PROCESSUS CRIMINALIS

CONTRA

DON JOANNEM GTANUM DE PADILLA

et ceteros

impinctos de aspersione facta Mediolani

Unguenti pestiferi

anno MDCXXX

 

 

PARS OFFENSIVA

 

 

 

[pagine 219-253]

 

 

 

Die 17 Ianuarij.

Franciscus Mazoletus caupo, in hospitio appellato delli sei ladri, suo iuramento

Dicit, questanno passato partei da Milano il giorno di S. Pietro, e sono tornato solamente adesso, e mi partei per la buglia della peste, che era tanto grande, e parte anche perche si diceva, che la intorno songeva.

Ad alias ait, Signor s, che h conosciuto Gulielmo Piazza, e veniva qualche volta alla mia hostaria, m quando [254] viddi, che conversava con li monatti, li feci dire da Antonio Sperone suo cognato hora morto, che per cortesia non dovesse venir nella mia hostaria, perche si dava mal odore, et havevo paura.

Interrogatus dicit, h anche conosciuto M. Gio. Giacomo Mora sino da figliuolo, m lui non mi serviva, perche mi servivo da M. Alfonso barbiere, et anche lui detto Mora veniva qualche volta alla mia hostaria bevere et mangiare, e vi venivano hora soli, hora con delli compagni, quali compagni per io non saprei nominarli, per vi venivano hora con contadini forastieri, hora con Cittadini.

Ad alias ait, li Contadini erano fittauoli, e molinari, e parlando de Cittadini vi veniva il Saracco, il Cigolone, fratello di detto Saracco, Carlo Vedano Tegnone, il Baruello, Gerolamo Foresaro, il figliuolo di detto Foresaro, il Bertone, il Litta, il Negroponte, Pietro Paolo che era sopra il bollo, li quali erano tutti di camarata, m vi venivano hora insieme, et hora separatamente, e vi venivano prima chio partessi da Milano, come h detto, e vi venivano anche delli Spagnuoli, per li Spagnuoli da per loro.

Dettoli, che descrivi le persone de detti Spagnuoli.

Respondit, ve ne sono venuti de grandi, e de piccoli, et io h datto da bere pi volte ad uno Spagnuolo grande sottile di quarantanni in circa con poca barba nera, vestito di mischia, morotto di facia.

Interrogato, se vide questo Spagnuolo venire alla sua hostaria in compagnia di Guglielmo Piazza, del Barbiere.

Respondit, io non nego, che vi possi esser stato, m per quello, che mi raccordo non lh mai veduto, ne questo me lo posso metter memoria.

Interrogato, se nel spacio duno mese, e mezzo in circa prima, che lui partisse da Milano una mattina cos mezza mattina h visto il detto Mora Barbiere parlar fuori dellhostaria con un Cavagliere dallhabito di S. Giacomo.

Respondit, io lh veduto parlare con molte persone, [255] cos de vicini, come de altri, m con Cavagliere di san Giacomo io non lo posso affermare, perche, non mi raccordo dhavervi veduta la croce, et in quel mese et mezzo sono poche le mattine, che non lhabbi visto parlare con qualchuno.

Interrogato, se fr questi, che dice haver veduti parlare con detto Barbiero si raccorda dhaver veduto un giovine pi grande, che di mediocre statura, ne grasso, ne magro, con poca barba, che tira pi al biondo, che al nero, vestito di color mischio tirante al zenzovino.

Respondit, Io h veduto a parlare con delli humini pi grandi di lui, vestiti di color mischio, m non saprei esprimere se fossero magri grassi, ne shavessero poca, molta barba nera, tirante al biondo, perche non li guardavo in faccia, per io non posso affermare, che fossero huomini diversi, uno solo, che havesse parlato con detto Barbiere, pi volte parlando dunhuomo della qualit, che h detto, perche pu essere, che fosse un solo, che havesse parlato con lui pi volte, anci dico di pi, che per quello, che hora mi sovenuto non h veduto detto Barbiere parlar ad unhuomo descritto da me come sopra se non una volta, m s per, che h visto una volta parlare con unhuomo tale una mattina nel tempo duno mese et mezzo prima chio partessi da Milano, m non saprei dire di che et fosse perche lo viddi solamente nelle spalle.

Interrogato, se vidde altre persone ivi poco lontano fermate in modo, che stassero aspettando detto grande, che parlava con detto Barbiere.

Respondit, ve nerano, perche sempre ve nerano, m che fossero ivi pi per un fine, che per unaltro non lo s, perche andai via, e come cosa, che me non toccava non li feci fantasia.

Ad alias ait, conosco il Sig. Castellano di Milano, et uno de suoi figliuoli, quello, che Capitano de cavalli, [256] perche doi, tr anni sono, salvo la verit, pass detto Capitano nanti la mia hostaria con la sua compagnia, e mi f mostrato uno giovinetto smilzo, quale mi dissero esser figliuolo del Sig. Castellano Capitano di detta Compagnia, m che mi raccordi non lh mai veduto altra volta.

Dettoli, come pu donque dire di conoscerlo, se non lh visto altro, che una volta.

Respondit, per quella cognitione che si pu haver di una persona veduta solo una volta h cognitione di lui.

Interrogato, se per haverlo veduto quella volta lo conoscerebbe adesso.

Respondit, sono doi, tre anni, e forse anche pi, che io lo viddi, et allhora era giovinetto, e dallhora in qu pu esser cresciuto, et haver fatto barba, e per non posso, dire, che lo dovessi riconoscere, e credo che non lo riconoscerei, perche forza, chin questo tempo si sij fatto huomo, formato, quello, che non era allhora.

Ad alias inquit, di quelli del Castello di Milano ne conosco doi, tre, quali h visto pi volte andar fuori di P. T. con le canne a piscare, e venivano alla mia hostaria con le zucche pigliar da bere, e questo nelli mesi di Aprile, e di Maggio prossimi passati et anche prima, m non s li nomi loro, come ne anche s li nomi delli Spagnuoli, che venivano alla mia hostaria nel mese e mezzo prima, chio partissi da Milano.

Dettoli, che cosa ha di singolare la sua hostaria perche li soldati del Castello habbino da partirsi del Castello et andar ivi bere.

Respondit, bisogna, che siano venuti ivi per qualche negocio, e con quelloccasione siano venuti ivi a bevere, ma che negocij siano io non lo s.

Interrogatus dicit, quanto alli Spagnuoli, che venivano alla mia hostaria tuor del vino con la zucca per andar piscare, h detto, che sono soldati del Castello, perche loro lo dicevano, quanto poi a quel grande, e suoi compa[257]gni, che h detto esser venuti in detto tempo nella mia hostaria non s se siano soldati del Castello, n.

Interrogato, se questi doi si credde, che venissero alla sua hostaria, et in quelle parti per altra causa, che per bere.

Respondit, quanto me credo, che venessero ivi per altro, e che con quelloccasione venessero a bere.

Ad alias dicit, parlando degli onti, chi diceva, che provenivano da Francesi, che volevano destruere lItalia, e chi diceva una cosa, e chi unaltra, cio chi diceva, che veniva dal Duca di Savoia, chi diceva da certi gentilhuomini Milanesi fatti prigioni dal Papa, e mandati qui, e chi diceva, che questa cosa veniva dal figliuolo del Castellano qui di Milano, le quali cose le sentei dire prima chio partessi da Milano, e si dicevano pubblicamente: furono poi presi Giovan Giacomo Mora, e Gulielmo Piazza, e si scopersero queste cose, e lh poi inteso doppo che furono giusticiati.

Ad alias ait, Signor s, che conosco Carlo Vedano detto Tegnone, e suo suocero Pietro Francesco Fontana, conosco anche Michel Tamborino, li fratelli Sassi Matteo e Bernardo, un soldato delli Brusa, lAlfier Angera, lUgatio, e il Saracco, e fin l al mio pse f detto che detto Tegnone, lappellato il Ranetta, il Litta, il Negroponte, il Saracco, e il Fusaro erano stati fatti prigioni come ontatori, m parlando del Tegnone quanto manco praticava alla mia hostaria lhavevo caro, perche mangiava, e non voleva pagare, e tutti questi erano di camarata, e compagni del Baruello, del Bertone, e del Foresaro, et h inteso, che il Baruello, e Bertone, il Foresaro, e suo figliuolo ongevano ancora loro, e tutti questi, tolti fuori il Saracco, il Ranetta, il Fusaro, et il Litta dei quali non sentivo dir niente prima chio partessi da Milano, erano tenuti in conto de poco buoni, e malviventi, cio per gente, che volevano mangiar bene, e non volevano lavorare, e di far stare il compagno [ 258] ancorche havessero al mondo poco niente, dal Baruello in poi, che haveva qualche cosa.

S. g. r. annorum 52. in circa.

 

Die vero 20 Ianuarij.

Iterum examinatus prfatus Franciscus Mazoletus suo iuramento

Dicit quando vidi il Barbiere a parlare con quella persona alta, che non viddi in faccia f l sopra il corso nanti la bottega del Barbiere, et lo viddi con occasione che passavo andando dalla mia hostaria verso il Carobio.

Et fuit licentiatus etc.

 

Die 17 Ianuarij.

Antonius Mazoletus quondam Vincentij ex officio examinatus tanquam ex inservientibus in dicto Hospitio suo iuramento

Inquit, di quattro giorni avanti, che si portasse il corpo di Santo Carlo partei da Milano, e sono solamente sedici giorni, che sono tornato, e andai via per la paura, che hebbi della peste, e delli onti che si davano alle porte, et alli muri per far morir la gente, e poco prima, chio andassi via credo fusse onta la vedra de Cittadini, m chi ongesse, ne chi fosse lautore de detti onti non lo s.

Ad alias ait, Signor s, che h conosciuto Gio. Giacomo Mora Barbiere, come anche h conosciuto Gulielmo Piazza Commissario, m h sentito dire, che sono statti giusticiati perche ongevano, il che h sentito dire la s net mio pse da gente, che venivano, m non mi raccordo chi fossero, et anche lh sentito dire doppo, che sono venuto Milano.

Interrogatus dicit, Signor s, che detti Barbiere, Commissario praticavano nella mia hostaria spesso con occasione di venir bere, e qualche volta vi venivano insieme, e spesso ancora con della gente, che andava alla barberia, m chi si fossero poi non lo s, perche non li conosco, come n anche so, che amicitia passasse tra detti Commissario e Barbiere.

[259] Ad alias ait, de Spagnuoli, che solessero praticare con detto Barbiere non ne h conosciuto alcuno; m che solessero venir nella mia hostaria Signor che ve ne venivano spesso, et in particolare allestate ve ne veniva uno far colatione, e poi andava piscare con la canna qual era un certo vecchio, m come shavesse nome io non lo s, si come non s come havessero nome glaltri, n se li vedessi saprei conoscerli, e per questo n anche saprei descrivere le persone loro, perche non me ne raccordo, il che f questestate prima chio andassi al pse, e questa invernata.

Interrogatus dicit, Signor s, che conosciuto Gioan Steffano Baruello, e Girolamo Foresaro, et anche it Bertone cognato di detto Baruello, e venivano spesso alla mia hostaria.

H anche conosciuto Carlo Vedano detto il Tegnone, quale accora lui soleva praticare detta hostaria con uno, che li dicevano il Giussano, qual morto m con il Baruello, Barbiere, Piazza e Foresaro non vi praticava, che mi raccordi.

Interrogato, in che conto tenuto detto Tegnone.

Respondit, quando veniva alla mia hostaria mangiava, e non voleva pagare, del resto non s altro.

Ad alias ait, parlando delli onti; non s altro, se non che hieri Carlo Pelizaro mio vicino mi disse l nellhostaria, che detto Commissario f menato in un luogo, e che lo fecero ongere per forza, m non mi disse altro, il che mi disse con occasione che si mettessimo discorrere de questi onti.

S. g. r. annorum 17 incirca:

 

Dicta die.

Bernardus Pinoccus pariter ex inservientibus in dicto Hospitio cum iuramento

Dicit, nella festa di S. Pietro prossimo passato mi partei da Milano, et andai a casa mia, e sono tornato sola[260]mente alli 18 novembre, e mi partei perche tutti morivano per la peste, e per glonti, e s che f onto nella vedra de cittadini da Gulielmo Piazza per quanto fu detto, e si diceva ancora, che misero prigione anche il Barbiere per glonti, che poi detti Barbiero, e Piazza havessero pratica dalcun Spagnuolo io non lo s; nellhostaria s, che ve ne veniva qualchuno, m perche attendevo alla cucina non s dir chi siano, solamente in cucina li sentivo parlar Spagnuolo, il che f questestate prima chio partessi, n saprei dire V. S. chi si dasse la colpa de detti onti.

Ad alias ait, conosco Carlo Vedano, m non h mai sentito dir niente di lui, salvo, che veniva qualche volta mangiar et bere nella nostra hostaria, e qualche volta non pagava, e soleva tener compagnia del Baruello, e del Foresaro.

S. g. r. annorum 20 in circa.

 

Die 19 Ianuarij.

Carolus Antonius Pelizonus quondam Francisci maioris testis nominatus cum iuramento

Dicit, Signor s, che gioved da sira parlai de glonti con Bernardo Pinocco con occasione che havevano messo al fuoco un pezzo di rosto, e cos parlando che fosse cotto, uno disse: Fussero cos cotti questi becchi fotuti, che vanno ongendo, et io con tal occasione dissi: Vi voglio contare una bella cosa, che sentei dire, e cos li dissi, come passando Guglielmo Piazza avanti da botegha del Barbiere si ferm parlar con lui, et il Barbiere li disse: O Gulielmo, guadagnate assai in questo mestiero? et esso li rispose, che alle grande fatiche che faceva guadagnava poco, allultimo poi disse detto Barbiere a detto Gulielmo: Io s un gentilhuomo, che se t volesti servirlo, guadagnaresti pi assai, e cos essendo ricercato da detto Gulielmo chi era questo gentilhuomo, et in che cosa dovesse servirlo, esso Barbiere lo condusse in un palazzo, e quando f l f introdotto in una camera ove un gentilhuomo, il qual [261] disse a detto Barbiere havendo volto locchio a detto Piazza, questo quello, che avete condotto qui perche mi serva? et il Barbiere li rispose de si, et esso gentilhuomo disse detto Gulielmo, che voleva, che andasse ongendo, et recusando il Piazza di voler far questo disse quel gentilhuomo: Menatelo l in quella casa dove quel Sig. tale, e cos f condotto in una camera dove era un gentilhuomo vecchio, il quale li disse, che bisognava, che ongesse, e continuando lui di non voler ongere, se li accost uno quale li prese un brazzo, e glie lo tir in gi con tanta forza, che li fece uscir sangue del naso, col quale presa una penna f scritto il nome, e cognome di detto Piazza, e cos bisogn, che andasse ongendo per forza.

Interrogato da chi h inteso quanto dice.

Respondit, io lavorava da firisello nella botegha di Pietro Maria Montano con altri hora morti, e parlavamo di questi onti, et uno di loro chiamato Francesco raccont quantio h detto, e disse, che ci l'haveva sentito dire per le strade pubbliche, il che raccont detto Francesco nel mese di Giugno prossimo passato per dir meglio in quel tempo, chil Barbiere f messo pregione, m non disse dove fosse tal Palazzo, ne come havessero nome quelli gentilhuomini trovati in esso, n sopra di che havessero scritto col sangue del Piazza; disse bene, che questo succed al detto Piazza, doppo che f fatto commissario.

Ad alias ait, conoscevo detto Barbiero, e lo vedevo sovente volte, perche andava ad insegnare laDottrina Cristiana dove andava anchio.

Interrogatus dicit, Sig. s, che andavo allhostaria delli sei ladri, e vedevo praticar in essa il Baruello, il Foresaro, il Litta, il Saracco, il Negroponte, et altri, che non conosco.

Ad alias ait, doppo, che detto Barbiere f pregione sentei dire, che faceva lonto, m prima non sentivo dir niente, ben vero, che prima della sua presa f onto [262] nella vedra de Cittadini, e si diceva, che era statto detto Gulielmo, che haveva onto, et anche molto tempo avanti, che fosse preso detto Barbiere sentei dire, che erano statti enti li muri delle case della Citt, et sentei dar la colpa alli Francesi, et alcuni dicevano, che vi era dentro ancora il Sig. Duca di Savoia, ma dopoi che fui al Lazaretto, che f alli 22 di Luglio, sentei dire, che vi era dentro ancora il figliuolo del Signor Castellano, il Marchese Spino, et il Sig. Don Gonzalo, m non saprei dire da chi lintendessi, m era cosa pubblica, tuttavia quello, che sentei dire nel Lazaretto lo sentei dire da uno Pachino chiamato Picheto, che port una brenta di vino l in detto Lazaretto, e disse che lui medemo haveva visto menar pregione detto figliolo del Castellano, e detto Marchese Spino accompagnati da molti cavalli.

S. g. r. annorum 18 in circa.

 

Dicta etiam die.

Thomas Bertolinus quondam Ioannis testis nominatus suo iuramento

Dicit, dicono, che la casa del Barbiero statta spiantata, perche dava via un preservativo, che faceva morire la gente, e per segno nella casa del Pusterla dove io habito ne sono morti sino al numero de 63. Perche poi detto Barbiere si mettesse in questo non lo s, s bene, che quelli, che passano da detta sua casa, dicono quest la casa di quel traditore.

S. g. r. annorum 32 in circa.

 

Dicta quoque die.

Michl Bertolinus quondam Ioannis testis nominatus cum iuramento

Ait, ho conosciuto Gio. Giacomo Mora, e dicono, che statto fatto morire per haver fatto lonto, et h sentito dire, che lo faceva per far morir gente, e che haveva per compagno Gulielmo Piazza, m chi lhabbi indotto questo detto Barbiere non lo s.

[263] Redargutus dicit, h ben sentito dire, che lui statto linventore di questonto, e che si dava la colpa Francesi, e mentre in quel tempo fossi pregione sentei dire, che vi era pregione Carlo Vedano per causa dellonto, e questo lo disse uno che si chiama Tame, qual era stato nella medema pregione con detto Vedano, qual Tame disse, che sappiglia e fece alle pugne con detto Vedano per causa de glonti, cio uno diceva allaltro t sei pregione per causa dellonto, e laltro rispondeva S ti, e ti vogliono impiccare, e anderai fuori con un Christo in mano, il che raccont de quindeci giorni in circa avanti il Natale prossimo passato, m prima quando detto Carlo f menato pregione, io lo viddi, e sentei dire, chil Baruello lhaveva datto fuori per cotal dellonto, e sentei anche dire da detto Tame, che detto Carlo voleva chiappare una mano de danari da lui, e che il Baruello laveva datto fuori per questo, e perch fossero andati insieme una sira cena casa di quel Todesco, che faceva hostaria S. Sisto.

Dettoli, che esplichi quelle parole, che h detto, che detto Carlo volesse chiappare una mano de danari da lui, chi questo lui.

Respondit, questo lui il figliuolo del Signor Castellano di Milano dal quale doveva chiappare detti danari per doverli insegnare gioccar di spada.

Ad alias ait, Signor s, che conoscevo Gio. Steffano Baruello, Gerolamo Foresaro, il Figliuolo di detto Foresaro, il Bertone cognato di detto Baruello, e Carlo Vedano, e questi li h visti mangiar, e bere nellhostaria delli sei ladri, come anche il Litta, il Saracco, et il Negroponte.

S. g. r. annorum 35 in circa.

 

Die 25 Ianuarij.

Antonius Costa dictus Tame ut supra nominatus, cum iuramento

[264] Dicit, h sentito dire, che nella Quadragesima passata furono onte le case, e porte di questa Citt, e lho sentito dire mentre ero pregione nelluffitio del Sig. Podest, da Gerolamo Foresaro, qual Foresaro poi stato inrodato per lonto.

Interrogatus dicit, conosco Michel Bettolino Zavattino, perche f pregione con me.

Ad alias ait, mentre ero in camuzone della morte con Carlo Vedano mi disse detto Vedano chil Baruello lhaveva dato fuori per lonto, e che esso Baruello haveva detto, che esso Vedano si era messo in questo negocio dellonto per guadagnar danari, e che erano statti cena di compagnia al Bettolino di S. Sisto, m esso Vedano mi disse ancora, che esso non sapeva cosa alcuna, e che non era vero, che havesse trattato per questo di guadagnar alcuni danari, soggionse bene, che era stato con detto Baruello alla detta hostaria di S. Sisto, e che li haveva pagato un piatto di truta, e s, che era pregione anche detto Baruello ancora lui per lonto per quanto si diceva.

Ad alias ait, s che Gerolamo Foresaro era pregione per lonto, come per questo vi era ancora Pietro Gerolamo Bertone, et h inteso, che il Barbiere era lautore dellonto, e che era lui il principale.

Et fuit licentiatus etc.

 

Verum eadem die iterum examinatus suo iuramento

Dicit, mi sovenuto, che quando parlai col Vedano esso mi disse, chil Baruello lhaveva datto fuori per causa de guadagnar danari per la scrimia, e che pos cena l al Bettolino f pagata la truta come h gi detto.

Dettoli, che si dechiari un poco meglio.

Respondit, lui mi disse, chil Baruello lhaveva datto fuori, che havesse occasione di guadagnare una buona mano de danari dal Sig. Don Gioanni figliuolo del Sig. Castellano per occasione della scrima.

Ad alias ait, vero, che lui mi disse, chil Baruello [265] lhaveva datto fuori per glonti, dicendo, che li farebbe guadagnare una mano de danari dal Signor Don Gioanni figliuolo del Signor Castellano di Milano, per lui disse, che non era vero, perche quelli danari li haveva da guadagnare per la scrima.

Dettoli, che dica le parole precise, che passorono tr lui, e detto Vedano intorno a questo.

Respondit, dico V. S. che Carlo Vedano disse me, che il Baruello lhaveva datto fuori dicendo, che li farebbe guadagnare una mano de danari per causa dellonto, et il Vedano disse me, che non era vero, che lui havesse detto di farli guadagnare tali danari per causa dellonto, m si bene per la scrima.

Ad alias ait, con quelle parole per causa de glonti mintendo per andar ongere, e con le parole di scrima, disse, che era per insegnare di scrima al fratello del Signor Don Gioanni, perche il Vedano tir doi colpi col Sig. Don Gioanni, e che detto Signor Don Gioanni li but la spada dalle mani, e poi li disse, V con Dio, e tutto questo segu tr me, et il Vedano nel mese di Settembre poco prima la festa di Santo Michele.

Et fuit licentiatus cum prcepto etc.

 

Die 19 Ianuarij.

Carolus Speronus ex vicinis dicti Tonsoris, suo iuramento

Dicit, h conosciuto Gio. Giacomo Mora, e lo vedevo praticar nellhostaria delli sei ladri, e mentre io ero nel Lazaretto sentei dire, che era stato giusticiato per glonti, e perche faceva de glonti per far morir la gente, m da chi fosse indotto non lo s; e s, che furono onti li muri delle case della Citt nella Quadragesima passata, e chi dava la colpa alli Francesi, e chi alli Spagnuoli.

S. g. r. annorum 15 in circa.

 

Dicta die.

Ioannes Carolus Speronus pariter ex vicinis, suo iuramento

[266] Inquit, Gio. Giacomo Mora lhanno fatto morire perche dasse delli preservativi per far morire la gente, e f fatto morire insieme col Piazza, quale dicevano, che ongeva, ma chi li inducesse far questa sceleratezza non lo s, n lh sentito dire.

S. g. r. annorum 19 in circa.

 

Dicta die.

Marcus Antonius Zamarijnus ex vicinis etc. suo iuramento

Ait, il Barbiere lhanno fatto morire perche si diceva, che haveva dellonto, e che faceva morir la gente, m ad instanza di chi non lo s, n lh sentito dire, e mentre viveva lh visto praticare col Fusaro, e Saracco, et h visto praticar nelli sei ladri il Baruello, il Piazza, il Barbiere, il Foresaro, il Fontana, il Tamborino, il Saracco, il Vedano, il Litta, il Negroponte, il Sasso, e lUgatio.

S. g: r. annorum 46 in circa.

 

Die 20 Ianuarij.

Gulielmus De Picollis ex vicinis etc. suo iuramento

Dicit, h conosciuto Gio. Giacomo Mora, e quattro giorni prima, che fosse posto pregione fui nella sua bottegha farmi far la barba, e mentre ivi ero venne uno servitore, e li dimand da parte del suo patrone uno di quelli vasi, e lui glielo diede, che era di vetro di tenuta di due onza, m non s se fosse quadro, tondo, n s chi fosse il servitore, n chi fosse il suo padrone.

Interrogato, se h mai visto detto Barbiere parlare con persone pi grande di lui.

Respondit, questo non lo s, m venivano delli soldati giovini grandi, vestiti di color mischio, con le sue bande, et una volta viddi di sua compagnia un huomo di qualit danni 35 che andava con lui per questa stretta de Cittadini verso il ponte de Favrici, et era un poco pi grande di lui, di corpo sottile, in faccia pi tosto bianco [267] che nero, barba corta, m non osservai di che colore fosse, perche si volt subito andando verso il ponte de Favrici, et era ben vestito di color mischio.

Interrogato, se osserv di che cosa era vestito, e di che tempo f.

Respondit, f del mese di Maggio, e se ben mi raccordo mi pare fosse di panno mischio chiaro, et haveva feraiolo col bavero lavorato, sia ornato di lavorini di se ta, et haveva la spada, et il feraiolo sopra tutte due le spalle, e mi pare, chil suo vestito fosse alla Milanese, e mi pare, chavesse casacca, e calzoni dellistessa mischia, m al capello, et alle calcette non feci fantasia.

Ad aliam ait, lh visto detto Barbiere praticare con delli Soldati di Maggio prossimo passato, e la mia botegha per contra quella del Barbiero, e guarda nella vedra de Cittadini, e per uscendo dalla detta mia lo viddi passegiare con detta persona di qualit, e f parimente di Maggio quando viddi detto Barbiere passegiare con delli Soldati.

Interrogatus dicit, Signor s, che h visto detto Barbiere andar nellhostaria delli sei ladri con Gulielmo Piazza, col Saracco, col Litta, col Negroponte, col Cigolone, vi era anche il Tamborino, Fontana, Vedano, et Ugatio, m non s se fossero con detto Barbiero, m adesso detto Barbiere statto giusticiato, perche faceva glonti, e faceva morir il popolo, per quanto h inteso dire.

Interrogato, se s chi havesse indotto detto Barbiere far detti onti.

Respondit, h sentito dire publicamente nel tempo, che mamalai, che f alli 2 dAgosto, che vi era dentro il figliuolo del Signor Castellano di Milano, et il Governatore che andato via; qual figliolo del Sig. Castellano lh visto due, tr volte l sopra la Piazza del Castello, che era un giovine, m se lo vedessi non lo conoscerei, e saranno otto nove mesi, che non lh visto, e lh anche veduto [268] alla Piazza del Duomo, e s, che era quello perche si diceva, che era il figliuolo del Sig. Castellano.

Ad alias ait, Signor s, che mi raccordo che furono onti li muri, e le porte delle case di questa Citt, e f di Quadragesima, e chi diceva, che erano li Francesi, e chi li Spagnuoli, et anche allhora sentei nominare in particolare per autore di questi onti detto figliolo del Sig. Castellano, et il Sig. Governatore passato, cio nel mese di Maggio, et inanti che si facesse pregione il Mora.

S. g. r. annorum 35 in circa.

 

Dicta die.

Ursula De Blancis S. Laurentijs Maioris ex offitio vocata tanquam ex vicinis suo iuramento

Dicit, Signor s, che f onto nella vedra de Cittadini et io agiutai darli il fuoco, e f circa al mese di Maggio prossima passato, et allhora si diceva, che era statto Gulielmo Commissario che haveva onto, cio quello, che fecero morire, e si diceva ancora del Barbiere, quale doppo f preso, e fatto morire con detto Commissario.

Interrogata, se s dordine di chi ongessero.

Respondit, dissero, che un Spagnuolo venne dal detto Barbiero, e li disse, che se voleva far questo, e dispensarlo chi ongesse, che lhavrebbe introdotto da un Signorazzo, che lhaverebbe fatto ricco, e che havendoli esso risposto, Vedete un poco quello, che sapete fare, lo condusse fuori della Citt in uno palazzo nel quale vi erano tr, uno de quali era sotto un baldachino, il quale li dimand se lhavrebbe servito in fare quello li havesse commandato, e che detto Barbiere rispose de s, e che allhora uno di quelli li diede una mano sopra duna spalla cos gravamente, che li fece uscir sangue dal naso, e che presa la penna, con detto sangue fecero un scritto, e si dice, che questi tali erano demonij, e che li promisero grande quantit de danari.

Ad alias ait, chi si fosse quel spagnuolo io non lo s: [269] ne mai pi lh visto, se non doppo che pregione, per se diceva bene, che era mandato dal Diavolo, et h sentito dire, che lautore di questi onti era un gentilhuomo di grande qualit, e che queste non erano cose da povero huomo. Di che natione fosse poi detto gentilhuomo non lh sentito dire, h ben sentito dire, che questi onti furono fabricati per destruere il popolo, et adesso, che mi sovenuto, h sentito nominare publicamente per autore di questi onti un figliuolo duno Castellano, e credo che dicessero, che era figliuolo del Castellano di Milano.

Dettoli, che vi pensi bene; e veda di non fallare.

Respondit, quello chio sentei dire, f, che sentei dire, che era figliuolo del Castellano, et io h detto, che credo che parlassero del figliuolo del Castellano di questa Citt, perche se havessero parlato del Castellano daltra Citt lo havrebbero detto, il che sentei dire doppo, che detto Barbiere f preso come sarebbe dindi ad otto giorni.

Ad alias dicit, Sig. s, che mi raccordo, che nella Quadragesima passata f onto per tutta la Citt, m io non lo credei fin tanto, che non trovai onta la mia porta, m allhora non sentei dire chi si dasse la colpa.

Ad alias dicit, il Barbiero lo vedevo praticar con tutti, con di quelli di Citt, con delli vicini, e con delli Soldati.

S. g. r. annorum 43 in circa.

 

Dicta die visitavi domum dicit quondam Mor, et reperuit ut infra ulz.

Che la detta casa del Barbiere dessolata faceva cantone, e che da una parte vi il corso, che dal Carobio si v alle colonne di S. Lorenzo, e dindi al datio di P. T., sopra del qual corso esce una delle porte di detta hostaria, la qual porta da ivi stando si vede benissimo; e dallaltra parte vi la stretta detta la vedra de Cittadini, la quale da detto corso v verso il ponte de Fabrici, la qual stretta traversata da uno corridore sostentato da alcune colonne di vivo, e passato detto corridore da mano sinistra [270] vi unaltra porta di detta hostaria delli sei Ladri, che esce in detta stretta.

 

Die 23 Ianuarij 1631.

Ioannes Vermiliis quondam Achillis P. S. Petri supra dorsum Mediolani ex ufficio vocatus cum iuramento

Dicit, facio il cavalarizzo, e facevo la scuola prima della peste, ma la dismisi nel mese di Luglio, et essercivo questo sopra la piazza del Castello, dove vi h un spacio particolare, et altre volte si faceva sopra la detta piazza per mezzo alla colonna di Santo Gervaso e Protaso, dove faceva scuola un tale delli Chiocca, et alla mia cavallarizza vi veniva tuttil mondo, cio molti Cavaglieri nostrani, et anche il Sig. Castellano con li suoi figliuoli, particolarmente il Sig. Don Gioanni.

Ad alias ait, il luogo dove facevo io la scuola anche stato luogo di mio padre.

Interrogato, se nel tempo, che dismise la scuola tutti quelli chandavano detta scuola vandavano ancora.

Respondit, Sig. no, io lasciai la scuola circa mezzo Luglio, m gl'altri lasciarono di venirvi doi mesi avanti e dal tempo, che loro lasciarono di venirvi sino al tempo che io dismisi vi venivano li cavalli condotti dalli servitori, cio quelli del Sig. Conte Antonio Cerbellone, del Signor Conte Carlo Boromeo, del Sig. Conte Areso, e del Sig. Bernardo Casati, et in questo tempo vi veniva anche qualche volta vedere il Signor Castellano, et il Signor Don Carlo suo figliuolo, ma il Sig. Don Gioanni non vi veniva perche in quel tempo era in campagna, poiche quando la gente part per il Piemonte part ancora lui, e questo credo fosse del mese di Marzo, e mi raccordo chio li imbridai li cavalli; ben vero, che venne poi doppo a Milano con unaltro Cavagliere e parlai con lui, il che in forsi de quindeci, venti giorni prima chio partessi da Milano, e mi mand dimandar in Castello, e mi disse, che voleva uno cavallo di quelli della mia scuola, m non fussimo daccordo, [271] che subito che f a Milano prigione andai visitarlo, et anche hieri mattina disni con lui.

Quo facto etc.

 

1631 die 23 Ianuarij.

Fuit vocatus Camillus Matia custos carcerum offitij Egr. Capitanei Iustiti, et ei dictum, che quando lui entr nellofficio della custodia se li command bocca, che non dovesse lasciar parlare da alcuno al Sig. Don Gioanni de Padiglia se prima non era finito dessaminare, che hora per ogni buon rispetto di nuovo se glie lo commanda, e che questo commando si mette in scritto, e che quando sar finito dessaminare savisar.

Qui custos respondit, che era vero, che ci li era stato commandato, e che a questo nuovo precetto haverebbe ubedito in quanto havesse potuto, m che raccordava, che si trattava di Cavagliere della qualit del Sig. Don Gioanni col quale conveniva ad un par suo passare con ogni termine di convenienza. Al qual custode si rispose, che anche la mia mente era tale, cio, che si trattasse con detto Signor Don Gioanni con ogni termine decente, m che per per questo non bisognava violare glordini della giustizia.

Et sic ipse custos dixit ubedir.

 

Die 24 Ianuarij prdicti.

Iterum examinatus prfatus Ioannes De Vermilijs suo iuramento

Inquit, h visto, che quando il Chiocca faceva la cavalarizza la faceva verso P. C. l vicino alla colonna di S. Protaso, m dallhora in qu non h mai pi visto farla in detto luogo, se non che doi anni fa in circa il Sig. Don Federico Enriquez vand con un suo cavallo, ma perche si fece male in uno di quelli ferri, che circondono detta colonna non vi torn pi, il qual Sig. Don Federico and via con larmata mentre li Francesi venivano gi alla volta di Susa, che non saprei dir tempo pi preciso, ne mai pi lh visto.

[272] Ad alias ait, Pasqua di resurretione dellanno passato venne dAprile, m non saprei dire se detto Signor Don Federico partisse con larmata prima, doppo Pasqua, postea dixit, io credo anche che fosse in Spagna.

Ad alias ait, dapoi chio partei da Milano non h mai pi visto il Sig. Castellano di Milano, il Signor Don Carlo prima della contagione lo vedevo spesso perche veniva alla cavalerizza.

Interrog. dicit, pare a me, che la contagione non solo sij stata naturale, m che ancora si dicesse, che ongevano, subdens quel Barbiere, quella mala generatione non li hanno fatti morir tutti perche ongevano? e un pezzo prima chio partessi da Milano si diceva, che ongevano, m non saprei m dire se fossero tre, quattro misi, pi, manco.

Interrogato, che scolari haveva doppo Pasqua sino al tempo che part.

Respondit non me ne raccordo.

Ad alias ait, mi pare bene, che la partita del Sig. Don Gioanni fosse tra Marzo, et Aprile, e da l ad una mano de giorni, che non s se fosse un mese, poco pi poco meno, torn per le poste, e mi mand a dimandare in Castello per la causa, che h gi detto, n si ferm detto Don Gioanni pi de doi giorni in Castello, perche non and ne anche per Milano, il che s perche lui mi disse, che quello volevo fare del cavallo lo facessi presto, perche voleva partire, e perche mi f detto, che era partito, e f Bernardino servitore di Madama, che mi disse, che era partito; che poi non andasse per Milano quelli dui giorni lo s, perche non viddi, che vandasse, e perche non haveva habito dandar per Milano: haveva solamente unhabito con maniche bianche, con coletto longo, che li copriva le calce, con stivalli, e speroni, e poteva anche havere delli altri abiti, chio non lo s.

Ad alias ait, sentei dire da Don Alvero Capitano della porta, che gli onti erano stati introdotti in questo [273] stato per opera del generale del R di Francia, e che se bene Cardinale, per huomo di far cose tali, il che mi disse per mezzo alla casa del Sig. Conte Aresio con occasione che era venuto al Monastero maggiore visitare una sua patente, e mi disse, che detto Cardinale de Riscellieu si era mosso per interesse di stato, e non crede pi in Dio di quello fanno le mie scarpe, e mi disse questo un doppo disnare un mese fa in circa, e credo in giorno di festa, come sarebbe da quindeci giorni in circa prima del Natale, m non mi disse con quali mezzi detto Cardinale havesse, introdotto questi onti.

Interrogatus dicit, non intesi altro, se non che sentei dire, chil Sig. Don Gioanni figliuolo del Sig. Castellano era stato fatto prigione per questo, ma io per non credo, che questo Cavagliere habbi fatto simili cose.

Interrogato se h sentito dir altro.

Respondit mancano le chiachere, che si sono dette intorno questo; chi h detto, che stato il Conte di Colalto, chi il Duca di Fritlant, e ve ne sono stati di quelli che hanno havuto ardire di nominar in questo il Sig. Don Gonzal de Cordova, che mezzo santo, et io metterei la testa, che quello Cavagliere di tanta bont non h n anche pensato cosa tale, et havendolo io servito in manegiar cavalli mand a darmi sotisfatione sino dun minimo danaro.

Et fuit licentiatus cum prcepto etc.

 

Die 25 Ianuarij.

Don Alverus De Luna Capitaneus Port, ut supra nominatus suo iuramento

Dicit, conosco Giovanni Vermiglio cavalerizzo, e s di haver parlato con lui vicino al Monastero maggiore mentre andai visitare una mia sorella monaca nel Monastero maggiore, e parlassimo de cavalli, poi lui mi raccont le sue disgracie, e parlassimo anche del Sig. Don Gioanni de Padiglia, dicendo se poteva esser credibile, chun gentilhuomo [274] della sua nascita fossero vere le cose che si dicevano di lui, parendo lui, et me, che queste cose fossero incredibili, et al fine parlassimo di questi onti pestiferi, e da dove potessero esser provenienti, et possibile, chio dicessi, che la commune opinione di questa Citt fosse, che questi onti fossero provenuti da Francesi, perche realmente in questa citt in tutte le conversazioni non si parla daltro, n si crede ad altro, se non, che questi onti vengano da Francesi, e se bene io non h memoria precisa di haver dette queste, mi pare per, che le dicessi.

Interrogato che si metta un poco memoria se vennero parlare di persona particolare di quella natione che fosse lautore de detti onti.

Respondit io non me lo posso metter memoria, perche non lo posso haver detto, poiche non h mai sentito nominar persona particolare di quella natione m solo in genere, che veniva da Francesi, e parlai sempre in generale, n mai venni descrivere persona alcuna.

Dettoli, che si legge in processo, che lui essaminato dicesse al detto Giovanni Vermiglio, che lautore principale di questi onti fosse il Cardinale di Riscelieu.

Respondit, questo non possibile, n vero, perche questo io non lo s per verit, n lhavr detto non lo sapendo.

Dettoli, che non solo si legge questo in processo, m si legge di pi, che lui dicesse, che il Cardinale era huomo di far cosa tale, e che se bene era Cardinale, si governava con la ragione di Stato, e che non credeva pi in Dio di quello credevano le sue scarpe.

Respondit, non solamente non li h detto queste cose, m h sempre creduto, come si tratta di Cardinale, non si possa n si deve creder di lui cosa tale.

Ad alias dicit, quelli, che parlavano dicevano, che bisognava, che questo negotio provenesse da nemici, che havessero per fine di spopolare questa Citt, et concludevano [275] che questo venesse da Francesi, e piacesse Dio, chio sapessi chi fossero quelli, che lo dicevano, che lo direi pontualmente.

S. g. r. annorum 55 in circa.

 

Die 30 Februarij.

Iterum examinatus prfatus Ioannes Vermilius, suo iuramento.

Dicit, io dico V. S. che il Signor Don Alvero mi ha detto quanto dissi nel mio secondo essame, e la verit sta cos.

Ad aliam ait, quando il Signor Don Giovanni venne Milano, e che volse comprar quel Cavallo f poco prima poco doppo Pasqua di Resurrettione prossima passata, e s, che si ferm qui doi giorni, come h detto nel mio secondo essame, e non compr detto Cavallo, perche io li dissi, chil patrone ne haveva trovato dal Signor Duca di Parma quattrocento cechini, e quando mi mand dimandare f cos mezza mattina, e mi disse, che era arrivato se non allhora, e quando la mattina seguente tornai l alla porta trovai Bernardino suo servitore, qual mi disse, che il Sig. Don Gioanni era partito.

Ad alias dicit, io non mi raccordo, che fosse pi festa, che giorno di lavoro quando mi mand dimandare, mi raccordo bene, che mi mand dimandare da uno Soldato Spagnuolo del Castello, quale per non s come habbi nome, e parlai con detto Sig. Don Gioanni l di sopra nelle sue stanze, che non vi erano altri, e stetti l circa mezzora.

Ad alias ait, h conosciuto Pietro Francesco Fontana, qual serviva il Signor Castellano sin quando era Generale dellArtiglieria, e doppo lha servito per bombardiere nel Castello, et il Signor Castellano li voleva bene; h anche conosciuto Michel Tamborino, qual era un huomo, che singegnava un poco della robba daltri, cio si diceva che era un ladro.

Ad alias ait, quando entrai in Castello parlare col [276] Signor Don Gioanni entrai per la porta, che guarda alla Citt, la qual porta poi il Sig. Castellano la fece chiudere, e credo del mese di Giugno.

Et fuit licentiatus etc.

 

Die 24 Ianuarij 1631.

Octavius Suanius P. S. Stephani in brolio ex officio vocatus, suo iuramento

Ait, Signor s, che s, che nel tempo della Quadragesima passata furono onti la maggior parte delli muri, delle porte, e delle botteghe di questa Citt, e f cosa notoria et io viddi lonto, e lo viddi a brusatare in moltissimi luoghi, et in particolare dal ponte di P. T. fino alla Chiesa della Pace, e f onta anche la casa dove io habito, chi poi di questo si dasse la colpa io non posso dir altro, se non che sentei dire alla porta della corte, e per Milano publicamente, che di questo si dava la colpa al figliuolo maggiore del Signor Castellano qui di Milano, m da chi particolarmente lo sentessi dire non lo s, m era cosa pubblica, e tutti pubblicamente ne parlavano, il che si andato congeturando magiormente, perche corse doppo fama, che detto figliolo maggiore del Sig. Castellano sofferisse se stesso al Sig. Marchese Spinola di far cinque compagnie de cavalli sue spese, cosa che non era possibile alle sue forze: ben vero, che doppo h inteso da alcuni Spagnuoli, che egli havesse fatto simil offerta al Sig. Marchese Spinola.

Interrogatus dicit, parlando di questa cosa con maraviglia ognuno diceva, che proveniva dal figliuolo del Sig. Castellano, e lh sentito dire pi duna volta, pi de due, e pi de tr, e mi dispiaceva anche quando lo sentivo dire, m del tempo preciso non me ne raccordo, s bene che feci processo nella causa del Barbiere, e del Commissario, e che lo sentei dire molto prima per doi, tre mesi in circa; perche poi detto figliuolo del Sig. Castellano facesse questo non sentei dir altro, se non che [277] lhaveva fatto, per ognuno pu far le sue consequenze, che non fosse se non per levar questo popolo dal mondo, m a che fine lo volesse levare, non lo s.

S. g. r. annorum 66 in circa.

 

Dicta die 24 Ianuarij 1631.

Io. Paulus Casatus custos carcerum Prtorij Mediolani ex officio vocatus, suo iuramento

Dicit, Signor s, che s, che nella Quadragesima passata furono onti li muri e case di questa Citt, quasi tutti come era cosa notoria, e viddi anche ad abbruciar de detti onti al Collegio de SS. Dottori, e sentei dire da tanti e tanti, che dette ontioni si facevano per far morire la gente, et ognuno ne pu far il giuditio, perche ne sono seguite tante morti, et h sentito dire, che lautore di questi onti era il figliolo del Signor Castellano di Milano, cio il Sig. Don Gioanni, e lh sentito dire da tanti e tanti, che non saprei nominare persona particolare, et era cosa notoria, e lh sentito dire tante volte, che non mi raccordo delli tempi precisi, solo posso dire, che la prima volta, che lo sentei dire f quando venni servire per custode nelloffitio del Signor Podest, e nel principio che cominciai servire in detto officio, e credo che faranno poco pi da nove mesi, che servo, per mi rimetto al libro.

Interrogato, se h sentito dire chi movesse detto figliolo del Castellano far questo.

Respondit, sentei dire, che questa cosa era tr lui, et il Sig. Don Gonzalo, e si diceva, che tr loro doi erano daccordo, e si diceva, che detto figliuolo del Castellano faceva questo per impatronirsi del Castello, e della Citt di Milano, e questo lh sentito dire da tanti e tanti, et in particolare da Steffano Baruello mentre era pregione alla presenza del procuratore Baratello, e del Prete Milione Curato, sia Canonico di S. Babila, m esso morto.

S. g. r. annorum 48 in circa.

 

Ex attestatione autem Cancellarij carceratorum in Pr[278]torio Mediolani cum iuramento facta sub die 8 Maij 1631 constat offitij dicti custodis Casati habuisse principium  in die 5 Aprilis 1630.

 

Die 25 Ianuarij.

Ambrosius Roderius P. S. Bartolomei ex offitio vocatus suo iuramento

Dicit, non s, che nella Quadragesima passata fosse onto, s bene, che nel mese di Maggio prossimo passato mentre fossi in letto amalato, l nelle nostre parti f onto, et io sopra il mio diutile h fatto un certo segno del tempo, che segu questo fatto, confrontando il tempo chio presi una medicina, la quale mi f datta dalli Frati Fate ben fratelli col tempo di detta ontione, e da questo confronto risulta, come h ricavato dalli libri di detti Fate ben fratelli, che f tr il 17 et il 18 del mese di Maggio prossimo passato, li quali libri sono statti veduti da me hoggi per accertarmi della verit, e come dico ero in letto amalato, e la mattina per tempo il Notaro Cerruto venne l, e sentei, che fece un grande schiamazzo per questontioni, molto pi lo credo, perche quelli che vogliono far male, procurano di far le cose secretamente, e se quelli, che onsero havessero onto del giorno sarebbero stati visti da qualchuno.

Interrogato, se s a chi si dasse la colpa di questi onti.

Respondit, questa mattina trovandomi nel Duomo ove era Agostino Stropino Scolaro di S. Michele, entrato con lui in discorso di queste cose, lh interrogato shavesse mai saputo dirmi il giorno, che f onta la porta di S. Michele, mi h risposto, che di certo non lo sapeva, m che f nel mese di Maggio, et una vigilia, dicendo che per segno piov tutta la notte, e che alla mattina fece buon tempo, et io lh di nuovo interrogato se si seppe mai, chi fossero quelli, che ongevano, e lui mi h risposto, che allhora si dava la colpa al figliuolo del Signor Castellano di Milano, e questa curiosit lh avuta perche h saputo, che V. S. mi voleva essaminare come Anziano.

[279] Ad alias ait, quello, che h detto adesso non lh inteso da altri, che da detto scolare, et io viddi glonti sopra la porta di detta Chiesa, m per causa dessi non segu alcun male, perche subito furono abruciati.

S. g. r. annorum 26 in circa.   

 

Die 27 Ianuarij.

Augustinus Strophinus ut sopra nominatus, P. S. Tecl ut supra nominatus cum iuramento

Dicit, hieri mattina in Duomo Gio. Ambrosio Rodello mi dimand se mi raccordavo da che tempo fosse stata onta la muraglia della Chiesa di S. Michele, et io li dissi, che non me ne raccordavo, che mi raccordavo bene, che f una festa, m che della festa precisa non me ne raccordavo, e lui mi dimand se questo successe nelle feste di Pentecoste, et io li dissi, che non me ne raccordavo, e che lui se ne doveva raccordar meglio, perche era in letto, e lui mi disse la verit, e che perci si raccordava, che f nelle feste di Pentecoste.

Ad alias ait, vero, che detto Rodello mi dimand a chi si dava la colpa di quellonto, et io li risposi, che si diceva, che era stato il figliuolo del Sig. Castellano, e credo li dicessi, che f onto nel mese di Maggio, e credo, che fosse cos, perche l quelloratorio vi un poco dun giardino, qual io facevo metter allordine, e mi raccordo, che portai l un panetto [1] de cepolle di piantarvi dentro.

Dettoli, che di Maggio li giardini sono allordine, e fioriti.

Respondit, anzi era di Maggio, perche le cepolle, che io piantai erano fiorite.

Ad alias ait, di qualche otto giorni doppo che f onto, come h detto si cominci dar la colpa di questi onti al [280] figliuolo del Sig. Castellano, e mi raccordo, che alcuni giorni prima f detto, che erano stati alcuni giovini, che lhavevano fatto per bizaria, m da l ad uno, doi giorni mi f detto, Non sapete che si trovata la verit, chi stato quello, che h onto? et havendoli io detto Chi stato quello? mi f risposto che era stato il figlio del Signor Castellano, et io allhora dissi: Se h fatto questo un grande traditore, m non mi raccordo chi mi dicesse questo, e si diceva publicamente per tutto Milano, n si parlava d'altro, e questa fama sempre durata dallhora in qua.

S. g. r. annorum 44 in circa.

 

Die a 5 Ianuarij.

Franciscus Baratellus Causidicus ex officio vocatus Suo iuramento

Dicit, che fossero onti li muri delle case di questa Citt me ne raccordo, perche h visto darli il fuoco, m del tempo preciso non me ne raccordo, e particolarmente viddi in tutta la parochia di S. Paolo, et in molti altri luoghi; per per rispetto del tempo credo fosse come sarebbe di sei, otto giorni doppo la processione, che si fece col corpo di S. Carlo, la quale si fece alli undici di Giugno.

Interrogato, se allhora sent dire chi si dava la colpa di detti onti.

Respondit, allhora non intesi niente, ma doppo longo tempo intesi dire, che questi onti erano provenuti dal figliuolo del Sig. Castellano di Milano, e dal Principe Valdestain, et intesi questo dun qualche mese in circa doppo detta processione, e lintesi dir publicamente.

Interrogato, se h inteso questo per pi certa scienza.

Respondit, Gioan Steffano Baruello mentre era prigione mi disse, che lui f indotto da uno scrimadore, che credo lo nominasse per Carlo, ad andar sopra la piazza del Castello dicendoli, chil figliuolo del Sig. Castellano li voleva parlare, e che quando f ivi comparve detto figliuolo del [281]  Signor Castellano, e lo riconobbe per quello che voleva esser suo soldato, e tratt con lui parte per li negocij de questi onti; e quando mi raccont questo vi era presente missier Gio. Paolo custode delle carceri, e questo me lo disse perche quando li f dato il processo feci le sue difese con occasione che feci le sue difese, m quando me lo disse era gi ftta la sentenza, e S. E. li haveva concessa limpunit, mentre voleva dire la verit, e nominar li complici, perche esso mi mand dimandare, e si consult meco, et io li dissi, che gi era stato in suo arbitrio il fugir la pena della sentenza, che era bene che si valesse delloccasione, e che dicesse la verit, avertendolo che se havesse tralasciato qualche cosa della verit si sarebbe reso indegno della gratia, et allhora lui si risolse di dirla, e mi raccont il fatto come era seguito, qual io non raccontar, perche mi rimetto allessame, che lui avr fatto, poiche mi disse di voler dire la verit.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 35 in circa.

 

Die 27 Ianuarij.

Franciscus Hieronimus Iustus Causidicus P. S. Laurentij maioris suo iuramento

Dicit, mi raccordo, che un giorno alla mattina, se ben mi raccordo mentre venessi casa viddi, che la mia porta, e luschio del studio, et anche le muraglie della mia casa erano onte, il che vidde anche Alfonso barbiero hora morto, perche facesse il giudicio, et il Sig. Gio. Andrea Ciprando speciaro, parimente hora morto, e tutti doi fecero giudicio, che fosse onto, onde io lo feci abrugiar subito, e vi sono ancora li segni del fuoco, e non solo viddi che era onta la mia casa, m ancora viddi onto per tutto dalla Chiesa di S. Nazaro Pietra Santa sino S. Tomaso in terra amara, e viddi, chognuno abrugiava, e listesso ancora viddi nella contrada del proprio Signor Presidente e di questo non mi raccordo del tempo preciso, m s che [282] f molto prima, chil contaggio facesse quei grandi effetti e nanti, che si facesse la processione di S. Carlo come sarebbe de doi mesi e mezzo in circa, e mi raccordo, che la notte antecedente al giorno, che f onto era piovuto, e sentei dire, che questi onti provenevano da persona del Sig. Castellano, e si diceva publicamente ove si trattava di questo negocio, perche vi erano delli tropelli [2] in parecchi luoghi, che trattavano di questo, la qual fama si divulg quasi subito che f onto, e creddo che poi al fine di Giugno si facesse prigione il Barbiere; chi poi inducesse detto Barbiero far questonto non lo s, intesi bene dire che hebbe certe dople da un non s chi.

S. g. r. annorum 48 in circa.

 

Die 5 Februarij.

Io. Baptista Dottus P. S. Laurentij maioris ex officio vocatus suo iuramento

Dicit, h conosciuto Gio. Giacomo Mora, et ero suo vicino di casa, che tr la sua casa, e la mia vi erano di mezzo cinque, sei botteghe, e s che f giusticiato per lonto.

Ad alias ait, Signor s, che h conosciuto Pietro Francesco Fontana, qual haveva una figliuola, che marit con Carlo detto il Tegnone, et h inteso dire, che detto Carlo pregione per lonto.

Ad alias dicit, Sig. s, che viddi nanti la processione di S. Carlo certe cose, che dicevano, che era onto.

Interrogatus dicit, nellhostaria delli sei ladri vedevo andarli dellItaliani, delli Spagnuoli, e delli soldati, e vi h visto ancora andare il Fontana, il Foresaro, il Fusaro, il Saracco, Carlo Vedano, il Litta, m li altri n, e li h visti andarvi hor luno, hor laltro.

S. g. r. annorum 53 in circa.

 

Die 7 Februarij.

Clara De Cinquantis ex vicinis dicti Fontan suo iuramento

Inquit, saranno doi mesi prima della festa di S. Michele, che non h visto Pietro Francesco Fontana, et poi morto, e dopo la partenza sua morse sua moglie fr quattro giorni, havendo lasciato detto Fontana una figliuola maritata in Carlo Vedano detto il Tegnone, quale un pezzo, che non lh visto, perche part gran tempo prima, che morisse sua madonna, et in segno del vero mi raccordo, che essendo ritornato port delli frutti detta sua madonna, et erano delli primi frutti ancora acerbi, et erano brugne, ma tanto accerbe, che li figliuoli non le potevano mangiare, et quello, che mi posso raccordare part pi duno mese prima che morisse sua madonna, e part con la moglie, et uno figliuolino, m non disse dove volesse andare, perche era tanto superbo, e detto Fontana haveva una chiera scura.

Ad alias ait, dicono, che adesso detto Carlo pregione per questo male della peste, che dicono esser delle peggiori, seminata da questi furfanti, che vanno ongendo, m sua moglie dice, che non vero, m si dice pubblicamente, che ancora lui ongeva, et h sentito dire, che questi onti erano fabricati da quel Barbiero, che hanno giustitiato.

S. g. r. annorum 50 in circa.

 

Dicta die.

Caterina Baretta P. S. Laurentij maioris testis nominata, suo iuramento

Dicit, non h visto Pietro Francesco Fontana dalla processione di S. Carlo in qua se la memoria non mi falla, e credo, che lultima volta, che lo viddi fosse doppo la festa di S. Pietro, e doppo, che fu partito lui fr tr, quattro giorni morse sua moglie, e suo genero Carlo Vedano pregione per lonto, che faceva morir la gente, [284] per quanto h inteso dire, per il qual onto sono statti giustitiati il Barbiero, il Commissario, et altri, et anche h sentito dire, chil Barbiere era quello, che li fabricava.

Ad alias ait, f onto e prima e doppo la processione di S. Carlo, e dur molto tempo, e sentei dire chil Foresaro haveva di detto onto e che ongeva li forbici delle donne, e doppo che detto Carlo pregione h sentito dire, che ongeva, n mi raccordo dhaver sentito dar la colpa ad altri, che loro di questi onti, et h sentito dire che quel giorno, che si fece la processione di S. Carlo, detto Barbiere portava una torza onta, e che con la cira, che cadeva onse molte persone le quali tutte morsero, che h sentito dire per le strade, m non mi raccordo di alcun particolare.

Ad alias ait, h sentito dire, che detto Carlo h battuto la madre, e che h fatto custione col Fontana suo suocero, et h anche sentito dire alcune volte da sua moglie, che esso la batteva, et h anche sentito dire che lui si dilettava dandar allhostarie, e che era unhuomo altiero, superbo, e che niuno poteva trattar con lui.

S. g. r. annorum 42 in circa.

 

Dicta die.

Clara De Cinquantis ut supra examinata sponte comparuit, et suo iuramento

Dixit, mi sono raccordata, chun giorno dellestate passata, nel principio del pi gran travaglio della peste, che non erano ancora mature le brugne, un doppo disnare sentei una persona alla quale non posi fantasia, chi si fosse, che disse, chil Sig. Castellano di Milano era inimico del popolo Milanese, e che haveva parte in queste cose, et in quel ponto P. Francesco Fontana, che si trovava ivi disse Verso colui, Non crederei mai in eterno, chil Sig. Castellano havesse parte in queste cose, e questo segu in strada vicino alla nostra casa.

Ad aliam dicit, io non trattavo con Carlo Vedano, [285] perche sempre brontolava con sua moglie, con sua madonna, et h sentito dire, che ha battuto il padre, e la madre, e la moglie, e chuna volta fece custione con suo suocero.

Et fuit licenziata etc.

 

Die 11 Februarij.

Hieronimus Suarez ex familiaribus prf. Don Ioannis ex officio vocatus, qui est infrascript qualitatis ulz.

Un giovine con barba pongente, statura grande, sottile di corpo, faccia longa, scarno, di colore che tira pi al bianco che allolivastro, con capelli castani scuri, vestito di giubba di pelle di volpe coperta di rassa color cavallino, con bottoni et ornamento doro filato, con feraiolo di panno color tanete, calzoni di rassa nera stratagliata, calcette di seta cremesita con ligami di cendal giallo, con pizzi doro, ha gippone dormesino soglio color barettino, et h un segno piccolo sotto locchio dritto, per quanto lui dice stata una sassata havuta cinque anni sono, e per rispetto della barba, per vedere se prima barba rasa si fatto chiamare il barbiere Gio. Battista Biancardo, il quale ha visitato detto Suarez, poi con suo giuramento h detto non esser stato raso, n esserli stata tagliata la barba, ma che li barbisi li siano stati tagliati dice non poter far giuditio, m che crede pi di n, che di s.

Postea suo iuramento

Dicit ipse Suarez, adesso, che dinverno porto sempre questo pelizotto e questo feraiolo, e nellestate passata h portato questi calzoni di rassa nera con la casacca simile, et il feraiolo di rassa cavallina, e di viaggio portavo calzoni rossi, et un coletto, e questo feraiolo, ne h altri vestiti, e sono soldato del Sig. Don Gioanni Gaijtano, al quale h anche servito di paggio undeci, dodici anni.

Ad alias ait, Sig. s, che detto Don Gioanni ha altri servitori, cio h Bernardino Cassino huomo di quarantanni, di statura piccola, grosso di corpo, h barba castana scura e veste di nero.

[286] H doi Staffieri, uno chiamato il Lane, e laltro Pasquarello, e Benedetto Fattore, et unaltro nominato Francesco.

Il Lane di statura mediocre, di grossezza proportionata, faccia tonda, rosso di faccia con barba pungente castana e porta unongarina.

Pasquarello un lache danni venti, in circa piccolo di statura con barba pongente.

Benedetto Fattore giovine poco pi alto di me, et ipse est statur alt, et sottile di vita; faccia longa, bianca, che altrimente, et h barba castana.

Interrogatus dicit, il feraiolo, che tengo adesso in Spagnuolo si chiama pardo, ma in Italiano baretino, e lo porto sempre tanto in campagna, guanto in Milano, ben vero, che altre volte portavo uno feraiolo di rassa baretina scura.

Ad alias ait, il Sig. Don Giovanni porta coletto di dante, con gippone di fustanio bianco, calce di camozza, e capello barettino, e lh anche visto portar coperto, se non fallo, di baretino chiaro dinverno, e destate uno vestito azzurro guarnito d'oro; n mi raccordo haverli visto altri vestiti.

Interrogatus dicit, Sig. s, che sono stato solito servire al Sig. Don Gioanni per la presente Citt, ma un pezzo, che non lho servito perche sono tr anni, che sono soldato, e per la maggior parte del tempo sono stato al mio quartiero, in somma non lh servito in Citt dapoi, che uscessimo in campagna questultima volta, che sono molti mesi, e credo, che andassimo in campagna di Quadragesima.

Interrogato, se con loccasione, che h servito il Sig. Don Gioanni saprebbe dire quali fossero li Cavaglieri, che praticavano con detto Sig. Don Gioanni.

Respondit, Sig. n, perche non li conosco.

Ad alias ait, non h mai visto per questa Citt alcun Cavaliere di mediocre fortuna praticare col Sig. Don Gioanni, e delli gentiluomini, che habitano alla piazza del Castello [287] non conosco alcuno, salvo il Sig. Auditore del campo, ne meno conosco alcun Cavagliere della parentella de Crivelli, che sij amico del Sig. Don Gioanni.

Interrogatus dicit, il Sig. Don Gioanni lho visto giocar di spada con Filippo, e con altri, che non mi raccordo, chi siano, et h anche visto detto Filippo gioccar di spada in Castello con unaltro scrimatore, m non lo conosco se non di vista.

Ad alias ait, il Sig. Don Carlo fratello del Sig. Don Gioanni gioca di spada con li paggi, ma de Maestri non nh visto; pu essere, che nhabbi, chio non li habbi visti, che non mi raccordi.

Ad alias ait, h conosciuto Pietro Francesco Fontana bombardiere del Castello, e s che praticava con li soldati desso Castello, e pu anche haver parlato col Signor Don Francesco Castellano, chio non habbi visto, e conosco anche di vista Carlo Vedano genero di detto Fontana, m non mi raccordo, che detto Carlo habbi mai gioccato di spada col Sig. Don Carlo, m co l Sig. Don Gioanni s, che lh visto gioccare, ma non mi raccordo del tempo preciso, e credo, che siano pi de due, anche pi de tr anni, e credo che fossero solamente due volte, e dallhora in qua non mi raccordo dhaver pi veduto detto Carlo, pu per essere, che sij tenuto in Castello, chio non lo habbi veduto, o che non me ne raccordo.

Interrogatus dicit, dove io mi trovassi nella Pasqua prossima passata non me ne raccordo, m s che erano in campagna, n anche mi raccordo dove fossi il giorno di S. Pietro, m la settimana santa, se non minganno, eramo in Mortara dove stava tutta la Compagnia, quale per usciva et andava alli posti, che li erano destinati.

Ad alias ait, quando f fatto prigione il Sig. D. Gioanni eramo nella Rochetta del Tanero.

Interrogatus dicit, li soldati del Signor Don Gioanni li conosco tutti di vista, m non saprei nominare se non [288] Carlo Rufis, Pietro Valentino, Mazuelas, Gioanni de Vargas, il Roveda, e Caravaglio.

Ad aliam ait, detto Pietro Valentino piccolo, un poco grosso di vita, haveva venti sei anni in circa, bianco e tondo di faccia, h poca barba castana e scura, e credo che sij Milanese.

Interrogatus, non conosco nessuno della Citt di Saragozza.

Ad alias ait, Signor s, che s dove P. T. e s dove sono le colonne di S. Lorenzo, m delle hostarie, che sono l intorno non vi h pratica, n h pratica sopra il corso di P. T. che strade poi solesse fare il Sig. Don Gioanni quando andava per Milano non me ne raccordo, s bene, che andava dal Palazzo al Castello, et usciva dal Castello, e andava dritto al Palazzo.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 25 in circa.

 

Die 25 Februarij.

Bernardinus Cassinus quondam Bartolomei ex famuli prf. Don Ioannis, suo iuramento

Dicit, sono circa dieci anni, che servo di maggior duomo al Sig. Don Gioanni, e sempre lh servito dove andato.

Ad alias ait, il giorno di S. Pietro prossimo passato partei da Bremi per andar Casale.

Interrogato, dove allhora si trovava il Signor Don Gioanni.

Respondit, io dormivo sopra duna tavola in una hostaria di Bremo, e vennero l il Sig. Don Cristophoro de Ganiglia, et il Sig. Don Gioanni circa le tr, quattro hore di notte, li quali mi svegliarono, e dissero, che venivano Milano, e questo f alla sprovista, perche io mi feci il segno della Croce per vederli partire da quellhora per Milano, et allhora detto Sig. Don Gioanni stava sotto Casale, et allhora veniva da Casale per le poste, et io andai sotto Casale al suo quartiero ad aspettarlo, e ritorn il giorno seguente a S. Pietro circa le 20 hore.

[289] Interrogatus dicit, il Sig, Don Francesco e il Sig. Don Gioanni non hanno in casa altro servitore, che si chiami Bernardino, salvo io.

Dettoli, come puo dir questo se si legge in processo, che essendo andato una persona al Castello il giorno seguente al giorno di S. Pietro per parlare col Signor Don Gioanni li f detto da uno servitore chiamato Bernardino, che gi era partito.

Respondit, bisogna, che questo tale si sij ingannato, perche in casa non vi altro Bernardino che io.

Ad alias ait, io non s perche causa detto Sig. Don Gioanni venesse Milano, n haveva con lui altri servitori, che Pasquarello.

Ad alias ait, quando il Sig. Don Gioanni stava Milano io andavo di raro con lui, e quando vandavo vandavo in carozza, et anche piedi, come Palazzo, in contrada larga, et in contrada darmaruoli, ma non mi mai occorso andar con lui in P. T.

Ad alias ait, Sig. s, che il Sig. Don Gioanni si deletato di gioccar di spada, et h imparato da Filippo, quale veneva l in Castello ad insegnarli, e giocc anche in Castello detto Filippo una volta con occasione duna disfida che hebbe con uno, che si chiamava Franceschino, sia Franzosino, e gioccorono vicino alla Chiesa, il che segu tr anni sono in circa, ma il Sig. Don Carlo non gioca di spada n s che habbi imparato, n che habbi mai havuto maestro.

Redargutus dicit, potrebbe dunque haver imparato mentre io ero in campagna col Sig. Don Gioanni.

Ad alias ait, h conosciuto Pietro Francesco Fontana, e s che haveva un genero, che lui me lo mostr, ma non s come havesse nome, e mi disse, che era bravo di giocar di spada s anche, che venne una volta in Castello, e che giocc di spada col Sig. Don Gioanni, il qual Sig. Don Gioanni disse, che non era neanche buono scolaro, [290] non che maestro, ma che costui habbi insegnato al Signor Don Carlo non vero, chio sappi.

Ad alias ait, quando il Sig. Don Francesco governava larme in Cremona, venne l il Fontana con questo suo genero, e dallhora in qu non lh mai pi visto.

Ad alias ait, nel giorno di Pasqua prossima passata arivassimo Neve terra del Piemonte.

Interrogatus dicit, il Sig. Don Gioanni, et io facessimo la settimana santa in Mortara, salvo doi giorni, che fossimo fuori in guardia, che non s se fosse Sartirana, alla Vilatta, da un giorno in poi che venne Milano per le poste, et il Venerd Santo partessimo da Mortara, et andassimo alla Villa del Fuoco, poi Fontane, poi Neve.

Ad alias ait, quel giorno, che morse il Signor Don Francesco io andai a Picighitone portar cinquanta scudi al Castellano, e quando io partei era aperta la porta del soccorso, e chiusa quella che viene nella Citt, quando ritornai trovai che era aperta quella che viene nella citt, e che lui era morto; quanto tempo fosse, che era aperta quella del soccorso io non lo s, perch stavo in campagna: s bene, chil Signor Don Francesco scriveva al Signor Don Gioanni, che se il contaggio andava innanti voleva chiudere la porta del Castello, et aprir quella del soccorso per assicurarsi.

Dettoli, che questo non era assicurarsi, perche quella del soccorso v nel borgo de glhortolani qual sempre statto pi infetto de glaltri.

Respondit, il Sig. Don Francesco n'haveva gran cura, e non lasciava uscir li soldati se non per necessit, e di sua propria mano segnava le bollette, et in persona stava alla porta, n lasciava chalcuno entrasse in detto castello.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 41 in circa,

 

Die 26 eiusdem.

Iterum examinatus detto Bernardinus Cassimus suo iuramento

[291] Dicit, Signor n, che non h conosciuto alcun soldato del castello, che si chiamasse Don Pietro de Saragozza.

Et ei descripta persona dicti Don Petri, dixit, io non lo conosco, n s chi sij, n h conosciuto alcun huomo della qualit descrittami.

Ad alias ait, io non h visto il Signor Don Gioanni praticare con alcun gentilhuomo milanese, se non col Sig. PietrAntonio Fossano, et col Sig. Don Valeriano Sfondrato; mi raccordo anche, chuna volta il Sig. Don Gioanni and caccia, et andarono con lui cinque sei gentilhuomini milanesi, fr quali vi era un tale delli Moneta, m altri non li conosco, e delli gentilhuomini, che stanno s la piazza del Castello non conosco altri, che detto Sig. Fossano, et il Sig. Conte del Vermo.

Interrogatus dicit, Sig. s, chil Sig. Don Gioanni h havuto uninfirmit, la quale la facevano incurabile, della quale f curato dal Sig. Setalla, dal Sig. Giulio Strada in Cremona, e dal Bergamasco, m doppo vennero doi Capucini, e gli proposero un Chirurgo, che non s se li dicono il Palanchino, il quale lo cur, e lo guar, con ladoperar uno schitirolo con certe acque, che diceva haver fatto lui.

Ad alias ait, il Sig. Don Gioanni haveva nel Castello la sua stanza fr quella del Signor Castellano, e quella di Madama nel partimento principale del Castello, et una camera quadra di mezana grandezza, et ha una fenestra che guarda alla Chiesa, e tr uschij uno che v nella camera dove dormiva il Sig. Don Francesco, uno in quella di Madama, e laltro nel transito, e vi in detta camera il suo camino, et h linvedriate, e quando era tempo stata adornata con le sue tapezarie, et uno scrittorio dhebbano nero, lavorato di bianco, qual stava sopra un tavolino di noce, et il letto era con paramento di panno verde con franza di seta, e questo dinverno, m destate teneva solamente una mezza letra senza paramento, m V. S. non si metta in questo, perche lui mutava spesso, del re[292]sto non h mai havuto altre stanze, se non quando venne da Cremona amalato, che stava in uno salone nel quarto da basso, sotto il quarto che habitava Don Francesco, et h la porta in fronte della Chiesa.

Dettoli, che descriva questa stanza.

Respondit, entrando per la porta si trova uno salone grande, poi unaltro pi piccolo, poi la sala dove stava il Sig. Don Gioanni, che h una fenestra, che guarda al fosso, et unaltra al giardino ha la porta per la quale si entra, unaltra che v in altre camere, et unaltra che v in uno camarino depinto piccolo, che h uno passadizzo che v in unaltra sala, del resto non vi altro segno, chio sappi.

Et fuit licentiatus etc.

 

Dicta die.

Benedictus Fattonus quondam Ioannis ex famulis prf. Don Ioannis suo iuramento

Dicit, saranno quattro anni, che servo il Signor Don Gioanni per governar li cavalli di vitt[ur]a, del resto non lh mai servito in altro.

Ad alias ait, io non h mai accompagnato detto Signor Don Gioanni per la Citt, et uno Fontana bombardiere lh conosciuto, m non s come havesse nome, e s che haveva un genero, che andava vestito di baietta, il quale lh visto una volta due in Castello con detto Fontana, che pu esser unanno e mezzo in circa.

Ad alias ait, Sig. s, che h conosciuto Michel Tamborino, et il Fontana sar unanno che non lh visto, n mai ho visto che detti Tamborino, et il Fontana habbino praticato insieme.

Ad aliam ait, quando il Sig. Don Gioanni stava Milano andava alla cavalarizza dove qualche volta io conducevo li cavalli.

Interrogatus dicit, detto Sig. Gioanni samal in Cremona, e stette l un pezzo, poi venne qui per mutar ae[ 293]re, e stette qui anche un pezzo amalato pi de quatro e de cinque mesi, et era curato da un chirurgo, che stava al Sepolcro qual morto, e non s come havesse nome, n viddi mai, che fosse curato da altri.

Ad alias ait, se non minganno nel giorno di S. Pietro ero al sitio di Casale.

Interrogato, dove era allhora il Sig. Don Gioanni.

Respondit io non s se fosse il giorno di S. Pietro, poco prima, poco doppo, m credo, che fosse il giorno di S. Pietro, che detto Sig. Don Gioanni venne alla volta di Milano, e part la notte antecedente al giorno di San Pietro, e ritorn il giorno seguente alla festa di S. Pietro bonissima hora, e venne col Sig. Don Christoforo de Garcilia n io sapevo che dovesse partire, e quanto me fu improvisa la sua partita, perch V. S. s che non vuol dir me quando voglij andare, n quando voglij stare.

Interrogato se vi erano alcuni gentilhuomini milanesi che solessero conversare con detto Sig. Don Gioanni.

Respondit in Castello non vedevo nissuno, et alla cavalarizza pu essere, che parlasse con quelli gentilhuomini, che erano ivi, m io non li facevo fantasia, e quelli che venivano alla cavalarizza erano il Sig. Pietro Antonio Fossano, il Sig. Duca cli Nochiera, e li figliuoli del Sig. Arese, del resto non mi raccordo daltri, e vicino al luogo della cavalarizza vi habitano il Sig. Lodovico Alfiere, il Sig. Conte del Verme, et il Sig. Fossano, qual Fossano era magro, moretto, pi tosto alto che piccolo, smilzo di vitta con un poco di barba nera, e sar stato di trentaquatranni in circa, et habitava sul la piazza del Castello vicino San Giovanni sopra il muro.

Interrogato se conosce un Sig. Carlo Crivello, che stava alla piazza del Castello vicino al Sig. Auditore.

Respondit io non h conosciuto alcuno Crivello, se non il Sig. Tiberio Crivello, et il Sig. Ludovico Crivello, m questo Sig. Carlo non mi raccordo di conoscerlo.

[294] Ad alias ait, non h conosciuto in Castello alcun Don Pietro, ne alcuno, che sij de Saragoza.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 30 in circa.

 

Die 2 mensis Martij.

Franciscus Pasquarellus fil. Hieronimi, alias ex famulis praf. Don Ioannis suo Iuramento

Dicit, Signor s, che h servito tre anni al Signor Don Gioanni, e sar solamente un mese, che servo al Signor Duca dellElmo, et il detto Sig. Don Gioanni lo servivo per stafiere, et in tutto quello, che mi comandava, et quando qui per la Citt andava a cavallo io andavo inanti al cavallo, e quando andava a piedi lo seguivo come fanno gli altri servitori, m io non sono pratico di Milano, e sapr andar solamente al Castello, al Duomo, et in contrada larga, e lh servito dove andava, m non s dir il nome alle contrade, solo come h detto, e mi raccordo, chuna volta and nella contrada della Bagutta.

Ad alias ait, Signor s, che s dove P. T. e vi sono passato anche adesso nel venir da Pavia, e vi sono anche passato del Sig. Don Gioanni mentre andassimo Mortara due tre volte.

Interrogatus dicit, venni col Sig. Don Gioanni, e col Sig. Don Christoforo de Garcilia dal sito di Casale Milano, che vennero per le poste, m non mi raccordo del giorno, s bene, che un giorno circa le 22 hore dimandorono licenza al Sig. Don Fernando de Ghivarra, e poi venessimo Bremo ove si fermorono tanto, che furono preparati li cavalli, et era destate, e faceva caldo, e credo, che per strada non si fermassimo in alcun luogo, et arivassimo Milano circa le sedici hore, e si fermassimo in Milano solamente una notte, e giunti, che fossimo, per esser fiacco se nand dormire, e dorm sino alle 23 hore, e poi andorono spasso per il Castello, poi cen, poi se nand dormire, e il giorno seguente circa mezzo giorno, se ne partirono, e tornorono Casale, et io andai con loro.

[295] Interrogatus dicit , Sig. n, chil Sig. Don Gioanni allhora non and per la Citt, chio sappi, ne manco s che cosa venesse far Milano.

Ad alias ait, Sig. s, che sono stato alla cavalarizza col Signor Don Gioanni alla piazza del Castello in tempo che vi erano delli Cavaglieri, s Spagnuoli, come Milanesi, m non s come shavessero nome, perche li conosco solamente di vista.

Interrogatus dicit , Sig. s, che quando il Signor Don Gioanni era a Milano vi venivano delli Cavaglieri Milanesi visitarlo, m io solamente li conosco di vista.

Ad alias ait, Sig. s, che il Sig. Don Gioanni stato amalato assai tr qui et Cremona almeno cinque sei mesi, m io non s chi lo curasse, perche non li conosco.

Interrogato, se lui testimonio mentre il Sig. Don Gioanni serviva in campagna mai stato Milano.

Respondit, Signor s, molte volte con delle lettere, et anche pigliar danari, dicens, non portavo danari, m la firma del Signor Don Francesco suo padre al Tesoriere, perche conto del suo soldo li sborsasse danari, e le lettere le portavo al Sig. Castellano, e non ad altri, e quando tornavo portavo le lettere del Sig. Castellano al Sig. Don Gioanni, m non mi raccordo quante volte vi sij venuto, et alle volte mi mandava pigliar un vestito, et alle volte del tabacco.

Ad alias ait , io non conosco il Fontana, n Michel Tamborino, n il Vedano, n Don Pietro di Saragoza, e pu essere, che lhabbi veduto, che non li conosco.

S. g. r. annorum 15 in circa.

 

Dicta die.

Franciscus Buffalus quondam Andre pariter ex famulis prf.  Don Ioannis, suo iuramento

Inquit, sono doi anni e mezzo, che servo al Sig. Don Gioanni, e lo servivo anche quando andava per la Citt, ma io non saprei dire il nome delle contrade dove andava, solo quella de spadari, de guantari, e de contrada larga.

[296] Ad alias ait, Porta Ticinese lh sentita nominare, e li passai laltro ieri venendo da Treccate, ma il Signor Don Gioanni non lh mai accompagnato per detta Porta Ticinese.

Ad alias ait, Sig. s, che h servito al Sig. Don Gioanni sotto Casale, et vero, che mentre eramo sotto Casale, il Sig. Don Gioanni venne una volta Milano per le poste, e part come sarebbe hoggi e venne il giorno seguente, cio part alle 22 hore, venne tutta la notte, e stette via quella notte che part, e la notte seguente , e venne con il Sig. Don Christoforo de Garcilia per le poste, perche lui v sempre per le poste per la pi parte; m perche partisse da Casale con tanta fretta io non lo s, e s, che vi venne destate, m non saprei dire n il giorno, n il mese precisi, e ritorn Casale circa le 22 hore.

Ad alias ait, io non h cognition dalcuni gentilhuomini Milanesi, e ne h visto venir alla cavalarizza, m non li conosco.

Interrogato, se h mai sentito nominare un Don Pietro di Saragoza.

Respondit, Signor n.

Interrogato, se si raccordarebbe dhaver veduto uno soldato grande di statura, magro, con poca barba nera, vestito di mischia, color zenzovino.

Respondit, Signor n.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 24 in circa.

 

Die 5 mensis Martij.

Antonius Paliardus ex domesticis prf. Don Ioannis, suo iuramento

Dicit, saranno sei, o sette anni, che servo continuamente al Sig. Don Gioanni.

Ad alias ait, non mi raccordo chil Sig. Don Gioanni habbi mai conversato con Cavalieri Milanesi, se non col Sig. Conte Carlo Borromeo, col Signor Marchese Hercole [297] Gonzaga, e col Sig. Conte Arese, m per il pi con Cavalieri Spagnuoli, n mi raccordo, che n alla cavalarizza, n altrove praticasse con altri Cavalieri Italiani, che con li cadetti, parlando de persone de quali io sappi li nomi.

Interrogato, se h conosciuto il Signor Pietro Antonio Fossano.

Respondit, io non lh conosciuto pu essere, che habbi conversato col Signor Don Gioanni, chio non lo conosco.

Ad alias ait, delli gentilhuomini, che stanno alla piazza del Castello non conosco altri, che il Sig. Auditore Quintana, perche andavo la tuor del vino.

Ad alias ait, h conosciuto Pietro Francesco Fontana, et haveva un genero, che veniva qualche volta in Castello, m non s come habbi nome, s bene, che per sopra nome li dicono il Tegnone, qual dicevano, che gioccava di spada, m io non lh mai visto a gioccare di spada in Castello.

Redargutus dicit, io non h mai visto alcuno venire ad insegnare gioccar di spada al Sig. Don Carlo, come non h n anche visto il Sig. Don Gioanni gioccar di spada con detto Tegnone.

Ad alias ait, io non h mai in Castello sentito nominar alcuno per Don Pietro di Saragoza.

Interrogatus dicit, il Signor Don Gioanni stette amalato qualche undeci mesi, lanno prima che andasse in campagna, e si amal Cremona, ove stette circa doi mesi, poi se ne venne Milano ove stette amalato il resto del tempo, et Cremona lo cur uno, che si chiamava il Strada, et Milano lo curava Matteo Bergamasco, poi il Monte, poi uno che si chiamava il Dottor Palanchino, e lo curavano duna piaga, e si serviva ancora del Barbiere del Castello, che si chiamava Gio. Angiolo, e non daltri, e li medicamenti li tolevano alla speciaria del Ducale, e quel Palanchino portava unacqua liquida, con la quale si nettava la [298] piaga, la qual acqua diceva detto Palanchino, che la faceva lui, e mentre detto sig. Don Gioanni era malato stava in Castello in una sala basso, poi and di sopra nella sua camera.

Ad alias la camera basso grande quadra con due finestre, una che guarda alla piazza, laltra verso il quartiere, cio una verso levante, e laltra verso mezzo d, e per entrar in questa camera sentra prima in uno salone dove prima si tenevano le carrozze, poi in unaltra camera quadra, e poi in quella dove stava il Signor Don Gioanni, e la camera di sopra piccola, quadra con camino, con letto, e padiglione verde di panno di Spagna, h una fenestra, che guarda alla Chiesa, cio alla muraglia dov la porta di detta Chiesa, vi un tavolino con uno scritorio, il qual scritorio lo muta sovente come meglio li pare, con tapezaria di fiandra, con un quadro della Madonna da capo del letto, et h tr uschij uno delli quali v nella camera del Signor Don Francesco, e laltro v nella camera di sua madre, e laltro esce al quarto dove si ricevono le visite.

Ad aliam ait, Signor s, che vero, che annesso alla camera da basso vi uno cam[ar]ino depinto, m non me ne raccordavo, ma in detto camarino non vi teneva altro, che un matarazzo sopra il quale dormiva uno servitore.

Ad alias ait, quando detto Signor Don Gioanni partiva del Castello, per ordinario andava Santa Maria Secreta, poi nella contrada delli armaroli, poi nella contrada de recamatori, poi andava palazzo, et hora nella contrada delli tr R, et hora in contrada larga, e pu essere, che sij stato in altre contrade, chio non lo sij stato dietro perche non andavo sempre con lui, n mai sono stato con lui sopra il corso di P. T. se non con occasione duscire di Milano e venire.

S. g. r. salvo ut supra, non tamen etc. annorum 21 in circa.

[299]

Die 8 Mai.

Don Franciscus De Vargas quondam Aloisij, Gubernator dicti Castri suo iuramento

Dicit, sono tr anni, che servo in questo Castello, e dico, che in questo non h conosciuto alcun Don Pietro de Saragoza in questo Castello, di pi dico, che il quondam Sig. Marchese Spinola scrisse al Sig. Castellano mentre viveva perche si facesse prigione tal huomo, la qual lettera f portata dal Signor Tenente delle lanze della guardia di S. E. e detto Sig. Castellano mi domand, et alla presenza di detto Sig. Tenente mi fece veder detta lettera, e mi command detto Sig. Castellano, che facessi diligenza per trovar tal huomo, e di prenderlo, e cos io ne feci diligenza grandissima, m non trovai mai chin questo Castello vi fusse alcun Don Pietro di Saragoza, anzi mai nessuno mi seppe dar nuova dhaverlo visto, n conosciuto, e questo f lestate prossima passata che faceva gran caldo mentre S. E. era allassedio di Casale, per non mi raccordo n del giorno, n del mese, m nelle scritture del Signor Castellano si potrebbe trovar la lettera la quale avvertarebbe il tempo, et il giorno alla quale mi rimetto.

Interrogato, se h conosciuto nel detto suo tempo un giovine grande, bruno, magro, con un poco di barbetta nera.

Respondit non h mai conosciuto huomo di queste qualit tutte unite insieme.

S. g. r. annorum 50 in circa.

 

Ioannes De Castagneda Cancellarius in dicto Castro suo iuramento

Dicit, dapoi che h lufficio di Cancelliere non h mai havuto in lista alcun Don Pedro, m prima, chio fossi Cancelliere h conosciuto un Don Pedro, che non s di che parentela fosse, m era genero dun gentilhuomo dellartiglieria, e questo f sei anni sono in circa, et era grande, giovine, smilzo, et era in faccia olivastro, et haveva poca barba, che non saprei dire, che fosse pi ne[300]gra, che altrimente, e st ancora in Milano, che non sono n anche vinti giorni, che lh visto, m questo non credo, che non sij mai stato soldato del Castello, et andava vestito hora di seta, hora di panno cavelino.

Ei dictum fuit, che veda se sopra il suo libretto dove tiene scritto li detti soldati di detto Castello vi un Don Pietro di Saragoza.

Respondit, dico di sicuro, che non vi , e se vole, che vadi pigliar il libretto vedr che non vi .

S. g. r. annorum 46 in circa.

 

Successive

Ioannes Sera ex militibus castri suo iuramento

Dicit, io sono di Sardegna, et unanno, che servo in questo Castello.

Ad alias dicit, ve n uno soldato in Castello chiamato Don Pietro Montoro, che venuto solamente doi tr mesi sono, et Spagnuolo, m de Saragoza non conosco nessuno, n mai h sentito nominare Don Pietro di Saragoza.

S. g. r. annorum 25 in circa.

 

Note

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[1] Fazzoletto, pezzuola.

[2] Capannelli, union di gente.

 

Indice Biblioteca

1996 - Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2004