Anonimo

 

LA ISTORIA DI SUSANNA E DANIELLO

 

POEMETTO POPOLARE ITALIANO ANTICO

 

 

 

Edizione di riferimento

Romania, recueil trimestriel consacré à l’étude des langues et des littératures romanes / fondée en 1872 par Paul Meyer et Gaston Paris, tome XLII, Publiée par Paul Meyer et Gaston Paris, reprint 1875

Edizione elettronica di riferimento

http://gallica.bnf.fr/

La Hystoria Et Festa Di Susanna.

1.

Chi si diletta nuove cose udire

stia colla mente al mie parlare attento:

ch’ io son venuto qui per proferire,

come truovo nel vecchio testamento,

d’una che acconsenti prima morire                                     5

che fare al suo marito fallimento,

come de’ fare chi ha disposto il core

temere Idio e vivere a onore.

2.

Inanzi che la figlia di santa Anna

concepessi quel vago e bel bambino                                    10

con tanta povertà nella capanna,

in Babbillonia fu un cittadino

con la sua sposa chiamata Susanna,

e egli era chiamato Giovacchino.

La sua donna è di beltà corona                                             15

e sopra tutte l’altre onesta e bona.

3.

Come ella fu da piccolina avezza

dal padre e da la madre nutricata,

in be’ costumi con gran gentilezza

nella fede di Dio amaestrata,                                                20

così seguì nella sua giovinezza.

E era molto da ciascuno amata:

da padre e madre e parenti e vicini,

d’intorno intorno a tutti e suo’ confini.

4.

E sopra tutti d’un amor perfetto                                                  25

l’amava il suo marito Giovacchino.

E, per magnificenza e per diletto

di questa donna e d’alcun cittadino,

aveva edificato con effetto

un singulare e splendido giardino,                                      30

nel qual ciascun potea ire a sollazzo;

e era allato al suo degno palazzo.

5.

E secondo l’usanza della terra,

ogn’ anno si facevon duo signori,

che facevon giustizia per chi erra                                        35

e potevon punir tutti gli errori.

E quando Febo e sua razzi disserra

per tutto il giorno con suo’ gran vapori

che par che la sua spera tenga salda

per modo l’acqua e la terra riscalda;                                    40

6.

avenne in questo tempo che duo vecchi

eron tenuti in luogo di giustizia.

E essendo più volte o voi parecchi

andati in quel giardin con gran letizia,

par che ciascuno in Susanna si specchi,                              45

fabricando ciascun nel cor malizia,

avendola più volte riscontrata

andando pel giardin, com’ era usata.

7.

Ell’ era usata spesse volte gire

el giorno per diletto tra le fronde :                                       50

per fuggir l’ozio e l’ora del dormire,

per la calura agli razzi s’asconde.

E quando pel giardin nessun venire

la non sentia, si mettia ne l’onde

d’un bagno ch’ è nel mezzo fresco e gaio :                          55

chi dice bagno e chi dice vivaio.

8.

Questi dui vecchi e quali eron signori

l’avien più volte vista comparire

pel suo giardin, e andar dentro e fuori ;

cominciono a sentir nuovo martire.                                     60

Par che di sue bellezze s’innamori

ciascun di lei ; e con questo disire

passon più giorni. E questo foco cresce,

e l’un coll’ altro a nulla non riesce.

9.

Ognun si rode e la pena lo strigne                                               65

e l’un coll’altro giuoca del balocco;

nessun si scuopre a l’altro, anzi s’infigne,

ché non conosca ’l suo pensiero sciocco.

Ma tanto la lussuria gli sospigne

che l’un comincia all’ altro a dar un tocco.                          70

Che bella cosa è pur la giovinezza!

Che maladetta sia tanta vecchiezza!

10.

Quando ben guardo e penso di Susanna,

per certo ell’è pur una cosa degna!

Se già la vista o l’amor non m’inganna,                              75

per certo ogni bellezza in costei regna! –

E l’altro per rispondergli s’affanna:

– Per certo che costei porta la’nsegna,

come voi dite, e a me par vedere

che noi sarem duo ghiotti a un tagliere. ‑                           80

11.

Colui che mosse prima le parole

rispose : — Intendo ben a che proposito

tu di’ cotesto, ma poco mi duole :

ch’i’ ò il cor meco, ma tu l’ài in diposito.

Ma pensa, se Susanna amante vole,                                   85

che noi faremo al suo voler l’opposito; perché

non si confà la sua bellezza

all’ età nostra, e pare una sciocchezza. –

 

12.

E non dice: e’ mi cuoce la cotenna

di questo pizzicor che mi consuma!                                    90

Anzi col suo parlar all’ altro accenna

che questo ne’ suoi par non si costuma.

Mentre che parla il capo gli tentenna,

e la sua bocca avia piena di schiuma

per rabbia ch’egli avea che fussin dua                                95

amanti insieme della dama sua.

13.

E’ si credeva sol roder quell’osso,

quell’altro si credea trarne il midollo.

Quando si furon ben l’un l’altro scosso,

vidon che gli eran duo bolpe [1] a un pollo.                        100

E per levarsi quel peso da dosso,

s’accordoron di darli insieme il crollo.

Questi eron duo frusoni a un limbello [2]

o duo tordi [3] impaniati a un fuscello.

14.

Anz’eran duo buoi vecchi giunti al carro                                   105

con voglia di tirarlo e non potevano.

Ciascun per la libidine è bizzarro,

perché l’un senza l’altro non vedevano

modo di trar della buca el ramarro [4];

e amendua per ira si struggevano.                                      110

E pur presono insieme buon consiglio

in che modo potessin côr quel giglio.

15.

Preson partito e vecchi maliziosi,

ch’ avevano appostato a punto l’ora

che vien Susanna, e furonsi nascosi                                    115

nel bel giardin senza far più dimora.

Susanna vien con suo’ gesti graziosi,

credendo del giardin ognun sie fora;

come era usata, con duo cameriere

per compagnia, entroron nel verziere.                                120

16.

Secondo ch’ è l’usanza d’oltramare,

perché vi sono e caldi assai cocenti,

per gran conforto s’uson di bagnare

e unnersi dipoi con degni unguenti

di mille odor da far risuscitare                                             125

un corpo avendo gli spiriti ispenti ;

e per tal modo alquanto si rinfrescano

el giorno, quando e caldi alzano e crescano.

17.

Sendo Susanna nel giardino entrata,

e’ pargli che nessun non vi sie dentro.                                 130

Alle sue cameriere fu voltata:

— Andate presto a recarmi l’unguento,

e fate che la porta sia serrata;

e siate ritornate in un momento.

— Come le furon del giardino uscite,                                  135

Susanna spoglia sue veste pulite.

18.

Nessuna pena puossi assimigliare

all’ aspettare a chi bisogna fretta:

que’ vecchi si sentivon consumare,

essendo stati un pezzo alla veletta [5].                                 140

E parve lor mill’ anni di sbucare:

l’un si pulisce e l’altro si rassetta;

e par lor esser legittima reda

del cielo, avendo sì felice preda.

19.

E mentre che Susanna si spogliava,                                             145

non avendo d’altrui niuna temenza,

giunsono a lei, ond’ ella spaventava

del lor saluto e della lor presenza.

E non poté parlare, anzi tremava,

temendo di ricever violenza.                                                 150

L’un di que’ vecchi fece la proposta,

e l’altro presso a Susanna s’accosta,

20.

dicendo sia contenta di pigliare

partito di seguir la nostra voglia;

— se tu ce lo disdi’, noi sapren fare                                      155

salvando noi, e tu n’arai gran doglia.

Diren d’averti veduta peccare

con uno amante dentro a questa soglia,

e mandastine via le cameriere

per rimaner con lui a tuo piacere. —                                   160

21.

Susanna vede e gusta le parole,

ben si conosce a cattivo partito;

e nel secreto suo forte si duole,

pensando come il caso sie seguito.

E consentir al lor voler non vole                                           165

per disonor di Dio e del marito,

e vol patire ogni crudel dolore

per non peccare e per salvar l’onore.

22.

Piangendo, con la faccia impalidita,

inverso il cielo drizzava la luce,                                             170

dicendo: — Padre, maiesta infinita,

tu vede ove fortuna me conduce.

Miserere di me che la mie vita

non perda per la colpa che produce [6]

a tanta iniquità questi duo tristi                                            175

pien di lussuria e di falsità misti. –

23.

Poi se rivolse a quei vecchi sfacciati

con veloce parlar senza paura,

dicendo: Rimbambiti, scelerati,

for di ragione e for d’ogni misura,                                       180

dalla lussuria ben siate accecati,

venendone così alla secura,

credendo con inganni o per rapina

la rosa tôrre e non toccar la spina.

24.

È questo il bon amor e l’amicizia?                                              185

È questo il grande onor che mi portavi?

È questa la fidanza e la letizia ?

È questo el senno de li omini savi ?

È questo il bono esempio di giustizia ?

È questo il grande effetto che mostravi?                            190

È questo il premio di nostra amistate ?

È questo il grande onor che voi mi fate ?

25.

Oimè, lassa! A che mal punto sono!

E pur partito mi convien pigliare.

E se io consento, mai più donna sono:                                195

questo non piaccia a Dio ch’ i’ ’l voglia fare.

Ma tra cattive man condotta sono;

ma i’ mi sia... [7], io vo’ l’onor salvare,

e vo’ morir, po’ che morte me chiama:

se morrà il corpo viverà la fama. —                                    200

26.

E cominciò fortemente a gridare,

tal che la voce sua fo presto scorta [8].

Quei vecchi usorno il simile fare :

l’un corse presto e aperse la porta.

E servi corson senza dimorare                                            205

per grande amiration che li sconforta;

e tutta la famiglia di Susanna

per correr al giardin ognun s’affanna.

27.

Parca Susanna più morta che viva.

Que’ vecchi la cominciono accusare,                                   210

con la lor falsità trista e cattiva,

che nel giardin l’avian vista peccare

con un bel drudo che via si fuggiva;

ché non l’aveno potuto pigliare,

però che gli era giovane e gagliardo ;                                 215

e saltò fori che parve un leopardo.

28.

Sentendo la brigata di costei

dir simil cosa ciascuno stupiva,

che mai più s’era sentito di lei

altro che ben da persona che viva.

Quei vecchi maladetti falsi e rei                                           220

irati del giardin ciascun usciva,

e al logotenente ritornorno ;

e Susanna riman con grande scorno.

29.

E l’altro di que’ duo vecchi signori                                               225

el popol tutto quanto ragunavano

in su la piazza, e poi, usciti fuori,

di questo caso si maravigliavano

con simulata pena e con dolori,

ch’ avevon visto quel che non cercavano.                            230

De la qual cosa avien[e] gran passione;

e convien pur che seguin la ragione.

30.

Noi siamo eletti in questo digno seggio

per far agione e per seguir iustitia.

Questo è gran mal, ma e’ sarebbe peggio                           235

a non punir una simil tristizia.

Però l’officio nostro fa richieggio [9]

a ciò che un’ altra non faccia a malizia

simil difetto qual fece costei ;

e prestamente si mandi per lei.                                             240

31.

Fatela venir qua alla presenza

di tutto il popol che ci è qui vicino:

ragion ci stringe a dar questa sentenza;

ma e’ c’incresce assai de Giovacchino.

Ma e’ convien che gli abbi pazienza,                                   245

da poi che così vol il suo destino;

perché sa ben che la legge condanna

a morte chi fa quel che fe’ Susanna. —

32.

Allor se mosse con molto furore

una regge de tristi e di ribaldi,                                              250

correndo con gran grida e con rumore,

ché non potean per la fame star saldi;

ignudi di virtù, privi d’onore,

vestiti di viltà e pien di gualdi [10];

a casa Giovacchin per quella donna                                    255

ch’è di virtù e d ’ onestà colonna.

33.

Pensi ciascun che la vergogna teme

al dolor di Susanna e de’ parenti,

vedendo qui tanta turba insieme

e per che caso e tanto furienti [11] .                                      260

La povera Susanna nel cor geme

lacrime con sospiri assai cocenti;

e per uscir di tanti affanni e duoli

si mosse col marito e co’ figlioli.

34.

E con tanta onestà quanto è possibile,                                        265

coperta il capo, e ’l collo, e ’l viso e ’l petto,

con tutti e’  suoi parenti; e è credibile,

però che ciascun l’ama con effetto.

E giunta in piazza tra ’l popol terribile,

ognun che la conosce n’ha dispetto:                                    270

di donne v’ era pieno da ogni canto,

e tutti cominciorono un gran pianto.

35.

Quand’ella giunse dinanzi a quei ribaldi

vecchi mal vissi e arrabiati cani,

da la lussuria rinfocati e caldi,                                             275

fe’ riverenza con suo’ gesti umani.

E que’ duo vecchi del diavol araldi

si levorono in pie’ con pensier vani

per sentenziar che la sia lapidata,

perché l’avea la lor voglia negata.                                       280

36.

E perché non la posson ben vedere,

comandon che la sia tutta scoperta

per torne quel che ne posseno avere,

mandando pur la lor tristizia a l’erta [12].

Pur parve lor sentir qualche piacere,                                   285

vedendo il viso suo senza coverta;

e sopra il capo suo le man posavano,

e a partir al popol cominciavano:

37.

— Intenda ben il grande e’l piccolino,

ché la sentenza diam, conte è dovere.                                 290

Essendo noi andati nel giardino

per passar tempo e vaghi di vedere

le belle fronde, e sotto un gelsomino

alquanto c’eravan posti a sedere.

Susanna con due serve dentro introe,                                 296

e giunta dentro for le rimandoe.

38.

E poi serrò la porta in un baleno

di dentro ben come femina astuta.

poco stante un giovane sereno

esce da canto e Susanna saluta.                                          300

E su la fresca erbetta del terreno

vedemo quella coppia ivi giaciuta

a pie’ d’un frutto, e questo proprio il vero,

dove ferono insieme l’adultero.

39.

Veggendo questa cosa tanto atroce,                                           305

commossi da gran pena e da ragione,

corremo là con isforzate voce,

pieni d’affanno e di gran passione,

per pigliare il garzon, ma egli veloce

fuggì che parve un volo di rondone.                                    310

Nol potendo pigliar, costei pigliamo,

e del nome di lui la dimandamo.

40.

Non ce lo volle dir; onde noi siamo

di questo fallo veri testimoni.

E come veri giudici noi diamo                                              315

questa sentenza senza più sermoni,

e Susanna alla morte condannamo.

E così vuol giustizia e sue ragioni.

Avendola veduta noi peccare,

alla sentenza non si può appellare. —                                 320

41.

Veggendosi Susanna condannata

a torto, sol per non voler peccare,

pensando di morir vituperata,

a questo non si può punto accordare.

Con un gran pianto al ciel si fu voltata:                              325

— O giusto Dio, dehnon mi abandonare,

ché nella tua misericordia i’ spero;

che d’ogni cosa sai tutto lo ’ntero!

42.

Non mi lassare in tal modo perire.

Non sopportar, Idio, questo gran torto.                              330

Non lassar tanto l’onore impedire.

Non vedi tu che ’l mio onor è morto?

Non volli per tuo amore acconsentire.

Non mi lassar morir senza conforto.

Non lassar, Signor mio, perir chi t’ama.                             335

Non lassar perder la vita e la fama.

43.

E’ non mi duol, Signor, la morte mia.

E’ non mi duol ch’i’ moro per tuo amore.

E’ non mi duol che lapidata sia.

E non mi duol se non perder l’onore.                                  340

E’ non mi duol figliuol né compagnia.

E’ non mi duole, anzi mi scoppia il core.

E’ non mi duol se non quel che bisogna.

E’ non mi duol se non questa vergogna.

44.

A te non puossi alcuna cosa ascondere :                                     345

vedi il passato e ’l presente e ’l futuro;

tu sai ben che nessun mi può rispondere

ch’i’ commettessi mai tal fallo oscuro.

Deh, non lasciar la verità confondere!

Deh, fa che ’l popol sia del ver sicuro!                                  350

I’ te ne priego, Signor mio altissimo:

dell’ innocenza mia sie pietosissimo. —

45.

L’onnipotente Dio che ’l tutto vede

e sempre fu benigno e grazioso ;

chi lo priega di core e’ gli concede                                       355

la grazia, e dona altrui pace e riposo,

e a’ sua servi dà sempre mercede;

volle esaudire il suo priego pietoso.

Di piazza la giustizia si partiva,

e drieto a lei piangendo il popol giva.                                  360

46.

Piangea il suo marito Giovacchino.

Piangevano e figliuoli e suo’ parenti.

Piangea la madre e ’l suo padre meschino.

Piangean e suoi amici e conoscenti.

Piangeva insieme ciascun cittadino.                                    365

Piangean tutte le donne sapienti.

Piangean molte giovane ch’andavano

piangendo, e per la via la confortavano.

47.

E come piacque a l’alto Dio divino

cominciò forte una voce a gridare                                       370

più e più volte; e era un fanciullino

ch’a pena che sapessi favellare;

dinanzi alla giustizia in sul camino,

per modo che gli fe’ tutti fermare :

— I’ son mondo, i’ son mondo (e’ pur s’affanna),               375

mondo son della morte di Susanna —.

48.

Allora el popol si maravigliava;

ognun diceva : — Che vorrà dir questo? —

E molta gente il fanciul dimandava :

– Che vuo’ tu dire ? O perché di’ cotesto ? –                       380

– Perché voi siate stolti, e’ minacciava,

ché questo caso troppo disonesto

avere a torto dato tal sentenza.

Idio non vuole a questo pazienza.

49.

Voi avete Susanna condannata                                                 385

a torto, e la ragione avete offesa;

con false prove a morte giudicata,

senza la verità avere intesa.

Fate tornare a drieto la brigata

ch’io la vo’ con ragione aver difesa;                                    390

e parravi che chiaro io vi dimostri

che falsi siate con giudici vostri –.

50.

Subitamente il popol fu tornato

in drieto con Susanna e que’ duo vecchi;

ebbon quel fanciullin allor chiamato,                                 395

alle parole sua ponendo orecchi.

E come lusingando l’han pregato,

sedendo in mezzo de’ loro apparecchi:

– Se noi abiamo il torto, cel chiarisci

e con vera ragion lo diffinisci –.                                          400

51.

Al popol cominciò presto a parlare

questo fanciullo che Daniello ha nome:

– Fategli l’un dall’ altro separare

questi duo vecchi, e poi saprete come

a torto la sentenza usorno dare ;                                         405

ma sopra lor torneran queste some –.

Subito il popol gli disseparava;

poi Daniello all’un di lor parlava:

52.

O invecchiato di mala vecchiezza,

or fien punite tutte le tuo’ colpe                                            410

e la tua falsità e tua sciocchezza

e le malizie tue più che di volpe.

Se nessun buon boccon in giovinezza

mangiasti, mai tu smaltirai le polpe [13].

Se tu vedesti Susanna peccare,                                            415

sotto qual frutto fu? E nol celare –.

53.

Disse quel vecchio: – Io gli vidi per certo

che gli eran amendua sotto un susino –.

Rispose Daniello ardito e sperto :

– Tu menti donde passa il pane e’l vino –.                          420

E con la mano il capo gli ha coperto, dicendo:

– Presto ispaccera’ il camino[14].

E prestamente lo fe’ via mandare ;

fecesi quell’ altro appresentare.

54.

Come fu giunto disse Daniello:                                                  425

— O seme del nimico degli umani,

libidinoso falso iniquo e fello,

degno saresti d’esser dato a’ cani!

O rimbambito, o om senza cervello,

a tua nequizia e tua pensieri strani                                     430

ti messon per costei in tanta rabbia

ch’ora ti truovi in una strana gabbia.

55.

Tu ti credevi di Susanna fare

come di molte ha fatto la tuo’ voglia,

le quai si son lassate lusingare                                             435

per paura di poi non aver doglia.

Questa ragion bisogna raguagliare

sopra de la tua grinza e dura scoglia [15].

Se tu vedesti alcun con lei congiunto,

sotto qual frutto fu? Dì il vero a punto –.                           440

56.

Rispose il vecchio malizioso e tristo :

– Vidili sotto un pin giacer sull’ erba –.

Rispose Daniello ardito e visto [16] :

– Tu hai mentito, e per te si riserba

el popol tutto di grand’ ira misto                                        445

per farti oggi gustar la morte acerba,

con gran ragione e con vera giustizia

per punir d’amendua tanta tristizia –.

57.

Allora il popol cominciò a gridare

a una voce, grandi e piccolini,                                            450

che si debbin que’ vecchi lapidare

come duo traditori e assassini.

Subitamente gli ferno spogliare,

legati insieme come due meschini;

e tutto quanto il popol allor getta                                       455

c’ognun vuol far di Susanna vendetta.

58.

E tante pietre a dosso a loro scocca,

che ciascun presto la vita abandona.

Ognun che getta in quel bersaglio, tocca ;

e molte donne ci é di Babbillona:                                        460

chi getta il fusaiuolo e chi la rocca,

con quel c’ognuna può sonar, gli sona,

dicendo: – Maladetti e falsi giudici,

or son lavati e vostri inganni sudici.

59.

Or si conosce il ver dalla bugia,                                                   465

e se Susanna è bona o fella e trista.

Vecchiacci maladetti, questa fia

una corona che Susanna acquista –.

E di qui nacque l’odio e la ’resia

che contro a’ vecchi alle fanciulle rista [17],                        470

ché sempre mal contente son de’ vecchi,

che son ritrosi e pungon come stecchi.

60.

Fatta che fu la diritta giustizia,

per tutta Babbillonia fu gran festa.

Pensate se Susanna ebbe letizia,                                          475

essendo certo ognun che l’era onesta.

La madre, el padre e tutta la milizia,

e Giovacchino e tutta la sua gesta [18],

rendendo grazie all’etterno Signore,

tornorno a palazzo, a grande onore.                                   480

61.

E da quel giorno inanzi grande onore

fu tatto a Daniel che fu profeta.

E fu di Babbillonia poi signore,

ché nessun cittadin questo gli vieta.

E fu amato con perfetto amore,                                          485

perché sapeva ogni cosa secreta.

E Daniel profeta si chiamone,

e la chiesa ne fa gran menzione.

62.

E questa fu la prima profezia

che dall’ etterno Idio gli fu concessa;                                   490

e par che nel suo libro scritta sia

inanzi che la Vergine compressa

fossi del suo figliuol vero Messia.

Questo si legge nella santa messa

di Daniello, ogn’anno di quaresima,                                  495

ch’è a la storia mia come la cresima.

63.

O regina del ciel da cui abondano,

tutte le grazie e laude vi vo’ rendere ;

che per la tua virtù in noi rispondano

tutte le cose che si può comprendere.                                  500

Libera noi da que’ che ci confondano,

non ci lassar pel tuo fìgliuol offendere.

Di questa storia ch’è suta bellissima

ringraziata sie tu, madre dolcissima.

 

Finita la Istoria di Susanna e Daniello.

 

Note

_____________________________

 

[1] bolpe: (eran duo – a un pollo). È un proverbio – cfr. p. 53 n. 5 – che equivale al noto: essere due piccioni a una fava.

[2] limbello: (eron duo frusoni a un —), « ritaglio di pelle fatto dai conciatori » (Tommaseo-Bellini ; N.D.U.; Crusca, ult. ed.). Sul valore del proverbio cfr. p. 53 n. 5. Il Tommaseo-Bellini ravvicinerebbe la voce a «zimbello», del quale qui in quanto significa « uccello legato a una leva di bacchette, colla quale, tirata con uno spago, si fa svolazzare per allettare gli altri uccelli » ha senza dubbio il valore.

[3] tordi 104 ([eron duo — impaniati a un fuscello). Sul significato del proverbio; cfr. p. 53 n.5.

[4] ramarro (trar della buca el—). È un non ancora registrato modo di dire — cfr. p. 53 n. 5 — che significa : « ottenere il proprio intento ».

[5] veletta 140, vedetta.

[6] produce, spinge. Ed è valore che il verbo « produrre » ha nell’antica lingua: cfr. N. D. U.; il Tom­maseo-Bellini non lo dà in questo significato.

[7] ma i’ mi sia.... Supplire, ad es., con « in mal’ora », « col malanno »: formule antiche d’imprecazione. Cfr. N. D. U. s. « essere ».

[8] scorta, distinta. È già, con questo valore, nel Boccaccio cfr. N. D. U. scorgere.

[9] richieggio, richiesta. Voce ignota.

[10] gualdi: La Crusca, ult. ed., non lo dà ; il Tommaseo-Bellini cita un solo esempio dal Ciriffta Calvaiieo nel significato che qui pure ha di a vizio « difetto », « guidalesco ».

[11] furienti, furibondi. La voce è ignota ai lessici. Il Tommaseo-Bellini e il Petrocchi, N. D. U. dànno solo furiante (cfr. furiare).

[12] erta (mandando pur la lor tristizia a l’—). Mandare a l’erta deve avere il valore contrario del noto « stare all’ erta » — « attento a non esser sorpreso» (Petrocchi, N. D. U), cioè « scoprire », «manifestare » ; onde qui « scoprendo in quel medesimo tempo la loro malizia ». Forse potrebbe tirarsi anche a significare « tacendo star desta ».

[13] polpe (Se nessun buon boccon in giovinezza | mangiasti, mai tu smaltirai le —). Tutta la frase vuol dire a se tu hai mai mangiato un buon boccone, non lo digerirai, ti resterà a gola, ti farà nodo. »

[14] camino: Qui spacciare significherà « sbrigare », « spedire »; e spacciare il camino avrà il valore traslato di « morire »: cfr. il « pendant », ai vv. 444-6.

[15] scoglia 438, pelle; sul cui significato traslato da « spoglia delle serpe » v. esempi in Tommaseo-Bellini.

[16] visto 443. Ha il significato ben noto nei secc. xiii-iv di « pronto », « fiero » : cfr. Tommaseo-Bellini N. D. U.

[17] rista: 3a prs. sng. da « ristare », in quanto vuol dire « rimanere ».

[18] gesta: seguito. Ma in questa più particolare accezione non trova riscontri esatti.

 

 

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2006