PROCESSUS CRIMINALIS

CONTRA

DON JOANNEM GTANUM DE PADILLA

et ceteros

impinctos de aspersione facta Mediolani

Unguenti pestiferi

anno MDCXXX

 

 

PARS OFFENSIVA

 

 

 

[pagine 219-253]

 

 

Die 4 Ianuarij 1632.

Hieronimus Menclotius ex officio vocatus suo iuramento

Dicit, dir a V. S.: un soldato del Castello di Milano chiamato Melchione de los Reyes, il quale era prigione nellufficio del Sig. Capitano di Giustizia per haver ricevuto mandato m non essequito, et havendo ricevuta la remissione, io lagiuttai col decreto gratioso [1], e quando f uscito di pregione venne casa mia ringraciarmi, e mi dimand anche elemosina, e doppo havergliela data entrassimo come si suole in varij ragionamenti, e li dissi in particolare, che dovesse guardarsi adesso che era fuori di pregione da quelli che ongevano, e perche si diceva publicamente che questi onti venevano dal Sig. Don Gioanni de Padiglia figliuolo del Sig. Castellano di Milano, li dissi: Pu m esser vero chil Sig. Don Gioanni habbi parte in questi onti? perche [301] apena io lo potevo credere, e lui mi rispose: Io non lo s, s bene, che prima, che andassi prigione conversavo frequentemente col detto Sig. Don Gioanni, et andavo anche in camera sua, quando era in letto, e stavo con lui le hore intiere, e mi raccordo, chuna mattina viddi aperto luschio duno gabinetto nel quale vi erano vasi, pignatte, quadri di canevette, et ampolle in grande quantit, di che io restai attonito, e dissi al Sig. Don Gioanni: Che cosa questa? e lui mi rispose Quella robba, che basteria per far morire tutto Milano, e mezzo il mondo, et io doppo di aver sentita questa fama che v volta, h sospettato, che sin allhora si lavorasse de questi onti, anzi h anche sospettato, chil Sig. Castellano padre del Sig. Don Gioanni havesse parte anche lui in detti onti per il modo insopportabile col quale faceva servire li soldati senza volerli pagare, n darli quelli soccorsi con quali potessero vivere, quasi che li volessero mettere in necessit di fugire. E qui fin allhora il ragionamento del detto Melchione, e se nand per li fatti suoi, poi dindi ad alcuni giorni, mentre fossi in piazza sopra la porta del Segretario Romano, se non minganno con detto Segretario Pompeo Quarantino, et Ascanio Canobio, venne da me detto Melchione, e chiamatomi in disparte, disse: Sappi V. S. che vi di nuovo? il vecchio il Signor Castellano di Milano fugito portando seco danari, e gioie, et io li dissi: vero questo? e lui mi rispose: verissimo perche lh vedutio uscir fuori della porta falsa, et io allhora mi licentiai da lui, quale and per li fatti suoi, e le medesime parole dissi quelli SS. come anche credo dhaverli detto il restante da me di sopra raccontato, e s di certo haverlo detto al Signor Dottore Carlo Scarano.

Et il luogo preciso, che segu questo f in casa mia in una sala vicino al giardino, posta mano dritta nellentrar in casa, posta nella contrada della Bagutta, e del giorno preciso non me ne raccordo, m fu circa al fine del mese [302] di Giugno, circa al principio del mese di Luglio e per accertarsi si potrebbe veder il giorno del relasso dalle carceri di detto Melchione, poiche questo segu un giorno, doi doppo il suo relasso, e disse detto Melchione dhaver visto nelle stanze del Sig. Don Gioanni il detto Gabinetto aperto poco avanti, che andasse pregione, del qual tempo parimente naparir presso il Notaro della sua causa, pero s, che stette pregione forsi pi de ventisei mesi, e disse detto Melchione, che haveva visto le sodette cose nelle proprie stanze del Sig. Don Gioanni.

Ad alias ait, dal primo discorso, che hebbi con detto Melchione al secondo vi sar stato di spacio forsi otto giorni.

Ad alias dicit, precisamente non saprei nominar alcuno di quelli, che dicevano, che questi onti provenivano dalle mani del Sig. Don Gioanni, s bene, che subito che furono visti questi onti per la Citt, subito si disse comunemente da tutti, chil figliuolo del Sig. Castellano li haveva fatti spandere per la Citt, e questo lo sentivo dire per le strade, e quando furono giusticiati il Barbiero, et il Commissario, anche dun mese, un mese e mezzo, e doi mesi prima.

 

Die 4 Martij.

Melchion De Los Reyes quondam Simonis Civitatis Sagovi habitantis tamen in Castro Comi iam nominatus, suo iuramento

Dicit, servei sotto Verrua, poi mi misi servire nel Castello di Milano dove stetti doi anni, e mezzo, poi fui fatto prigione dove stetti sino alli 13 Luglio prossimo passato, e poi stetti qu in Milano sino allultimo dAgosto, et alli sei di Settembre assentai la piazza in Como, e dalle carceri uscii in virt del decreto gratioso, agiutato ancora dal Sig. Gerolamo Menclotio, quale haveva un suo figliolo complice in detta causa.

Ad alias ait, da l doi giorni doppo uscito di pregione andai casa di detto Sig. Menclotio, in una stretta credo chiamata la Bagutta, e lo ringratiai, e f alla mattina [303] mentre si vestiva, e li parlai in una stanza basso, che h le fenestre verso il giardino.

Interrogatus dicit, io non mi raccordo che parlassimo delli onti, pu per essere, che lui mhabbi detto qualche cosa, chio non me ne raccordo.

Interrogato, se f detto chi si dasse la colpa di questi onti.

Respondit, lui disse in questo particolare, che si dava la colpa al figliolo del Castellano, e che si credeva che fosse ben indiziato.

Interrogato, se parl afirmativamente interrogativamente.

Respondit, lui mi disse: Reyes, il figliuolo del Castellano st indiziato di questi onti, pu m esser vera questa cosa? et io li dissi: Non s.

Dicens, li dissi: ben un giovine bislacco, che qualsivoglia forfanteria si pu credere di lui, per questo non lo s, e questo lh anche detto a parecchi, n mi raccordo, che li dassi altra risposta, e V. S, mi facci gratia deccitarmi la memoria, che potr essere, che mi raccorda se h detto altro.

Dettoli, che si legge in processo, che essendo esso interrogato se poteva esser vero, chil figliuolo del Castellano potesse haver parte in questi onti, rispose: Io non lo s, s bene, e cos seguit parlando di cosa, che haveva veduto in Castello mentre fosse col figliuolo del Signor Castellano.

Respondit, Sig. s, Sig. s, che adesso mi raccordo.

Dettoli, che dica donque quello che disse.

Respondit, io non s quello li dicessi; li posso haver detto, chio viddi una notte certi vasetti, e vetri sopra una tavola nella camera del Sig. Don Lorenzo de Mendozza, li quali vasetti mi mostr il figliolo del Sig. Castellano, e perche io mi credevo che fossero conserve da mangiare, lui mi disse: Non sono conserve, sono porcherie e veneni, [304] robba che far morir la gente, et io ne stetti lontano, e non li toccai, e questo non s se lo dicesse per mettermi paura, perche non li toccassi, per altro.

Dettoli, che la risposta, che diede non contiene altrimente questo fatto per quanto si legge in processo, poiche in esso non si legge, che dicesse dhaver veduto cosa alcuna mentre fosse nella camera ove alloggiava il Sig. Don Lorenzo, m si bene nella camera dellistesso Signor Don Gioanni, e per se lo metta memoria.

Respondit, io viddi quella notte, che venne il Signor Don Lorenzo de Mendozza, che li suoi servidori del Signor Don Lorenzo tiravano fuori dalle sue canevette questi vasi, e li accomodavano sopra una tavola, et il Sig. Don Gioanni mi disse: Andiamo vedere queste porcherie del Signor Don Lorenzo, come andai, e pass quello, che h detto, n s dir altro.

Dettoli, che gi se li detto, che di questa cosa non si parla, perche in processo si Legge di cosa chesso haveva veduto mentre stasse nella camera dellistesso figliuolo del Sig. Castellano.

Respondit, questo non mi soviene.

Ad alias ait, Signor s, che sono stato nella camera del figliuolo del Signor Castellano con occasione chandavo bacciarli la mano la mattina et alla sira, e quando mi dimandava.

Ad alias ait, la camera dove dormiva il Signor Don Gioanni era seguente a quella di suo padre nellappartamento di sopra, et era camera piccola con un letto senza camaretta, ne tapezaria, et haveva uno tavolino, et una, due sedie, m che stando in detta stanza vedessi mai aperto alcun gabinetto non me ne raccordo.

 

Tunc ei lecta depositione Menclotij in ea parte etc.

Dixit, haver equivocato il Signor Menclotio, perche non li h detto, ne potuto dir questo, che V. S. mi h letto, m li posso ben haver detto quello che mi successe [305] nella camera ove allogiava il Signor Don Lorenzo de Mendozza, come h detto di sopra, e lui lhavr depinto in altra maniera.

Redargutus dicit, non vero, chio habbi detto questa, se non quello, che h detto V. S. di sopra.

Dettoli, che miri hene, perche molto diverso quello, che si legge in processo, che esso dicesse al detto Menclotio, quello che esso dice che li succedesse nella stanza del Sig. Don Lorenzo, poiche oltre le circonstanze della stanza e del modo, in quello che si legge, che esso dicesse al detto Menclotio, si legge che vedesse vasi, pignatte, quadri di canevette, et ampolle in grande quantit, e che esso restasse attonito, e dicesse al figliuolo del Sig. Castellano: Che cosa questa, e che lui respondesse: Quest robba, che bastarebbe far morire tutto Milano, e mezzil mondo.

Respondit, dico V. S. che falso, e se fosse la verit lo direi, per lui lh depinto, come h voluto, lh inteso male. Dicens queste Sig. Menclotio disse, che mi voleva far una burla perche lhavessi datto fuori nella criminalit, e che per causa mia havesse speso mille e cinquecento scudi, e che voleva chio gliela havessi pagati in un modo, nellaltro;

Redargutus, dico V. S. che non s altro, n  h visto altro in  Castello, solo quello, che h detto, e sio lh vista, e non lo dico, Dio mi faccia morire.

Dettoli, che quando lui trattava di questo negocio si parlava della persona del figliuolo del Sig. Castellano, e lui rispose in ordine parlar dazioni dellistessa persona indirizzate allistesso fine, e non fuori di proposito, come sarebbe lazione che gi h risposto.

Respondit, dico V. S. chavr detto, che poteva essere, havendomi mostrato il figliuolo del Signor Castellano quelli vasi, che diceva esser tossico, Dicens io dissi, che core lui haveva conosciuto quelli vasi, che erano di tos[306]sico, poteva essere che havesse, alcuna conoscenza de veneni e che per questo si potesse inferire, che lui havesse mano in queste porcherie de glonti.

Dettoli, che questa risposta non conviene, havuto riguardo ad alcune parole, che hora si legeranno come stanno in processo,

Qu verba sunt ulz.

Et io doppo lhaver sentito questa fama, che v volta, h sospettato, che sino allhora si lavorasse de questi onti.

Respondit, Sig. n, che non vero, chio habbi detto questo, replicans non vero infalantissimamente. Et fuit consignatus etc. animo etc.

 

Die 5 Mart.

Hieronimvs Menclotius iterum examinatus cum iuramento

Dicit, ei prius lecta eius deposizione diei 4 Ianuarij, Sig. s, che cos dissi, e cos la verit, e pu essere, che mi sij scordato qualche cosa; m vero, che lui non nelle parole formali qui scritte, che di questo non mi posso assicurare, m in sostanza il detto Melchione de los Reyes mi disse quello, che si contiene nelle parole lettemi, le quali come h detto sono quelle, chio deposi laltra volta nel mio essame, e le mantenir in faccia detto Melchione.

Et sic introductus dictus Melchion de los Reyes, et ambobus delato iuramento veritatis dicend, secutaque inter ipsos mutua recognitione fuit dicto Menclotio dictum, se nella depositione delli quattro Genaro disse le infradescritte cose:

E perche si diceva publicamente che questi onti venivano dal Sig. Don Gioanni de Padiglia figliuolo del Sig. Castellano di Milano, li dissi: Pu m esser vero, chil Signor Don Gioanni habbi parte in questi onti? perche io apena lo potevo credere, et esso Melchione de los Reyes mi rispose: Io non lo s, s bene, che prima andassi prigione, [307] conversavo frequentemente con detto Sig. Don Gioanni, et andavo anche in camera sua quando era in letto, e stavo con lui le hore intiere, e mi raccordo chuna mattina viddi aperto luschio dun gabinetto nel quale vi erano vasi, pignatte, quadri di canevette, et ampolle in grande quantit, di che io restai attonito, e dissi al detto Signor Don Gioanni: Che cosa questa, e lui mi rispose: Quella robba, che basteria per far morire tutto Milano, e mezzo il mondo, et io doppo dhaver sentita questa fama che v   volta, h sospettato, che sinallhora si lavorasse di questi onti.

Dixit ipse Melchion io non h potuto dir questo, perche nella camera del Sig. Don Gioanni non vi n lacena n gabinetto nel quale io habbi potuto veder cose tali, m ben vero, chio h detto al Sig. Gerolamo qui presente quelle cose che h detto nel mio essame, le quali dimando che siano lette al Sig. Gerolamo, perche possi mettersi memoria il ragionamento seguito tra me, e lui.

Et denuo interrogatus dictus Menclotius an ita dixerit.

Respondit, Sig. s, che cos dissi.

Tunc ad effectum, ut magis veritas facti elucescat fuit dicto Menclotio lecta depositio dicti Melchionis in ea parte in qua petijt legi, postea fuit

Interrogatus dictus Melchion, se h detto cos.

Respondit, Sig. s.

Respondit dictus Menclotius, io h detto la verit di quello, che allora mi f detto dal detto Melchione, n io mi raccordo, che esso mi parlasse, n trattasse della persona del Sig. Don Lorenzo de Mendozza.

Replicavit dictus Melchion, io h molto bene memoria, che dissi cos, e prego Dio, che mi castighi se dissi dhaver veduto cose tali nella camera del Sig. Don Gioanni de Padiglia, poiche come h detto, in essa non vi ne lacena, n gabinetto nel quale vi potesse esser tal cosa, cio che havessi potuto veder tal cosa.

[308] Et dum hc scriberentur dictus Menclotius dixit, hora, che mi soviene f vero, che detto Melchione mi nomin unaltro Cavaglier Spagnuolo amico di detto Signor Don Gioanni, che sij poi questo Sig. Don Lorenzo, altro non mi raccordo.

Tunc dictum fuit, chil ragionamento resta diverso in molte circostanze, perche Melchione de los Reyes dice di haver detto dhaver veduto quelli vasi nella camera del Sig. Don Lorenzo, et il detto Menclotio dice dhaver inteso dal detto Melchione, che quello li disse, lhaveva veduto nella camera del Sig. Don Gioanni; e gionge, che disse dhaver veduto pignatte, di che non parla detto Melchione: Dice, che detto Melchione disse dhaverle vedute una mattina mentre il figliuolo del Sig. Castellano fosse in letto, e detto Melchione di haverle vedute di notte, e che detto Sig. Don Gioanni lo condusse nella stanza del Signor Don Lorenzo vederle: Dice il Menclotio, che allazione, che li raccont detto Reyes, esso Reyes sogionse, che doppo haver sentita la fama, che detto Sig. Don Gioanni havesse parte in questi onti, haveva sospettato, che sinallhora si fabricassero questi onti in Castello, la qual cosa nega detto Reyes; e per

Interrogato detto Menclotio, che considerate tutte queste differenze di circostanze si metta memoria, e dica la pura e mera verit.

Respondit io dico V. S. chio intesi il suo ragionamento cos come h detto, e che hora non h memoria in contrario, se non che nominasse un altro Cavagliere Spagnuolo amico, in compagnia del detto Sig. Don Gioanni, e che sij vero conversos ad dictum Melchionem dixit, non vero che doppo venesti da me, e mi dicesti: fugito ancora il vecchio, et h menato via una mulatata de danari: bisogna, che vi sij dentro ancora lui?

Respondit dictus Melchion, io dico che non dissi, che fosse fugito il Signor Castellano; dissi che era andato via [309] con una mulatata de danari, m non dissi gi, che bisognava, che vhavesse parte.

Replicante dicto Menclotio, quando non havesti voluto dir questo, che voi dite in consequenza del ragionamento passato prima fr noi, che occasione vi era, che mi dovesti dire il Castellano partito, per dirla come ora dite voi, et h menato via una mulatata de danari?    

Respondit, sempre che trovavo il Sig. Menclotio mi dimandava se vi era niente di nuovo, et io li dissi questo.

Replicante dicto Menclotio, io non li dissi niente, n linterrogai se vi fosse alcuna cosa di nuovo, m esso mi disse di sua spontanea volont queste parole, e poi torn indietro per la medema strada, che f dalla parte di S. Andrea, e di questo ultimo ve ne sono li testimonij gi nominati che diranno la verit.

Dixit ipse Melchion, chio sij tornato indietro per la medema strada possibile, perche andai per parlare con uno Notaro dellOfficio del Sig. Capitano di Giustitia, et havendo veduto ivi detto Sig. Gerolamo al quale mi trovo molto obbligato, hebbi per discortesia di non andarli bacciar le mani, e cos vandai, e tornai indietro per la medema strada.

Et misso Menclotio in partem, fuit dictus Melchion

Interrogatus, dire, che strada fece quando hebbe per obbligo dandar bacciar le mani al Sig. Menclotio.

Respondit, da casa mia andai quella casa grande, che h quelle sbarre di legno vicino alla casa del Signor Visitadore, e mi voltai per una strada lasciando mano dritta la detta casa, che h quelle sbarre, e andai per essa sin che trovai la strada, che v dritto casa del Sig. Menclotio.

Interrogato, se oltra il ragionamento, che h detto di haver passato col Sig. Menclotio l in casa sua in quella camera verso il giardino, pass altro ragionamento.

Respondit, non me le raccordo.

[310] Dettoli, che nel processo si legge, che doppo il ragionamento come h detto esso essaminato entr in parlare della persona del Sig. Castellano, cio dhaver sospettato chil Sig. Castellano havesse parte in questi onti per li mali trattamenti che faceva alli soldati senza volerli pagare, n darli li soccorsi con quali potessero vivere, quasi che li volesse metter in necessit di fugire, e per che vi pensi bene, e dica la verit.

Respondit, havr ben trattato delli mali trattamenti, che faceva il Castellano alli soldati, perche lh detto molte volte in varij luoghi, m non posso gi haver detto di haver sospettato, chil Signor Castellano potesse haver parte in questi onti, perche questo sospetto non lh mai havuto.

Et super hoc facto alia confrontatione cum dicto Menclotio, ambo perseverarunt in suo dicto etc.

 

Mox licentiato Menclotio, fuit dictus Melchion

Interrogatus dire, che dice adesso, che nelluno e nellaltro detto il Menclotio li h mantenuto in faccia quello, che h detto nel suo essame.

Respondit, io dico, che quello h detto dhaver detto, di poter haver detto al Signor Menclotio vero, e che quello di pi h detto il Sig. Menclotio nelli suoi essami non vero, chio lhabbi detto, perch nella forma, che lui lha detto so di non haverlo detto, m s bene nella forma, che h dettio.

Ad alias ait, io andai pregione alli 29 Novembre 1627 et il Signor Don Gioanni era patrone de tutto il Castello, e lh visto, m non dormire, in una stanza basso nella quale si entra per uno salone nel quale altre volte stavano le carozze.

Ad alias ait, io non h conosciuto in Castello alcuno Soldato, che si nominasse per Don Pietro di Saragoza.

Et descripta illi persona dicti Don Petri de Saragozza

Dixit, io non h conosciuto alcun soldato di questa [311] qualit, se non uno, che si chiamava Pietro, Francesco Serra, quale al parlare mi pareva Castiliano, Aragonese, m sono tr anni e quattro mesi, che non lh visto. Et fuit licentiatus cum prcepto etc.

 

Die 15 Aprilis.

Iterum examinatus prf.  Melchion De Los Reyes suo iuramento

Dicit, saranno poco meno de quattro anni, che viddi quelli vasi, perche f prima assai che andassi pregione, perche in quel tempo il Sig. Castellano non lasciava uscire quelli che non havevano moglie, et io uscei dal Castello del mese di Luglio, e fui posto pregione di Novembre, e prima chuscessi viddi quello che h detto, e non saprei dir il giorno preciso che li vedessi, m s che faceva caldo, e f di notte circa le due hore, e me le fece vedere con loccasione che h gi detto, et erano vasetti piccoli, ma la forma e colore non li posso depingere: dico bene, che erano piccioli daltezza, e di larghezza, et erano ampolini di conserva, e vi erano ampolini da oglio di quelli, che hanno il collo un poco longo, e da basso un poco larghe e ve nerano di diverse sorte, che non s hora distinguerle; dico bene, che erano tutti piccioli.

 

Die 17 eiusdem

Iterum examinatus prf. Melchion De Los Reyes suo iuramento

Dicit, io non dico, che quello, che viddi in detti vasetti fossero veneni, n lo s: dico bene, che mi f detto che non li toccassi, come h detto di sopra.

Dettoli, che di sopra h parlato diversamente.

Respondit, dice, che lui me disse, che erano veneni, per io non h creduto, n lasciato di credere che fossero, che non fossero, se non che li lasciai tali quali erano, n posso affirmare pi di quello h detto, e se mi raccordassi come passasse la conversatione col Sig. Menclotio per la quale mi ridussi contare quel negotio, allhora [312] V. S. potrebbe giudicare, ma non mi raccordo che passassero altre parole. Dicens quello, che h detto in altra maniera io ne dimando vendetta Dio del torto, che mi f volermi far dire quello che non s, n posso haver detto.

Dettoli, che si risolva di dir la verit affermativamente se li h detto quello, che dice nel suo essame di poterli haver detto.

Respondit, io credo daverli detto nella forma, che h detto io, e non nella forma, che dice lui, perche in quella forma non glie lh potuto dire, perche di tal cosa non ne s niente, e V. S. pensa sio posso haver nominato un gabinetto, poiche questo non parola Spagnuola.

Et fuit licentiatus etc.

 

Die 23 Martij.

Eustachius Romanus Secretis S. E. testis nominatus suo iuramento

Dicit, mi raccordo, che nel mese di Luglio, nel principio dAgosto mentre col Signor Gerolamo Menclotio, col Sig. Pompeo Quarantino, e col Signor Ascanio Canobio si trovassimo un doppo disnare nella strada, che v nel borgo di S. Andrea venne uno soldato, quale non posso accertare fosse soldato Spagnuolo, perche non parlai con lui, perche non lo conosco, e parl parte al detto Signor Menclotio, ma non saprei dire da qual parte venesse, e doppo partito esso soldato, il Signor Menclotio disse: Quest uno soldato del Castello di Milano, che mi h dotto, chil Signor Castellano fugito, e che h portato via quantit de denari, simil cosa, perche delle parole precise per esser tanto tempo non me ne raccordo, n meno mi raccordo, che lo dicesse me solo, che sentissero tutti, n mi raccordo, challhora detto Menclotio parlasse della persona del Signor Don Gioanni figliuolo di detto Sig. Castellano n altro.

S. g. r. annorum 36 in circa.

 

Pompeus Quarantinus quondam Bernardi P. S. Babil Mediolani testis nominatus suo iuramento

[313] Inquit, mi raccordo, che circa al fine di Luglio 1630, circa al principio dAgosto un doppo disnare, mentre mi trovassi sopra la porta dei Signor Secretario Romano, con esso Sig. Romano, col Sig. Ascanio Canobio, e col Signor Gerolamo Menclotio, sopravenne uno che parl parte al detto Sig. Menclotio, qualera spagnuolo per quanto esso Menclotio disse, quale quando f partito detto Sig. Menclotio ne disse: Vi di nuovo, il Sig. Castellano di Milano partito per la porta del soccorso allimproviso con una mano de danari, m non s se dicesse sopra muli, in carozza, n mi raccordo, che detto Sig. Menclotio dicesse altro, e se me ne raccordassi lo direi.

Ad alias ait, detto tale, che parli col Sig. Menclotio io credo, che venesse dal borgo di S. Andrea distante dal luogo dove eramo noi circa cento passi.

S. g. r. annorum 50 in circa.

 

Dicta die.

Carolus Scaranus I. C. testis nominatus suo iuramento

Dicit, doppo fatta la processione di S. Carlo ritrovandosi in casa mia il Sig. Gerolamo Menclotio, mi disse che la processione fatta del corpo di S. Carlo in se stessa era cosa buona, m che lofficio seguito era dannoso, poiche prima dove ne morivano centocinquanta, doppo ne morivano cinquecento il giorno, e cos parlando de glonti, io li dissi: Pu mo esser vero chil Sig. Conte Carlo Aresino, il Sig. Don Carlo Bossi, et il Sig. Don Gioanni Gaijtano come si dice habbino parte in questi onti? e lui rispose: Di Don Carlo, e del Conte non so cosa alcuna, m di Don Gioanni h ben sentito dire da uno soldato del Castello, chuna volta detto Don Gioanni lhaveva condotto in una stanza, e li haveva fatto vedere non s che ampolle, come cosa notabile, e che detto soldato li haveva detto: Non havete altro da farmi vedere? i credevo che mi volesti far vedere una qualche grande massa doro, altra gran cosa, e che esso Don Gioanni [314] li disse: non ti pare forsi gran cosa questa, poiche quello, che si contiene in queste ampolle bastarebbe far morire tutto Milano se fosse cento volte pi di quello, che ; e non so se mi dicesse, che detto soldato havesse detto questo qui in Milano casa sua, fuori in Casirate.

Interrogatus dicit, feci tal dimanda detto Menclotio, perche pubblicamente per Milano correva questa voce, che questi Signori fossero capi di questi onti.

Ad alias dicit, non mi posso mettere memoria tempo pi preciso, salvo che era destate, e che taceva gran caldo, e che erano l sotto la porta, e che havevo fatto adaquar per tutto.

Interrogato, se disse detto Menclotio, che detto soldato li havesse nominato altra persona, che detto Signor Don Gioanni.

Respondit, non mi raccordo, che nominasse altri.

Ad alias ait, per quanto mi raccordo mi disse detto Menclotio, che detto soldato li haveva detto desser stato condotto dal Signor Don Gioanni in un luogo ove li furono mostrate dette ampolle, e che dette ampolle erano in un luogo segreto dal quale detto Signor Don Gioanni le lev, le mise sopra una tavola e le fece vedere detto soldato, e che detto Don Gioanni alcune volte prima haveva detto al detto soldato di volerli far vedere una gran cosa, e la fama che nacque contro il Signor Don Gioanni, et il ragionamento seguito tra me, et il Menclotio credo fosse nanti, che fosse posto prigione il Signor Don Gioanni, la causa perch havendo un figliuolo del Signor Menclotio per moglie una figliuola del Signor Fiscale Torniello con quelloccasione essendo andato casa di detto Signor Menclotio un figliuolo di detto Sig. Torniello, che era Frate nella Passione mentre fossero tavola, per quanto mh raccontato detto Signor Menclotio, venendo ragionar di questi onti, che haveva interrogato detto Frate se haveva inteso niente intorno questa fama, che coreva contro il [315] Sig. Don Gioanni, et altri dal suo Sig. Padre delegato in questa causa, e che detto frate li haveva risposto, che non haveva inteso niente dal suo Signor Padre, m che una mattina sendo detto suo Signor Padre andato messa lui per curiosit entr in studio, e vidde, che sopra un processo vi era nominato detto Signor Don Gioanni, e che era un processo in materia de onti, e questo segu tr il Sig. Menclotio, e me nellistesso luogo, e nellintesso tempo,

S. g. r. annorum 52 in circa.

 

Die 27 Martij.

Ascanius Canobius P. S. Andre ad Pusterlam novam, testis nominatus cum juramento

Dicit, Sig. s, che mi raccordo, che nellestate prossima passata trovandomi col Sig. Gerolamo Menclotio, col Signor Secretario Lara, e col Signor Pompeo Quarantino venne unhuomo di qualche quarantanni in circa, che non s se fosse Spagnuolo, di che natione, e si retir parlare con detto Sig. Menclotio, che parlarono insieme un buon quarto dhora cos secretamente, poi detto huomo part, che non s per qual strada, s bene, che venne dal borgo di S. Andrea, e doppo partito disse il Sig. Menclotio, che quello soldato li haveva portato nuova, chil Sig. Castellano di Milano era fugito per la porta secreta del Castello, e che haveva portato via una mano de danari, o che era fugito per lonto, e per causa di suo figliuolo.

Interrogato se detto Sig. Gerolamo disse dhaver inteso altro da detto soldato in questa materia.

Respondit io non h memoria certa, subdens mi par bene, che parlasse di non s che onti, m per esser tanto tempo non me ne raccordo, e mi pare, che questo seguisse in quel tempo, che si disse, chil Sig. Don Gioanni figliuolo del Sig. Castellano era stato messo prigione.

S. g. r. annorum 35 in circa.

 

Die 16 Aprilis.

Una cum Egr. Fis. Arias, actuario caus, et dicto [316] Melchione de los Reyes me contuli ad Castrum, et reperui ut infra ulz [2].

Entrato nella corte de glappartamenti habitati dal Sig. Castellano, in fine di detta corte si visto un portico, e caminando per detta corte alla volta di detto portico mano sinistra si vedde la Chiesa di detto Castellano, et mano dritta si vede un partimento di casa, nel quale prima darrivare detto portico, anzi contiguo ad esso si trova una porta, qual entra in detto partimento, m perche si trovata serrata, condotti da uno, che serve Madama, e sendo sempre con noi detto Melchione de los Reyes, siamo entrati sotto detto portico, e poi in una stanza posta mano sinistra della scala, che v di sopra, posta sotto detto portico, e in faccia di detta corte, nella qual stanza si sono visti alcuni banchi di lignamaro [3], poi siamo entrati in uno camarino, sia gabinetto sotto dipinto posto mano dritta di detta stanza, qual camarino, sia gabinetto depinto h una finestra sola, che guarda al fosso. Andando poi pi avanti, si passa da detto camarino, sia gabinetto ad unaltra stanza grande, la qual quella dove detto Melchione dice haver visto Don Gioanni, m non dormire, la qual stanza ha due fenestre, una verso oriente, e laltra verso mezzo giorno, e dindi si passa in unaltra stanza voltandosi sempre mano dritta, nella qual stanza si trovata una porta serrata, la quale stato detto esser la parta, che esce nel salone delle carozze, che h la sua porta, che esce in corte della Chiesa, et esser quella, che si trovata serrata come sopra.

Siamo poi per la scala andati di sopra in cima della quale si trova il salone dove stanno li todeschi, poi vol[317]tandosi mano sinistra in testa di detto salone si trova unaltra stanza detta deglImperatori, poi voltandosi mano dritta nelli superiori del partimento posto mano dritta di detta corte come sopra, si v alle stanze dove il Sig. Castellano dava audienza, le quali sono due con fenestre, siano uschij grandi che guardano verso la Corte ove la Chiesa, et anche verso mezzo giorno, cio verso la piazza grande darmi di detto Castello, passando poi pi avanti sempre per drittura, si trovano altre stanze smezate, in tre delle quali, che hanno le fenestre verso la corte della Chiesa, e le altre tr stanze le hanno verso mezzo giorno, cio verso detta piazza grande, et in quelle che guardono verso la Chiesa fu detto che nella prima vi dormiva il Sig. Castellano, nella seconda il Sig. Don Gioanni, e nella terza Madama, et in quella dove f detto dormire il Sig. Don Gioanni vi uno camino verso ponente, una fenestra che guarda alla Chiesa, e tre uschij uno delli quali v nella camera ove f detto dormire il Sig. Castellano, laltro nelle camere dove fu detto dormir Madama, e laltro in una delle stanze che hanno le finestre verso la piazza grande.

Tornati poi nella detta camera degli Imperatori, et entrati in una stanza grande posta mano sinistra di detta stanza detta deglImperatori nellentrare dal salone delli todeschi, e dindi voltandosi mano dritta si v in unaltra stanza grande, poi in unaltra dove disse detto Melchione de los Reyes, che dormiva il Sig. Don Lorenzo de Mendoza, e dove dice, che vidde, lampolle appo della quale vi unaltro camerino con una finestra, che guarda oriente, et alla fossa di dentro.

 

1630 Die 14 Iulii

D. Prses Montius cum D. Fis. Torniello, et Egr. Secretario Proveria se contulit domum habitationis Hieronimi Turconi, in qua tantun reperuit Io. Baptistam Robiatum, et cum vocatus fuisset quidam iuvenis, qui dixit agere negocia dicti Turconi fuit ipse iuvenis

[318] Examinatus et cum iuramento

Dixit [4], io mi chiamo Benedetto Lucino, e sono quello al quale il Sig. Gerolamo Turcone h lasciato di rispondere alle lettere de negocij, m sin qui non h risposto ad alcuna, la qual impositione me la diede un mese fa in circa mentre si part, et and Cassano, m non h mai risposto ad alcuna littera perche non venuta loccasione, n h fatto alcun pagamento durando labsenza di detto Turcone, fuori che scudi ducento e tanti al Sig. Palavicino.

Redargutus, che non verisimile quello che dice, trattandosi di negocio grande come quello di detto Turcone.

Respondit, il Sig. Turcone non attende pi negocij se non per qualche amico particolare.

Ad alias ait, io non h ricevuto ordine dal Sig. Turcone di pagar danari ad alcuno, salvo che di pagar una certa lettera allarcivescovo di Patras, la quale f pagata dal Palavicino, cio ducento ducatoni.

Et facta debita diligentia, tam in scripturis, notis, et libris dicti Turconi, quam dicti Lucini, et in eorum respective domibus, nihil ad rem fuit repertum, Lucinus vero fuit ad carcere ductus, et Robiato in domo dicti Turconi factum fuit prceptum de comparendo toties quoties etc. [5]

[319]

 

Die 15 Iulij.

Gulielmus Platea suo iuramento

Dicit, Sig. s, che vero, che ricevei danari dal Lucino come h gi detto, e glielo mantenir in faccia.

Et cum coram dicto D. Prside, et Fis. Torniello fuisset ductus dictus Lucinus, negavit ipse Lucinus suo iuramento noscere dictum Plateam, qui Platea dixit, conosco ben io voi, perche sete quello, che mi pagasti li danari conto del Sig. Gerolamo Turcone, e per segno lhabitatione vostra quasi per contro alla casa di detto Turcone, e per segno ancora fui condotto casa vostra dal giovine del Turcone, e l mi pagasti il danaro, che h deposto nel mio essame.

Respondit dictus Lucinus, da che tempo vi pagai detti danari ?

Dixit Platea, f poco avanti la processione di S. Carlo.

Et cum Lucinus dictum Plateam interogasset de nomine,

Respondit ipse Platea, mi chiamo Gulielmo Piazza, e venni pigliare detti danari nome del Barbiere di P. T.

Dictus Lucinus dixit, che quantit de danari?

Respondit Platea furono da trentacinque in quaranta ducatoni.

Et sic reconsegnato Platea, fuit Lucinus

Interrogatus, dire la verit se pag danari a detto Commissario come li h sostenuto in faccia.

Respondit, Signor n.

Tunc fuit ei lectum examen dicti Commissarij in illa parte in qua etc.

Respondit, da Christiano batezato non h dato al detto Commissario dople, n altri danari, e non pu essere se non uninfame dir questo.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Dicta die.

Io. Baptista Ferrarius fil. Dionisij suo iuramento

Dicit, io h servito per garzone quattro anni nella bot[320]tegha di Gio. Giacomo Mora, m sono tr mesi, che non li servo pi, perche mio padre mi fece retirare dubitando che per il barbirare potessi pigliar la peste da qualchuno, e cos mi retirai tre settimane prima della processione di S. Carlo.

Ad alias faceva detto Mora delli medicamenti, m non s come li facesse, perche si retirava di sopra con le donne.

Redargutus de inverisimilitudine, h detto tutto quello che s in conscienza mia.

Tunc pro habenda veritate eorum de quibus verisimilibus est edoctus, fuit servatis servandis tortur subiectus sed dum ligaretur dixit, voglio dire la verit.

Faceva detto mio padrone unellettuario, che ne dava tutti, e la recetta glie la diede il Mauro Notaro, e serviva questellettuario ad ogni pestifera contagione, del qual ellettuario ne h mangiato anchio trenta giorni alla fila.

Faceva ancora di quellonto, che portavano li Francesi, che portorono la peste Milano, la cui ricetta lhebbe da Padri Capucini.

Ad alias ait, non conosco Gulielmo Piazza, m Gerolamo Foresaro stato forsi due volte alla bottegha di detto Mora farsi far la barba da me.

Et elevatus in eculeo aclamavit, et dixit V. S. mi facci lasciar gi, che dir la verit, et depositus dixit con detto Barbiere non praticava alcun Spagnuolo, fuori che il Barbiero del Sig. Marchese Homodeo.

Et iterum elevatus dixit, lasciatemi gi che dir la verit, et sic depositus

Dixit, quando il mio padrone f preso io ero in casa del Signor Conte Antonio Coiro, e vi cacciava dentro di quella sporchitia in quellonto di far morir la gente con quellellettuario, e me lh detto il calzolaro, che stava per contro alla bottegha del mio padrone.

Et fuit depositus, et reconsignatus etc.

[321]

Die 20 Iulij.

Iterum examinatus dictus Mora suo iuramento

Dicit, sono stato casa del Sanguinetto Banchiere gi da me nominato una volta col Commissario cercar danari, m non mi raccordo della quantit, mi raccordo solamente che furono dople, et potevano essere circa le 22 ore.

Interrogato, chi li fece il pagamento.

Respondit, era duna certhora, che non potei far fantasia alla persona, n hora me ne raccordo.

 

Dicta quoque die.

Examinatus denuo dictus Platea suo iuramento

Dicit, pi dunanno prima, chio andassi a pigliar li danari dal detto Lucino parlai con lui in piazza, e lo pregai, che magiutasse mettermi sopra un datio, etc.

Interrogatus dicit, h conosciuto uno de Candiani, che haveva beni in Casorate, e sono anche stato in casa sua in Casorate, et anche doi anni sono ancora trattai con lui, e con Tomaso Turcone perche volevano, chio havessi venenato il Candiano, e f detto Lucino, che venne cercarmi per questeffetto, che non havevo mai pi parlato con lui, e mi condusse casa sua, poi and a dimandare detto Tomaso Turcone, quale parl con me, e mi diede doi vasetti di vetro pieni di veleno, e mi disse, che dovessi darlo al Candiano nella menestra, nel bere, et essendo poi io statto ferito fr poco, venne detto Lucino a ripigliare detti vasetti, e recuper anche la scrittura che mhaveva fatta detto Turcone, credo de cinquanta cechini, che mi havrebbe pagato detto Lucino, come mi haveva promesso quando f fatta la detta scrittura alla sua presenza, se bene lui non la sottoscrisse, e tr detti Lucino, e Tomaso Turcone vi era grande famigliarit.

Et fair reconsignatu.s etc.

 

Die 19 Iulij.

Benedictus Licinus iterum examinatus suo iuramento

Inquit, ho pensato alla recognitione di colui, e dico [322] conoscere molto bene costui, che era uno quale era stato altre volte con uno de Candiani inimico mortale di Tomaso Turcone, et haverlo conosciuto in Casorate mentre fossi l al luogo del Sig. Gerolamo Turcone, e costui stava col Candiano, e credo havesse nome Giuseppe, m non lo voglio affermare, et figliuolo duno coriere, che sta in P. T. e di pi dico, che costui mi venne a trovare in piazza sei mesi fa in circa, e mi preg che volessi far opera di metterlo sopra un datio, n mai pi lh visto.

Dettoli, che non verisimile, che non sij tornato per la risposta.

Respondit, non lh mai pi visto.

Ad alias dicit, unanno fa venne a cercare il Signor Tomaso Turcone due tre volte, e lui mi preg a fare che parlassse con detto Sig. Tomaso, come parlarono insieme nella mia sala, m io non stetti presente, e se bene lui veniva a cercarlo a casa mia, stava per in casa del Signor Gerolamo suo fratello poco lungi di casa mia; che cosa poi trattassero insieme non lo s.

Dettoli, che non verisimile, chil confrontato volesse dimandarlo servitio non havendo famigliarit pi che tanto.

Respondit, io h servito ancora a miei nemici.

Ad alias ait, Sig. s, che sono famigliare di detto Sig. Tomaso, ma non mi h per mai detto, che cosa trattasse con detto tale.

Dettoli, che questo non verisimile, perche passando la famigliarit, che dice detto Tomaso Turcone non li havesse detto qualche cosa.

Respondit, mi disse detto Signor Tomaso, che trattava con detto tale un servitio, ma non mi disse, che cosa fosse.

Dettoli, che di sopra h detto, che non intese mai, che cosa trattassero, et hora dice che il Sig. Tomaso li disse, che trattava un servitio.

Respondit, il Sig. Turcone non mi disse altro.

[323] Interrogato, se h pensato di dir la verit, se ha pagato, scosso durando labsenza del Turcone.

Respondit, quello che h detto si trovar sempre.

Dettoli, che non verisimile, che durando labsenza del Turcone non habbi scosso, pagato.

Respondit, quello che h detto listessa verit.

Dettoli, che inverisimile la narrativa da lui fatta della conoscenza del Commissario, contenendo linverisimilitudine, che di sopra parte se li rinfacciata.

Respondit, bisogna che il Commissario sij un diavolo, che burli la giustizia.

Dettoli, che tacendo la verit, e rispondendo cose inverisimili e lontane dal vero, per sapere la verit senza pregiuditio delle ragioni del Fisco si metter alla corda.

Respondit, V. S. facci quello, che N. S. linspira.

Et sic semper sine priuditio iurium Fisci, fuit servatis servandis tortur subiectus, etiam adhibita ligature canabis, et spius interrogatus super pecunijs per eum exactis, ac etiam elevatus in eculeo dixit, non si trovare mai altra di quello h detto, et cum aliud non emersisset, ac in tormentis per satis spatium temporis stetisset, fuit depositus.

 

Et die 22 Iulij.

Iterum examinatus dictus Lucinus suo iuramento

Dicit, io non h mai havuto altra pratica col Piazza, se non come h detto.

Ad alias ait, io non s, che detto Piazza sij mai stato ferito, e n anche sono mai stato in casa sua, s bene, che stava in P. T. vicino ad uno bettolino, n vero, chio li habbi mai promesso danari alcuni, n s che quando detto Piazza parl col Sig. Tomaso fosse fatta alcuna scrittura.

Omittunturque alia multa, brevitatis gratia, per eum non faciunt ad rem.

Et fuit postea fideiussori dimissus.

[324]

Die 26 Iulij.

Io. Baptista Sanguinetus, suo iuramento

Dicit, h padre chiamato Giulio Sanguinetti, e la madre morta cinquantacinque giorni sono, e morse in un luogo, che noi tenevamo ad affitto per contro il Monastero della Fontana di P. C.

Ad alias ait, sono venuto qui perche li fanti sono stati cercarmi, m non s la causa, n me la posso immaginare.

Ad alias ait, io attendo negotij de cambij in pagare e ricevere danari, et ancora in far venire delle lane, e mio padre attende allistesso, m adesso fuori allistesso luogo, che teniamo ad affitto.

Ad alias ait, in occorrenza di far pagamenti pago io, mio padre, e ne ricevo secondo loccorrenze.

Interrogato, se delli pagamenti fatti da lui essaminato ne tiene scrittura.

Respondit, Sig. n, se non in tanto quanto occorre farne fare qualche ricevuta m delle commissioni per pagar danari se ne fa nota sopra libri, che sono doi, sopra uno de quali si fa nota delle lettere di cambio che vengono, e laltro un libro grande chiamato il libro mastro sopra quale si tiene nota delle lettere che sono comesse, ne facciamo altra notatione, e questi libri sono nel studio sigillato.

Ad alias ait, vi un altro giovine, che attende al negocio per copiar le lettere che si scrivono, ben vero, che mi vaglio ancora di lui in far scuodere, e pagar danari, e si chiama Gerolamo Isola, m lui non tiene nota se non come dir V. S., del danaro, che scuode per ordine nostro, qualche volta prima di darne conto occorre dordine di mio padre, e mio, pagare qualche persona che venga scuodere, lui ne d poi conto dando il bolettino sopra quale lui scrive, il qual bolettino dipoi scarpato.

Ad aliam ait, detto Gerolamo un giovine sbarbato danni 21 in circa pi piccolo di me, carnagione bianca.

[325] Ad alias ait, non mi soviene dhaver fatto alcun sborso persona privata.

Et fuit dimissum examen.

 

Die 23 Iulij.

Hieronimus Insula fil. Marci suo iuramento

Ait, io sono scrittore nel studio del Signor Giulio Sanguinetti, e pago ancora secondo chil Sig. Giulio mi commanda, m saranno pi de doi mesi che non h pagato, et il Sig. Giulio quello che tiene la cassa, ma tutti li danari, che h pagato li h sempre pagati con le confessioni, anzi de tutti li pagamenti se ne tiene nota in libro di cassa e scartapazzo, la aura de quali libri la tengo io, overo il Sig. Gioanni Battista secondo loccasione.

Interrogato, se nel mese di Maggio e Giugno fecero pagamenti alcuni.

Respondit, alli 25 di Maggio fossimo sequestrati in casa, e che dallhora in qui se siano fatti pagamenti non mi soviene, m da l indietro ve ne saranno molti notati sopra il libro scartapazzi.

Interrogato, se h mai pagato danari ad alcuna persona di P. T.

Respondit, Sig. n; se non nhavessero pagati al Signor Carlo de Capitanij, per per la maggior parte paga il Sig. Giulio, ma non s, che lui habbi pagato alcun danaro a persona di P. T.

Ad alias dicit, non conosco alcuno di P. T. e delli negotij ancora secreti se ne tiene nota ancora sopra li libri, n si suole, essendo dato qualche ordine a bocca di pagar danari da qualche amico in confidenza, pagar senza scrittura.

Ad alias ait, Signor n, che detto Sanguinetti non ha alcuni danari in deposito, n tampoco de soldati o ufficiali di guerra.

Ad alias ait, il Sig. Sanguinetto suole fare li suoi pagamenti in studio, n h mai visto, che nhabbi fatti in altri luoghi.

[306] Et omissis alijs diversis interrogationibus, et responsionibus, qu ad rem  facere non videntur fuit dimissum examen.

 

Die . . . Senatus excellentiss. ordinavit Sanguinettum esse reum constituendum, ut ex dicto ordine tenoris ulz.

 

Die 20 octobris 1631.

Constitutus, et examinatus Io. Baptista Sanguinettus suo iuramento

Dicit, quando sono stato essaminato altra volta mi dimandarono se havevo pagato danari a quelli, che ongevano, quali dicevano, che erano persone bassissime, et io li risposi che li ultimi danari che havevo pagato li havevo pagato alli Signori Cinquevie e Secco, e loro mi dissero, che non erano mercanti, ma persone bassissime.

Dettoli, che miri bene perche queste cose non si leggono nel suo essame.

Et sic eo, ei lecto

Dixit, io non s come sij passato questo negozio, s bene che questo ragionamento pass fr me, et il Signor Monte.

Interrogato, che dica se s, che alcuno sij stato imputato di questi onti.

Respondit, quando ero prigione sentei dire, che erano stati imputati quelli, che furono fatti morire, cio Barbiere, Commissario, Baruello e Foresaro.

Interrogato, se h conosciuto alcuno di costoro.

Respondit, Sig. n.

Dettoli, come pu dir questo, se uno di questi del mese di Maggio, di Giugno dellanno 1630 prossimo passato f alla casa sua, e parl con uno di casa sua della statura, e qualit di lui esaminato, qui quidem examinatus est infrascript qualitatis ulz.

Di statura commune, sottile di vita, scarno in faccia, con capelli castani chiari, barba castana, m poca, poco pi chiara, di carne in faccia pi rossa, che bianca.

[327] Respondit, non vero, che alcuno di costoro sij stato in casa mia, chio vi fossi: avviso per V. S. che se fosse quel Barbiere, h inteso doppo, che era cognato delli Brivij; sa V. S. Illustrissima che havevamo lite, la quale pass per le sue mani per loccasione di certe canne darchibuggi vendute da detti Brivij suoi cognati Pietro Francesco Schena, il quale per levarlo fuori di prigione, il Sig. Giulio mio padre fece sigurt, e se havr eletto costui qualche cosa in pregiuditio di mia casa sar per mero livore di quella lite, subdens V. S. mira che fossimo sequestrati in casa per loccasione della morte della Signora mia madre il d 25 di maggio, che fu in Sabbato con guardie, estassimo sequestrati in casa trentacinque giorni, e doppo per la morte duna figlioletta mia che morse, fossimo forzati retirarsi fuori di Milano con listessa guardia, e la guardia era unAntonio Maria Zerbo, che vive ancora di presente.

Dettoli, che non solo per detto duno, m di doi dessi gi da lui nominati consta, che furono alla casa sua una sera al tardi doppo finita lhora della piazza.

Respondit, io non s, che alcuno di costoro n uno, n pi siano mai stati alla casa mia.

Dettoli, che non solo si legge questo; ma si legge ancora, che quello che parl con una persona della sua statura parl con lui, cio con quella persona, alla pusterla.

Respondit, non vero, che alcuno parlasse meco in quei tempi, perche la guardia non permetteva n anche, che le persone che venivano alla nostra casa saccostassero alla gronda del tetto della nostra casa.

Interrogato, se vi era in casa sua altra persona della qualit di lui essaminato.

Respondit, in casa mia in quel tempo vi erano il Sig. mio padre, io, Gerolamo Isola, e doi servitori.

Ad aliam ait, mio padre un poco pi piccolo di me, det de cinquantacinque anni, io sono det de trentatr anni, lisola det de 22 anni, e comincia ponger [328] barba, et h capelli castani, uno servitore, che morto era della statura dellIsola, e laltro che ancora in casa della mia statura.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Mox introductus prfatus Hieronimus Insula qui est infrascript qualitatis ulz.

Un giovine sbarbato, di statura piccola, bianco e grasso di faccia, capelli longhi castani scuri, etc.

Interrogatus suo iuramento dicit, furono doi anni al mese di Maggio, chio servo al Sig. Sanguinetti.

Ad alias ait, il Sig. Giulio viduo, perche li morse la moglie di morte subitanea, et il Sig. Gio. Battista suo figliuolo h moglie.

Ad alias dicit, la moglie di detto Signor Giulio morse fuori alla Fontana in un luogo detto il Masazzo, e per questo fossimo sequestrati in casa con guardia, cio il Sig. Giulio, il Sig. Gio. Battista, sua moglie con quattro figliuoli, uno servitore, un carocero [6], una donzella, una serva da cucina, et io.

Interrogatus dicit, uno servitore haveva nome Giacomo Filippo Cogliati, il carozero Baldassar Brenna qual vivo, m il servitore morse di contagio, e la guardia la faceva un Antonio Maria Zerbi di P. N.

Ad alias ait, li Signori Giulio e Gio. Battista prima che fossero sequestrati erano a Milano, con la servit gi nominata, e la moglie del Sig. Gio. Battista con li figliuoli.

Interrogato, se mentre erano sequestrati in casa, prima, si raccorda, chuna sira doppo lhora del fine della piazza fossero alla casa di detto Sanguinetti duoi ricercare il Sig. Sanguinetti.

Respondit, di questo non me ne raccordo, e se V. S. Illustrissima mi nominasse la persona forsi pi facilmente me ne raccordarei.

[329] Interrogatus dicit, non conosco n Gulielmo Piazza, n Gio. Giacomo Mora.

Dettoli, che queste sono le due persone delle quali sinterroga se in quel tempo una sira doppo lhora di piazza fossero casa di detti Sanguinetti e cercorono conto di lui.

Respondit postquam aliquantulum cogitasset, della gente ne venevano inanti et indietro a casa di detto Signor Sanguinetti, e per pu essere, che vi siano stati, chio non lo sappi.

Dettoli, che dal detto suo, e della descritione di esso essaminato risulta quello, che se li detto, e di pi che dimandassero conto di detto Sanguinetti a lui essaminato, e per procuri di metterselo a memoria e dir la verit.

Respondit, dico Signore, che vi sono venute delle persone, che mi demandavano, se vi era il Sig. Sanguinetti, e se vi era dicevo de s, e se non vi era dicevo di n, m chi fossero m non me ne raccordo.

Iterum ei dicto, che non solo si legge in processo, che questi doi andorono alla casa nel tempo, et hora, che se li detto di detto Sanguinetto, e che parlassero con un giovine della sua qualit di lui essaminato, e che esso li rispondesse, che era in casa, m che pi dordine loro dimand detto Sanguinetti, il qual venne, e parl con uno de detti doi alla pusterla.

Respondit postquam aliquantulum cogitasset, io non mi raccordo di questo.

Interrogatus dicit, il Sig. Giulio Sanguinetti huomo della mia statura.

Et ad magis excitandam eius memoriam dictum fuit, che uno di quelli doi, che come se li detto andorono alla casa di detto Sanguinetti era unhuonto di statura grande con barba rossa assai longa, e capelli castani scuri.

Respondit postquam multum cogitasset, non me ne raccordo.

[330] Ad alias ait, la casa del Sanguinetti posta in P. N. quasi per contro alla Chiesa dellAnnontiata.

Et fuit licentiatus etc.

 

Dicta die.

Franciscus Mazolettus quondam Vincentij, suo iuramento

Dicit, Gio. Giacomo Mora era huomo di statura mezana, grosso, faccia pi tosto tonda, che altrimente con carne bianca e rossa, con poca barba castana chiara, et era di trentotto anni in circa.

S. g. r. annorum 51 in circa.

 

Antonius Mazolettus, suo iuramento idem in substantiam, et est tatis annorum 19 in circa.

 

Die 21 Octobris.

Iterum examinatus prf.  Io. Baptista Sanguinettus, suo iuramento

Dicit, io non h mai havuto ordine da alcun Spagnuolo di pagar danari ad alcuno.

Ei dicto, che non sinterroga simplicemente se esso constituto habbi havuto ordine da alcuno Spagnuolo di pagar danari, m se dordine dato da alcun Spagnuolo, lui, suo padre, ad altri di casa sua, h mai pagato danari ad alcuno.

Respondit, Signor n.

Interrogatus dicit, Signor n, che non conosco quel Barbiero cognato delli Brivij, n mi raccordo mai dhaverlo veduto.

Dettoli, che miri bene quello che dice, perche si legge in processo, che detto Barbiere nominato Gio. Giacomo Mora andasse alla casa sua del mese di Maggio o di Giugno dellanno passato 1630 una sira doppo finita la piazza, e li dicesse, che era uno di quelli di Don Pietro di Saragoza, dimandandoli danari, e che esso entrato in casa se nandasse in una camera, e poi ritornasse fuori, et ivi alla pusterla li dasse una brancata de danari senza numerarli, et erano danari doro.

[331] Respondit, non vero niente.

Dettoli, che si legge per in processo, chun giovine della statura, e qualit sua detto il Sanguinetto nella casa sua, nel modo, che se li detto di sopra, dasse la detta brancata de danari doro al detto barbiero, e perci non essendo in casa sua altra persona della statura, qualit, et et sua detto il Sanguinetto, che esso fosse quello, che li dasse quelli danari, e per si risolva di dire la verit.

Respondit, io dico V. S. che non h pagato danari nella maniera, che si dice nel processo, e quando ne h pagato li h pagati l al banco, e li h scritti in libro, e se havessi pagato questi nellistesso libro si trovarebbono.

Dettoli, che dalle cose che risultano dal processo, e dal modo del pagarli senza numerarli, non solo resulta, che li habbi pagati nel modo, e forma, che se li detto, m di pi che sapesse, che si dovessero spendere in mal uso quelli, che andavano ungendo per Milano.

Respondit, Sig. n, n poco, n minga, n assai, e quando li havessi pagato, et havessi saputo, che si dovessero spendere in tal causa sarei venuto denuntiarli alla giustizia, e queste sono tutte falsit.

Monitus dire la verit intorno alle cose delle quali stato interrogato, poich di haver sborsato li detti danari nel modo, e forma dettoli, sapendo, che si dovevano spendere per la causa sudetta si fa reo.

Respondit, io h detto la verit, n si trovar mai, chio habbi lutto cose tali.

Et fuit reconsignatus cum monitione generali etc. mox relaxatus, cum fideiussione etc.

 

Die 16 Iulij.

Constitutus prf. Hieronimus Turconus, et examinatus, suo iuramento

Dicit, di saper la causa della mia prigionia ne sono tanto lontano, che h voluto diventar matto, perche s di non haver cosa alcuna di brutto.

[332] Ad alias ait, sono stato fatto prigione nel luogo di Cassano Montorfano dove ero, furono cinque settimane Venerd prossimo passato.

Ad alias ait, mamalai Settembre passato, e dallhora in qu non h mai atteso negotij di sorte alcuna, e se mentre stavo in letto moccorreva venir qualche negocio, compiva quelli il figliuolo del Sig. Carlo Bonesana, qualche volta ancora per accidente uno Benedetto Lucino, e se occorreva commissioni, pagamenti de danari compiva il Bonesana, e qualche volta si mandava dal Sig. Antonio Palavicino, e dopo, che sono guarito pu essere che se ne siano fatti delli pagamenti, m senzaltro se ne sar tenuta memoria scrittura, perche se ne tiene memoria hora sopra il libro di cassa, hora sopra scartafoglij, e poi si notano luoghi destinati sopra libri, li quali sono l in casa mia sigillati, e per causa del mio negotio non h n mi trovo haver altre scritture, che le conservate, e sigillate; ma il scartapazzo di fera passata lo portai meco quando andai a Cassano, il quale credo, ch il Sig. Giudice lhavr tolto quando venne a farmi prigione.

Interrogato, se prima di partire da Milano ha mai pagato danari con haver pigliato la ricevuta sopra un foglio bianco, con la sottoscrizione solamente di chi riceveva il danaro.

Respondit, pu essere, e queste ricevute se le haver havute saranno in filza, overo in uno delli cassettini nelli quali si sogliono mettere simili scritture.

Interrogato, se conosce persona alcuna in P. T. alla quale habbi pagato danari in tal forma.

Respondit, V. S. mi facci condur a casa mia, che presto ne trovar il conto delli danari, che h sborsato, perche desidero dar satisfatione a loro Signori.

Dettoli, che si riduchi un poco a memoria se particolarmente ha pagato danari ad uno Barbiere in P. T.

Respondit, pu essere, ma se io ander a casa guarda[333]remo nelle scritture, e trovaremo la verit, perche non havr pagato senzordine, de quali ne tengo conto de tutti.

 

Et sic fuit ductus ad eius domum habitationis; et ibi assistentibus D. Prside, ac Fisc. Torniello facta fuit diligentia in eius libris, et scripturis, sed nihil ad rem fuit epertata.

 

Verum iterum examinatus prfatus Turconus suo iuramento

Inquit, conti parte se ne sono tenuti, m si sono poi notati, sopra un libro o sopra unaltro.

Ad alias ait, Signor n, che tutti li danari pagati non sono notati sopra libri, perche non potendo io scrivere, pago li danari alcune volte, e non li noto libro, et in particolare mi raccordo, che pagai cento lire la settimana avanti che andassi a Como, che furono pagate per ordine di Lucin Lucino, e sono notate sopra il portafoglio di mano di Benedetto Lucino, e quella settimana furono pagate ancora duecento, e tante lire alli guardiani della Rochetta di P. R. per la liberazione di un Gio. Battista Casorate.

Ad alias ait, io h uno fratello chiamato Tomaso, il quale si trova in Asti.

Interrogato come vive detto suo fratello stando fuori di casa.

Respondit lui vive, che essendo stato Turino molto tempo si faceva dare delli danari da certi Francesi nominati li Carelli miei respondenti da quali h dhavere da molti anni in qua, del resto non li ne h mai fatto rispondere.

Iuternogato se h sempre tenuto nota di tutte le tratte che ha fatto, e fa, e delle rimesse, che vengono fatte.

Respondit hora s, hora n.

Dettoli, che non verisimile, chun mercante di tanta qualit non tenga conto di tutto, massime consistendo il trafico suo nel pagare, e ricevere il danaro

Respondit questo io rispondo; se sono tratte, che vengono di fuori de cambij, li giovini ne sogliono tener nota, e vi il libro de cambij destinato questo.

[334] Interrogato, se h mai havuto alcun amico, che per rispetti non habbi voluto, che si notasse in libro il pagamento de danari che h promesso di fare.

Respondit, da unanno in qu credo de s.

Dettoli che nomini persona, e la somma del danaro.

Respondit feci un credito al Sig. Lodovico Melzi di tre milla scudi, e non ne tenni nota, n mi raccordo daltri.

Interrogato se alcun amico li h datto ordine di pagar danari, che non sia stato messo in libro.

Respondit in libro non sono stati messi glordini di pagar le partite per Monsignor Arcivescovo di Patras per quanto io mi raccordo, e se h havuto conto con alcuno qui in Milano, e che mi sia venuto dire pagate dieci scudi, maggior partita li h pagati senza tenerne conto.

Ad alias ait, io partei da Milano un Venerd, credo alli 15 di Giugno, per andar a Cassano, ne mai pi sono tornato Milano, se non preso.

Interrngato quanto tempo stette Milano avanti partisse lultima volta.

Respondit, era passata mezzo il mese di Maggio.

Interrogato, se nel tempo, che stette a Milano fece alcun pagamento.

Respondit, quando venni Milano trovai, chil Bonesana mio Cassiero era fuori di Milano, in modo che se volevo vivere bisogn che, mandassi ad impremudar danari dal Sig. Antonio Palavicino; venne poi il Signor Lodovico Melzo, e mi fece pagare dal banco di S. Ambrosio lir. 1200 con quali danari respirai alquanto, perche vi erano certe persone, che pareva, che mi volessero crucifigere, cio pagai scudi 60 a Giorgio Clerici, al Belingero scudi 30, al Marescalco due, et altri dieci al solecitatore.

Ad alias ait, quando partei da Milano, lasciai la cura della casa al Signor Francesco Maggio, m non lasciai alcuno, ch riscotesse, pagasse per me, perche io non faccio pi negocio; lasciai bene Benedetto Lucino, che se [335] venivano qualche lettere, altre cose di necessit mi mandasse un messo posta.

Interrogato, se mentre stato in Milano h dato ordine ad alcuna persona in scritto, in bocca, che pagasse alcuno danaro per lui.

Respondit, Signor n, se non al Arcivescovo di Patras, et quelli della Rochetta di P. Romana.

Interrogato, se h mai dato ordine al Lucino, che pagasse alcun danaro del suo.

Respondit, pu essere, m non me ne raccordo, perche mi debitore de lire cinque sei mille.

Ad alias ait, Sig. si, che il Sig. Tomaso mio fratello, havuto inimicitia col Sig. Francesco Maria Candiano, in casa del qual Candiano vi praticava un certo Corriere, qual credo havesse chiappa danari da detto mio fratello per tradirlo, m come habbi nome detto Corriero non lo s, e pu essere, chio lhabbi visto per accidente, m non per pratica, e pu essere sij stato in casa mia, m apostatamente non lo credo, e la Candiana suborn detto Curriere dir testimonio contro di me.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Die 21 Iulij.

Iterum examinatus prfatus Hieronimus Turconus suo iuranento

Dicit, io non mi raccordo daltro.

Dettoli che nelle sue scritture non si trovano recapiti de pagamenti fatti nelli mesi di Maggio, e Giugno, cosa inverisimile.

Respondit, perche chio sappi non si sono fatti altri pagamenti, se non quelli che h detto.

Interrogato, se h poi trovato, che detto Lucino habbi fatto alcun pagamento.

Respondit, non h mai pi parlato con lui, n mai mi h scritto.

Ad alias ait, per quello, che tocca me h asciugato il mio negotio del tutto.

[336] Interrogato, che dica il nome di quel Corriere.

Respondit, io non lo s, n credo dhaverlo mai visto in vita mia.

Dettoli, che sapendo, che praticava in casa del Candiano doveva saperlo.

Respondit, non lo s, perche non habitavo in Casorate, e non s che fosse corriere, se non per quanto mi disse Pietro Vincenzo Rodolfo.

Dettoli, che nelli suoi essami h detto molte cose inverisimili, massime havendo detto non negociar pi, et essendosi trovati negotij come sopra, e non havendo alcun recapito per tutto mese di Maggio, Giugno e Luglio nella filza, eccetto uno di Maggio, e pero dica porche h fatto tante inverisimilitudini, alle quali saggiunge, che non habbi lasciato in sua absenza ad alcuno ordine di pagare, e scuodere, n procura alcuna, habbi lasciato il libro mastro senza scrittura del presente anno, e sia stato cos privo de danari, come di sopra h deposto, cosa totalmente inverisimile alla qualit sua, altrimente non dicendo la verit se li far dar la corda conforme allordine del Senato.

Respondit, sono padroni della vita, e della robba, io non h lasciato ordine ad alcuno di pagare, perche danari non ne h, n cambio havrei trovato in piazza dieci soldi, perche per li miei travaglij havevo perso il credito.

Tunc fuit ductus ad locum eculei ad effectun illum torquendi adhibita ligatura canabis super inverisimilitudinibus tantum, et sine preiuditio iurium fisci etc. sed cum dixisset [7], che haveva male alli brazzi fuit incon[337]tinenti per peritum ex officio electum visitatus, qui suo iuramento

Dixit, il brazzo sinistro veramente debilitato, e volendo venire quello che si pensa, potrebbe ivi concorrere male assai, e per giudico, che non se li possa dar la corda.

M al brazzo destro, se bene vi una fontanella, giudico per essere quasi stoppata, che se li possi dar la ligatura, et sic fuit adhibita ligatura canabis servatis servandis tortus, sed nihil emersit.

Et fuit postea fideiussori aureorum viginti mille de se consignando relaxatus.

 

Et facta diligentia in filcia scripturarum Io. Baptist Velati aiuti 1630 campsoris, et eo examinato respectu eorum qu inter eum et Turconum gesta esse poterant, nihil ad rem repertum fuit, prout etiam nihil ad rem repertum fuit in cubiculo Turconi neque in cassa Alexandri Palavicini [8].

 

Note

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[1] Per celebrare la nascita del figlio Carlo, Filippo IV di Spagna concesse un decreto di amnistia che viene definito "grazioso" perch concesso con un atto di grazia dal Sovrano (ndr.)

[2] Coll'egregio fiscale Arias, attuaro della causa, e con esso Melchione de los Reyes, mi portai in castello e ritrovai come segue.

[3] Panconi da falegname.

[4] Il presidente Monti col dottor fiscale Torniello, e il segretario Proveria, and all'abitazione di Girolamo Turconi, in cui trov soltanto G. B. Robiato, et essendo chiamato un giovane che si disse far gli affari di Turconi, esaminato e con giuramento, ec.

[5] Fatta diligenza tanto nelle scritture, note e libri d'esso Turconi quanto del Lucini, e nelle rispettive loro case, nulla si trov; il Lucino per fu menato in prigione, e al Robiato in casa di detto Turcone fatto precetto di compatir ogni volta che, ec.

[6] Cocchiere.

[7] Allora fu menato al luogo del tormento per torturarlo colla legatura del canape sopra le inverosimiglianze soltanto, e senza pregiudizio dei diritti del Fisco, ec. ma avendo detto che . . . Si chiam un perito che lo visit e con giuramento disse.

[8] Poi fu rilasciato colla garanzia di 20000 zecchini. E fatto indagine nella filza delle scritture del 1630 di G. B. Velati banchiere, ed esaminatolo rispetto agli affari tra lui e il Turconi, non si trov cosa, come neppure nella stanza del Turconi, n nella cassa di Alessandro Pallavicino.

[1] Fazzoletto, pezzuola.

[2] Capannelli, union di gente.

 

Indice Biblioteca

1996 - Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2004