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Edizione di riferimento:
Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.
* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna
« El fo in Roma un gran inperatore,
ch’ avea una statoa molto ardita
di rame, che uno arco tegnia con furore,
in la man senestra, dico, con una saita [1],
lo quale molto stava tirado in quel’ ore ; 5
poi uno gran fuocho ardeva a tal partita.
Lo zorno con la note la statoa chusì stea,
e con quelo gran fuocho, che d’ ogn’ ora ardea.
E questo per la utilitade huniversale
dela zente di Roma tuta quanta, 10
per poveri e richi, zascadun equale.
Nel fronte avea scrito la statoa santa:
– Colui che me ferirà, overo farà male,
io el ferirò lui dal capo ala pianta. –
Avene che uno prete, lo quale iera mato, 15
la statua ferì ed ebe lapidato [2].
Ed ela a lui, senza far dimoranza,
ferite [3] quelo prete mato e stolto
con la saeta dentro dala panza;
poi el caschò in quel foco rivolto [4]. 20
A vui anchora farò arichordanza
come in Roma, zià per tenpo siolto,
uno bel spechio era di gran vertue,
che zinquanta zità lo valeva e piue.
Quando a Roma, provinzia o tera alguna 25
volea rebelar, qui se vedea,
e cognosea la caxon, e a zaschuna
cossa loro de subito sì provedea;
e sì fazea ogni provisione buona.
Hora in quel tenpo la Zezilia [5] avea 30
uno re che odiava molto romani:
nelo loro sangue aria meso le mani.
Ma contra loro non hosava calzitrare [6]
sola mente per la gran vertù del spechio,
che ogni tratato quelo avea, apalentare [7]; 35
e pure se pensava quelo savio re vechio,
come el potese quelo spechio rubare.
Con molti suo amizi quelo resechio [8]
la volia sua lui tuta apalentava:
alora tre zoveni in piedi se levava: 40
‒ Che ne volete dar, charo signore,
che voi el spechio di Roma averete? ‒
A loro [9] lui li respoxe de bon chuore:
– Io ve darò quel che me domanderete.
Se voi porete a romani tuore 45
quelo tal spechio e a me lo durete [10],
adimandate pure zo che piaze a voi,
che da me averete, fato questo, poi. ‒
E li tre gioveni parlò in gran secreto
davanti al suo signor in tal maniera : 50
– O signor nostro ardito he discreto,
tre barili d’oro pieni fati a sta riviera
apariare, e d’ arzento perfeto,
con pietre prezioxe; la vostra alta ziera
presto a noi farete apariare, 55
e poi a noi sì laserete fare. –
E quelo re a zo non fè tardanza,
li tre barili apariati fono.
E poi queli tre, senza pui dimoranza,
dentro da Roma loro arivono; 60
e scose [11] queli barili, per zertanza,
dentro da Roma, e chusì lo fato andono [12].
E adinpito ogni suo volere,
andò al palazo senza nula temere.
A molti donzeli costoro s’ acostava, 65
e dise a loro: – O chari mie frateli,
di parlar alo inperator desiderava
molto in secreto, li dizevano queli. ‒
E loro alo inperadore se ne andava,
e tuto lo fato li contano eli, 70
come tre gioveni arditi e forestieri
parlare volea a quel signor altieri.
Lo inperator subito ebeno comandato
a queli donzeli che questo li à dito,
che davanti da lui sia aprexentato 75
queli tre giovani a cotal partito.
Ed eli per loro andò in quelo lato,
e fezeli vegnir, zaschun ardito;
e zonti a lui davanti se inzenochiava,
un di loro a tal modo parlava : 80
– Ho sacro inperator, per nostro insonio
nui sì semo multo zertifichati
che qui in Roma, nel vostro dominio,
avere troveremo con nostri sotil ati
in grande quantità, in questo patremonio, 85
arzento e horo, per cotal merchati,
pietre prezioxe in gran quantitae.
Zerto, signor, questa è la veritae. –
Lo imperatore, ch’aldito avea questo,
fo pui contento che fose za mai, 90
e queli rezevete con ato modesto,
dizendo: – Damatina da me verai. ‒
E queli alora se partì in manifesto.
La sera vene, come ve raxonai;
zascun de questi tre era incantatore: 95
insuniar sì feze alo inperatore
in quela note, che lui ritrovava
uno barile charco d’argiento e horo,
con pietre prezioxe, e non falava,
che zerto sì valeva un gran texoro. 100
E la matina queli scudieri andava
davanti delo inperator, tuti costoro;
e lui lo suo insonio a queli dizia ;
e presto al signor li respondia:
‒ Hora, signore, dative bona volia, 105
ch’ al tuto lo texoro atroveremo.
Poi da lui li se partì con zolia,
Vene alo spechio, a quelo luoco estremo;
arquanto lì cavò con la so spolia,
ch’ i trovase lo barile vista feno; 110
e quelo al signor ave aprexentato:
o, quanta alegreza di zo l’ ebe fato!
Vegnuta la note, li tre traditori
li duo barili presto sì piliaro,
che restati iera a queli robatori 115
porteli al spechio, e soto tera li cazaro [13].
Poi con tradimento queli incantatori
feze che lo inperator se insuniaro [14]
che grando avere trovava in do barili
queli tre giovani, che non tegniva vili [15]. 120
Venuta la matina e ’l chiaro zorno
costoro tre andò a quel signore;
e lui li azetò col vixo adorno,
l’insonio sì li disse tanto signore [16].
E loro li respoxe con suo scorno [17], 125
che bon animo li à zerto nel core
che quelo avere li averà trovato.
Hora alo spechio zaschun fo ritornato.
E arente [18] dalo spechulo comenzò a chavare [19],
tanto che lo edilizio si trovava, 130
che quelo spechulo aveva a fermare,
lo suo fondo, che ben lo governava.
Hora l’ inperatore ebe forte a dubitare;
ch’i non guastase lo edifizio sì parlava,
dizendo a loro: ‒ In alguna maniera 135
e’ non voria che se ronpese l’opera intiera. ‒
E hordinò che pui lì non chavasse,
per non guastar sì belo edifizio.
E queli fanti cognobe con so masse
tuta l’opera del spechulo e lo indizio; 140
e poi respoxe, che per el zorno che fasse
pui non chaverebe, nè faria l’ofizio.
E tuti quanti de lì sì se partia;
poi la note li tre ladri al spechio zia.
E mesese a chavar tanto el tereno, 145
che lo edilizio in tuto ebe trovato;
e guastò quelo; e gran pechato feno!
E poi lo spechulo de quivi ebe rubato,
e tolse i do barili dal texoro, e zeno [20];
schanpando zaschun fuor de Roma, fono tornato 150
alo suo re, che stava in Zezilia;
lo spechulo e li barili li dè in quela vizilia.
Ho, quanta alegreza ebe quelo rene
di questo spechulo, che fon de romani!
e tutu quanto sì lo spezò bene, 155
azò che a loro mai non venga ale mani,
e che con tradimento li posa dare pene;
azò che sapere pui non posa queli altani [21].
Ma lo inperatore di Roma scornato
da li tre fanti romaxeno e befato [22]. 160
E lo chomuno [23] di Roma universale
di questo fato n’ ebe gran dolore.
O, quanto a tuti li parve gran male,
lamentandosi forte delo inperatore! »
Dise la inperarixe: – O signor naturale, 165
sti vostri filosofi, zaschun robatore,
simele mente vi averà atradito ;
la vostra morte i zercha ad ogni part[it]o. ‒
Venuto che fo el zorno e la matina,
lo inperadore comandò al tuto 170
che lo fiolo con grande disiplina
ala iustizia sì fose conduto.
E chusì menado el ne fo con gran ruina.
Mo davanti a lui presto fo venuto
Charaus, filoxofo de gran sienzia e praticha, 175
e solene maistro nel’arte dela gramaticha.
Salutò l’inperador con grande riverenzia,
dizendo: ‒ Ho signor mio tanto saputo,
io me meravelio di la tua alta clemenzia,
che, a petizione de una femina al tuto, 180
la qual’ è nata de sì mala semenzia,
voiati far morire l’eriede vostro arguto,
che vale pui che mai fosse fantino [24],
tanto èlo savio, e d’ ogni sienzia pino [25].
Ma, se vui la so morte volete induxiare 185
sola mente, ve dicho, per questo zorno,
io ve dirò zo che ve poria scontrare
se morir fasse lo gioveneto adorno;
e se a quela femina di male afare
credere voreti al suo falso scorno. ‒ 190
Disse l’inperador: ‒ Di zo ne son contento. ‒
E che ’l fiolo ritornase comandò artento.
E lo savio Stefano ritornato fo in prixone,
per lo comandamento delo inperatore.
E lo filosofo, che gran maistro fone, 195
molta alegreza di zo ebe al chuore,
vezendo che a scapolare vien lo garzone;
e scomenzò a narar lo suo tenore
in cotal modo et in cotal partito.
Al vostro honore sto canto è finito. 200
Note
________________________
[1] saita: saetta, freccia
[2] ebe lapidato: lapidò, gettò sassi
[3] ferite: ferisce
[4] ferì il prete matto e stolto con un colpo di freccia nel ventre e poi lo gettò nel fuoco
[5] Zezilia: Sicilia
[6] nel ms. calzj trare: tirare calci, ribellarsi
[7] apalentare: rendere palese
[8] resechio: rischio (che si sarebbe corso nell'opera di trafugamento dello specchio)
[9] A loro: da correggere forse in Alora
[10] durete: porterete
[11] scose: nascosero
[12] e così si svolse il fatto
[13] li cazaro: li cacciarono (li nascosero)
[14] se insuniaro: sognò
[15] non tegniva vili: non riteneva fossero di condizione popolare
[16] tanto signore: Forse: tuto alore? (Rajna); appare come un pleonasmo soggetto di disse
[17] con suo scorno: sbeffeggiandolo
[18] arente: vicino
[19] chavare: scavare
[20] zeno: andarono via, fuggirono
[21] affinché più non potessero sapere, quei superbi
[22] E l’imperatore di Roma rimase scornato e beffato dai tre fanti
[23] chomuno: comunità
[24] che vale più di ogni altro ragazzo esistente al mondo
[25] pino: pieno
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008 |