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Edizione di riferimento:
Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.
* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna
Nela segonda volta dise l’i[n]peratrize:
« Hora sapi, signor, che in un boscho
sì era uno gran porcho, come l’ instoria dize,
salvaticho e fiero, pieno d’ira e di toscho [1].
Un gran peraro [2] iera in quelo con suo radize, 5
e ’l porcho andava al peraro con suo foscho,
e ’l troncon del peraro con le grinfe branchava;
scorlando [3] quelo, le pere sì caschava;
e ’l porcho quele pere zia manzando.
Avene una fiata che un pastore 10
una sua vacha s’andava perdando;
andavala zercando con gran furore.
Hora costui, alo peraro zonzando,
arcorse [4] dele pere le miore,
di quele che al porco avanzate era, 15
e in un saco le mese in tal maniera.
E fato questo, montò sul peraro
per arcoiere ancora di quelo fruto.
Zià non sapeva de l’uxato zengiaro.
In questo se ne vene l’ animal bruto; 20
e ’l pastore, vedendose esere a tal disvaro,
de vegnir zoxo lui se fo temuto [5].
El porcho per tera le pere manzava:
poi ch’ ebe manzato, lo peraro scorlava.
E lo pastor alora, per gran temanza 25
che lui aveva, dele pere butava
di quel peraro, e ’l porcho forte manza.
E lo porcho, avendo manzato, s’ apuzava [6]
a quelo alboro, e alora, per zertanza,
el cazatore arquanto sì se chalava, 30
e con la mano la panza li grata;
e ’l porco se adormenzò in quela fiata.
Lo bon pastore lo peraro disexe,
e chazò mano alo suo cortelo ;
e quel zingiaro amazò palexe; 35
e poi se lo portò a chaxa tuto isnelo.
E ’l porcho per eser luxengato questo fexe [7]:
chi sta in pericolo, lo dano sia d’ elo.
Se ’l porco via andato se ne fosse,
a lui non saria venuto queste angosse. 40
Cusì a vui, misier, el potrà avegnire [8]
per questi filosofi, che ve va luxengando.
Chazateli da voi con suo martire,
e non li andati poi ascoltando;
che zerto e fermo li ve farà morire, 45
se al suo modo andereti fazando. »
Respoxe lo inperatore: ‒ Questo n’ avignerae,
che pur lui solo morto sì sarae [9]. –
Venuta la matina e ’l chiaro zorno.
l’ inperator comanda c’ a la iustizia 50
fose menato lo suo fiol adorno;
e chusì fono dala so gran melizia [10].
Lo terzo filosofo non feze sozorno [11]:
vene al’ inperator, e dise con innequizia [12]:
‒ De vui forte, signor, mi ò a rùzere [13], 55
perchè lo vostro fiolo fati destruzere.
E questo per fare de una femena la volontade.
Senza raxone lei l’ à achaxonato.
Ma voia fare la vostra degnitade
come fe uno savio omo atenpato, 60
che aveva sua moiera de pravitade.
O come bene castigò suo pechato ! ‒
Diso lo inperatore: ‒ E come feze colui ?
Hora me lo dite, e non stare piui. ‒
Respoxe Ansiles: ‒ Questo non vo’ fare 65
se al vostro fiolo non induxierete
la cruda morte che li volete dare;
e pur per hozi questo voi farete. ‒
L’i[n]peratore ebe a comandare
che ’l suo fiolo retorna, zo sapete; 70
e ritornato, fo posto in prixone.
Le quinto cantar ò conpito per raxone.
Note
________________________
[1] toscho: veleno (significato letterale), cattiveria
[2] peraro: pero
[3] scorlando: scrollando
[4] arcorse: raccolse
[5] disvaro: e il pastore, vedendo che c’era una così grande differenza di forze, temette di scendere giù dalla pianta
[6] s’apuzava: s’appoggiava - e il porco dopo aver mangiato s’appoggiava al tronco dell’albero per dormire, e per accertarsene a un certo punto il cacciatore si calò un poco e gli grattò la pancia con la mano e in quel momento il porco si addormentò.
[7] E il porco, questo ottenne per aver ceduto alle lusinghe
[8] avegnire: accadere
[9] Questo non accadrà, perché solo lui sarà morto.
[10] questo ottenne dalla sua gran malizia
[11] non feze sozorno: non perse tempo
[12] innequizia: collera, indignazione
[13] rùzere: (mi ò a): V. 7, lagnare. Non è altro che il ven. ruzar, alterato forse per ragion della rima. Quanto al senso, il vocabolo presenta un caso analogo a quello del rugnire, illustrato dal Mussafia nel Beitrag, p. 96. Si deve trattare di una voce designante un grido animalesco, trasportata a diventare anche l’espressione del malcontento umano; giacchè non si può dubitare che tra i vari significati di ruzar, il primitivo non sia il ringhiar de’ cani, e da esso non provengano per metafora gli altri, e segnatamente quello di brontolare e borbottare.
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008 |