Anonimo

LA LEGGENDA DI VERGOGNA

Edizione di riferimento:

La leggenda di Vergogna testo del buon secolo in prosa e in verso e la Leggenda di Giuda, testo italiano antico in prosa e francese antico in verso, in Scelta di curiosità letterarie, ed. Gaetano Romagnoli, Bologna 1869.

Si segnala l'edizione fotomeccanica della editrice Forni, Bologna 1968.

LA LEGIENDA DI VERGOGNA

DE' REAME DI FARAGONA

Ne' reame di Faragona ebe uno grande barone, lo quale avea una delle più belle donne per moglie di tutto lo reame, e la più savia: ed era grande amica di Dio. E si come fue piacere di Dio, questa donna ebe una grandissima infermità della quale ella passò di questa vita; e quando ella si vide sì agravata che ella non potea scanpare, chiamò questo suo marito e disse a lui: Singnore mio e compangnio mio, io passo a l'altra vita, ed è piacere del mio Singnore Iesù Cristo ch'io no' stea più in questa misera vita; onde io ti racomando sopra tutte le cose l'anima tua, sì che, quando Idio ti chiamerà a sè, tu no' abi pavento d'andare dinanzi da lui; e poi ti racomando questa nostra figliuola, che tu n'abi guardia e cura e grande sollecitudine, chè tu vedi che Iddio l'à fatta così bella criatura per più sua battaglia; e s'ella si saprà bene difendere della battaglia della carne in sua giovenitudine, ella avrà corona in paradiso: ma io dòtto [1] ed ò paura ch'ella non si potrà difendere della battaglia dell'umana natura: abi di lei savia cura e guardia pura. E quando ella ebe dette queste parole, sì si fece porgere la fanciulla e segnolla e benedisse, e pregò Iddio che le desse della sua grazia e del suo amore, e che le desse virtude di salvare l'anima sua; e detto ch'ebe quelle parole, come fue piacere di Dio, la donna passò di questa vita in santa pacie.

Questo suo marito fu ripieno di molto dolore per amore di questa sua conpangnia, perciò ch'egli molto l'amava; e, per le parole che l'avea detto, incominciò ad avere grande guardia e grande sollecitudine di questa sua figliuola, e per più guardia di lei, sì le fecie avere tre balie, acciò ch'ella fosse be' lattata e bene governata. Or eco questa fanciulla crescere con tanta bellezza, che qualunque persona la vedea si se ne facea grandissima maraviglia, e molte donne e donzelle dello reame di Faragona la veniano a vedere per maraviglia, tanto era bella; e diceano intra loro: Veraciemente, eco la più bella donzella che già mai fosse veduta ne' reame di Faragona.

La donzella fu d'età di quindici anni, ed era in sommo la piue bella donzella che già mai fosse veduta. Conti e baroni del paese la dimandavano per moglie per la sua bellezza, e questo suo padre nonne volea intendere niuna cosa di darle marito: anzi la tenea in grandi vezi e druderia, ed eragli aviso ch'ella fosse un suo paradiso in questo mondo. E stando questo barone in così fatto stato, e Lucifero magiore dello 'nferno tentò questo barone di peccare con questa sua figliuola; e finalmente tanto lo conbattè e battagliò, che si lasciò cadere e rovinare, che questo barone ebe a fare collei, e 'ngravidolla.

Vegiendo questa donzella ch'ell'era gravida del padre, non finava di piangnere nè dì nè notte, e chiamavasi trista mischina sventurata più che niuna femina che fosse nata in questo mondo. Vegendo questo suo padre così piangere e così contristare questa sua figliuola, disse a lei: Che à' tu, figliuola mia, che tu non fini di piangere nè di lamentare? Rispuose la figliuola: l'ò ben di che piangniere più che niun'altra disaventurata femina che in questo mondo fosse nata, imperciò ch'io sono grossa di voi che siete mio padre, onde io mi voglio murare o vero affogare, nè più non voglio vivere in questo mondo, poi che la mia forte ventura m'à condotta a questo malvagio e rio punto. Or che mi vale oggi mai mia vita, da che i' ò perduta la grazia e l'amore di colui che mi criò, e da ch' i' ò perduto lo mio buo' nome e la mia buona fama e la mia grazia?

Rispuose il padre: Io sono lo più doloroso misero peccatore che già mai fosse nato in questo mondo, e troppo mi lasciai vincere al nimico infernale; e però, figliuola mia, confortati e non ti dare tanto travaglio, che di questo peccato che noi abiamo comesso, noi torneremo alla misericordia di Dio, ed elli ci perdonerà per la sua grande cortesia. E questo peccato lo tieni celato, imperciò che troppo disinore ce ne seguirebe, e la pacie con Dio faremo bene. Rispuose la donzella: Cotesto farò io bene, ma io priego l'alto Re di gloria che mi dea la morte in questo parto, acciò ch'io non viva più in questa misera vita. Or che mi vale oggimai mia vita, da ch' io sono fatta nemica di colui che mi creò e che mi dee disfare, e da ch' i' ò perduta la sua grazia e 'l suo amore? Rispuose il padre: Santa Maria Maddalena fue magiore dopo il peccato ch'ella non fu in prima; e così si può dire di molti santi che furono peccatori e nemici di Dio, e poi e' fecero penitenzia e tornarono alla misericordia sua, e Dio perdonò loro e sono in paradiso; e però non ti disperare, figliuola mia.

Eco venuto il tenpo del parto: la donzella ebe fatto uno fanciullo maschio, lo più bello che già mai fosse veduto; ed al suo partorire non fu se non lo padre ad atàre [2] alla donzella di ciò che bisogno facea, e di levare il fanciullo di terra; e la donzella si fe' porgiere il fanciullo in braccio, e segnollo e benedisse, e poi pregò Iddio che gli desse della sua grazia e del suo amore; e poi incominciò a fare grandissimo pianto, e dicea: O figliuolo, che sarà di te e di me che t'ò ingenerato, e se' nato di così sozzo peccato? E mentre ch'ella dicea quelle parole, tutto il volto del fanciullo bangnava di lagrime. Vegendo il padre così piangnere e così contristare questa sua figliuola, disse a lei: Taci, figliuola mia, e non ti conturbare; ch' io voglio inanzi lo peccato che lo disinore del mondo; io voglio questo nostro fanciullo mettere in una navicella, e la metteremo in mare, e la sua ventura aopri [3] per lui; Iddio che lo criò vi metterà la sua grazia. E celatamente lo fece battezzare, e puosegli nome Vergogna, inperciò che per vergogna l'avieno messo in mare; e poi lo 'nvolsono in uno bellissimo panno orato, e poi gli legò una scritta a collo la quale dicea così: Questo fanciullo è battezzato e à nome Vergogna, e fue figliuolo di gentile barone e di gentile donna. E poi una mattina molto per tempo si levò, e mise questo fanciullo in questa navicella, e segnollo e benedisse, e poi lo lasciò andare alla sua ventura.

E sì come fue piacere di Dio, e' si levò un vento aventuroso, e portò questa navicella presso al porto d'Egitto; e' pescatori ch'andavano pescando per mare trovarono questa navicella; e trovando questo bello fanciullo, incontanente l'apresentarono a messer lo re d'Egitto e alla reina per maraviglia. Quando lo re e la reina viddero questo fanciullo così bellissimo, e' n' ebero grande allegrezza, imperciò che no' aveano niuno figliuolo nè maschio né femina, e incontanente mandarono per due balie, acciò che fosse be' lattato e ben governato.

Questo fanciullo crescea con tanta bellezza che qualunque persona lo vedea se ne facèno grandissima maraviglia, ed era molto grazioso; e' re l'amava come se fosse suo propio figliuolo; e la reina simigliantemente l'amava tanto come se l'avesse conceputo nel suo ventre. Or ecco questo fanciullo d'età di quindici anni: ed era tenuto lo più bello giovane che si trovasse in tutto lo reame, e tutti quelli della corte l'amavano per la sua bellezza e per la sua bontà, e simigliantemente tutti quelli della città gli faceano onore e reverenza, come se fosse figliuolo de' rene e della reina.

Or piaque a' re e la reina che gli si mutasse nome, e vollono ch'egli avesse nome Girardo Aventuroso, e così era chiamato. Or tacie lo conto di lui: e torniamo al padre e alla madre che non finavano di piangere né dì né notte, vegiendosi caduti in così sozzo peccato. E stando un giorno in pianto e in dolore, ricordandosi del pecato comesso, ed e' disse: Figliuola mia, i' ò pensato per lo meglio della mia anima, ch'io voglio andare in pellegrinaggio in Gerusalem, e voglio vicitare quelle sante luogora là dove lo nostro Signiore Iesù Cristo ricevette passione per noi e per tutta l'umana generazione; e questo santo pellegrinaggio voglio fare per remissione de' tuoi peccati e miei, figliuola mia; acciò che 'l nostro Signore Gesù Cristo ci perdoni li nostri peccati. E incontanente fecie e ordinò suo aparechiamento, per andare in quello santo pellegrinaggio. Ma inanzi ch'elli andasse sì menò la sua figliuola a uno monistero, là dove avea santissime donne e grande amiche di Dio, al quale monastero era la badessa di questo barone sua serochia carnale, ed era donna di santa vita; e quando ebe ogni cosa ordinato, ed e' prese il bordone e la scarsella e la schiavina, e all'onore di Dio si mosse e prese lo camino verso Gerusalem. E sì come fue giunto làe, si confessò bene e diligentemente di tutti i suoi peccati, e per la penitenzia che data gli fue facea grande astinenza del suo corpo in digiuni in orazioni e in vigilie e in ogni santa e angelica vita. E la donzella stava con quelle sante donne , e facea buona e santa vita; e 'n questa buona vita istette un buono tenpo.

Or sì come fue piacere di Dio, questo barone ebe una grande infermità, della quale e' passò di questa vita in santa pacie; e portossi sì bene e sì pazientemente, che Iddio gli perdonò i suoi peccati; e inanzi che venisse alla sua fine, si ordinò ch'apresso al suo trapassamento fossero scritte lettere alla figliuola, e 'ncontenente che fue sepellito si fue mandato u' messagiere alla donzella co' lettere del suo trapassamento.

Istando la donzella con queste sante donne, ed eco venire lo valletto co' lettere le quali contavano sì come lo suo padre era passato di questa vita in santa pacie, e sì come lo corpo suo era sopellito nella città di Gerusalem. E sentendo la donzella e la badessa serochia ch'egli era morto in santa pacie, laudarono Iddio e la sua potenzia.

Sentendo i baroni del paese sì come il padre di questa donzella era morto in Gerusalem, feciono parlare alla donzella che le voleano dare marito; e la donzella per niuna condizione non si volea sconciare di volere marito, anzi volea stare con quelle donne sante religiose, e volea fare penitenzia de' suoi peccati. E vegendo che no' la poteano maritare, si trasono alla donzella tutte le sue castella e ville, e tutto suo retagio le tolsono e ocuparono que' baroni di Faragona. Onde la donzella no' avea di che vivere; e quando la donzella si vide a così fatto punto, non fina di piangnere, e chiamasi lassa tapina meschina isventurata più che niuna che mai fosse nata in questo mondo. E così piangnendo e lamentando, se n' andò dinanzi alla imagine del nostro Signore Iesù Cristo, pregandolo molto umilmente che nolla abandonasse, e che la consigliasse di ciò ch'ella avesse a fare. E così orando dinanzi alla 'magine e la figura di Cristo, si fu adormentata; e, dormendo lei, sì le venne una visione la quale disse così: Io sono l'angelo lo quale Iddio padre mi manda a te, e mandati a dire ch'egli à bene udite le tue orazioni e le tue preghiere; e mandati a dire che sanza alcuno dimoro tu vadi nella camera là dove lo tuo padre dormiva, e cercherai le casse e gli sgrigni che vi sono, e troverai grandissima quantità di monete d' oro e d' argiento; e incontanente che tu l'ài trovate, sì manderai per li più distretti parenti che tu ài, e manifesta loro ogni cosa che io ti dico, e dirai loro che facciano soldare quanta gente e' possono trovare, e 'ncomincino grande guerra contro a que' baroni che t' ànno ocupato e tolte le tue castella e ville; e io ti dico che tu averai in tuo aiutoro colui lo quale ti raquisterà le tue castella e ville.

E dette ch'ebe l'angielo queste parole, incontanente si partì: e partito l'angelo, e la donna incontanente si risentie, e risentita ch'ella fue, sanza alcuno dimoro se n'andò alla badessa del monistero la quale era serochia del padre, e in secreto luogo l'ebe detto e manifestato tutta la sua visione, e tutto ciò che l' angielo li avea detto in dormendo. Allora la badessa volle andare con esso lei, e menò co' lei due suore le quali erano le più secrete di lei, ed erano grande amiche di Dio; e quando furono nel detto luogo, ed e' diserrarono le casse e' sopidiani e' cofani ed ogni serratura che trovarono nella detta camera: ed e' trovarono questa moneta che l'angelo di Dio avea detto: ed era tanta quantità, che bene potea soldare cavalieri e pedoni grande quantità.

Allora sanza dimoro mandarono per li più distretti amici e parenti che la donna avea, e mostrarono tutto lo tesoro ch'avieno trovato, e poi la donzella disse tutto quello che l'angelo l'avea detto. Allora feciono andare un bando che quale cavaliere o pedone volesse gran soldo, dovessero venire nella cotal parte; e in molto piccolo tempo ebono molti cavalieri e pedoni soldati, e incominciarono molta forte guerra e dura a que' baroni li quali l'aveano ocupate le sue castella e ville.

E la novella n'andoe infino nello reame d'Egitto, sì come una delle più belle damigelle del mondo gueregiava co' baroni del paese di Faragona, e dava gran soldo a piede ed a cavallo, e la guerra era molto forte e dura. E sentendo Vergognia questa cosa, gli venne grande volontà d'andarla a vedere, no' sapiendo ch'ella fosse nè sua madre nè sua serochia.

Avenne che un giorno egli andò a' re, e disse a lui: Messere, io v'adimando una grandissima grazia: che vi debia piacere di donarmi arme e cavallo, inperò ch'io intendo che una gentile donzella dello reame di Faragona guereggia co' baroni del paese, e dae grande soldo a piede ed a cavallo; onde quando vi sia questo in piacere, io vi vorrei andare per provare mia bontà d'arme.

Lo re e la reina furono molto dolenti del partire che Vergognia volea fare, imperò che l'amavano come se fosse istato loro figliuolo propio; ma poi che fue lo primo dono e la prima grazia ch'elli avea chiesta e domandata a' re, no' gliele volle disdire; sì disse a lui: Figliuolo, questa andata potreb'essere di grande buona aventura e di grande aquisto; togli le migliori armi ch'io abo, e' migliori cavalli ch'i' ò in istallo: e ancora ti voglio dare cinquanta donzelli per tua conpagnia, tutti figliuoli di conti e di grandi baroni: e prendi oro ed argento al tuo piacere, per bene fornire tua andata: e vae colla Dio benedizione, di Dio e la mia. E poi (ch')egli (è) lo primo dono e la prima grazia che tu m' ài adomandata, io nolla t'òe voluta negare; ma tanto li voglio bene comandare, che lo più tosto che tu puoi ritornare, che tu lo facci per lo mio amore. Rispuose Vergognia: Messer, cotesto farò io certanamente, se piacerà a Dio.

E quando venne l'altro giorno, e Vergognia si scomiatòe da' re e della reina e da tutta la corte, e montò a cavallo co' suoi cinquanta conpagni, e cavalcarono inverso lo reame di Faragona. E tanto andarono per terra e per mare, che, sì come fue piacere di Dio, giunsero sani e salvi ne' reame di Faragona; e quando furono giunti nella città là dove era la donzella sua madre, incontanente andarono al palagio là dove ella dimorava; e trovarono un suo donzello lo quale guardava la porta: e Vergognia disse a lui: Io ti priego per amore che tu vada alla dama, e dille sì come cinquanta cavalieri sono venuti de' reame d'Egitto per istare al suo soldo, quando sia suo piacere; e diràle che noi siamo tutti figliuoli di conti e di grandi baroni, e vantiànci di darle vinta la guerra sua certamente.

Allora lo donzello andò incontanente alla donna, e portò l'anbasciata secondo che Vergognia gli avea detto; e la dama disse al donzello che incontanente gli facesse andare suso, chè gli volea vedere e parlare colloro. Allora lo donzello tornò per loro, e menògli suso nel palagio là ov'era la dama; e Vergognia e' compagni s'inginochiarono dinanzi a lei, e salutarolla molto reverentemente , e la donna molto cortesemente rendè loro saluto.

Disse Vergognia: Madonna, io e questi miei conpagni siamo de' reame d'Egitto, e siamo venuti per istare al vostro soldo quando sia vostro piacere, e siamo tutti figliuoli di conti e di gran baroni, e vantiànci di darvi vinta la guerra vostra veraciemente. Allora disse la donna che fossono li ben venuti; e fece loro grandissimo onore, e fece da' loro la paga grande e grossa. E sì tosto com'ella vide Vergognia sì fu presa d'amore di lui, non sapiendo che fosse nè suo figliuolo nè suo fratello, ed egli simigliantemente tanto tosto come la vide, sì fu pre(so) d'amore di lei, non sapiendo ch' ella fosse nè sua madre nè suo sirochia.

Quando venne l'altro giorno, e Vergognia co' suoi conpagni cavalcarono nell'oste là dove erano i nemici della donna; e sì come Vergognia fu giunto, sì si fecie dare la bandiera della 'nsegna del padre, e poi ordinò le schiere e' feditori; e francamente fedìe [4] co' suoi conpagni: e quivi fue la battaglia molto forte e dura, ma finalmente, sì come fue piacere di Dio, i nemici della donna furono sconfitti con tutta la loro giente, e due di loro ne presono e menarogli prigioni. E (in) molto piccolo tempo ebono raquistate tutte le sue castella e ville, che que' baroni l'avieno tolte e ocupate alla donna.

Vegiendo gli amici della donna tanta bellezza e prodezza e senno di Vergognia, ebono consiglio insieme, e dissero cosìe intra loro: Noi vegiamo che per bontà di questo gentile donzello, noi siamo stati vincenti di questa nostra guerra: e inperciò a me parebe che noi gli dessimo per moglie questa nostra parente: che se noi lo ne lasciamo andare, noi avremo magiore guerra co' loro che prima. E a ciò s'acordano tutti quanti: e 'ncontanente n'andarono alla donna, e sì le ragionarono questa cosa: e la donna rispuose ch' era aparechiata di fare tutto quello che piacesse loro. Allora andarono a Vergognia, ed egli simigliantemente s'accordò acciò fare; e così gli dierono per moglie questa sua madre e serochia.

E stando insieme, molto si contentava l'uno de l'altro, e molta buona vita avieno insieme, inperciò che molto si contentava l'uno de l'altro, e si facea chiamare Girardo Aventuroso. E stando un certo tempo in questo amore e in questa benivolenza insieme, e quando venne un giorno ch'era uno grandissimo caldo, ed egli erano nella camera loro, e merigiavano in sollazzo e in allegrezza insieme, disse la donna: Amor mio e compagno mio e marito mio, io vorrei, quando a voi piacesse, sapere di vostra condizione e di vostro parentado, e donde e come voi siete nato.

Vergognia rispuose a lei e disse: Gentile madonna e mia vita e mia speranza, io non so di mio parentado nè donde nè come io mi sia nato nè cui figliuolo io mi sia: ma tanto so io di mia condizione ch'io fui trovato in una navicella involto in uno panno orato con una scritta a collo la quale dicea così: Questo fanciullo è battezzato, e à nonne Vergognia, e fue figliuolo di gentile barone e di gentile donna; e' pescatori ch'andavano pescando per mare, presero la navicella dov'io era, e apresentarommi a messer lo re d'Egitto e alla reina: ed e' m'ànno notricato e cresciuto e allevato a grandissimo onore, e somi stato co' loro infino a quel die ch'io mi partie per venire qua al vostro soldo. Altro non vi so dire, madonna, di mio parentado e di mio nascimento.

Quando la donna udì così dire, e' le venne sì grande dolore al quore ch' ella cadde in terra tramortita, e stette grande pezzo inanzi ch'ella si risentisse; e quando ella fue ritornata in sua memoria, ella si mise le mani ne' suoi vestimenti da petto, e tesegli insino a' piedi, e con grandissimo pianto disse a lui: Tu sì se' mio figliuolo, e figliuolo fosti di mio padre, ed elli t'ingenerò di me, misera tapina meschina isventurata: e per vergognia ti mettemmo in quella navicella ove tu fosti trovato, e acomandamoti alla tua ventura: or veggio che in questo mondo non ci à ventura, anzi disaventura e pericoli e dolori assai. O figliuolo mio, a che malvagio punto noi siamo venuti, tu ed io! o malvagio mondo, o peccato, o carne dolce , come ti lasciasti ingannare? O Iddio padre onipotente, perchè desti tanta forza e tanta licenza al nemico infernale sopra questa misera tapina meschina sventurata? O Iddio che mi creasti, piacciati di no' abandonarmi! Tu m'ài serrate le porti del paradiso, e sono legata colle catene del peccato per la mia belleza! Oi, mala belleza! come mi se' tornata in amaritudine! O pulzelle, o donne che non siete be!le, beate a voi! ché bellezza è viagio d' andare al ninferno, ed è battaglia continua della carne; ma voi non conoscete la grazia che Iddio v'à fatta. E così si lamentava e doleva questa donna.

Udendo Vergognia cosìe lamentare questa sua madre e moglie e sirochia, disse a lei: Madre mia, non piagnete e non vi consumate più l'anima nè la persona, chè assai è magiore la misericordia di Dio che no' è la nostra villania; e assai è magiore la sua cortesia che non sono le nostre peccata; e Iddio non chiede altro che 'l quore del peccatore; e se noi avremo lo quore pentuto del peccato comesso, Iddio ci perdonerà per la sua cortesia. Onde, madre mia, io voglio che noi vendiamo ciò che noi possediamo, e diamo per Dio a' poveri di Cristo; e poi, voi ed io voglio che noi andiamo a Roma al santo papa vicaro di Dio; e sì ci confesseremo a lui bene e diligentemente di tutti li nostri peccati, e quella penitenzia che ci darae, si' la faremo bene e di buono coraggio.

E la donna disse Figliuolo mio, ben mi piace.

E incontanente venderono ciò che possedeano, e diedono a' poveri di Cristo; e poi si misono per camino, e andaro a Roma al santo papa: e andando loro, ogni persona guardava lo viso di questa donna tanto era bello e piacente; ed ella vegiendo c'ogni uomo la guatava, disse: Figliuolo mio, io dubito che io no' riceva disinore, e tu per me potresti avere danno e onta; ond'io voglio prendere una barbuta [5] e panni d'uomo, e poi noi potremo caminare sicuramente. Eco che incontinente fue fatto: e 'n questo modo caminarono sicuramente, e fecero loro camino sanza niuno impedimento: e come fue piacere di Dio, giunsoro a Roma: e 'ncontanente n'andarono al santo papa, e confessarono bene e diligentemente tutti i loro peccati. E 'l papa vegendo e conoscendo che 'l fatto era stato disavedutamente, sì gli segnò e benedisse, e perdonò loro tutti i loro peccati, e diede a loro questa penitenzia: che Vergognia si fece monaco del monistero di santa Presedia di Roma, e la madre fece entrare nel monistero di Santa Chiara di Roma, e che già mai non dovesse vedere l'uno l'altro. E stando Vergognia in quello monistero con quelli santi monaci amici di Dio, incominciò a fare grande astinenza del suo corpo di digiuni, di vigilie, d'orazioni e d'ogni angelica vita, e vivette nel piacere di Dio undici anni; e in capo d'undici anni ebe una grandissima infermità, della quale e' passò di questa vita in santa pace in paradiso.

La madre vivette apresso di lui diciotto mesi, e poi passò di questa vita in santa pacie; e se lo suo figliuolo fecie santa e buona vita, ed ella simigliantemente si portò sì bene ch' alla sua fine ebe paradiso.

E inanzi ch' ella venisse alla suo fine, sì pregò la badessa ch'ella le facesse tanto di grazia ch'ella andasse al papa, e che lo pregasse che le facesse tanto di grazia che 'l corpo suo fosse sopellito nel monimento del suo benedetto figliuolo. E la badessa andò al papa e domandolli quella grazia: e 'l papa sentendo che l'uno e l'altro erano morti in santa pacie, sì le fecie quella grazia, e fece fare grande onore al suo corpo. E del suo corpo venìa sì grande odore, che parea che tutt'i moscadi del mondo fossero in verità; e poi il papa fecie scrivere nell'avello dove questi benedetti corpi furono sopelliti, queste parole di lettere d' oro

 

QUI GIACCIONO DUE CORPI MORTI,

MADRE E FIGLIUOLO, E FRATELLO E SIROCHIA,

E MOGLIE E MARITO, NATI DI GRAN BARONAGGIO

DELLO REAME DI FARAGONA, E SONO IN PARADISO.

 

E qualunque persona vae a Roma, vada al monistero di Santa Presedia, e vedrà queste lettere scritte d'oro nell'avello ove sono sepelliti questi due benedetti corpi.

AMEN.

 

Note

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[1] temo (B.)

[2] atare: aiutare (B.)

[3] aopri: adoperi, agisca (B.)

[4] francamente fedìe: valorosamente combattè

[5] barbuta: elmo con visiera mobile

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Ultimo aggiornamento: 27 maggio, 2007