Antonio Pucci

 

MADONNA ELENA

 

 

 

Edizione di riferimento

Fiore di leggende, cantari antichi, editi e ordinati da Ezio Levi, serie prima, cantari leggendari, Gius. Laterza & figli Tipografi—Editori—Librai, Bari 1914

 

I prego voi che ciaschedun m’intenda,

però che questo è il fior della leggenda.

Reina d’Oriente, c. iii, ott.

1

Cavalieri e donzelli e mercatanti,

per cortesia venitemi ascoltare:

ch’io credo ben che Dio con tutti i santi

m’ha dato grazia di saper trovare;

e voi, signor, traetevi davanti,

ed io vi canterò un bel cantare,

e sì dirò d’Elèna imperadrice

che fu più bella che ’l cantar non dice.

2

Elena fu di molto gran barnaggio

di Nerbona, la nobil cittade:

d’Amerigo fu lo suo legnaggio

che mantenea gran nobilitade;

Arnaldo di Gironda, prode e saggio,

figliuol fu d’Amerigo, in veritade,

e questo Arnaldoprese per mogliere

una figliuola d’un pro’ cavaliere.

3

Co’ questa donna Arnaldo mantenea

dentro in Gironda la nobil cittade:

e l’un de l’altro figliuol non avea,

e non potea la donna ingravidare.

Come a Dio piacque ed a santa Maria,

la donna un giorno si prende a parlare,

disse: — Arnaldo, son grossa per ragione;

avrem figliuoi, se piaccia al Creatore. —

4

Donne e donzelle ed ogni cavaliere,

tutta la corte di quel si ragiona:

Arnaldo di Gironda, il pro’ guerriere,

cogli altri cavalier ne fa gran gioia:

poi venne il tempo che la sua mogliere

li parturì, senza nessuna noia,

ed in nel parto fece una fantina,

che fu più bella che rosa di spina.

5

Le balie immantenenti le fûr pòrte

che la fantina dovesson servire:

Arnaldo di Gironda e la sua corte

cogli altri cavalier si prende a dire:

— Come avrà nome la fantina forte? —

e ciascun dice: — Fatela venire. —

La fantina davanti fu arecata,

e ciascun dice: — Eléna sia chiamata. —

6

Arnaldo di Gironda, il pro’ guerriere,

poi che la figlia fu da maritare,

la mandò a Carlomagno, lo ’mperiere,

che ne facesse la sua volontade:

Carlo la die’ a un prode cavaliere

che di Parigi era podestade:

da Mompolier fu il cavalier pregiato,

messer Ruggieriper nome chiamato.

7

La roba, ch’ebe in dote la fantina,

si fu Gironda la nobil cittade;

Arnaldo andò a star presso a la marina

ad una terra piena di bontade.

Rugier duo figli ha de la bella Eléna,

che riluceano molto in veritade;

l’uno ebe nome Arnaldo del cor fino,

e, per Gironda, l’altro, Girondino.

8

Elena fu sì bella creatura,

sigondo che racconta la leggenda,

di lei s’innamorava ogni persona,

quando vedean la sua figura bella.

Un cavalier, malvagio oltra misura,

si inamorò de la gentil pulzella:

ma non ne potea avere alcuno amore;

ond’e’ pensò una gran tradizione [1].

9

Alla stagione del mese di maggio,

che aparono le rose a ogni verziere,

e gli uccelletti cantan di coraggio

e fanno i dolci versi per amore,

donzelli e cavalier di gran barnaggio

stavan dinanzi a Carlo imperadore,

e a ciascun fu mestier che si vantasse,

 poi conveniva che ’l vanto provasse.

10

Chi si vantava di bella moglieri,

qual si vantava di bella sorella,

d’aver bell’armo e correnti destrieri,

e ricco di cittade e di castella,

d’astòr o bracchi o correnti levrieri,

o per amica aver bella donzella;

e chi si vanta d’oro e d’ariento,

e chi d’esser prod’uomo in torniamento.

11

Messer Ruggieri, ch’era prode e saggio,

dinanzi a Carlo si fu in piè levato:

— Santa Corona, intendi il mio coraggio,

sì ch’io mi vanti, ch’io non son vantato:

da poi che tutto lo tuo baronaggio

davanti al tuo conspetto ha favellato,

ed io mi vanto, avanti a voi, messere,

e sí diragio tutto il mio volere. —

12

Messer Ruggieri sí si fu voltato

avanti a tutta l’altra baronia:

— Da poi che ciascheduno si è vantato,

ed io mi vanto della donna mia;

e chi cercasse il mondo in ogni lato,

più bella donna non si troveria:

e questo dico, ch’io il posso provare,

se ci ha nessun che il voglia contrastare. —

13

Da poi che ciaschedun si fu vantato,

ed ognuno ebe detto il suo volere,

tostamente Carlo ebbe comandato

che ’nmantenente venisse da bere:

e ’l suo comandamento fu osservato.

Molti donzei si levan da sedere:

nappi d’argento e coppe d’oro fino:

se non mente il cantar, fu vernaccino.

14

Quivi avea gente di molti paesi,

di strane parte e da lunge cittade,

e degli avari e ancora de’ cortesi;

con una coppa di gran degnitade,

ha mercatanti, ha signori e ha borghesi.

E Carlo bebbe a la sua volontade,

e poi la diede a messer Ruggieri;

di mano in mano, a’ maggior cavalieri.

15

Messer Ruggier la prende volentieri,

e sì ne beve a tutto il suo piacere;

e Carlo disse: — Gentil cavalieri,

che di tua donna se’ aùto a vantare,

tu se’ si bello, che, se tua moglieri

è come te, tu ti puo’ contentare! —

Messer Ruggier disse: — Santa Corona,

egli è vostro l’avere e la persona. —

16

Un cavalier ch’avea nome Guernieri,

che d’oltralmare fu nato e creato,

come malvagio e falso cavalieri,

davanti a Carlo in piè si fu levato,

e sí parlò, e disse e’ suoi pensieri

del tradimento ch’egli ha ordinato:

— Santa Corona, un prego ti vo’ fare:

che mi deggiate mie’ dire ascoltare. —

17

Imantenente sí disse Guernieri :

— Messer, questo mi par gran fallimento;

la Tua Corona nol dovria sofrire

 di quel c’ha fatto Ruggier parlamento:

ché la sua donna io aggio a’ mio voleri,

e si n’ ho aùto tutto il mio talento:

omo, che da sua donna è scocozzato [2],

ha a ber con coppa di re incoronato? —

18

Ed a messer Ruggier non parve giuoco,

e disseli : — Guernier d’oltre lo mare,

dicilo tu per ira over per giuoco,

od è il vin che sí ti fa parlare?

ché non è cavalieri in questo Ioco,

che tai parole facessi stornare.

De la battaglia te ne darò il guanto:

perde la testa chi non prova il vanto. —

19

Messer Guarnier malvagio e sconoscente,

ched era usato sempre di mal dire,

disse a Ruggieri: — Io saccio certamente

più bella donna non si può vedere:

però mi vanto e dico infra la gente,

ch’io vi aggio aúto tutto il mio volere,

e sí la posso avere a mia richiesta:

se non è vero, io vo’ perder la testa. —

20

E Carlo disse allor sanza timore:

— Questa battaglia si vuole acconciare,

e chi non prova il vanto per ragione,

inmantenente io lo farò pigliare

e, senza metterlo in altra prigione,

subitamente il farò dicapare [3]:

domenica sarete a la battaglia,

e chi la perda ará briga e travaglia. —

21

Guarnier li disse: — Corona di Franza,

sanza battaglia lo credo provare,

e senza colpo di spada o di lanza

a lui medesmo il farò confessare.

Donami tempo ch’io vada a mia ’manza:

con esso lei mi credo sollazzare;

e recherò sua gioia e lo veletto

 per mantener in piè ciò ch’io t’ho detto. —

22

E Carlo disse: — Dammi pagatore

di ritornar, da poi che se’ vantato.

— Messer Guernier non trova malvadore;

tre suoi figliuoli stadichi ha lassato.

E Carlo disse: — Va’ sanza timore:

di qui a un mese sia qui ritornato:

va’ e ritorna senza dimorare;

se no e’ fantini farò dicollare. —

23

Messer Guarnier cavalca per la via,

e ’n fra se stesso dice: — I’ ho mal fatto! —

Piangendo disse a la sua compagnia:

— Di questa guerra io rimaragio matto:

volesse Iddio con santa Maria

ch’io ne potessi avere triegua o patto! —

E, lagrimando, cavalcò in Gironda

con piú sospiri ch’el mar non ha onda.

24

Messer Guarnier disse a sua compagnia:

Gentil signori, che vi par di fare?

Ciascun sí s’armi, e venga a guisa mia

dentro a la terra, ch’io voglio armeggiare.

— E ciascun dice: — Sire, in fede mia,

tutti faremo la tua volontade. —

Tre giorni hanno armeggiato entro la terra

’ntorno al palazzo di Elena bella.

25

Tre giorni stanno intorno a quel palazzo

ove dimora Elena imperiale,

e sí vi fanno gran gioia e solazzo

de l’armeggiar, cli’e’ n’è condutto a tale,

che n’era divenuto quasi pazzo:

per nessun modo non le può parlare.

Si fece un giorno ad una fenestrella

una cameriera d’Elena bella.

26

La donna disse:— O bel cavaliere,

per cui amore andate voi armeggiando?

— Messer Guarnier ritenne il suo destriere;

piangendo le rispuose e lagrimando:

— Gentil madonna, tu mi fai mestiere

anzi ch’io mora o ch’io caggi nel bando

di Carlo magno, che m’ha diffidato,

per un gran vanto ch’io mi son vantato. —

27

La donna disse: — Dimmi, per tuo onore,

per che cagion, messer, ti se’ vantato?

— Madonna, io vel dirò senza temore,

dapoi che me ne avete adomandato:

davanti a Carlo, ch’è nostro signore,

or odite di che mi son vantato:

sí mi vantai d’avere Elena bella,

ch’è più lucente che non è la stella. —

28

Ed ella disse: — Cavalier, va’ via;

ben lo sa Dio ch’io non ti posso atare,

ché ben facesti mattezza e follia

quando d’Eléna t’avesti a vantare;

ché chi cercasse Francia e Lombardia,

più onesta donna non poríe trovare;

ben credo che la morte ti ci mena,

quando t’avesti a vantare d’Eléna. —

29

Guarnier le disse: — Non mi abandonare,

aggi pietá di questo cavaliere,

ch’ io t’ imprometto, se mi vòi atare,

ched io ti sposerò per mia mogliere;

e venga il Libro, ch’io tel vo’ giurare:

ciò ch’io prometto ti voglio atenere.

Se d’Elena mi dai alcuna gioia,

tu mi puoi dar la vita e tôr di noia. —

30

La donna disse: — Per le tue bellezze

di te m’incresce e piglia gran peccato:

però ti conteraggio le fattezze

d’esto palazzo, com’è ordinato;

e poi ti conteraggio le bellezze

di quella c’ hae il viso angelicato:

delle sue gio’ assai ti posso dare,

se tu per questo ti credi scampare.

31

A l’entrar de la porta ha du’ leoni,

che sempre vanno disciolti e slegati:

e in capo de la scala è du’ dragoni,

che son per arte quine edificati:

 madonna Elena ha du’ sí bei figliuoli,

che ’n paradiso par che fosser nati:

l’un nome ha Arnaldo, e l’altro Girondino,

ciascuno assembra un franco paladino.

32

E nella sala sta una catella,

la miglior guardia che sia mai trovata

(non la darebe per mille castella

messer Ruggieri, che l’ ha amaestrata),

che non si parte mai da Eléna bella

ch’ella non sia con lei ogni fiata.

Se la catena si desse a baiare,

tutta Gironda si corre ad armare.

33

La zambra [4] dove sta Elena bella

dire ti voglio com’è ordinata:

di mezzanotte luce più che stella,

di pietre preziose ell’ è murata.

molte donne in compagnia d’ella,

da molti cavalieri ell’è guardata:

èvi una pietra c’ ha nome «carbone».

di mezzanotte luce e dá splendore.

34

E non si vide mai donna nessuna

che in sé avesse tante gentilezze:

e non si trovò mai bianca né bruna

che ’n testa porti cosí bionde trezze,

e non fu mai persona nessuna

che tante avesse in sé piacevolezze;

tant’adornezza porta nel suo viso,

ben par che fosse nata in paradiso.

35

Madonna Eléna è tanto bianca e netta,

ed ha il viso bianco e colorito:

tre vel d’argento ha ’n una cassetta,

de’ quai ciascuno si è molto pulito:

uno te ne darò co’ una verghetta [5],

la qual sempre ella suol portare in dito.

— Messer Guarnier si parte e non dimora:

la cameriera sí lo chiama ancora,

36

e disse: — Io t’ ho contato le fattezze.

O cavalier, se ti vuoi dipartire,

deh! usa lealtá e gentilezze,

cui te serve, nollo disservire;

ché lo vantare giá non è prodezze

non è lealtá, a non mentire.

Avísati scampare a questo tratto;

un’altra volta non esser sí matto.

37

Ed io ti donerò uno scaggiale

e un ricco anello ch’ella porta in dito:

guardalo ben, ché gran tesoro vale,

con altre gioie che ci han del marito.

— Guarnier gli disse: — Questo dono è tale,

che riccamente m’avete servito:

la mia persona è vostra, a lo ver dire;

adio, madama, ch’io me ne vo’ gire. —

38

Messer Guarnieri indietro si tornava,

e da’ compagni fu adomandato:

— E quella Eléna, che ti favellava?

— Messer Guarnier rispuose in ciascun lato:

— Signor — diss’elli, — il mio partir li grava,

e quest’ èn gioie ch’ella m’ ha donato.

Torniamo a Carlo tutti con gran festa:

messer Ruggieri perderá la testa. —

39

Messer Guarnieri a corte fu tornato:

dinanzi a Carlo andò messer Guarnieri,

e tutte queste gioie egli ha mostrato

a donne ed a donzelli e a cavaglieri.

Messer Ruggieri cadde istrangosciato

per la gran doglia e per li gran pensieri,

vedendo lo scaggial ch’e’ porta cinto,

e disse: — Cavalier, tu m’ hai ben vinto! —

40

E Carlo disse a messer Ruggieri:

— Ruggier, se Dio m’allegri e doni gioia,

de la tua morte mi do gran pensieri,

e sí mi grava e da’mi molta noia.

Acònciati con Dio a tuo mestieri,

e ti confessa inanzi che tu moia,

ché domattina a l’alba apariscente

tu perderai la testa veramente. —

41

Messer Ruggier li disse: — Imperadore,

fino a Gironda mi lassate andare,

ed io vi Iascerò buon pagatore,

se non son morto, tosto ritornare.

— Egli ebe la licenzia del signore,

veggendo ben che ’l non potea campare.

E Ruggier dice: — I’ ho perduto il capo,

da poi ch’Elena mi ha cosí ingannato. —

42

Messer Rugieri cavalcò in Gironda,

e, quando entrava dentro a la cittade,

de li sospiri e del dolor, ch’abonda,

or udirete gran crudelitade;

ché non trovava cavalier né donna,

che non mettesse al taglio de le spade:

andò al palazzo, e uccise i due lioni,

tagliò la testa a’ figliuoli e a’ dragoni.

43

Sí come cavalieri iniquitoso

ad Elena volea tagliare la testa:

poi si pentí qual cavalier furioso,

féla menar davanti in sua presenzia;

fuor del palazzo, ch’è fresco e gioioso,

la gittò tosto per una finestra

entro ’n un fiume ch’è forte e corrente,

credendo ch’annegasse veramente.

44

Ma Gesù Cristo, Padre onnipotente,

sí la sostenne e vòlsela aiutare,

perch’elli sapea bene certamente

ch’Elena non avea fatto quel male:

dentro in Gironda, avanti a la sua gente,

su nel palazzo la fece tornare.

Scampata Elena or è di quel partito:

messer Ruggierigiá si se n’era ito.

45

Elena, come savia e conoscente,

un suo messaggio tosto mandò al padre,

ch’eli s’armasse con tutta sua gente

e cavalcasse in Francia le contrade,

cheti e’ cavalchi molto prestamente

entro in Parigi la nobil cittade,

c’ ha morto i suoi figliuol contra ragione,

e di niente non sa la cagione.

46

Elena tosto a caval fu montata

e seco mena grande imbasciaria,

da conti e da baroni accompagnata

e molte donne per sua compagnia;

e giá il padre co’ la sua brigata

giva in Francia con gran cavalleria.

Ciascun cavalca sol co’ la sua gente

verso Parigi molto fortemente.

47

Messer Ruggieri a corte è ritornato;

non fa bisogno di farli richiesta:

davanti a Carlo si fu inginocchiato,

e a tutta quanta l’altra buona gesta.

— Ecco, Signore, che son ritornato,

e son ben degno di perder la testa! —

Le donne, le donzelle e i cavalieri

piangon la morte di messer Ruggieri.

48

Messer Ruggieri quando gia a la morte,

Elena bella nella terra è entrata:

giunse al palagio e sospignea le porte,

davanti a Carlo si fu inginocchiata:

— Santa Corona, non mi dar la morte,

ché d’esto fallo non sono incolpata:

messer Ruggieri è condannato a torto,

e proverollo innanzi che sia morto.

49

Messer, che Dio vi dia vita ed onore,

tenetemi ragion, Santa Corona:

fate venir davanti il traditore,

segundo che si dice e si ragiona,

che ditto ha mal di me e misso errore,

ch’io v’imprometto e giuro in fede buona

ch’io lo faraggio morir ricredente

davanti a voi e tutta vostra gente. —

50

E per messer Guarnieri e’ fu mandato,

ch’eli venisse a far sua difensione,

ché Elena bella si ha rapellato,

e prova e dice ch’ell’ha la ragione,

e tal si crede aver vinto quel piato,

che perderti la vita e la quistione:

chi si vanta di quel che non ha fatto,

il senno perde ed è tenuto matto.

51

Messer Guarnieri a corte fu venuto:

e da li savi ciò fu adomandato:

— Quella donna, cavalieri arguto,

vedestila tu mai in nessun lato?

— Io ho aúto di lei ciò ch’ i’ ho voluto:

ecco le gioie ch’ella in’ ha donato. —

E per messer Ruggieri e’ fu mandato,

e comandò non fusse dicapato.

52

Rispuose Elena: — Se Cristo mi vaglia,

tu menti per la gola, o traditore!

Tu sí m’hai data assai briga e travaglia,

e’ miei figliuol son morti a tua cagione;

ma io ti proveraggio per battaglia,

davanti a Carlo ed ogni suo barone,

che queste gioie, che tu m’hai mostrate,

veracemente tu me l’ hai furate. —

53

Messer Guarnier parlò con fellonia:

disse: — Madama, giá siete voltata,

e sí m’avete ditto villania,

ché di tal cosa n’eravate usata:

quelle gioie mi deste in druderia,

quando stavamo insieme a la celata:

or vi ricordi del tempo passato,

quando era insiem con voi abracciato. —

54

Elena disse: — Falso traditore!

come puoi dir cosí gran falimento?

Che non m’aiuti Iddio, nostro Signore,

sed io ti vidi mai per nessun tempo

se non a questo punto, o traditore,

che tu m’ha’ aposto sí gran tradimento:

però ti dico che non puo’ campare,

ch’io son pur ferma di teco giostrare. —

55

E Carlo comandò come signore,

e disse: — Guarnier, córriti ad armare,

e piglia l’arme e ’l destrier corridore:

va’ in su la piazza sanza dimorare.

E voi, madonna, per lo vostro onore

pigliate scambio e fatelo giostrare. —

Elena disse: — Io voglio esser campione,

ch’io credo vincer, ch’ i’ ho la ragione. —

56

Conti, baroni ed altri cavalieri,

molti donzelli si corsero a armare:

— Per vostro amore e di messer Ruggieri

questa battaglia ci lassate fare! —

Elena disse: — E’ v’ inganna il pensieri:

colle mie man mi credo vendicare,

ad onta di Ruggier, cor saracino,

che mi ha morto Arnaldo e Girondino.

57

Elena prende l’arme e ’l gonfalone,

in su la piazza ne va arditamente,

e ben cavalca a guisa di barone

su ’n un destrier fortissimo e corrente.

Trovò Guarnieri, e disseli: — Fellone!

Or ti difendi, ladro frodolente ! —

Guarnier li disse: — Eléna, se vi piace,

di questa guerra piglián triegua o pace. —

58

Elena li rispuose imantenente,

e disseli : — Malvagio traditore!

Non piaccia a Dio, Padre onipotente,

che faccia teco pace né amore,

ché sare’ male a Dio ed a le gente

ch’eli scampasse sí gran traditore:

or ti difende, ch’io ti vo’ ferire:

di questa guerra ti convien morire!

59

Messer Guarnier, in su la piazza armato,

schifava molto dello incominciare.

Madonna Elena sí l’ha disfidato,

e disse: — Traditor, non puoi scampare!

— Abassò l’asta, e tal colpo gli ha dato,

che tutto lo fe’ torcere e piegare,

e pel gran colpo, ch’egli ha ricevuto,

lui e ’l cavallo fu in terra abattuto.

60

Messer Guarnieri disse: — O malenato,

questo colpo non è da soferére.

— E misse mano al brando ch’avea a lato,

in sulla testa die’ al buon destriere.

Elena disse: — Falso rinegato

non è usanza di buon cavaliere:

gran codardia faceste e grande fallo

avermi morto sotto il mio cavallo. —

61

Elena fu da caval dismontata

e misse mano a la spada forbita:

lo scudo avanti, e adosso li fu andata;

opra Guarnieri diede tal ferita,

tagliò lo scudo e la maglia ferrata,

mandonne il braccio in su l’erba fiorita;

un altro colpo ch’ella avesse dato,

ben l’averebbe morto e consumato.

62

Madonna Elena il vòlse anco ferire:

la testa presto li volea tagliare.

Messer Guarnier disse: — Non mi finire,

ch’io vegio ben ch’io non posso scampare.

Venga il Libro, e si vi fate a udire

di ciò ch’io dir voglio e manifestare:

come quelle gioie ch’io ho mostrate

la vostra cameriera me l’ha date. —

63

E’ giudici e’ notai furon presente,

ed hanno scritto la sua confessione:

la testa gli fu mozza immantenente,

senza menare in corte od a prigione.

Contenta n’era tutta quella gente,

vedendo ch’era stata tradigione.

La cameriera fu presa e legata,

e ad un palo fu arsa e dibrugiata.

64

Messer Ruggieri, ch’era qui presente,

vedendo il tradimento ch’era stato,

di ciò che fatto avea fu ben dolente:

fuggí da corte e non chiese cumiato:

e’ va dicendo: — Omè lasso dolente!

in che mal punto ci fu’ io mai nato,

che ho morti amendu’ i miei figliuoli,

onde non vo’ ch’Elena qui mi trovi. —

65

Arnaldo di Gironda, il buon guerrieri,

vedendo acceso il fuoco e la calura,

piangendo disse co’ suoi cavalieri:

— De la mia figlia io aggio gran paura. —

Con mille cinquecento cavalieri

va cavalcando per una pianura,

dicendo: — Elena, se tu muori a torto,

oggi è quel giorno che Carlo sia morto.

66

Elena bella lo vide venire,

salí a cavallo e ’ncontro li fu andato;

e dice: — Padre, non ti fa mestiere

che tu venghi sí forte ed adirato,

ché io ti dico e faccioti asapere

che ’l traditore è morto e dico!lato:

se a corte vien’ di Carlo imperadore,

colla tua gente falli grande onore.

67

E ’l padre disse: — Eléna, il tuo marito,

c’ ha morti i miei nipoti a sí gran torto,

io t’ imprometto, se non s’ é partito,

oggi è quel giorno che sia preso e morto.

Elena disse: — E’ se n’è fugito,

per gran paura se n’è ito al porto,

e sollenato [6] va per lo camino,

e va piangendo Arnaldo e Girondino.

68

Elena disse: — Padre e vita mia,

un gran dono ti voglio adimandare,

pregoti per la tua cortesia,

ciò ch’ io dimando non me lo negare.

Ruggieri è lasso più che mai ne sia;

quel ch’egli ha fatto non si può stornare;

s’egli lo fece, e’ si è ben pentito:

or li perdona, ch’egli è mio marito. —

69

E ’l padre disse: — Da poi che ti piace,

manda per lui e fallo ritornare,

ed io li renderò triegua e pace,

per tuo amor io li vo’ perdonare:

davanti a Carlo, ch’è signor verace,

conte da prima, ti farò sposare:

piú bella coppia non si vide mai,

ancor potrete aver figliuoli assai. —

70

E per messer Ruggieri e’ fu mandato,

ed a la corte fu fatto venire:

davanti a Carlo si fu inginocchiato,

disse: — Io son ben degno di morire. —

Elena e ’l padre sí gli ha perdonato,

ciaschedun di buon core, a lo ver dire:

come da prima, l’ ha fatta sposare:

grande furon le nozze e ’l desinare.

71

Fatta la pace di messer Ruggieri,

Elena e ’l padre sí gli ha perdonato:

tornò in Gironda col suo cavalieri,

da molta gente e’ fu acompagnato.

A mala guisa sí vi andò Guarnieri ;

di quel che disse, mal glien’è incontrato.

Cosí avvenga a ciascun traditore!

Questo cantare è detto al vostro onore.

 

Note

______________________________

 

[1] tradizione, tradimento

[2] scocozzato: reso cornuto, becco (dal verbo scocozzare, mettere le corna)

[3] dicapare: decapitare, tagliare il capo

[4] zambra, camera

[5] verghetta, anello

[6] sollenato, svanito di mente

 

 

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Ultimo aggiornamento: 08 giugno 2006