Anonimo

CAPITOLO DI CUCCAGNA

da: Miscellanea alessandrina XIII. a. 58

Edizione di riferimento

BOLOGNA Commissione per i testi di lingua, Storia di Campriano contadino, a cura di Albino Zenatti, Bologna, ed. Gaetano Romagnoli 1884. - esemplata sulla stampa fiorentina del 1576 - Il Capitolo di Cuccagna stato stampato in Siena nel 1581 forse alla Loggia del Papa dal codice "Miscellanea alessandrina XIII. a. 58", composto da 4 carte senza numerazione n richiami.

- Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna sulla edizione Romagnoli datata 1968. 

Capitolo di Cuccagna

Doue s'intendono le marauigliose

cose che si fanno in quel paese,

doue che chi piu dorme

piu guadagna.

Et chi parla di lauorare, li son

rotte le braccia

SON stato nel paese di Cuccagna:

o quante belle vsanze son fra loro!

quello che pi ci dorme pi guadagna.                             3

Io ci dorm sei mesi, o sette foro,

solo per arrichire in quel paese:

pensate io guadagnai vn gran tesoro!                                6

Per arriuarci stei per strada vn mese,

con meco mi portai sei chiauarini,

e per la via mi feci buone spese.                                         9

O quanta bella grascia, e buoni vini,

starne, fagiani, e carne di porcelli,

grechi, vernaccia, maluasia, e latini!                                  12

Si batton con le pertiche gli vccelli,

e poi si danno alli porci a mangiare,

e le Civette cacano i mantelli.                                             15

Il grano non bisogna macinare,

grosso lo vaco pi che nullo monte,

con zappa la farina puoi cauare.                                        18

Non c n duca, n signor, n conte,

ognun ci viue alla sua libertade:

o che bello paese, o bella fonte !                                          21

Ci son le spine ch nno dignitade,

che di mele son cariche, e di manna,

di rasandole, e confetti inzuccarate.                                   24

In quel paese ci troui la canna,

che d vn cannello vna botte puoi fare,

si che l cocchiume puoi far da vna banda.                       27

Non ha bisogno l vva di pestare.

El uaso grande, e ne vien chiaro l vino:

metti pur, la cannella lassa stare.                                       30

Ci si troua tal volta tal lupino

ch grosso come pietra di montano,

e c gran copia di pepe, e cimino.                                    33

Sempre v tempo gratioso e sano

non ci vedi altro se non festeggiare;

non si pagan le biade, n arco il grano.                             36

L non ci parlar mai di lauorare,

che subito ti mettono in prigione,

e vn anno dentro ti ci fanno stare.                                      39

Sapete di che sono le prigione?

di cacio parmigiano son le mura,

e le feriate sono di cialdoni.                                                 42

Vedete come son da poche le persone.

che di quel luogo non sanno scappare,

e l in prigion si lassano morire.                                          45

Non ha bisogno l lino di filare:

bell e filato nasce in quel paese,

altra faticha non bisogna fare.                                            48

Troui per strada senza farci spese

tante camicie, lenzuola, e touaglie,

cento braccia di panno allo tornese.                                   51

Ci son tante Pernici, e tante Quaglie,

che dalla casa non le puoi cacciare:

se stai a mangiare a tauola tassaglie.                                54

Le case belle vi voglio contare:

di cacio pecorino son le mura,

e di ricotta le fanno imbiancare.                                         57

Ad ogni casa ci la tempiatura

di salciccie, prosciutti, e di ventresche:

se tu ci vai, fa che vi ponghi cura.                                      60

Li fondamenti fonti dacque fresche:

ohime, chi si volesse mai partire?

belle ci son ceragie romanesche.                                         63

Le donne belle io vi voglio ancho dire;

io le vedeuo con tanto splendore,

per forza mi faceuan risentire.                                            66

Sono belle, e piaceuoli all amore;

ognuno l ha alla sua libertade,

e ognun contentan per non dar dolore.                             69

O quanti belli letti incortinati,

coperte di velluti cremesini.

che mai si vidde si gran dignitade!                                     72

O quanti belli scudi trapolini!

ognun ne porta piena la scarsella,

& se n ha vn rubbio per tre bolognini.                              75

Ma voglio che sapiate vna novella,

che chi li vuol leuar dallo paese,

per ognun paga dieci di gabella.                                        78

Ma quella gente nobile e cortese,

sempre ti danno ci che li dimande;

non sanno dir di no in quel paese.                                      81

Fra l altre cose ci son due montagne,

e tutte due di solfo, e di pece:

per gire in cima ci vuole sett anni.                                     84

E nella cima c vn pi di cece

che pare che nel ciel voglia toccare:

ben habbia quello mondo, e chi lo fece                              87

Le oliue belle vi voglio contare,

che grosse sono come vn melone:

l oglio sen esce senza macinare.                                       90

Lo piede non si zappa, n si pone;

altra fatica far non ci voleua:

menano i fruti suoi d ogni stagione.                                  93

Pere, persiche, e noce io ci vedeua:

erano grosse fuor d ogni misura,

che pi di sei vn tnul non ne poteua.                                 96

Viddi vna vacca pascere a pastura,

c hauea fatto quattordici vitelli;

l herba c longa fino alla cintura.                                    99

Per quelli piani tanti li porcelli

grassi, e sfoggiati a chiunche ne voleua:

hor andiamoci tutti, o pouerelli!                                         102

Tante cocozze, e niun le poteua,

erano lunghe, grosse e smisurate:

viddi vno che ne fece vna galea!                                         105

Tanti poponi, e tante le melate,

che duna fetta ne puoi fare vn ponte

d ogni gran fiume, voglio che sapiate.                              108

Ognuno in quel paese pare vn conte;

vanno vestiti d vna foggia nuoua

de l arte liberale di Caronte.                                               111

Pi bel paese di questo non si troua,

e cos degno, nobile, e perfetto:

le Bufale d April ci couan luoua.                                      114

C tanto musco l, e tanto zibetto,

reobarbar, zenzeuero, e cannella,

chi ci va vecchio torna giouinetto.                                     117

Chi voi caualli odi questa nouella:

per tre quattrini te lo puoi pigliare

con briglia, con li sproni, e con la sella.                             120

Tanta la grascia io non potria contare,

che a dirlo non mi par la veritade,

altro non vedi il d se non ballare.                                      123

Vn piede di lattuga ci ho trouate.

e sotto ci ho veduto gran pazzia,

tremila pecore starui amoriate.                                          126

Vn pi di cauol, che niun huom uria

che con l accetta tagliar lo potesse!

tal arbor mai non viddi in fede mia.                                  129

C tanto pesce che , chi lo sapesse,

a pescar spesso ogn huomo c anderia,

non saria giusto che a pescar volesse.                                132

L tu metti la rete in vna via,

il pesce va a pascere a vna montagna,

l te ne puoi varcare a voglia ria.                                       135

Vi ho visto tal piede di castagna,

che fa dugento miglia di meriana ;

li porci non la voglion: o chi la magna?                             138

Ci son pecore ch n longa la lana,

che pare che sian code di cauallo,

e sotto terra lor si fan la tana.                                             141

Andando a spasso vn d trouai vn gallo,

non lo potei vccider s era grosso

e li dei sette colpi con vn maglio.                                        144

Al fin mi si cacci e misse addosso,

con l ogne, e con li pizzichi mi stracci,

e mi fece cascar in vn gran fosso.                                       147

Cadendo vna ranocchia mi pigli,

e intero m inghiotti in vn boccone,

e in manco di mezz hora mi cac.                                    150

E cos mi venne in mano un bastone,

e fuore di quel fosso me n vsciua,

e persi la berretta col giubbone.                                         153

Per quelli piani correr si vedeua

tante lumache, e tante tartaruche,

che mille can giogner non le poteua.                                 156

Ci son li ricci che han longhe le puche,

che ci si fanno l haste alle corsesche:

se c arriuo, volete ve n aduche ?                                       159

Ci sono di Gennar le frutte fresche,

belle, e mature, e han la camicia rotta,

le pere moscatelle, e gentilesche.                                        162

Andando a spasso ci trouai vna grotta:

io per vederla dentro volsi gire,

appresso sento: serra, volta, volta!                                      165

Per la paura io mi messi a fuggire,

che mai mi riuoltai a capo drieto,

in sette settimane non potei vscire.                                     168

Cos creder lo puoi se sei discreto,

che senza veritade gran bugia:

per ridere l ha fatto lo Poeto.                                             171

E per spassar la mala fantasia.

 

CARI fratelli, mi voglio partire,

Volete qualche cosa comandare?

Se qualchuno in Cuccagna vuol venire,                            175

Con le bagaglie si debba acconciare.

Ma non ci venga chi non pu dormire,

Che ti so dir che morir di fame!

E questo si costuma in la Cuccagna:

Quello che pi ci dorme, pi guadagna.                           180

 

Cos vi dico, cari miei fratelli,

L le Ciuette cacano i mantelli.

IL FINE

Indice Biblioteca Il villano nella letteratura 

2003 - prof. Giuseppe Bonghi

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2007