![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
O pellegrina Italia,
Che è che sì t’ammalia
Che cacci via la balia, — e muor’ di fame?
O nobile reame,
Come veggio in te grame 5
Donne donzelle e dame!...
Ben è peggio che morto
Colui che non s’è accorto — di tal male.
O nido imperïale,
O sito liberale, 10
Le virtù c’hai, in male — hai promutate.
O genti desolate
Per cupidigie state,
Or siete in tale stremo
Che noli me tangere! 15
I’ ti veggo sì frangere,
Che a pena puoi piangere.
Il giudicio si fermi.
Per li tuoi molti infermi
E frodolenti schermi, 20
Di vermi — ti vegg’io fare dogana
E di pelle e di lana.
E per molte fiumana
Ti converrà nuotare,
E nel mar affogare — e toccar fondo. 25
Io più non mi nascondo;
Però che tutto ’l mondo
Par che si senta mondo — d’ogni bene;
Ma dicer mi conviene;
Però che senza spene — son rimaso.... 30
Italia, il tuo martìre
Intendo far sentire;
E non pensar fuggire — per peggiorare.
E vòmmi incominciare
Dal barattier che tien l’anguilla in mano. [1] 35
Tu che guardi Milano
E poi fai capitano
Di casa tua la morte,
Tu se’ verace morte
Di giustizia e di pace. 40
Ogni guerra ti piace,
E ogni verace — t’è mortal nemico.
Io pure te lo dico :
Per non conoscer fico,
Ti fiadata la sorba; [2] 45
I’ dico sorba nè mézza nè macera.
La gente già si macera;
E la biscia [3] getta il pasto e l’orgoglio:
Ed al passar del soglio
Ti fiadata la stretta. 50
Ognun che vuol vendetta
Non abbia fretta:
Chè la giusta vendetta
Non tarda a chi l’attende.
Or senza padiglioni e senza tende 55
Le bende [4] avranno spaccio:
Senza tendere il laccio,
Avaccio avaccio [5] — entrerai nella rete;
I’ dico in rete
Non di mura o parete, — ma di ferro. 60
Ed il monte del ferro [6]
Fa già chiocciar il ferro
Alla città del ferro [7] e a’ suffragani [8]
Colle man de’ paesani
E di molti più strani. 65
E la cicogna [9] rivorrà la torre
Con quelli dalla Torre,
Perché vi vuol su porre — i cicognini.
Al tempo de’ pulcini
Vedrai fatti gli uncini; 70
Ed i pulcin fatti pollastri,
E di guerra far mastri,
E tagliar volpi lupi e leopardi
E di molti Lombardi.
E tal crederà tardi 75
Esser venuto, e fiaassai per tempo.
I’ veggo assai per tempo
Di te fatto cornacchia: [10]
Dico cornacchia
Chesi vestì, fu già, dell’altrui penne; 80
E quando a corte venne
Degli uccelli, convenne — pur cantare;
Vedendola gracchiare,
Ciascun l’andò pelare — delle sue penne.
Questa favola intenda 85
Chïunque ha fatto co’ graffi e co’ morsi,
Chè io veggo gli orsi
Pigliar dentro le tane:
Osti agguati e gualdane [11]
La giustizia di Dio ti mena all’uscio. 90
In male serra l’uscio
Colui c’ha dentro all’uscio
Quel che fa la mostarda [12].
Questa mostarda
Toglie alla biscia ardire : 95
Ella suol partorire
Pe’ fianchi, e or partorisce per la bocca. [13]
Ora noti a cui tocca
Quel che ’l mio dire iscocca
Di questa cosa grave. 100
In su l’antica nave
Con quella di Soave
Veggio che si raccoglie.
Figlie sirocchie [14] e moglie
Veggo pianger per doglie, 105
Predate o tolte senza anello o dote;
Panni squarciar e gote,
E star le genti ignote
Come se fosser pazzi.
Perder veggio sollazzi, 110
E le strade e li spazzi [15]
Sanguigni e pien di morti;
Tagliar catene e porti,
E Giuda e Tolomeo e Ganellone
Diventar qui Sansone, 115
Enea ed Antenorre dar l’entrata.
Che valterra murata?
Ah mente scellerata!
Quel da Posterla guata — il suo oltraggio.
Oh quanti aspettan maggio — per dir: 120
Moia! Ma di tutte le cuoia
Non se ne fa pavesi [16].
O ciechi Milanesi, Bresciani e Piemontesi!
Tutti li vostri arnesi — fien distrutti;
E molti pianti e lutti 125
Vi lascerano asciutti — d’ogni bene.
Alla Scala conviene
Di quel ch’ell’ha e tiene
Lasciar di quattro i trene, - e quel non fermo:
Entrato c’è il vermo. 130
E per lo fermo — quelli da Gonzaga,
Parmigiani e Carrara,
Con quelli daFerrara,
Andranno insieme in bara; — ma non al Santo [17].
Lo ippocrito ammanto — di Vinegia 135
Del titol che la egregia — fia vacante.
La gente soprastante
Superba ed arrogante
Di Genova e sua banda
Farà tosto ghirlanda — di novi guai. 140
Ma non fieno i sezzai [18]
Di quella terra che manuca [19] il senno :
Io parlo qui per senno,
Ch’ella manuca senno,
E poi serve a malizia 145
Usura ed avarizia
Colla perfida gola.
Ma colui che la ’ngola
Vuol mostrar che la imbola :
Ma egli è pur di quelli del biscione [20]. 150
Tosto farà ragione
D’altro che di Bologna:
E sua rogna — sarà foco salvatico...
Ma il popolo scismatico
Raddoppierà lo statico [21] — al tiranno; 155
E già per questo danno
Non riavranno — gli scacchi e ’l tavoliere.
Il panno in molte terre
Si misura senza canna [22].
Il ciel m’ammanna 160
Che a chi fiadi zanna
E a chi dato d’uncino [23].
O romagnuol giardino,
O vedovo meschino,
Come veggio tapino — ogni tuo nato; 165
E de’ tuoi far mercato
Come di gente schiava!
E a cui piace, e a cui grava.
E Imola Faenza e sua montagna
Tende a Forlì la ragna [24]; 170
Meldola a Bertinoro [25].
A questo concistoro
Chi è chiamato capo fia [26] percosso.
Ora si guardi il dosso
La terra del Savio: [27] 175
Or si parrà se il savio
Sa fuggir il giudizio.
Chi non fuggirà il vizio
Non fuggirà la spada;
Che molto poco aggrada 180
A quelli da Polenta. [28]
In ciascun par che spenta
Sia in lui ogni ragione :
Vuol saltar Rubicone,
E di te far fastello [29]. 185
Aspetta il martello
Ed il coltello — con quel da Verrucchio,
E con chi succhio
Per vïolenza tra’ dell’altrui bene.
In te daranle rene 190
E desinari e cene — del mal frate,
E l’opre dispietate
Di Tibaldello e di Ravenna.
Io pur meno la penna,
E giustizia mi assenna 200
Del fatto di montagna e quel di Fano.
Tutto ’l tuo monte e ’l piano
I’ veggo pien di ragne
E di fosse terragne [30].
Vegga giustizia l’opere tue ladre: 205
Chente [31] saranno le dolenti madri! [32]
Vo’ritornar a’ padri — de’ miei falli,
L’aguglie e’ gigli gialli,
Per cui i vaghi galli
Che son due fanno sciarra [33]. 210
Vòmmi far dalla lepre [34] che si sfarra
E gitta via la sbarra — alla pantera.
O volpe [35] iniqua e fera,
Tu se’ giunta alla sera,
Chè ciascun uomo spera — te diserta! 215
Tu sarai Tebe certa,
Per l’innocente sangue che bevesti!
Quel da Milan prendesti,
Per sacrificio ’l desti
Lui e’ figliuoli al serpe. [36] 220
Ahi anime crude più che serpe,
Ch’è de’ figliuoli del conte e di lor fame? [37]
Distrutto il tuo reame
Sarà colla tuarabbia;
Per grattar la pantera [38] avrai la scabbia, 225
Con fuochi sangue prede guasti e ratti;
E tra questi baratti
Terminerà la pantera, — e sarà sera.
L’orsa [39] cupida e stanca
Sarà come chi affoga; 230
Camperalla la soga [40] — ch’ella tiene.
Ma ella pur conviene
Pagar lo malo scotto;
I’ dico ilcrudo e ’l cotto;
Ché il veltro [41] e San Cerbon [42] son invitati 235
Con altri disfrenati
Che sono inebrïati — all’altrui vino.
Lo lion del gran giardino [43]
Da dritto e da mancino — s’arrosterà,
E darà e torrà, 240
E fuoco metterà — per molte selve
Pagando molte belve ...;
Ma e’ darà a ogni morso ’l pelo,
Vedovo scuro sarà con suo velo;
Questo mi mostra ’l cielo; 245
Ma grande rimarrà in fra’ dispersi.
Volgo allalupa [44] vana i tristi versi,
Che spera in Talamone e nella Diana;
Lascerà l’altrui tana,
E nella sua sarà poco sicura; 250
Arroterà la scura,
Che taglierà da piede ’l suo riposo.
Io pur noto e pur chioso.
La pulce [45] to’ riposo
A chi dorme e a chi vegghia, 255
Per molte torte cha nell’altrui tegghia.
Vedrai menare stregghia
Al cavallo sfrenato [46]
Più anni ammantellato;
Ma e’ fia liberato 260
poi inceppato — dalla mala petra :
La mala petra scende la Scatorbia. [47]
Quadrella senza gorbia [48]
Veggio piover per turma:
Veggio per porta eburna [49] 265
Entrar i novi gotti [50],
Ch’oggi son pegolotti.
E le ciance co’ motti
Saranno del grifon [51] mortal tormento,
S’avuto n’ha il talento; 270
E per suo amor vorrebbe
Ercol e Cacco;
Ben ne fiarotto e fiacco.
Or vedrai novo macco [52]
Nella Marca Ducato e Patrimonio: 275
Dice ciascun che sa più del dimonio;
Ma e’ fian messi al conio,
E merti giusti avran di lor dispetti.
Lasso! il sasso dell’oca [53] ne’ miei detti
la vita de’ vecchi [54] e suoi gentili, 280
Per far più brievi stili,
Saran pagati col gran prete errante. [55]
Volgomi al leofante [56]
Che fu del mondo tutto dominante,
Che perderà le tre partidel cuore; 285
E il suo maggior dolore
Ragguaglierà il minore. — E la sua balia,
Ed il corno d’Italia, [57]
E le isole del zolfo e del foco, [58]
E il côrso e il sardo loco, 290
Col lor traditor giuoco,
Piangeranno i lor morti
Ed i lor vivi torti;
fialor colpa e pena pareggiata.
Gente con gente cruda e dispietata, 300
Re contro a re armata;
popoli e province stretti a’ ferri,
di moltiplicati erri [59];
Di Ninivee di Tebe odo le strida
E le troiane grida, 305
Gli stormi pompeiani e di Guiscardo,
E ’l figlio longobardo;
Attila Brenno Annibale affricano;
Tutti gli scempi che femai romano
Serseo Dario o Ciro o Maccabeo 310
O vuoi cristian saracino o giudeo;
Ceperan [60], Montaperto, Campaldino,
Altopascio e Montecatino.
Il giudicio divino
Farà novelli a noi li detti scempi. 315
E fien propinqui i tempi
Che fiapestata la dolente salsa
Con molta gente falsa,
Serpi, sirene, nottole e leoni,
Mosche, cani e scorpioni, 320
Pecoron grossi e bramidi avvoltori.
E sotto i copertori
Donne infinite andranno sole a letto,
E in cambio di diletto
Ogni sospetto avranno in compagnìa. 330
Perirà qui la buona per la ria,
Spoglieransi le chiese e’ monasteri;
Color sanguigni e neri
Varranno più che scarlatti o velluti;
Li stormenti e liuti 335
Saranno le campanee’ tamburelli;
Le gualdane e’ drappelli
Risponder cenni ed ammattar [61] insegne;
D’ogni maniera legne
Si troveranno a due spietati fuochi. 340
Oh quanto saran pochi
Que’che Saturno e Marte a gloria serba!
O mala italic’erba,
Come ti veggo acerba — iscellerare,
E il prezzo a rovinare — diventar esca! 345
Molta gente tedesca
Inghilese e francesca
E gli Ungheri e gli Schiavi e gli Spagnoli
Perderan padri fratelli e figliuoli
Con agghiadati [62] duoli: 350
L’offerta loro a Marte sarà sangue.
Crudele è chi non langue,
Veggendo il demon angue [63]
Nelle sue reti entrar con tanta preda.
Non fiapiù quistïon di chi sia reda, [64] 355
Ma per niente fiaquel ch’or è più caro.
Or pianga ogni uomo avaro,
E que’che fan suo dio argento ed oro.
Ov’è Mida con l’oro?
Ov’è Sardanapalo 360
E il traditor Neccalo?
Ov’è la tirannìa col suo affanno?
Ov’è ogni tiranno
Ch’al nostro tempo portav’alto ’l capo?
Tu rispondrai — Non sapo. — 365
Ov’è superbia in ogni far e dire,
Ove i vizi seguire
E lasciar le virtù chiare ed aperte?
Ma state, o genti, certe,
Ch’egli è de’ santi articoli veraci 370
Diofar bene a’ veraci
E punire i fallaci
E la mala famiglia.
E chi ben qui con meco si assottiglia,
Non li parrà questo dir meraviglia. 375
Giustizia m’assicura e dà valore,
Vero frutto verrannedopo il fiore.
(Fu pubblicato da F. Trucchi con altre poesie dell’Uberti nel 1841 in Firenze; poi con miglior lezione nel vol. II delle cit. Poesie italiane inedite.)
Note
____________________________
[1] (Postille dei Codici.) Barattier che tien l’ anguilla in mano: ciò è il signor di Lombardia.
[2] sorba: frutto del sorbo di sapore aspro e acidulo; "per apprezzare il sapore dolce del fico devi provare prima quello della sorba", metaforicamente: per apprezzare le cose belle della vita devi prima provare i colpi dolorosi della sorte.
[3] la biscia scappa per salvarsi
[4] bende: banda bianca portata da vittime sacrificali in segno di consacrazione e di purificazione avvenuta
[5] Avaccio avaccio: presto, subitamente
[6] Il monte del ferro: ciò è la Magna.
[7] La città del ferro: ciò è Milano.
[8] suffragani: coloro che svolgono una funzione subordinata o sussidiaria (al posto di...) rispetto a un altro, superiore per grado e importanza
[9] La cicogna: ciò è Crema.
[10] cornacchia: persona che crede di essere diventata avveduta, che sa bene analizzare i fatti e prevedere ragionevolmente quel che sta per succedere, ma a conti fatti resta sempre piuttosto ingenuo e avventato, tanto da essere facilmente scoperto quando ha dovuto agire
[11] gualdane: scorrerie fatte da torme di cavalieri in territorio nemico
[12] mostarda: situazione difficile creata da qualcuno, agguato
[13] partorisce per la bocca: forse perché viene schiacciata
[14] sirocchie: sorelle
[15] spazzo: terreni pianeggianti sgombri di ostacoli, adatti alla battaglia (alla fine della quale restano pieni di morti e feriti)
[16] pavesi: scudi rettangolari della misura di 1 metro per 2, rivestiti di pelle o di cuoio; ma non tutti i tipi di cuoio sono adatti a rivestire un pavese.
[17] Santo: Padova
[18] sezzai: ultimi (Ma non saranno gli ultimi di quella terra ad angustiare
[19] manuca: mangia; metaforicamente: tormenta, angustia. Qui è il verbo è usato probabilmente col significato di "servirsi, utilizzare, fare sfoggio": Veneza fa sfoggio di assennatezza e saggezza, ma poi usa con malizia usura ed avarizia
[20] allude a Luchino Visconti, crudele e gozzovigliatore
[21] statico: pegno (cosa o persona) che il tiranno si fa dare come garanzia di fedeltà
[22] canna: serviva come elemento di misura lineare (in toscana equivaleva a m. 5.45
[23] La storia mi insegna che alcuni saranno azzannati, altri saranno presi negli artigli
[24] tende la ragna: tende la rete, ordisce l'inganno
[25] Bertinoro: nei suoi pressi si trova il castello di Polenta sede dell'omonima famiglia
[26] fia percosso: sarà ucciso
[27] La terra del Savio: ciò è Cesena, dal fiume Savio che gli corre da lato.
[28] Che molto poco piace a quelli della famiglia dei Da Polenta
[29] far fastello: gettare alla rinfusa insie ad altre persone o cose
[30] fosse terragne: fosse di terra per la sepoltura
[31] Come saranno le dolenti madri!
[32] Quanto dolenti saranno le madri
[33] fanno sciarra: litigano, si azzuffano
[34] Lepre e volpe: ciò è la città di Pisa.
lepre che si sfarra: Pisa che si intorbida nelle lotte fratricide (ndr)
[35] volpe: Pisa
[36] Visconti da Milano.
[37] riferimento al Conte Ugolino
[38] La pantera : ciò è Lucca.
[39] L’orsa: ciò è Pistoia.
[40] soga: correggia, corda di cuoio
[41] Il veltro: ciò è Volterra.
[42] San Cerbone : cióè Massa.
[43] Lo lione del gran giardino: ciò è Firenze.
[44] Lupa: ciò è Siena.
[45] La pulce: ciò è Montepulciano.
[46] Cavallo sfrenato : ciòè Arezzo.
[47] Scatorbia: una fiumana. (Carducci)
[Scatorbia (fosso). Provincia di Perugia. Nasce alle pendici del monte Fumo (m 869). Affluente di sinistra del fiume Tevere a Città di Castello. (ndr)]
[48] quadrella senza gorbia: freccia senza punta di ferro (spuntata)
[49] porta eburna: porta principale, dalla quale passavano i trionfatori
[50] entrare i nuovi signori che ora sono semplici lavoranti
[51] Grifone : ciò è Grosseto.
[52] [macco: strage]
[53] Sasso dell’oca : ciò è Orvieto.
[54] Vita de’ vecchi : ciò è Viterbo.
[55] Gran prete errante : cióè il Papa.
[56] Leofante : cióè Roma.
[57] Corno’ d’Italia: ciò è Roma.
[58] L’isole del regno di Sicilia.
[59] [erri, dal tedesco Herr: Signore] ndr
[60] il pensiero ai versi di Dante, che ricorda la battaglia di Ceprano sulle rive del fiume Liri nel 1266, tra Manfredi e Carlo d'Angiò, (Inf. XXVIII 15-18) :
(La gente)
il cui ossame ancor s'accoglie
A Ceperan, là dove fu bugiardo
Ciascun pugliese e là da Tagliacozzo
Ove senz'arme visse il vecchio Alardo.
[61] ammattar: agitare
[62] [agghiadati: agghiacciati dallo spavento, da agghiadare, agghiacciare, trafiggere] ndr
[63] angue: serpente (la forma sombolica del demonio tentatore)
[64] [reda: erede] ndr
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()