Anonimo

Storia di Stefano

figliuolo d'un Imperatore di Roma

Versione in ottava rima del libro dei sette savi

Note di Giuseppe Bonghi - Tutti i diritti sono riservati

Edizione di riferimento:

Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.

* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna

Questo libro trata di Stefano,

fiolo de uno inperador di Roma;

el qual trata de beli amaistramenti.

CANTO XI.

1.

Con alta voxe parlò la inperatrize:

« Ancora, misier, l’ avignerà de vui

come d’ un re pagano, – quela li dize, –

non so se aldito vui l’ avete pui.

Questo gran re era molto felize,                                          5

e molto paexe dominava chostui;

el qual gran hoste [1] con lui ebe a menare,

e la zità di Roma sì ebeno asediare.

2.

E tanto tenpo lui la tene in asedio,

che li romani pui non si potea tenere,                                 10

nè a loro ischanpo non vedea remedio;

dela posanza del nemicho avea a temere.

Lo inperatore, vedendose a tal tedio,

prexe la sua corona, che valea gran avere,

e quela refudando [2] molto abalia [3],                                15

perchè li romani non vuol andar a batalia.

3.

Questo inperatore avea tre savi magi,

e zaschun in sua sienzia era molto doto.

Alo inperator andò li homeni vagi,

dizendo: Signor nostro, non aver redoto                            20

per doman che la batalia pagani non vargi [4];

algun ala batalia non ne sarà chondoto;

per lo zorno, ve dicho, di domane

lo nemico vostro batalia non ve darane,

4.

se alo nostro conselio voi farete [5].                                             25

Lo segondo mago questo li confermava.

Venuto l’ altro zorno, l’ora intendete,

che li pagani a batalia andava,

lo terzo mago se vestì, ora sapete,

de longissime veste lui se adobava.                                     30

Era le veste di cholor vermelio,

tute indorate, fate a meravelio.

5.

Una gran spada e nuda prexe in mano

questo tal mago, ch’era savio maestro,

e sopra un gran torone lui montàno                                   35

verso levante, dala parte destro,

e la nuda spada dreta sì alzàno,

speso volgiendosi a destro ed a senestro;

lo sole nela spada vi lustrava,

e quela spesso nel’aiere scorlava [6].                                   40

6.

A vedere chostui, gran meravelia

sì era a tuti, ve dicho per zerto;

queli de fuori alzava le zelia [7],

guardava sto miracolo tanto aperto;

che ’l fosse Dio, ognomo sì besbilia,                                    45

e quelo li adorava tuti manifesto,

dizendo: ‒ Questo si è lo gran Idio:

guarda tu, e vedi quelo che vedo io.

7.

Vede-tu ? quelo zerto l’è lo Dio Jove. ‒

Altri dizeva: ‒ No: l’è ’l forte Marte. ‒                                50

chi dizeva de Apolo:‒  Lo fa le prove. _

Altri dizeva: ‒ Jupiter sta in quele parte. ‒

– Merchurio l’è, e fano cose nove;

lui à posanza, e sano ben far l’arte. ‒

– Diana; e Venus; ‒ e chi dizea: ‒ Serpina                         55

quela si è che apar questa matina. ‒

8.

E di tal cossa prexe gran spavento

quel re pagano e la sua conpagnia;

levò l’asedio per questo, a quel ch’io sento,

tuti da Roma ivi se partia.                                                   60

E li romani ne ebe gran contento,

che a sto modo scapolati si fia.

Ma una cossa da me ve diroe,

che questo grande onore a loro non foe.

9.

Se queli magi non li avese insignato                                          65

a cotal modo tale so tradimento,

zascun roman ala bataia saria andato,

ali nemizi aria fato spavento,

e morti tuti li averia di fato.

Male conseio l’ebe, a quel ch’io sento!                                70

Chusì farà questi filoxofi a vui:

senpre vergogna averete; aimè nui! »

10.

Dise lo inperator: ‒ Madona, per zerto

vui dite el vero, e io li darò morte;

loro e ’l mio fiolo averò diserto. ‒                                        75

Venuta la matina, a cotal sorte,

lo inperador parlò forte e aperto,

ch’ al suo fiolo sia dato morte forte.

Lo sesto filoxofo intanto fo venuto

davanti l’inperadore con aiere [8] arguto.                         80

11.

Dise el filosofo: – De vui l’avignerae [9]

come l’avene de uno chavaliero. –

Disse l’ inperador: – Hora mel dì hormae

l’instoria de colui, e tuto intiero. –

Respoxe el filosofo: – Retornar farae                                 85

Stefano, tuo fiol tanto senziero [10];

dala iustizia ch’ahora l’à mandato

fa che presto indrieto lo sia retornato.

12.

E per hozi la morte li fa induxiare. –

Respoxe l’inperator: – E’ son contento. –                          90

Lo suo fiolo feze presto ritornare

nela prixone, dov’era pui di zento.

Esepe filoxofo prexe a parlare:

– Priegote, signor, che stagi artento;

e prendi esenpio da quelo te diroe. –                                 95

Al vostro honor sto canto conpito e’ òe.

 

Note

________________________

 

[1] hoste: esercito

[2] refudando: rifiutando

[3] abalia: si arrabbia

[4] non vargi: non vadano (è una congettura)

[5] se seguirete il nostro consiglio

[6] scorlava: agitava

[7] zelia: ciglia (spalancavano gli occhi)

[8] aiere: atteggiamento

[9] avignare: accadere, succederà; avignerae: accadrà

[10] senziero: sincero

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Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008