Anonimo

STORIA DI LIOMBRUNO

Edizione di riferimento:

Poeti minori del Trecento, a cura di Natalino Sapegno, Letteratura Italiana - Storia e Testi vol. 10, direttori Raffaele Mattioli, Pietro Pancrazi, Alfredo Schiaffini, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli 1962

La Storia di Liombruno risale probabilmente, nella sua redazione più antica, alla seconda metà del Trecento. La materia, nel suo nucleo essenziale (amore di un giovane e di una fata), rivela grande affinità con quella svolta nel Lai de Lanval di Maria di Francia, nonché in alcuni cantari trecenteschi italiani (Bel Gherardino, Pulzella Gaia); ma essa accoglie inoltre in gran numero spunti attinti al folklore tradizionale e tuttora vivi nelle leggende popolari di molti paesi europei.

Cantare primo.

1.

Onnipotente Dio che nel ciel stai,

Padre celeste, Salvator beato,

che tutt'il mondo con tua man fatt'hai,

e 'l tuo sapere regge in ogni lato,

e re di ciascun re chiamar ti fai,                                               5

concedi grazia a me, Padre onorato,

che possa dire un bel cantar per rima

ch'a ciascun piaccia dal piede alla cima [1].

2.

Signori, intendo che per povertade

molti nel mondo son mal arrivati [2];                                      10

hanno perduto la lor libertade,

la povertà sì forte gli ha cacciati;

e io vi conterò con veritade

d'un pover uomo gli anni mal menati [3],

come per povertà venne in periglio,                                        15

convenne dar al diavolo un suo figlio.

3.

Il pover uom si era pescatore

e ogni giorno n'andava a pescare

per sua disavventura a tutte l'ore,

ché poco pesce gli venia pigliare;                                            20

terra nè vigna non avea di fuore;

ben tre figliuoli avea a nutricare.

La donna sua, fresca come rosa,

viveva del pescar, non d'altra cosa.

4.

Una mattina il buon uom si levòe,                                 25

con la barchetta a pescar ne fu andato;

niente di pesce il giorno non pigliòe,

onde l'uom si fu forte corrucciato;

a un'isoletta del mare arrivòe

e quivi un gran diavolo ha trovato;                                       30

e sì gli disse: - Che mi vuo' tu dare,

se ti dono del pesce da mangiare? -

5.

Ed ei rispose: - Da poi che tu puoi,

a me comanda ciò che posso fare. -

Parlò il demonio co' sembianti suoi                                      35

e sì gli disse: - Se mi vuoi menare

sull'isoletta un de' figliuoli tuoi

e mi prometti di non m'ingannare,

io ti darò del pesce per ristoro

 moneta assai e con argento ed oro. -                                   40

6.

E quel buon uomo n'ebbe gran dolore;

per povertà convien [4] che lo prometta;

così gli disse: - Io ti darò il minore

e menerollo su questa isoletta. -

El mal diavol non fece altro romore;                                   45

pigliò del pesce ed empiè la barchetta,

moneta gli diè assai, se la portasse; disse:

- Io t'annegherei, se m'ingannasse. -

7.

E quel buon uomo gli rispose ardito:

- E certamente non t'inganneròe -;                                      50

e poi inverso casa ne fu gito [5];

con tutto il pesce assai dinar portòe;

e di buon vestimenti fu vestito;

la madre e i figliuoi ben addobbòe;

di vettovaglia la casa ha fornita;                                          55

ma del figliuol aveva gran ferita.

8.

E poi chiamò il suo figliuol minore

nella barchetta e con seco il menòe;

dentro del cuor n'aveva gran dolore;

e navigando all'isola arrivòe,                                               60

della barchetta sì lo trasse fuore, dicendo:

- Aspetta sin ch'io torneròe. -

Così lasciò il figliuol con tale inganno,

che non avea passato l'ottavo anno.

9.

Quel buon uomo di quivi fu partito,                           65

ché del figliuol non vuol veder la morte.

Il gran diavol quivi parse [6], ardito,

e via lo vuol portar per cotal sorte.

E quel fanciullo forte fu smarrito,

ché non aveva nessun che 'l conforte;                                 70

ma per virtù di Cristo si facia

il segno della croce, e quel fuggia.

10.

Rimase quel fanciul con gran paura

solo soletto su quella isolella.

Guarda, e vide sopra nell'altura [7]                                     75

una donna, ch'è in forma di donzella,

e un'aquila pareva in sua figura;

ed al fanciullo se ne venne quella

e sì gli disse: - Non ti dubitare [8],

ché di questa isoletta ti vo' trare. -                                      80

11.

Disse il fanciullo: - Non mi vo' partire,

perché mio padre qui debbo aspettare. -

L'aquila allora sì gli prese a dire:

- Dov'è tuo padre ti vuo' ben portare. -

E prese quel fanciul, senza mentire,                                  85

sopra nell'aria cominciò a volare;

e tanto in alto [9] l'aquila il portoe

sì che e capegli al fanciullo abbrucioe.

12.

Poi gli mostrò il paese soprano

e 'l suo castello ch'era in lunghe [10] parte:                        90

quattrocento giornate era lontano

e più ancor, fanno menzion le carte [11].

Quell'aquila con quel fanciullo altano [12]

in una notte sì v'andò per arte [13],

ché la sera dall'isola il traeva                                            95

e la mattina al suo castel giungeva.

13.

Poscia in una sala molto bella:

- Ora m'aspetta fin ch'io torno - disse;

entròe in zambra [14] e diventò donzella;

pareva che dal paradiso uscisse,                                      100

ché riluceva più che non fa stella;

assimigliava il sol che in ciel venisse;

era vestita di molti bei panni

e non avea passato ancor dieci anni.

14.

Questa fanciulla, la quale io vi dico,                       105

sì si chiamava madonna Aquilina,

che scampò [15] quel fanciullo del nemico [16],

quando là il trasse fuor dalla marina.

Andò da lui e disse: - Bello amico,

Iddio ti doni la bella mattina!                                          110

Io sono che sì in alto ti portai

quando da quel diavol ti scampai. -

15.

E quel fanciullo con buon argomento

cortesemente assai la ringraziòe

e dissegli: - Madonna, io son contento                             115

e vostro servitor sempre saròe.

- Ella rispose :- Non ti dar spavento,

ché ancora più contento ti faròe. -

Ella aveva dieci anni ed egli sette,

e vergin più d'otto anni ancora stette.                              120

16.

Infra quel tempo lo misse a studiare

con un maestro; e da lui bene imprese [17],

ed imparò a scrivere e giostrare,

e venne in arme prodo uom palese [18]:

ai suoi colpi nessun potea durare [19];                               125

e ben dicea ciascun di quel paese:

- Quest'è figliuol di conte e di barone!

tanto era adatto e di bella fazzione [20].

17.

Quando cresciuti furono in etade,

egli pareva un giglio, ella una rosa;                                   130

e quella donna piena di beltade

disse: - Il mio cuore non arà mai posa

se non adempio la mia voluntade:

piacciati al tutto che io sia tua sposa;

poiché allevato t'ho, donzel gradito,                                  135

ora ti piaccia d'esser mio marito. -

18.

E quel fanciullo con buona dottrina

così cortesemente ebbe parlato,

e sì gli disse: - Madonna Aquilina,

con gran fatica m'avete allevato;                                        140

voi mi campaste fuor della marina:

ciò che a voi piace sono apparecchiato. -

El nome suo disse a ciascuno;

la gente sì lo chiama Liombruno.

19.

Egli sposò la donna in cotal sorte [21],                          145

ella sua sposa ed ei per suo marito.

E suo castello era tanto forte,

di ciò che bisognava era fornito;

fino nell'aria aveva ben due porte

fatte per arte [22]; e molto ben guernito;                           150

persona alcuna entrar non vi potea,

se madonna Aquilina non volea.

20.

Liombruno sapea l'incantamento [23],

a suo diletto n'usciva ed entrava,

e spesso vi facia torniamento [24]                                     155

di belle giostre, al tutto s'approvava [25].

E quella donna, piena di contento,

di giorno in giorno sempre più l'amava,

perch'era bello e pien di leggiadria,

sì che la donna gran ben gli volìa.                                    160

21.

Standosi un giorno tutto nequitoso [26],

la bella donna sì gli ebbe parlato

e sì gli disse: - Viso mio amoroso,

perché mi sta' tu tanto corrucciato? -

A lei rispose Liombruno sposo:                                                165

- Madonna, un gran pensier si m'è levato:

i miei fratelli vedere io vorria

ed il mio padre e madre in compagnia. -

22.

Disse la donna: - Se tu vuoi andare,

io vo' che m'imprometta senza inganno                                 170

al termin ti darò di ritornare:

voglio che torni avanti che sia l'anno [27]. -

E Liombruno sì prese a parlare:

- Madonna, e' sarà fatto senza affanno. -

Ed ella allora gli donò un anello,                                             175

che da disagio scampasse il donzello.

23.

- Ciò ch'arai - disse - all'anel domandare,

tu l'averai tutto al tuo piacere;

danari e robba, senza dimorare [28],

ti sarà dato a tutto tuo volere;                                                  180

ma guarda di non mi manifestare [29],

ché mai più grazia non potresti avere;

e fa che fino a un anno tu ritorni

e, se più stai, non varchi quattro giorni. -

24.

E Liombruno disse: - Volentieri. -                                  185

E quella donna sì bella e gradita,

innanzi che partisse a tal mestieri,

ben quattro dì fe' far corte bandita,

e 'l fece fare ancora cavalieri [30],

fecegli cinger la spada forbita;                                                 190

e fatto questo, si prese commiato,

e messer Liombruno era chiamato.

25.

Avea d'andar giornate quattrocento

innanzi che in suo paese arrivasse;

ma quella donna per incantamento                                        195

sì ordinò ch'egli s'addormentasse;

all'arte [31] fe' di poi comandamento

che in suo paese tosto lo portasse.

La sera che Liombrun s'addormentoe,

la mattina al paese suo arrivoe.                                               200

26.

E quando venne sull'alba del giorno,

Liombruno allora si fu risvegliato,

rizzossi in piedi e guardossi da torno

e 'l bel paese ha ben raffigurato.

E Liombrun, quel cavalier adorno,                                         205

umilemente Dio ha ringraziato;

ed all'anello grazia egli chiedia:

ciò ch'el comanda, tutto gli venia.

27.

Per la virtù ch'aveva quel anello,

in prima sì ci chiese un buon destrieri;                                    210

di vestimenta poi 'dobbato e bello

come bisogna a ciascun cavalieri;

una valigia poi appresso a quello,

fornita di fiorini a tal mestieri;

e gente gli chiedeva senza fallo:                                              215

assai ci venne a piedi e a cavallo.

28.

Con questa gente e con que' suo danari

andò alla casa e ritrovò suo padre,

e suoi fratelli, e suoi parenti cari,

e quella robba presentò alla madre.                                        220

Non si mostrorno i suoi parenti avari

verso di lui e tutte le sue squadre,

ma visitandol diceva ciascuno:

- Ben sia venuto, messer Liombruno! -

29.

I suoi parenti dicevn tutti quanti:                                   225

- O Liombruno, dove se' tu stato? -

E Liombruno a lor rispose avanti

- In veritade io ho ben guadagnato

e sono stato con ricchi mercanti,

che m'han così vestito e addobbato;                                        230

pel ben servire che io ho fatto loro

m'han fatto cavalier a speron d'oro [32]. -

30.

Ben nove mesi stette con presenti [33]

che li facean ciaschedun d'onore.

Lì si provava [34] amici con parenti;                                            235

in quelle giostre, pien di gran valore,

spesso facea di ricchi torniamenti;

e Liombrun di tutti avea l'onore [35].

Passati nove mesi, e' prese a dire

a' suo parenti: - E' mi convien partire;                                    240

31.

ché a quelli mercatanti io ho promesso

innanzi passi un anno di tornare. -

Que' suoi parenti sì dissono: - Adesso,

o Liombruno, dove vuoi tu andare?

Sappi il re di Granata sta qui appresso [36],                               245

una sua figlia si vuol maritare,

e 'l torniamento ha già fatto bandire

che chi la vince seco de' venire. -

32.

Quando Liombruno questo dir udia,

li venne in cuor di provar sua ventura,                                   250

ed all'anello subito chiedia

un bel destriero con buona armadura;

e ciò ch'ei domandò tutto venia.

E Liombruno d'armarsi allor procura;

da' suoi parenti commiato pigliava,                                        255

e ciaschedun di loro lagrimava.

33.

E Liombruno si prese commiato,

tanto cavalca che giunse in Granata,

là dove torniamento era ordinato

e la gran giostra era già cominciata.                                       260

E l'altro giorno [37] se n'andò sul prato

dove la gente era ragunata.

Ivi era un saracin tanto possente

che della giostra quasi era vincente.

34.

Quel saracin avea tanta fortezza                                   265

che niun a lui si volea accostare,

però ch'egli era prode e pien d'asprezza,

a' suoi colpi nessun potea durare.

E Liombruno, pien di gentilezza,

a lui davanti s'andò a presentare;                                            270

e disse il saracin: - O a me ti rendi,

o, se tu vuoi giostrar, del campo prendi.[38] -

35.

E Liombruno disse: - Volentieri. -

Arditamente del campo pigliava.

El saracin, che si tenea de' fieri,                                               275

sul buon destrier allora s'affermava;

e rivoltossi il nobil cavalieri,

l'un verso l'altro forte speronava;

i cavalieri furon riscontrati  [39]:

or udirete i colpi smisurati!                                                      280

36.

Il saracino e messer Liombruno

si vennero a ferir arditamente;

due gravi colpi dette ciascheduno,

ma pur il saracin si fu perdente;

arme che avesse non gli valse un pruno [40],                              285

ché Liombruno, nobile e possente,

il ferro e l'asta nel cuor gli caccioe

e giù del destrier morto lo gittoe.

37.

Caduto in terra morto il saracino,

Liombruno nel campo sì feria,                                                290

quanti ne giugne mette a capo chino,

e ciaschedun gli donava la via,

e ben pareva un franco paladino.

Con alta voce ciaschedun dicia:

- Non combattere più, franco signore,                                    295

del torniamento è già vostro l'onore. -

38.

Il re si fe' venire il cavaliere

e sì gli disse: - Baron valoroso,

la mia figliuola sarà tua mogliere

e tu sarai mio genero e suo sposo. -                                         300

E Liombruno disse: - Volentiere,

se ciò vi piace, alto re valoroso. -

Ma, innanzi che quel re gliel'abbia a dare,

co' suoi baroni si vuol consigliare.

39.

Il re i suoi baroni ha domandato;                                   305

disse: - Che ve ne par del cavaliere?

Voi 'l dovete saper - ebbe parlato -

forse che in suo paese egli ha mogliere,

e non mi par di così gentil stato [41]

che a noi si confaccia tal mestiere. -                                        310

- Benché sia prode e pien di gagliardia,

a noi non par che convenente sia.

40.

Ma, se per nostro senno si dee fare,

ordinerete che ciascun si vanti [42],

e dopo il vanto, senza dimorare,                                             315

ognun il suo provi a noi davanti. -

E l'altro dì sì fece ritornare

in sulla sala i baron tutti quanti

ed ordinò che ciascun si vantasse

e poscia il vanto innanzi lui provasse.                                     320

41.

Chi si vantava di bella mogliere,

chi si vantava di bella magione,

chi di caval corrente e buon destriere,

chi di gentil sparviero e di falcone,

chi di palazzi o di gran torri altiere,                                        325

chi si vantava di tal condizione;

e quando ciaschedun si fu vantato,

messer Liombruno poi fu domandato.

42.

Dissegli il re: - Perché non vi vantate? -

E Liombruno sì gli respondia:                                                 330

- Sacra corona, ora mi perdonate. -

Ed ei rispose: - Perdonato sia. -

E Liombruno disse: - In veritate,

ed io mi vanto della donna mia:

più bella donna non si può trovare,                                        335

e infra venti giorni il vo' provare. -

43.

- Termine mi domandi venti die, -

rispose il re - io te ne vo' dar trenta. -

Liombruno all'anello disse lìe:

- Donna Aquilina presto m'appresenta! -                                340

-  quella donna, perché a lei fallìe [43],

non vuol venire acciò ch'egli si penta.

E passò trenta giorni senza resta [44],

alli trentun dovea perder la testa.

44.

A trentun dì la donna fu venuta                                     345

e fuor della città si ritenia;

una donzella suo vestir aiuta,

mandolla al re e alla sua baronia;

e quando il re costei ebbe veduta,

ch'era piena di tanta leggiadria,                                              350

disse a Liombruno: - È questa tua mogliere? -

Ed ei rispondea: - No, dolce messere. -

45.

Poi una cameriera gli arrivava

davanti al re e gli altri suoi baroni;

e quando il re costei riguardava,                                             355

che l'era tanto bella di fazzione,

inverso Liombruno egli parlava:

- È questa moglie tua, gentil campione? -

Liombrun disse con dolce favelle:

- Signor mio no, ma ambedue son donzelle. -                        360

46.

E madonna Aquilina fu arrivata

col suo bel viso che rendea splendore,

davanti al re si fu appresentata,

poi di lì si partì senza tenore [45].

E quando il re costei ebbe guardata:                                       365

- Liombrun, - disse - nobile signore,

or mi perdona per tua cortesia.

- Perdonate a me voi - Liombrun dicia.

47.

E Liombrun da lui prese commiato

e dietro la sua donna se ne gia.                                                370

Ella l'aspettò suso in un bel prato;

Liombrun perdonanza gli chiedia.

Ed ella disse: - Falso rinnegato,

della tua morte non m'incresceria. -

Per altra via la donna se n'andava,                                         375

nè arme nè caval non gli lasciava.

48.

Nè arme nè caval non gli lasciòe.

Liombruno in un bosco fu entrato;

tre malandrini dentro vi trovòe

che ciaschedun pareva disperato.                                            380

Nel secondo cantare i' vel diròe

ciò che al cavalier gli fu incontrato.

Di Liombruno è già detto un cantare;

darem principio l'altro a cominciare.

Cantare secondo.

1.

Imperador de' regni sempiterni,

luce del mondo e bontade infinita

che tutto il mondo mantieni e governi

ed incarnasti in la Madre gradita,

donami grazia, Dio, tal ch'i' discerni                                       5

la bella istoria con rima fiorita.

Al nome di Dio voglio cominciare

di Liombruno il secondo cantare.

2.

Signori, io dissi già nell'altra rima

come Liombrun del demonio scampòe;                                 10

di punto in punto vi contai da prima

con quanto onore al padre ritornòe;

e sì vi dissi, come il libro stima,

come madonna Aquilina il lasciòe,

e non gli lasciò arme nè cavallo,                                              15

e come si scontrò in un gran fallo.

3.

Tre malandrini avevano rubato

due mercatanti e morti a gran furore [46];

e lor danari avevano in un prato

sopra una pietra a partirli in quell'ore;                                    20

e ciascuno pareva disperato;

insieme si facevan [47] gran rumore;

per darsi morte avean tratti i pugnali,

per un mantello e un par di stivali.

4.

Perché il mantello lo voleva l'uno;                                  25

l'altro gli usatti [48] non potea accordare;

il terzo, disse, rimaneva al bruno;

e tutti sì si ebbono a crucciare.

Intanto lì passava Liombruno:

quando lo vidder, tutti hanno a gridare,                                30

e il più antico di loro il chiamòe,

e Liombruno prestamente andòe.

5.

E sì gli disse: - Amico valoroso,

in queste cose abbi provvidenza [49].

Questo mantello è tanto grazioso;                                           35

di questi usatti sappi la credenza [50].

- E Liombruno a lor ebbe risposto:

- Acciò che possa dar giusta sentenza,

la virtù del mantel voi mi direte

e degli usatti, poi che lo sapete. -                                             40

6.

Un di lor due, ch'era il più saputo,

a Liombruno sì prese a parlare

e sì gli disse: - Tu sei provveduto:

chi lo mantello addosso avrà a portare

da uom del mondo non sarà veduto;                                      45

di questi usatti ti voglio contare:

chi gli ha in piè cammina come il vento,

perché son fatti per incantamento. -

7.

Disse Liombruno: - Io nol crederia,

se primamente non gli ho a provare. -                                    50

Il più antico sì gli rispondia:

- Or te gli metti e sì comincia andare,

alquanti passi fa per questa via. -

Ei se gli messe senza dimorare.

Da poi che fu calzato Liombruno,                                          55

ei del mantello domandava a uno:

8.

- Se egli è ver quel che voi detto avete,

un gran tesoro vale, in fede mia. -

E il più antico disse: - Or vel mettete,

voi vederete s'ella così sia. -                                                      60

Ed ei sel misse, e disse: - Or mi vedete? -

Non ti vediamo - il malandrin dicia.

Prese di quei fiorini a suo piacere,

di niuna parte lo potean vedere.

9.

E Liombruno non tardò niente,                                     65

el mantello e gli usatti n'ha portati.

Ciascun de' malandrin restò dolente;

sopra el più antico si furno crucciati dicendo:

- Gli è tuo amico o tuo parente,

che per tal modo via ne l'hai cacciati. -                                   70

Il più antico disse:- Nol conosco,

nol viddi mai se non in questo bosco. -

10.

Non gli valse la scusa che facia,

ché pur al tutto non volson udire,

dicendo: - Pur tu l'hai mandato via                                         75

per ritrovarlo poi al tuo desire! -

Forte infiammato ciascuno venia,

con le spade il cominciono a ferire

in cotal modo, che costui morie

suso quel prato e sua vita finie.                                                80

11.

E, fatto questo, si furori voltati

suso la pietra ov'erano i danari

e, vedendo com'erano scemati,

tutti a due si ebbono a crucciare,

dicendo l'uno all'altro: - Gli hai rubati -;                                 85

e con le spade comincionsi a dare:

li colpi furon valorosi e forti,

ché in quel prato ambidue restar morti.

12.

E Liombruno udiva il gran rumore;

voltossi indietro e stavasi a vedere,                                          90

e vidde i crudi colpi di valore

che ciaschedun si dà di mal volere;

indietro ritornò senza timore

e prese quei fiorini a suo piacere,

ch'eran più di tremila settecento;                                             95

poi camminava più che non fa il vento.

13.

E Liombruno tanto camminòe

che ad una osteria ne fu arrivato

e dentro quella prestamente entròe:

tre mercatanti v'ebbe ritrovato;                                               100

e messer Liombrun gli salutòe;

ed il saluto a quello han raddoppiato;

per lo saluto fece Liombruno,

in piedi fu levato ciascheduno.

14

Vedendo Liombruno i mercatanti                                 105

che ciaschedun gli facea grand'onore,

a lor parlava con dolci sembianti:

- Sedete giuso, o caro mio signore. -

E Liombruno disse all'oste:- Avanti,

reca del vino e togli del migliore;                                             110

a questi mercatanti date bere,

ché voglio star con lor di buon volere. -

15.

E, così stando, il vino fu recato.

Poiché ebbono bevuto lì davanti,

Liombruno allora sì ebbe parlato                                            115

e a lor disse: - O degni mercatanti,

voi cercate il mondo in ogni lato,

li regni e li paesi tutti quanti:

deh, ditemi la terra oltramarina

ov'è signora madonna Aquilina. -                                           120

16.

Niun di lor non gliel seppe insegnare

e ciascun gli rispose assai cortese:

- Mai a mia vita l'udi' menzionare,

in veritade mai, cotal paese. -

Disse il più antico[51]:- Tu potresti andare                                 125

molt'anni e molti, di più qualche mese,

non troveresti sì fatto argomento;

non tel potria insegnar se non il vento. -

17.

Liombrun disse:- È nissun che sapesse

come il vento io potesse ritrovare? -                                        130

Il più antico par che rispondesse:

- Se su quel monte tu potessi andare

e aspettassi vento che traesse;

ché da un romito vengono albergare

più di sessanta venti di certano [52]:                                            135

quando vi sono, ognun par corpo umano.

18.

Ma dell'andar non ti metter in prova,

ché non vi fu giammai uom alcun nato,

salv'un romito, che qui si ritrova,

el qual da' venti sì vi vien portato;                                           140

ed ogni capo d'anno si rinnova [53],

siccome l'alto Dio gli ha ordinato;

e così viene portato dal vento

siccome a Dio Signor è in piacimento.

19.

Questa montagna è di sì grande altura,                        145

così pendente da montar là suso,

che, se nessun vi monta, per sciagura [54],

mezzo miglio non va che cade in giuso,

morto si trova giù in quella pianura;

però d'andarvi nessun mai fu uso[55].                                        150

Deh, non andar, se tu non vuoi morire! -

Disse Liombruno : - E' mi convien pur gire. -

20.

Ancor non era il sole tramontato

quando Liombrun da costor si partia.

Il mercatante sì gli ebbe insegnato                                          155

della montagna il cammino e la via,

e Liombruno l'ebbe ringraziato.

Di lì si parte, il mantel si mettia,

e que' stivali pigliò a tal partito,

 che innanzi sera giunse dal romito.                                       160

21.

Per la virtù che avean quegli usatti,

allegramente Liombrun camminava;

alla montagna giunse a tali patti [56]

senza paura, suso alto mirava.

Arrivato alla cella, batti, batti!                                                 165

e quel romito si maravigliava

e 'l segno della croce si facea;

lo sportell'apre e nessun si vedea.

22.

E quel romito gran paura avia,

credendosi che fusse il diavol fello;                                          170

e Liombruno indietro si traia,

tosto di dosso si cavò il mantello;

chiamando Cristo con Santa Maria

e' si fece davanti allo sportello.

E quel romito forte si assicura                                                 175

sentendo chiamar la Vergine pura.

23.

Ancor non era il sol bene al tramonto

che Liombruno è al romito arrivato,

secondo che la storia ne fa conto [57].

Quel romito sì l'ebbe domandato,                                           180

e disse: - Amico, a che se' tu qua gionto?

or da qual parte se' quassù montato?

Uomo non fu giammai che ci arrivasse,

salvo se 'l vento non ce lo portasse. -

24.

E Liombruno sì gli respondia,                                        185

e disse a quel romito con desio:

- Mi ha portato la ventura mia,

e gli stivali che portato ho io,

sol per amore della donna mia,

la quale tien legato lo cuor mio:                                              190

donna Aquilina si chiama palese,

che signoreggia questo stran paese. -

25.

E quel romito, ch'è da Dio ispirato,

a Liombruno sì prese a parlare:

- Alla mia vita mai, a nessun lato,                                           195

cotal paese non odi' nomare. -

Disse Liombruno:- E' m'è stato insegnato

che quassù i venti vengono albergare.

Per lo mio amor, quando saran tornati,

per vostra cortesia gli domandati.                                           200

26.

- Or entra dentro - quel romito disse -

infin che' venti tornan a uno a uno,

e intenderò, s'alcun ve ne venisse. -

E nella cella entrava Liombruno,

nel luogo del romito, e lì s'affisse                                             205

perfin che i venti tornasse ciascuno.

E quel romito sì gli scongiurava

e da parte di Cristo domandava.

27.

In prima venne il vento di Ponente,

e dopo lui il gagliardo Garbino;                                              210

venne Levante poi subitamente,

che fece 'l mondo al furor suo tapino;

vento Maestro venne similmente

e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino;

venne Ostro, Borea e vento Tramontana,                               215

molti venti del mare e della Tana. [58]

28.

E quel romito, da Dio ispirato,

tutti gli scongiurava arditamente

che quel paese gli fusse insegnato,

dalla parte di Cristo onnipotente.                                            220

Ciascun diceva: - Io non vi son mai stato. -

E un di loro parlò immantinente,

disse: - Sirocco ancor ha da tornare;

forse ch'ei lo saprà tosto insegnare.

29.

E, così stando, Sirocco è arrivato,                                   225

e quel romito per virtù divina

di quel paese l'ebbe domandato

che signoreggia madonna Aquilina.

E Sirocco rispose: - Io vi son stato,

e tornare io vi voglio domattina. -                                           230

E Liombruno sì gli prese a dire:

- Se ti piace, con teco vo' venire. -

30.

El vento disse:- Vuoi venir con mene

a quel paese ch'è così lontano?

Ed aspettare io non potre' già tene,                                         235

amico; sicché tu ragioni invano. -

Disse Liombruno: - Io vo molto bene

e seguirotti per monte e per piano,

se domattina tu mi vuoi chiamare

quando sarai per voler camminare. -                                      240

31.

Disse Sirocco: - E io ti chiameròe,

poiché con meco tu vuoi pur venire;

in niun patto non ti aspetteròe,

questo ti dico e faccioti sentire.

La strada col cammin ti mostreròe                                         245

e vederò se mi potrai seguire. -

- Io son contento, - Liombrun rispondia -

purché mi mostri 'l cammino e la via. -

32.

E quel romito da cena gli dava

di quelle cose che per lui avia:                                                 250

l'angiol del cielo sì lo visitava.

Con Liombruno il romito partia;

e a dormir que' subito n'andava;

gli usatti di piè trar non si volia,

per star in punto, se 'l vento chiamasse,                                  255

e seguitarlo dov'egli ne andasse.

33.

E quando il giorno si venne a schiarare,

Sirocco Liombruno ebbe chiamato,

e disse: - Amico, vuo' tu camminare? -

Ed ei rispose: - Io sono apparecchiato. -                                  260

Uscì di fuora senza dimorare,

la strada ed il cammin gli ebbe mostrato,

dicendo:- Ve' quella montagna lungi?

Lassù mi troverai, se tu mi aggiungi [59]. -

34.

Poi si partiva Sirocco fuggendo,                                    265

e Liombruno da quel fraticello

prese commiato e vassen via correndo

dietro del vento, e messesi il mantello.

Sirocco indietro s'andava volgendo,

e Liombruno andava innanzi ad ello:                                     270

e così alla montagna egli arrivoe

prima del vento e qui lui aspettoe.

35.

- Or - disse il vento - che uomo sei tu

che non ti posso veder nè sentire,

e quanto me cammini ed ancor più?                                      275

Io non credea che potessi venire.

Quella montagna lungi vedi tu?

Lassù con meco te ne convien gire,

 e sì ti mostrerò, amico bello,

di madonna Aquilina il suo castello. -                                     280

36.

Allor Sirocco innanzi si avviava,

Liombruno il mantello si mettia

e innanzi al vento d'un gran pezzo entrava;

Sirocco pur indietro si volgia

e spesse volte Liombruno chiamava,                                      285

e Liombruno innanzi rispondia;

e così alla montagna fu arrivato

innanzi al vento e 'l mantel s'ha cavato.

37.

Così, cavato che s'ebbe 'l mantello,

il vento giunse e tal parole disse:                                             290

- Io ti prometto, caro amico bello,

che sei 'l miglior corrier che mai sentisse.

Or leva suso e là vedi il castello. -

E poscia il vento da lui dipartisse

e per un'altra strada se n'andava;                                            295

e Liombruno al castel camminava.

38.

E Liombruno niente ha dimorato [60]

per infin ch'al castel ebbe arrivare;

con allegrezza subito fu entrato

e nel palazzo entrò senza tardare.                                           300

E nella sala trovò apparecchiato,

che madonna Aquilina vuol mangiare.

Egli sì affetta e mangiava al tagliero;

la donna non vedeva il cavaliero.

39.

Una donzella di cortel tagliava,                                     305

l'altra donzella di coppa servia;

e Liombruno di buon cor mangiava

ciò gli bisogna, e nessun non vedia.

Ma quella dama si maravigliava

che quella robba che innanzi venia,                                        310

la quarta parte non gli par mangiare

di quel che innanzi si facea recare.

40.

E quella donna nobile e reale

subitamente sì s'ebbe pensato

infra 'l suo cuor, disse:- Questo è segnale                                315

che Liombruno si è mal arrivato,

o ch'egli è morto, o ver ch'egli ha gran male.

Tapina me, ch'io feci gran peccato!

Io non dovevo guardar al suo fallo,

che non gli lasciai arme nè cavallo! -                                       320

41.

Per la virtù che aveva quel mantello,

le donne nol vedeado l'ardito.

E Liombruno aveva ancor l'anello

ch'ella gli diè quando si fu partito.

Egli allora si ricordò di quello;                                                 325

e Liombruno, quel signor gradito,

sopra 'l taglier se lo lasciò cascare:

la donna il vide e presto ebbe a parlare:

42.

- Questo è l'anello così grazioso

ch'a Liombruno diedi quella volta                                          330

ch'egli da me partì tanto gioioso

e verso la sua patria diede volta.

Sempre il mio cuor ne resterà doglioso

e l'alma mia sarà fra pene involta,

fin che 'l mio cor non veggio e la mia vita. -                           335

E cadde in sulla panca tramortita.

43.

Le donne la portorno suso a letto,

fregandole le mani e 'l chiar visaggio.

Ella rivenne e disse con affetto:

- Lassa, tapina me, come faraggio?                                        340

Di Liombruno, il mio sposo diletto,

in questa notte saper io vorraggio,

là dove egli è andato e in qual parte;

in questa notte lo saprò per arte. -

44.

Allor le donne di camera uscìa,                                      345

come la donna gli aveva ordinato;

presto Liombruno dentro se ne gia;

alla sua sposa egli si fu accostato;

e quella donna di dolor dormìa;

presso di lei egli si fu appoggiato,                                           350

il chiaro viso e la bocca ha baciata

di quella donna, che si fu svegliata.

45.

E Liombruno il mantel si mettìa,

e la sua donna nol vidde per niente.

Subitamente questa si dicìa                                                     355

infra 'l suo cuore: - Lassa, oh me dolente!

che Liombruno fussi mi credìa,

io sì me l'ho sognato certamente.

Tapina me, ch'io non ho più conforto:

questo segno è che Liombruno è morto. -                              360

46.

Così la donna, non vedendo niente,

un'altra volta si mise a dormire;

e Liombrun sì fece similmente:

più che di prima la fece smarrire;

ma ella si voltò sì prestamente                                                 365

che del mantel non si puotè coprire,

che pur alquanto lo vidde per certo

prima che del mantel fusse coperto.

47.

E quella donna di dormir si finse.

Liombruno il mantello si ha cavato;                                       370

ella fu presta e con la mano il cinse,

'nanzi che del mantel sia covertato;

sì fortemente allora ella lo strinse

dicendo:- Liombrun, chi t'ha insegnato

lo incantamento sì adoprar per arte?                                      375

chi t'insegnò venire in questa parte?-

48.

E Liombrun gli disse tutti i fatti,

de' malandrini che trovato avia,

e del mantello ancora e degli usatti,

e di quel vento gli insegnò la via.                                            380

Infra lor due non bisognò altri patti;

le braccia al collo ciascun si ponia,

e poi intr'amendue si fer la pace,

annullando ciascun ciò che dispiace.

49.

E così sterno insieme allegramente                                385

infin che visson, con perfetto amore.

I' priego Gesù Cristo onnipotente

e la sua Madre piena di valore

che salvi e guardi tutta buona gente,

che si mantenga in pace e buon umore.                                 390

Al nostro fine Dio ci dia la gloria.

Al vostro onor finita è questa storia.

 

Nota

________________________

 

[1] dal piede alla cima: piaccia dall'inizio alla fine (a tutti, nobili e plebei)

[2] mal arrivati: sono incappati in guai e disavventure

[3] mal menati: mal vissuti

[4] conviene: è obbligato

[5] gito: andato (ritornò verso casa)

[6] parse: apparve.

[7] nell'altura: in alto, in cielo.

[8] Non ti dubitare: non aver paura.

[9] e perciò vicino alla sfera del fuoco, tanto che i capelli del bambino si bruciarono

[10] lunghe: lontane

[11] fanno menzion le carte: solita giustificazione dei cantari (lo dicono le carte, lo racconta Merlino, lo dice il racconto, se il racconto dice il vero, ecc.)

[12] altano: nobile

[13] per arte: per magia

[14] zambra: camera

[15] scampò: salvò

[16] del nimico: dal diavolo

[17] impreseapprese

[18] prodo uom palese: un vero cavaliere valoroso

[19] durare: resistere

[20] di bella fazzione: di bell'aspetto

[21] in cotal sorte: in questo modo (scambiandosi la rituale formula della promessa (io sono tuo marito, io sono tua moglie)

[22] arte: magia, colla quale soltanto si possono costruire due porte in aria

[23] incantamento: conosceva cioè la formula dell'incantesimo

[24] torniamento: torneo

[25] s'approvava: si metteva alla prova

[26] nequitoso: indolente, accidioso

[27] Lo stesso termine temporale che viene dato al Bel Gherardino

[28] senza dimorare: senza indugio, subito, senza por tempo in mezzo

[29] non mi manifestare: non svelare la mia presenza nella tua vita

[30] e 'l fece fare ancora cavalieri: e gli diede l'investitura a cavaliere (da questo momento può essere chiamato "messere"

[31] si servì della magia

[32] speron d'oro: mezza bugia e mezza verità: lo sperone d'oro veniva dato al cavaliere all'atto dell'investitura con la spada

[33] con presenti: con i regali che ciascuno gli faceva per onorarlo

[34] si provava: si scontrava in giostre e tornei e prove varie di abilità

[35] onore: vittoria, trionfo

[36] appresso: vicino

[37] l'altro giorno: il giorno dopo

[38] o ti arrendi a me oppure prendi subito posto sul campo

[39] e alla fine i cavalieri si scontrarono con grande strepito del cozzo delle armature e delle armi

[40] arme che avesse non gli valse un pruno: per quanto grossa e forte avesse l'armatura, non gli giovò.

[41] gentil stato: nobile condizione

[42] vanto: il costume del vanto

[43] perché a lei fallie: perché le aveva mancato di parola

[44] senza resta: senza sosta, uno dietro l'altro.

[45] senza tenore: senza dir parola, senza indugio (provenzale tenor).

[46] uccisi con gran malvagità

[47] si facevan: litigavano

[48] usatti: stivali

[49] abbi provvedenza: trova una soluzione

[50] credenza: segreto, virtù misteriosa (ricordiamo degli stivali nei racconti popolari)

[51] antico: vecchio.

[52] di certano: certamente.

[53] si rinnova: viene cambiato, sostituito.

[54] se qualcuno si azzarda a salire, non riesce a percorrere mezzo miglio, che cade in giù e si ritrova morto nella pianura

[55] perciò nessuno mai decise di andarci

[56] a tali patti: in questo modo

[57] come la storia racconta

[58] Tana. Se è da prendere come nome proprio, è il Don, e sta ad indicare i paesi freddi del nord. Ma tana potrebbe anche stare per «caverna».

[59] aggiungi: raggiungi.

[60] . dimorato: indugiato.

Indice Biblioteca Progetto Trecento 

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 01 gennaio 2008