dovete saper - ebbe parlato -

forse che in suo paese egli ha mogliere,

e non mi par di così gentil stato [41]

che a noi si confaccia tal mestiere. -

- Benché sia prode e pien di gagliardia,

a noi non par che convenente sia.

40.

Ma, se per nostro senno si dee fare,

ordinerete che ciascun si vanti [42],

e dopo il vanto, senza dimorare,

ognun il suo provi a noi davanti. -

E l’altro dì sì fece ritornare

in sulla sala i baron tutti quanti

ed ordinò che ciascun si vantasse

e poscia il vanto innanzi lui provasse.

41.

Chi si vantava di bella mogliere,

chi si vantava di bella magione,

chi di caval corrente e buon destriere,

chi di gentil sparviero e di falcone,

chi di palazzi o di gran torri altiere,

chi si vantava di tal condizione;

e quando ciaschedun si fu vantato,

messer Liombruno poi fu domandato.

42.

Dissegli il re: - Perché non vi vantate? -

E Liombruno sì gli respondia:

- Sacra corona, ora mi perdonate. -

Ed ei rispose: - Perdonato sia. -

E Liombruno disse: - In veritate,

ed io mi vanto della donna mia:

più bella donna non si può trovare,

e infra venti giorni il vo’ provare. -

43.

- Termine mi domandi venti die, -

rispose il re - io te ne vo’ dar trenta. -

Liombruno all’anello disse lìe:

- Donna Aquilina presto m’appresenta! -

- quella donna, perché a lei fallìe [43],

non vuol venire acciò ch’egli si penta.

E passò trenta giorni senza resta [44],

alli trentun dovea perder la testa.

44.

A trentun dì la donna fu venuta

e fuor della città si ritenia;

una donzella suo vestir aiuta,

mandolla al re e alla sua baronia;

e quando il re costei ebbe veduta,

ch’era piena di tanta leggiadria,

disse a Liombruno: - È questa tua mogliere? -

Ed ei rispondea: - No, dolce messere. -

45.

Poi una cameriera gli arrivava

davanti al re e gli altri suoi baroni;

e quando il re costei riguardava,

che l’era tanto bella di fazzione,

inverso Liombruno egli parlava:

- È questa moglie tua, gentil campione? -

Liombrun disse con dolce favelle:

- Signor mio no, ma ambedue son donzelle. -

46.

E madonna Aquilina fu arrivata

col suo bel viso che rendea splendore,

davanti al re si fu appresentata,

poi di lì si partì senza tenore [45].

E quando il re costei ebbe guardata:

- Liombrun, - disse - nobile signore,

or mi perdona per tua cortesia.

- Perdonate a me voi - Liombrun dicia.

47.

E Liombrun da lui prese commiato

e dietro la sua donna se ne gia.

Ella l’aspettò suso in un bel prato;

Liombrun perdonanza gli chiedia.

Ed ella disse: - Falso rinnegato,

della tua morte non m’incresceria. -

Per altra via la donna se n’andava,

nè arme nè caval non gli lasciava.

48.

Nè arme nè caval non gli lasciòe.

Liombruno in un bosco fu entrato;

tre malandrini dentro vi trovòe

che ciaschedun pareva disperato. 

Nel secondo cantare i’ vel diròe

ciò che al cavalier gli fu incontrato.

Di Liombruno è già detto un cantare;

darem principio l’altro a cominciare.

 

Note

______________________________

 

[1] dal piede alla cima: piaccia dall’inizio alla fine (a tutti, nobili e plebei)

[2] mal arrivati: sono incappati in guai e disavventure

[3] mal menati: mal vissuti

[4] conviene: è obbligato

[5] gito: andato (ritornò verso casa)

[6] parse: apparve.

[7] nell’altura: in alto, in cielo.

[8] Non ti dubitare: non aver paura.

[9] e perciò vicino alla sfera del fuoco, tanto che i capelli del bambino si bruciarono

[10] lunghe: lontane

[11] fanno menzion le carte: solita giustificazione dei cantari (lo dicono le carte, lo racconta Merlino, lo dice il racconto, se il racconto dice il vero, ecc.)

[12] altano: nobile

[13] per arte: per magia

[14] zambra: camera

[15] scampò: salvò

[16] del nimico: dal diavolo

[17] impreseapprese

[18] prodo uom palese: un vero cavaliere valoroso

[19] durare: resistere

[20] di bella fazzione: di bell’aspetto

[21] in cotal sorte: in questo modo (scambiandosi la rituale formula della promessa (io sono tuo marito, io sono tua moglie)

[22] arte: magia, colla quale soltanto si possono costruire due porte in aria

[23] incantamento: conosceva cioè la formula dell’incantesimo

[24] torniamento: torneo

[25] s’approvava: si metteva alla prova

[26] nequitoso: indolente, accidioso

[27] Lo stesso termine temporale che viene dato al Bel Gherardino

[28] senza dimorare: senza indugio, subito, senza por tempo in mezzo

[29] non mi manifestare: non svelare la mia presenza nella tua vita

[30] e ’l fece fare ancora cavalieri: e gli diede l’investitura a cavaliere (da questo momento può essere chiamato "messere"

[31] si servì della magia

[32] speron d’oro: mezza bugia e mezza verità: lo sperone d’oro veniva dato al cavaliere all’atto dell’investitura con la spada

[33] con presenti: con i regali che ciascuno gli faceva per onorarlo

[34] si provava: si scontrava in giostre e tornei e prove varie di abilità

[35] onore: vittoria, trionfo

[36] appresso: vicino

[37] l’altro giorno: il giorno dopo

[38] o ti arrendi a me oppure prendi subito posto sul campo

[39] e alla fine i cavalieri si scontrarono con grande strepito del cozzo delle armature e delle armi

[40] arme che avesse non gli valse un pruno: per quanto grossa e forte avesse l’armatura, non gli giovò.

[41] gentil stato: nobile condizione

[42] vanto: il costume del vanto

[43] perché a lei fallie: perché le aveva mancato di parola

[44] senza resta: senza sosta, uno dietro l’altro.

[45] senza tenore: senza dir parola, senza indugio (provenzale tenor).

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 08 giugno 2006