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Edizione di riferimento:
Storia dei sette savi, ed. Commissione per i testi di lingua, Gaetano Romagnoli, Bologna 1880, pubblicata per la prima volta a cura di da Pio Rajna.
* Segnaliamo la ristampa fotomeccanica eseguita dalla Editrice Forni di Bologna
La prima volta el comenzò a dire
la falsa inperarixe di presente:
« Ora m’ ascoltati, inperador d’ ardire,
e al mio parlare ben poneti mente.
El fo uno, che uno zardin aveva, a non mentire [1], 5
belo et adorno, e asai piazente,
nel quale lui s’ avea levato [2] un pino,
che molto amava lo signor dal [3] zardino.
Di questo pino insì [4] una bela pianta,
verde, e dreta quanto è un stralo [5]. 10
Quando lo signor la vide, lui s’ avanta
di conservarla come fose choralo.
Molto li piazeva quela rama tanta [6],
e nodrigavala bene in quelo valo;
e al suo hortolano alora con gran mesura 15
comandò che ala rameta avese cura,
e quela bene doveseno nodrigare.
E chusì feze quelo ortolano doto;
per conpiazere al suo signor, per tal afare,
a studiare quela el cominzò di boto. 20
Intanto un tenpo cominzò a pasare;
lo signor ala vigna ritornò aloto,
e vide questa pianta storta stare:
arquanto quela aveva a piegare.
E al’ ortolano suo adimandò la chaxone, 25
che iera, che questa pianta si piegava.
Ed elo li respoxe senza dimoraxone [7],
che le rame del pin grando l’inpazava [8],
che dreta non la lasa andar con so raxone.
Alora quel signor presto comandava 30
che le rame del pin grando dovese taiare,
e quela nova pianta dreta su andare.
E l’ortolano, per hobedir lo so signore,
alora prexe el troncone [9] ad anbe mano,
e al pino grando l’ andò con furore 35
e molte dele suo rame sì taiàno,
per modo che abel mente in queste ore
la rama pizola puol creser a man a mano.
Vedendo quelo signore come l’ avea taiato,
dise: – Ora cusì me piaze che vada el fato –. 40
E longo tenpo zià non trapasone,
che ’l pino grando, ch’ era chusì belo,
che per lo taiare che lui comandone
al suo hortolano, come el feze ad elo,
el pino grando tuto se sechone, 45
e lo picolo poi cresete elo.
E lo signor, quando di zo fo acorto,
vide lo pino grando ch’era morto:
ed ebe gran dolor di cotal fato.
Chusì a vui avignerà, misiere. 50
El pino grando voi seti di fato,
che ’l pino picolo fazeti cresère;
e se a lui conporterè sto mensfato,
che son lo vostro fiolo con suo potere,
se conportareti che ’l ve vada soperchiando, 55
la libertà ogn’ ora el ve anderà toiando [10].
De tenpo in tenpo el v’averà soperchiato,
tanto che ’l vi chazerà di vostra signoria [11];
la crudel morte el ve averà donato:
questo credeti a me, che ’l nonn’ è boxia [12]. 60
Colui che de voi è insito v’ arà descazato,
se queli astrologi mantignereti tuta via;
i quali contra voi àno dato el consilio
di darve morte per alzar el to filio. » [13]
Aldendola lo inperatore lei chusì dire, 65
nela sua mente fo molto inspaurito:
‒ Non voria che de me l’ avese a seguire
a nesun modo cotale partito.
Avanti [14] lo mio fiolo volo far morire,
dapoi che contra me l’à tanto falito [15], 70
cha per lui deba avenire a male sorte,
et ale fine rizevere la morte.
E poi al’ inperarixe dise: – Chara moiera,
non vola Dio che di me l’ avenise
come di quel gran pino in tal maniera [16], 75
che per mio fiolo io sì morise.
Hora te allegra, dama, nela ziera [17],
che doman da matina – li proferise –
al mio fiolo farò donar la morte al tuto;
non voria avegnire in chaxo [18] chusì bruto. – 80
E dito questo, el se ne a[n]dò a dormire,
e la doman per tenpo ci se levava.
Subito lo palazo lui feze aprire,
e ali suo servi lui sì comandava
che ’l suo fiolo fose menato a morire. 85
Hora, infina a tanto [19] che ’l se apariava
di dare morte al nobele gioveneto,
lo segondo filosofo vene qui dreto.
Tuto sapeva zo che era hordinato
perchè l’ arte sua sì lo amagistrava. 90
In Roma intrò l’ astrologo acostumato,
e presto alo palazo lui arivava.
Davanti l’ inperadore el se ne fo andato.
e riverente mente quelo salutava.
L’ inperador li dise : ‒ Tu si’ lo mal venuto, 95
traditor desliale he discreduto [20].
Lo mio fiolo aveti amaistrato vui
ch’ el me vergonzi e donemi la morte [21].
Ma per li dei tuti zuremo nui
ch’ io te meterò a male sorte ! 100
E non ti solo, ma li conpagni tui. ‒
E lo filosofo alora cridò forte:
‒ Se ascoltar me vorà la tua maiestade,
tu non seguirai cotal pravitade [22].
E sì te digo, ho alto inperatore, 105
reguarda bene quelo che voi fare,
e non voler cometer tal erore,
e contra raxone non voler pechare.
Lo tuo fiolo si è degno d’ onore,
e contra a te el nonn’ à ’buto a falare [23] 110
e se contra raxone lo fazesti morire,
alzider te voresti poi, charo sire.
Perchè lui nonn’ à colpa di sto fato
segondo che t’ à dito to moiera,
la qual a torto lo à achaxonato [24]. 115
Ora riguarda ben cotal matera.
Al suo parlare non credere di fato:
testemonianza la nonn’ à, questa è cosa vera.
Sapi che lei nel corpo nol portoe [25];
però a torto lei lo acaxona quanto poe. 120
Ma io te priego, signore mio degno,
riguarda che a te non avegna come
zià sì avene a un medico belegno [26]
molto savio, che Ipocras avea nome. ‒
L’i[n]peradore, aldendo questo disegno [27], 125
di sapere zo dexideroxo el fone;
e dice a quelo: ‒ Come fo el fato de Ipocras,
che tanto anominare al mondo si fas ? ‒
Lo savio filosofo sì respoxe a lui:
‒ Misier, non vel dirò, se voi non fate 130
lo fiol vostro ritornar, el chui [28]
ala iustizia voi sì mandate;
e per voi sentenziato lo giovene fui.
Per hozi [29] indusierete queste tal derate [30];
e delo bon Ipocras e’ ve dirò el fatto. 135
L’ inperador comandò che ’l fiol fosse tornatto [31].
E chusì retornato fo lo giovene arditto,
e posto fo nela schura prixone.
L’i[n]perarixe, vedendo questo partitto,
in fra el suo cuore molto se desdegnone, 140
perchè non po seguire el so mal apetitto.
Al savio filosofo io retorno mone,
lo qual comenzò a dir sua dizeria.
El terzo chanto per me conpito fia.
Note
________________________
[1] a non mentire: a dire il vero
[2] levato: coltivato
[3] dal: del
[4] insì: diventò
[5] stralo: strale, freccia
[6] quela rama tanta: la parte per il tutto: quell’albero dai floridi rami
[7] senza dimoraxone: senza indugio
[8] che i rami del pino grande sovrastavano e non lasciavano crescere dietro l’altro pino secondo la sua esigenza
[9] troncone: tronchessa, grande forbice a due mani per tagliare rami
[10] e se a lui perdonerete questo misfatto, cioè che il vostro figliuolo abbia un suo potere, se sopporterete ch’egli vi vada tiranneggiando, ogni momento egli vi leverà la vostra libertà
[11] tanto che vi caccerà dal vostro potere
[12] vi avrà dato morte crudele: questo, credete a me, non è invenzione.
[13] Colui che vi è così intimo vi scaccerà se manterrete ancora quegli astrologi al vostro servizio; i quali contro di voi hanno tramato e deciso di uccidervi per mettere sul trono il vostro figliuolo.
[14] Avanti: Piuttosto
[15] sbagliato
[16] Non voglia Dio che di me avvenga come a quel gran pino e muoia per mano di mio figlio
[17] ziera: viso
[18] non vorrei che mi accadesse un caso così brutto
[19] infina a tanto: nel mentre che
[20] traditor desliale he discreduto: traditore sleale e infido (che manca alla parola data)
[21] Avete ammaestrato il mio figliuolo in modo che mi porti vergogna e mi dia la morte
[22] pravitade: cattiveria, perversione
[23] falare: fallare, commettere il male, un errore, un reato
[24] achaxonato: accusato
[25] Sappi che lei non lo ha avuto in grembo per nove mesi (non è suo figlio)
[26] belegno: ben degno
[27] udendo l’accenno alla vicenda di Ippocrate
[28] el chui: che (voi mandate ad essere giustiziato)
[29] hozi: oggi
[30] Per oggi rimanderete questa esecuzione
[31] tornatto: riportato in carcere (sospendendo l’esecuzione)
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© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi Ultimo aggiornamento: 06 gennaio 2008 |