Anonimo

Storia di Stefano

figliuolo d'un Imperatore di Roma

Versione in ottava rima del libro dei sette savi

Note di Giuseppe Bonghi - Tutti i diritti sono riservati

Edizione di riferimento:

Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.

* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna

Questo libro trata di Stefano,

fiolo de uno inperador di Roma;

el qual trata de beli amaistramenti.

CANTO XVII.

1.

Ansiles alora non feze più dimora,

e dise: « O alto e magno inperatore,

el fo un padre molto richo anchora

avea uno fiolo, e portavali gran amore.

Molto festigiare voleva costui d’ ogn’ ora,                          5

e molto pastigiare [1] e farse honore

con suo conpagnoni; e per aquistarne asai

spendeva, e sì pastigiava purasai [2].

2.

Lo padre suo, ch’ era richo e posente,

savio e costumato in ogni afare,                                         10

li modi del fiolo el vedea di prexente,

i qual con ordene non avea a oservare;

e pui volte li dizea piazevel mente:

– Charo fiolo, non te volere consumare.

Fa li tuo fati con tenpo e con modo,                                   15

azò che da Dio e dal mondo n’ abi lodo. –

3.

Respoxe el fio: – O charo padre mio,

pui ò da charo, un amicho cha tuto ’l mondo.

Non sa–tu quanti amizi ch’ò io?

Homo i[n] sta tera nonn’ à tanto lodo a tondo [3].            20

Alo ben fare non me inpedire, per Dio [4],

pregare ti volio, charo pare iocondo.

Lasame amizi asai aquistare,

che ancora beato [5] t’ averai a chiamare.

4.

E lo suo padre, che intendeva el modo                                      25

che questo non iera de conquistar l’amicho,

pur se pensava d’ ogn’ ora con che lodo

potese redurlo alo suo modo anticho.

E dise: – Fiolo, le tue parole e’ hodo,

ma non le lodo, aldi quelo ch’ io dicho:                              30

questo nonn’ è el modo de aquistar amizi,

anzi pui tosto de conquistar nemizi.

5.

Costoro, che per tuo amizi tu apeli,

ti ama solo per feste pastigiare;

a tuo bixogni i te saria rebeli [6],                                         35

quando da tal premi avesti a restare [7].

Sesanta ani e’ ò soto mie chapeli,

solo mezo amicho e’ ò abuto aquistare.

E se ’l te piaze, fiolo, chusì farai

come io te dirò: hora tu’ ascolterai.                                     40

6.

E’ volio ch’ i tuo amizi had uno ad uno

tu li vadi provando come t’ averò deto

e poi proverai lo mio, che de uno

solo ne ò mezo, fiolo benedeto;

e pui lo farà cha di tuo nesuno,                                           45

se al mio modo farai, fiol perfeto. –

– Questo m’ è a charo, – lui dise, – o caro pare;

lo tuo amico e li mei volio provare. –

7.

Dise lo padre: – A sto modo farai.

Pilia un porcho, e non zià picolino,                                    50

e quelo presta mente amazerai

secreta mente nelo nostro giardino;

e poi in uno sacho streto lo ligerai,

e vatene al mazore to conpagno e pui fino,

e dili che un homo tu à morto [8] a tal partito,                  55

e che secreto con teco l’abi sopelito.

8.

Provato el primo, proverai el secondo;

al terzo e quarto ancora non restare [9];

e ’l quinto e ’l sesto ancora, al tondo al tondo,

tuti li averai di zo a pregare;                                                60

e se zento o pui n’ avesi a questo mondo,

di domandarlo alguno non lasare [10].

Se n’ ài trovato algun che te voia servire

mi piazerà; ma nol credo, fiol d’ ardire. –

9.

– Ho, come bene m’ avete arichordato,                                      65

charo mio padre! – dise lo fiolo;

– da diexe in su e’ n’ averò trovato

che per me porteria di questo mazor dolo [11].

Or el dico ben, padre, che tu sei erato!

Tanto tempo ài viuto [12], e mezo solo                                 70

amicho dizi che ài, che nula hene;

nè per te lo pageria un folaro [13], intendi bene. –

10.

Disse lo padre: – Che zova a dir parole?

tute le deferenzie tra sì e nonne ene [14].

Lo maistro farà le aperte prole [15] ;                                   75

lo efeto con la verità se apertiene. –

Partise el filio e lasò lo padre sole,

e apariò tuto quelo se conguiene.

Intanto la note schura sì vegnia:

lo gioveneto el porcho uzidia.                                             80

11.

E quelo presta mente à insachato;

ligolo streto, e puoxeselo in colo;

dal charo padre el fo aconbiatato,

ed elo a Jesù Cristo rechomandolo.

Lo gioveneto al primo so amicho fo andato,                      85

e ’l fato tuto intiero a lui contolo,

come l’avea morto un homo con martire:

– Priegote che me l’aiuti a sopelire.

12.

Costui arquanto ristete pensando,

poi si volse a lui : – O belo amicho, –                                  90

in suo parlare sì vene digando,

– pàrtite presto de qui, homo mendicho,

che come te non volio avere bando

di questa zità; e la verità te dicho.

Hora te parti e vatene ala to via,                                         95

e questo corpo morto con teco porta via. –

13.

Respoxe el giovene: – Mo dov’è l’ amore,

charo fratelo, che tu me mostrave?

Dì–tu da davero, o me calefi ahore [16]?

Vieme aiutar da queste cose prave. –                                 100

E lui li respoxe con furore:

– Se non te parti, zerto t’achuxerave. –

Vedendose el giovene esere a tal partito,

da uno altro so amicho lui fo ito.

14.

Risposta ebeno lui similiante                                                      105

da tuti quanti, e tuti li provone.

Poi al padre retornò el giovene fante,

e come stava la cossa li narone.

E lui al suo mezo amicho lo mandò innestante [17];

lo fiolo ala sua porta presto pichione ;                                110

e quelo anticho alora, con suo arte,

se feze ala fanestra, e adimandò : – Chi bate ? –

15.

Respoxe el giovene: – Io son el tale,

fiolo, dico, di cotale vostro amicho. –

Lo valentomo subito si pensò male,                                    115

per esere l’ora tarda, a quel ch’ io dicho.

Nol dimandò: Che voi, nè, che vale

a quest’ ora vegnire qui come mendicho?

Ma azò che algun non intenda con disire

quelo ch’el volia dir, si[’]l corse aprire.                               120

16.

Intrato dentro el gioveneto adato,

– famelio non mandò zià che l’aprixe –

vide chostui chol sacho pieno chargato [18],

con dolze parole a lui par che dixe:

– Che bone novele ài, fiolo dilicato? –                                 125

Rispoxe el giovene, e già non se la rixe [19]:

– Non buone, misiere, intenderè el como

per la mia disaventura ho morto un homo.

17.

El qual in spala e’ porto in sto sacone;

in chaxa vostra lo vorei sopelire. –                                      130

Ma quelo del male contento non fone,

e sì li dise : – Fiolo mio d’ardire,

dapoi che questo è intravegnuto mone,

per amor de tuo pare, al qual e’ ò desire,

in chaxa mia sopelire lo volio.                                             135

Vieni con mecho, e non aver cordolio. –

18.

Secreta mente andò nel suo zardino,

presto una fosa feze el bon vechione,

e poi quel sacho pieno sopelino,

coperse la fossa, e di sopra inpiantone                                140

di pori freschi al’alba del matino.

E ’l gioveneto a chaxa presto tornone:

tuto contono [20] al suo bon padre anticho

zo che fato aveva lo suo mezo amicho.

19.

Respoxe el padre: – Hora va ben el fato:                            140

un’ altra prova volio che tu fazi.

Un tenpo lasa pasar, fiolo adato,

e retornerai al mio amico con tuo prochazi;

e dì: "Li dinari de mio padre abiatime parato,

non li retenite pui, ma queli ne dazi!"                                 150

E fazoti zerto, fiolo mio fino,

che debitor el nonn’ è d’un bagatino [21].

20.

Tu intenderai delo amicho la resposta;

poi in altra maniera vorò che ’l provi. –

Quando lo fiolo intexe cotal sosta,                                      155

dise: – Padre, tuto farò, azò che ’l me zovi [22].–

Un tenpo si pasò, cho ’l vero s’acosta,

lo giovene andò con questi ati novi;

trovò l’ amicho del suo padre charo,

dizendo: – Misiere, or dame el mio dinaro,                        160

21.

lo qual dovete dare alo mio padre;

non volio che quel se perda, ma mel date:

mio padre è tropo buono con so squadre [23],

e non se chura di scuotere [24], miser, intendiate. –

E lo valente homo, con suo riguadre [25],                          165

sapea che niente li diè dare, sapiate;

vedea costui al dimandare presto,

resposta sì li feze l’omo modesto:

22.

– Chon lo tuo padre, fiolo, farò rasone

e quelo li diè dar, ben pagerolo. –                                       170

Al padre lo fiolo ritornato fone,

contoli el fato, e lui presto abrazolo,

dizendo: – Fiolo, ancora ritorna mone

fin zerti zorni [26], e non te sia stracolo [27];

e pur li mei dinari dimanderai,                                           175

e quelo ch’ el dize, bene intenderai. –

23.

Ritornò el giovene e dise: – Or tanta induzia [28]

a l’amicho del padre – non me piaze.

I’ ò bexogno del mio, e in quelo ò fiduzia:

charo misiere, non me siate rapaze.                                   180

Datime el mio, e non usate astuzia,

che quela tropo a me sì dispiaze. –

Rispoxe quelo e dise: – Fiol charo,

raxon farò con tuo padre d’ogni dinaro.

24.

Stimava allora questo bon vechione                                          185

che ’l giovene da lui venise a questo fato;

la intenzion del padre suo non savea mone.

Retornò el fio al padre molto adato,

e la resposta tuta sì li contone.

E lo padre li dise: Doman sei ritornato,                              190

e li dinari li adomanda con gran furia;

darali un bufeto e dirali inzuria.

25.

Ritornò lo filio a tenpo proveduto

al savio vechio del padre conpagno,

dizendoli con un aiere molto arguto:                                  195

– Di mie dinari e’ voria far guadagno,

e voi per forza tuto m’ avè tenuto;

li buoni amizi l’ uno al’ altro questo non fano.

Dame i mie dinari, e non voio induxiar pui:

presto me li conta qui a dui a dui. ‒                                   200

26.

Lo bon amicho arquanto stete sospexo,

dizendo fra lui arquanto fastidioxo:

"Costui zerto mi è di gran pexo;

ma fare non lo volio zià fastidioxo".

E sì li dise con el cuor d’amor azexo:                                  205

– Intendi, fiolo, quelo ch’ io te chioxo [29]:

dinari pui a me per questo non dimandare,

ch’ io son ben d’ acordo con lo tuo caro pare.

27.

A sta resposta mostrò inniquitato [30]

lo gioveneto contra el savio vechio,                                     210

dizendo: – Huomo che sei molto ingrato,

tu me voi oltragiare pur de soperchio [31].

Non basta a me che con mio padre sei acordato.

Tu credi de non me dare el mio comerchio [32]:

ma al tuo dispeto io sì l’ averone. ‒                                     215

E dito questo, un gran bufeto li chalone.

28.

Lo vechio, che si sente esere batuto

dal gioveneto contra ogni raxone,

debitor non li è, e zo ben à saputo,

e in tal servixio per lui s’ adoperone,                                   220

che ’l corpo morto àno sopeluto [33],

aldite resposta che feze lo barone:

– Li pori dela vaneza non mi farai cavare [34],

ben che contra di me abi mal a operare.

29.

Ritornò al padre con sta savia resposta,                                     225

contoli tuto, che niente à manchato.

A lui dice el padre: – Ora, fiol, t’acosta

a me, e del mio amicho abi parlato.

Che te ne par de lui e di tale sosta?

In tante maniere ora mai l’ ài provato. –                            230

Respoxe el filio: – Zerto l’ è bon amicho;

ma io no ’nde n’ ò algun che vaia un ficho.

30.

E sapi, charo padre, che mai pui

non tignerò i modi ch’ era uxato;

m’ acosterò ali consegli tui,                                                 235

tuto farò zo m’ài comandato. ‒

Lo padre lo benedì con le mano sui,

e poi dal suo amico el fo andato;

streto abrazolo, dizendo: Amicho mio,

quanto ubligato a te me trovo io! ‒                                     240

31.

Zià non sapeva questo suo conpagno

che ’l padre del gioveneto sapese nula

del morto sopelito, overo di quel guadagno,

che lui domandava, e non diè dar una brula [35];

stete amirato di questo ato magno                                     245

che lo so conpagno li fa, e forte trastula [36];

e dise: – Amico mio, hora che ài ?

Piazer nè despiazer non te fizi mai. –

32.

Dise lo padre di quel gioveneto:

– Lo mio fiolo per te ho conquistato;                                  250

perchè l’avea perduto, amico, e’ t’ inprometo. –

E d’ ogni cosa li narava el fato.

Poi nel giardino anò [37] senza sospeto,

lo porcho sopelito ave cavato;

e ’l vechio dal zardino al conpagno dizia:                          255

– O, quanta alegreza me dai in questa dia!

33.

E pui mi vale tal consolazione

cha nulo servizio che te fazese mai.

E questo me invida a dire do raxone:

Lo tuo fiolo vedo fuora di guai;                                           260

che per l’omezidio dubitava mone

che apalentato el non fose oramai

per qualche modo, e ’l fose descuperto,

che io con techo rimanea diserto.

34.

Non dicho per pena alguna ch’ io incorese                               265

per averlo sopelito nel mio zardino,

ma per lo dolore che voi auto avese

per quelo gioveneto, che è tanto fino.

Ma mazore alegreza al mio cuor acrese

dapoi ch’ io aldo ch’ el te sta inchino [38],                          270

e che reduto l’è in tuto a tua obedienzia

quel gioveneto con sua zentil clemenzia. »

35.

E Ansiles, avendo questo dito,

molto si piaque alo inperatore.

E sì li dise: – Signor mio stabelito,                                      275

lo tuo fiolo amico da tute hore

ti sarà pui cha nulo in questo sito.

Però per charo fiolo el debi tuore. –

E dito questo, lui se fo asentato.

Al vostro honore l’ è conpito sto ditato.                              280

 

Note

________________________

 

[1] pastigiare: pranzare

[2] purasai: (avv.) molto

[3] a tondo: per ogni dove

[4] per Dio: in nome di Dio, per l'amor di Dio

[5] beato: felice

[6]  rebelo: ostili,sfavorevoli

[7] quando tu dovessi smettere di offrire tali pranzi

[8] morto: ucciso

[9] non ti fermare solo al terzo o al quarto

[10] e se cento o più tu ne avessi a questo mondo, non smettere di chiederlo a nessuno

[11] ne troverò sicuramente più di dieci che per me (al posto mio) sopporterebbero questo grave peso

[12] viuto: vissuto

[13] un soldo (moneta di poco valore) : non lo pagherebbe un soldo

[14] tutte le differenze si trovano tra il sì e il no

[15] prole: prove

[16] o me calefi ahore: o mi burlavi allora

[17] nnestante: subito, all'istante

[18] chargato: caricato (sulle spalle)

[19] rixe: rise (al giovane veniva da ridere)

[20] contono: raccontò

[21] bagatino: moneta da nulla (da bagattino, moneta veneta che valeva un quarto d'un quattrino)

[22] azò che me zovi: acciò che mi giovi

[23] è troppo buono coi suoi compagni

[24] di scuoter: di farsi ridare i soldi prestati

[25] riguadre, o riguardre: parola di non semplice interpretazione prima di tutto sul piano grafico; interpretiamo come: dal canto suo, per quel che lo riguardava

[26] fin zerti zorni: entro alcuni giorni, fra qualche giorno

[27] e non te sia stracolo: e non ti sia di danno

[28] induzia: indugio, perdita di tempo

[29] chioxo: spiego

[30] inniquitato: adirato; a questa risposta si mostrò arrabbiato il giovane contro il vecchio saggio

[31] mi vuoi oltretutto oltraggiare

[32] comerchio: tu credi di non darmi ciò che mi spetta, il soddisfacimento alla legittima richiesta (Rejna) - quel che mi spetta

[33] sopeluto: sepolto

[34] Li pori dela vaneza non mi farai cavare: non mi farai togliere i porri piantati sulla fossa

[35] e non diè dar una brula: e non gli doveva dare nulla

[36] trastula: è contento

[37] anò: andò

[38] dapoi ch’ io aldo ch’ el te sta inchino: poiché sento che ti sta sottomesso

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  Sette Savi canto XIII

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Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008