PROCESSUS CRIMINALIS

CONTRA

DON JOANNEM GÆTANUM DE PADILLA

et ceteros

impinctos de aspersione facta Mediolani

Unguenti pestiferi

anno MDCXXX

 

 

PARS OFFENSIVA

 

 

 

[pagine 066-106]

 

 

Die 2. Iulij,

Io. Stefanus Baruellus se sponte præsentavit coram D. Prætore, qui statim illum examinavit, et suo iuramento

Dixit [1], sono venuto da V. S. perche hò inteso, che mi è stato a cercare.

Ad alias ait, io non sapevo perche causa Gerolamo Foresaro fosse pregione, mà doppo, che V. S, fù à casa sua à far perquisitione intesi, che la moglie di detto Foresaro si era cacciato in mezzo delle gambe un vaso, ò sia quadretto di vedro, qual viddi, che V. S. mi mostrò, et io dissi, che non sapevo porche l’avesse così nascosto, perche io lo diedi à suo marito con dentro uno composto chiamato dormia, fatto da me con vino bianco, con oppio tabaico, et colandre, et lo feci per far dormire et dirò a [67] V. S. havendo io à tempi passati travagliato di mal francese, et non potendo dormire, uno mio cognato chiamato Michel Angiolo Bertone me l’insegnò, et, sapendo detto Foresaro, ch’io havevo questa cosa, cinque ò sei mesi sono me ne dimandò, et io glie la diedi, mà non mi disse, che cosa ne volesse fare, accepto præ manibus dicto vasu, odoratus est, ei dixit Signor sì, che è quello, che diedi à detto Miavacca,

Et fuit reconsignatus animo, etc.

 

Die 11. Iulij 1630.

Coram tunc D. Præside Sanitatis, et Egr. D. Prætore, Iud. Equi, et Fiscali Torniello.

Examinatus, præf. Io. Sebastianus Baruellus suo iuramento

Dicit, il composto della dormia lo feci con vin bianco, et doi danari d’oppio tabaico, della semenza de colandri, et non altro, et, lo feci in casa mia in uno pignatino quale fù posto al fuoco à bollire, e per tal segno il pugnatino brusò un poco, al che fù presente mia moglie, il Bertone, et la fantesca, che andavano inanti, et indietro, et ne hò fatto una volta sola, né fa fatta ad altro fine, che di far dormire, et se vogliono, che ne facci la prova, la farò, et beverò.

Ad alias ait, detta compositione doppo haverla fatta la posi in un ampolino et era tanta cosa come mezzo un deto, et l’ampolino è quello che di già hò riconosciuto, havendomelo fatto vedere il Sig. Podestà, quale mi ha detto di haverlo havuto dalla donna del Foresaro.

Ad alias dicit, detto ampolino lo diedi io al detto Foresaro per dormire, da quattro, ò cinque mesi in circa.

Interrogatus dicit, io communicai al detto Foresaro, che con l’agiutto de Dio dormivo un poco, perche prima non potevo per il mal francese, et li raccontai, che dormivo per la detta compositione, che mio cognato m’haveva insegnato à fare, mà che però non l’adoperavo più; perche [68] era amara, et esso mi ricercò a dargliela da li ad uno mese in circa, come glie la diedi.

Ad alias ait, l’oppio tabaico l’hebbi da quel Speciaro, che sta nelli Fustagnari, dal quale n’hebbi doi danari, et era come vischio, et in quell’istesso modo lo feci bollire nel pugnatino, et per pistare le colandre adoperai uno bronzino, et di questo liquore n’ha adoperato anche mia moglie da due, ò trè volte; per il fine, che l’adoperai io per haver il medemo male che io.

Dettoli, che resulta, che lo repose in due canevette.

Respondit, n’havevo due, mà fù riposta in una sola.

Ad alias ait, saranno da quattro in cinque anni, che tengo amicitia, et cognitione di detto Foresaro, et se bene non andavo troppo di sua compagnia, andavo qualche volta à mangiar seco in casa sua, ma lui non è mai stato a mangiare in casa mia ma io con lui all’hostaria havrò mangiato da dieci, ò dodeci volte.

Ad alias ait, ho mangiato con lui da doi mesi et mezzo in qua, et per il passato in altri tempi come sarebbe in casa sua quando stava dietro al fosso, et hò anche mangiato con lui nell’hostaria delli sei ladri, mà ad altre hostarie con lui non vi ho mai mangiato.

Interrogato, se conosce alcuno Italiano, che sappi parlar todesco.

Respondit, ne conosco uno di ciera, che li dicono il Lampugnano, con occasione che andando io alla Rosetta d’oro sopra la strada di Pavia viddi una giovine, che andò in casa d’uno massaro mio amico chiamato Tameo, al quale io dimandai perche causa teneva quella giovine in casa, et lui mi rispose, che era di quel Signor Lampugnano, come anche detto Signor Lampugnano mi disse, che era sua moglie, al che risposi, che si sapeva publicamente che era donna da partito.

Ad alias ait, detta hostaria è di mio missere, et vi sono, stato, diverse volte a mangiare da doi mesi et mezzo [69] in quà, mà da lì indietro non vi sono mai più stato, et vi hò mangiato col Vacazza malossaro da cavalli,

Interrogato, se conosce uno, che li dicono Giacinto Maganza per sopra nome detto il Romano.

Respondit, non conosco alcun Giacinto, salvo uno che stava meco per ragazzo quando ero Soldato, quale mi servì da cinque o sei mesi su ’l Monferrato, et non nell’inverno passato, ma nell’altro hebbi licenza, et venni à Milano, et vi menai detto ragazzo, et stete meco detto Giacinto sino che si retirassimo dall’assedio di Casale, che poi lo licentiai havendo trovato, che mangiava lui la biada del cavallo, sendosi accordato col patrone, et saranno circa venti giorni, che non l’ò visto, et circa otto mesi sono lo viddi, che stava per postione con uno da Binasco.

Ab alias ait, a Santa Croce conosco Frate Cattelino, et un’altro che ha il naso longo.

Ad alias  ait, conosco l’Hoste, che li dicono il Paiazza, alla quale hostaria vi andavo altre volte, ma adesso per questi tempi non vi vado.

Interrogatus dicit, non conosco alcuno Banchiere.

Ad alias ait, Banchieri sono quelli, che danno danari, e poi ricevono il cambio d’altri danari scodendo l’usura, ma a me non è mi occorso pigliar danari in questa forma.

Interrogato, che dica se lui ha ricevuto danari in altra forma differente

Respondit, Signor nò.

Ad alias, negat noscere Mora Tonsorem, dicit quidem conosco quel Barbiero, che stava alla ponta della vedra de Cittadini, ma non hò mai parlato con lui, ne sono mi stato in casa sua, mà nella sua bottega vi fui con uno, che aveva gusto di sonar di clavacino, ne vi sono stato altre volte, se non quando vennero li sbirri a prenderlo che andai a vedere che furigata ora quella.

Negat noscere Gulielmum Plateam.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

[70]

Die 5 Julij

Paulus Hieronymus Castilioneus ex coadiutoribus in officio Egr. Capitanei Iustitiæ quærelavit dictum Hieronymum Miliavacam, dicens [2], non havendo à che fare detto Miliavacca nella nostra Parochia, si è messo à passegiare inanti, et indietro guardando nelle porte per vedere se alcuno vedeva il suo mal termine di ongere, ò incantare le persone, et si conosce da questo, che egli sij di mala vita, et dato à far male massime con me et mia famiglia, perche ad anni passati lo processai di molti misfatti, et fù mandato alla galera, et frà gl’altri misfatti amazzò uno fratello, è stato al Santo Offitio più volte, et è stato pregione per haver fatto il Confessore, et per alcune balle di piombo datte in bocca à figliuoli con alcune orationi, et è communemente in conto de strigone, et petijt examinari diversos testes per eum nominatos. Verum nulli examinati fiere.

Fuit quidem dictus Hieronymus Miliavacca examinatus, tortus, et condemnatus, ut suo loco infra dicetur.

 

Die 27 Junij 1630.

Custos Cancerum Egr. Capitanei comparuit, et dixit [3] sono stato avvisato da Giacomo Scotto, qual è pregione col figliolo del Mora Barbiero, come detto figliuolo si è lasciato intendere, che se sarà chiamato dirà la verità.

Et sic incontinenti introductus, et examinatus dictus Scottus cum iuramento

[71] Inquit, io sono stato pregato da quello figliuolo del Barbiere à farli levare li ferri, et havendoli io detto, che bisognava che dicesse la verità circa gl’onti, mi hà risposto che voleva dire tutto quello che sapeva in materia de tali onti, et quel Piazza, che hieri ebbe la corda mi hà detto dimandassi al detto giovine se conosceva un tal Giussano, et se l’onto, che dava il Barbiere à detto Giussano faceva operatione, cioè guarire, o morire, et detto giovine rispose che conosceva detto Giussano, mà non sapeva se detto onto facesse morire, o guarire, et esso portava l’onto li dava suo padre al detto Giussano.

Nescit ad quem finem prædicta quærerat dictus Platea [4].

Et il detto Giovine hà detto, che detto onto, che dava a detto Giussano tirava al baretino, et lo pagava trenta soldi l’onza, et il medemo Piazza li fece ancora ricercare se era morto gente assai nella stanza del Giussano, così mi rispose, era morto detto Giussano, e gente assai.

S. g. r. annorum 35 in circa.

 

Dicta etiam die.

Iterum examinatus præf. Io. Iacobus Mora, suo iuramento

Inquit, da che tempo facessi l’unguento contro il male contagioso non lo saprei dire precisamente, mà è un pezzo, e lo feci in quel tempo, che si cominciò à parlare della peste, et è fatto con oglio d’oliva, oglio filosoforum, oglio laurino, oglio di sasso, cera nova, polvere di rosmarino, polvere di salvia, et polvere di quei grani de geneprio, et un poco d’aceto forte, e con questo s’onge li polsi, sotto l’asselle, la stila de piedi, il collo della mano, e nelli genocchij.

Interrogato, se il vasetto, che hà deposto nell’altro suo [72] esame apparechiato da lui constituto per dare al detto Commissario, è dell’istesso unguento, che di sopra hà detto, d’haver fatto con la ricetta havuta dal Prete de Bonsignori.

Respondit, è dell’istesso tolto fuori dall’istesso vaso, e valerà in tutto trenta ò quaranta soldi.

Interrogato, dica per qual causa stracciò la carta trovata in casa sua, et à lui datta in mano dal Sig. Auditore in tempo che si faceva la visita in casa sua, et se vedendola la riconoscerà.

Respondit, la straciai cosi in casa sua, et vedendola la riconoscerò

Et ei tunc estentis frustris papiri lacerati, dixit [5], la riconosco certo per quella scrittura che io strazziai inavertentemente, et si potranno li pezzetti congregar insieme per vedere la continenza, et mi verrà ancora à memoria dà chi mi sij stata datta.

Ad alia ait, Signor nò, che non hò mai adoperato quell’acqua trovata nella caldara, et che già dissi esser smoglio, et non sapevo ne anche che fosse in casa.

Dettoli, che dalla visita fatta di detta acqua è stato giudicato, che non sij smoglio come lui dice, mà si bene altra sorte d’acqua, et nel fondo d’essa si è trovata una materia viscosa tirante al giallo e bianco, perciò dica, à che si serviva di detta acqua, e materia con la detta acqua ritrovata.

Respondit, in conscienza mia, io non sò, che in casa mia vi sij detto smoglio, ne acqua con la materia, che V. S. dice.

Interrogato, quanto tempo è, che hà fatto l’oglio di lucerte trovato in casa sua.

Respondit, è poco, ponno essere dieci giorni.

Interrogatus dicit, mandai via tre tosoni, o quattro à [73] pigliar le lucerte, et mi portorono à casa ventitrè lucerte, il qual oglio l’adoperano poi per l’aperture, et lo feci particolarmente per uno chiamato Saracco.

Interrogato, in che modo non havendo lui più che tanta amicitia con detto Commissario Gulielmo Piazza, come hà detto nel precedente suo essame, esso Commissario con tanta libertà li ricercava il sodetto vasetto di preservativo, et lui constituto con tanta prontezza s’offerse di darglielo, et l’interpellò ad andar a pigliarlo come nell’altro suo essame hà deposto.

Respondit, io lo feci per l’interesse, perche mi dasse poi da quattro, ò cinque parpagliole, perche la robba costa, et era conveniente, che mi dasse poi qualche cosa, ne glie l’offersi per altro.

Ad alias ait, il Baruello lo conosco per vista, mà non hò mai praticato con lui, et conosco ancora li Foresari chiamati il padre Gerolamo, mà il nome del figliuolo non lo sò, et il figliuolo viene alla mia bottegha, mà il padre non vi viene, ma sono certa gente da lasciarli fare i fatti loro, dico anche il Baruello, perche sono sempre prigioni ò da essere chiapati.

Interrogato, se sà, o hà inteso, che per altri tempi siano state imbrattate le porte, et muraglie di questa Città, oltre l’imbrattamento che fù fatto Venerdì prossimo passato.

Respondit, Signor sì, che Milano era stato imbrattato altre volte prima di Venerdì, mà non hò mai inteso, chi habbi imbrattato.

Interrogato, se sà da chi il detto Commissario possi haver havuto l’onto per onger le muraglie, per la cui causa hà nell’altro suo essame detto esser statto messo pregione.

Respondit, Sig. nò,

Interrogato, se sà, che persona alcuna con offerta de denari habbi ricercato detto Commissario ad ontare le muraglie della vedra de Cittadini, et che per cosi fare li habbi ancor datto un vasetto di vetro con dentro dell’onto.

[74] Respondit, flectens caput, et submissa voce [6] non sò niente.

Interrogato, se lui constituto hà ricercato il sudetto Gulielmo Piazza Commissario della Sanità ad ongere le muraglie attorno alla vedra de Cittadini, et per così fare se gli hà datto uno vasetto di vetro con dentro l’onto, che doveva adoperare, con promessa di darli ancora ma quantità de dinari.

Respondit, Signor nò, mai de nò, in eterno: far io queste cose?

Dettoli, che cosa dirà quando poi dal detto Commissario Piazza li sarà questa verità sostenuta in faccia.

Respondit, guardami Dio, questo in faccia? dirò che è un infame, et che non può dir questo, perchè non ha mai parlato con me di tal cosa, et guardami Dio.

Tunc fuit introductus dictus Platea, et dictum Moram suo iuramento recognitionis dicens [7], questo è Gio. Giacomo Mora, che fa il Barbiero sopra la porta della contrada della vedra de Cittadini.

Interrogato, che dica, se è vero, che detto Gio. Giacomo l’habbi ricercato ad ongere le muraglie della contrada sudetta della vedra de Cittadini, e che per così fare doi giorni prima che facesse tal ontione li dasse uno vaso di vetro con dentro l’onto che doveva adoperare, con promessa di darli una quantità de danari, come poi fù il sudetto onto adoperato, et dica ancora se è vero, che la mattina seguente alla ricevuta di detto onto li disse un’ampolina d’un’onza, et mezza incirca d’acqua da bevere per preservativo dell’onto, che doveva adoperare con ordine particolare di cominciare ad ungere alla propria sua bottegha.

Respondit, Signor si, che é vero.

[75] Et ipso, Io. Iacobo dicente, oh Dio misericordia, non si trovarà mai questo.

Et respondente dicto Gulielmo, et dicente, et io sono à questi termini per sostentarvi voi.

Et replicante dicto Io. Iacobo, non si trovarà mai, non provarete mai d’esser stato à casa mia.

Et perseverante dicto Gulielmo, et dicente non fossi mai stato in casa vostra, come vi son stato, che sono à questo termine per voi.

Et contrareplicante dicto Io. Iacobo, et dicente non si trovarà mai, che siate stato à casa mia.

Et ambobus perseverantibus, fuerunt consignati etc. animo etc.

 

Die 28 Junij.

Præfatus Platea fuit introductus coram D. Auditore, qui ei dixit, il Barbiere hà detto, ch’io non sono mai stato à casa sua; V. S. esamini Baldassar Litta, et Steffano Bozzo, quali sono informati, ch’io sono stato nella casa, et bottegha di detto Barbiere.

 

Prout die 29, eiusdem fuit vocatus, et examinatus Baldassar Litta in domo præf. D. Auditoris, et coram eo qui suo iuramento

Dixit, conosco Gulielmo Piazza, e Gio. Giacomo Mora, e bisogna, che trà di loro vi fosse amicitia, perche più, e più volte hò visto il detto Gulielmo, il quale hà parlato con detto Mora, stando il Mora sopra uno delli uschij della sua bottegha, mà in casa, ne in bottegha di detto Mora non l’hò mai visto, però à parlar insieme come hò detto li hò visti tre, ò quattro volte, et particolarmente una volta della settimana passata, che sarà stato il Lunedì, ò il Martedì, parlò con detto Guglielmo mentre era con non sò che carra d’infetti così circa le 22 hore, di che poi parlassero io non lo sò.

S.g.r. salvo quod domum per cum habitatam conduxit à dicto Platea, non tamen etc. annorum 35 in circa.

[76] Fuitq; dieta die examinatus in et coram ut supra Stephanus Buzius  q.  Io.  Ambrosij ut supra nominatus, qui suo iuramento

Nihil concludit.

S. g. r. annorum 29, in circa.

 

Examinatusq; eadem die Matæus Vulpius appellatus il Pescò in processu nominatus, nihil pariter concludit circa amicitiam inter Moram et Plateam, et

Interrogatus, se sà, che detto Barbiero habbi mai detto al Piazza, che havesse apparecchiato alcun unguento da darli.

Respondit, non sò niente!

Redargutus dicit, non è vero, io giurarò, che non hò mai visto, che si siano parlati.

Et fuit licentiatus cum precepto de se consignando toties quoties etc.

 

Die 30  dicti mensis Junij.

Iterum constitutus coram DD. Præside, Capitaneo Iustitiæ, et Auditore Io. Jacobus Mora, iuratus, et

Interrogatus, che dica per qual causa lui constituto nell’altro suo essame, mentre fù confrontato con Gulielmo Piazza, hà negato appena haver cognitione di lui, dicendo che mai fù in casa sua, cosa però, che in contrario li fù sostenuta in faccia, et pure nel primo suo essame mostra d’haver piena cognitione, cosa che ancora depongono altri nel processo formato, il che ancora si conosce per vero dalla prontezza sua in offerirli, et apparecchiarli il vaso di preservativo deposto nel suo precedente essame.

Respondit, è ben vero, che il detto Commissario Piazza passa da lì spesso dalla mia bottega, mà non ha pratica di casa mia, nè di mè.

Ei dicto, che non solo è contrario al suo essame, mà ancora alla depositione d’altri testimonij, et quello che più importa dalla confrontazione fatta con detto Piazza.

Respondit, non hà mai il detto Gulielmo pratticato in casa mia, ne è stato in mia bottegha, fuori che in caso [77] d’un serviciale: è ben vero, che pratticava detto Piazza sia la bottegha del Fusaro mio vicino, et ivi stavano cianciando tra di loro.

Interrogato, che dica parimente la verità per qual causa in tempo, che si fece la visita della sua casa stracciò in tanti pezzi la scrittura, che hà poi riconosciuta per sua, essendo cosa verisimile, che à qualche fine ciò habbi fatto.

Respondit, era cosi in mano mia dattami dal Signor Auditore, et io la stracciai per non haverne più bisogno.

Dettoli, che non doveva stracciare detta scrittura à lui confidata dal Sig. Auditore, ma doveva conservarla nel stato, che li fù data, et non in faccia della giustizia scarparla, et sà che non deve haver ciò fatto senza mistero e però dica à che fine ciò fece.

Respondit, io credei che me l’havesse data come scrittura da niente.

Dettoli, ch’ il Sig. Auditore li disse, che dovesse dire, che cosa era detta ricetta.

Respondit, V. S. me lo disse, ma poi si voltò in altra parte della bottegha.

Interrogatus dicit, questa scrittura fù fatta dal Signor Monte Chirurgo, et poi secretamente feci vedere il decotto dal Sig. Matteo Bergamasco, et lui vi aggionse non sò che cose, et era per il Sig. Mauro Notaro.

Ad alias ait, ne hò delle ricette nel banchino trè ò quattro, che hò avuto da un gentiluomo Pavese grande vestito da conditione, che credo chiamarsi il Sig. Gio. Battista Negri, mà non ne hò messo in opera nessuna, è ben vero, che m’instava à metterne in opera una, la quale era certo argento vivo preparato col solfo, dicendo, che era buona per il contaggio, ne v’entravano altri ingredienti, et à quest’effetto era preparato l’argento vivo in doi vasetti.

Interrogato, che si risolva di dir la verità, à che fine hà scarpata la detta scrittura, et perchè causa hà negato d’haver pratica, et cognitione famigliare di detto Commissario.

[78] Respondit, già hò detto perche causa hò scarpata la scrittura, et non è vero, che il Commissario habbi havuto pratica in casa mia.

Dettoli, che se non si risolverà di dire questa verità, per ordine del Senato Eccellentissimo, et del Tribunale della Sanità, si verrà contro di lui à tormenti, il che si farà senza pregiuditio delle ragioni del Fisco, che si hà contro di lui, et particolarmente dell’inditio, che resultò dalla depositione del detto Commissario con lui constituto confrontato.

Respondit, già hò detto quello, che passa intorno alla scrittura, et il Commissario dice un’infamia, perche io non li hò datto niente.

Dettoli, che per adesso non si vuole altro da lui, solo che dica, perche habbi scarpata la scrittura, et perche neghi, ch’il Commissario sij stato alla sua bottegha, mostrando quasi di non haver cognitione di lui.

Respondit, d’aver visto in poi detto Commissario ad andar inanti, et indietro parecchie volte; del resto non hò altra cognitione di lui.

Tunc, ad effectum tantum ut supra, et sine præiuditio ut supra, fuit subiectus ligaturæ canabis, et post diversas interrogationes, et acclamationes, ac negationes, quod Platea domi suæ conversatus sit, et iterationes, quod moreretur in tortura, quodque veritatem dixerat, dicens [8], vedete quello volete ch’io dica, che lo dirò, lasciatemi andare che dirò ogni cosa, perche la verità l’hò detta: hò [79] stracciata la scrittura, credendo fosse la ricetta del mio elettuario, acciò alcuno non la vedesse volendo io il guadagno solamente, et petijt deponi, quia veritatem dixisset, et depositus dixit, la verità è, ch’il Commissario non ha pratica alcuna meco, et iterum strictus, et ellevatus replicavit V.S. vedda quello vole ch’io dica, che lo dirò, et tunc coepit dicere, hò datto al Commissario uno vasetto pieno di brutto, cioè sterco, acciò imbratasse le muraglie, et petijt deponi, ac dissolvi, et depositus

Dixit, era sterco humano, smoiazzo, et di quella materia che esce dalla bocca de morti, che sono sopra li carri, qual materia che esce dalla bocca de morti me la diede detto Commissario Piazza, et me ne diede uno vasetto, qual io poi posi nella caldara, che è là in casa mia: qual vaso poteva tenere una libra di robba, la qual robba me la diede circa dieci giorni sono, et inanti ch’io dassi il vaso à lui trattassimo di questo sopra il corso di Porta Ticinese, lui et io solamente, et mi disse, che li facessi di questa compositione, perche lui havrebbe lavorato assai, poiche si sarebbero amalate delle persone assai, et io havrei guadagnato assai col mio eletuario.

Ad alias ait, io di questo negotio non ne hò trattato con altri, ne meno n’hò datto ad altri; ne sò, che il piazza habbi ontato altro che la vedra de Cittadini, et haveva detto Piazza l’onto del impicato, quale lo preservava dalla peste ongendosi li polsi.

Interrog. dicit, lui mi disse così, vorrei che facessimo qualche cosa per poter lavorar tutti doi, et io li dimandai di quella materia, et esso me la portò: come facesse poi ad haverla, lui lo saprà.

Interrog. se altri sono intrigati in questo.

Resp. vi saranno li suoi compagni li Foresari, et i Baruello, cioè Gerolamo Foresaro, et suo figliuolo et il Baruello genero del Bertone, li quali essendo compagni del Commissario havranno trà loro fatto questo.

[80] Interrog. dove era quella materia brutta.

Resp. era in casa mia nel fornello, et la componevo di notte, acciò niuno lo sapesse, et la facevo di mia testa, et il sterco glielo mettevo per coprire quella materia pestilente.

Interr. dicit, ne hò fatto quella sola caldara, qual era l’avanzo del vasetto dato al Piazza.

Interrog. ait, pigliavo il sterco, et lo mettevo nella caldara, et lo distemperavo con quello smogliazzo che era la dentro, et poi di quello ne pigliavo, et lo mettevo in uno baslotto, et lo mesedavo [9] con il vaso che il Commissario mi haveva datto, et bene incorporato tutto ne impivo il vaso, et buttavo via il resto nella vedra.

Interrog. quanti vasi di detta compositione ne hà datto al detto Commissario, et in quante volte, et da che tempo cominciò dargliene.

Resp. li ne ho datto parecchie volte, ma del numero non me ne raccordo, mox ad aliam interrogationem dicit, li ne hò datto cinque ò sei volte, et cominciai à dargliene dopo che fu fatto Commissario, et li vasi erano de otto o dieci onze, et gli ne hò datto di terra, et di vetro, et quello che mi diede lui era di terra.

Ad aliam ait, di detta materia me n’hà datto una volta sola doppo che fu fatto Commissario che non mi raccordo del tempo preciso.

Interr. se tal cosa è fatta di comissione d’alcuno,

Resp. Sig. nò, mà trovandosi trà noi ne discoressimo.

Negat aliquem fuisse præsentem [10], quando li ha datto detti vasi.

Ad alias ait, io non hò visto di che colore fosse la materia che mi portò il Commissario, perchè era scuro quando lavoravo in questa materia, et lavoravo di notte quando gli altri erano à dormire.

[81] Interrog. se sà, che altri habbino fatto tali attioni, essendo verisimile, che molti siano colpevoli, stando che la Città è stata onta tante, et tante volte, et in tanti luoghi.

Resp. non lo sò, ne l’hò sentito dire, ne anche da lui.

 

Et ad purgandum infamiam, et ut afficiat nominatos, fuit sine præiuditio ut supra, iterum in eculeo ellevatus. Et acclamando ad interrogationes dixit [11], tutto quello che hò detto è vero, et non hò agravato alcuno indebitamente.

Et cum persisteret, multumque pati videretur, fuit depositus, dissolutus, et reconsignatus etc.

 

Et die primo mensis Iulij

Fuit denuo examinatus dictus Mora coram D. D. Præside, Auditore, et Egr. Fiscali Torniello, et suo iuramento

Dixit [12], quell’unguento che ho detto, non ne hò fatto minga, et quello che hò detto hò detto per li tormenti.

Et cominata ei tortura,

Dixit [13], perchè V. S. mi hà fatto mettere questo vestito, che pare mi voglia ancora far dare delli tormenti.

Dictum ei fuit non fuisse ita indutum pro dicta tortura [14], mà perche la sua camisa portava nausa, mà per necessita se li daranno tormenti se non dirà la verita.

Dixit, quello che dissi hieri non è vero, lo dissi per li tormenti.

[82] Denuo dixit, quello che hò detto l’hò detto per li tormenti; mox dixit V. S. mi lasci un poco dire un’Ave Maria, poi faro quello che Dio m’inspirarà, et sic flexis genibus se posuit ante imaginem depictam, et oravit per spatium unius miserere, deinde surrexit, et iterum iuratus, etc.

Interrog. dixit, in coscienza mia non è vero niente.

Tunc iussum fuit duci ad locum tormentorum, et ibi tormentis subijci adhibita ligatura canapis, prout incontinentum factum fuit, et reiterato iuramento veritatis dicendac dixit [15], V. S. non mi dij più tormenti, che la verità, che hò detto la voglio mantenere.

Et sic dicta promissione attenta, fuit iterum ductus ad locum examin. et ibi iterum iuratus, et

Interrog. dixit, non è vero niente.

Qua propter fuit denuo ad locum tormentorum ductus, et ibi ei reiterato iuramento veritatis dicendæ etc.,

Interrog. [16] à risolversi di dire, perche causa si retira dalla confessione già fatta, et hora nega, et hora afferma, però dica la verità, altrimenti si farà tormentare.

Et sic denuo ductum ad locum examinum, denuoque iuratus etc.

Interrog. dixit, è vero quello che confessai hieri doppo [83] deposto dalli tormenti, et senza che V. S. me lo faccia legere, lo ratifico.

Tum fuit ei lecta dicta eiux depositio diei heri facta ut supra ad eius clarant inelligentiam, deinde

Interr. dixit [17], è la verita tutto, et non hò cosa di agiongerli, ne da sminuirli.

Ad alias dicit, fù il primo il Commissario a trattarmi di fare quello che hò confessato, cioè la prima volta che trattassimo insieme mi diede il vaso di quella materia, et mi disse, Accomodatemi un vaso con questa materia, con la quale ongendo li cadenazzi, et le muraglie, si amalerà della gente assai, et tutti doi guadagneremo, come già hò detto.

Interr. dicit, quanto à me non hò avuto altro fine che di guadagnare.

Dettoli, che non è verisimile, che solamente per haver occasione il commissario di lavorare, et lui constituto di vendere il suo elettuario habbino procurato con l’imbrattamento delle porte la destruttione e morte della gente, però dica perchè causa si sono mossi a cosi fare, per un’interesse cosi legiero.

Resp. V. S. lo saprà dal Commissario per essere stato lui l’inventore, ed io non hò mai fatto tal inguento se non adesso, mà non l’hò adoperato, et è stato il Commissario che l’hà adoperato.

Interr. dicit, per fare tal unguento, si piglia di trè cose, tanto per una, cioè della materia che mi dava il Commissario, del sterco humano, et del fondo del smoglio, et messedavo ogni cosa ben bene, nè vi entrava altro ingrediente, ne bolitura.

Ad alias ait, al detto Commissario non gli hò dato altro [84] preservativo, che un vasetto con dentro un composto d’oglio d’oliva commune, oglio laurino, oglio di sasso, cera nuova, polvere di rosmarino, di salvia, di bacchi di gineprio, ed aceto, et questo s’adoperava per ongere li polsi, et io sono stato appresso à molti apestati, medicandoli, et salassandoli, et non ho pigliato peste valendomi del mio ellettuario.

Dettoli, che pure dalla depositione del Commissario si legge, che la mattina precedente all’onto, che fece nella contrada de Cittadini, li diede un’acqua da bere, e però dica la verità.

Resp. che mi raccordi non li hò datto altro che il detto preservativo, et l’onto per ongere le muraglie.

Dettoli, che per haver lui constituto fatta la sudetta compositione, et unguento di concerto del detto Commissario, et à lui doppo datto per ontare le muraglie delle case nel modo, et forma da lui constituto, et dal detto Commissario deposto à fine di far morire la gente, si come il detto Commissario hà confessato d’havere per tal fine esseguito, esso constituto si fa reo d’aver procurato in tal modo la morte della gente, et che per haver così fatto, sij incorso nelle pene imposte dalle leggi à chi procura et tenta di così fare.

Resp. io non m’intendevo, che la gente dovesse morire per quell’onto, mà m’intendevo solamente che si ongessero le muraglie per far smarire, et amalar la gente.

Ad aliam dicit, detto Conamissario era povero meschino, mal vestito, et andava fuori à prendere ucelli, mà io non sono statto in casa sua, è ben vero, che doppo esser stato fatto Commissario haveva delli denari, et assai, mà che quantità n’havesse io non lo sò, sò bene, che diceva, che guadagnava bene.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Die primo Iulij.

Facto verbo in Senatu.

Censuit is ordo dictum Moram postquam ratam ha[85]buerit dicta confessione iterum, et diligentissime, verum absque tortura excutiendum esse, ut melius explicet in dicta confessione iam exposita, et si fieri poterit auctores, mandantes, et complices alios tanti flagitij indicet, mox examine perfecto, reum compositionis, et traditionis Gulielmo Plateæ dicti lætiferi unguenti constituendum cum narratione facti, assignato termino tridui ad faciendum si quas facere voluerit defensiones, quod vero attinet ad dictum Gulielmum Plateam, eum pariter requirendum esse, an aliquid amplius habeat, quod addat confessioni iam factæ, quam omnibus collatam diminutas esse; Senatus existimavit, quod si nihil se amplius habere respondiderit, reum pariter enuntiandum aspersionis dicti lætiferi unguenti in varijs locis vici appellati la vedra de Cittadini in P. T. assignato consimili termino ad suam faciendam defensionem.

 

Dicta die coram ut supra.

Pro executione ut supra iterum examinatus dictus Gulielmus Platea suo iuramento

Dicit [18], non hò altro, che aggiognere, solo, che mi [86] sono raccordato, che il figliolo del Barbiere da me nominato, hà detto ad uno de Scotti, che è quì pregione, che havevano datto dell’onto ad uno de Giussani, ed ad altri, et che avuto detto onto sono morti, il che mi disse un giorno, ò doi doppo che sono nella pregione dove mi ritrovo, mà di che materia fosse composto quell’onto, io non lo sò, ne sò che alcuno habbi dato al detto Barbiere materia di far tal onto.

Interr. se lui constituto li hà datto materia alcuna per far tal onto.

Resp. Signor nò.

Dettoli, che pure si legge in processo, che lui constituto, così concertato con detto Barbiere, li portò un vaso della materia, che esce dalla bocca de morti apestati per far l’onto adoperato per imbrattare le muraglie delle case per ottener il fine già detto, perciò dica se è vero, et per qual causa non l’hà deposto per godere dell’impunità à lui promessa, et replicata, dicendo intieramente la verità, come con protesta espressa fu ricercato a dire.

Respondit, non li hò datto niente.

Interrogatus dicit, da detto Barbiere una volta sola hebbi di detta compositione.

Dettoli, che consta, che ne hà havuto cinque ò sei volte, e però dica perche dà conto solamente d’una volta.

Respondit, ne hò havuto due volte dií onto cattivo, mox dixit, sono trè del sicuro.

Ad alias dicit, con detti onti, hò onto la vedra de Cittadini, nella contrada di S. Simone, et al Pasquaro de Resti di commissione del detto Barbiero, et mi raccordo d’haver ancora onto la porta de carri del Monastero di [87] S. Marta, et alcune legne d’abbrugiare con occasione che l’introducevano in detto Monastero, il che fù l’istessa settimana, che ontai le case della vedra de Cittadini, ne mai altri che il Barbiere, et io hanno havuto scienza di questo.

Interrogato, perche causa non hà detto questo nelli altri suoi essami.

Respondit, della sporcitia cavata dalla bocca de morti apestati, io non l’hò avuta, ne portata al Barbiero, et il resto non l’hò detto, perche non me ne sono raccordato.

Dettoli, che per non haver detta la verità intiera, come haveva promesso, lui non può, ne deve godere dell’impunità promessali come li fù protestato, caso che si fosse trovata diminuta la sua confessione, et ritrovato non dire tutto quello era passato trà lui, et detto Barbiere, la onde essendo risultato dal processo, ancora dalla presentanea sua confessione d’haver lui constituto omesso di dire il delitto di lui principalmente comesso in dar la detta materia de morti apestati al detto Barbiero, per far il detto onto, esso constituto conforme alla protesta, che li fù fatta non può, ne deve hora godere della detta impunità, et perciò si fa reo non solo d’haver onto le muraglie à fine di far morire la gente, corne hà confessato, mà ancora d’haver datto al sodetto Barbiere la sodetta materia uscita dalla bocca de morti apestati per far il sodetto onto, et che per haver così fatto sij incorso nelle pene delle leggi.

Respondit, è vero che detto Barbiero mi ricercò a portarli quella materia, et io gliela portai per far il detto onto.

Ad alias ait, la detta spumma l’hebbi da uno Monatto, del quale non sò il nome, mà se ne trovarà il conto dall’Apparitore Viscardino, et me la diede con promessa che feci di darli delli danari, cioè doi scodi, ma non glieli hò datti, e me ne diede una volta sola, cosi in uno piatelino di terra, di notte, là alle colonne di S. Lorenzo, che niuno vidde, et fù de circa otto giorni prima, ch’io cominciassi ad ontare le muraglie.

[88] Interrogatus dicit, mi mossi à così fare instato, et ricercato dal detto Barbiere, il quale promise di darmi quantità de danari, se bene non specificò la quantità, dicendomi, che haveva una persona grande, che haveva promesso grande quantità de danari per far tal cosa; però non mi volse dire, chi fosse la persona, benchè io glie lo domandassi, solamente mi disse, che dovessi attendere à lavorare ad ontare le muraglie, che m’havrebbe datto quantità de danari, il che seguì sopra l’uschio della sua bottegha intorno all’Ave Maria, et fù da dieci, ò dodeci giorni prima, ch’io cominciassi ad ongere le muraglie come hò detto,

Ad aliam ait, dico, che per far quello hò confessato non hò mai havuto alcuno in agiutto,

Et fuit reconsignatus etc.

Verum eadem die iterum coram ut supra examinatus dictus Platea suo iuramento

Inquit, il Monatto, che mi diede la spumma è uno certo grande forastiero che hà chiera brutta, poca barba, smilzo, vestito all’hora di rosso, e confidai questo più con lui, che con gl’altri, perche lavorava più frequentemente in Porta Ticinese.

Ad aliam ait, Sig. si, che è vero, che il detto Barbiere mi ricercò à far quanto hò confessato, et mi disse, che lo faceva ad instanza di persona grande, quale li haveva promesso grande quantità de danari, et è vero ch’io ricevei la spumma dal Monatto come hò detto.

Et prædicta servatis servandis, etiam cum iuramento in tormentis ratificavit et protestatus fuit se neminem indebite gravasse.

Et die 2 mensis Iulij fuit iterum examinatus prædictus Mora, qui cum iuramento

Dicit [19], io non sò altrimente che alcuno habbi instato, [89] et ricercato sudetto Gulielmo Piazza a darti della spuma che esce dalla bocca de morti apestati con promessa de quantità de danari.

Interrogato, se lui fù il primo à ricercare detto Piazza à così fare, et se per questo li promise quantità de danari.

Respondit, Sig. nò: dove vole V. S, ch’io pigli quantità de danari?

Dettoli, che si legge in processo per la propria depositione del detto Piazza, fatta doppo l’ultimo essame di lui constituto, che fù indotto, et ricercato da lui à farli havere della sudetta spuma de morti apestati con promessa di darli quantità de danari, con dirli ancora, che haveva persona grande, che gli haveva promesso quantità de danari per far l’effetto, che poi fù fatto con l’onto da lui constituto composto con la sudetta spumma dal sodetto Commissario havuta, perciò dica se è vero, et chi è la persona grande, che haveva promesso à lui constituto la quantità grande de danari, parte de quali doveva poi dare al detto Commissario, cosa che hà più del verisimile, che habbi mosso lui constituto, et detto Commissario à fare una tanta sceleragine, che non è per haver occasione di vendere lui constituto il suo ellettuario, et il Commissario d’haver modo di più lavorare come nelli loro essami hanno deposto.

Respondit, la verità l’hò delta, et anco d’avantaggio.

Et ei ostensa urna rubea in eius domo reperta, illam recognovit, et dixit [20], è mia, et quello, che è in essa è sale d’orina, et sono parecchi anni, che l’hò in casa per medicar le ulcere.

 

Quibus actis, fuit dictis Moræ, et Plateæ publ. pro[90]cessus cum termino dierum duorum ad faciendum eorum defensiones, et fuit eis assignatus defensor.

 

Die 6 Iulij.

Fuit dictis reis ex ordine Senatus statutus alius terminus unius diei ad faciendum eorum defensiones etc.

 

Dicta die.

Ex ordine Senatus Excellentiss. eiusdem diei, fuit examinata Francisca de Casalis quon. Ioannis P. S. Pauli, quæ suo iuramento [21]

Inquit, mio marito si chiamava Simone Frangilosso, ma è morto questa settimana al Lazaretto di peste, et Dominica prossima passata mi morse ancora una figliuola chiamata Hippolita, la quale si amalò Mercordì con un dolore sotto la sella sinistra, et la Dominica morse di peste, che così fù fatto il giuditio.

Ad aliam dicit, questa mia figliuola Dominica prossima passata quindeci giorni doppo, che fossimo à casa, doppo esser state alle nostre devotioni, nel cavarsi la veste, trovò imbrattata la manica sinistra d’un’onto, che tirava come al colore de gl’assi di questa porta, la quale è d’asse di pecchia, e tira al taneto, nè potendosi immaginare dove havesse fatta tal macchia se ne disperava, sapendo che in casa la teneva con ogni riguardo, così si pigliò uno cuchiaro con dentro del fuoco, et della carta de strazze, ma non giovò, et si mise à torno con le ogne per rasparla via, [91] ma non vi fù remedio, et era come che li fosse stato buttata sù di quella materia, et per la morte, che è poi successa di detta mia figliuola, et perche la macchia era sù la manica sinistra, et perche il male li è velluto sotto la sella sinistra, m’immagino, che sij di quelli onti, che sono stati buttati sù per li muri, et la macchia era dalla parte di fuori della manica; in che maniera poi possi esser stata fatta detta macchia sopra detta manica, io non lo sò, ma quando si portò il corpo di S. Carlo, un giorno di quell’ottava andai con questa mia figliuola in Duomo per pigliare la perdonanza, dove mi si fece appresso una vecchia brutta in scossale [22] vestita da Orsolina, à dimandarmi, elemosina, et benche la licentiassi, non se mi voleva scostare, et se bene si partiva, ogni tratto me la trovavo appresso, cosa che mi hà fatto pensar poco bene, et tal macchia fu vista, et odorata dalli vicini, ma niuno di questi è morto.

Ad aliam dicit, mio marito toccò ancora lui detta macchia.

S. g. r. salvo ut sup. non tamen etc. annorum 40 in circa.

 

1630. Die 2. Iulij.

Antonius Rachetus quon. Ioannis de loco Rotularum, testis nominatus cum iuramento.

Dicit, io ero nel camuzone [23] di S. Giovanni, dove sono stato circa doi mesi, ma da hieri in quà m’hanno posto in communa.

Ad alias ait, Signor sì che in S. Giovanni ho conosciuto un Gulielmo Piazza, qual diceva, che era pregione per la Sanità, per non sò che unti, per la qual causa è anche Pregione un Barbiere, et un suo figliuolo, qual figliuolo è nel colombirolo di S. Pietro, però dal S. Giovanni si può parlare benissimo à quelli, che sono in S. Pietro.

Ad alias dicit, Giacomo Scotti era alla fenestra del ca[92]muzone di S. Giovanni, et dimandò, et il figliuolo di detto Barbiere, disse à detto Giacomo, che vedesse un poco di farli levar li ferri, et lui li disse, che non sapeva come fare, et poi cominciò ad interrogarlo per che causa fosse pregione, et lui rispose, che era prigione per non sò che onti, et all’hora venne ivi il Commissario Piazza, et disse al detto Giacomo, che dimandasse un poco al detto figliuolo del Barbiere se conosceva un de Giussani, et se detto Giussano haveva mai havuto alcun onto, et se quello faceva guarire, ò morire, di che colore era, et chi l’andava à pigliare, et se n’haveva havuto da altri, et cosi li fu dimandata una cosa per volta, et egli rispose, che sì, che il Giussano, et altri della sua stanza havevano havuto di quell’onto, che faceva il Barbiere suo padre, il quale era uno preservativo, et che il Giussano era morto, et che altri erano morti, et altri scampati, che lo vendeva trenta soldi l’onza, et che era di color baretino, et che il Giussano ne haveva havuto parecchie volte, essendolo andato a pigliare alla bottegha di suo padre, et questo fù sentito da altri, ma meglio da me.

S. g. r. annorum 37. in circa.

 

Dicta die.

Fuit monitus Notarius Maurus de electione in eum facta in defensorem dicti Moræ, qui

Dixit [24], io non posso accettare questo carico, perchè prima sono Notaro criminale, à chi non conviene accettar patrocinij et poi anche perchè non sono nè Procuratore, nè Avocato, anderò bene a parlarli per darli gusto, ma non accettarò il patrocinio.

 

Dicta die.

Comparuit dictus Maurus, et dixit [25], sono stato dal [93] Mora, et mi hà detto liberamente, che non ha fallato, et che quello, che hà detto, l’hà detto per forza de tormenti et perchè li hò detto che non volevo questo carico, m’hà pregato di supplicare il Sig. Presidente à provederli di difensore.

 

Die 4. Julij.

Comparuit Io. Baptista Cislagus defensorio nomine Gulielmi Plateæ, et petijt sibi ostendi processum, prout fuit ei incontinenti ostensus, et illum perlegit.

 

Die 6. Julij.

Senatus excellentiss., petentibus dictis Platea, et Mora mandavit eis statui novum terminum duraturum per totam diem Dominicam crastinam prout fuit eis statutus etc.

Supervenit ordo Senatus Excellentiss. tenoris ulz. [26]

 

1630. a 8. di Luglio.

Sentiti il Dottor Michel della Torre, ed il Dottor Collegiato Gaspare Alfiere Auditore della Sanità, nella causa del processo, che si và fabricando contro Guglielmo Piazza Commissario della Sanità, et altri, et quello che in detto processo occorre, per degni rispetti si ordina, che detto Auditore Alfieri senza Notaro ricevi la depositione di detto Commissario Piazza, scrivendola di sua propria mano, et facendola sottoscrivere dall’istesso Piazza, ò segnare con un segno, in caso, che non sappi scrivere, subscripta Proueria.

Et cum eodem die supervenisset alius processus per Notariun: Galleratum instructus contra Hyacintum Magantiam, et alios bonum duxi de eo in hac relatione breviter mentionem facere.

[94] Qui ideo processus omissis inditijs capturæ dicti Magentiæ precedentibus sic se habet ulz.

 

1630. Die 8 Iulij

Vocatus dictus Gallaratus in loco appellato la Casinazza, ubi dictus Magantia reperiebatur detentus, scilicet vocatus pro parte eiusdem Magantiæ ad illum accessit, qui ipsi Notario dixit [27], voglio dire quello che sò.

Et sic iuratus, et interrogatus dixit, io mi chiamo Giacinto Maganza, et sono figliuolo d’uno Frate chiamato Frate Rocco, quale di presente si trova in Santo Gioanni la Conca.

Dettoli, che dica quello sà.

Resp. è uno cameriere, che dà quattro dople il giorno, et his dictis obmutuit.

Institus ad dicendum, quello ha cominciato dire.

Resp. è il Baruello padrone dell’hostaria di S. Paolo, qual è anche parente dell’Hoste del Gambaro, qual Baruello si chiama Gio. Steffano.

Interrog. che dica, che cosa hà fatto detto Baruello.

Resp. ha confessato già, che si è trovato de bisse, et de veneni in una sua canepa, et Francesco Bertone suo cognato mi hà ricercato à voler andare con lui à cercar delle bisse.

Ad alias ait, mi ricercò à questo con occasione che in P. T. mi dicono per sopranome il romano, et mi disse andiamo fuori al giardino della Rosa à cercar bisse, sciatti, [95] et ghezzi [28], et altri animali da quali poi fanno mangiare una creatura morta, et come quelli animali hanno mangiato quella creatura hanno le olle sotto terra, et fanno gli unguenti, et li danno poi à quelli che ongano, et li danno quattro dople il giorno perchè ongano le porte, perchè quell’unguento tira più, che non fa la calamita.

Dicens ex se, bisognarebbe sapere chi è quel Banchiere che dà le quattro doble al dì, poichè detto Bertone non hà mai voluto dirlo.

Ad aliam ait, vi sono trè, o quattro, che pratticano sopra la piazza del Castello di Milano, quali fanno del bravazzo, et vanno in casa delle puttane, et io m’immagino che vadino ongendo in casa di dette puttane.

Interrog. dicit, vi è uno che stà giù del ponte di P. C. quale non sò come habbi nome, ma è figliuolo di quello menescalco, che stà giù di detto ponte dalla parte di San Giorgio, quale non fa altro, che ongere lui, et tre suoi compagni, quali io non conosco, il che sò perchè volevano, che io andassi ad ungere con loro, et col Baruello, qual è pregione et se non vi è si trovarà all’Hostaria di S. Paolo dove per paura d’esser trovato si nasconde in canapa a poso alli vascelli [29].

Ad alias ait, sò che s’ascondeva a poso li vaselli, perche me vi sono trovato presente, perche andava a pigliar le canevette dell’onto hora à S. Paolo, et hora per contro alle colonne di S. Lorenzo in un’uschio, che và in cò dove stà un batidor da oro, et vi habita ancora detto Baruello, et hora andava con Gio. Battista detto l’inspiritato fuori di Milano, et si mettevano insieme otto, ò dieci, et si mettevano à mangiare per l’hostarie, et andavano ongendo per Milano.

Ad aliam dicit, Sig. sì, che hò visto tal onto, et dum [96] esset interrogatus a dir dove, obmutuit, verum istitus ad dicendum dove.

Dixit, l’ho visto nell’ostaria della Rosa d’oro, et l’haveva, il Baruello, e fù un Mercordì quindici giorni sono in circa se non fallo, et l’haveva detto Baruello in un’olla grande, grande, et l’haveva sotterrata in mezzo dell’horto nella detta hostaria della Rosa d’oro con sopra dell’herba.

Interr. dica con che occasione ciò vidde.

Resp. vi erano sei persone, et viddi con occasione che detto Baruello mi disse, che dovessi star sopra la porta della detta hostaria, et come veniva uno camarata di detto Gio. Battista detto l’Inspiratà, dovessi ciffolare, mà non venne mai, qual camerata è un giovine rotondo, che quasi s’assomiglia à detto Gio. Battista, et stà in P. T. vicino alle sostre da mano dritta nel venir à Milano, et faceva candele, mà adesso non fa mestiero, et và à spasso.

Interr. chi erano quelle sei persone, che erano in detta hostaria.

Resp. uno era il Baruello, l’altro detto Gio. Battista Inspiratà, l’altro era il Bertone, et delli altri non mi raccordo.

Ad alias ait, Signore se di detto onto io ne ho dispensato dei doi scatolini, mi possa esser tagliato il collo et l’ho dispensato sopra il Monzasco, cioè ongevo le sbarre, come le hò ongiute in Barlassina, à Meda, ed a Birago, perchè questi vilani subito che hanno sentito messa, si buttano giù, et s’appoggiono sopra le sbarre, et saranno forsi quindici giorni ch’io ongei.

Interrog. dicit, l’onto ch’io dispensai come hò detto, me lo diede il Baruello, et Gerolamo Foresaro in uno palpero sopra la ripa del fosso di P. T. vicino alla casa di detto Foresaro posta vicino al ponte de Favrici.

Ad aliam ait, quando mi diedero tal onto fù quando io fui venuto dal Piemonte, et havendomi trovato dietro al fosso di P. T. il Baruello mi disse, ò Romano, che fai, [97] andiamo à bere, il vino bianco, mi ralegro che ti vedo con buona chiera, et così andai all’offellaria delli sei dita, et pagò vino bianco, et non sò che biscottini, poi disse vien quà Romano, io voglio che facciamo una burla ad uno, et perciò piglia quest’onto, quale mi diede in uno palpero, e và all’hostaria del Gambaro la di sopra dove è una camarata de gentilhuomini, et se discesero, che vuoi, dì, niente, mà che sei andato là per servirli, et che poi li ongessi con quell’onto, et così andai, et li onsi nella detta hostaria del Gambaro, et erano di sopra della lobia a mano sinistra, et m’introdussi la à darli da bere, mostrando di frizzare un poco, cioè per mangiare qualche boccone, et così li unsi le spalle con quell’unguento, et nel metterli il feraiolo li onsi anche il colaro, et il collo con le mie mani, dove credo siano morti per tal onto, et credo, che saranno morti senz’altro, perchè morono solamente à toccarli li panni, come faccio io.

Interr. dica come hà fatto lui à non morire toccando quest’onto tanto potente come dice.

Resp. el sarà alle volte alla buona complessione delle persone.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Verum die nono eiusdem.

Iterum examinatus dictus Hyacintus cum iuramento

Ad interrogationes inquit, già ho detto, che in questa ontione ve n’hanno parte il Baroello, il Bertone suo cugnato, Gerolamo Foresaro, et hora agiongo suo figliuolo chiamato credo Michele, et il cugino chiamato credo Gio. Pietro Foresaro, et di questi li principali erano il Baruello, et il Barbiere che è pregione, che stà sul cantone della vedra de Cittadini, ed il Foresaro vecchio, et credo che detto onto lo fabricassero in casa di detto Barbiere; però io non sono mai stato in casa di detto Barbiere, sono ben stato in casa dei Baruello, et delli Foresari.

Ad alias ait, Signor nò, che non hò visto le olle che [98] ho detto, mà solo una volta detto Baroello mi menò al detto giardino, et mi disse sopra la porta presso alla quale vi è la cesa [30], che dovessi star à vedere se vedevo un tale et io cacciai un tratto la testa oltre la cesa, et viddi che haveva disquatato nel giardino tanto di luogo come sarebbe trè brazza, mà non potei vedere che cosa cavasse fuori, e poi li coprì con delle fassine.

Ad alias ait, niuno habitava all’hora in detta hostaria ed il Baroello era leccardo [31] come un sbirro, che voleva delli meglior bocconi e però dispensava le quattro dople il giorno, che li davano.

Ad alias ait, io ero Ragazzo del Signor Fabritio Landriano nella compagnia del Sig. Vercellino Visconte, e saranno vintidoi giorni, che siamo venuti dal Piemonte.

Interrog. che dica chi sono quelli trè, ò quattro che hà detto pratticar sopra la piazza del Castello.

Respondit, uno è il figliuolo di quello menescalco di Porta Cinese et l’altro stà presso il Ponte di S. Marco qual è giovine grande, grasotto, vestito di verdone, et un’altro stà vicino alli Carmeni.

Et servatis servandis etiam cum iuramento tortura purgavit infamiam et ratificavit omnia.

Et fuit reconsignatus, etc. animo etc.

 

Et die decimo eiusdem.

Iterum examinatus cum iuramento.

Inquit, saranno da cinque ò sei anni che conosco il Baruello.

Ad alias ait, fù il Bertone che mi disse, che davano quattro dople il giorno à quelli chle ongevano, et io li dissi che non ne volevo nè quattro, nè sei, mà che volevo attendere à far li fatti miei, et con quell’occasione mi disse che havevano fatto il detto onto con le bisse, et mi rac[99]contò ancora, che dalle bisse et zatti facevano mangiare una creatura, il che mi disse due volte, et l’ultima volta me lo disse con occasione che dissi di voler tornar al quartiere, et lui mi disse, ò minchione, che più bel quartiere come star quì, et andar ad ongere le porte, e guadagnar quattro dople il giorno, mà bisogna però, che avertischi alli fatti tuoi, et questo me lo disse in Cittadella presso alla casa di Matteo Sasso, et mi disse, che le quattro dople le guadagnava ancora lui, et li altri da me nominati, et mi disse, che quello pagava detti danari era uno Banchiere, mà non me lo nominò.

Interrogatus dicit, detto Bertone haveva conoscenza di me, perche ero stato un’anno, et mezzo con il Baruello suo cognato, mentre era soldato del Signor Vercellino.

Ad alias inquit, il Bertone mi disse, che erano molti e molti quelli che ongevano, et fra gli altri mi nominò li Foresari padre et figliolo, et l’istesso Baroello, mà non mi disse poi chi fossero gl’altri; disse bene che erano mille cinquecento quelli, che andavano ongendo.

Ad alias ait, chi sij il Batiloro in casa del quale andava il Baroello, io non lo sò, mà è huomo che è fallito, et sono trè fratelli, et la casa dove andava detto Baroello è per contro alla porta di S. Lorenzo.

Interrogatus dicit, sò che detto Baruello, et gl’altri, che hò nominato andavano à mangiare all’hostarie, perche li hò visti, et li hò trovati hora nell’hostaria dell’Agnello, hora in quella della Croce di porta Vercelina, hora à quella del Pozzo dove mi facevano dar da bere, et poi si partivano tutti di campagnia, et andavano sempre con le pistolle, et ungevano, et andavano per Milano sino alle cinque hore, sei, ò sette, et poi andavano à casa come io hò visto.

Interrogatus dicit, l’onto lo portavano hora nelle canevette, et hora nelle zaine coperte di carta pegorina. Dicens all’hostarie vi saressimo andati cosi alle due hore di notte, come saria dire partendosi dall’hostaria della Croce di Porta [100] Vercelina saressimo andati al Bettolino della Parazana, mà non sò li tempi precisi, mà è doppo dove havressimo bevuto, poi si voltavano verso S, Vittore, et ivi hanno onto, poi venevano per Porta Ticinese facendo l’istesse ontioni per dove passavano, il che m’è occorso esser con loro à far simili cose da sei, o sette volte che sono ritornato dal Piemonte come hò detto che saranno 23 giorni.

Interrogato, che nomini tutti quelli con quali li è occorso andar all’hosterie, et poi andar per la città ongendo como dice,

Respondit, il Baroello, padre, e figliuolo Foresari, il cugino de detti Foresari, uno cendalaro, che è un certo grandotto, rotondo di faccia, che comincia metter barba, et il Barbiere, che stà, su la vedra de Cittadini.

Interrogatus dicit, questo onto tirava al bianco, et al giallo.

Ad alias dicit, tutti li sodetti stavano quasi sempre insieme, et io, che sapevo apresso à poco dove trovarli li andavo à cercare all’hostarie.

Interrogatus dicit, li doi scattolini di onto me li diede il Baroello la dietro il fosso per contro la casa del Foresaro, così trà lui et me, et mi disse Và fuori in qualche luogo ad ontare, che quando fossi tornato sapeva lui quello haveva da fare, così io di mio capricio andai alle sodette Terre di Barlassina, Meda, et Birago dove di notte ontai le sbarre delle chiese, come ho detto, et saranno circa quindici giorni ch’io hebbi detti scattolini, ne mai altrimente hò adoperato detto onto in altro luogo, nè in altro modo.

Interrogato, come andò così a dispensar detto onto in dette terre.

Respondit, perche in quelle terre havevo ricevuto delli dispreggi, et per vendicarmi pigliai l’occasione dell’onto.

Ad alias ait, à Meda fui fatto morsicare da un cane, quale mi guastò una gamba, à Barlassina fui bastonato dalli paesani, et à Birago ero perseguitato dalli paesani, et narrat causas.

[101] Interrogato, come sà  lui, che il detto Barbiere fosse delli principali.

Respondit, non lo sò per altro, se non che me lo disse il Bertone, quale mi disse, che detto Barbiere, li Foresari, et il Baruello erano li principali, et che il Barbiere haveva uno suo figliuolo piccolo, che lo mandava con altri figliuoli à cercar delle bisse.

Ad alias ait, non hò mai havuto da costoro altro che da bevere; mi prometevano bene, mà non mi davano cosa alcuna, et li andavo più presto per vedere quello, che facevano, et per bere che per altro, et loro havevano del preservativo, mà a me non ne davano, perche non continuavo andar con loro, ne sò che sorte di preservativo fosse, mà mi penso che l’havessero.

Interrog. dicit, loro ontavano hora con le mani, hora con delle penne, et hora con delle pezze.

Ad alias ait, quando andai à Barlassina, et ad altri luoghi come hò detto v’andai  con la mia boletta, et steti fuori solamente un giorno, et una notte.

Et fuit reconsignatus etc. animo etc.

 

Dicta die.

Facta diligentia in viridario dicti hospitij della Rosa repertum fuit tantum, ut infra ulz [32]

Poco oltre il mezzo si è visto la terra mossa come escavata, et nel fine del detto horto una nevera alla sinistra della quale si è vista la terra mossa vicino alla casa.

Factaque fuit successive diligentia in domo Io. Stephani Baruelli in quà reperta fuere infrascripta ulz.

Si è visto ad un’armario, in cugina tre olle assai grande con dentro robba liquida puzolente, cioè liquida come acqua, et ivi a presso ancora un vaso come sarebbe uno boccalone da oglio con dentro un poco di crusca di formento; [102] in un’altro cantone di detta cugina si è visto una basla con dentro robba liquida come la sodetta, et dall’altra parte dell’armadio si è visto uno pugnatino alla foggia di quelli, che adoprano li poveretti pieno di robba liquida come sopra.

Examinata successive, Margarita de Chiecheris famula dicti Baruelli cum iuramento

Inquit, sono cinque mesi che servo al Baruello.

Ad alias ait, con detto Baroello vi pratticava un datiaro delli Besozzi, et Gerolamo Foresaro, quali giocavano insieme alle carte.

Interrogato, se li sudetti portavano inanti, et indietro cosa alcuna.

Respondit, Sig. nò, ma il mio padrone si, che portava nanti, et indietro diverse cose, et fra le altre due caneveline piccole, et longhe un detto, et mezzo al longo, con dentro robba di color nero, et la portò a casa doi mesi sono mentre venesse à casa con Bertone suo cognato, mà le fece poi portar via.

Ad alias ait, dicono, che detto mio patrone sij pregione, perchè praticava col Foresaro.

Interrogato, se sa dove si fabricasse la robba, che era in dette canavette.

Respondit, viddi questa Quadragesima, se ben mi raccordo ch’il detto mio padrone, et suo cognato Pietro Gerolamo Bertone alla mia presenza fecero bollire un non sò che in una pignatta, quale bolì più de due hore, et poi pigliorono fuori quello havevano fatto bolire, et lo mettevano poi nelle canevette, mox dixit, la notte lasciarono la robba nella pugnata, et la mattina seguente la metterno nelle canevette.

Interrogatus dicit, io credo, che in detta pugnata vi mettessero dentro un mezzo di vino bianco, che tale mi parse all’odore, et portorono là non sò che, sopra uno bronzino, che havevano impremudato dal padrone della casa, et poi facevano bollire insieme ogni cosa, mà io non sò poi che cosa fosse quello, che portavano.

[103] Quo factum etc.

 

Verum iterum examinata dicta famula suo iuramento

Dicit, la matteria, che fece bollire il mio patrone, et suo cugnato come io viddi tirava al giallo, et al verde, ma di che cosa fosse composta io non lo sò, perche mi facevano star in parte perche non vedessi, et mi facevano andar via à far qualche cosa per casa, et in particolare la mia padrona mi mandava via, ma il patrone, et il Bertone non dissero mai niente.

Interrogata dicit, Sig. sì, che la patrona può sapere ogni cosa, perche stette sempre presente a quello fecero il Baruello, et il Bertone.

Dicens, la pugnatta era piccola, et nuova, et son sicuro, che vi misero dentro del vino bianco, et altre cose che havevano in un palpero, et che havevano pistate, ma che cose fossero io non lo sò.

Interrogata dicit, quella pugnatta fù portata a casa quella sira dal detto Bertone.

Ad aliam ait, detto Baruello disse che voleva adoperare detta robba bollita in detta pugnata per medicarsi le gambe, alle quali haveva male, et lui diceva, che era mal Francese.

Et fuit reconsignata etc. animo etc.

 

Successive.

Examinata Catterina de Bertonis uxor dicti Baruelli cum iuramento

Ad interrogationes dicit, in casa mia non vi pratica alcuno, salvo Paolo Gerolamo Bertone mio fratello, qual è pregione.

Ad alias ait, Sig. sì, che conosco Gio. Battista Besozzo, et pratticava talvolta in casa mia con mio marito et hò anche sentito nominare il Foresaro, ma io non lo conosco, nè mai è stato in casa mia.

Redarguta dicit, in verità io non lo conosco.

Interrogata, se sà, che in casa sua sij stata fatta bollire compositione alcuna in pignatta nuova.

[104] Respondit, non mi raccordo del tempo preciso, mà è stato dopo il Natale, che venne a Milano un mio fratello, al quale mio marito disse, che li doleva la vitta, che non poteva dormire, perchè ha il mal francese, et detto mio fratello per guarirla li insegnò pigliare del vino bianco, et farlo bolire, come mio marito fece, con certa altra compositione, che io non só che cosa fosse, et così mise del vino bianco in una pignatta, nella quale fù messo dell’altra compositione, che non sò che cosa fosse, et fù fatta bollire insieme, et ne beveva poi un poco ogni sera, et un poco ne bevevo anch’io, perche m’haveva impita di mal cattivo, la quale cosa bollita fu reposta in due ampolle di vetro, et era questa compositione del colore del vino bianco, ma torbida; perche era bollita, le quali ampolette le tenevano là sopra un scrittorio, et quando andavamo à letto, ne bevevamo un poco ogni sera.

Et fuit reconsignata etc.

 

Die 22. Iulij.

Iterum exantinatus dictus MAGANTIA suo iuramentum

Inquit, io non mi raccordo d’altro.

Tunc fuit monitus ad dicendum veritatem, perche esso, constituto si fa reo, che habbi ricevuto da Steffano Baroello unguento, ò sia onto contagioso per far morire le persone, acciò ne dispensasse, et ungesse in diverse parti, come esso constituto andò all’hostaria del Gambaro, ed ivi ontò sei persone con finta dì servirli alla tavola per mangiare qualche boccone, ongendoli non solo il feraiolo, ma il colaro e carne, fingendo di metterli il feraiolo per farli morire, et dopo d’esser andato alli luoghi di Barlassina, Meda, e Birago, et per l’istesso effetto per far morire le persone haver onto le sbarre delle Chiese, dove dice, che li Villani sogliono appogiarsi, et questo ancora per vendetta, come hà confessato, commettendo detto delitto.

Respondit, mi dimando in colpa.

Et sic fuit reconsignatus etc.

 

[105] Comparuitque, Baricellus Io. Paulus Annonus, et suo iuramento dixit, havendo inteso, che V. S. ha fatto rugare là nella Rosa d’oro, mi sono raccordato, che un mese fa in circa viddi il Baruello, Gerolamo Foresaro, et altri duoi, che non conosco, che rugavano nel ruto nel strechione appò l’hostaria [33] del Paiazza, così ad un’hora, et mezza di notte, ma il Baruello mi venne incontro con un’archibuggio longo da ruota, et mi fece tornar indietro.

Dicta die

Ex ordine Illustriss. Præsidis Sanitatis, fuit examinatas Antonius Costa, quondam Bartholomæi habit. ad conchetam Cassini, qui suo iuramento

Ait, l’hostaria della Rosa è di Melchione Pertone.

Interrogato, se in detta hostaria vi hà, mai visto il figliuolo di detto Bertone.

Respondit, trentadoi giorni sono in circa glie lo viddi con suo cognato il Baruello, che venivano là per ammazzare il Sig. Ermes Lampugnano.

Interrogatus dicit, lo volevano amazzare, perche detto Lampugnano, hà una puttana assai bella, et loro la volevano negociare.

S. g. r. annorum 45 in circa.

 

Et fuit licentiatus cum præcepto in faciem de se consignando toties quoties etc.

Factaque nova diligentia in viridario dicti Hospitij della Rosa, dictus Hyacintus ibi ductus

Dixit [34], quando il Baruello rugava in questo giardino come hò detto, lo viddi rugare quì vicino alla nevera, [106] dove si vede al presente esser stata mossa la terra, et viddi molto bene, che tolse un non so che, che levò fuori dalla terra, et se lo pose nelle calce, et perche io ero sopra la porta, detto Baruello diede un cifolo, et io andai poi alla sua volta.

 

Et cum supervenisset Io. Ambrosius Migliavacca, dixit ipse Hyacintus, ah Signor Migliavacca sono à questo termine, perche me vi hà tirato il Baruello.

Interrogatus dictus Hyacintus dixit, viddi benissimo che detto Barnello cavò fuori due canevette longhe un palmo, et se la cacciò una per calzone, et per segno vi erano duoi con lui, quali io non conobbi.

Et facta excavatione in loco designato ut supra, nihil repertum fuit. Conductus etiam fuit successive ad domum dicti Baruelli, ut indicaret ubi Baruellus haberet illa vasa, et in loco a dicto Magantia demonstrato cum fuisset excavatum, nihil pariter repertum fuit, prout nec in capsis dictæ domus.

 

Note

_______________________________

 

[1] Gio. Stefano Baruello si presentò volontariamente al Sig Pretore che subito l'esaminò, e con giuramento disse

[2] Dice di non conoscere Gug. Piazza ecc. ecc.  Paolo Gerolamo Castiglioni, dei coadiutori nell'Ufficio del Capitano di Giustizia, diede querela al detto G. Migliavacca, dicendo

[3] E chiese s'esaminasser varii testimonii nominati, ma nessuno il fu. Esso Migliavacca esaminato, torturato, condannato, come si dirà a suo luogo.

Il custode delle carceri di Giustizia comparve e disse.

[4] Non sa a qual fine il Piazza gli avea chiesto esse cose.

[5] E spiegatigli innanzi i pezzi della carta stracciata, disse

[6] Abbassando il capo, e sotto voce rispose:

[7] Allora fu introdotto il Piazza e con giuramento riconobbe il Mora, dicendo

[8] Allora, soltanto ad effetto come sopra, e senza pregiudizio come sopra, fu sottomesso alla legatura del canape, e dopo varie interrogazioni e gridi e negare che il Piazza avesse pratica in casa sua, e replicare che morrebbe sulla tortura, perchè avea detto la verità: soggiunse ... E chiese d'essere calato, perchè avea detto la verità, e deposto disse ... e di nuovo stretto e legato replicò ... ec.

[9] In una ciotola e lo mescevo.

[10] Dice nessuno essere stato presente ec.

[11] E per purgare l'infamia, e perchè affetti i nominati, fu, senza pregiudizio come sopra, di nuovo sollevato sull'eculeo ... e gridando alle interrogazioni disse.

[12] E persistendo, e parendo soffrir assai, fu deposto, sciolto, riconsegnato ecc. ecc, E il 1 di Luglio fu di nuovo esaminato esso Mora, in presenza del Sig. Presidente, Auditore Fiscale Torniello, e con suo giuramento disse.

[13] E minacciatagli la tortura, disse.

[14] Dettogli non essere stato vestito così per la tortura.

[15] E piegate le ginocchia, si pose innanzi all'effigie del Crocifisso dipintaa e pregò per lo spazio d'un miserere, poi sorse . . . Allora fu fatto condurre al luogo del tormento ed ivi sottoporre alla tortura colla legatura del canape, come subito fu fatto, e replicato il giuramento di dir la verità, disse

[16] E così, attesa, tale promessa, fu di nuovo menato al lungo dell'esame, ed ivi nuovamente giarato ed interrogato disse ... Onde di nuovo menato al lungo del tormento, ed ivi ripetutogli il giuramento di dir la verità, fu interrogato etc.

[17] Allora gli fu letla la sua deposizione jeri fatta come sopra, a sua chiara intelligenza, quindi interrogato disse.

[18] Il 1 Luglio avutone discorso in Senato, si opinò che il detto Mora, dopo aver ratificata replicatamente la sua confissione, doversi cavargliene il vero senza tortura, acciocchè meglio in detta confessione spieghi le cose già esposte, e se si possa gli autori, mandanti e complici di tanta enormità: poi finito l'esame, doversi costituir reo d'aver composto e dato a Guglielmo Piazza esso unguento mortifero, assegnandogli il termine di tre giorni a fare sue difese se voglia. Quanto ad esso Guglielmo Piazza doversi inchiedere se abbia qual cosa di più da aggiungere alla confessione fatta che con tutti venne paragonata e collazionata: e il Senato stimò che se risponda non aver nient'altro, debbasi pur dichiarare reo di aver unto in varij luoghi della Vedra de' Cittadini in porta ticinese, assegnatogli egual termine a sue difese.

Il detto giorno, per esecuzione di quanto sopra, esaminato esso Piazza con suo giuramento dice

[19] E le cose predette, colle debite riserve, anche con giuramento fra i tormenti ratificò, e protestò non aver indebitamentc gravato nessuno. E il 2 Luglio fu di nuovo esaminato il predetto Mora, il quale ec.

[20] E mostratagli l'urna rossa trovata in sua casa, la riconobbe, e disse ec.

[21] Il che fatto ad essi Mora e Piazza, fu pubblicato il processo, col termine di due giorni per far le loro difese, e fu ad essi assegnato il difensore.

Ai 6 di Luglio fu ad essi rei, per ordine del Senato, stabilito un altro termine di un giorno per fare le loro difese, ec.

Il detto giorno per ordine dell'Eccellentiss. Senato fu esaminata Francesca de Casali quondam Gio, della parrocchia di S. Paolo ec.

[22] Grembiule.

[23] La Segreta

[24] Fu ammonito il notajo Mauro esser, stato eletto a difensore del Mora; il quale disse ...

[25] Comparve esso Mauro e disse ...

[26] Comparve Gio. Batt. Cislago, qual difensore di Guglielmo Piazza, e domandò gli si comunicasse il processo, come fu fatto, e lo lesse.

A' 6 Luglio l'Eccellentiss. Senato a richiesta del Piazza e del Mora, stabilì loro un nuovo termine che durasse tutta la Domenica seguente, come ec. sopravvenne un ordine dell'Eccellentiss. Senato di questo tenore.

[27] Ed essendo il dì stesso sopravvenuto un altro processo dal Notajo Gallarato istruito contro Giacinto Maganza ed altri, stimai bene farne breve menzione. Il qual processo, tralasciati gl'indizj precedenti alla cattura di esso Maganza, è tale. Chiamato esso Gallarato alla Casinazza, ove il Maganza era in arresto, s'avvicinò a lui il quale gli disse...

[28] Bisce, rospi e ramarri.

[29] In cantina dietro alle botti.

[30] siepe

[31] ghiotto

[32] Fatta indagine nell'orto di detta osteria della Rosa, trovato come segua

[33] Frugavano nei mondezzajo nel viottolo dietro Posteria.

[34] E fu licenziato con precetto di comparire ogni qualvolta fosse richiesto  E fatta nuova indagine nell'orto di detta osteria della Rosa, esso Maganza ivi menato disse.

 

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Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2004