Anonimo

La leggenda cipriota

a cura di

Domenico Comparetti

Edizione di riferimento

La leggenda di Vergogna e la Leggenda di Giuda, Gaetano Romagnoli, Bologna, 1869

Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna nel 1968

APPENDICE

All'introduzione di Alessandro D'Ancona

Mentre stavamo correggendo le bozze di questa Introduzione, ci pervenne notizia di una tradizione cipriotta testè messa a luce; e rivolgendoci all'amico Prof. Comparetti ne potemmo avere il volgarizzamento, accompagnato da alcune dotte avvertenze. Il nostro collega, pur facendo certe restrizioni a quanto afferma l'editore greco circa il nesso fra la leggenda vivente e il mito di Edipo, riconosce tuttavia che questo racconto va collocato nello stesso ciclo al quale appartiene l'Edipodea. Perciò ci è parso che questa leggenda cipriotta fosse necessario supplemento alle notizie da noi raccolte sul ciclo dell'incestuoso innocente nelle varie sue forme, e speriamo che i lettori ci sapranno grado che ad essi la comunichiamo.

Leggenda cipriota dell'incestuoso innocente

« Una volta, un tempo c'era un Signore e aveva tre figliuole, e s'eran fatte grandi e non poteva maritarle, nè sapea che cosa farsi. Or dunque, signora mia, gli venne in mente di far i ritratti delle sue figliuole e di collocarli dinanzi alla porta di casa sua, sicchè li vedesse chi passava, forse che così le mariterebbe. Il luogo dove abitava questo signore era sul mare e molte navi ci andavano da molti luoghi ad approdare. Ebbene, signora mia, una volta vide quelle figure un capitano, e gli piacque la più piccola delle tre, e andò a chiederla dal babbo di lei: ma il babbo non gliela voleva dare, perchè voleva prima maritare le maggiori e poi la più piccola. Lo sposo voleva la piccola; e gli amici del babbo di lei lo consigliarono, che si risolvesse a dargliela per fare un buon principio. E insomma, signora mia, si decise, e diede la piccola; e dopo pochi giorni, si fecero gli sponsali. Dopo la benedizione nuziale, se ne andarono tutti i parenti e gli amici e lasciarono soli lo sposo e la sposa; e allora la sposa andò a dormire nella sua stanza, e quando lo sposo andò per dormire con lei, si squarciò la parete, e ne usci fuori un fantasima e disse allo sposo: Stai lontano dalla Rosa (chè così si chiamava la sposa) perchè la Rosa prenderà suo padre, e con suo padre farà un figliuolo, e poscia prenderà in marito anche il figliuolo. Tosto che ebbe udito tutto ciò lo sposo, senza dir nulla ad alcuno, andò a trovare il suocero, e gli disse che avea commesso uno sbaglio, poichè voleva per moglie la grande e non la piccola. N'ebbe piacere il suocero, il quale voleva appunto maritare la grande per prima, e li maritò; e lo sposo si prese la moglie e se ne andò a casa sua.

« Dopo poco tempo, si trovò anche un altro sposo, ed anche a questo piacque la piccola. Per non farla troppo lunga, accadde a questo proprio come all'altro - La povera Rosa dopo essere stata ammogliata a due mariti, rimase non maritata. Passato un certo tempo la Rosa, che non sapeva per qual ragione due uomini l'avevano sposata e l'avean lasciata tutti e due, ebbe un'idea. Pensò di pregare il babbo che la lasciasse andare a visitare le sue sorelle, poichè desiderava vederle, affine di sapere la ragione per cui i mariti suoi l'avean lasciata; e il babbo la lasciò andare, e partì. - Appena arrivata là dove abitava le sorella maggiore, vide la serva di questa che andava ad empir la brocca, e la riconobbe, e le disse: Eccoti questo anello, dallo alla tua padrona, ed io aspetterò qui fuori che tu mi porti una risposta. Poco dopo viene la serva e le dice che favorisca, che la vuole la sua padrona; e trovò la sorella sola, e si assisero. Sorella mia, le disse, son venuta perchè desiderava vederti, e vorrei tu mi facessi un piacere; che la notte quando vai a dormire con tuo marito, tu spenga il lume ed esca dalla camera e ci vada io. La sorella le disse: Con piacere; perchè no? farò quel che vuoi.

« Venuta la notte, la sorella fece quant' essa aveva chiesto, e lasciò il marito, e la Rosa andò e si coricò col suo sposo: allora essa, come fosse la moglie di lui, gli disse: Da tanto tempo che sei mio marito, ho sempre dimenticato di domandarti la ragione perchè sposasti mia sorella più piccola e poi la lasciasti. E allora colui gli disse tutto com'era accaduto. Saputo che ebbe ciò, Rosa uscì dalla camera e v'entrò la sorella; il giorno appresso levossi e se ne andò a trovare l'altra sorella, e dopo che anche dall'altro sposo ebbe risaputo le stesse cose, tornò a casa sua e dicea fra di sè: No, non isposerò mio padre come ha detto il fantasima; piuttosto pagherò degli uomini perchè lo uccidano - E così, signora mia, pochi giorni dopo essa paga degli uomini i quali uccidono il suo babbo, e lo prendono e lo seppelliscono fuori del paese in un campo; e sul sepolcro in cui avean seppellito il padre di lei, germogliò un melo che facea di belle frutta. E dunque un giorno, signora mia, la Rosa vide un uomo che vendeva mele; lo chiama e compra di quelle mele e ne mangia, e uscì gravida. Poco tempo dopo cominciò a farsele grosso il ventre, e non sapeva come mai, ma poi riseppe che sul sepolcro di suo padre era nato un melo, e si rammentò che di quelle mela aveva mangiato. Allora disse fra di sè: neppur ora non voglio che si avveri il detto del fantasima, e appena partorirò farò di uccidere il bimbo. E tosto che nacque il bimbo lo prese e gli diè più coltellate nel petto e lo pose dentro una cassa, la inchiodò ben bene, e la gittò a mare; e poichè soffiava vento di terra, spinse la cassa e andò in alto mare. Si trovò a passar di là una nave mercantile e il capitano della nave vide la cassa; e dice allora il capitano ai suoi uomini: Mettete in mare la barca, e prendete quella cassa, e se c' è dentro qualcosa di prezioso prendetela per voi, se però c' è dentro anima viva sarà mia. Calarono la barca e presero la cassa; ci trovarono dentro un bambino immerso nel proprio sangue; allora il capitano lo prese per sè e lo fece figliuol suo: e dopo che furono passati molti anni morì il capitano, e ereditò tutta la sua fortuna il figlio adottivo di lui. E allora il fanciullo divenuto grande, faceva il mestiere di suo babbo e viaggiava da luogo a luogo.

« In uno de' suoi molti viaggi accadde che andò nel paese della sua madre e vide la porta della casa di lei, e domandò che cosa fossero quelle figure ch' erano su quella porta, e gli dissero la storia delle tre sorelle, e gli dissero pure che la più piccola non avea marito. Allora colui, la prendo io, disse, per moglie; e la prese, e quando furono passati molti anni ed aveano anche fatto figliuoli, un giorno essa porse a lui la camicia da cambiare. Allora vide nel petto di lui le cicatrici delle coltellate che gli diede quando lo mise dentro la cassa, e sospettò, e interrogollo: Non mi dici che cosa sono queste cicatrici che hai nel petto? Colui gli disse ch'ei non conosceva nè babbo nè mamma solo che l'avea trovato un capitano in mezzo al mare dentro una cassa e l'avea preso e fatto suo figlio; e quando morì mio padre io fui suo erede e feci l'arte sua, e venni in questo paese e ti presi in moglie, e non so altro. Colei gli disse: Fin qui mi ha perseguitato la sciagurata sorte mia; tu sei mio figlio, ed ora che si sono avverate le cose che disse il fantasima, lascio te addolorato, e orfani i figliuoli, e vado a morire, poichè così ha voluto il destino. E andò e gittossi da una terrazza e si uccise »

Nota

Il racconto che precede l'ho tradotto dal dialetto greco dell'isola di Cipro. Il sig. Sakellarios che lo ha pubblicato [1] crede ch' esso provenga dall'antica favola di Edipo. Io sarei meno affermativo nello stabilire un rapporto di derivazione, chè veramente fra il racconto ciprio e l'antica leggenda tebana si scorgono differenze notevoli ed assai profonde, quale, fra le altre, il non essere nel racconto ciprio il parricidio punto fatale nè involontario. Nondimeno è indubitato che questo racconto appartiene allo stesso ciclo a cui appartiene l'Edipodea. Fra i racconti dello stesso genere, questo si distingue per un tipo suo tutto particolare, e se c'è reminiscenza dell'antico racconto greco, essa è non solo singolarmente alterata ed inselvatichita, ma mescolata e confusa eziandio con reminiscenze d'altri racconti. Fra le parti in che esso differisce dagli altri, quella del modo in cui ha luogo l'incesto involontario col padre è assai notevole, e mi ha richiamato a mente un'antica leggenda, orientale di origine, diffusa poi nel mondo greco-romano, e riferita da Arnobio [2]. Secondo questo scrittore, la favola in Pessinunte narrava che Giove infiammato d'amore per la Gran Madre, non potendo riuscire nel suo intento, rese feconda la pietra Agdos da cui la stessa Gran Madre aveva avuto origine. Quindi nacque Agdistis essere ermafrodito di straordinaria potenza, il quale essendo stato evirato per voler degli Dei, dal sangue di lui sparso in terra nacque un melo granato[3]. Nana figlia del fiume Sangario, ammirando la bellezza dell'albero, ne colse un pomo che riposto in seno di lei la rese feconda, e così nacque Atti, il quale fu esposto dal padre di Nana, e divenne poi l'amante incestuoso di Agdistis - Non istarò a ripetere qui quanto fosse alla moda nell'Europa greco-latina questo culto Frigio della Madre degli Dei, il culto di Venere Assira ed altri culti di provenienza orientale; e come questa moda durasse a lungo, e solo si estinguesse coll'estinguersi del paganesimo che nella sua lotta colla nuova religione avea cercato in quelli il debole appoggio di una insulsa teosofia [4]. Il nome di Nana lo troviamo riunito a quello di Artemide in una iscrizione del Metroon pireense [5], e si trova assai spesso anche adoperato come nome di persona [6]. Quanto a Cipro, la sua posizione geografica, e la sua storia rendono chiaro per chiunque, come necessariamente in essa dovessero incontrarsi e mescolarsi le leggende d'Europa con quelle d'Asia. È nota la grande omogeneità delle due leggende di Cibele Frigia, e di Afrodite Assira, e come Atti in quella equivalga ad Adone in questa. Come la memoria della leggenda di Adone non è pur anco spenta ma vive tuttora nelle costumanze di qualche popolo orientale [7], così non sarebbe da maravigliare se mescolata con elementi d'altra origine una qualche reminiscenza della leggenda di Atti vivesse tuttora in questo racconto della più orientale isola greca.

D. COMPARETTI

 

Note

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[1] Τἁ TΚυπριαχά. Atene, 1868. T. III. p. 147 segg.

[2] Adv. gentes, V. 5 segg.

[3] Il racconto Ciprio oggi dice soltanto un melo, ma forse deve intendersi di un melo granato che secondo un'idea (non però troppo ben fondata) di Böttiger (Ideen zur Kunst-Mythologie II p. 250) era per gli antichi il melo per eccellenza. Negli antichi racconti greci il melo non ha che far nulla colle idee di morte; ma sì bene il melo granato che fiorisce negli orti di Aide, e nasce dal sangue sparso violentemente. Veggasi quanto su di ciò con molta dottrina ed acume osserva Bötticher, Der Baumkultus der Hellenen pag. 471 segg. Un fatto da notarsi è che il melo granato, trapiantato, secondo la leggenda, d'Asia a Cipro prima che fosse introdotto in Europa, ha parte nelle leggende Tebane. Cadmo lo portò a Tebe. Sulla tomba di Meneceo nacque spontaneo, e così pure sulla tomba comune di Eteocle e Polinice.

[4] Giovi rammentare il noto scritto Sulla Madre degli Dei dell' imperator Giuliano.

[5] V. il mio articolo Sulle iscrizioni relatire al Metroon pireense negli Annali dell' Istit. di Corrisp. arch. T. xxxiv w. 38 segg. Sulla provenienza orientale del nome di Nana o Nanaea , oltre agli scrittori da me ivi citati, veggasi Rawlinson The five great Monarchies , I pag. 974 segg. e l' Erodoto del medesimo , I p. 521 segg.

[6]Cf. Boeckh, ad C. I. G. n.° 3858.

[7]V. Liebrecht, Tammuz-Adonis in Zeitschrift d. deutsch. morg. Gesell. vol. 70 p. 397 segg.

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Ultimo aggiornamento: 04 giugno 2007