FAZIO DEGLI UBERTI

 

Rime

 

 

 

 

 

XVI

LE SETTE ALLEGREZZE DI MARIA

 

 

O isola eletta e più id’ogni altra degna

D’esser chiamata madre di colui

Che solo eternalmente vive e regna;                                                 3

Non disvoler che il tuo idevoato, a cui

Sempre hai concessa tua misericordia,

Parli di te che preghi ogn’or per nui.                                               6

Tu sola mitigasti la discordia

Che fu tra Dio e l’uomo, e tu cagione

Sei d’ogni bene che quaggiù si esordia,                                            9

Per te si aperse la scura prigione

Di quell’abisso che mai non si sazia

Di nostra umana generazione.                                                          12

Ricordati quando piena di grazia

Fosti chiamata da quel degno messo

Che col suo creatore in ciel si spazia,                                                15

E come con tremor turbata adesso

Tu rispondesti all’angelico canto

— Come potrebbe seguir questo eccesso? —                                   18

Ma poi udendo che ’l Spirito Santo

Sopravverebbe in te e come Dio

 Della tua carne vestirebbe il manto,                                                21

Allora con divoto aspetto e pio

Dicesti — Ecco l’ancella del Signore,

Sia fatto ciò che vuole il padre mio; ‑                                                24

E come adesso quel sommo fattore

Fe nel tuo ventre discender suo figlio

Che poi fu morto per lo nostro amore.                                             27

Poi ti ricorda che senza ogni impiglio

Tu lo portasti e poi lo partoristi

Senza dolore e senza alcun periglio;                                                 30

E la virginità che tu avisti

Nel nascer tuo così monda ed intera

Rimase dopo il parto che tu fisti.                                                       33

E come il sole in sua lucida spera

Il vetro non corrompe e per lui passa,

E sua chiarezza riman pura e mera;                                                 36

Così la tua verginità, che nassa

Ogni purità ogni mondezza,

Col corso natural non si compassa.                                                   39

Ricordati della terza allegrezza

Che tu avesti, quando i magi santi

Venner ad onorar tua poverezza                                                      42

Con tanta riverenza nei sembianti

Ed un’offerta tanto graziosa,

Che gli angiol d’allegrezza ne fêr canti.                                           45

Ti ricorda, quando eri dolorosa

Più che ogni madre, vedendo esser morto

Colui che amavi sopra ogni altra cosa,                                             48

Risuscitar vedesti il tuo conforto

Sì gloriosamente e con vittoria

Che fe il poter del nemico più corto.                                                 51

Ancora ti ricorda che alla gloria

Del ciel salì con lo primo parente

Scrivendo lui e gli altri in sua memoria.                                           54

Poi ti ricorda come ei fe ardente

Col Spirto Santo la turba apostolica

A sofferir per noi morte innocente;                                                   57

Che volendo ampliar la fè cattolica

Non temer mai affanno nè martìro

Per annullar la fede diabolica.                                                           60

Poi ti ricorda che dall’ampio giro

Dell’empireo ciel per te discese

Volendoti partir del mondo diro.                                                      63

Deh pensa, madre, s’ei ti fu cortese,

Gh’altri mandar non volse già, ma venne

Per onorar la carne che in te prese.                                                   66

Allora mosser le sacrate penne

Tutte le gerarchie angelicale,

Per farti onore quanto si convenne.                                                  69

Con lui venne il trionfo profetale

E’ patriarchi e tutta la milizia

Dell’ alto concistor celestiale.                                                             72

Poi si raccolse la lieta primizia

De’ tuoi figliuoli apostoli, che spanta

Era per convertir nostra letizia.                                                         75

E il corpo tuo con quell’anima santa

Portato fu in ciel dal tuo diletto

Con melodìa che per uom non si canta :                                          78

E poi t’incoronò con uno aspetto

Paterno e filial, dicendo — Tota

Es pulchra, amica mea, senza difetto; —

Scrivendo tutti i santi a simil nota.                                            82

 

(Dal tomo XIII della Biblioteca italiana, Milano, 1819; dove pubblicò Luigi Nardi da un Codice della Biblioteca Gambalunga Rimini.)

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2004