Anonimo

Storia di Stefano

figliuolo d'un Imperatore di Roma

Versione in ottava rima del libro dei sette savi

Note di Giuseppe Bonghi - Tutti i diritti sono riservati

Edizione di riferimento:

Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.

* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna

Questo libro trata di Stefano,

fiolo de uno inperador di Roma;

el qual trata de beli amaistramenti.

CANTO IV.

CANTO IV.

1.

Lentulis, ch’ anominatto fo astrologo,

magistro soprano fo de l’ arte musicha,

lo secondo filosofo; e dise con so prologo;

e dise: «  Signore, lo medicho di gran fisicha

che Ipocras si nomeva, lo gran teologo,                             5

lo qual aveva de gran libri in rubricha [1],

costui sopra i altri fo medicho soprano,

e in medizina sì fo molto altano [2].

2.

L’ avene che de un re lo suo fiolo

fo amalato molto crudel mente [3].                                    10

Zaschuno medico custui lasò solo,

e tuti lo abandonono di prexente,

perchè non sperava dela vita di quelo;

ma consiado [4] fo lo suo padre zelante

che per Ipocras mandase quelo sire,                                 15

ch’ altri cha Dio e lui lo potria guarire.

3.

Alora lo re suo mesi [5] ebe mandato

in quele parte dov’ era lo bon Ipocras,

e molto avere [6] a queli ebe dato,

azò che al mediche aprexentar debàs.                              20

Li mesi alora sì se partì di fato [7],

e zonse dove lo medicho fa dimoràs;

e la anbasata li fè del suo signore,

e ricontoli el fato tuto alore.

4.

Dizendo a lui: ‒ Ho medicho soprano,                                    25

per vui sì manda lo nostro signore.

Uno fiolo lui ha molto umano [8];

infermo e indebelito è lo suo cuore. ‒

E Ipocras li respoxe piano piano:

‒ Ora sapiati, degno mio anbasatore,                                30

Io son vechio e molto infevelito [9];

vegnire non ne poria a nesuno partito.

5.

Ma uno mio nepote a lui sì manderoe.

lo qual è molto savio, giovene acorto;

quelo che bixogna lui sì farà moe,                                      35

e guarirano quel nobele zio d’orto [10]. ‒

Poi lo suo nepote Ipocras chiamoe,

e a quelo signore mandò lo giovene doto.

Esendo agionto [11] de Ipocras lo nepote,

al’ amalato andò, ch’ el non se scuote.                               40

6.

A quelo tochò lo ponso [12], e poi l’ orina

lo savio medico sì volse vèdere;

e poi lui repensò con so dotrina,

e ’l fato tuto aveno a conprendere [13].

Poi da desparte el chiamò la raina,                                    45

e a lei sì disse: ‒ Dona, non contendere [14]:

dime chi è lo padre di questo to fiolo. ‒

E la rezina disse: ‒ El è lo re solo. ‒

7.

Dise lo medicho: ‒ Madona, el nonn’è vero,

che bene me lo dimostra mia sienzia;                                50

se voi volete ch’ io ’l guarisa intiero,

e che opera faza la mia esperienzia,

chi à inzenerato questo giovene altiero

fati che ’l sia in mia recognosenzia. ‒

La dona rispoxe con turbato zilio [15]:                               55

‒ Io ve dicho che delo re l’ è filio. ‒

8.

‒ State con Dio, ‒ disse quelo medicho.

‒ Dapoi che ’l fato non me volete dire.

Dite la verità a me come al clericho,

se no che ’l fiol vostro covien morire.                                 60

La mia sienzia so che non disredicho [16]:

se me dite la verità, io l’averò a guarire.

E sapiate, se non me dite de chi l’ è fiolo,

da voi io me dispartirò in un volo [17].

9.

Vedendose la dama esere sguxita [18],                                     65

dise: ‒ Se credese ch’ el non fosse saputo,

e che l’ avesi in credenza, perchè la vita

lo mio marito me toria [19] al tuto,

io te diria da cui e’ fui rapita. ‒

A lei respoxe lo medico proveduto:                                    70

‒ Madona, non dubitate, aldi el mio detto [20]:

retignerò tuto el fato secretto. ‒

10.

Disse la dama: ‒ Hai, misera topina [21]!

El capitò in sta corte un gioveneto;

ed io, esendo tenerela fantina,                                            75

de lui me innamorai, e’ t’ inprometo [22].

E poi, per el frescho una matina,

io me acostai con amor perfeto

alato a colui che me fazea morire.

Non dicho come lui ebe a seguire:                                     80

11.

ma de colui chostui è fiolo.

A voi ò dito tuta la veritade. ‒

Dise lo medico nel so conzeto solo:

– Qui me bexogna lasar le dignitade,

e chome avoltero medichare lo volo,                                  85

perchè bastardo [23] l’ è con pravitade;

e come avoltero e bastardo lo vo’ medicare. ‒

Alora lo medicho ebeno a comandare

12.

che zibi grosi qui sì sia arechato,

come è charne di vacha e simele cosse;                              90

e da mangiare a quel giovene à dato,

perchè la natura sua vuol cose grosse.

Lo giovene molto si fo miorato,

e in puocho tenpo dal male el se riscuose [24].

Guarito che ’l fo, lo re li donava                                         95

un grande aver, e lui s’ aconbiatava [25].

13.

Partì lo giovene medicho saputo,

e ritornò al suo barba [26] Ipocras.

E adimandolo, se lui à guaruto

quelo amalato per chui andare el fas.                                100

E lui dise de sì, come proveduto [27].

Che li à–tu fato? lo barba li parlàs.

‒ Charne de vacha e altre cose grosse [28]

li ò dato a manzàre, ‒ lui li resposse.

14.

‒ Adonqua costui è avoltero nato ? ‒                                       105

‒ Sì, ‒ dise lo nepote, ‒ ch’ io l’ ò cognosuto [29]. ‒

Alora Ipocras si ebeno pensato:

’Costui pui savio di me vignerà [30] al tuto’.

Determinose avèlo presto amazato,

e chusì se afermò lo vechio arguto.                                    110

Chiamò lo nepote, e dise : ‒ Ora andemo

ala canpagna, e dele erbe acolieremo [31]. ‒

15.

Esendo gionti a un luocho salvagio,

lo suo nepote dele erbe arcolie [32].

Alora lo vechio falso e malvagio                                         115

con un coltelo da drieto con so volie

lo arsaltò, e ferilo adagio,

e a tradimento la vita li tolie.

E per invidia amazò lo nepote

lo vechio Ipocras in quele grote.                                         120

16.

Poi Ipocras vene nela zitade,

e tuti li suo libri ebe a bruxare.

Poi a Ipocras advene una infermitade

di fluxo di corpo, dico, in tal afare.

Molte medexine Ipocras à provade,                                   125

e nula quele i poteva zovare [33];

se medesimo per algun modo non puol guarire;

alora Ipocras si prexeno a dire

17.

ali suo menistri [34], che molti n’ avea:

‒ Sapiati che io za guarire non mi posso;                          130

ma voio che vedeti quelo che fare sapea.

Aduxème [35] uno vaselo d’ aqua molto grosso. ‒

queli a lui presto i lo aduzea.

Alora Ipocras, lo savio filosso,

molti buxi a quelo vaselo feze fare,                                    135

e di zerta suo polvere se feze recare.

18.

E quela sì butò in quel vaselo;

e con la polvere tocando ogni buxo,

l’aqua che iera dentro quel caratelo,

subito se stagnò, e niente se à refuxo.                                140

Alora Ipocras a coloro parlò elo:

‒ Guardati quelo che a fare son uxo:

l’aqua del vaselo per niente se spande,

e me non poso guarire in queste bande [36]! ‒

19.

E ale fine Ipocras morto fue ;                                                    145

e zerta mente suo si fo el dano:

che se morto [37] el n’avese lo nepote suo,

forsi che morto non saria con afano;

che ’l barba aria medicato, e loro due

l’ uno l’ altro s’ aria aiutato; e come cano [38]                    150

morì quel vechio despiatato e crudo,

che a ricordarme de lui toto e’ sudo. »

20.

E chusì disse Lentiles al’ inperatore:

« Guardate non fate voi a questo modo [39].

Caro lo vostro fiolo tenete con amore,                                155

che la vostra salute lui sarà e lodo;

e per lui viverete in gran honore. »

Alo inperatore piaque lo so dire sodo [40];

la morte alo so fiolo iuduxiava,

e lo astrolego da sè si aconbiatava.                                     160

21

Tornando la sera l’i[n]perator in zanbra,

trovò la moiera molto doloxa [41],

perchè a Stefano, quela chiarita anbra [42],

non li aveva dato la morte penoxa.

L’imperatore, vedendo la sua canbra [43],                         165

dise: ‒ Madona, ch’ avete, che innequitoxa [44]

in questa ora molto vi vezo stare ? ‒

Ed ela a lui disse: ‒ Vi possa scontrare ... [45]

22.

Dapoi che ’l vostro bene non volete,

a voi avegna come a un zingiare [46]                                 170

porcho, io dicho, e ben lo saperete. ‒

Dise l’inperadore: ‒ Avene ben, o male,

a quelo porcho? ora me lo dizete. ‒

A parlare comenzò la dona desliale,

e sì li disseno per cotale stima ...                                         175

Del quarto canto ò compito la rima.

 

Nota

________________________

 

[1] rubricha: raccolta di libri, in questo caso di medicina, con riferimenti e rimandi da un volume all’altro che interessavano anche la teologia e la fisica, cioè tutto ciò che concerne la natura

[2] altano: importante

[3] crudel mente: gravemente

[4] consiado: consigliato: al re, padre zelante, fu consigliato di cercare Ippocrate, perché solo lui e Dio avrebbero potuto guarirlo

[5] mesi: messi, inviati

[6] avere: ricchezze (date ai messi perché le consegnassero al medico)

[7] I messi allora partirono e giunsero dove il medico aveva la sua dimora

[8] umano: degno di compassione

[9] Io sono vecchio e infiacchito, senza vigore

[10] zio d’orto: nobile signore, gentiluomo

[11] agionto: giunto

[12] ponso: polso

[13] e riuscì a comprendere tutto il fatto

[14] non contendere: non perder tempo

[15] con turbato zilio: con gli occhi turbati

[16] La mia scienza mi dice che non sbaglio

[17] in un volo: immediatamente

[18] sguxita: scoperta; sguxire,  scoprire: è detto di persona in colpa

[19] toria: toglierebbe

[20] aldi el mio detto: ascolta bene ciò che ti dico

[21] topina: tapina, infelice, tribolata

[22] e’ t’imprometo: ti dico la verità

[23] bastardo: figlio non non da una coppia legittimamente sposata

[24] se riscuose: si riprese

[25] s’acombiatava: prese commiato

[26] barba: zio

[27] come proveduto: come chi conosce bene la cosa

[28] cose grosse: di qualità grossolana (adatte ai poveri, mentre per i nobili le cose erano scelte e delicate)

[29] l’ho cognosuto: l’ho capito

[30] vignerà: arriverà ad essere

[31] Decise di ucciderlo presto: così si convinse il vecchio arguto. Chiamò il nipote e gli disse: ora andiamo in campagna a raccogliere delle erbe.

[32] arcolie: raccoglie

[33] e nessuna di esse gli potevano giovare

[34] menistri: discepoli

[35] Aduxeme: portatemi

[36] in queste bande: in queste parti (del corpo)

[37] che se non avesse ucciso suo nipote

[38] cano: cane

[39] State attento a non fare anche voi allo stesso modo

[40] sodo: concreto

[41] doloxa: addolorata

[42] quella chiarita anbra: persona preziosa (come l’ambra chiara)

[43] sdegno, ira

[44] innequitoxa: adirata

[45] Vi possa scontrare...: Vi possa accadere...

[46] zingiare: cinghiale

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Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008