Anonimo

Storia di Stefano

figliuolo d'un Imperatore di Roma

Versione in ottava rima del libro dei sette savi

Note di Giuseppe Bonghi - Tutti i diritti sono riservati

Edizione di riferimento:

Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.

* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna

Questo libro trata di Stefano,

fiolo de uno inperador di Roma;

el qual trata de beli amaistramenti.

CANTO V.

1.

Nela segonda volta dise l’i[n]peratrize:

« Hora sapi, signor, che in un boscho

sì era uno gran porcho, come l’ instoria dize,

salvaticho e fiero, pieno d’ira e di toscho [1].

Un gran peraro [2] iera in quelo con suo radize,                  5

e ’l porcho andava al peraro con suo foscho,

e ’l troncon del peraro con le grinfe branchava;

scorlando [3] quelo, le pere sì caschava;

2.

e ’l porcho quele pere zia manzando.

Avene una fiata che un pastore                                          10

una sua vacha s’andava perdando;

andavala zercando con gran furore.

Hora costui, alo peraro zonzando,

arcorse [4] dele pere le miore,

di quele che al porco avanzate era,                                    15

e in un saco le mese in tal maniera.

3.

E fato questo, montò sul peraro

per arcoiere ancora di quelo fruto.

Zià non sapeva de l’uxato zengiaro.

In questo se ne vene l’ animal bruto;                                  20

e ’l pastore, vedendose esere a tal disvaro,

de vegnir zoxo lui se fo temuto [5].

El porcho per tera le pere manzava:

poi ch’ ebe manzato, lo peraro scorlava.

4.

E lo pastor alora, per gran temanza                                        25

che lui aveva, dele pere butava

di quel peraro, e ’l porcho forte manza.

E lo porcho, avendo manzato, s’ apuzava [6]

a quelo alboro, e alora, per zertanza,

el cazatore arquanto sì se chalava,                                     30

e con la mano la panza li grata;

e ’l porco se adormenzò in quela fiata.

5.

Lo bon pastore lo peraro disexe,

e chazò mano alo suo cortelo ;

e quel zingiaro amazò palexe;                                            35

e poi se lo portò a chaxa tuto isnelo.

E ’l porcho per eser luxengato questo fexe [7]:

chi sta in pericolo, lo dano sia d’ elo.

Se ’l porco via andato se ne fosse,

a lui non saria venuto queste angosse.                               40

6.

Cusì a vui, misier, el potrà avegnire [8]

per questi filosofi, che ve va luxengando.

Chazateli da voi con suo martire,

e non li andati poi ascoltando;

che zerto e fermo li ve farà morire,                                    45

se al suo modo andereti fazando. »

Respoxe lo inperatore: ‒ Questo n’ avignerae,

che pur lui solo morto sì sarae [9]. –

7.

Venuta la matina e ’l chiaro zorno.

l’ inperator comanda c’ a la iustizia                                   50

fose menato lo suo fiol adorno;

e chusì fono dala so gran melizia [10].

Lo terzo filosofo non feze sozorno [11]:

vene al’ inperator, e dise con innequizia [12]:

‒ De vui forte, signor, mi ò a rùzere [13],                          55

perchè lo vostro fiolo fati destruzere.

8.

E questo per fare de una femena la volontade.

Senza raxone lei l’ à achaxonato.

Ma voia fare la vostra degnitade

come fe uno savio omo atenpato,                                       60

che aveva sua moiera de pravitade.

O come bene castigò suo pechato ! ‒

Diso lo inperatore: ‒ E come feze colui ?

Hora me lo dite, e non stare piui. ‒

9.

Respoxe Ansiles: ‒ Questo non vo’ fare                                    65

se al vostro fiolo non induxierete

la cruda morte che li volete dare;

e pur per hozi questo voi farete. ‒

L’i[n]peratore ebe a comandare

che ’l suo fiolo retorna, zo sapete;                                       70

e ritornato, fo posto in prixone.

Le quinto cantar ò conpito per raxone.

 

Note

________________________

 

[1] toscho: veleno (significato letterale), cattiveria

[2] peraro: pero

[3] scorlando: scrollando

[4] arcorse: raccolse

[5] disvaro: e il pastore, vedendo che c’era una così grande differenza di forze, temette di scendere giù dalla pianta

[6] s’apuzava: s’appoggiava - e il porco dopo aver mangiato s’appoggiava al tronco dell’albero per dormire, e per accertarsene a un certo punto il cacciatore si calò un poco e gli grattò la pancia con la mano e in quel momento il porco si addormentò.

[7] E il porco, questo ottenne per aver ceduto alle lusinghe

[8] avegnire: accadere

[9] Questo non accadrà, perché solo lui sarà morto.

[10] questo ottenne dalla sua gran malizia

[11] non feze sozorno: non perse tempo

[12] innequizia: collera, indignazione

[13] rùzere: (mi ò a): V. 7, lagnare. Non è altro che il ven. ruzar, alterato forse per ragion della rima. Quanto al senso, il vocabolo presenta un caso analogo a quello del rugnire, illustrato dal Mussafia nel Beitrag, p. 96. Si deve trattare di una voce designante un grido animalesco, trasportata a diventare anche l’espressione del malcontento umano; giacchè non si può dubitare che tra i vari significati di ruzar, il primitivo non sia il ringhiar de’ cani, e da esso non provengano per metafora gli altri, e segnatamente quello di brontolare e borbottare.

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  Sette Savi canto VI

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Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008