PROCESSUS CRIMINALIS

CONTRA

DON JOANNEM GTANUM DE PADILLA

et ceteros

impinctos de aspersione facta Mediolani

Unguenti pestiferi

anno MDCXXX

 

 

PARS OFFENSIVA

 

 

 

[pagine 219-253]

 

 

 [219]

Die 20 Augusti.

Fuit examinatus Frasciscus de Textoribus dictus il Levo, iam cum Baldassare Litta detentus, et ut supra nominatus, cum iuramento

Inquit, il mio essercitio di ferar cavalli, e di postaria da fieno.

Ad alias ait, fui preso dal Guerino, e non s la causa.

Interrogatus dicit, Baldassar Litta, e Francesco Negroponte erano meco quando fui preso, perche erano stati disnar in compagnia anche con Francesco Crivello allhostaria del Moretto, et h anche inteso dire, che listessa mattina detto Guerino prese anche detti altri, et h anche inteso, che sono poi morti il Crivello, et il Negroponte.

Interrogato, se era solito praticar continuamente con loro.

Respondit Sig. n, perche non havevo molto loro pratica, perche h servito due anni per menescalco nella compagnia del Conte Carlo Taverna, e venni h Milano amalato del mal francese, e linverno passato stetti quasi del continuo in letto, et il giorno seguente alla processione di S. Carlo andai al campo servire al Sig. Marchese di Caravaggio circa 47 giorni, e perche poi mi f scritto, che mio padre, e mia madre erano amalati, che sono poi morti di peste, venni casa, per con licenza in scritto.

Ad alias ait, il Litta habitava nella casa di Gulielmo Commissario contiguo alla mia.

Interrogatus dicit, Sig. n, che io non havevo prattica di detto Commissario: ben vero, che prima, chio andassi alla guerra qualche volta alla mattina bevevamo insieme il vino bianco, m che detti Negroponte, e Litta havessero pratica di detto Commissario io non lo s.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Fuit etiam successive examinatus Baldassar Litta; concordat cum dicto Petro Francisco de Textoribus.

 

Die 30 Augusti.

Examinatus Io. Fernandes De Mazuela fil. alterius Ioannis, miles prf. Don Ioanni; suo iuramento

[220] Inquit, fui tolto alla compagnia, che si trovava in Castagnola del Monferato gi nove giorni erano in circa, m prima dandar Castagnola eramo sotto Casale, dove stassimo doi mesi in circa, et prima dandar sotto Casale stassimo S. Martino qualche sette otto giorni, e prima dandar S. Martino fossimo Rosignano ove stassimo sette otto giorni, e quando andassimo Rosignano venevamo dal Piemonte, e io tutti questi tempi son sempre stato alla mia compagnia da otto giorni in poi, in Frasineti per curarmi della febre.

Ad alias ait, prima dandar nel Piemonte stassimo Cavacorta, forsi quindeci giorni, e se la terra dove si trovavamo era grande, la compagnia allogiava unita, se era piccola ne mandavano chi in qu chi in l, la qual compagnia quando il Capitano si trovava absente la governava il Tenente.

Interrogatus dicit, il Capitano stava quasi sempre alla compagnia, se non quando andava caccia, et in particolare sotto Casale quasi ogni mattina vandava.

Ad alias ait, Sig. s, che il Sig. Don Gioanni haveva servitori con lui, et in particolare uno, che si chiama Geronimo, qual parla hora Italiano, hora Spagnolo, et di statura grande con un poco di barba, rosso, di corpo sottile, e la barba tanto poca, che non s accertare se sij rossa.

Ne h unaltro chiamato Bernardino Cassina, unaltro che si chiama Pasquarello, et unaltro chiamato il Lane,

Ad alias ait, Signor n, che non conosco Don Pietro de Saragozza, n conosco alcuno che sij di Saragozza.

Interrogato, se fr soldati, serventi di detto Signor Don Gioanni ve n uno di statura grande, magro, di poca barba, nera.

Respondit, quel Geronimo, che h nominato per servitore grande, n magro, grasso, con poca barba, e gi h detto, che non s se sij castana, rossa.

[221] Et fuit reconsignatus, deinde ex ordine Senatus dimissus, cum prcepto etiam sub poena corporali de se consignando toties quoties etc.

 

Die ultimo Augusti.

Cum iam esset etiam detentus Petrus Corona dictus il Vacazza ut supra nominatus, fuit examinatus, et suo iuramento

Dicit, io sono stato tolto prigione, e non s la causa.

Ad alias ait, conosco il Baruello, il Bertone suo cognato, e Gerolamo Foresaro, m non sono mai stato mangiar con loro allhostaria della Stella, ne s, che per Milano songesse.

Super quibus redargutus, et tortus, in negativa perstitit, et nihil emersit, et propria omittitur eius examen brevitatis causa cum nihil in substantia deponunt. Decessit exinde in carceribus.

 

Die 18 Septembris,

Constat ex relatione facta, Csarem Pezanum, ac Hieronymum appellatum il cuoco caupones decessisse etc.

 

Et sic eadem die ex officio.

Assumpta Foelix Crippa quon. Hieronymi P. S. Sixti Mediolani, et examinata cum iuramento

Inquit [1] Gerolamo Crippa detto il Cuoco era mio padregno, et morto un mese f circa e faceva bettolino S. Sisto.

[222] Ad alias ait, doppo morto lui sono morti ancora tutti quelli, che haveva in casa, salvo noi altre donne, cio io e Gerolama sua moglie.

Interrog. dicit, Sig. s, che vedevamo quelli, che venivano detto Bettolino.

Et ei ideo ostenso detto Carlo Vedano dixit, io non lh mai visto venire detto Bettolino, e pu essere, che vi sij stato, che non li habbiamo fatto fantasia, perche stavamo retirate in cucina.

S. g. r. annorum 32.

Successive

Examinata Hieronima De Salvaticis m. quon. dicti Hieronymi Cripp appellati il Cuoco, cum iuramento convenit cum dicta Foelice proxima teste ut supra examinata, etiam respectu recognitionis dicti Vedani.

S. g. r. annorurn 60 in circa.

 

Dicta etiam die

Coram me examin. Franciscus Grionus dictus il Saracca suo iuramento

Dicit, io faccio mercanzia da Cavalli, e ne tengo da vittura, nel qual esercicio mi sono anche servito di uno che si chiama Francesco Briosco Masnore doi anni sono, m morto circa tr mesi sono.

Ad alias ait, detto Masn teneva amicitia delli suoi vicini, et f glaltri del Sig. Aluiggi Fontana, Carlo Boffino, e del Gabbotto.

Ad alias ait, conosco anche Pietro Francesco Fontana mastro da muro, e bombardiero del Castello di Milano, quale di casa habita dietro al teraggio di P. T. m io non praticavo con lui pi che tanto.

Interrogatus dicit, h una figliuola detto Fontana maritata in uno Scrimadore chiamato il Tegnone, al quale non s dir il nome, perche non havevo sua conoscenza, n volevamo sua pratica, perche era sgaridone, e troppo fastidioso.

[223] Ad alias inquit, Signor s, che h conosciuto Gio. Giacomo Mora, perche lui mi dava casa ad affitto, e conosco anche Michel Tamborino e lo vedevo praticare con detto Masnore, m di che cosa trattassero non lo s.

Interrogatus dicit, io non havevo pratica con altri, che con Milanesi.

Ad alias ait, Signor n, che io non h mai havuto danari da detto Mora, anzi erano sempre sotto garbuglio.

Ad alias dicit, h conosciuto il Vacazza, et anche Gerolamo Foresaro, e Gio. Steffano Baruello, e vedevo, che praticavano insieme, m che loro praticassero col Fontana, col Tamborino, e col Tegnone, io non lo s.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Sed eadem die iterum examinatus, cum iuramento

Inquit, dicono, che detto Barbiero, et il Commissario li hanno fatti morire, perche ongevano.

Ad alias ait, tutti li giorni di Sabbato andavo al mercato, e per sempre passavo per la piazza del Castello, e con quelloccasione andavo a tuor la perdonanza alla Madonna, ma non h mai conosciuto alcun Soldato di quel Castello, se non un certo piccolo chiamato Giacomo, che andava pescare.

Interrogato, se h inteso da dove siano venuti questi onti.

Respondit, Signor n, h ben inteso, che detto Barbiero li faceva lui detti onti, e che li ne hanno trovatin casa una caldara, et h sentito dire da tutti, che faceva ongere per la Citt, e che questi onti li faceva con delle bisse, delli zatti, et una creatura, et anche h sentito dire, che ongeva anche il Commissario.

H anche sentito dire, che per questa causa hanno fatto morire il Foresaro, et altri, et h anche sentito dire l in prigione dal Sig. Oratio Sacco, che per questo ancora era stato trattenuto il figliolo del Signor Castellano, perche facesse ongere, e questo del Signor Castellano lh sentito [224] dire publicamente dal popolo prima chio fossi fatto pregione, et anche h sentito dire, che era fugito, e che lhavevano poi preso, e vi era anche della gente, che diceva, che non era vero, m il Sig. Horatio Secco disse de s, et erano pregioni anche doi Soldati di detto Signor Don Gioanni, e che detto Sig. Don Gioanni, facesse ongere lo sentei dice de doi Sabbati prima chio fossi pregione da gentilhuomini, e da Mercanti l sopra il Mercato per contro lhostaria di S. Giorgio, m non s li nomi loro.

Interrogato, se sent dir altro.

Respondit, sentivo, che il popolo diceva, che era detto Don Gioanni, che faceva ongere, e lo dicevano per tutto Milano; particolarmente in Domo mentre sentivo Messa, e per tutto Milano, in P. T. et in molti altri luoghi, e dicevano, che era fuggito per questo, sed neminem nominare scit, a quo id audierit.

Dettoli, che non credibile, che habbi sentito dire, chil figliuolo del Sig. Castellano fosse fugito, perche notorio, che era andato al servitio di S. Maest.

Respondit, io h detto quello che s.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Tandem sub die 24 decembris fuit hic Grionus iterum examinatus, et cum juramento

Dicit, dico, che h conosciuto Gio. Giacomo Mora, e Guglielmo Piazza, m non h havuto sua pratica, n di loro h mai havuto cosa alcuna, massime danari et onto, ne si trovar mai tal cosa, et in questo son huomo da bene, e Dio ne sii testimonio.

Monitum ad dicendum veritatem, perche dal processo consta, come lui constituto, dalla Quadragesima prossima passata sino al tempo della sua detentione, h pi volte ad estintione del popolo sparso per la presente Citt sopra muri, e porte delle case di essa di quello pestifero onto fabricato per far morire il genere humano, come in effetto [225] per esser stato sparso da lui, e da altri come sopra, sono morti migliaia de persone, e consta ancora come lui constituto per haver sparso tal onto h pi volte in detto tempo ricevuto danari da Gio. Giacomo Mora, s che si fa reo, che contra la forma della legge Divina, et humana habbi comesso quanto si contiene in questa presente monitione.

Respondit, sono tutte falsit, non si trovar mai chio habbi fatto unindignit simile.

Et habita ab eo protestatione de habendo testes pro repetitis, et confrontatis, fuit reconsignatum cum monitione generale, mox fideiussori, de se consignando toties quoties etc. relaxatus.

 

Die 20 Septembris.

Ex offitio Vocatus Bartolomeus de S. Petro quondam Antonij P. S. Babil, et examinatus suo iuramento

Dicit, conosco Carlo Vedano con occasione che essendo io anziano del Portello del Castello successe, che tra detto Carlo Vedano Scrimatore, et unaltro che faceva listesso essercicio il quale non s se fosse Gio. Paolo Boffa in la lume, o unaltro, si venne contesa, e furono in Castello tirar di spada, e far un certo colpo, e f fatta scommessa fr di loro, et alla presenza del Sig. Castellano, e del Sig. Don Gioanni suo figliolo vennero alle mani, et il detto Vedano f vincitore, per il che entr in molta gratia al Signor Castellano, et al Signor Don Gioanni, in modo che conversava in Castello con quella famigliarit, che V. S. conversa in casa sua, e si vedeva frequentemente con il detto Signor Don Gioanni alla Cavalerizza, e per la piazza passeggiando, e questo fatto f notorio in Milano, e facilmente sar stato inteso da V. S. et segu questo, tre, quattro anni sono, e se non minganno di Giugno, di Luglio, e lo s perche lo sentei dire da tutti, e particolarmente da Soldati del Castello, per si potrebbero essaminare Antonio Landriano, et Antonio Mariano allhora Antiani detto Portello.

[226] Interrogato, come s, che per quel fatto detto Vedano entrasse in tanta gratia del Sig. Castellano, se del Signor Don Gioanni.

Respondit, perche si diceva publicamente, e perche spesse volte lo vedevo andar in Castello, e praticare, e passeggiare con detto Sig. Don Gioanni sopra la piazza del Castello, et anche per la Citt cavallo, che andavano tutti doi cavallo di paro.

Interrogatus, de prcisis temporibus, ac locis.

Respondit, luogo f la piazza del Castello dove lh veduto spasseggiare molte volte al luogo della Cavalerizza, che si f per mira alla casa del Sig. Presidente Arese, nella contrada delli tr Re, e sopra la piazza del Duomo: il tempo f lultimo anno del mio uffitio dAnciano, che f lanno 1627 e destate de detti mesi di Giugno e di Luglio, e gli atti di famigliarit erano conversar insieme, passegiar insieme, e cavalcar insieme; intesi anche che detto Carlo insegnava giocar di scrima al detto Sig. Don Gioanni, ma questo non lh veduto.

Interrogatus dicit, circa questa conversatione io non saprei nominar altri, se non quelli due Anziani, m questa conversatione era cos frequente, che se V. S. essamisse tutti quelli che stanno l al Castello, io credo, che tutti lo direbbero, perche non pu essere, che non habbino visto, ma pi de tutti li Soldati del Castello.

S. g. r. annorum 42 in circa,

 

Die 21 Septembris.

Ex officio examinatus Paulus Hieronymus Castoldus quondam Iosephi P. S. Laurentij Maioris cum iuramento

Dicit, saranno circa dieci anni, che conosco Carlo Vedano detto Tegnone, et stato un pezzo dietro il teraggio di P. T. m adesso non sia dove stij.

Ad alias ait, Scrimatore detto Tegnone, et h per moglie una figliuola di Pietro Francesco Fontana Bombar[227]diere del Castello, et deve havere non s che poco nella terra dOssona, per tutti dicono, che povero.

Ad alias inquit, io non lh mai visto lavorare, et ognuno lo fugge, perche e precipitoso, e mi pare dhaver inteso, che sij stato processato per ladro, s anche, che detto Fontana suo suocero lh fatto metter prigione due, tr volte per haver maltrattato non solamente la moglie, m anche la moglie di detto Fontana; et anche h sentito dire, che h detto Tegnone battuto il Padre, e la Madre, e V. S. esamini il Giusto Procuratore, et il Sargente Cittadino, che facilmente sapranno dire qualche cosa per esser stati vicini.

Interrogatus dicit, pochi volevano tener compagnia di detto Tegnone per le ragioni, che h detto, per da tre mesi in qu lh visto andar in volta di notte con Gerolamo Foresaro, e con Gioanni Steffano Baruello, ad unhora et mezhora di sera, e lh visto tr, quattro volte, e parecchie volte ancora lh visto nella bottegha de detto Foresaro in P. T. anche col figliuolo del proprio Foresaro, e praticavano tutti spesse volte nellhostaria delli sei ladri.

S. g. r. annorum 41 in circa.

 

Die 22 eiusdem.

Examinatus Paulus Hieronymus Cittadinus quondam Bartholomei eiusdem Parochi testis nominatus, cum iuramento

Dicit, saranno circa sei anni che conosco Carlo Vedano detto il Tegnone, perche quando haveva padre, e madre habitava vicino me, m sono circa tr anni, che sono morti, cio il Padre, m la Madre solamente unanno, e prima che tolesse moglie stava insieme con sua Madre.

Ad alias ait, tolse per moglie, quattro anni sono in circa, una figliuola del Fontana bombardiere del Castello hora morto, m se non moriva, credo che si sarebbero ammazzati, perche detto Tegnone trattava male la moglie, [228] che non li portava mai casa da mangiare, anzi li dava delle botte, il che s, perche me lo diceva il Fontana, e tutti li vicini, anzi dalle due alle tr li vedevo Messer e Genero in piazza con le spade nude far custione per la ragione che h detto.

Et anche dalle due alle tre volte, era detto Tegnone adosso suo Padre, et sua Madre darli delle botte, il che s, perche mi stavano tanto vicini, che sentivo quando li dava, oltra di che sempre saltavano fuori in strada or luno, hor laltro gridare, dicendo, Ahi traditore, piangendo, e dicevano, che suo figliuolo li dava delle botte, perche poi, io non lo s.

Interrogatus dicit, sempre mi stato vicino da sei anni in qu, salvo un anno, che stato vicino S. Ambrosio, e credo fosse adesso doi anni.

Ad alias ait, questo Tegnone possede certa poca cosa Ossona, per non credo, che habbi cento lire dentrada lanno per quanto lui medemo dice.

Ad alias ait, faceva il Scrimadore, m sono almeno doi anni, che non f niente, e per non s come facci vivere, Dicens, h doi figliuoli, et h venduto la colana, e le strazze di sua moglie, che saranno state di valore di ducento, trecento lire, et adesso intendo dire, che detto Tegnone prigione, per haver onto, per quanto ognuno dice.

Interrogatus dicit, credo, che detto Tegnone sij tenuto in poco bon conto, e l intorno alla nostra vicinanza niuno lo poteva vedere per li suoi mali termini, et se V. S. vol sapere tutta la sua progenie mandi dimandare Ambrosio Brusotto, come quello, che h habitato nella sua stanza.

Interrogatus dicit, lh visto detto Tegnone praticare delle volte con Gio. Steffano Baruello, e s, che h buttato via circa quattro milla lire per tanti stabili, che h venduto.

S. g. r. annorum 47 in circa.

[229]

Dicta etiam die.

Causidicus Franciscus Hieronymus Iustus, ut supra nominatus, cum iuramento

Dicit, lo conosco Carlo Vedano detto Tegnone per uno forfante, et uno malvivente, perche tutto il di lo vedo allhostaria e si dice, che d alla moglie pi bastonate, che pane, e che rissoso, e tutti lo raccontano per cosa notoria, come anche li vicini lo diranno.

Interrogatus dicit, come si sij deportato con suo Padre, e sua Madre io non lo s, s bene, che si dice, che h certo poco nella terra dOssona, e che da tutti in generale tenuto in poco bon conto, e di rissoso, e faceva una scuola di scrima, m per quello, che s un pezzo, che non la fa pi, et adesso intendo, che prigione imputato dhaver onto per la Citt, e questo lh inteso da quattro cinque giorni in qu; havevo anche sentito dire da quattro, cinque giorni indietro, che il Fontana suo suocero, e Michel Tamborino hora morti ongevano.

S. g. r. annorum 46 in circa.

 

Dicta etiam die.

Examinatus Ambrosius Bimius dictus il Brusotto P. S. Laurentij Maioris, ut supra nominatus, cum iuramento

Inquit, conosco Carlo Vedano detto il Tegnone, perche siamo stati tutti in una stanza posta dietro il teraggio di P. T. tre anni.

Interrogato, in che conto tenuto detto Vedano.

Respondit, basta dire, che habbi battuto, et ingiuriato pi volte il padre, e la madre, come loro proprij lo dicevano, e me lhanno detto pi volte, e sempre si lamentavano, che li trattasse male, m per io non h visto darli, per nella vicinanza tenuto in conto de ladro, e che di compagnia duno, che si chiama il Frangiore, che stato ammazzato, andasse rubbare.

Interrogatus dicit, detto Vedano fa il gentilhuomo, haveva assai il modo quando si fosse governato con il timore [230] de Dio, m h buttato via ogni cosa, et adesso non s che cosa habbi; del resto s, che faceva scuola di Scrima, m credo, che siano pi di sei mesi, che non vattende.

S. g. r. salvo, quod semel habuit rixam cum dicto Vedano, pro qua tamen secuta fuit inter ipsos reconciliatio non tamen etc. annnorum 46 in circa.

 

Die 23 eiusdem.

Ex offitio vocatus, et examinatus Ambrosius Giramus quondam Iosephi, P. S. Petri in Caminadella Mediolani, qui cum iuramento

Dicit, conosco Carlo Vedano, perche h habitato un anno nella vicinanza dove io habito, e se non minganno f lanno 1628.

Ad alias ait, teneva detto Vedano scuola di scrima S. Giorgio in Palazzo dove io sono stato due, tre volte, m credo, che non guadagnasse cosa alcuna, et io pi tosto la teneva per una spelonca, che per scuola, voglio dire, che mi pareva una cosa di niuno guadagno.

Interrogato, in che conto era tenuto detto Carlo in detta vicinanza.

Respondit era tanto bestiale, chognuno lo fuggiva, et era tenuto in mal conto, non perche sentessi dire, che fosse ladro, assassino, m perche andava di compagnia di gente, che non facevano altra professione, che di far stare, hor questo, hor quello, e qualche volta io sono stato con lui, che minguravo di non esserli di compagnia, voglio dire, che faceva professione di mangiar adosso questo, et quello, e di farsi prestar danari, e non restituirli.

Ad alias ait, Gio. Steffano Baruello lo conosco solamente per nomina, m della vita di costui V. S. ne dimandi conto alli hosti de sei ladri, perche era sempre l.

S. g. r. salvo quod et ipse habuit rixam cum dicto Vedano, pro qua tamen secuta fuit reconciliatio, non tamen etc. annorurn 38 in circa.

[231]

Die 26 Septembris.

Ex offitio pariter vocatus, et examinatus Camillus Platus quondam Iulj Csaris P. S. Tecl Mediolani suo iuramento

Ait, conosco Carlo Vedano un pezzo fa, m non h sua pratica.

Interrogato se s, che detto Vedano havesse apoggio di alcun Cavagliere.

Respondit non s, che avesse apoggio de Cavaglieri se non del Signor Don Gioanni figliolo del Signor Castellano di Milano.

Interrogato come s questo.

Respondit perche andava ad insegnare gioccar di scrima alli figlioli di detto Sig. Castellano, come h sentito dire particolarmente da unaltro Scrimatore, quale non s come habbi nome, m intendo che gioc una volta di spada con detto Tegnone.

Interrogatus dicit, io non h mai visto detto Tegnone col detto Sig. Don Gioanni, se non una volta sette mesi sono in circa, che non mi raccordo io del mese preciso, mi raccordo bene, che lo vidi sopra il corso di P. R. che anelavano verso il portone piedi, e detto Tegnone andava quasi a pari al Sig. Don Gioanni et altri li andavano dietro che bisogna fossero servitori, e li viddi quasi vicino al Monastero Lentaso, mentre io se non minganno andassi alla posta.

S. g. r. annorum 29 in circa.

 

Examinatusque Franciscus Massalia quondam Io. Iacobi P. S. Laurentii Majoris cum iuramento

Inquit, li miei amici sono Paolo Gerolamo, et Ambrosio fratelli Cittadini, et il mio essercitio di mastro da muro, del qual mestiero h lavorato con Battista Castellazzo mio Zio, e con Pietro Francesco Fontana hora morto, che per segno mi h portato via circa quaranta lire.

[232] Ad alias ait, lavorai con detto Fontana dun mese, et mezzo in circa avanti Pasqua di Resuretione.

Ad alias ait, io non havevo alcuna pratica con detto Fontana, ne mai sono statto in casa sua, s bene, che haveva un genero, il quale mi fece cacciar mano una volta, perche mi disse buffone, e si chiama Carlo Tegnone, et habita in casa di detto Fontana.

Ad alias ait, il Fontana morto, e detto Tegnone prigione per quello si dice imputato di questi onti, m che habbi onto io non lo s.

Interrogato, se lh sentito dir prima che fosse prigione doppo.

Respondit, lh sentito dir doppo.

Qui facto etc.

Et in alio examine pariter cum iuramento

Dicit, detto Fontana era huomo ruido, che non si voleva lasciar pigliar del suo, anci pi tosto voleva di quello daltri, et era tenuto in conto dhuomo darme, e di Scrimatore, et era disgustoso, e pero ognuno schivava di trattar con lui, perche era anche lunatico, e di cervello stravagante, et era anche Bombardiere del Castello.

Interrogato, se con occasione desser Bombardiere del Castello, h mai visto trattar con lui alcun Soldato, persona del Castello.

Respondit, h visto praticar con lui un Gio. Battista Marchetto, et uno Spagnuolo piccolo vestito di baretino, giovine, quale veniva cercarlo dove lavorava, particolarmente venne una volta al Carobio, et unaltra a S. Simone, che cosa poi li dicesse non lo s, perche lo tirava in parte, e li parlava.

Interrogatus dicit, Signor s, che vedevo il detto Fontana praticare con Michel Tamborino, e sentivo dire, che detto Tamborino non haveva niente, se non certe poche robbe, che haveva un suo fratello, le quali le consum presto, e che non lavorava, e viveva lui, e la moglie, et [233] un figliuolo, e spesso lo vedevo star sul Carobio, et era armigero, e per finirla era pi in conto de ladro, che altrimente.

Ad alias ait, saranno tr anni e mezzo, che conosco detto Tegnone, e faceva scola di Scrima, ma la fece poco, ne mai h saputo, che habbi fatto altro, per diceva, che haveva una possessione a Ossona, e faceva professione, che fosse gran cosa, m io non h mai visto, che da detta possessione li sij statta condotta alcuna cosa.

Interrogatus dicit, detto Tegnone tenuto in mal conto.

Interrogato, che dica in che malconto tenuto.

Respondit, quando uno non lavora, e non ne h V. S. pu fare la consequenza.

Ad alias ait, la peste in P. T. cominci alla Quadragesima, ma duno mese in circa crebbe in maniera, che non si vedevano altro, che carri de morti e de infermi, e si teneva, che facesse maggior danno lonto, che la peste, e si diceva in P. T. che ongevano il Barbiere, il Commissario, il Foresaro, il Baruello, e de quali non occorre dubitare, perche per questa causa sono stati condannati morte.

Interrogato, se s, che questi tali havessero compagni in materia donto.

Respondit, h sentito dire anche del Vacazza, e del Tegnone, doppo che prigione, cio, che ongesse, e nellatto, che lo menavano pregione tutto il popolo gridava, che era per lonto.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Examinatus quoque Carolus De Bigattis appellatus il Tentorino quondam Francisci P. S. Stephani in Prato, suo iuramento

Inquit, sono Tamborino del Castello, e siamo tr, io, uno che st sempre in Castello chiamato Gabriele, et uno che morto, che si chiamava Michel Tamborino, e morse di contagione, che saranno quattro, cinque mesi.

[234] Ad alias ait, doppo, che il Sig. Castellano fece chiudere la porta del Castello verso la Citt, detto Tamborino non venne mai pi, ma prima vi soleva venire per far la sua guardia, se bene alle volte dava ordine me, che la facessi per lui.

Interrogatus dicit, saranno qualche sei mesi, ch il Sig. Castellano fece chiudere detta porta.

Interrogatus dicit, io non havevo pratica di Michel Tamborino, per io me lo credevo huomo da bene, come ordinariamente si sogliono tenere glhuomini, che non si conoscono.

Ad alias ait, detto Tamborino in Castello non conversava con alcuno.

Interrogatus dicit, h conosciuto il Fontana Bombardiere, ma non s come havesse nome, et morto, n mai lh visto praticare con detto Tamborino.

Ad alias inquit, Signor s, che s, che detto Fontana haveva un genero, che gioccava di spada, m non s il suo nome, s bene, che li dicevano il Tegnone, e lh visto alcune volte venir in Castello con detto Fontana, che cosa poi venesse far in Castello io non lo s.

Interrogatus dicit, Signor s, che s, che doi Schermitori gioccorono in Castello, uno de quali stava nella contrada delli Armaroli, m laltro non lo conosco, e viddi, che tutti doi erano giovini, e vi furono presenti questo il Sig. Castellano con li suoi figliuoli, il Sig. Don Gioanni, et il Sig. Don Carlo, e credo fosse destate doi anni sono, del resto non h mai visto, che altra volta si sij gioccato di spada in Castello, s bene, che allhora gioccorono sotto un portico vicino alla Chiesa, vicino alle stanze del Signor Castellano.

Ad alias ait, io non h mai sentito, n conosciuto in Castello alcun Soldato, che si chiami Don Pietro.

Dettoli, che in processo si legge, che vi era un Soldato nominato Don Pietro, huomo di statura pi tosto [335] grande, che commune, moretto di faccia, magro, con poca barbetta nera, e sottile di vita, e per cerca di redursi memoria se h conosciuto questo tale, il quale si nominava Don Pedro di Saragoza.

Respondit io non posso accertare dhaver visto un Don Pietro de Saragoza, e che sij della qualit, che V. S. mi dipinge; pu essere, che vi sii, e chio non lo sappi.

Ad alias ait, il Sig. Don Gioanni andava inanti, et indietro per il Castello, m che praticasse con li Soldati non li facevo a mente, ne mai h osservato, che parlasse con Michel Tamborino, n mai mi raccordo daverlo visto parlare con detto Fontana, n con detto Tegnone.

Interrogatus dicit, Signor s, che quando si chiuse il ponte del Castello il Sig. Don Gioanni era gi via, e doppo levato il ponte non lh mai pi visto in Castello; sentei bene dire, che vi venne una volta, m che torn via di Longo, e pu esser molto e poco doppo, che fu levato che non lh a memoria, e lo sentei dire quel proprio giorno, che venne, e dissero, che era venuto del mezzo giorno.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Die 5 Dicembris.

Se sponte prsentavit in carceribus Franciscus Ugatius, qui statim fuit examinatus cum iuramento, omissis aliquibus interrogationibus et responsionibus, qu non faciunt ad rem,

Dicit, V. S. sappi, che dal Natale fino alli 24 Giugno mai fui Milano.

Ad alias, io non conosco, n alcun Barbiere, n il Commissario Piazza, et il Baruello lho conosciuto per vista, m non sono mai stato in casa sua, n s dove habiti, n mai h trattato con lui, et h anche conosciuto di vista Gerolamo Foresaro, m ne anche sono mai stato in casa sua.

Et cum in reliquis nec se, nec alios gravaverit omittuntur, et fuit reconsignatus, posteri fideiussori di[236]missus, et inde ad aliquos menses vitam cum morte commutavit [2].

 

1630: die 22 septembris.

Antonia Costa uxor Io. Petri Porad Burgi Mazent querelavit

Carolum Vedanum appellatum il Tegnone,

Che il giorno di S. Rocco passato, essendo detta Antonia al vespero in detta Chiesa di S. Rocco di Mazenta si trov in dietro un giovine di statura ordinaria danni 25 circa, con uno coletto, et un para di maniche di color cangiante tirante al rosso, che la soffocava, onde f forzato dirli, che di gracia non la soffocasse tanto, et esso rispose, che non dovesse dubitare; finito il vespero detta esponente and a casa, ed andata nella sua bottegha ivi venne uno da Ossona detto il Bordone, che f postaria, per comprar oglio come lo compr, e fr poco venne ancora nella medema bottegha quel giovine, che oggi ho poi sentito nominare per Carlo Vedano, detto Tegnone, se pure quello, chio di scentia non lo s, m lo sapr detto Bordone, et io esponente mi raccordo, che al Castello di S. Rocco detto Bordone disse detto giovine, Dammi un poco quel lavore: et esso giovine li diede uno ducatone, e disse: Adopra questo, e lascia star glaltri. Hora gionto nella botegha, e pesato loglio, detto Bordone mi diede uno ducatone, che lo pigli mio figliuolo Cristoforo hora morto di sospetto di contagio, e pagato loglio, quel giovine chin Chiesa mi soffocava venne nella mia bottega poco doppo il detto Bor[217]done disse: Lasciatemi un poco vedere questOglio, e diede duna mano sopra un braccio detto Cristoforo, e poi alla putta mezana per nome Madalena, la quale voleva governare certo sapone, che era sopra il banco, e disse: Lasciate un poco star ivi detto sapone, e alla putta chiamata Francesca, che era venuta ivi in bottegha disse: O che putta grande; e nel medemo tempo la freg un poco per di dietro, e vedendo questo, e il soffogamento, che gi mi haveva fatto in Chiesa, e partiti essi di bottegha dissi detto Christoforo, che di gracia dovesse mettere quel ducatone nellaceto, chio havevo un grande stremizio, e dubitavo assai. La sera dellistesso giorno di S. Rocco, detto Cristoforo e detta Maddalena samalorono, et il Luned Francesca ancora lei si mise amalata, e cos tutti tre fr sei giorni morirono, e visitati f giudicato esser morti di contagio, e noi altri fossemo serrati in casa.

Dico, che il nome di quel giovine di certo non lo s, ne lh sentito nominare se non hoggi, dico bene se lo vedr, che lo conoscer, m come h detto di sopra detto Bordone ne potr dar sicura informatione.

 

Die 17 Octobris.

Examinata prf. exponens cum iuramento

Dicit, circa al procedere per giusticia sopra detta querela, io non sono patrona, lascio fare mio marito, e perche in detta querela h nominato un tal Bordone, in questo h fallato, perche mi sono informata doppo, e trovo, che unaltro, che faceva il Postaro in detta terra, il cui nome non lh potuto intendere, perche mi dicono che il Bordone un huomo vecchio, e questo giovine de vinticinque anni.

Interrogata, se in effetto detto Carlo Vedano tocc li suoi figliuoli, e la figliuola nel modo, che h raccontato.

Respondit, Sig. s, che li tocc, e fece gli atti, che dissi nella mia esposizione, che mi havete letto, per V. S. averti, che non s di sicuro, che quel tale si chiami Carlo [238] Vedano, sia Tegnone, m solamente lo s per il detto de diverse persone; dico bene, che un giovine di 22 23 anni in circa, squasi sbarbato, di statura pi grande che piccola, vestito di coletto con maniche di grogorano cangiante tirante al rosso, e di faccia era grasso, rosso, e mangiato delle varole.

Interrogato, se vide detto tale senza capello in testa.

Respondit in casa mia tenne il capello in testa, m in Chiesa lo tenne in mano, per non li feci fantasia, n mi raccordo haverlo mai visto altra volta, salvo che doi giorni, tre dopo la festa di S. Rocco pass avanti la detta mia bottega detto giovine, che h descritto, et essendo ivi il Sig. Filippo Boisio, il quale gi era informato di quanto era passato per haverglielo io raccontato, e li dissi: Oh Sig. Filippo quello quel giovine, che f casa mia il giorno di S. Rocco; et il Sig. Filippo lo guard, ma non disse, chi si fosse; per io vedendolo lo conoscerei, e quello che era di compagnia di questo, che h descritto, era giovine bassotto, vestito di mezza lana tirante al tanete, morotto di faccia, con poca barba, e questo ancora vedendolo lo conoscer.

Interrogatus dicit, s che h miei figliuoli morsero di peste, perche il medico lo disse.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 25 in circa.

 

Dicta die.

Io. Petrus Porrada maritus dict Antoni, suo iuramento

Dixit, il medico dice, che li miei figliuoli sono morti di peste, e tutto il mondo dice, che sono stati onti; la causa , che morsero presto in sei, sette giorni.

Et ei letta expositions eius uxoris

Dixit; tutto questo lo s, perche mia moglie me lo raccont.

Interrogatus, se conosce Carlo Vedano dotto il Tegnone.

Respondit, Signor n.

[239] Et noluit querelare etc.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 47 in circa.

 

Dicta etiam die.

Philippus Boisius testis nominatus, cum iuramento.

Dicit, conosco Carlo Vedano detto Tegnone doi anni sono, m non lh visto dapoi, che fece un fracasso qui in Mazenta, cio diede dun coltello sopra la faccia al Moretto da Barco, il che f tr mesi sono in circa, per il che f fatto pregione.

Ad alias inquit, Signor n, che il giorno di S. Rocco non viddi qui in Mazenta detto Vedano, et vero che la moglie del Porrada minsegn uno, m non lo conobbi, perche non lo viddi in faccia, e lavrei anche conosciuto, se fosse stato Carlo Vedano; in che conto poi sij tenuto detto Vedano non lo s, m quel suo mostacchio non mi piaceva, e per questo non lo praticavo.

S. g. r. annorum 52 in circa.

 

Die 17 Octobris.

Dominicus Turatus loci Mazent ex officio examinatus, cum iuramento

Inquit, Signor s, che in questa terra stato onto il coperto della Comunit, e la bottega del Sig. Marco Dardanone, come io h visto; e tutto il mondo dice, che stato uno da Ossona chiamato Carlo Vedano detto il Tegnone, e Gerolamo S. Agostino con li suoi nepoti.

Interrogatus dicit, detto Vedano lo viddi qui in Mazenta il giorno di S. Rocco prossimo passato, e dallhora in qu non lh pi visto, e lo viddi sotto il portico di M. Gio. Andrea Monti, e si dice publicamente, che quel giorno detto Vedano stette casa di Gio. Pietro Porrada, e che li ong tre figliuoli, un maschio, e due femine, li quali in effetto morsero fr tr, quattro giorni, e pubblicamente si dice por la terra, che era stato detto Vedano, che li haveva honti, il che si cominci dire quasi [240] subito doppo la morte de detti figliuoli, cio si diceva, che and alla bottega di detto Porrada, e che mostrando di comprar robba li tocc, et ong, et anche doppo che detto Vedano prigione h sentito dire, che anche nella terra dOssona era tenuto in conto dontore.

Interrogato, se da detto onto in qu in questa terra di Magenta sono morte persone assai di peste, di onto.

Respondit, per quanto si dice tr di peste, e di onto saranno morte almeno cento persone.

S. g. r. annorum 30 in circa.

 

Dicta die.

Franciscus De Medicis dicti loci Mazent testis ex officio vocatus, cum iuramento

Dicit, Signor s, che io h pratica nella terra dOssona, e conosco Carlo Vedano detto il Tegnone, il quale tenuto in conto di vagabondo, e che onza con quelli onti pestiferi, il che h sentito dire da tutti generalmente, tanto in Mazenta, come in Ossona, perche si in un luogo, come nellaltro stato onto pi volte, come io qui in Mazenta, h visto onto nella contrada di S. Novo.

S. g. r. annorum 32 in circa.

 

Dicta die.

Andreas De Monte loci Mazent testis nominatus cum iuramento

Ait, un pezzo, che conosco Carlo Vedano, perche parente di mia moglie.

Ad alias ait, Signor n, che detto Vedano non stette qui in Magenta il giorno di S. Rocco, perche non lo viddi, n lh sentito dire, che vi stasse.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 31 in circa.

 

Die 18 eiusdem

Antonius Leva ex Syndicis loci Osson testis ex officio vocatus, cum iuramento

[241] Inquit, lo conosco Carlo Vedano, et in Ossona tutti lo tengono per un vagabondo, perche non attendeva ad alcuno essercicio e pur vive, et povero, perche non h altro, che vintidue pertiche di terra, le quali vanno zerbide tr anni sono, perche niuno vol trattar con lui, perche uno, che infama tutto il mondo, e vol dar tutti, e come facci vivere, non lo s dir V. S. per saranno pi de quattro mesi, che st fuori in Ossona, nel qual tempo h venduto un poco de brugne, et h affittato via una colombara, che in tutto haver toccato otto scudi, del resto io non so come facci a mantenersi, e pure sempre gioca, e sempre h danari, e per finirla tutti lo tengono in conto duno forfante, e stavano tutti tanto li poveri quanto li ricchi con grande timore, che costui havesse portato qualche onto nella terra, e che sij il vero quando f fatto pregione ognuno faceva allegrezza, e se fosse bisognato tutto il Comune sarebbe venuto ad accompagnarlo Milano; per vero che non si siamo mai accorti, chin Ossona habbi onto; ben vero, che si dice publicamente per tutto, che il giorno di S. Rocco stette qui a Mazenta, e che onse li figlioli del Porrada.

Ad alias ait, Signor s, che detto Vedano il giorno di S. Rocco stette qui Mazenta, come io viddi quando vi venne, che per segno minvit venir li, ma non vi volsi venire, se havesse poi altri di compagnia non li feci fantasia.

Interrogatus dicit, in Ossona vi sono solamente doi postari, uno chiamato il Garavaglia, qual det de anni 38 e laltro giovine di 28 anni, e si chiama il Bressa.

S. g. r. annorurn 46 in circa.

 

Dicta quoque die.

Melchion Garavalia dicti loci Osson ex officio vocatus, suo iuramento

Dicit, conosco Carlo Vedano, et prigione a Milano, e tutti lo tengono in mal conto, perche non fa alcuno essercitio, et povero, e pure sta sempre sopra lhostaria, [242] gioca alle carte, e fa stupire, perche non si s in che maniera possi vivere, e stavano tutti con grande paura, che fosse uno de quelli, che ongono, perche in effetto una notte mentre detto Vedano era in Ossona trovassimo onto in diversi luoghi della terra, m subito sabrugi per tutto, ben vero, che per gratia di Dio in detta terra non si scoperto contaggio se non da otto, dieci giorni in qua, Dicens, tutti tengono detto Vedano in conto di vagabondo, e stava in Ossona da S. Christoforo in qua.

Interrogatus dicit, Signor s, che h sentito dire, che detto Vedano il giorno di S. Rocco prossimo passato stette Magenta in compagnia di Gaspar Bressa, e che ong alcune persone, e quando f onto in Ossona ogni uno sospettava, che fosse stato detto Vedano, per esser un vagabondo.

S. g. r. annorum 31 in circa.

 

Dicta die.

Christophorus Rosada quondam Io. Baptist loci Osson testis nominatus, cum iuramento

Ait, Carlo Vedano habitava nella terra dOssona dalla festa di S. Cristoforo in qua, nel qual luogo non ha altro che vinti due pertiche di terra, le quali vanno inculte doi, tr anni sotto, et lui non f alcuno essercicio, e pure vive sopra lhostaria, e non faceva altro che gioccare alle carte, e per questo ognuno lo teneva in conto di vagabondo e tutti dubitavano, che havesse portato nella terra di quellonto, che f morir la gente, e perch una notte imparticolare si trov onto per tutta la terra, come io viddi, tutti dicevano, che era stato lui, cio presumavano, che fosse stato lui, che havesse onto per la sua mala nomina, e publicamente si dice, che il giorno di S. Rocco prossimo passato stette qua Magenta, e che onse alcune persone, m per non h inteso chi siano; finalmente, che dico, che detto Vedano da tutti tenuto per un forfante, e niuno voleva trattar con lui.

[243] interr. dicit, conosco Gaspare Bressa, e quanto me lo tengo in buon conto.

S. g. r. annorum 36, in circa.  

 

Die 17. ianuarij 1631

Denuo examinatus prf. Antonius Leva, suo iuramento

Dicit, dapoi, che fui esaminato laltra volta, mi sono raccordato, che il Padre, e la Madre di detto Carlo Vedano mi dissero, come detto suo figliuolo li trattava male, perche li haveva battuti, et in particolare il Padre, perche havesse giocato un mezzo scudo, e questo me lo disse il proprio Padre l in Ossona alla mia bottega in tempo di vendemia, quattro anni furono nella vendemia prossima passata, e sua Madre me lo disse qui in Milano in casa sua, e mi mostr un brazzo, et un occhio tutti neri, e mi disse che suo figliuolo lhaveva battuto quel modo, per il che mi strinsi nelle spalle, e questo h sei anni in circa il d seguente alla festa di S. Croce, che si celebra alli 3. di Maggio, e me ne raccordo perche ero tenuto alla festa del S. Chiodo.

Mi sovenuto anchura, che detto Carlo era de costumi tanto stravaganti, che ciascuno faceva mal giudicio di lui, particolarmente per haver battuto il Padre, e la Madre, e ciascuno diceva, che alla vita, che lui faceva bisognava, che fosse impiccato, e V. S. creda, che per li suoi mali termini non trovava chi li lavorasse un poco duna vigna che haveva, talch sono doi, tre anni, che v deserta et un poco di foglia, che haveva in detta vigna la vende al Curato dOssona, e doppo haver ricevuto li danari la vend ad unaltro, et era tanto mal visto che ognuno lo fugiva.

Ad alias ait, io lh visto giocare alle carte detto Carlo particolarmente tutte le feste, et haveva tanto gusto nel giocare, che lasciava di mangiare, e giocava anche alli giorni di lavoro quando trovava occasione, e quando giocava tutto ii giorno haveria perso sino tre, e quattro scudi, e non era aventurato, e li h veduto in gioco sino [244] quattro, e sei scudi in ducatoni, cechini, et altre monete, dove poi li tolesse io non lo s, s bene, che toleva il pane, vino, et altre cose allhostaria.

Interrogato, che cosa era creduto di questo.

Respondit, m Signore sospettavano dellonto, ne in Ossona havevano paura daltro, che di lui, perche si diceva publicamente, che vi erano di quelli, che davano danari quelli, che ongevano, e noi sospettavamo, che costui andasse tuor danari per ongere, m che si sospettasse dove landasse pigliare non sariv tantinanti.

S. g. r. annorum ut supra.

 

Cum die ultimo Ianuarij 1631. Senatus dedisset litteras n. q. Senatori Arconato tunc  in loco Osson degenti, tenoris sequentis ulz.

 

Dilectissime noster, cum spectabilis Senator Picenardus ad Senatum retulisset, qu emergunt ex processu constructo contra Carolum Vedanum detentum ob causare pestiferi unguenti occurrit memori, vos per quam opportune nunc esse in loco Osson, ubi Vedanus unguentum illud sparsisse dicitur, et illic facile posse alia colligere indicia, ad eius culpam magis aperiendam; itaque mandamus vobis ex ipsius Senatus mente, ut informationes de illius prava qualitate, vita, delictis, et quod caput est de unctione, et complicibus sumatis, et de ijs, qu comperietis verbum in Senatum faciatis. Mediolani die 28 Ianuarij 1631.

Infrascriptas informationes habuit ulz.

 

Dicta die ultima Ianuarj.

Baldassar Reina consul dicti loci Osson cum iuramento

Dicit, in questa terra sono morte di contagio circa quaranta persone, e lopinione che la peste sij stata portata qui da alcuni soldati del mastro di campo Panigarola, che allogiassimo.

Ad alias ait, una mattina del mese dAgosto prossimo [245] passato si trovarono onte quasi tutte le muraglie di questa terra, e cos brusatorono per tutto, e dicono, che pareva che cascasse oglio, perche quella mattina io ero Milano m non h sentito dire, che in questa terra sij morto alcuno per lonto, salvo il Signor Carlo Visconte, m dicono, che f onto in Milano da uno che li dicono il Farletta, perche lo disse lui.

Interrogato, di chi sospett per lonto datto alle muraglie di questa terra.

Respondit, io non h sentito dire cosa particolare, se non che alcuni giorni doppo, che Carlo Vedano f condotto prigione, che h beni qui, m per ordinario habita Milano, fuori che questanno passato, che stette fuori dal tempo di segar li grani del mese di Giugno, che venne fuori, e vi habit con la moglie, et uno figliuolo fino al tempo della sua prigionia, andando per inanti, et indietro da Ossona Milano quasi ogni giorno, perche qui h casa propria, e vintedue pertiche di terra, e ne haveva parecchie, m le h vendute per vivere.

Ad alias ait, intesi, che il giorno di S. Rocco sedeci dAgosto detto Carlo and a Magenta, e che fece baratare un ducatone alla bottegha del Porada, e f detto, che detto ducatone era onto, per il quale dicono, che erano morti doi figliuoli di detto Porada, e dicevano, che era stato uno de detti figliuoli, che haveva baratato detto ducatone, e questo si diceva sino dalli figliuoli.

Interrogatus dicit, non h inteso, che detto Vedano in Milano possedesse cosa alcuna; solo che faceva scuola di Scrima, e quando venne fuori spendeva delli danari, che haveva portato da Milano con quelli pochi frutti, che cavava dal suo luogo, e stava in compagnia, e giocava qualche poco allhostaria, poi si ridusse, che non haveva se non tanto quanto mandava allhostaria tolendo dallhoste pane, vino e formaggio, e cose simili dalli postari, che ve ne devono anche essere de creditori.

[246] Ad alias ait, detto Carlo gioccava tutti li giochi, al trenta e quaranta, lanzichinetta.

Interrogato in che conto era tenuto detto Vedano in questa terra.

Respondit non se li dava mente, n niuno si guardava di trattar con lui, m lui era un grande biastematore, havendo sempre in bocca al sangue, et corpo de Dio.

S. g. r. annorum 35 in circa.

 

Dicta die.

Christophorus De Barbajis Suo iuramento

Dicit, il contagio stato in Mazenta, in Mesora, e qui in Ossona, e qui ne saranno morti circa 40 et intorno Luglio, et Agosto f onto qui nella terra, m li f dato il fuoco, come si ponno veder li segni, del che deputati della terra stopivano, stando le grande diligenze che facevano.

Quibus habitis etc.

 

Dicta etiam die.

Franciscus De Portalupis dicti loci Osson testis nominatus cum iuramento

Dicit, Carlo Vedano per ordinario habitava in Milano, m veneva fuori pi volte lanno, particolarmente alle vendemie, m questanno venne fuori prima delle vendemmie con la moglie, e uno figliuolo, et andava inanti, et indietro, ultimamente vi h menato un altro figliolo.

Ad alias ait, h sentito dire, che in questa terra dOssona si abrucciato in alcuni luoghi per causa de glonti, quali onti dicono, che facevano morir la gente, come la peste, m qui in questa terra, che mi raccordi non morse alcuno per lonto, salvo il Sig. Carlo Visconte, quale f onto Milano.

Interrogatus dicit, Signor s, che Carlo Vedano era in Ossona, quando f abrucciato lonto in questa terra, che nel tempo che f, si zapava il miglio, e pareva, che vi fosse di questonto qualche voce contro detto Carlo Vedano, perche non possede se non una casa, e circa 19 pertiche [247] di terra, e qui non faceva essercitio alcuno, et ogni giorno vendeva qualche cosa per agiutarsi, e per questo la gente pensavano un poco di male, tanto pi, che la sua vigna andava a zerbo, e questa voce era de molti per le ragioni, che ho detto di sopra.

Interrogato in che consumava il tempo detto Vedano non havendo essercitio.

Respondit andava fuori da qui, e da l, e giocava qualche volta in piazza, et allostaria al cento; m non s che giocasse ad altro gioco, e per far danari da giocare vendeva hora una cosa, hora unaltra, e particolarmente pigli dallhoste un fitto anticipato della sua colombara, che furono tre scudi.

Interrogato di che costumi detto Vedano.

Respondit lui haveva poco bon trattare, e per questo molti non volevano giocar con lui, della lingua era sboccato s di parole disoneste, come di biastemare al corpo, al sangue di Dio.

Interr. dicit, si disse, che detto Vedano f fatto prigione per materia de onti.

S. g. r. annorum 50. in circa.

 

Dicta die.

Franciscus De Alemanis loci Osson testis nominatus suo iuramento

Dicit, h sentito dire, che si ongeva in Corbetta, in Mazenta, et in Milano, e per rispetto di questa terra non s dir altro V. S. se non che facendo io le bolette della Sanit, venne a casa mia il curato di questa terra, e mi disse, che in casa sua era stato onto, e guardando per casa mia disse: Ancora voi siete stato onto, e me lo mostr sopra il muro del portico, che non lharei mai pensato, e cos doppo scopersi anche onto luschio della cucina, e tirava al gialdetto, e col fuoco labruciassimo ne vi f altro: ho poi anche inteso, che fu onto alla casa dei Medichetti, e del Signor Senatore Visconte: perche viddi dove li havevo [248] datto il fuoco, e non s come potesse questo succedere perche si facevano bonissime guardie, ne si mai mormorato dhaver sospetto in alcuno, se non doppo, che Carlo Vedano f posto prigione, m prima non si mai sospetato contro alcuna persona particolare, m la sua prigionia diede occasione che si andasse pensando, che potesse esser stato lui.

Ad alias ait, detto Vedano in Ossona possede una mezza casa paterna con una vigna de vinti pertiche in circa, n h altro, perche il restante lha venduto, e per la maggior parte habitava in Milano, m venne fuori nel principio, che la peste cominci far strage, perche qu lo fecero star serrato s un pezzo, e venne fuori con la moglie, et uno figliolo e da l ad un mese port fuori laltro figliolo.

Interrogatus dicit, detto Vedano non soccupava in altro, se non che stava qu per la terra giocando tal volta al cento deli boccali di vino, come h fatto alcune volte con un sarto, e con me sopra luschio della mia bottegha, e talvolta nellhostaria, e non s come facesse mantenerse con la famiglia; credo bene, che non havesse pane bastanza, m vendeva hora un cantiro, hora una cosa, et hora unaltra, e la vigna lhaveva affittata con fitto anticipato dunanno, m quando laffitt era vota, e per quel poco tempo, che lho praticato non dava fastidio ad alcuno.

S. g. r. annorum 33.

 

Dicta die.

Franciscus De Stoppis testis nominatus cum iuramento

Dicit, sentei dire, che f onta la casa de Medighetti, e parlando di sospetto si trattava di Carlo Vedano, perche f fatto prigione dordine del Sig. Presidente della Sanit, et allhora ognuno disse, che doveva esser per glonti m prima non f mai sparlato contro di lui, et io lh soccorso de danari, e pane, e anche lh allogiato, perche lh in conto dhuomo da bene, et h anche una sua colombara fitto danari, e per questo landavo sove[249]nendo con haver per pagato il fitto anticipato per doi anni, m si siamo ugualati.

S. g. r. salvo ut supra non tamen etc. annorum 62 in circa.

 

Die primo februarij.

Io. Petrus de Bocalijs loci Barci testis nominatus, cum suo iuramento

Dicit, Signor s, che h sentito dire, che furono onti muri della casa delli Medighetti, e s anche che in quella casa ne sono morti pi, che in altri luoghi, e sono anche stati onti altri luoghi di questa terra, m chi se ne dij la colpa, non lh inteso.

S. g. r. salvo, quod semel fuit dicto Vedano vulneratus, pro qua causa remisit, non tamen etc. annorum 60 in circa.

Dicta die.

Hieronymus Turatus loci Mazent ex officio examinatus cum iuramento

Dicit, in Mazenta sono morte di pesta pi di quattrocento persone, se bene si facevano le diligenze comandate con mandar gente intorno per vedere se si trovavano qualche ongitori, come era il sospetto.

Ad alias ait, nella prima retirata di Casale, in tempo chio ritornavo da Robecco, viddi, che quasi per tutto intorno alla piazza di Magenta sandava abrugiando con la paglia, m io non viddi glonti, furono bene riconosciuti dal Castello Barbiere, e non shebbe sospetto daltri, che di quella soldatesca, e f onta ancora la bottega del speciaro Dardanone, e del Porada, al qual Porada li morsero tr figlioli, e non si diceva altro, se non che detti figliuoli erano stati onti da uno, che li dicevano il Tegnone nel giorno di S. Rocco lanno passato, m non h inteso come consti dellonto, n il modo con che li ongesse, e questo Tegnone quello, che f preso alcuni giorni sotto, e condotto Milano per sospetto de onti.

S. g. r. annorum 40 in circa.

[250]

Dicta die.

Andreas De Mereghittis loci Osson testis nominatur cum iuramento

Dicit, di trenta persone, che erano in casa siamo restati in venti per causa della peste, e credo, che fosse un soldato, che ne la tacasse, e sendevi stato detto, che la muraglia della nostra casa parea onta con la paglia li dassero il foco, m io non vi h mai havuto alcun sospetto, perche questo f dun mese prima dellallogio del soldato, qual onto era gialdo; e nero, e nel darli fuoco, pareva che gottasse, m non lo feci visitare da alcuno, e questo f al fine di Luglio, ovvero al principio dAgosto.

Interrogatus dicit, conosco Carlo Vedano, ma, io non h mai havuto alcun sospetto di lui.

S. g. r. annorum 65 in circa.

 

Dicta die.

Ioann. Petrus Porada suo iuramento deposuit prout alias etc.

 

Dicta etiam die.

Baldassar De Bonesijs loci Mazent suo juramento

Dicit, io non s altro, se non che da quelli di casa del medesimo Porrada h inteso, che circa alla morte de suoi figliuoli hanno havuto un poco di sospetto, che siano stati unti da un giovino chiamalo Carlo da Ossona.

S. g. r. annorum 42 in circa.

 

Dicta die.

Gaspar Brixhia postarius [3] in loco Osson ut s. nominatus suo iuramento

Dicit, Signor s, che il giorno di S. Rocco prossimo passato stetti Mazenta, et era meco Carlo Sartore, e comprai del oglio alla Bottega del Porada, qual pagai con uno ducatone, che mi prest detto Carlo Sartore, e me lo [251] diede il suo figliuolo maggiore, e stassimo anche quel giorno tutti doi al vespero nella Chiesa di S. Rocco, m, che detto Carlo havesse in detta Chiesa parole con alcuna donna non vero.

Interr. dicit, Signor n, che detto giorno di S. Rocco non viddi Carlo Vedano nella detta Chiesa, ne in casa di detto Porada.

S. g. r. annorum 25 in circa.

 

Die 15 Februarij.

Ex officio vocatus Carolus Rosatus P. S. Victoris ad theatrum Mediolani, suo iuramento

Dicit, sono del luogo dOssona, ma non vi sono stato dal Natale prossimo passato in qu, e da l indietro stetti sempre ad Ossona con occasione che servivo al Sig. Aluiggi Palazzo, per nel mese dAgosto stetti vinti giorni in Milano, cio tra il mese dAgosto, e di Settembre, che non saprei m dire li giorni precisi.

Ad alias ait, conosco Gaspar Bressa, et il giorno di S. Rocco prossimo passato stetti a Mazenta con lui, dove disnassimo di compagnia, e doppo detto Bressa and a Comprar del oglio, e del sapone, e perche haveva giocato, e perso io li prestai un ducatone, m a qual botega li comprasse io non lo s, perche io non ero con lui.

Et descriptus est infrascriptus qualitatis ulz.

Un giovine danni 23 di statura commune, ma pi tosto piccolo, che grande, di grossezza ordinaria, fronte spaciosa, carne olivastra, grosso di faccia, barba pongente castana scura, come sono anche li capelli, occhi azzurri, cigli distesi, naso dritto pi tosto grosso, che n, labri grossi, e smorti, orecchia commune, vestito dongarina di panno mischio con alamari, gippone e calzoni di saglia cangiante verde, e color doro, et h la faccia guasta dalle varole.

Ad alias ait, ve ne sono molti delli Carli in Ossona, et il giorno di S. R. io havevo il gippone, e calzoni di [252] cangiante, che h adesso, et uno coletto, subdens del coletto non me ne raccordo.

Quibus habilis etc.

 

Die 21 mensis Februarij.

Vocatus iterum prfatus Carolus Rosatus, et positus inter alios eiusdem fere statur, et qualitatis, mox introducta prfata Antonia Porada, suo iuramento asseruit inter ipsos non adesse illum, qui eius filios tetigit, ut in alio examine dixit, et sic successive fuit in partem missa. Deinde introductus Carolus Vedanus, et positus inter alios, postea votata iterum prfata Antonia, et suo iuramento pariter asseruit inter ipsos non adesse illum qui filios eius tetigit, ut supra.

Idemque secutum est de Gaspare Brixia, et ita fuerunt omnes licentiati, Vedano excepto.

 

Die 29 Dicembris.

Io. Petrus Migliavacca consobrinus prf. Hieronymi Miliavac dicta die detentus; fuit examinatus, sed cum se, nec alios gravet, brevitatis gratia omittitur eius examen, maxim cum fuerit fideiussori relaxatus.

 

Die 8 Ianuarij 1631 fuit detentus, et examinatus

Carolus Crubellus, ut infra dicetur.

Die vero decimo eiusdem Ianuarij D. Ioannes Gaietanus fuit loco Piceleonis ad carceres Egr. Capitanei traductus, et eadem die examinatus, ut pariter infra dicetur.

 

Die 12 Ianuarij prdicti.

Panfilus Rebulonus quondam Michlis P. S. N. in Brolio Mediolani iuramento etc.

Interrogatus dicit, io viddi Agostino de Sacchi, il quale ritrovandosi esser onto, per netarsi li diede s duna mano, e da indi poco se ne morse, e questo lintesi dalla propria moglie del detto Sacco con occasione, che mi portai vedere unAncona la vigilia della Madonna di Settembre, m il caso successe, per quanto essa Signora mi disse, doi [253] mesi prima, cio circa al principio di Luglio. Per la Citt ancora h sentito dire pubblicamente, che songeva, et io h visto molti luoghi onti, anzi tutta la Citt, e questo f circa al fine della Quadragesima prossima passata, et unaltra volta questestate circa al fine del mese di Giugno, al principio del mese di Luglio, e mia moglie ancora lei f onta sopra la porta da un scrocco, che cercava elemosina, m non h mai saputo chi si fosse, benche nabbi fatto gran diligenza, e circa glautori di questi onti h sentito parlare variamente, chi disse che questo veniva da Alemani, chi da Francesi, chi da Spagnuoli, e chi da glHeretici particolarmente da quelli di Genevra, e mi raccordo, chun giorno trovandomi in strada vicino casa mia con Carlo Rosso hora morto, pass uno con un feraiolo regentino, e quando il detto Rosso lo vidde disse Guardatevi da colui, che sospetto, e dimandandoli io la causa disse che era uno di quelli del Sig. Castellano di Milano, e che detto Sig. Castellano era stato soffocato con una servietta, perche haveva mano in questi onti, e che era stato preso il figliuolo di detto Signor Castellano al Campo per questa causa, e che lavrebbero mandato Milano, e fatto morir presto, perche haveva onto di sua mano, e questo f circa al fine del mese di Agosto prossimo passato, il che si diceva anche pubblicamente.

S. g. r. annorurn 51 in circa.

 

Note

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[1] Sulle quali cose redarguito e torturato, persistette nella negativa e nulla emerse e s'ommette il suo esame per brevit, nulla deponendo in sostanza.

Mori poi in prigione.

Ai 18 settembre, consta da relazione che Cesare Pezzano e Girolamo detto il Cuoco, ostieri, son morti.

E il di stesso fu presa in esame Felicita Grippa del quondam Girolamo, della Parrocchia di S. Sisto, ecc.

[2] Ai 5 Dicembre si costitu nelle carceri Francesco Ugazio, ed esaminato subito, tralasciando alcune interrogazioni e risposte che non fnno al fatto, disse

E non avendo nel resto gravato n se n altri, fu riconsegnato, poi rilasciato con garanzia, e di l ad alcuni mesi mor.

[3] Pizzicaruolo.

 

Indice Biblioteca

1996 - Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2004