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Edizione di riferimento
Romania, recueil trimestriel consacré à l’étude des langues et des littératures romanes / fondée en 1872 par Paul Meyer et Gaston Paris, tome XLII, Publiée par Paul Meyer et Gaston Paris, reprint 1875
Edizione elettronica di riferimento
http://gallica.bnf.fr/

Chi si diletta nuove cose udire
stia colla mente al mie parlare attento:
ch’ io son venuto qui per proferire,
come truovo nel vecchio testamento,
d’una che acconsenti prima morire 5
che fare al suo marito fallimento,
come de’ fare chi ha disposto il core
temere Idio e vivere a onore.
Inanzi che la figlia di santa Anna
concepessi quel vago e bel bambino 10
con tanta povertà nella capanna,
in Babbillonia fu un cittadino
con la sua sposa chiamata Susanna,
e egli era chiamato Giovacchino.
La sua donna è di beltà corona 15
e sopra tutte l’altre onesta e bona.
Come ella fu da piccolina avezza
dal padre e da la madre nutricata,
in be’ costumi con gran gentilezza
nella fede di Dio amaestrata, 20
così seguì nella sua giovinezza.
E era molto da ciascuno amata:
da padre e madre e parenti e vicini,
d’intorno intorno a tutti e suo’ confini.
E sopra tutti d’un amor perfetto 25
l’amava il suo marito Giovacchino.
E, per magnificenza e per diletto
di questa donna e d’alcun cittadino,
aveva edificato con effetto
un singulare e splendido giardino, 30
nel qual ciascun potea ire a sollazzo;
e era allato al suo degno palazzo.
E secondo l’usanza della terra,
ogn’ anno si facevon duo signori,
che facevon giustizia per chi erra 35
e potevon punir tutti gli errori.
E quando Febo e sua razzi disserra
per tutto il giorno con suo’ gran vapori
che par che la sua spera tenga salda
per modo l’acqua e la terra riscalda; 40
avenne in questo tempo che duo vecchi
eron tenuti in luogo di giustizia.
E essendo più volte o voi parecchi
andati in quel giardin con gran letizia,
par che ciascuno in Susanna si specchi, 45
fabricando ciascun nel cor malizia,
avendola più volte riscontrata
andando pel giardin, com’ era usata.
Ell’ era usata spesse volte gire
el giorno per diletto tra le fronde : 50
per fuggir l’ozio e l’ora del dormire,
per la calura agli razzi s’asconde.
E quando pel giardin nessun venire
la non sentia, si mettia ne l’onde
d’un bagno ch’ è nel mezzo fresco e gaio : 55
chi dice bagno e chi dice vivaio.
Questi dui vecchi e quali eron signori
l’avien più volte vista comparire
pel suo giardin, e andar dentro e fuori ;
cominciono a sentir nuovo martire. 60
Par che di sue bellezze s’innamori
ciascun di lei ; e con questo disire
passon più giorni. E questo foco cresce,
e l’un coll’ altro a nulla non riesce.
Ognun si rode e la pena lo strigne 65
e l’un coll’altro giuoca del balocco;
nessun si scuopre a l’altro, anzi s’infigne,
ché non conosca ’l suo pensiero sciocco.
Ma tanto la lussuria gli sospigne
che l’un comincia all’ altro a dar un tocco. 70
Che bella cosa è pur la giovinezza!
Che maladetta sia tanta vecchiezza!
– Quando ben guardo e penso di Susanna,
per certo ell’è pur una cosa degna!
Se già la vista o l’amor non m’inganna, 75
per certo ogni bellezza in costei regna! –
E l’altro per rispondergli s’affanna:
– Per certo che costei porta la’nsegna,
come voi dite, e a me par vedere
che noi sarem duo ghiotti a un tagliere. ‑ 80
Colui che mosse prima le parole
rispose : — Intendo ben a che proposito
tu di’ cotesto, ma poco mi duole :
ch’i’ ò il cor meco, ma tu l’ài in diposito.
Ma pensa, se Susanna amante vole, 85
che noi faremo al suo voler l’opposito; perché
non si confà la sua bellezza
all’ età nostra, e pare una sciocchezza. –
E non dice: e’ mi cuoce la cotenna
di questo pizzicor che mi consuma! 90
Anzi col suo parlar all’ altro accenna
che questo ne’ suoi par non si costuma.
Mentre che parla il capo gli tentenna,
e la sua bocca avia piena di schiuma
per rabbia ch’egli avea che fussin dua 95
amanti insieme della dama sua.
E’ si credeva sol roder quell’osso,
quell’altro si credea trarne il midollo.
Quando si furon ben l’un l’altro scosso,
vidon che gli eran duo bolpe [1] a un pollo. 100
E per levarsi quel peso da dosso,
s’accordoron di darli insieme il crollo.
Questi eron duo frusoni a un limbello [2]
o duo tordi [3] impaniati a un fuscello.
Anz’eran duo buoi vecchi giunti al carro 105
con voglia di tirarlo e non potevano.
Ciascun per la libidine è bizzarro,
perché l’un senza l’altro non vedevano
modo di trar della buca el ramarro [4];
e amendua per ira si struggevano. 110
E pur presono insieme buon consiglio
in che modo potessin côr quel giglio.
Preson partito e vecchi maliziosi,
ch’ avevano appostato a punto l’ora
che vien Susanna, e furonsi nascosi 115
nel bel giardin senza far più dimora.
Susanna vien con suo’ gesti graziosi,
credendo del giardin ognun sie fora;
come era usata, con duo cameriere
per compagnia, entroron nel verziere. 120
Secondo ch’ è l’usanza d’oltramare,
perché vi sono e caldi assai cocenti,
per gran conforto s’uson di bagnare
e unnersi dipoi con degni unguenti
di mille odor da far risuscitare 125
un corpo avendo gli spiriti ispenti ;
e per tal modo alquanto si rinfrescano
el giorno, quando e caldi alzano e crescano.
Sendo Susanna nel giardino entrata,
e’ pargli che nessun non vi sie dentro. 130
Alle sue cameriere fu voltata:
— Andate presto a recarmi l’unguento,
e fate che la porta sia serrata;
e siate ritornate in un momento.
— Come le furon del giardino uscite, 135
Susanna spoglia sue veste pulite.
Nessuna pena puossi assimigliare
all’ aspettare a chi bisogna fretta:
que’ vecchi si sentivon consumare,
essendo stati un pezzo alla veletta [5]. 140
E parve lor mill’ anni di sbucare:
l’un si pulisce e l’altro si rassetta;
e par lor esser legittima reda
del cielo, avendo sì felice preda.
E mentre che Susanna si spogliava, 145
non avendo d’altrui niuna temenza,
giunsono a lei, ond’ ella spaventava
del lor saluto e della lor presenza.
E non poté parlare, anzi tremava,
temendo di ricever violenza. 150
L’un di que’ vecchi fece la proposta,
e l’altro presso a Susanna s’accosta,
dicendo sia contenta di pigliare
partito di seguir la nostra voglia;
— se tu ce lo disdi’, noi sapren fare 155
salvando noi, e tu n’arai gran doglia.
Diren d’averti veduta peccare
con uno amante dentro a questa soglia,
e mandastine via le cameriere
per rimaner con lui a tuo piacere. — 160
Susanna vede e gusta le parole,
ben si conosce a cattivo partito;
e nel secreto suo forte si duole,
pensando come il caso sie seguito.
E consentir al lor voler non vole 165
per disonor di Dio e del marito,
e vol patire ogni crudel dolore
per non peccare e per salvar l’onore.
Piangendo, con la faccia impalidita,
inverso il cielo drizzava la luce, 170
dicendo: — Padre, maiesta infinita,
tu vede ove fortuna me conduce.
Miserere di me che la mie vita
non perda per la colpa che produce [6]
a tanta iniquità questi duo tristi 175
pien di lussuria e di falsità misti. –
Poi se rivolse a quei vecchi sfacciati
con veloce parlar senza paura,
dicendo: Rimbambiti, scelerati,
for di ragione e for d’ogni misura, 180
dalla lussuria ben siate accecati,
venendone così alla secura,
credendo con inganni o per rapina
la rosa tôrre e non toccar la spina.
È questo il bon amor e l’amicizia? 185
È questo il grande onor che mi portavi?
È questa la fidanza e la letizia ?
È questo el senno de li omini savi ?
È questo il bono esempio di giustizia ?
È questo il grande effetto che mostravi? 190
È questo il premio di nostra amistate ?
È questo il grande onor che voi mi fate ?
Oimè, lassa! A che mal punto sono!
E pur partito mi convien pigliare.
E se io consento, mai più donna sono: 195
questo non piaccia a Dio ch’ i’ ’l voglia fare.
Ma tra cattive man condotta sono;
ma i’ mi sia... [7], io vo’ l’onor salvare,
e vo’ morir, po’ che morte me chiama:
se morrà il corpo viverà la fama. — 200
E cominciò fortemente a gridare,
tal che la voce sua fo presto scorta [8].
Quei vecchi usorno il simile fare :
l’un corse presto e aperse la porta.
E servi corson senza dimorare 205
per grande amiration che li sconforta;
e tutta la famiglia di Susanna
per correr al giardin ognun s’affanna.
Parca Susanna più morta che viva.
Que’ vecchi la cominciono accusare, 210
con la lor falsità trista e cattiva,
che nel giardin l’avian vista peccare
con un bel drudo che via si fuggiva;
ché non l’aveno potuto pigliare,
però che gli era giovane e gagliardo ; 215
e saltò fori che parve un leopardo.
Sentendo la brigata di costei
dir simil cosa ciascuno stupiva,
che mai più s’era sentito di lei
altro che ben da persona che viva.
Quei vecchi maladetti falsi e rei 220
irati del giardin ciascun usciva,
e al logotenente ritornorno ;
e Susanna riman con grande scorno.
E l’altro di que’ duo vecchi signori 225
el popol tutto quanto ragunavano
in su la piazza, e poi, usciti fuori,
di questo caso si maravigliavano
con simulata pena e con dolori,
ch’ avevon visto quel che non cercavano. 230
De la qual cosa avien[e] gran passione;
e convien pur che seguin la ragione.
— Noi siamo eletti in questo digno seggio
per far agione e per seguir iustitia.
Questo è gran mal, ma e’ sarebbe peggio 235
a non punir una simil tristizia.
Però l’officio nostro fa richieggio [9]
a ciò che un’ altra non faccia a malizia
simil difetto qual fece costei ;
e prestamente si mandi per lei. 240
Fatela venir qua alla presenza
di tutto il popol che ci è qui vicino:
ragion ci stringe a dar questa sentenza;
ma e’ c’incresce assai de Giovacchino.
Ma e’ convien che gli abbi pazienza, 245
da poi che così vol il suo destino;
perché sa ben che la legge condanna
a morte chi fa quel che fe’ Susanna. —
Allor se mosse con molto furore
una regge de tristi e di ribaldi, 250
correndo con gran grida e con rumore,
ché non potean per la fame star saldi;
ignudi di virtù, privi d’onore,
vestiti di viltà e pien di gualdi [10];
a casa Giovacchin per quella donna 255
ch’è di virtù e d ’ onestà colonna.
Pensi ciascun che la vergogna teme
al dolor di Susanna e de’ parenti,
vedendo qui tanta turba insieme
e per che caso e tanto furienti [11] . 260
La povera Susanna nel cor geme
lacrime con sospiri assai cocenti;
e per uscir di tanti affanni e duoli
si mosse col marito e co’ figlioli.
E con tanta onestà quanto è possibile, 265
coperta il capo, e ’l collo, e ’l viso e ’l petto,
con tutti e’ suoi parenti; e è credibile,
però che ciascun l’ama con effetto.
E giunta in piazza tra ’l popol terribile,
ognun che la conosce n’ha dispetto: 270
di donne v’ era pieno da ogni canto,
e tutti cominciorono un gran pianto.
Quand’ella giunse dinanzi a quei ribaldi
vecchi mal vissi e arrabiati cani,
da la lussuria rinfocati e caldi, 275
fe’ riverenza con suo’ gesti umani.
E que’ duo vecchi del diavol araldi
si levorono in pie’ con pensier vani
per sentenziar che la sia lapidata,
perché l’avea la lor voglia negata. 280
E perché non la posson ben vedere,
comandon che la sia tutta scoperta
per torne quel che ne posseno avere,
mandando pur la lor tristizia a l’erta [12].
Pur parve lor sentir qualche piacere, 285
vedendo il viso suo senza coverta;
e sopra il capo suo le man posavano,
e a partir al popol cominciavano:
— Intenda ben il grande e’l piccolino,
ché la sentenza diam, conte è dovere. 290
Essendo noi andati nel giardino
per passar tempo e vaghi di vedere
le belle fronde, e sotto un gelsomino
alquanto c’eravan posti a sedere.
Susanna con due serve dentro introe, 296
e giunta dentro for le rimandoe.
E poi serrò la porta in un baleno
di dentro ben come femina astuta.
poco stante un giovane sereno
esce da canto e Susanna saluta. 300
E su la fresca erbetta del terreno
vedemo quella coppia ivi giaciuta
a pie’ d’un frutto, e questo proprio il vero,
dove ferono insieme l’adultero.
Veggendo questa cosa tanto atroce, 305
commossi da gran pena e da ragione,
corremo là con isforzate voce,
pieni d’affanno e di gran passione,
per pigliare il garzon, ma egli veloce
fuggì che parve un volo di rondone. 310
Nol potendo pigliar, costei pigliamo,
e del nome di lui la dimandamo.
Non ce lo volle dir; onde noi siamo
di questo fallo veri testimoni.
E come veri giudici noi diamo 315
questa sentenza senza più sermoni,
e Susanna alla morte condannamo.
E così vuol giustizia e sue ragioni.
Avendola veduta noi peccare,
alla sentenza non si può appellare. — 320
Veggendosi Susanna condannata
a torto, sol per non voler peccare,
pensando di morir vituperata,
a questo non si può punto accordare.
Con un gran pianto al ciel si fu voltata: 325
— O giusto Dio, dehnon mi abandonare,
ché nella tua misericordia i’ spero;
che d’ogni cosa sai tutto lo ’ntero!
Non mi lassare in tal modo perire.
Non sopportar, Idio, questo gran torto. 330
Non lassar tanto l’onore impedire.
Non vedi tu che ’l mio onor è morto?
Non volli per tuo amore acconsentire.
Non mi lassar morir senza conforto.
Non lassar, Signor mio, perir chi t’ama. 335
Non lassar perder la vita e la fama.
E’ non mi duol, Signor, la morte mia.
E’ non mi duol ch’i’ moro per tuo amore.
E’ non mi duol che lapidata sia.
E non mi duol se non perder l’onore. 340
E’ non mi duol figliuol né compagnia.
E’ non mi duole, anzi mi scoppia il core.
E’ non mi duol se non quel che bisogna.
E’ non mi duol se non questa vergogna.
A te non puossi alcuna cosa ascondere : 345
vedi il passato e ’l presente e ’l futuro;
tu sai ben che nessun mi può rispondere
ch’i’ commettessi mai tal fallo oscuro.
Deh, non lasciar la verità confondere!
Deh, fa che ’l popol sia del ver sicuro! 350
I’ te ne priego, Signor mio altissimo:
dell’ innocenza mia sie pietosissimo. —
L’onnipotente Dio che ’l tutto vede
e sempre fu benigno e grazioso ;
chi lo priega di core e’ gli concede 355
la grazia, e dona altrui pace e riposo,
e a’ sua servi dà sempre mercede;
volle esaudire il suo priego pietoso.
Di piazza la giustizia si partiva,
e drieto a lei piangendo il popol giva. 360
Piangea il suo marito Giovacchino.
Piangevano e figliuoli e suo’ parenti.
Piangea la madre e ’l suo padre meschino.
Piangean e suoi amici e conoscenti.
Piangeva insieme ciascun cittadino. 365
Piangean tutte le donne sapienti.
Piangean molte giovane ch’andavano
piangendo, e per la via la confortavano.
E come piacque a l’alto Dio divino
cominciò forte una voce a gridare 370
più e più volte; e era un fanciullino
ch’a pena che sapessi favellare;
dinanzi alla giustizia in sul camino,
per modo che gli fe’ tutti fermare :
— I’ son mondo, i’ son mondo (e’ pur s’affanna), 375
mondo son della morte di Susanna —.
Allora el popol si maravigliava;
ognun diceva : — Che vorrà dir questo? —
E molta gente il fanciul dimandava :
– Che vuo’ tu dire ? O perché di’ cotesto ? – 380
– Perché voi siate stolti, e’ minacciava,
ché questo caso troppo disonesto
avere a torto dato tal sentenza.
Idio non vuole a questo pazienza.
Voi avete Susanna condannata 385
a torto, e la ragione avete offesa;
con false prove a morte giudicata,
senza la verità avere intesa.
Fate tornare a drieto la brigata
ch’io la vo’ con ragione aver difesa; 390
e parravi che chiaro io vi dimostri
che falsi siate con giudici vostri –.
Subitamente il popol fu tornato
in drieto con Susanna e que’ duo vecchi;
ebbon quel fanciullin allor chiamato, 395
alle parole sua ponendo orecchi.
E come lusingando l’han pregato,
sedendo in mezzo de’ loro apparecchi:
– Se noi abiamo il torto, cel chiarisci
e con vera ragion lo diffinisci –. 400
Al popol cominciò presto a parlare
questo fanciullo che Daniello ha nome:
– Fategli l’un dall’ altro separare
questi duo vecchi, e poi saprete come
a torto la sentenza usorno dare ; 405
ma sopra lor torneran queste some –.
Subito il popol gli disseparava;
poi Daniello all’un di lor parlava:
– O invecchiato di mala vecchiezza,
or fien punite tutte le tuo’ colpe 410
e la tua falsità e tua sciocchezza
e le malizie tue più che di volpe.
Se nessun buon boccon in giovinezza
mangiasti, mai tu smaltirai le polpe [13].
Se tu vedesti Susanna peccare, 415
sotto qual frutto fu? E nol celare –.
Disse quel vecchio: – Io gli vidi per certo
che gli eran amendua sotto un susino –.
Rispose Daniello ardito e sperto :
– Tu menti donde passa il pane e’l vino –. 420
E con la mano il capo gli ha coperto, dicendo:
– Presto ispaccera’ il camino[14].
E prestamente lo fe’ via mandare ;
fecesi quell’ altro appresentare.
Come fu giunto disse Daniello: 425
— O seme del nimico degli umani,
libidinoso falso iniquo e fello,
degno saresti d’esser dato a’ cani!
O rimbambito, o om senza cervello,
a tua nequizia e tua pensieri strani 430
ti messon per costei in tanta rabbia
ch’ora ti truovi in una strana gabbia.
Tu ti credevi di Susanna fare
come di molte ha fatto la tuo’ voglia,
le quai si son lassate lusingare 435
per paura di poi non aver doglia.
Questa ragion bisogna raguagliare
sopra de la tua grinza e dura scoglia [15].
Se tu vedesti alcun con lei congiunto,
sotto qual frutto fu? Dì il vero a punto –. 440
Rispose il vecchio malizioso e tristo :
– Vidili sotto un pin giacer sull’ erba –.
Rispose Daniello ardito e visto [16] :
– Tu hai mentito, e per te si riserba
el popol tutto di grand’ ira misto 445
per farti oggi gustar la morte acerba,
con gran ragione e con vera giustizia
per punir d’amendua tanta tristizia –.
Allora il popol cominciò a gridare
a una voce, grandi e piccolini, 450
che si debbin que’ vecchi lapidare
come duo traditori e assassini.
Subitamente gli ferno spogliare,
legati insieme come due meschini;
e tutto quanto il popol allor getta 455
c’ognun vuol far di Susanna vendetta.
E tante pietre a dosso a loro scocca,
che ciascun presto la vita abandona.
Ognun che getta in quel bersaglio, tocca ;
e molte donne ci é di Babbillona: 460
chi getta il fusaiuolo e chi la rocca,
con quel c’ognuna può sonar, gli sona,
dicendo: – Maladetti e falsi giudici,
or son lavati e vostri inganni sudici.
Or si conosce il ver dalla bugia, 465
e se Susanna è bona o fella e trista.
Vecchiacci maladetti, questa fia
una corona che Susanna acquista –.
E di qui nacque l’odio e la ’resia
che contro a’ vecchi alle fanciulle rista [17], 470
ché sempre mal contente son de’ vecchi,
che son ritrosi e pungon come stecchi.
Fatta che fu la diritta giustizia,
per tutta Babbillonia fu gran festa.
Pensate se Susanna ebbe letizia, 475
essendo certo ognun che l’era onesta.
La madre, el padre e tutta la milizia,
e Giovacchino e tutta la sua gesta [18],
rendendo grazie all’etterno Signore,
tornorno a palazzo, a grande onore. 480
E da quel giorno inanzi grande onore
fu tatto a Daniel che fu profeta.
E fu di Babbillonia poi signore,
ché nessun cittadin questo gli vieta.
E fu amato con perfetto amore, 485
perché sapeva ogni cosa secreta.
E Daniel profeta si chiamone,
e la chiesa ne fa gran menzione.
E questa fu la prima profezia
che dall’ etterno Idio gli fu concessa; 490
e par che nel suo libro scritta sia
inanzi che la Vergine compressa
fossi del suo figliuol vero Messia.
Questo si legge nella santa messa
di Daniello, ogn’anno di quaresima, 495
ch’è a la storia mia come la cresima.
O regina del ciel da cui abondano,
tutte le grazie e laude vi vo’ rendere ;
che per la tua virtù in noi rispondano
tutte le cose che si può comprendere. 500
Libera noi da que’ che ci confondano,
non ci lassar pel tuo fìgliuol offendere.
Di questa storia ch’è suta bellissima
ringraziata sie tu, madre dolcissima.
Note
_____________________________
[1] bolpe: (eran duo – a un pollo). È un proverbio – cfr. p. 53 n. 5 – che equivale al noto: essere due piccioni a una fava.
[2] limbello: (eron duo frusoni a un —), « ritaglio di pelle fatto dai conciatori » (Tommaseo-Bellini ; N.D.U.; Crusca, ult. ed.). Sul valore del proverbio cfr. p. 53 n. 5. Il Tommaseo-Bellini ravvicinerebbe la voce a «zimbello», del quale qui in quanto significa « uccello legato a una leva di bacchette, colla quale, tirata con uno spago, si fa svolazzare per allettare gli altri uccelli » ha senza dubbio il valore.
[3] tordi 104 ([eron duo — impaniati a un fuscello). Sul significato del proverbio; cfr. p. 53 n.5.
[4] ramarro (trar della buca el—). È un non ancora registrato modo di dire — cfr. p. 53 n. 5 — che significa : « ottenere il proprio intento ».
[5] veletta 140, vedetta.
[6] produce, spinge. Ed è valore che il verbo « produrre » ha nell’antica lingua: cfr. N. D. U.; il Tommaseo-Bellini non lo dà in questo significato.
[7] ma i’ mi sia.... Supplire, ad es., con « in mal’ora », « col malanno »: formule antiche d’imprecazione. Cfr. N. D. U. s. « essere ».
[8] scorta, distinta. È già, con questo valore, nel Boccaccio cfr. N. D. U. scorgere.
[9] richieggio, richiesta. Voce ignota.
[10] gualdi: La Crusca, ult. ed., non lo dà ; il Tommaseo-Bellini cita un solo esempio dal Ciriffta Calvaiieo nel significato che qui pure ha di a vizio « difetto », « guidalesco ».
[11] furienti, furibondi. La voce è ignota ai lessici. Il Tommaseo-Bellini e il Petrocchi, N. D. U. dànno solo furiante (cfr. furiare).
[12] erta (mandando pur la lor tristizia a l’—). Mandare a l’erta deve avere il valore contrario del noto « stare all’ erta » — « attento a non esser sorpreso» (Petrocchi, N. D. U), cioè « scoprire », «manifestare » ; onde qui « scoprendo in quel medesimo tempo la loro malizia ». Forse potrebbe tirarsi anche a significare « tacendo star desta ».
[13] polpe (Se nessun buon boccon in giovinezza | mangiasti, mai tu smaltirai le —). Tutta la frase vuol dire a se tu hai mai mangiato un buon boccone, non lo digerirai, ti resterà a gola, ti farà nodo. »
[14] camino: Qui spacciare significherà « sbrigare », « spedire »; e spacciare il camino avrà il valore traslato di « morire »: cfr. il « pendant », ai vv. 444-6.
[15] scoglia 438, pelle; sul cui significato traslato da « spoglia delle serpe » v. esempi in Tommaseo-Bellini.
[16] visto 443. Ha il significato ben noto nei secc. xiii-iv di « pronto », « fiero » : cfr. Tommaseo-Bellini N. D. U.
[17] rista: 3a prs. sng. da « ristare », in quanto vuol dire « rimanere ».
[18] gesta: seguito. Ma in questa più particolare accezione non trova riscontri esatti.
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