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Edizione di riferimento:
Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.
* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna
Lentulis, ch’ anominatto fo astrologo,
magistro soprano fo de l’ arte musicha,
lo secondo filosofo; e dise con so prologo;
e dise: « Signore, lo medicho di gran fisicha
che Ipocras si nomeva, lo gran teologo, 5
lo qual aveva de gran libri in rubricha [1],
costui sopra i altri fo medicho soprano,
e in medizina sì fo molto altano [2].
L’ avene che de un re lo suo fiolo
fo amalato molto crudel mente [3]. 10
Zaschuno medico custui lasò solo,
e tuti lo abandonono di prexente,
perchè non sperava dela vita di quelo;
ma consiado [4] fo lo suo padre zelante
che per Ipocras mandase quelo sire, 15
ch’ altri cha Dio e lui lo potria guarire.
Alora lo re suo mesi [5] ebe mandato
in quele parte dov’ era lo bon Ipocras,
e molto avere [6] a queli ebe dato,
azò che al mediche aprexentar debàs. 20
Li mesi alora sì se partì di fato [7],
e zonse dove lo medicho fa dimoràs;
e la anbasata li fè del suo signore,
e ricontoli el fato tuto alore.
Dizendo a lui: ‒ Ho medicho soprano, 25
per vui sì manda lo nostro signore.
Uno fiolo lui ha molto umano [8];
infermo e indebelito è lo suo cuore. ‒
E Ipocras li respoxe piano piano:
‒ Ora sapiati, degno mio anbasatore, 30
Io son vechio e molto infevelito [9];
vegnire non ne poria a nesuno partito.
Ma uno mio nepote a lui sì manderoe.
lo qual è molto savio, giovene acorto;
quelo che bixogna lui sì farà moe, 35
e guarirano quel nobele zio d’orto [10]. ‒
Poi lo suo nepote Ipocras chiamoe,
e a quelo signore mandò lo giovene doto.
Esendo agionto [11] de Ipocras lo nepote,
al’ amalato andò, ch’ el non se scuote. 40
A quelo tochò lo ponso [12], e poi l’ orina
lo savio medico sì volse vèdere;
e poi lui repensò con so dotrina,
e ’l fato tuto aveno a conprendere [13].
Poi da desparte el chiamò la raina, 45
e a lei sì disse: ‒ Dona, non contendere [14]:
dime chi è lo padre di questo to fiolo. ‒
E la rezina disse: ‒ El è lo re solo. ‒
Dise lo medicho: ‒ Madona, el nonn’è vero,
che bene me lo dimostra mia sienzia; 50
se voi volete ch’ io ’l guarisa intiero,
e che opera faza la mia esperienzia,
chi à inzenerato questo giovene altiero
fati che ’l sia in mia recognosenzia. ‒
La dona rispoxe con turbato zilio [15]: 55
‒ Io ve dicho che delo re l’ è filio. ‒
‒ State con Dio, ‒ disse quelo medicho.
‒ Dapoi che ’l fato non me volete dire.
Dite la verità a me come al clericho,
se no che ’l fiol vostro covien morire. 60
La mia sienzia so che non disredicho [16]:
se me dite la verità, io l’averò a guarire.
E sapiate, se non me dite de chi l’ è fiolo,
da voi io me dispartirò in un volo [17].
Vedendose la dama esere sguxita [18], 65
dise: ‒ Se credese ch’ el non fosse saputo,
e che l’ avesi in credenza, perchè la vita
lo mio marito me toria [19] al tuto,
io te diria da cui e’ fui rapita. ‒
A lei respoxe lo medico proveduto: 70
‒ Madona, non dubitate, aldi el mio detto [20]:
retignerò tuto el fato secretto. ‒
Disse la dama: ‒ Hai, misera topina [21]!
El capitò in sta corte un gioveneto;
ed io, esendo tenerela fantina, 75
de lui me innamorai, e’ t’ inprometo [22].
E poi, per el frescho una matina,
io me acostai con amor perfeto
alato a colui che me fazea morire.
Non dicho come lui ebe a seguire: 80
ma de colui chostui è fiolo.
A voi ò dito tuta la veritade. ‒
Dise lo medico nel so conzeto solo:
– Qui me bexogna lasar le dignitade,
e chome avoltero medichare lo volo, 85
perchè bastardo [23] l’ è con pravitade;
e come avoltero e bastardo lo vo’ medicare. ‒
Alora lo medicho ebeno a comandare
che zibi grosi qui sì sia arechato,
come è charne di vacha e simele cosse; 90
e da mangiare a quel giovene à dato,
perchè la natura sua vuol cose grosse.
Lo giovene molto si fo miorato,
e in puocho tenpo dal male el se riscuose [24].
Guarito che ’l fo, lo re li donava 95
un grande aver, e lui s’ aconbiatava [25].
Partì lo giovene medicho saputo,
e ritornò al suo barba [26] Ipocras.
E adimandolo, se lui à guaruto
quelo amalato per chui andare el fas. 100
E lui dise de sì, come proveduto [27].
Che li à–tu fato? lo barba li parlàs.
‒ Charne de vacha e altre cose grosse [28]
li ò dato a manzàre, ‒ lui li resposse.
‒ Adonqua costui è avoltero nato ? ‒ 105
‒ Sì, ‒ dise lo nepote, ‒ ch’ io l’ ò cognosuto [29]. ‒
Alora Ipocras si ebeno pensato:
’Costui pui savio di me vignerà [30] al tuto’.
Determinose avèlo presto amazato,
e chusì se afermò lo vechio arguto. 110
Chiamò lo nepote, e dise : ‒ Ora andemo
ala canpagna, e dele erbe acolieremo [31]. ‒
Esendo gionti a un luocho salvagio,
lo suo nepote dele erbe arcolie [32].
Alora lo vechio falso e malvagio 115
con un coltelo da drieto con so volie
lo arsaltò, e ferilo adagio,
e a tradimento la vita li tolie.
E per invidia amazò lo nepote
lo vechio Ipocras in quele grote. 120
Poi Ipocras vene nela zitade,
e tuti li suo libri ebe a bruxare.
Poi a Ipocras advene una infermitade
di fluxo di corpo, dico, in tal afare.
Molte medexine Ipocras à provade, 125
e nula quele i poteva zovare [33];
se medesimo per algun modo non puol guarire;
alora Ipocras si prexeno a dire
ali suo menistri [34], che molti n’ avea:
‒ Sapiati che io za guarire non mi posso; 130
ma voio che vedeti quelo che fare sapea.
Aduxème [35] uno vaselo d’ aqua molto grosso. ‒
queli a lui presto i lo aduzea.
Alora Ipocras, lo savio filosso,
molti buxi a quelo vaselo feze fare, 135
e di zerta suo polvere se feze recare.
E quela sì butò in quel vaselo;
e con la polvere tocando ogni buxo,
l’aqua che iera dentro quel caratelo,
subito se stagnò, e niente se à refuxo. 140
Alora Ipocras a coloro parlò elo:
‒ Guardati quelo che a fare son uxo:
l’aqua del vaselo per niente se spande,
e me non poso guarire in queste bande [36]! ‒
E ale fine Ipocras morto fue ; 145
e zerta mente suo si fo el dano:
che se morto [37] el n’avese lo nepote suo,
forsi che morto non saria con afano;
che ’l barba aria medicato, e loro due
l’ uno l’ altro s’ aria aiutato; e come cano [38] 150
morì quel vechio despiatato e crudo,
che a ricordarme de lui toto e’ sudo. »
E chusì disse Lentiles al’ inperatore:
« Guardate non fate voi a questo modo [39].
Caro lo vostro fiolo tenete con amore, 155
che la vostra salute lui sarà e lodo;
e per lui viverete in gran honore. »
Alo inperatore piaque lo so dire sodo [40];
la morte alo so fiolo iuduxiava,
e lo astrolego da sè si aconbiatava. 160
Tornando la sera l’i[n]perator in zanbra,
trovò la moiera molto doloxa [41],
perchè a Stefano, quela chiarita anbra [42],
non li aveva dato la morte penoxa.
L’imperatore, vedendo la sua canbra [43], 165
dise: ‒ Madona, ch’ avete, che innequitoxa [44]
in questa ora molto vi vezo stare ? ‒
Ed ela a lui disse: ‒ Vi possa scontrare ... [45]
Dapoi che ’l vostro bene non volete,
a voi avegna come a un zingiare [46] 170
porcho, io dicho, e ben lo saperete. ‒
Dise l’inperadore: ‒ Avene ben, o male,
a quelo porcho? ora me lo dizete. ‒
A parlare comenzò la dona desliale,
e sì li disseno per cotale stima ... 175
Del quarto canto ò compito la rima.
Nota
________________________
[1] rubricha: raccolta di libri, in questo caso di medicina, con riferimenti e rimandi da un volume all’altro che interessavano anche la teologia e la fisica, cioè tutto ciò che concerne la natura
[2] altano: importante
[3] crudel mente: gravemente
[4] consiado: consigliato: al re, padre zelante, fu consigliato di cercare Ippocrate, perché solo lui e Dio avrebbero potuto guarirlo
[5] mesi: messi, inviati
[6] avere: ricchezze (date ai messi perché le consegnassero al medico)
[7] I messi allora partirono e giunsero dove il medico aveva la sua dimora
[8] umano: degno di compassione
[9] Io sono vecchio e infiacchito, senza vigore
[10] zio d’orto: nobile signore, gentiluomo
[11] agionto: giunto
[12] ponso: polso
[13] e riuscì a comprendere tutto il fatto
[14] non contendere: non perder tempo
[15] con turbato zilio: con gli occhi turbati
[16] La mia scienza mi dice che non sbaglio
[17] in un volo: immediatamente
[18] sguxita: scoperta; sguxire, scoprire: è detto di persona in colpa
[19] toria: toglierebbe
[20] aldi el mio detto: ascolta bene ciò che ti dico
[21] topina: tapina, infelice, tribolata
[22] e’ t’imprometo: ti dico la verità
[23] bastardo: figlio non non da una coppia legittimamente sposata
[24] se riscuose: si riprese
[25] s’acombiatava: prese commiato
[26] barba: zio
[27] come proveduto: come chi conosce bene la cosa
[28] cose grosse: di qualità grossolana (adatte ai poveri, mentre per i nobili le cose erano scelte e delicate)
[29] l’ho cognosuto: l’ho capito
[30] vignerà: arriverà ad essere
[31] Decise di ucciderlo presto: così si convinse il vecchio arguto. Chiamò il nipote e gli disse: ora andiamo in campagna a raccogliere delle erbe.
[32] arcolie: raccoglie
[33] e nessuna di esse gli potevano giovare
[34] menistri: discepoli
[35] Aduxeme: portatemi
[36] in queste bande: in queste parti (del corpo)
[37] che se non avesse ucciso suo nipote
[38] cano: cane
[39] State attento a non fare anche voi allo stesso modo
[40] sodo: concreto
[41] doloxa: addolorata
[42] quella chiarita anbra: persona preziosa (come l’ambra chiara)
[43] sdegno, ira
[44] innequitoxa: adirata
[45] Vi possa scontrare...: Vi possa accadere...
[46] zingiare: cinghiale
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008 |