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Io. Baptista Bazies quon. Iosephi P. S. Laurentij maioris appellatus l’inspiritato detentus, suo iuramento
Dicit, vivo del mio mestiero, che è di far il sarto, et di far il soldato della porta di Corte, ma perche io sij pregione non lo so.
Ad alias ait, non tengo compagnia con alcuno, salvo [143] uno, che li dicono il Caimo, col quale vado ad uccellare, nè hò altro compagno di fermezza.
Interrog. dicit, quest’anno non sono statto à mangiare ad alcuna hostaria se non col Sig. Gio. Ambr. Migliavacca, et con altri.
Ad alias ait, all’hostaria delli sei ladri non vi sono mai stato quest’anno.
Interrogato, se conosce alcuno detto il Foresaro.
Respondit, oh Signore, caput convivendo, è uno vigliacco, non tengo sua amicitia, io l’aborro più ch’il Diavolo l’acqua santa, et è huomo di mala vitta, ne hò mai havuto sua prattica se non di bondì, et buon anno, e si chiama Gerolamo, et hà uno figliolo grande, mà non sò come habbi nome.
Interrog, dicit, non sono mai stato à casa sua se non sei, ò sette anni sono per far molare un forbice.
Interrogato, chi conosce lui per amicitia stretta in Porta Ticinese, massime in Cittadella.
Respondit, li Sassi con quali andavo fuori quest’anno, et sono doi fratelli l’uno chiamato Matteo, et l’altro Bernardo, ne hò altri d’amicitia stretta, solo di bondì, et buon’anno.
Ad alias ait, Sig. sì, che conosco uno delli Baruelli, et con lui hò mangiato, et bevuto, però non sono mai andato à volta con lui, et non hò amicitia stretta con lui, et non hò mangiato con lui dall’estate prossima passata in quà, con occasione che presi certe quaglie, et doppo che sono pregione hò mangiato ancora con lui.
Ad alias ait, Sig. sì, che conosco il Bertone cognato di detto Baruello, et mi è stato detto, che è pregione, et per quanto ho sentito dire da detto Baruello sono pregioni l’uno, et l’altro per non so che dormia, che lui prendeva per quanto diceva per il mal francese, et mi hà detto esso Baruello, che n’hà datto ad una puttana in Porta Cinese.
[144] Interrog. dicit, hò sempre sentito dire, che la dormia è cosa mala.
Interrogato, se esso hà donque il Baruello per huomo che tenesse cosa mala.
Respondit, anzi dico à V. S. che pratticava tutto il giorno col Foresaro, et si faceva frà di loro un mercato, et se ne gloriavano, che era una cosa incredibile di sverginature, et altre indignità, le quali io aborrivo, et mi raccordo d’haver sentito dire, che davano alle donne di questa dormia, et poi li andavano adosso.
Ad alias ait, il Baruello mi diceva, che la faceva lui detta dormia.
Negat noscere Iacintum Magantiam.
Die 11 Angusti fuit coram D. Auditore examinatus Hieronimus Miliavacca Foresarius quondam Io. Petri, ut supra detentus qui suo iuramento
Inquit, io non so la causa della sua detentione, et pratticavo con poca gente, perche non havevo ne feraiolo, ne capello, et particolarmente veniva alla mia bottegha Gio. Steffano Baruello col quale feci amicitia per via d’un mio nipote chiamato Pietro Migliavacca, del resto non havevo sua amicitia, et quest’amicitia cominciò sino al tempo che l’assedio era sotto Casale l’altra volta.
Ad alias ait, detto Baruello non fa alcuno essercitio, et hò inteso, che è pregione, mà non hò inteso la causa, et habita di casa in una casa, che risponde verso la vedra, perche l’hò visto più volte entrar, et uscire di là.
Interrog. dicit, è solito praticar con detto Baruello Pietro Gerolamo Bertone suo cognato, quale stava in casa mia a menar la mola.
Interrog. dicit, in casa di detto Bertone vi sono stato una volta, ò due in un giorno di festa con occasione ch’andai a vederlo perche era amalato, et giocassimo al cento, il che fù intorno alla festa di Ressurretione prossima passata.
[145] Ad alias ait, detto Baruello veniva spesso à casa mia à pigliarmi per menarmi via, mà perche ero mal conditionato de vestiti non vi andavo; andavo solamente qualche volta con lui à bevere all’hostaria delli sei ladri per esser vicina, e vi sono stato più de dodeci volte, et due ò tre volte è stato à vedermi alla mia bottegha di Porta Cinese per compagnarmi à casa.
Dettoli, che occasione haveva detto Baruello di far quelle cose con lui constituto.
Respondit, V. S. glielo dimanda, mox dixit, vi veniva con occasione che pratticava alla Piazza del Castello, come io hò visto, mà che prattica solesse tenere, io non lo sò, l’hò ben visto à gioccare con uno che si chiama il Pilosello.
Redargutus dicit, io non sò che altra prattica solesse tenere.
Interrog. dicit, è venuto il Baruello tre, ò quattro volte alla mia bottegha in Porta Cinese e con lui vi veniva detto Bertone, e con quell’occasione detto Bertone s’introdusse in casa mia à lavorare.
Ad alias ait, il Baruello è stato parecchie volte in casa mia, et non saprei dir adesso, che fosse cento, ne cinquanta,
Redargutus dicit, m’intendo dire, che stette à casa mia due volte con mio nepote, mà dall’ora in quà vi è stato parecchie volte.
Interrogato, da che tempo il Bertone cominciò lavorare in casa di lui constituto.
Respondit, fù un anno al Natale prossimo passato,
Dettoli, che se li è detto con che occasione il Bertone s’introdusse à lavorare in casa di lui constituto, et lui hà risposto, che fù con occasione che andava inanti, et in dietro col Baruello, et con questo si vedono le sue contrarietà, poiché già haveva detto, ch’il Baruello era stato in casa sua solamente due volte con suo nepote, et che lui constituto fù solamente due volte à casa di detto Baruello à gioccar al cento; et dicendo lui constituto doppo, che vi [146] è stato à centanara di volte, non può negare di non haver fatto contrarietà, et però dica liberamente, perche faccia queste contrarietà, dicendo hora in un modo, ora in un’altro.
Respondit, la verità stà come hò già detto.
Ad alias inquit, Sig. si, che hò mangiato con detto Baruello in casa mia parecchie volte questo Natale e Carnevale prossimi passati, alle volte solo, et alle volte vi è venuto con delli soldati.
Interrog., quante volte vi è venuto con delli soldati.
Respondit, dieci, ò dodeci volte à questo Carnovale, dico à questo Carnevale prossimo passato un’anno.
Ad alias ait, detti soldati io non li conosco, mà se li vedessi li conoscerei, et erano hora uno, hora doi, hora trè.
Dettoli, che non è verisimile, che non sappi li nomi de detti Soldati, havendo mangiato in casa sua tante volte come dice.
Respondit, io non hò mai conosciuto nessuno, mox dixit, conobbi una volta l’Alfier Angera.
Dettoli, che non è verisimile, che non habbi conosciuto anche gl’altri.
Respondit, mà Signore, molte volte venevano à mangiare in casa mia che non lo sapevo, et andavo in cucina à vedere, che cosa havevo à fuoco, et me lo mangiavano, et tal volta entrando per un’uschio di dietro, che io non lo sapevo.
Dettoli, che per questa ragione, che dice si fà più gagliardamente inverisimile, oltra di che mostra, che detti Soldati, et Baruello havessero grande patronanza in casa di lui constituto, perilchè di nuovo se li dice, che debba dire li nomi loco, et anche la causa di tanta patronanza in casa di lui constituto.
Respondit, hora li veniva l’uno, hora li veniva l’altro,
Interrogato, se hà mai mangiato col detto Baruello fuori di casa sua, et fuori dell’hostaria delli sei ladri,
Respondit, non me ne raccordo.
[147] Dettoli, che se ne raccordi, e dica la verità.
Respondit, non mi raccordo, mi rimetto al Baruello, et à suo cognato.
Interrogato, se lui era solito caminar di notte con detto Baruello.
Respondit, Sig. nò.
Redargutus dicit, Sig. nò, che non sono stato solito andar di notte con lui; mox dixit, mi sono trovato trè, ò quattro volte di notte con lui, sino ad un’hora, et ad un’hora et mezza in circa, et poi andavo à casa, et questo secondo che si trovavamo cosi a caso, et andavamo à bevere; dicens non andavo à volta se non al tardi, perche non havevo feraiolo, et di dette trè, o quattro volte, mi raccordo, che una volta stetti à bevere all’hostaria del Paiazza; che stetti anche là à mangiare, et à dormire.
Interrog, dicit, Sig. si, che sò, che dietro alla detta hostaria del Paiazza è solito starvi del rudo, mà, io non hò mai rugato in detto ruto, che poi il Baruello v’habbi rugato lui io non lo sò, et li può haver rugato dentro, ch’io non lo sò.
Dettoli, che dica la verità perche dal processo appare, che lui constituto, et detto Baruello hanno rugato in detto rudo.
Respondit, io non li hò rugato, li può aver rugato il Baruello ch’io non lo sò.
Ad alias ait, Io non conosco Giacinto Maganza detto il Romano.
Redargutus dicit, può conoscere lui me, ch’io non lo conosco lui.
Ad alias ait, Signor si, che conosco Gio. Giacomo Mora Barbiere, et lo viddi à far pregione poco prima di me, ne dall’hora in qui hò mai saputo altra nova di lui, et si diceva, che era stato fatto pregione per haver fatto quella compositione dell’onto, che si dava alle porte, et per le mure di Milano per il male contagioso, il che lo [148] diceva tutto il popolo, mà io non hò mai avuto sua prattica, ansi si trovarà, ch’io una volta li diedi una querela, mà non sò chi sij il Notaro, mi raccordo bene, che fù il Sig. Setarra, che mi mandò à casa il Notaro.
Et fuit reconsignatus animo etc.
1630. Fuit per Illustriss. Vicepresidem Senatus Excellentiss. ordinatum, esse dictum Hieronynum Miliavaccam torturæ subijcendum super contrarietatibus, et inverisimilitudinibus adhibita etiam ligatura canabis etc. [1]
Iterum examinatus dictus Hieronimus Miliavacca coram Egr. D. Auditore, et suo iuramento
Dixit, dirò per sparmire li tormenti tutto quello posso dire.
Dettoli che donque lo dica.
Respondit, Gio. Steffano Baruello fece un’acqua, che diceva esser dormia per far dormire la gente, et io li dissi, che me ne dovesse donar un poco, come me ne diede un poco in una cosa quadra di Vetro turchino, la qual cosa fu trovata presso mia moglie, quando fù fàtta pregione, la qual acqua la fece sino nella Quadragesima prossima passata, et à me la diede sotto le feste di Pasqua di Resurretione prossima passata, et me la diede sopra il ponte di Porta Ticinese, Dicens un giorno di festa doppo il disnare, mentre si trovassimo al ponte di Porta Ticinese io, detto Baruello, et Pietro Gerolamo Bertone, li dimandai detta acqua, et lui mandò subito detto Bertone à casa sua à tuor detto vasetto, et me la diede, et io la portai à casa mia, et era giusto tant’acqua, che poteva stare in un gusso di noce.
Interrogato à che effetto procurò detta acqua.
Respondit, dirò à V. S. io havevo due postheme nel[149]l’orecchie, che non potevo dormire, et per questo procurai detta acqua, et perche lui rifiutava di darmela per tal effetto, li dissi, che mi facesse appiacere di darmela, dicendoli, che volevo far dormire una giovine per negotiarla carnalmente come me la diede, mà con effetto non me ne sono servito in cosa alcuna, et tal qual me la diede l’hò sempre governata, et ò quella, che mia moglie voleva nascondere.
Dettoli, che dica liberamente la famigliarità che passava trà lui, et il Baruello, et chi erano quelli soldati che andavano con detto Baruello à casa sua à mangiare nel modo che raccontò hieri, perche non è da credere, che gente da lui non conosciuta volesse entrare in casa sua à mangiare nel modo, che hà raccontato, che altrimente sopra questa inverisimilitudine, et sopra le altre ancora, et sopra le contrarietà, che hà fatto, si metterà alla tortura grave.
Respondit, dico a V. S. che non sò, che si siano, perche era il Baruello, che li menava.
Tunc eo prius abraso, et vestibus curiæ induto, fuit ductum ad locum tormentorum, et ibi reiterato iuramento veritatis dicendæ, fuit denuo
Interrogato, à risolversi di dir la verità perche habbi fatto le contrarietà, et inverisimilitudi, che fece hieri nel suo essame, massime mostrando di non sapere chi siano quelli soldati, che mangiavano in casa sua, et anche dica se hebbe dal Baruello quell’acqua per altro effetto, che per quello ha raccontato, che altrimenti senza pregiuditio delle ragioni al Fisco acquistate, si metterà alla corda.
Respondit, io non sò più di quello, che hò detto.
Et sic sine præiuditio ut supra, et ad effectum tantum ut supra, fuit torturæ canabi subiectus, et dum stringeretur, acclamavit, quell’acqua non l’hò havuta per altro effetto, et quelli soldati, se li vedessi li conoscerei.
Et dum fortius stringeretur, acclamavit V. S. mi facci lasciar stare, che dirò la verità, et sic iussum fuit desisti, mox fuit
[150] Interrogato, à dir questa verità.
Respondit, li Soldati, uno era l’Alfier Angera, un’altro era il Sasso, che fa l’Ogliaro in Cittadella, un’altro è un certo grande, che và dietro al figliolo del Signor Senatore Visconte, un’altro è figliolo d’uno procuratore che sta nella contrada di S. Simone, mà non sò come habbi nome, sò bene, che è della compagnia del Sig. Marchese Litta.
Dettoli, che se non dice liberamente la verità si farà di nuovo stringere.
Respondit, se dico la verità: V. S. mi vuole tornare à far tormentare.
Dettoli, che non guardi a questo, mà dica la verità, che per rispetto de tormenti se li usarà quella cortesia, che sarà di giustizia.
Respondit, l’onto l’hà fabricato il Baruello, mà io non sò niente.
Interrogato, che onto è questo, che hà fabricato il Baruello.
Respondit, se n’hà detto ad altri, io non lo sò.
Dettoli, che rispondi à proposito, e dica, che onto era questo, che fabrica il Baruello come dice.
Respondit, il Baruello mi hà detto, che è di quello, che si onge per la Città per far morire la gente, et me lo disse in casa sua propria un mese prima, ch’io fossi pregione.
Interrogato, chi fù presente à quanto li disse il Baruello.
Respondit, niuno salvo lui, et io, et Pietro Gerolamo suo cognato, mox dixit, prometto à Dio di dir la verità d’ogni cosa se V. S. mi fa levar questo canepo.
Dettoli, che guardi bene à non mancare poi di quello, che hà promesso, che altrimente se li farà di nuova mettere, et tormentare più di quello si è fatto.
Respondit, torno à promettere, che la dirò, et non mancarò.
Et sic levato canabo
Dixit, la verità è come dirò, cioè Gio. Stelfano Ba[151]ruello venne nella mia bottegha di Porta Ticinese con detto Pietro Gerolamo suo cognato, qual Pietro Gerolamo haveva una pignatta non troppo grande, et era vicino à sera, et il Baruello mi dimandò, se havevo del fuoco in casa, et io li dissi de si, et lui subito andò al fuoco, et mise detta pignatta sopra il carbone, et li mise dentro certe compositioni, che haveva portato lui in certi palperi, che io non sò poi, che cosa fossero, et li fece cuocere forsi un quarto d’hora, et poi levatoli dal fuoco, vodò quella robba in duoi ampolini come quello che haveva dentro l’acqua, che mi diede, come hò detto, uno de quali cosi pieno lo diede poi à me, et l’altro lo tenne per lui, et quello, che è restato à me si è rotto.
Dettoli, che sin qui dà a credere di non dire la verità.
Respondit, mi disse, che con quell’onto che mi diede in quell’ampolino dovessi ongere la mia bottegha per fare, che moressero la gente, et così l’ongei di fuori, et di dentro, perche venivano inanti, et indietro le donne per far molar le forbici.
Ad aliam dicit, hò anche onto intorno à P. Ticinese, à P. Comasina et per tutto Milano.
Dettoli, che dica in che parte precisa hà onto.
Respondit, hò onto le botteghe, et muri vicino à casa mia sopra il corso, et anche hò onto le botteghe intorno alla mia, là in P. C. et in particolare hò onto la bottegha dell’intagliatore, et del molatore miei vicini alla mia botegha in P. T. et hò onto anco la mia casa in P. C. per l’effetto sodetto, ne in particolare mi raccordo d’altro.
Interrogato come faceva à ongere.
Respondit, li spruzzavo la robba a dosso con l’ampolino, cioè lo spruzzavo sopra le botteghe, et muri con il proprio ampolino.
Ad alias ait, hò havuto onto dal detto Baruello anche altre volte, cioè due, ò tre altre volte, ma non sò dove detto Baruello fabricasse detto onto.
[152] Interrogato da che tempo hà havuto altre volte onto dal detto Baruello.
Respondit, come sarebbe da quindeci giorni, ò trè settimane dopo haver havuto il primo.
Interrog. che cosa faceva detto Baruello dell’onto che restava à lui.
Respondit, credo che ungesse, ò che lo dasse via, Dicens credo che ongesse, perche se ne teneva per lui, et credo, che ne dasse ad uno, che sta per contro a S. Eustorgio malossero da vacche, quale non sà come habbi nome, mox dixit, è giovine grosso, et credo si chiami il Vacazza.
Ad alias dicit, Dio mi hà fatto raccordare adesso del figliuolo di quello procuratore, che sta nella contrada di S. Simone, et si chiama l’Ugatio, et questo hà havuto dell’onto dal detto Baruello, et ne ha dato ancora à quell’ogliaro, che stà in Cittadella, et costui l’hò visto dietro all’Alfiere Angera quando veniva qualche volta à casa mia, ne hà dato ancora à Tognino datiaro in P. T. et ad uno Bottegharo chiamato il Lizore, che stà per contro à detto Oliaro, et ad un certo Nasino, che fa il Barbiere, et ad un Rosso, che fa il Pescore al Carubio, et credo ancora, che ne habbi datto ad un certo Battore da oro, che stà in Cittadella, et credo che ancora ne habbi datto ad altri. Dicens credo, che Pietro Gerolamo Bertone ongesse ancora lui.
Interrog. dixit, sò che detto Baruello hà datto onto alli sodetti, perche il proprio Baruello me l’ha detto, ed anche me l’hanno detto gl’altri, da me sopra nominati, cioè hanno confessato d’havervi havuto dal detto Baruello di detto onto, et io ancora hò visto à darglielo, Dicens, ed io ancora di commissione di detto Baruello ne hò datto à quel giovinazzo, che viddi dietro all’Alfier Angera.
Dicens etiam, adesso, che mi raccordo, il Baruello venne un Sabbato à casa mia in P. T. sendo con lui il Vacazza [153] et Pietro et Gerolamo suo cognato, et mi disse detto Baruello se volevo andar in P. C. [2] et io li disse de sì, ma che volevo prima disnare, et esso mi disse vien con noi, che disnaremo insieme, come in effetto andai, e mi menorono all’hostaria della stella, che eserciva quel Rosso pescore, che hò nominato, et ivi disnassimo, et per segno il Baruello fece accomodare certe rane con polvere de garoffoli, et spendessimo trenta soldi per uno, et ivi stando detto Baruello, disse à detto Pietro Gerolamo suo cognato, che dasse del detto onto ad una donna, che era venuta ivi, qual donna io non sò, come habbi nome, ma detto Rosso lo saprà dire, come in effetto subito alla nostra presenza, ed anche di detto Rosso, et d’ un altro giovine, che li dicono il Bracino, che stà in detta hostaria, li ne diede in uno bichiero tanto, che era come un deto per traverso.
Dicens, non glie lo diedero, perche ongesse, ma à mischio del vino, et glielo fecero bevere per vedere l’effetto, che voleva fare, perche fù del primo, che detto Baruello fabricò in casa mia, che cosa poi seguisse di questa donna, io non lo sò, perche ne hanche non ne hò mai dimandato conto.
Ad alias dicit, il detto Baruello mi disse una volta, che questo negotio de gli unti proveniva da uno Spagnuolo delli buoni, di quelli, che stanno à Milano, mox dixit, mi disse che il Spagnuolo era Don Giovanni Capitano de cavalli, figliuolo del Castellano di Milano.
Interrog. in che luogo detto Baruello li disse, che questo negotio proveniva dal figliuolo del Castellano di Milano.
Respondit, me l’hà detto trè, ò quattro volte, una volta in casa mia, et le altre volte me l’hà detto per strada, et questo sarà stato un mese, et mezzo, prima che venessi pregione, che me lo disse là in casa mia in P. T, [154] presso sera, et anco me l’ha detto in P. C. nella mia bottegha, et sempre da lui et me.
Interrog. con che occasione detto Baruello li raccontò questo.
Resp. venne à dire, che il detto figliuolo del Castellano era suo amico, et che havrebbe fatto ascendere detto Baruello à qualche grande offitio.
Interrogato se lui constituto ha mai visto detto Baruello insieme col figliuolo del Castellano.
Respondit, questo non lo posso dire.
Interrogato à che effetto detto figliuolo del Castellano faceva fare detto onto
Respondit, io non lo sò, nè il Baruello mi hà trattato di questo.
Interrogato se sa che detto Baruello habbi havuto da detto figliuolo del Castellano ò da altri, premio, ò danari per far detti onti, et per farli dispensare.
Respondit, Signor sì, che detto Baruello per quest’effetto hà havuto delli danari assai, et li andava à tuore da un Banchiere.
Interrog. che dica, chi è questo Banchiere.
Resp. V. S. mi lascia pensare, et postquam cogitasset dixit, Baruello me lo disse, ma non ne posso trar à memoria, et ne manco sò dove stij, perche non li sono mai stato.
Interrog. dixit, sò che il Baruello hà havuto danari, perche più volte mi hà mostrato delli danari, cinquanta ducatoni alla volta trà oro, et argento, et mi diceva, Vedi qua, hò havuto questi danari per l’onto, et me n’hà dato anche a me più volte, et la prima volta, che fù una sira, mi diede uno ducatone nell’hostaria del Paiazza, alla presenza di quello Tognino datiaro, che per segno quella sera detto Tognino, et detto Baruello, et un’altro da fuori, che non sò chi sij, cenorono tutti in detta hostaria.
Ad aliam ait, la seconda volta detto Baruello mi diede [155] quattro ducatoni nella mia bottegha di P. T. sendo solamente lui, et io; la terza volta hebbi dal detto Baruello doi zechini là in casa mia in P. C. ne vi era alcuno presente, et delle altre volte mi hà dato delle bagatelle, cioè pochi danari.
Interrogatus dicit, io non hò mai visto, che detto Baruello habbi datto danari ad altri; ben vero, che lui mi diceva, che ne dava à tutti.
Interrogato, se sa in quali luoghi detti da lui sopranominati hàbbino onto.
Respondit, loro mi dissero che andavano à ongere, ma non dicevano in qual luogo particolare ongessero.
Interrogato, Se sa, che per l’onto, che hà dispensato, sij morta alcuna persona.
Respondit, questo io non lo posso sapere, sò bene che io hò onto.
Ad alias dicit, io vado pensando chi sij quel giovine, che hò visto dietro all’Angera, al quale io una volta diedi per ordine del Baruello di detto onto, e glie lo diedi al ponte di P. T. dietro all’acqua, alla presenza del proprio Baruello, et del detto Pietro Gerolamo, et era in uno di quelli vasetti quadri, che hò detto.
Ad aliam ait, io non hò mai tolto preservativo, nè sò, che gl’altri l’abbino tolto, solamente il Baruello quando mi dava di quelli onti, diceva, Non habbi fastidio della tua persona sopra la parola mia, oltra di che io non hò mai voluto toccare di quell’onto con le mani, solamente col proprio vasetto spruzzavo le botteghe, porte, et mura, come hò detto.
Ad aliam dicit, conosco Gio. Battista Bazzo, detto l’inspiritato, et era gran famigliare del Baruello, perche lo vedevo andar spesso con lui in Milano, et fuori, ma che ongesse io non lo sò.
Ad aliam ait, non haver mai trattato de detti onti con detto Mora, perchè tra lui, et me non vi era di buono.
[156] Conosco ancora Guglielmo Piazza, ma nè con lui, nè con il barbiere hò mai trattato di questi onti.
Dettoli, che avverti bene à dir la verità, perche consta che hà ricevuto da loro onto, et danari.
Respondit, Signor nò, che non è vero, ma se mi date li tormenti, perche io neghi questa particolarità, sarò forzato a dire, che è vero, benche non sij, et se fosse vero, come è vero il resto, che hò confessato, lo direi, et sarei in obligatione di dirlo.
Dettoli, che non si vole altro, che la verità.
Resp. flendo, non hò havuto da loro cosa alcuna.
Interrog. dichi con quali ingredienti fece l’onto il Baruello.
Respondit, circa le 23 hore, et mezza venne à casa mia in P. T. detto Baruello, et perciò Gerolamo suo cognato con li suoi feraioli, et disse a me detto Baruello, se havevo in casa del fuoco, et io dissi de sì, et lui soggiungendo disse, se era fuoco di carbone, et io dissi de sì, et all’hora detto Baruello con detto suo cognato entrorono dentro nella cucina, posta di dietro alla mia bottegha, dove vi era il fuoco, et io li andai dietro, et viddi che detto Baruello levò di sotto al feraiolo di detto suo cognato una pignatta nuova, un’amola di vetro con dentro certa robba, che pareva oglio, uno mantino con dentro della robba, che io non sapevo che robba fosse, ma il Baruello mi disse per simili parole; io sono diventato uno zarlattano, questo mantino è pieno de zatti [3], et bisse, et così viddi, che buttò ogni cosa nella detta pignatta, nella quale vi mise ancora certe polveri, che io non sò che polveri siano, però la cosa delli zatti et bisse io non li viddi, et così tornai subito nella mia bottegha, restando in cucina detti Baruello, et suo cognato, dicens non è cucina, ma è un camarino, dove vi è una padella di fuoco di carbone, et come dico [157] restorno à far cuocere la robba, che era in detta pugnatta, la quale l’havevano stuffata benissimo, che non poteva in alcuna parte fiadare, et frà un quarto d’hora in circa, detto Baruello tornò da me, et mi dimandò se sentivo quell’odore così acuto, et io li dissi de sì, et lui mi disse, Stoppa il naso, e vien dentro con me, come andai et viddi quella pignatta ben stuffata con panni d’intorno al coperto, che doveva bollire, et ciò visto, me ne passai in corte ad orinare, et poi per altra parte tornai in bottegha, et da ivi viddi che detto Baruello, et suo cognato levorono la pignatta dal fuoco, et viddi, che si misero à colare con un panno la robba, che avevano cavato da detta pignatta, et che l’andavano mettendo in quattro canevette di vetro quadre, che havevano, ma io perche l’odore, che era tanto acuto, bisognò che me ne uscissi in piazza, et così vicino a sera detti Baruello, et suo cognato andarono à casa di detto Baruello, et portorono con loro le dette quattro canevette, lasciando ivi in casa mia la pignatta, nella quale io doppo li feci dentro un mio bisogno, poi la buttai via, e la ruppi.
Ad alias dicit, Signor sì, che il giorno à dietro, che detto Baruello mi hebbe datto quella dormia, mi diede ancora un vasetto di quella robba, che fece in detta pignatta, et mi disse, che dovessi andar à ungere le botteghe, et porte per far morire la gente, dicendomi, che havrei fatto piacere à persona tale, che m’havrebbe remunerato, et così io onsi nel modo, che hò già detto, nè mai hò havuto altro, che li danari, che hò detto, nè mai hò fatto altro delitto, nè hò mai fatto più di quello, che hò confessato.
Et tortura servatis servandis purgavit infamiam etc, omniaque per eum fassa ratificavit, et protestatus fuit se neminem indebite gravasse.
Dixitque, quello che hò confessato adesso, non l’ha confessato à buon hora, perche mi credevo d’esser stato assassinato da testimonij, del resto non hò mai fatto altro.
[158] Et sic fuit depositus, dissolutus, et reconsignatus etc.
Die vero 13 Angusti, suo iuramento, et servatis, servandis extra torturam ratificavit omnia, protestans se non habere aliquid addendi, nec diminuendi.
Interrogat., se si è posto a memoria il nome di quel banchiere, che sborsava il danaro.
Respondit, postquam aliquantulum cogitasset, credo che detto Baruello lo nominasse per il Turcone, ma che si sij questo Turcone non lo sò, perche non mi raccordo mai d’haverlo visto, et hò più à memoria, che nominasse il Turcone, che altri.
Ad alias ait, io non sò dove sij la terra di Magnago, ne mi raccordo di conoscere alcuno della parentella de Cugioni, ne mai hò dato onto ad altra persona che à quelli hò detto, et se così non è, prego Dio, e tutta la Corte Celestiale, che siano contro l’anima mia.
Et iterum ad omnem bonum finem, servatis servandis, tortura purgavit infamiam, et omnia per eum fissa ratificavit; protestans se neminem indebite gravasse etc. nec alia delicta comisisse.
Et successive, presente causidico Francisco Baratello, protestatus fuit habere quosque testes pro repetitis, et confrontatis, salvo iure se defendendi in forma.
Ideoque fuit ei publicatus processus cum termino dierum trium ad suas faciendum defensiones etc. cum oblatione copiæ processus etc.
Tandem die 19 Augusti fuit per D. Auditorem Gasparem Alfierum definitive relata causa dicti Hieronymi Miliavaccæ in Excellentissimo Senatu.
Qui censuit dictum Hieronymum Miliavaccam, denuntiata morte, torquendum esse super alijs et complicibus, mox plectendum esse eadem poena, qua plexi fuere Io. Iacobus Mora, et Gulielmus Platea, eundemque habendum pro reperito, et confrontato, quo ad alios etc.
[159] Et sic eadem die, et coram D. Auditore iterum constitutus Hieronymus Miliavacca, et ei prius de lato iuramento veritatis dicendæ prout iuravit etc. eique denuntiata morte ad formam ut supra fuit. [4]
Interrogato, à dire se hà fatto altro, e nel commettere quello hà confessato, hà havuto altri complici.
Respondit, non hò fatto altro.
Dettoli, che averti bene à dir la verità.
Respondit, hò detta la verità, e mi sono tratto à memoria, che al sicuro il Turcone Banchiere, era quello, che pagava li danari al Baruello, e m’assicuro molto bene, perche il Baruello me lo disse et non hò altro da dire.
Ad aliam dicit, mi sono tratto à memoria, come quel Battistino Barbirolo, et uno delli Brusa hanno havuto dal [160] Baruello dell’onto, e l’hanno adoperato; come poi si habbi nome quel Brusa io non lo sò, mà è figliolo di quel mercante da panno che sta al Carobio, Dicens che habbino onto del sicuro io non lo sò, mà sò bene, che lo riceverono dal Baruello perche viddi, e glielo diede al Carobbio vicino alla bottegha di quel Selaro, che era vicino à sira, e questo fò de quindeci giorni avanti ch’io fossi tolto pregione, e bisogna che già trà di loro si fossero concertati, perche quando si trovorno vicino al Selaro come hò detto, senza dir altro si scostorono un poco da me, et viddi che detto Baruello si levò dalle calce una di quelle canevette con dentro dell’onto, e lo consignò in mano al detto Brusa, e doppo haver parlato un poco trà di loro, il Baruello venne con me, et gl’altri andorono per li fatti loro, e doppo il proprio Baruello mi disse, che li ne haveva dato; che lo dispensassero poi, io non lo sò. Mi raccordo ancora che da tre settimane in circa, prima ch’io venessi pregione, mentre mi trovassi sopra la porta della casa, ove tengo bottegha in P. C., venne uno spagnuolo soldato del Castello, et sendo meco Gio. Steffano Baruello, disse esso Spagnuolo, mostrando una di quelle canevette di vetro con dentro dell’onto, hò qui il balsamo, questa sira voglio imbalsamare, et il Baruello si mise à ridere, poi voltatosi à me detto Baruello, disse, Vedi minchione, che havevi tanta paura? nè potevano esser più de vintitrè hore, et io poi andai nella mia bottegha, e questo soldato io credo, che si chiami Diego soldato del Castello, et è giovine con barba pongente, grande, esperto [5], et porta uno coletto con stringoni di seta, di color rosso, ò sia cremesi.
Dicens, vi è anche un altro banchiere chiamato Ambrosio Melzo, che paga quelli, che ongiano, mox dixit, per amor de Dio V. S. non scriva questo perche non è vero, ma lo dicevo per schivar li tormenti.
[161] Dettoli, ch’averti bene, e dica solamente la pura verità, perche non si cerca altro, et averti à non aggravar la sua conscienza.
Respondit, questo del Melzo non è vero, ne hò altro da dire, perche non mi raccordo d’altro.
Et dum fuisset in ecculeo ellevatus, acclamando dixit, fatemi lasciar giù, che dirò la verità, li Cinquevie hanno datto danari ancora loro al Baruello, et iterum acclamavit lasciatemi giù, che dirò la verità, et sic in plano depositus
Dixit, io non sò come habbi nome, mà è dalli Cinquevie, dicens sendo io, et il Baruello in contrada di S. Simone ci scontrassimo in uno, quale s’accompagnò con noi et andassimo sino à S. Calocero, et poi dietro al bastione, et ivi viddi, che detto Cinquevie diede forsi cinquanta cechini al detto Baruello, il qual Baruello mi disse poi, che questo tale si chiamava il Cinquevie, et che era uno banchiere, et che li haveva datto quelli danari per l’onto, delli quali danari detto Baruello diede tre cechini a me, mà non mi raccordo da che tempo, et questo Cinquevie è un’huomo grosso con barba nera, vestito d’ormesino nero, et una ongarina di sopravia, e’ poteva essere d’età di quarant’anni in circa, ma dove habiti non lo sò, perche non l’hò mai visto altre volte. Dicens io non sò, che cosa trattassero tra di loro, perche io stavo sempre di dietro da loro, del resto non hò fatto altro.
Et iterum in ecculeo ellevatus acclamavit, lasciatemi giù, che dirò la verità.
Et ita in plano depositus,
Dixit, il Baruello hà datto ancora dell’onto à quello, che cura li muli del Sig. Marchese Homodeo, quale è un certo giovine, che altre volte stava con Saracco, mà non sò come habbi nome, et sò che li ne diede, perche mentre si trovasse detto Baruello nella mia bottegha passò detto tale, che tiene cura delli muli, et detto Baruello lo chiamò, et alla mia presenza là di fuori nanti la mia bottegha, che era passata l’hora [162] del disnare, li diede uno di quelli quadretti pieno di onto, et li diede credo sei cechini intieri, et li disse, che dovesse andar à ongere, et lui disse, che li sarebbe andato, et perche non dissero altro, m’immagino, che già trà di loro havessero fatto il concerto, et questo giovine è grande come me, sbarbato, vestito di panno de mischia, et è più tosto bianco di faccia che moretto, et se lo vedrò lo conoscerò.
Mi raccordo ancora, che quando il Baruello mi diede la prima volta dell’onto, me ne diede uno quadretto con otto cechini, et mi disse, che lo dovessi portare al Trentino da sua parte, come glielo portai, et promise detto Trentino, che havrebhe fatto ogni cosa, il qual Trentino non sò come habbi nome, ma tiene cavalli da vittura.
Interrogato, come sà, che il tutto dependa dal figliuolo del Signor Castellano.
Respondit, io lo sò, perche il Baruello me l’hà detto molte volte con giusta verità, perche me l’hà replicato molte volte, et non hò altro da dire.
Dettoli, che guardi bene, e dica la verità.
Respondit, nè hà havuto anche uno, che si chiama il Foletto, che scovava la corte di Sua Eccell. cioè hà havuto dell’onto, et glie lo diede il Baruello in mia presenza, et ne diede una canevetta piena sopra il pasquaro di S. Lorenzo circa un’hora di notte, almeno doi mesi et mezzo fa, et li diedi cinque cechini, e veramente detto Baruello mi dava ad intendere, che era dormia, et promise detto Foletto d’andar per la Città ad ongere, et per segno viddi, che cominciò all’hora all’hora ad ongere nella stretta de Vedraschi.
Dicens, V. S. sappi, ch’il Baruello la al piede della nevera, andando verso la vigna del Tame, fece una foppa, et lì nascose dentro forsi trecento scudi in tanti cechini alla mia presenza, li quali cechini detto Baruello mi disse, che li haveva havuti dal Cinquevie et dal Turcone, et la [163] foppa la fece il Bertone, il che sarà stato un mese et mezzo in circa prima ch’io fossi posto pregione, et non hò fatto altro.
Et ad purgandam infamiam, et ad faciendum inditium etc. fuit iterum in ecculeo ellevatus, et dum in ea retineretur
Ad interrogationem dixit, quello, che hò confessato in questo mio ultimo esame è vero, salvo quello del Melzo, et non hò agravato alcuno indebitamente, et acclamando dixit, non hò altri complici, ne hò comesso altri delitti, et hò detta la verità, nè hò aggravato alcuno indebitamente.
Dettoli, che guardi bene à non aggravar alcuno indebitamente.
Respondit, non hò aggravato alcuno indebitamente.
Et squassatus etiam, aliud non emersit.
Examinatus Petrus Hieronymus Bertonus fil. Melchionis P. S. Laurentij Maioris Mediolani, ut supra detentus, suo iuramento
Dicit, io fui fatto pregione in casa di Gio. Steffano Baruello mio cognato, mà non sò la causa.
Ad alias ait, detto mio cognato è pregione ancora lui in quest’uffitio, et per quanto hò sentito dire, per un vasetto di dormia.
Interrog. dicit, Sig. sì, che hò visto detto vasetto la à casa di mio cognato sopra la credenza, ed è un vasetto quadro di vedro, anci mio cognato stando pregione mi hà detto, che è stato essaminato sopra detto vasetto.
Ad alias ait, detta dormia era una cosa come acqua torbida, come smoglio, e l’hà fatta lui in casa di Gerolamo Foresaro.
Interrog. dixit, un doppo disnare circa le ventidua hore, capitai alla bottegha di detto Foresaro posta vicino al Carobbio di P. T. e dissi à detto mio cognato se voleva venir à casa, e lui mi disse di nò, ma mi diede otto [164] soldi, e mi disse, che dovessi andar all’hostaria à comprare un boccale di vino bianco, e perche mi fidassero l’amola, mi diede esso mio cognato uno martello, il quale lasciai in pegno all’hoste, e così portai il vino bianco à casa di detto Foresaro, e poi viddi, che detto mio cognato haveva portato ivi una pignatta nuova, nella quale vodò detto vino bianco, e poi li mise dentro non sò che robbe, che haveva in uno palpero, che non sò poi che robbe fossero, perche non mi lasciava vedere li fatti suoi, e posta della pignatta con detta robba sopra il carbone acceso la fece bollire, havendola quattata ben bene, in modo che non potesse sorare, mà sorava nè più, nè meno, e la stopò à torno à torno con delle pezze, che io andai à pigliar à casa, e doppo che ebbe bollito un’hora buona, tirò giù dal fuoco la detta pugnatta, e colò detta robba bollita in un strazzo, che io havevo portato da casa, e quella robba colata la mise poi in doi vasetti di vetro, e stopò detti vasetti con della cira credo di Spagna, e poi io li portai á casa sua.
Interrog. se detto suo cognato mise in detta pignatta più di quello hà detto.
Resp. non li mise altro.
Interrog. se lui constituto fò sempre assistente à veder far detta robba.
Resp. Sig. sì, salvo, che nel mentre che boliva mi mandò a casa à pigliar delle pezze per stopar bene detta pugnatta, e per colar detta robba come hò detto.
Dettoli, che dica la verità se detto suo cognato mise in detta pignatta più robba di quello hà detto.
Resp. non hò visto metterli dentro altro.
Interrog. se lui all’hora portò à casa del detto Foresaro altro che pezze, e vino bianco.
Reep. Sig. nò, che non vi portai altro.
Dettoli, che averti bene à dir la verità, perche dal processo consta, anche per la propria depositione di Gerolamo Migliavacca Foresaro, come lui constituto andò alla sua [165] bottegha di compagnia del proprio suo cognato, e non dopo come dice, e che anche lui constituto portò là la pignatta, un’amola con dentro materia, che pareva oglio, altre cose, e particolarmente un panno, ò fosse mantile con dentro robba, che il proprio Baruello disse esser zatti, e bisse, e queste robbe detto Baruello le fece cuocere in detta pignatta, e però dica un puoco la causa perche non dice la verità intiera e libera.
Resp. la verità stà come hò detto.
Iterum ei dictum fuit, che quello se li è detto di sopra consta in processo, e però dica la verità.
Resp. non è vero.
Dettoli, che non è da credere, che quelli hanno ciò deposto habbino voluto dir una falsità aggravando l’anima sua, stando che l’hanno deposto col suo giuramento.
Resp. V. S. vole, ch’io dica quello, che non sò.
Ad aliam dicit, un giorno al doppo disnare, detto mia cognato tolse sù la detta dormia, et andassimo col Foresaro, e con Gio. Battista Strigella, e col Vacazza alla Piazza del Castello in uno magazzino de puttane, essercìto da una donna chiamata Lucia, mà io non andai dentro, che perciò non sò dire che cosa loro facessero; sò bene, che venne di fuori il Baruello, et mi mandò a comprare una pinta di vernazza, et doppo portatali la vernazza, si fermorono in detto bettolino più di mezz’hora, poi tornassimo in casa, et nel venir à casa sentei, che tra loro dicevano, che detta dormia non era buona.
Interrog. che familiarità passava con quelli altri da lui sopra nominati,
Resp. havevano fatto amicitia insieme, con occasione che mio cognato stava retirato sopra la Piazza del Castello, dove ancora stava detto Strigella, e vi è stato mio cognato sopra detta Piazza retirato, et io stavo là con lui per sua compagnia, e pratticava con quelli, che venivano al gioco.
Interrog. dicit, Sig. nò, che non conosco Don Gioanni figliuolo del Castellano.
[166] Ad alias dicit, l’hostaria della Stella è in P. C. al mercato de Cavalli, dove stetti una volta à bevere, et una mattina à disnare con mio cognato, col Foresaro, col Vacazza, et con una donna, qual donna stava in data hostaria, ma non so come habbi nome.
Interrog. se sà, che à detta donna fosse datta cosa alcuna particolare da bere.
Resp. Sig. nò, ch’io sappi se non del vino.
Ad alias ait, conosco Giacinto Maganza perche é stato ragazzo di mio cognato, et lo viddi forsi quindeci giorni sono avanti ch’io venessi pregione, in casa del Sig. Fabricio Landriano, et anche lo viddi à Santa Croce.
Interr. se detto suo cognato soleva pratticare con detto Maganza dopò che non era più suo ragazzo.
Resp. non l’hò ne anche mai più visto parlar con lui, se non là à Santa Croce, che li dimandò come stava.
Ad alias ait, io non hò mai parlato con detto Maganza, se non come hò detto, che fù de quindeci giorni avanti la mia pregionia.
Interrog. che dica se si raccorda d’haver detto al detto Maganza con quali ingredienti si faceva l’onto, che s’andava spargendo per Milano, sopra le mura, et porte.
Respondit, Sig. nò.
Interrogato, se si raccorda d’haver detto al detto Maganza, che à quelli, che tingevano se li davano quattro dople il giorno, e che l’onto era composto con bisse.
Respondit, non hò mai parlato di questo con lui.
Interrogato, se si raccorda haver detto al detto Maganza, ch’il Mora Barbiero, il Baruello, e li Foresari erano principali, che attendevano à fabricar detto onto.
Respondit, io dico, che non hò mai parlato à detto Maganza.
Interrogato, che dica se instigato da detto suo cognato, ricercò il Maganza perche andasse à cercar delle bisse.
Respondit, Sig. nò.
[167] Dettoli, che tutte le sodette cose si leggono pienamente in processo, e però si risolva dir la verità.
Respondit, dico che non sò niente.
Dettoli, che pensa bene, e dica la verità circa al particolare d’esser stato in casa del Foresaro con suo cognato, quando detto suo cognato fece la dormia, come dice, cioè se lui constituto andò a casa di detto Foresaro unitamente con detto suo cognato, e non separatamente come dice, et se nel medemo atto portò la pignatta, e non l’andasse à comprare il Baruello come parimente và raccontando, e di più dica se portò all’hora in tal atto à casa di detto Foresaro altra robba più di quello hà detto, e particolarmente se vi portò un mantino, o simil drappo pieno di robba, nel quale detto suo cognato hebbe à dire, che vi erano zatti, e bisse, perche già il proprio Foresaro lo dice.
Respondit, dico, che non è vero.
Tunc fiat introductus, præf. Hieronymus Miliavacca, et secuta inter ipsos mutua recognitione,
Dixit ipse Miliavacca suo iuramento, questo è Pietro Gerolamo Bertone, che venne a casa mia col Baruello, e quest’è quello, che portò la pignatta, l’amola, et il mantino, ò simil panno, nel quale il Baruello disse, che vi erano dentro bisse, e zatti, e questo ancora è quello, che portò sotto quando andassimo alla Stella la robba, che diedero da bere a quella donna.
Bertonus respondit, non è vero.
Et cum quilibet persisteret in suo dicto, fuit Miliavacca reconsignatus etc.
Mox reiterato iuramento dicto Bertono de veritate dicenda, fuit
Interrogato à risolversi di dir la verità, perche causa facci si grave bugia, perche si suppone, anci si hà da credere, che sij vero quello che dice il Foresaro, che altrimente per haver la verità si metterà à tormenti.
Respondit, V. S. facci quello che vole.
[168] Et sic servatis servandis super mendatijs tantum, eoque prius abraso, et ligatura canabis stricto
Dixit, haver detta la verità, et negavit scire sibi dicta in faciem à dicto Foresario, dicens, se sapessi qualche cosa lo direi, postea petijt dimitti, perche dirà la verità, et dimissus dicit, hò sentito dire, che il Commissario ongeva, ne hò altro che dire, deinde torturæ subiectus negavit esser vero quello hà detto il Foresaro, et sæpius dixit, haver detta la verità.
Et die 28 Augusti iterum examinatus dictus Bertonus suo iuramento
Dicit, hò detto la verita, non sò niente.
Tunc monitus fuit ad dicendum veritatem, perche dal processo consta come lui constituto, e Gio. Steffano Baruello suo cognato, dalla Quadragesima prossima passata in quà hanno più d’una volta fabricato di quell’onto, che s’andava spargendo, per la Città a ruina, e morte de gli habitanti in essa, massime in casa di Gerolamo Foresaro, e come lui medemo constituto n’ha dispensato, e fatto dispensare parecchie volte in diversi luoghi della Città con danno e morte de molti Cittadini, havendo lui constituto procurato ingredienti per far detto onto, massime zatti e bisse, e come meglio dal processo, e però si fa reo d’haver comesso quanto si contiene in questa presente monitione, contro la forma della legge divina, et humana.
Respondit, non é vero, son giovine honorato.
Præf. Paulus Hieronymus Bertonus protestatus fuit servatis servandis habere quoscunque testes pro repetitis, et confrontatis, salvo iure se defendendi.
Et sic fuit ei publicatus processus cum termino dierum trium ad suas faciendam defensiones etc.
Et eadem die fuit examinatus coram dicto D. Auditore Gaspar Miliavacca fil. præf. Hieronymi uts, detentus qui suo iuramento
[169] Inquit, io non sò altrimente la causa della mia pregionia.
Ad alias ait, facio il Foresaro, et hò moglie, et uno figliuolo, et habito di casa per contro le colonne di S. Lorenzo doi anni sono.
Ad alias ait, Sig. sì, che in detta stanza vi habitano ancora altri vicini, cioè il Marteletto, et il Foletto.
Interrog. dicit, lo conosco Gio. Steffano Baruello almeno trè anni sono, mà così di vista, e sò anche che è pregione, Ma non sò la causa, però hò sentito dire, che è sospetto per questi onti, con quali si ongiono le porte, e li cadenazzi.
Et fuit reconsignatus etc.
Verum die 20 Septembris iterum examinatus dict. Gaspar suo iuramento
Dicit, del mio essercitio lavoro in Porta Ticinese nella bottegha nella quale ancora lavorava mio padre, e questo essercitio lo facevo insieme con mio padre, mà di casa non stavamo insieme, però la bottegha la facevamo insieme da Pasqua in quà.
Ad alias ait, Signor si, che hò conosciuto Gio. Giacomo Mora cosi di vista.
Interrogato, se l’hà conosciuto per altro, che di vista.
Respondit, quel giorno che fui messo pregione per haver datto del becco ad uno, et anche per un schiaffo che li diedi, e perche mi fù detto, che si era fatto medicare da detto Mora, e che detto Mora haveva fatto il giuditio mortale, trovai detto Mora, e li dimandai se era vero, e lui mi disse che non era vero, del resto non hò mai parlato con detto Barbiero per altro.
Redargutus dicit, non li hò mai parlato per altro.
Ad alias inquit, conoscevo Gulielmo Piazza, perche come Commissario lo vedevo tutto il giorno per Porta Ticinese à far portar via morti, e lo conosco anche fin da figliolo, mà però non hò mai trattato, pratticato, ne parlato con lui.
Redargutus ait, una volta fece fermar un carro de morti [170] nanti la mia bottegha, li dissi che levasse via quel morbo, e lui mi rispose, che dovessi haver patienza, del resto non hò mai parlato con lui altra volta.
Rerum redargutus dicit, dico e non li hò mai parlato altra volta.
Ad alias ait, non hò mai visto che detto Commissario sij venuto in mia bottegha, se non viè è stato in tempo, ch’io non vi fossi.
Interrog. dicit, quando parlai al detto Barbiero li parlai nella propria sua bottegha, mà che io sij stato a parlare con detto Barbiere di compagnia di detto Commissario, non è vero.
Ad alias ait, conosco Pietro Gerolamo Bertone con occasione che quando il Baruello veniva alla mia bottegha à cercar mio padre, detto Bertone li era sempre dietro.
Interrog. che dica, che facevano insieme suo padre, et il Baruello.
Resp. io non lo sò, andavano insieme in volta, et il Bertone era sempre col Baruello.
Interrog. dicit, io non hò amicitia con detto Bertone, venevano là alla bottegha, e trattavano con mio padre, mà io non parlavo mai con loro, anci havevo dispetto, che venessero là, perche nella nostra bottegha vi venivano delle donne, e delle tosanne, e loro dicevano delle parole sporche, e le donne si discumiavano, anci una volta il Baruello, il Sasso, e detto Bertone fecero una mattinata di sassi à mia moglie mentre io stavo per sposarla; in somma dico, che non hò mai havuto, ne à che fare, ne à che dire con detto Baruello, ne con detto Bertone, ne mai hò parlato con loro di cosa alcuna.
Ad alias ait, conosco il Vacazza cosi di vista, del resto non hò mai trattato con lui, come anche conosco Bernardo Sasso, mà non hò mai trattato cosi lui.
Et fuit consignatus animo etc.
Sed dicta die iterum examinatus cum iuramento
[171] Inquit, hò detto la verità di tutto quello che sapevo, e sò, che per la presente Città sono stati sparsi onti pestiferi, perche è cosa notoria.
Interrog. che dica se hà mai trattato con Gio. Giacomo Mora, e Gulielmo Piazza in materia de simili onti:
Resp. Sig. nò mai.
Dettoli, ch’averti à dir la verità circa questo particolare, e se anche per questo hà ricevuto danari dal Piazza, e dal Mora, ò da altri.
Resp. non è vero niente.
Monitus ad dicendam veritatem, perche dal processo consta, come lui constituto non solamente conosce, ma ancora ha havuto prattica di detto Commissario Gulielmo Piazza, e di Gio. Giacomo Mora barbiere, havendo con loro trattato di ricevere da loro unguento pestifero, e di spargerlo per la presente Città, ad estintione, e morte de Cittadini come in effetto ne ha più volte ricevuto dalli detto Barbiero, e Commissario dalla Quadragesima prossima passata, sino al tempo della sua detentione, massime nel mese di Giugno pross. passato per spargerlo, come con effetto l’ha sparso in diversi luoghi della presente Città, ad effetto di far morire li Cittadini come sopra, come ne sono morti in quantità grandissima, havendo anche perciò lui constituto ricevuto più volte danari tanto dal detto Barbiere, come dal detto Commissario, ed anche da Banchieri in processo nominati, si che si fa reo lui constituto, che contro la forma della legge divina, et humana habbi commesso quanto si contiene nella presente monitione.
Resp. non è vero niente, non si trovarà mai tal cosa.
Et fuit reconsignatus cum monitione generali etc.
Habita a dicto Gaspare Miliavacca, servatis servandis, protestatione de habendo testes pro repetitis, et confrontatis, fuit ei publicatus processus cum termino [172] dierum sex ad suas faciendam defensiones etc. cum oblatione copiæ processus etc.
Relata causa definitive dicti Gasparis Miliavacæ, ac Petri Hieronymi Bertoni per D. Auditorem in Excellentiss. Senatu,
Censuit is ordo dictum Gasparem Miliavacam ac dictum Petrum Hieronymum Bertonum, denuntiata morte, torquendos esse super alijs, et complicibus, mox habitis pro repetitis, et confrontatis quo ad alios, mox plectendum esse eadem poena, qua alj plexi fuere.
Prout die 20 dicti Decembris fuit dictus Gaspar denuntiata morte [6],
Interrog. super complicibus, Resp. non hò fatto ne quelli, ne altri delitti, ne hò compagni in far li delitti, che se mi dice, etc.
Iterum cominata tortura dicit, faci quello, che vole, che non dirò mai quello, che non hò fatto, ne mai condenarò l’anima mia, et è molto meglio, ch’io patisca trè, quattr’hore de tormenti, che andar nell’inferno à patire eternamente, et tortas cum ligatura canabis, et ele[173]vatus in tortura, et squassatus, replicavit non haver compagni, perche non hò comesso delitti, et voglio salvar l’anima, ne voglio aggravare la mia conscienza, et in his semper perstitit.
Idem factum fuit cum dicto Bertono, qui, et ipse dixit quello, che non hò fatto non lo posso dire, ne hò havuto compagni, et sono assassinato, e non sò come farà Dio à soportare quest’ingiustizia, et in tormentis dicens, et in eis perseverans.
Et die 23 eiusdem pro executione supra scriptæ sententiæ fuerunt morti traditi.
Pro ut antea scilicet sub die 21 Augusti fuerat executa sententia contra Hieronymum Miliavaccam prolata.
Note
_______________________________
[1] Fu dall'illust. vicepresidente del Senato eccellentissimo ordinato che detto Girolamo Migliavacca si sottoponesse alla tortura per le contrarietà e inverosimiglianze, adoprata la corda.
[2] S'intenda sempre Porta Ticinese, Porta Comasina, Porta Romana, ecc., come si chiamano i quartieri di Milano.
[3] Ciarlatano, rospi, bisce.
[4] E di nuovo, ad ogni buon fine, colla tortura purgò l'infamia e ratificò tutte le cose dette, protestando non aver gravato nessuno indebitamente, nè altri delitti commessi.
Indi presente il causidico Francesco Baradello, protestò aver ciascuno dei testimonii per ripetuti e confrontati, salvo diritto di difendersi in forma.
Perciò gli fu pubblicato il processo col termine di tre giorni per far le sue difese, offertagli copia del processo.
Finalmente il 19 Agosto fu dall'auditore Gaspare Alfieri definitivamente riferita la causa di detto Girolamo Migliavacca nell eccellentissimo Senato.
Il quale opinò che il detto Girolamo Migliavacca, denunziatagli la morte, dovesse essere torturato sopra le altre cose e sui complici, indi uccider colla pena stessa di Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza, e doverlo tenere per ripetuto e confrontato.
E così il giorno stesso, in presenza del Sig. Auditore, costituito Girolamo Migliavacca, e deferitogli giuramento di dir la verità, e denunziatagli la morte come sopra, fu interrogato, ec.
[5] Spert snello.
[6] Il 1 di ottobre, avuta protesta dal detto Gaspare Migliavacca d'aver i testimonii per ripetuti e confrontati, gli fu pubblicato il processo col termine di 6 giorni per far le difese ec., offertogli copia ec. E il 19 dicembre riferita definitivamente la causa di detto G. Migliavacca e di Pietro Girolamo Bertone dal Sig. Auditore nell'Eccellentissimo Senato, questo opinò che i detti Migliavacca e Bertone, denunziatali la morte, si dovessero torturare sopra le altre cose e sui complici, quindi avuti per ripetuti e confrontati quanto al resto, si infligesse loro la stessa pena come agli altri. E così il 20 dicembre denunziatali la morte, il detto Gaspare interrogato sui complici, disse.
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