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O isola eletta e più id’ogni altra degna
D’esser chiamata madre di colui
Che solo eternalmente vive e regna; 3
Non disvoler che il tuo idevoato, a cui
Sempre hai concessa tua misericordia,
Parli di te che preghi ogn’or per nui. 6
Tu sola mitigasti la discordia
Che fu tra Dio e l’uomo, e tu cagione
Sei d’ogni bene che quaggiù si esordia, 9
Per te si aperse la scura prigione
Di quell’abisso che mai non si sazia
Di nostra umana generazione. 12
Ricordati quando piena di grazia
Fosti chiamata da quel degno messo
Che col suo creatore in ciel si spazia, 15
E come con tremor turbata adesso
Tu rispondesti all’angelico canto
— Come potrebbe seguir questo eccesso? — 18
Ma poi udendo che ’l Spirito Santo
Sopravverebbe in te e come Dio
Della tua carne vestirebbe il manto, 21
Allora con divoto aspetto e pio
Dicesti — Ecco l’ancella del Signore,
Sia fatto ciò che vuole il padre mio; ‑ 24
E come adesso quel sommo fattore
Fe nel tuo ventre discender suo figlio
Che poi fu morto per lo nostro amore. 27
Poi ti ricorda che senza ogni impiglio
Tu lo portasti e poi lo partoristi
Senza dolore e senza alcun periglio; 30
E la virginità che tu avisti
Nel nascer tuo così monda ed intera
Rimase dopo il parto che tu fisti. 33
E come il sole in sua lucida spera
Il vetro non corrompe e per lui passa,
E sua chiarezza riman pura e mera; 36
Così la tua verginità, che nassa
Ogni purità ogni mondezza,
Col corso natural non si compassa. 39
Ricordati della terza allegrezza
Che tu avesti, quando i magi santi
Venner ad onorar tua poverezza 42
Con tanta riverenza nei sembianti
Ed un’offerta tanto graziosa,
Che gli angiol d’allegrezza ne fêr canti. 45
Ti ricorda, quando eri dolorosa
Più che ogni madre, vedendo esser morto
Colui che amavi sopra ogni altra cosa, 48
Risuscitar vedesti il tuo conforto
Sì gloriosamente e con vittoria
Che fe il poter del nemico più corto. 51
Ancora ti ricorda che alla gloria
Del ciel salì con lo primo parente
Scrivendo lui e gli altri in sua memoria. 54
Poi ti ricorda come ei fe ardente
Col Spirto Santo la turba apostolica
A sofferir per noi morte innocente; 57
Che volendo ampliar la fè cattolica
Non temer mai affanno nè martìro
Per annullar la fede diabolica. 60
Poi ti ricorda che dall’ampio giro
Dell’empireo ciel per te discese
Volendoti partir del mondo diro. 63
Deh pensa, madre, s’ei ti fu cortese,
Gh’altri mandar non volse già, ma venne
Per onorar la carne che in te prese. 66
Allora mosser le sacrate penne
Tutte le gerarchie angelicale,
Per farti onore quanto si convenne. 69
Con lui venne il trionfo profetale
E’ patriarchi e tutta la milizia
Dell’ alto concistor celestiale. 72
Poi si raccolse la lieta primizia
De’ tuoi figliuoli apostoli, che spanta
Era per convertir nostra letizia. 75
E il corpo tuo con quell’anima santa
Portato fu in ciel dal tuo diletto
Con melodìa che per uom non si canta : 78
E poi t’incoronò con uno aspetto
Paterno e filial, dicendo — Tota
Es pulchra, amica mea, senza difetto; —
Scrivendo tutti i santi a simil nota. 82
(Dal tomo XIII della Biblioteca italiana, Milano, 1819; dove pubblicò Luigi Nardi da un Codice della Biblioteca Gambalunga Rimini.)
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