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Edizione di riferimento:
Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.
* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna
Lentulis i[n] piè se livò rito,
dizendo: « A Roma zià fo un asedio,
grande oltra mesura a loro stabelito,
che al scanpo de’ romani non iera remedio.
Andò al senato un giovene molto ardito, 5
amator dela patria, e non aveva a tedio
per lo ben universale dover morire,
e per lo senato roman mile morte patire.
Dise quel giovene: ‒ Altissimo senato,
io vedo esere Roma a tal pericolo, 10
che forte me ne dubito delo suo stato,
el quale aprovo me zià nonn’ è picolo.
Piazave aldirme zo averò parlato:
o morirò, o trazerò di questo articolo [1]
questa zità, ch’ è tanto manna e alta [2], 15
che da nemizi vuol esser disfata.
Io farò simele che fa el bon pescatore,
che mete l’ anguela per piare
lo gran pesone [3], e chusì ci fa d’ ogn’ ore.
Overo cho ’l marcadante e’ volio fare, 20
che un fiorino arixega [4] tal’ hore
per poterne zento milia guadagnare.
O quanto diè esere sto marcadante laudato,
quando un fiorino mete a sì gran barato!
La mia persona, ch’ è pese picolino, 25
volio meter a segurtà di questo stato,
e spiero in Apolo, alto dio divino,
di franchare [5] Roma, over sarò amazato.
Se morto sarò, a Roma n’ è un lupino,
e da tuto el mondo ne sarò laudato ; 30
e per raxone pui alzerà mia fama,
cha lo benefizio che a Roma posa far mia alma.
Però delo guadagno io son zento,
ch’ a niun modo non poso perdère ;
per uno zento milia me à oferto 35
lo chuore mio, che nonn’ à a temere;
se lo dio Apolo, ch’ è tanto discreto,
prometerà che vitoria posa avere
lo benefizio considerate vui
ch’ io farò a Roma e a tuti nui. 40
Se vera mente non porò adinplire [6]
la mia volia, e ch’ io rezeva morte,
la fama alguno non mi porà rapire.
Tuti me intendiate, ch’ io dicho forte:
pui me valerà questo e ’l mio desire, 45
cha chi me donase Roma con le porte.
Stative con Dio. – E un pugnal pïàno,
fuora di Roma insì lo bon romano [7].
Andò nel campo deli suo nemizi,
e presto intrò nel mazor padilione, 50
dov’era lo gran signor con suo amizi,
che di suo fati conselio pione.
Nelo padilione asentava filizi [8]
lo canzeliero delo signore mone,
lo quale era vestito d’un manto d’oro: 55
zugava a schachi senza far dimoro.
In sezo [9] stava costui molto degno,
perchè pocho avanti col signore
zugato avia lo canzelier belegno.
Lo bon romano intrò dentro alore: 60
vide costui de sì alto segno:
prexe el puguale suo con gran furore,
e nel peto al canzeliero ebe dato,
e da l’un canto al’altro trapasato.
Morto cascone quel savio canzeliero; 65
prexo sì fo alora sto bon romano;
menato ei fo al grande inperiero,
lo quale soto quel padilione stano.
Con alta voze parlò el signor altiero:
– Sozo ribaldo, che Dio te dia el malano! 70
Lo mio canzeliero ài morto, sì zentile.
Perchè ài fato questo, ho giovene vile? –
E ’l bon romano, intendendo el parlare
che a lui fazeva quelo alto signore,
o, quanto a lui li à parso di falare, 75
dapoi ch’ el nonn’ à morto lo signor mazore!
E dise a lui senza induxiare:
– Tu dizi el vero ch’ i’ ò fato gran erore;
ma se tu, signor, me contentar vorai,
farò portar la pena a chi de zo falato ài [10]. 80
Fame arechare un testo [11] di focho,
che vederai far nova iustizia. ‒
E quel signore, non intendendo el zocho,
dise fra lui: – Che sarà sta divizia [12]? –
Poi comandò, sorastando [13] un poche, 85
che ’l foche sia arechato; e avea tristizia
del morto suo savio canzieliero.
E ’l foco fo aprexentato alo roman altiero.
E ’l giovene alora, con ardito chorazo,
la mano che ’l canzeliero aveva morto, 90
sul focho la mise, lo gioveneto sano,
forte tenendola per cotal diporto.
E ’l foco aora, che è di gran parazo,
ardeva quela, e ’l cuore avea torto [14]
a zaschaduno che questo vedea; 95
gran meraveia a tuti sì parea.
E questo giovene, ch’era tanto costante,
che infina a ozi zascun fa stupefare,
bruxose [15] la man quel gioveneto fante,
e tuta quanta la lasò consumare. 100
Col zonfo poi voltose innestante
alo signore, che staxea a guardare,
dizendo : – Questa man sì à falato,
e ponita la ò del so gran pecato.
Zià lo tuo canzeliero non volea far morire, 105
ma zertamente a te criti aver morto [16];
la pena l’ à portato delo suo falire.
Per questo anperò [17] non prendere conforto,
che ben zinquanta gioveni, a non mentire,
in Roma avemo zurato, a tal diporto, 110
di darte morte, non churando nostra vita.
Ben che a me aora la sia venuta falita,
per questo anperò non te realegrare;
scapolar non potrai questo pericolo;
de li romani tu non cognosi lo afare [18]: 115
questo ch’ ai veduto, son ato molto picolo [19]
a quelo che i farà senza tardare;
per la nostra patria se meterano in mazor articolo,
pui da charo avendo la morte cha la vita,
pur che la exaltazion di Roma abi stabelita. – 120
Rimaxe quel signor ispaventato,
vedendose a tal pericolo eser condoto,
e intendando di suo conpagni, che con tal ato
la sua morte zercava di boto,
quelo romano in Roma ave rimandato; 125
acordose con Romani a pato roto,
e da torno di Roma presto levò l’ asedio;
e scapolata la fo da cotal tedio. »
Dise Lentulis: – Lo tuo charo filio
faria per te come fè sto romano; 130
però atendi al nostro consilio. –
E dito questo, zoxo [20] se asentàno.
Lo inperatore a lui drizò lo zilio,
e lo filosofo molto regraziàno,
molto comendando questo suo dire. 135
Al vostro onore sto canto vi ò a finire.
Note
________________________
[1] articolo: pericolo
[2] questa città, che è grande e famosa
[3] pesone: accrescitivo di pese, pesce
[4] arixega: rischia
[5] franchare: affrancare, salvare dalla schiavitù
[6] adimplire: adempiere, realizzare
[7] E un pugnale prese, e fuori di Roma uscì il buon romano
[8] filizi: felice
[9] in sezo: vestito da gran gala (aveva appena finito di giocare con il re Porsenna)
[10] falato ài: ha sbagliato
[11] testo: vaso, recipiente di terracotta
[12] divizia: sacrificio
[13] sorastando: standoci a pensare un po' su
[14] torto: stretto
[15] bruxose la man: si bruciò la mano
[16] criti aver morto: credetti aver ucciso
[17] anperò: tuttavia
[18] afare: la forza, il coraggio
[19] questo che hai veduto, è un atto molto piccolo
[20] zoxo: giù
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008 |