PROCESSUS CRIMINALIS

CONTRA

DON JOANNEM GÆTANUM DE PADILLA

et ceteros

impinctos de aspersione facta Mediolani

Unguenti pestiferi

anno MDCXXX

 

 

PARS OFFENSIVA

 

 

 

[pagine 106-142]

 

 

1630 die 8 Iulij.

Pro executione ordinis, de quo supra fuit Gulielmus Platea introductus, et per D. Auditorem Gasparem Alfierum dictum fuit ulz [1], se quello detto, et confessato à me questa mattina estraiuditialmente alla presenza ancora del Dottor Michele della Torre è vero.

Respondit, è vero, et più che vero.

Interrogato, dica, che verità è questa.

[107] Respondit, dirò a V. S. pregato da messer Gio. Giacomo Mora barbiere a darli della putredine, che esce dalla bocca, delli infetti cadaveri, l’interpellai che cosa ne voleva fare, et egli mi rispose, che voleva fabricar un’onto per ontare li cadenazzi, et porte della Città per far morire le persone et instato da lui trè, ò quattro giorni à filo, et persuaso dalle sue preghiere, et promesse, instigato ancora dal Diavolo, mi risolsi, darli come li diedi un piatto di pietra di capacità de dieci, ò dodeci onze in circa di spuma, ò sia putredine, come hò detto, uscita dalle bocche de cadaveri infetti.

Interrogato, che dica quando fu, che detto Barbiere li ricercò tal spuma.

Respondit, fù dodeci giorni in circa, prima ch’io adoprassi l’onto nella contrada de Cittadini.

Interrog. in che luogo glie lo dimandò, et in che hora.

Respondit, dieci, ò dodeci dì prima, che adoprassi l’onto, il Barbiero m’interpellò avanti la sua bottegha in mezzo la piazza, che poteva essere un’hora di notte, o poco più, che io li facessi il detto servitio, cioè li volessi dire la detta putredine per far il sopradetto onto, che mi havrebbe datta quantità de danari, che mai più sarei stato povero huomo.

 Interrogatus dicit, disse detto Barbiero, che questo tale, che doveva dar il danaro, era un capo grosso et doppo il spazio di quattro, ò cinque giorni mi disse, che questo capo grosso era un tale de Padiglia, il cui nome non mi raccordo, benchè me lo dicesse; so bene, et mi raccordo precisamente, che disse esser figliuolo del Sig. Castellano nel Castello di Milano.

Ad alias ait, io non sò perche detto capo grosso facesse far detti onti, se non che il Barbiere mi disse, che lo faceva fare per far morir la gente.

Interrogatus dicit, bisogna bene, che detto Barbiere havesse ricevuto danari da detto capo grosso, ò da altri in [108] suo nome, perche non si sarebbe messo à simile impresa senza quattrini, ma io per verità non posso dire, che n’habbi havuto, perche non lo sò.

Interrogato, quanti giorni stette a ricevere l’onto doppo, che li hebbe datta la putredine.

Respondit, cinque ò sei giorni.

Interrogatus dicit, quando detto Barbiero hebbe ricevuto il mio vaso con la putredine, disse Lasciatevi vedere, che fatto il composito, ve lo darò per dispensarlo sopra le porte, et contrade, nè vi dubitate, perche questa è un’occasione di farvi stare allegramente tutto il tempo di vostra vita senza lavorare, et io li dissi, che l’apparecchiasse, che à tutte l’hore sarei stato pronto, come in effetto vi passai da sua bottegha, et da lui inteso una sera, come ho già detto in altro mio essame, che haveva apparecchiato l’onto da darmi, la mattina seguente v’andai, et sendo entrato nella sua bottegha, ricevei di sua mano un vaso di vetro, di tenuta di cinque onze in circa di onto, di color giallo, quale conforme al già concertato dispensai la mattina seguente, che fù il Venerdì, credo sia il 21, o 22 del mese di Giugno prossimo, passato nella Contrada de Cittadini sopra la Vedra, così commandato da lui che facessi.

Ad alias ait, credo che detto Barbiere, si come hà datto à me di questi onti, n’habbi dato ancora ad altri, perche non havendo io ontato in altra parte, che nella contrada già detta, et sendo stata trovata onta tutta la Città, bisogna per necessità che sij stato dispensato detto onto da molte altre persone, come sarebbe, m’immagino da quelli, che sollevano pratticare per casa di detto Barbiero.

Interrog. dicit, quelli che sollevano pratticare per casa di detto Larbiere, sono Gerolamo Foresaro, suo figliuolo il Saracco, che tiene cavalli da vittura, il Baruello, quale è uno delli maggiori biastemmatori del mondo, et è stato retirato molto tempo sopra la piazza del Castello, perche haveva una salvaguardia sopra detta Piana.

[109] Interrogato, se sà, che detto Baruello havesse amicitia col figliuolo del Sig. Castellano da lui nominato

Respondit, di certo non lo sò, ma mi vado bene immaginando, che fosse suo amico, et dependente, perche sendo questo Baruello fuggito dalla compagnia del Sig. Vercellino Visconte si retirò sopra detta piazza del castello, dove stette per molti mesi allogiato nell’hostaria delli Brugnoni, e spalegiato dal figlio del Signor Castellano.

Interrogato come sà, che detto Baruello fosse spalegiato dal figlio del Sig. Castellano.

Respondit, lo sapra dire il Foresaro, et il Sasso, quale ogni mattina andava à far la cavagna, cioè à comprare ciò faceva bisogno al detto Baruello.

Interrogato se da altri che dal detto Barbiere hà inteso ch’il figliuolo del Castellano facesse far tal onto.

Respondit, Signor nò,

Interrogatus dicit, Sig. nò, che non sò che per detta causa sij stato sborsato danari à detto Barbiero, nè ad altri, nè io hò mai parlato con detto figliuolo del Sig. Castellano,

Interrogatus dicit, Signor sì, che tutto quello, che hò detto di sopra, lo mantenirò in faccia al detto Barbiero, et à chi farà bisogno, perche è la pura et mera verità: anzi dico di più, che sò, che detto Barbiero ha dato in più luoghi del suo onto preservativo, et in particolare al Giussano, officiale di Provisione, et suoi vicini, quali doppo haverlo tolto, sono tutti morti, che sono al numero de quindeci, prima ch’io sij stato impregionato, et doppo hò inteso esser morti quasi tutti di quella casa, al numero de sessanta persone.

Et dirò a V. S. sendo io pregione, hò inteso dal figliuolo del medesimo Barbiere, che havendo dato tal onto preservativo al Giussano, et habitanti in sua casa, non ostante il rimedio erano morti, et da qui m’immagino che l’onto fosse venenoso.

Et subscriptus dictus Platea hoc modo ulz.

 

[110] 1630 a 8 Luglio

Io Gulielmo Piazza affermo, et dico esser vero tutto quello in queste due foglie si contiene, scritto d’ordine mio dal Sig. Gaspare Alfiere Anditore della Sanità, et in fede hò sottoscritto di propria mano, ancora con giuramento.

 

Dicta die.

Fuit per Illustrissimos Præsides Senatus, ac Sanitatis ordinatum dicto D. Auditori, ut illico cum dicta depositione se ad Suam Excellentiam conferret, prout se contulit, et illam de prædictis certiorem reddidit, et post illius redditum fuit die 11 dicti mensis Iulij ordinatum per eosdem Illustrissimos DD. Præsides recipiendas esse depositiones, tàm dicti Plateæ, quàm dicti Tonsoris per Secretarium Proveriam, cum interventu Egr. n. q. Fiscalis Tornielli.

Et sic dicta die coram Illustriss. D. Præside Sanitatis, ac Egr. Auditore, et Capitaneo Iustitiæ cum assistentia dicti Egr. Fisc. fuit, dictus Platea denuo examinatus, iuratus, et interrogatus, doppo il detto suo essame fatto in mano dal detto Sig. Alfiere, quì presente li è occorso cosa più da dire.

Respondit, non hò altro, che dire, et patijt sibi legi dict. examen.

Et sic ei lecta, et ostensa eius depositione in manibus dicti D. Auditoris facta ut supra [2]

Dixit, questo che mi havete letto, et mostrato è la mia depositione, come mia ancora è la sottoscrizione, nè hò altro che dire, se non che mi dechiaro, che li danari, che [111] il Barbiero mi prometteva, non erano proprij di lui, ma s’intendeva di darmi di quelli, che il cò grosso li dava à lui, et dico, che doppo haver pensato sopra il nome del Padiglia figliuolo del Castellano, mi raccordo che fù uno de due nomi, ò Giovanni, ò Francesco, ma non sò quale precisamente di questi duoi, et fù nella sua bottegha nel tempo da me espresso, et mi dechiaro, che se bene hò detto che fu inanti, che ontassi la vedra de Cittadini, et che hò ontato in detto luogo solamente, meglio raccordatomi, dico, che questo fù la prima volta, che io ontai, che non mi raccordo il tempo, et luogo precisi, havendo io ontato nelli luoghi fa da me deposti, cioè nella Contrada di S. Simone sul pasquaro delli Resta, et alla porta delli carra di S. Marta.

Interrogato se il Barbiere li disse, che utile poteva nascere, et per qual fine si moveva il detto figliuolo del Castellano à far morire la gente.

Respondit, non mi disse altro, solo che era il figliuolo del Castellano, che li haveva data la commissione di questo.

Ad aliam ait, Signor nò, che non sò, chi introdurcesse in amicizia detto Barbiero col detto figliuolo del Castellano, se non fosse stato il Baruello, il quale haveva amicitia con occasione d’esser stato retirato sopra la Piazza del Castello, come hò già detto.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Et successive coram ut supra eductus è carceribus præf. Io. Iacobus Mora, qui iuratus [3], etc.

Interrogatus à dire se è vero, che per indurre il Commissario à far quanto hà deposto, li promise quantità de danari, dicendoli ancora, che vi era una persona grande, ò capo grosso, che li dava danari.

Respondit, non si trovarà mai questo in eterno.

Dettoli, che si trova pure esser così la verità, poiche in [112] processo si legge, che lui constituto, non solo così disse al detto Commissario, ma ancora li specificò il detto capo grosso, che dava danari, et che haveva data la commissione di tal attione, perciò dica se è vero, et chi è questo capo grosso.

Respondit, se io lo sapessi, lo direi in conscienza mia, nè lui potrà mai dir questo con verità.

Tunc ad eius præsentiam introductus præf. Commissarius, et et prius delato juramento veritatis dicendæ etc. fuit [4].

Interrogatus à dire, se è vero, che Gio. Giacomo Mora quì presente, come lui depose nel suo ultimo essame, che per indurlo a far quanto hà fatto intorno all’onto adoperato per ongere le mura, et porte di questa Città, da lui deposto, li facesse la promessa de denari, dicendoli che vi era un Cò grosso, che dava li danari, et dechiarando che tutto ciò faceva d’ordine, et commissione del Padiglia figliuolo del Castellano di Milano, il quale era il Cò grosso da lui nominato,

Respondit, Signor sì, che è vero.

Dicente dicto Io. Iacobo, e voi volete dir questo?

Replicante dicto Commissario Platea, sì che lo voglio dire, che è la verità, et sono à questo mai termine per voi, et sapete bene, che mi dicesti questo sopra l'uschio della vostra bottegha.

Dictus autem Mora dixit, patienza; per amor di voi morirò.

Quibus actis fuit Platea reconsignatus, dictus vero Mora fuit

Interrogatus, che dica hora mai la verità, se è vero, che al detto Guglielmo Piazza suo conoscente, et poco fa [113] confrontato con lui, li dicesse, che vi era un Cò grosso, o persona grande, che dava per quest’effetto danari, dechiarando, che tutto ciò faceva d’ordine, et commissione del Padiglia figliuolo del Sig. Castellano di Milano, che questo era il Cò grosso da lui nominato, si come dal detto Commissario li è stato sostenuto in faccia.

Respondit, Signore la verità io l’hò detta.

Dettoli, se non si risolverà di dir la verità se al detto Commissario ha detto le sodette parole, nel modo che dì sopra è stato interrogato, che altrimente per havere questa verità, si verrà contro di lui a tormenti, sempre però senza pregiuditio di quello, che è convinto, et confesso.

Respondit, di questo in conscenza mia non sò niente.

Tunc fuit ductus ad locum tormentorum, et ibi denuo iuratus, et interrogatus super depositis in eius facie per Plateam ut supra

Respondit, la verità l’hò detta.

Et tunc, iterum iuratus, et indutus vestibus Curiæ, fuit torturæ subiectus, adhibita ligatura canabis, qui dum stringeretur [5]

Dixit, Signor sì, che è vero quanto mi è stato sostenuto in faccia dal Commissario, et confermo tutto quello, che lui hà detto, lasciatemi già.

Et sic depositus replicavit, tutto quello, che hà detto il Commissario in faccia mia è la verità.

Ad alias ait, fù il Sig. Padiglia figliuolo del Sig. Castellano di Milano, che mi diede commissione di far tal ontione, et me la diede alla vedra de Cittadini fuori dell’ho[114]staria delli sei ladri, ne vi erano altri, et io, et detto Padiglia è più grande di me, et mi disse Vorrei, che facesti un’ontione da ongere le porte, et cadenazzi, dal qual onto sarebbe risultata la morte delle persone, che danari non mi sarebbero mancati, et che non dovessi haver paura, che m’havrebbe trovati molti compagni, et io li risposi, che dovesse tornare quando voleva, nè passò altro discorso trà me, et lui, perche venne sù della gente all’hora, la quale gente era forsi anche con lui, et cosi mi convenne andare per li fatti miei, et lui per li suoi, et da lì à pochi dì lui tornò da me, et disse, che dovessi prendere detta ontione, et andar à bordeghare, che havrebbe dato tanti danari quanti havessimo volsuto, et fù ivi appresso.

Interrogatus dicit, mi dava tutti li danari, che volevo, et se diceamo due dople, ne le dava, se quattro, quattro, et io ne ho avuto se non due volte quattro dople per volta, et nelli stessi luoghi.

Dettoli, che non è verisimile, che li dasse danari in strada.

Respondit, non vi è tanto à che fare à far così manum dexteram saculam sinixtram ingerendo, mox dixit [6], non si contavano minga.

Interrogato, se vi era gente quando li dava danari

Respondit, haveva gente con lui ma non s’accostavano à noi.

Interrogato, chi l’introdusse in amicitia con detto figliuolo del Signor Castellano,

Respondit, fù uno delli suoi, grande vestito di mischia, che tirava al zenzovino, magro, di barba nera, et poca, venne due o tre volte in barbaria à farsi far la barba, et mi disse, che se mi contentavo parlare con il figliuolo del Sig. Castellano, m’havrebbe fatto guadagnare tutti li danari, che havessi volsuto, et questo tale sta in Castello, et è di quelli del Castellano.

[115] Interrogato, in che luogo li parlò il figliuolo del Sig. Castellano la prima volta,

Respondit, già hò detto, che fò alla Vedra de Cittadini, et all’hora mi diede le quattro doppie, et l’altra volta me le mandò da quel grande, il qual grande mi portò anche un vasetto d’ontione, et io lo gettai poi nella vedra senza adoprarlo, et composi poi da me stesso quelli cinque vasi, che hò confessato.

Interrogato, se quel grande li disse, che compositione era in quel onto,

Respondit, Signor nò, et io dubitando d’avvelenarmi, lo butai via.

Interrogato, se è poi mai tornato, ò hà mandato ad intendere, che cosa esso havesse fatto.

Respondit, la seconda volta mi dimandò, et io li risposi, che havevo fatto quello m’haveva commandato, et così è, perche se bene non havevo adoprato del suo vaso, havevo però adoperato io stesso della compositione, che hò confessato sopra il corso di Porta Romana, et Porta Ticinese, di mia mano, et alla Vedra de Cittadini, et hò onto una volta sola, et hò poi dato li vasi, che hò detto al Commissario.

Interrogato, come così diede detti vasi al Commissario.

Respondit, io dissi al Commissario, che se voleva adoperare di questi onti havrebbe guadagnato tanti danari come havesse voluto dal figliuolo del Sig. Castellano, et il detto Commissario ne hà havuto da un non so chi.

Interrogato, chi è quello, che sborsava li danari.

Respondit, se non lo posso dire, l’hò qui stretto nella gola, et non lo posso dire, et replicavit, lo direi volontieri, mà non lo posso dire, et iterum dixit, l’hò gropito qui ponens manum ad gulam, dicens non lo posso dire.

Dettoli, che si risolvi di dire il nome di costui, che altrimenti si farà di nuovo ligare.

Resp. quel suo, quel suo compagno.

[116] Dettoli, che dica chi è questo compagno, che altrimenti si farà ligare.

Resp. non mi faccia ligare, che lo dirò.

Et cum esset elevatus, et dixisset, è uno banchiere Genovese, al quale è morta la moglie di peste fuori di porta cinese et di gratia V. S. mi faccia slegare che dirò il tutto, prout fuit dissolutus, et ad sedendum positus, postea.

Interrog. à dire questa verità.

Resp. postquam stetisset anxius [7] è Giulio Sanguinetti, l’hò pur detto, dal quale quel Spagnuolo disse, che dovessimo andare à prendere tutti quelli danari, che volevamo. Io però da quel Banchiere, perchè sono venuto pregione quasi subito, non hò ricevuto danari, et me lo disse non solo quel spagnuolo, mà anche il figliuolo del Signor Castellano.

Interrog. se doveano andare con scritture, ò senza.

Resp. dissero, che saria bastante, che avessimo detto di esser de quelli del figliuolo del Sig. Castellano, che all’hora lui, ne havrebbe datto tutta quella quantità de danari, che havressimo richiesto.

Ad alias dicit, io non sò precisamente, che alcuno sij stato à pigliar danari di detto Banchiere à quest’effetto; è vero, ch’io dissi al Commissario che andasse là à pigliarne, il qual Commissario me ne hà mostrato due volte dalle quattro dople di Spagna sino alle sei.

Dettoli, che non è verisimile, che detto Banchiere volesse sborsare danari sopra il semplice dimando del Commissario, et complici, che però dica liberamente come passò questo concerto, et se vi passava scrittura fra di loro.

Resp. disse che bastava, che fossimo andati là à pigliar danari, dicendo come hò detto di sopra, et sottoscrivere il nostro nome, dicendo, io tale de tali; et bisogna che detto Banchiere fosse informato dal fatto.

[117] Interr. se conosce detto Banchiero, et se è stato à casa sua.

Resp. Sig. nò, bisognarebbe havere quel Spagnuolo grande, ei saprebbe ogni cosa.

Interrog. dicit, detto Spagnuolo si chiama Don Pietro di Saragozza, et sono parecchj questi Spagnuoli, che hanno trattato di questa materia, et uno hà parlato con me, altri con altri.

Interrog., se alcuni detti suoi di casa sapeva di questo guadagno.

Resp. Sig. nò, che non lo sanno.

Lnterrog. se sà, che altri habbino ricevuto danari, et onto, ò da lui ò da altri.

Resp. con me nessuno: trà il Commissario, et me sono passate quelle poche ciancie, che hò detto, con il Commissario sempre sono venuti alla mia bottegha li Foresari quando veneva à prendere li vasi, et con essi sempre vi era il Baruello, li quali potevano sentire quello passava trà me, et il Commissario, perche stavano lontani solamente quattro passi.

Interrog. dicit, io non hò mai trattato di questi negotij con detti Foresari, et Baruello, mà sempre col Commissario, ne sò che altri ontassero, ne facessero di questa compositione.

Dettoli, che non è verisimile, che sendo tanta quantità di gente, che ongevano, come si può vedere dalla quantità delli onti trovati per la Città, non sappi esso, se non tutti, almeno parte de complici, et però li nomini.

Resp. loro sapranno bene nominar me, perche mi dicono Il Barbiero, mà io non li conosco loro.

Interrog. se hà visto il figliuolo del Signor Castellano à trattare con alcun altro sopra il corso di P. T.

Resp. Sig. nò, perche lui veniva nascostamente, et io caminavo a nascondermi.

Ad alias dicit, saranno stati dieci giorni prima della mia detentione, che non hò parlato con Don Pietro de Sara[118]gozza, il quale mi disse, che lui ancora ontava, mà non hò visto.

Interrog. se sà dove sij stato fabricato quel vaso d’onto, che dice li mandò il figliuolo del Castellano.

Resp. credo che sij fabricato in Castello, mà si parlavamo così succintamente, che non haveva tempo di parlare di molte cose.

Ad alias dicit, Signor nò, che detto figliolo del Signor Castellano, ne detto Don Pietro mi dissero à che fine facessero queste cose, ne che utile cavassero dal morire di tanta gente.

Interrog. che dica quante volte hà visto il figliolo del Sig. Castellano dopo questi trattati.

Resp. io l’ho visto quelle due volte sole.

Interrog. se sà, che li danari, che doveva dar fuori il Sanguinetti fossero proprio del figliuolo del Castellano, ò pagati d’ordine d’altri.

Resp. io non so altro; solo che detto Don Pietro disse, che dovessimo andare dal detto Sanguinetti, che n’havrebbe datto tutti li danari, che havessimo voluto, mà io non vi sono stato.

Tunc ad purgandam infamiam, et ut faciat inditium contra nominatos, fuit iterum in ecculco ellevatus, et ratificavit omnia, dicens tutto quello che hò detto è vero, et non hò aggravato alcuno indebitamente, perche tutto quello hò detto è la verità, nè hò aggravato alcuno indebitamente, et per amor di Dio V. S. non mi faccia più tormentare.

Et sic fuit depositus, dissolutus, et reconsignatus etc.

 

Dieque duodecimo dicti mensis coram uts. servatis servandis, etiam cum iuramento notificavit, omnia per eum die antecedenti deposita, aliud non addendo, nec diminuendo [8].

[119] Fuit postea

Interrogatus, à descrivere la persona del detto figliolo del Sig. Castellano.

Respondit, è più grande di me, qui est staturæ mediocris, non è ne grasso, ne magro, ne io l’hò potuto rafigurare troppo bene, perche parlava con me incappato, et succintamente: et era vestito di mischia tirante al zenzovino, et non l’hò potuto veder bene, perche era raso, haveva un poco de barbisetti, mà poco poco, per quelle che mi parve tiravano più al biondo, che al nero, benche non lo possi accertare, perche stava tanto incapato, et era assai bel giovine, ne mi raccordo degli occhi.

Interrogato, che dica il tempo preciso, che detto Don Pietro l’invitò à parlare col figliolo del Castellano, et il tempo ancora che parlò con detto figliolo, et che ricevè li danari.

Respondit, è stato circa un mese, et mezzo prima ch’io fossi pregione, et questa pratica è durata cinque settimane et non più per quanto mi posso raccordare.

Interrogato, se sà il nome di detto figliuolo del Castellano.

Respondit, io non lo sò, ne mi è stato detto, il Commissario saprà dire à V. S. ogni cosa, perche lui hà in scritto li nomi di questi Signori per quanto io credo.

Interrogato, se il trattato fù di valersi esso dell’onto, che li dasse il figliolo del Castellano, ò che esso ne fabricasse.

Respondit, essi prima mi mandorono il loro vasetto, come hò detto di sopra, mà io poi li dissi, che non si caciassero altro fastidio, che ne havevo composto io, che havrebbe fatto l’istesso effetto, et questo lo dissi al detto Don Pietro et detto Don Pietro è venuto due, ò trè volte ad intendere quello facevo.

[120] Interrogato, che dica dove hà imparato tal sua compositione.

Respondit, dicevano così in barbaria, che si adoperava di quella materia, che esce dalla bocca de morti, et trà gl’altri sentei, che lo diceva il Sig. Gio. Battista de Negri, dicendo haverlo sentito dire, et io m’ingegnai ad aggiongervi la liscivia et il sterco.

Interrogato, da dove nasceva la difficultà, che haveva hieri in dir il nome del Banchiere Sanguinetti.

Respondit, non me ne raccordavo, et sentivo in quella à gonfiarmi la gola.

Interrogato, quante volte il Commissario li hà mostrato danari.

Respondit, da tre, à quattro volte salvo il vero et erano quattro, cinque, ò sei doppie per volta.

Interrogato, se sà, ò può immaginarsi per che causa il figliolo del Castellano si movesse à questo.

Respondit, io non lo sò, lo saprà il Commissario, per che lui è molto ben informato del tutto.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Die 13 Iulij.

Iterum, coram, Egr. D. Capitaneo Iustitiæ examinatus præf. Gulielmus Platea suo iuramento

Inquit, Signor sì, che per causa dell’onto il Barbiero mi hà fatto dar danari, et lui ancora me n’ha datto, et doi giorni in circa prima della processione di S. Carlo hò ricevuto un qualche trenta ducatoni frà quali vi erano due dople d’Italia in uno colpo solo, et li hebbi dal Barbiero, il quale mi menò alla casa dalli Turconi in Borgo nuovo, dalli quali fù fatto il sborso, io restai però sopra la porta, et il Barbiere entrò in casa, et detto Turcone si chiama Gerolamo, qual è un huomo piccolotto, grassotto in chiera, et credo, che habbi la gotta, et vi andò detto Barbiere con mio Spagnuolo col quale lui parlò alla Piazza del Castello di fuori dalla porta vicino alla guardia, et doppo che [121] hebbe parlato con lui disse, Andiamo in Borgo nuovo à casa del Turcone, che ci pagarà il danaro.

Interrogato, se il Spagnuolo venne à casa del Turcone.

Respondit, all’hora non venne, mà bisogna bene, che vi sij andato delle altre volte, perche diede l’ordine che ci fossero datti li danari, perche me lo disse il Barbiero.

Interrogato, che dica tutto quello che li disse il Barbiero in tal materia.

Respondit, dirò a V. S. Il Barbiero stando sopra la sua bottegha forsi de dodeci giorni prima, che s’adoprasse l’onto, mi disse, se li volevo dare di quella sporcitia che hò detto, che non mi sarebbero mancati danari, poiche questo negotio esso lo faceva ad instanza d’un Cò grosso, et che perciò non sariano mancati danari, et io perciò li promisi di farlo, ne concertai quantità de danari, perche mi disse, che non ne sariano mancati, et mi fù detto trè, ò quattro giorni, perche io volevo sapere chi era questo Có grosso, et finalmente mi disse, che era il Padiglia figliolo del Castellano, quello che è alla guerra Capitano de Cavalli, et io li diedi detta spuma, et mi disse, che mi dovessi lasciar vedere, che havrebbe fatto l’onto, et io circa doi giorni doppo andai à riceverlo in un vaso di vetro, et andai, et ontai la contrada di S. Simone circa le tre hore di notte, et ontai con le mie mani proprie, et il giorno seguente ne pigliai un’altro vaso, et ontai al Pasquaro delli Resta un’hora nanti il giorno, et l’istessa mattina ontai, come hò detto la alla porta di S. Marta, et il doppo disnare di quel giorno conforme alla posta fatta quella mattina con detto Barbiero, mentre li diedi conto d’haver ontato nelli luoghi che mi haveva detto, andassimo alla piazza del Castello et alla porta fece chiamare fuori uno Spagnuolo, qual era di statura grande più di me con barba nera, con un vestito color zenzovino, et parlò con esso, che potevo io esser lontano vinti passi, et poi dissi à me essendosi licentiato dal Spagnnolo, Andiamo dal Turcone, che il Spagnuolo hà detto [122] che li ha datto ordine, che ci diano danari, et cosi andati à casa di detto Turcone io restai sopra la porta, et il Barbiero entrò dentro, et doppo esser stato dentro circa mez’hora venne fuori, et mi disse, Pigliate, saranno trenta ducatoni, et all’hora io li numerai, et trovai che erano venticinque ducatoni, et due dople.

Interrogatus dicit, Sig. no, che tra me, et il Barbiere non passò scrittura, ma bisogna bene, che detto Barbiero facesse scrittura se doveva ricevere il detto danaro da dar à me, et mi disse, che haveva havuto delli danari per lui quando mi diede li trenta ducatoni, ma non mi disse la quantità, ne mai m’hà detto d’haverne havuto altre volte, può ben essere, che n’habbi havuto perche andava inanti et indietro dalli Spagnuoli, et dal Turcone, il che sò, cioè, che lui andasse inanti, et indietro, per che con occasione che chiamavo danari à detto Barbiero per l’effetto sodetto, lui mi diceva che non dovessi dubitare, che non ne sarebbero mancati danari, perche lui sarebbe andato dalli Spagnuoli, et Turcone, à farsi dare delli danari, mà io non hò però havuto altri danari di quelli hò già detto.

Interrog. se il Barbiere non hà fatto dar danari alli Foresari, et al Baroello, ait non sò, che n’habbi fatto dar ad altri, perche loro erano sempre insieme con detto Barbiero, et bisogna, che anch’essi habbino onto, et ricevuto danari, poiche essi sono poveri, et stanno sempre su l’hostaria mangiando, et bevendo allegramente con danari sempre nelli calzoni, et al Baruello in particolare mi raccordo d’haver visto nell’hostaria delli sei ladri una calza piena de danari, cioè zechini, et ducatoni, che giocava, et ditto Baruello, et Foresari padre, et figliuolo con detto il Bertoncino, che li andava dietro per ragazzo, erano sempre insieme giorno e notte.

Dettoli, che risulta dal processo, che sempre che lui andava alla bottegha del Barbiero andavano con lui li Foresari, et il Baroello.

[123] Re[s]pondit, dirò liberamente vi venivano di compagnia per ricevere anch’essi delli onti, et tutte le volte che il Barbiero ne ha datto à me, ne ha datto ancora ad essi, et io fui ricercato dal Barbiero à trovar persone à quest’effetto, et parlai alla bottegha del Foresaro con esso suo figliuolo, et il Baroello sopra di questo, quali di subito se n’accontentorono, et di compagnia andassimo alla bottegha del Barbiero, il quale passò con essi il medemo discorso, che haveva passato con me, non nominandoli però la persona, che ciò aveva comesso, benche credo, che doppo glie l’habbia detto, et all’hora non fù datto onto ad alcuno di noi, ma cominciassimo poi ad andar à prenderlo, et ne prendessimo due volte in compagnia, et il Venerdì, giorno inanti alla mia captura l’ebbi solo.

Ad alias ait, Sig. nò, che non sò dove li sodetti da me nominati habbino ontato, solamente mi dicevano, che andavano ontando per Milano, et erano sempre tutti quatro di compagnia; è ben vero, che il Bertoncino non viddi, che sentisse i trattati alla bottegha del Foresaro, ne del Baruello, mà bisogna, che anch’esso habbi ontato, perche era sempre con loro, et è cognato del Baruello; che questi poi havessero altri compagni io non lo so precisamente; ben vero, che quà sempre era di loro compagnia uno, che li dicono Pedrino, che dà cavalli da vittura, qual era tamborino del Castello, un malossaro da cavalli chiamato il Vacazza, il Sassino chiamato Bernardo, et questi sò che erano sempre in compagnia à mangiar e bere, gioccare, et andar à volta per Milano giorno, et notte, et mi raccordo, che vi è ancora un Francesco Barbiere, che era sempre di loro compagia.

Interogato, se sà, ò hà sentito dire dal Barbiere, ò dalli detti Foresari, et Baruello, che habbino havuto danari.

Respondit, mi hanno detto, che ne hanno havuto anch’essi, cioè me la dissero li Feresari, et il Baruello subito passata la prima volta dell’onto ricevuto dal Barbiero, mà [124] non mi dissero quanta quantità n’havessero havuto; solo mi dissero haver havuto delle doble, et fù là alla bottegha delli Foresari, che mi dissero, ch’il Barbiero gli haveva fatto dar delle doble, et che erano statti di compagnia à pigliarle, ma non mi dissero dove, ne da chi.

Redargutus dicit, postquam stetisset cogitabundus, Signor sì, che mi dissero, che erano stati à casa dell’istesso Banchiero in Borgo nuovo di compagnia del Barbiere, et che detto Banchiere Turcone subito sborsato il danaro era andato à Como.

Interrog. se sà, che detti da lui nominati habbino trattato con altri, et massime con il Spagnuolo da lui descritto.

Resp. io non lo sò, ma bisogna bene che vi habbino trattato, perche havevano grandissima amicitia sopra la Piazza del Castello.

Interrog. se sà il nome di quel Spagnuolo, col quale parlò il Barbiere alla sua presenza.

Resp. se non m’inganno credo nominasse Don Pietro di Saragozza.

Et servatis servandis tortura purgavit infamiam, omniaque  in hoc præscnti examine per eum deposita ratificavit, affirmando etiam se neminem indebite gravasse etc.

 

Dicta etiam die coram ut supra

Iterum examinatus dictus Io. Iacobus Mora Barbitonsor suo iuramento

Inquit [9] quando io hò parlato al figliuolo del Sig. Castellano, tutte due le volte era così mezza mattina, et non si lasciava liberamente vedere, gettando la cappa al volto.

Interrog. se sa, che da altri Banchieri sij stato per l’effetto sudetto pagato danari.

[125] Resp. suspirum emittens Signor nò.

Ad alias ait, Sig. si, che sò, che vi è un Banchiere della parentella de Turconi, mà non sò in qual contrada stij, perche non sono mai stato in casa sua, mox postquam aliquantulum cogitasset dixit, vi sono stato una volta à tuor quattro dople, et un’altra volta ne hò havuto altre quattro, et hora che mi raccordo saranno state da trè, o quattro volte.

Interrog. come hebbe detti danari da detto Turcone, et se esso li fece qualche recapito.

Resp. Don Pietro, che hò già nominato disse, che dovessi andar à casa del detto Turcone, e dire che ero di quelli del figliolo del Sig. Castellano, che m’havrebbe datto li danari, ch’havessi voluto, et il Turconi subito me li dava et mi faceva sottoscrivere un foglio bianco col mio nome, dicendo io Gio. Giacomo Mora confesso haver ricevuto quattro, sei, otto, secondo che erano

Ad alias ait, il detto Turcone è un’huomo di mia statura, grasso, ben complesso, vechiotto, con barba quadra, et barbisi lunghi, et andavamo là in una camera di dietro, nella quale vi erano due bofette, e delle catetre [10], et ivi mi faceva il sborso portando seco li danari in uno sachetto.

Interrog. dicit, hò havuto danari dal detto Turcone quattro volte in circa, et la prima volta mi diede vinticinque ducatoni, et quattro dople, et nell’istesso tempo mi diede vinticinque ducatoni, et due dople, quali consegnai al detto Commissario sopra la porta del Turcone nell’uscire; la seconda volta mi diede circa cinquanta ducatoni, et vi erano dentro alcune dople, mox ponens manus ad caput, dixit, mi penso d’esser stato conciato così, che non posso dir liberamente la mia ragione, et raccontar il tutto.

Interogat. quanti danari hebbe la terza, et quarta volta.

[126] Resp. da cinquanta ducati in circa, et in somma havrò da ducento scudi in circa in tutto.

Ad alias inquit, tutte le volte, che sono stato à casa di detto Turcone, il Spagnuolo mi haveva detto, che andassi à pigliar danari se ne volevo, et io in compagnia del Commissario tutte le volte vi sono andato, et il Commissario è sempre stato sulla porta, et haveva da me circa la metà, poco più del danaro da distribuire, come lo distribuiva alli suoi compagni, alli quali anch’io ne davo tutte le volte, benche essi non venessero là dal Banchiero, li quali compagni sono il Baruello, il Foresari, il Fusaro attaccato alla mia bottegha, Pedrino, che dà cavalli da vittura, et sono da otto, ò dieci, che ne hanno avuto, et questi tutti trattano col Commissario da ongere, et anche meco, et li promisi ch’havrebbero havuto danari tutte le hore ch’havessero voluto, et tutti li sodetti sanno ad instanza di chi si faceva quest’onto, et mi dissero, che havevano ontato per Milano, et sentendo dire, che era stato ontato per Milano, io andavo poi à prendere li danari da darli, come li davo tutte le volte, che n’havevo anch’io ad un hora di sira in circa essendo in piazza, et questo si faceva vedendolo tutti quelli della camerata, ma nascostamente quanto à gl’altri, mà non davo ugualmente à tutti, ma à chi più, et à chi meno, et il Baruello havrà havuto più di sessanta scudi, et altro tanti il Foresaro, et tanti il suo figliuolo, ne posso darne conto distinto, porche non si contavano.

Interrog. che si dechiari, se li ducento scudi, che di sopra ha detto sono gl’istessi, che hà deposto ultimamente haver distribuito, ò pure se ne hà havuto altra quantità.

Resp. hò havuto delli ducento scudi alla volta, et li andavo distribuendo à poco à poco alli compagni, et tutte le volte, che è venuto là Don Pietro, sempre hò havuto danari, et havrò havuto vicino à mille scudi, et lo direi preciso, se havessi la lista del Turcone.

[127] Interrog. se si è fatta lista particolare.

Respondit, non si è fatta altra lista, se non che sempre adoperava un foglio bianco, et io mettevo sotto il mio nome, cognome, et la quantità del danaro.

Interrogato, quanti danari dalli sodetti havrà trattenuto per se stesso.

Respondit, mi erano sempre alle coste, et sempre mi dimandavano danari, et ne hò avanzati pochi da quelli pochi in poi, che hò dispensato per casa mia, li quali ponno esser pochi.

Dettoli, che non e verisimile, che de tanti, ne habbi trattenuto sì pochi per lui.

Respondit, è perche sapevo dove andar à prenderne, et ne dovevo andar à prendere quando fui preso.

Interrogato, quando cominciò il primo sborso.

Respondit, non sò dir precisamente i giorni, ma fù subito che hebbi il vasetto, che mi portò Don Pietro.

Ad alias inquit, andavo à prendere li danari quasi sempre sul tardi alla sira, et li dicevo al Turcone, che ero da parte di Don Pedro del figliuolo del Castellano, et esso mi dava cento, et cento cinquanta scudi conforme li domandavo.

Ad alias ait, Sig. nò, che non hò parlato à Don Pedro, sendovi presente il Commissario se non una volta, che andai, et feci chiamare detto Pedro fuori del Castello, et parlai con lui, et poi col Commissario andai à casa del Turcone à tuor danari.

Interrogatus dicit, non mi raccordo della qualità della casa del Turcone, perche vi andavo sempre con l’animo turbato, et inquieto, ponens manum ad oculos [11], che non guardavo ne anche l’aria, sò bene, che è in Borgo novo.

Interrog. che nomini li altri della camarata, à quali hà datto danari per tal effetto.

Respondit, sono di camarata, à quali hò dato danari, [128] et V. S. avverti, che il Commissario, ne ha dato via ancor lui;< mox dixit, sono il Baruello, il Foresari, il Fusaro mio vicino, Pedrino delli cavalli, il Saracco, che dà via cavalli da vittura anch’esso, certi compagni del Foresaro, certi battori da oro, certa gente, de quali non sò li nomi loro. Mox dixit, li battori da oro si chiemano li Giussani, et Pedrino distribuiva li danari à quelli di Cittadella, quali danari glie li davo io, et per adesso non mi raccordo d’altri, et se me ne raccordarò, lo dirò.

Et tortura ei adhibita, servatis servandis purgavit infamiam, et omnia, quæ supra deposuit ratificavit.

 

Verum antequam in ecculeo elevaretur, dixit [12], tutto quello, che hò detto è la verità, ne hò aggravato alcuno indebitamente, anzi v’aggiungo, che quando Don Pietro mi portò il vasetto dell’onto, ne diede un’altro al Commissario in mia presenza lì vicino alla mia casa, et bisogna, che n’habbi datto à de gl’altri, et che esso lo fabrichi in Castello.

 

Et cadem die iterum coram ut supra examinatus præf. Mora, et prævio iuramento per eum præstito de veritate dicenda etc.

Interrogatus, che dica per qual causa hieri per il Banchero, che sborsò il danaro da lui deposto nominò il Banchiere Sanguinetti, et nell’essame di questa mattina hà nominato il Turcone.

Respondit, io lo dissi hieri sera, perche dal Commissario intesi, che haveva havuto danari per quest’effetto, dal quale V. S. potrà anche intendere, che hà havuto altra materia per ungere di quella, che li hò datto io, et non può essere, che habbi fatto tante ontioni con quella materia, che li hò datt’io.

Interrogato da chi disse detto Commissario d’haver havuto li sodetti danari.

[129] Respondit, ben mi disse mostrandomi non sò che dople, che haveva havute da quel Banchiere Sanguinetti, dal quale mi haveva detto Don Pedro, che dovessi andare per haver danari a quest’effetto ancor io, il qual Don Pedro me lo disse alla mia bottegha poco avanti, ch’io fossi pregione.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Dicta quo que die errant ut supra.

Iterum examinatus præf. Gulielmus Platea suo iuramento

Dicit, Signor sì, che per ongere le muraglie ho havuto altri danari più di quello, che hò detto, cioè ne hò havute due volte da uno de Lucini in Borgo novo, che stà per contro al Turcone, et hehbi prima quelli del Turcone [13], che hò già confessato, et doppo duoi, o tre giorni in circa hebbi questi dal Lucino, li quali tutti ascendono alla somma de cinquanta scudi in circa.

Ad alias ait, detto Lucino è tutta cosa del Turcone, et essendo io andato dal giovine, scrittore del Turcone, per farmi dar danari, quale non sò come habbi nome, ma è smenzo in volto, vestito di nero, non molto grande, poco di volto, et poca poca barba, il colore non sò per esser barba pungente, et parla milanese, mi disse che dovessi andar dal Lucino, cioè andai dal Scrittore, et dimandai se era in casa il Signor Turcone, et il Scrittore mi disse, che non vi era, et io li dissi, che ero venuto per tuor danari d’ordine del Barbiere di P. T., et esso mi disse, Andate dal Lucino, che lui hà la commissione di pagarvi, et mi insegnò la casa di detto Lucino, qual è malossaro da cambij, et io li dissi se haveva commissione dal Sig. Turcone di pagarmi danari, et esso mi dimandò ch’io ero, et rispondendoli io, che ero mandato dal giovine del Sig. Turcone per tuor danari d’ordine del Barbiero di P. T., lui cacciò mano li danari, et mi diede la prima volta due dople, et quattro, ò sei ducatoni, et la seconda [130] volta mi diede trenta, ò quaranta ducatoni, compresi li primi danari della prima volta, dei quali io non li ne feci confesso, ma che il Liscino ne facesse scrittura non lo sò. Sono stato ancora in un’altra casa à tuor danari per questo effetto sopra il corso di P. N. all’incontro dell’Annonciata, in compagnia del Barbiero, ed ivi detto barbiero alla presenza mia parlò con un giovine, che parlava forastiere, et li dimandò danari da parte di quel don Pedro di Saragozza, et doppo il Barbiero con quel giovine, restando io alla pusterla, andorono dentro in casa, et il Barbiero portò fuori delli danari, et à me diede pochi danari, cioè otto, ò dieci dople in tant’oro, non dicendo quanti esso n’havesse preso.

Interrogato se detto Barbiero portò ordine in scritto di detto Don Pedro, et se sà, che di questo sborso si facesse scrittura alcuna.

Respondit, ch’io sappi, il Barbiere non portò alcun ordine in iscritto, et perche stettero dentro un poco, può essere, che habbino fatto scrittura, che non lo sò.

Ad aliam ait, due altre volte sono stato col Barbiero à casa del Turcone à tuor danari, ma non mi raccordo che danari mi dasse.

Ad alias inquit, delli danari, che io ricevevo, ne hò dato due, ò tre volte alli Foresari, et possono haver havuto da circa quaranta scudi, ne hó anche dato al Baruello due, ò trè volte, et haverà havuto da 25 in trenta scudi, et dico à V. S. che non ne hò datto a nessun’altro, et glie li hò datti alla sua bottegha, sendo presenti tutti duoi, come anche il Baruello nella stessa bottegha del Foresaro, et glie li davo, dicendomi essi, che havevano ontato per Milano, et mi dicevano li luoghi, et bisogna, che ontassero anche in altri luoghi fuori di Porta Ticinese mà non ricercavano l’ordine da me, mà si bene dal Barbiero.

Ad aliam dicit, quando si cominciò veder di questi onti, il Foresaro vecchio mi disse ch’il Baruello faceva [131] incetta di questa materia per ongere la Città, ma non mi disse ad instanza di chi lo facesse, nè mi disse come si facesse tal compositione, et questo discorso lo cominciò a casa sua, et andassimo in Porta Cinese di compagnia alla bottegha del detto Foresaro, perche in quella di Porta Ticinese vi stà del continuo il figliuolo.

Interrogatus dicit, detto Foresaro vecchio disse, che ne voleva dar anche à sua moglie di quest’onto, perche ongesse, et me lo disse nel principio, che cominciassimo à discorrere trà noi di questa materia là alla sua beltegha, et di lì ad un giorno, ò doi, che hebbe havuto della detta materia dal Barbiero mi disse, che sua moglie anch’essa haveva adoperata tal materia, ontando in Porta Ticinese et le maniche alle donne nelle Chiese.

Ad aliam dicit, à quella casa in Porta Nuova li dicono la casa del Sanguinetti, et il giovine parlava genovese, et haveva la chiera sminzetta, vestito di nero, di statura commune; et se lo vedessi non lo conoscerei per haverlo visto una volta sola; conoscerei bene il Lucino, et il Turcone<, et hò dubio, che in questo negotio vi possi haver mano il fratello del Turcone, qual si dice è bandito, et è in Turino, ò in Francia, et può essere, che habbi scritto a detto suo fratello, perchè subito che io, ò il Barbiere andavamo, ci dava li danari.

Et cum in præcedenti suo examine reticuisset, et negasset dictos suos complices, et alia ut supra, licet ideo etc. fuit ei adhibita tortura, et tortura servatis servandis purgavit infamiam, omniaque per eum in hoc examine deposita ratificavit, et protestatus fuit se neminem indebite gravasse etc.

 

Die 16 Iulij [14].

Fuit vocatus, et examinatus Io. Baptista Sanguinetus, ut infra suo loco dicetur.

Fuit dicta etiam die examinatus Hieronimus Turconus, fueruntque alii peracta circa numularios, ut pariter infra suo loco dicetur.

[132]

Die 18 Iulij

Fuit ordinatum, quod respectu Moræ et Plateæ ederetur copia processus, ubi illam habere voluerint supressis nominibus aliorum nominatorum.

Et die 19 ejusdem fuit ordinatum, quod prædictis processibus incumberet Egr. Fisc. Corius, attento impedimento, Egr. Fisc., Torniello supervento.

 

Die 21 Iulii

Fuit dicto Jo. Iacobo Moræ publicatus processus cum termino dierum duorum ad suas  faciendum defensiones, qui pro eius defensore elegit una cum protectoribus Galeatium Dossum, et etiam ex se

Dixit [15], il Commissario inanti, che trattasse con me haveva delli ducatoni, et due dople di Spagna, et diceva di voler tuor casa in Porta Renza per non andar in casa con la moglie, et che voleva andar à cavallo.

 

[133] Similique modo, et eadem die fuit dicto Plateæ publicatus processus

 

Et die 27 eiusdem,

Senatus

contra dictos Moram, et Plateam

suam protulit definitivam sententiam,

quæ est tenoris sequentis ulz.

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Relato in Senatu per Magnificum Senatorem Montium Præsidem Offitij Sanitatis processu constructo adversus Gulielmum Plateam, et Io. Iacobum Moram, qui pestifiro unguento Civitatem infecerunt, et audito ipso Magn. Præside, collectisque omnium patrum votis, Senatus in eam fuit sententiam, ut prædicti Mora, et Platea denuntiata eis morte torqueantur, adhibito etiam canabe arbitrio ipsius Magn. Præsidis super alijs et complicibus, et habitis pro repetitis et confrontatis, impositi plaustro, ad locum patiboli solitum traducantur, inter eundum vellicentur candenti forcipe locis ubi deliquerunt; utrique dextera manus amputetur ante tonstrinam Moræ; fractisque de more ossibus, rotaque in altum elleventur, vivi rotæ intertexantur, et post horas sex iugulentur, mox eorum cadavera comburuntur, et cineres in flumen projiciantur, domus Moræ solo equetur, et in eius area erigatur columna, quæ vocetur infamis cum inscriptione facti, et ne cuiquam liceat domim reedrficare in perpetuum. Creditoribus autem particularibus satisfiat ex bonis damnatorum si aderunt, sin minus de publico; bona ipsius Moræ et Plateæ confiscentur. In traducendis eis ad patibulum servetur hæc forma, ut præcedant bini præcones, qui causam eorurn condemnationis, et supplicij Populo signifcent, adsit opportunum præsidium ne quis tumultus in populo exoriatur, et ideo suspectorum domus obsignentur; fiatque proclama, ut se quisque contineat domi, et sibi caveat: locus ubi iustitia exercenda erit, sepiatur ligneis cancellis, qui ne pestifero illo unguento illiniri possint, per idoneos homines custodiantur; [134] eique loco fiat umbraculum, ut minori hincommodo religiosi morituris assistere valiant, et de his omnibus moneatur Vicarios Iustitiæ.
     Octavianus Perlasca, et sigillar. etc. [16]

[135]

Die 28 Iulij.

Pro executione suprascriptæ sententiæ coram D. Præside Sanitatis, assistente D. Fisc. Corio fiat dictus Io. Iacobus Mora, denuntiata morte, iterum examinatus, qui suo iuramento.

Inquit [17], già hò detto, che è stato il figliuolo del Castellano, et quel Don Pietro di Saragozza, quali havevano in compagnia un’altro che non li sò dir il nome; ma era grande come il figliuolo del Castellano poco meno, spagnuolo, vestito di panno, o sia durante beretinazzo, barba un poco rossetta, et li barbisi piccioli, voltati in sù, et è quello che è venuto sempre col figliuolo del Castellano parlar meco, essendo ancora venuto detto Don Pedro solo le volte che ho detto ne miei essami.

Interrogato se altri havevano mano in questo, oltra li nominati.

Respondit, io non sò altro, ma per mia immaginatione, credo vi possino anche essere dentro li figliuoli d’Alfonso Barbiere, perche una volta mi tenevano guardato; non hò mai parlato con loro di questo, et dalli Spagnuoli in poi, come hò detto, non sò d’altri, et quanto à me credo, che sij fabricato in Castello, e Cittadella.

Interrogato, se sà, che altri sappino, che sia uscita tal sorte di materia dal Castello.

[136] Respondit, se lo sapessi lo direi, il Commissario lui sà il negocio, perche lui andava à volta.

Interrogatus dicit, io non sono stato da altri Banchieri à pigliar danari, salvo dal Turcone, et dal Sanguinetti, dal qual Sanguinetti vi sono stato una volta sola, et se lo vedessi non lo conoscerei ne anche, ma quella volta mi diede una brancata de dinari d’oro, che io non numerai essendo andato là da parte di Don Pietro, quali danari io li diedi tutti al Commissario, et detto Sanguinetti me li diede presso alla pusterla di dentro della sua porta.

Ad alias ait, era quasi sera finita la piazza, et dimandai se vi era il Sanguinetti, et incontrai un giovine sbarbato con li capeli, che tirano al nero longotti attorno attorno al capo, alla foggia che si portano adesso, al quale dimandai se il Sig. Sanguinetti era in casa, et lui mi rispose è in casa, et lo chiamò, et venne da me li presso alla pusterla di dentro, et mi disse, che cosa volevo, et io risposi, Son uno di quelli di Don Pedro de Saragozza, et esso mi replicò, che cosa volevo, et io dissi, Vergo d’ordine di detto Don Pedro à pigliar danari, et esso Sanguinetti disse, Aspettate un poco, et andò di dentro d’un uschio, et ritornò fuori ivi presso la pusterla dove io ero, et mi diede una brancata de danari senza numerarli.

Interrogato, che descrivi il Sanguinetti, che li diede detti danari.

Respondit, io havevo tema, et stavo con la testa bassa, et non li guardavo troppo bene in chiera, perciò non posso troppo ben discriverlo.

Interrog. dicit, havevo tema, perche era una cosa indegna, et dubitavo esser scoperto.

Dettoli, che non è verisimile, che havesse tema per questo, stando che dandoli il Sanguinetto il denaro con la sua semplice parola, poteva ben pensare che il Sanguinetti fosse del tutto consapevole, et che perciò non haveva causa di temere.

Respondit, Signor sì, che ancora lui lo sapeva, et vi [137] sono andato perchè Don Pedro mi disse, che andassi da lui, che lo sapeva, cioè mi disse, che dovessi andare dal Sanguinetti, e dirli, sono di quelli di Don Pedro, che mi havrebbe dato danari, perche il Sanguinetti sapeva l’effetto, per quale si davano.

Interrogatus dicit, dell’onto che mi diedero loro, non ne hò dispensato, perche come hò detto, lo gettai via, ma di quello che io fabricai, io ne hò dispensato una sol volta sopra la vedra de Cittadini dietro al muro, ma à niuna porta particolare, il che feci una sera, che era scuro, cioè lo pigliai fuori del vaso con un legno, et lo buttavo al muro due, ò tre volte, et poi lo gettai via.

Interrog. dicit, di questo onto ne hà avuto solo il Commissario, ma in che modo lo dispensasse, non lo sò.

Ad aliam ait, Signor sì, che al Commissario li diedi il preservativo, cioè li diedi il preservativo, cioè li diedi un vasetto dell’ontione, che adoperava quell’impicato del settantasei, cioè della peste passata.

Interrogatus dicit, Signor sì, che hò fabricato io detto preservativo, et vi è dentro oglio d’oliva, laurino, oglio de sassi, polvere di rose marine, di salvia, di ginestre, et aceto, et credo che detto Commissario l’habbi usato, ma non sò, che detto Commissario havesse altri compagni nel spargere detto onto.

Interrogato se doppo fabricato tal onto come hà confessato, hà più parlato con detto Don Pedro.

Respondit, vi sono venuti se non quelle due volte, et trè volte Don Pedro, ma mentre ragionavamo insieme, non sono stati visti da altri.

Ad aliam ait, à me non è stata data alcuna ricetta per far detta ontione, ma l’hò composta da me, come hò detto nelli altri miei essami.

Tunc fuit ductus ad locum tormentorum, et ibi ei prius delato iuramento veritatis dicendæ etc. aptata ligatura canabis, antequam stringeretur fuit

[138] Interrogatus à risolversi di dir la verità.

Respondit, vi sono li compagni del Commissario, che ancora loro hanno adoperato quest’onto, et si chiamano Negroponte, et il Litta Officiali di Provisione, il figliuolo del Menescalco chiamato il Secco, che sta al Carobio.

Interrogato come sà questo.

Respondit, era una compagnia del Commissario, et sempre erano insieme a mangiare, et bere all’hostaria delli sei ladri, et il Spagnuolo disse, che tutti quelli compagni del Commissario, che mangiavano, et bevevano insieme, adopravano l’onto, et particolarmente mi nominò il Negroponte et il Litta, et hora, che mi raccordo, vi era anche il Dosso, che vende gamberi al Carobio, io però non li hò datto onto, nè so altro: vi era ancora uno tintore chiamato Baldassar del Forno, parente del Commissario, questo però il Spagnuolo non me lo nominò, disse bene, che erano cinque, che mangiavano, et giocavano insieme, et se sapessi altro lo direi.

Et dum stringeretur acclamando dixit, lasciatemi stare che mi ricordo un non so che d’un gentiluomo, et sic dixit, è un gentiluomo, che stà sopra la piazza del Castello in quelle case un poco più in giù, et è un giovine grande, magro, de Crivelli, che non so il nome, et venne in compagnia del figliuolo del Castellano tutte due le volte, che venne à parlar con me, et sempre stava lontano, nè hà sentito, che cosa trattassimo insieme con il figliuolo del Castellano, et mi sono raccordato di questo.

Et dum denuo stringeretur fuit

Interrog. à dire se hà altri complici, et se quel gentilhuomo hà trattato con lui constituto.

Respondit acclamando, non hò altro, quel gentilhuomo hà trattato con me dell’ongere.

Interrogatus dicit, Signor sì, ch’io diedi l’ampolina dell’acqua al Commissario, et era per diffesa della testa, et acclamando sepius dixit, non hò più nessuno, son morto.

[139] Interrog. che parole li disse quel gentiluomo.

Respondit, mi disse, che dovessi seguitare à ongere, et mi disse, Và dietro, non ti dubita, che non ti mancheranno danari, et me lo disse tutte due le volte, quando venne da me col figliuolo del Castellano, et me lo disse alla presenza del detto figliuolo del Castellano, et poteva sentire.

Interrog. perchè causa hà detto prima, che detto Crivelli, et altri stavano in disparte, che non potevano sentire.

Resp. perche allora era un poco lontano et poteva sentire e non sentire.

Et interrog. se hà aggravato alcuno indebitamente.

Respondit non hò aggravato alcuno indebitamente, et quello che hò detto è la verità.

Et sic tortura purgavit infamiam, et denuo dixit, quello che hò detto è vero, nè hò aggravato alcuno indebitamente.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Mox coram ut supra introductus, et examinatus præf. Gulielmus Platea ei prius denuntiata morte cum iuramento

Dicit, io non hò altro che dire per quel Christo, che è là.

Ad alias ait, prima ch’io fossi Commissario solevo pratticare con uno fruttarolo chiamato Matteo, et con un’officiale di Provisione chiamato il Litta.

Interrog. dixit, io non hò mai dato onto ad alcuno, ma è stato il Barbiero che glie l’hà dato, cioè al Foresaro et al Baruello, ne sò che n’habbi dato ad altri.

Et cum servatis servandis, ei prius reiterato iuramento veritatis dicendæ, fuisset positus in tormentis adhibita etiam ligatura canabis acclamavit, non ho niente se non il Baruello, et li altri, che hò già detto.

Interrog. che dica liberamente da chi altri hà havuto materia.

Resp. due volte dal Monatto che hò detto, et tutte due le volte l’hò datta al Barbiero, et sæpius acclamavit.

[140] Interrog. che dica il nome di detto Monatto.

Resp. è un certo grande con barba nera, mà à questo Monatto non hò datto danari, perchè il Barbiere mi disse, che m’havrebbe datto danari per darli, et me la diede tutte due le volte in P. T. alle colonne di S. Lorenzo, et era in uno piatellino di pietra, ed il Barbiere aspettava sopra la porta della sua bottegha, et dimandai detta materia al Monatto in P. T. et quando detto Monatto mi diede detta materia era in compagnia di un’altro Monatto, che non li sò il nome.

Et dum iterum stringeretur sæpius acclamavit, non hò altro fuori che il Baruello.

Et cum esset in ecculeo ellevatus sæpius acclamando petit deponi, et depositus

Dixit, quando il Barbiere mi trattò di questi onti, mi disse, che n’haveva datto in P. C. ad un giovine suo compagno, et mi palesò molti altri, come anche fece il Foresaro, il quale mi disse haverne datte ad uno suo compagno in P. C. che faceva il tessitore, il Barbiere mi disse, che n’haveva datto ad uno Barbiere, o sia lavorante di M. Dioniggi Barbiere in P. Ludovica, et me lo disse il Barbiere che è quà pregione, et il Foresaro mi disse, Lascia far à me, che voglio che li facciamo morir tutti, et lo disse anche il Barbiere.

Ad aliam ait, il Foresaro mi disse, che il Baroello fabricava di questi onti, mà non mi disse il luogo.

Et tortura purgata infamia fuit reconsignatus etc.

Mox etiam iterum examinatus præf.  Io. Iacobus Mora suo iuramento

Dixit, io non hò datto onto ad alcuno della mia professione, ne ad altri fuori che al Commissario.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Die 25 Iulij fuit D. Ioannes de Padilia detentus,

et ductus ad Castrum Pomati.

 

[141] Die 26 Iulij Custos carcerum retulit sicuti Io. Stephanos Baruellus se sponte constituerat in carceribus usque sub die 1 dicti mensis Iulij,

Dicens insuper [18], si trovono anche prigioni Gaspare figliolo di Gerolamo Foresaro, Pietro Gerolamo Berton, et detto Gerolamo Migliavacca, cioè Gaspare dalli 25 Giugno prossimo passato in quá, Pietro Gerolamo Bertone, et Gerolamo Migliavacca dalli 27 Giugno in quà, et perche intendo che sono pregioni per li onti, supplico siano sbrigati per spacchiar le pregioni.

Fuitq; sub eadem die detentus Io. Baptista Vazius dictus l’inspiritato, et omnes licere examinati, ut infra suo loco dicetur.

 

Die 29 Iulij 1630

Iterum examinatus præf.  Io. Jacobus Mora suo iuramento

Dicit, conosco delli Giussani Mercanti da seta, et anche uno de Giussani, qual era officiale di Provisione, qual è morto prima ch’io venessi pregione, et hà uno fratello, che è orbo chiamato Agostino, qual orbo veniva spesso à farsi far la barba alla mia bottegha, mà de onti non hò mai discorso con lui, anzi si disgustò con me perche non volsi ventosare suo fratello; d’haver poi discorso con lui de veneni non me ne raccordo.

Et fuit reconsignatus etc.

 

Die ultimo Iulij.

Examinatus Io. Baptista Bazius dictus l’inspiritato quon. Iosephi, ut supra detentus suo iuramento

Inquit, non sò la causa della mia pregionia, son sarto, et soldato della guardia, e vivo di quello.

[142] Ad alias ait, Gerolamo Foresaro è un furfante, et però non tengo sua amicitia, et è huomo di mala vitta, et ha uno figliuolo grande, ma non sò il suo nome, et conosco Matteo, et Bernardo fratelli Sassi habitanti in Cittadella perche li ho serviti del mio essercitio; conosco anche Gio. Steffano Baruello, perche l’hò servito del mio essercitio, et hò anche mangiato, et bevuto con lui, però non sono mai andato à volta con lui, et è dell’estate passata in quà, che non hò mangiato con lui con occasione che presi certe quaglie, et conosco anche il Bertone cognato di detto Baruello et sò, che sono pregioni tutti doi, et per certa dormia per quanto hò inteso dal proprio Baruello, la qual dormia lui diceva, che la toleva per il mal francese, ma io l’hò per una scusa, et mi diceva, che n’haveva datto ad una puttana.

Interrogato, come così l’hà per una scusa.

Respondit, che so io Signore: hò sempre sentito dire che la dormia è cosa mala, anzi dico, che detto Baruello pratticava tutto il giorno con detto Foresaro, et tra di loro si faceva un mercato di sverginature, et altre indignità, et hò sentito dire, che davano alle donne di questa dormia, et che poi li andavano adosso, et facevano il fatto loro, la quai dormia detto Baruello diceva che la faceva lui.

Interrog. dicit, Sig. nò, che non conosco alcun Giacinto Maganza, ma se lo vedessi potria essere che lo conoscessi.

Et fuit reconsignatus animo etc.

 

Die 2 Augusti 1630.

 

Sententia Senatus contra Moram, et Plateam, et fuit executa.

 

Note

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[1] Scavato nel luogo indicato, nulla si trovò. Condotto fu pure alla casa di detto Baruello per indicare dove il Baruello tenesse quei vasi, e scavatosi nel luogo indicato dal Maganza, nulla parimenti si trovò, come neppure nelle casse di detta casa.

Per esecuzione dell'ordine sopraddetto, fu introdotto Guglielino Piazza, e dall'Auditore Gaspare Alfieri gli fu detto come segue:

[2] Dai presidenti del Senato e della Sanità fu ordinato all'auditore che colla predetta deposizione andasse da S. Eccellenza, come andò, e l'informò dell'occorrente poi ordinarono che alle deposizioni del Mora e del Piazza assistesse col secretario Proveria il dottor Fiseak Torniello ecc.

[3] Tratto fuor di carcere esso G. G. Mora, giurato, disse

[4] Allora introdotto alla sua presenza il prefato commissario, e deferitogli il giuramento di dir la verìtà, fu interrogato.

[5] Condotto al luogo del tormento; e giurato nuovamente e interrogato su ciò che il Piazza avea deposto in faccia sua rispose ... E di nuovo giurato, e vestito degli abiti della Curia, fu sottoposto alla tortura, adoperando la legatura del canape, il quale mentre si stringeva disse,

[6] Mettendo la man destra nera saccoccia sinistra.

[7] Fu disciolto e messo a sedere ... e dopo essere stato dubbioso disse

[8] E così fu deposto, sciolto, riconsegnato. Ai 12 poi, in presenza come sopra, colle solite riserve, anche con giuramento, ratificò le cose tutte deposte il dì precedente, nulla aggiungendo nè diminuendo

[9] E colle debite riserve, purgò l'infamia, e tutte le cose deposte in questo esame ratificò, affermando anche di non aver indebitamente gravato nessuno ‒ Di nuovo esaminato il barbiere Mora disse

[10] Stipi e scranne.

[11] Mettendo le mani agli occhi.

[12] Colla tortura purgò l'infamia e ratificò quel che sopra aveva deposto, e prima d'esser alzato sul tormento disse

[13] et hebbi prima quelli del Turcone, (frase ripetuta: abbiamo ritenuto omettere la ripetizione). ndr.

[14] qui è presente certamente un errore di stampa dell'editore, che riporta "iunij"

[15] E avendo nel precedente esame taciuto e negato i detti suoi complici e altre cose, perciò fu adoperata la tortura; e colla tortura purgò l'infamia e ratifcò tutte le cose deposte, e protestò non aver gravato nessuno indebitamente.

Ai 16 Giugno fu citato ed esaminato G. B. Sanguineto, come si dirà più sotto.

Lo stesso dì fu pure esaminato Girolamo Turcone, e finite altre cose intorno ai banchieri, come si dirà.

Il 18 fu ordinato che al Mora ed al Piazza si pubblicasse copia del processo se volessero, soppressi i nomi degli altri nominati. E al 19 del medesimo fu ordinato che a tali processi attendesse l'egr. fiscale Corio per impedimento sopravvenuto all'egr. fiscale Torniello.

Il 21 Luglio fu al detto G. G. Mora pubblicato il processo, col termine di due giorni a fare le sue difise, il quale per difensore elesse coi protettori Galeazzo Dosso, ad anche da sè disse:

[16] Ai 27 il Senato proferì contro i detti Mora e Piazza la definitiva sua sentenza del tenor seguente:

Riferito in Senato dal Magnifico Senatore Monti, presidente dell'Uffzio di Sanità, il processo istruito contro G. Piazza e G. G. Mora, che con pestifero unguento unsero la Città, e udito esso magnifico presidente, e raccolti i voti di tutti i Senatori, venne nella determinazione che i predetti Mora e Piazza, intimata ad essi la morte, vengano tormentati colla corda ad arbitrio di esso magnifico Presidente, intorno agli altri punti e ai complici; e che avuti per ripetuti e confrontati, sopra un carro sieno condotti al solito luogo del supplizio, e per via sieno morsi con tenaglie infuocate nei luoghi dove peccarono; ad entrambi si tagli la destra davanti alla barbieria del Mora, e spezzate le ossa secondo il costume, e la ruota si levi in alto e si intreccino vivi in quella, e dopo 6 ore sieno strozzati, e subito i loro cadaveri sieno bruciati, e le ceneri gettate nel fiume, e la casa del Mora si distrugga, e al posto suo s'alzi ua colonna che si chiami infame con un'iscrizione del fatto, e a nessun più in perpetuo sia concesso rifabbricarla. Ai creditori particolari si soddisfaccia coi beni dei condannati se ne avranno, se no del pubblico; i beni del Mora e del Piazza si confischino. Nel condurli al patibolo si tenga questa forma. Precedano due trombetti che annunzino al popolo la causa della condanna e del supplizio. Siavi bastante scorta, chè non avvenga tumulto nel popolo, e perciò si chiudano le case dei sospetti; si proclami che ciascuno stia in casa, e si guardi. Il luogo dove avrassi a far la giustizia cingasi di steccati di legno, i quali affinchè non possan essere infetti con quell'unguento pestifero, custodiscansi da uomini a ciò; e a quel luogo faccciasi un coperchio, acciocchè i frati possano con minor incomodo assistere ai condannati, e di tutto diasi avviso al vicario di Giustizia. Ottaviano Perlasca sottoscrisse e sigillò ecc.

[17] Il 28 Luglio in esecuzione della predetta Sentenza, presenti il presidente della Sanità e il Dottor Corio, fu annunziata al Mora la Sentenza, e di nuovo esaminato con suo giuramento disse :

[18] 25 Luglio fu arrestato don Gio. de Padiglia, e condotto al castello di Pomato.

Ai 26 il custode delle carceri riferì che Gio. Stefano Baruello si era spontaneamente costituito prigione fino dal 1 del detto mese; aggiungendo

 

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Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2004