Giuliano Dati

 

La scoperta di Colombo

poemetto

La lettera dell’isole che ha trouato

nuovamente el Re di Spagna

 

Edizione di riferimento: gallica.bnf.fr

Dati, Giuliano, La lettera dell’isole che ha trovato nuovamente el re di Spagna [Giuliano Dati]

Reproduction : Num. BNF de l’éd. de Cambridge (Mass.): Omnisys, [ca 1990] (Italian books before 1601). 1 microfilm Reprod. de l’éd. de Florentie : [s.n.], 1495

 

Nota

- Il testo è contenuto in otto carte; sulla prima la figura riportata con la relativa scritta; le altre sette carte sono stampate sul recto a due colonne, ciascuna di cinque ottave; l’ultima colonna contiene 3 ottave e la chiusura.

- Il titolo generale è nostro.

- Nella trascrizione abbiamo sciolto tutte le abbreviazioni e utilizzato punteggiatura e accenti  strettamente necessari alla comprensione del poemetto.

La lettera dell’isole che ha trouato

nuovamente el Re di Spagna

1. - carta 2 colonna a

Omnipotente Idio che tucto regge

donami gratia ch’io possa cantare

a·llaude tua et di tua sancta legge

cosa che piaccia a chi starà ascoltare,

maxim’al popol tuo et la tua gregge,   

el qual non resta mai magnificare

come al presente ha facto nella Spagna

delle isole trouate cosa magna.

2.

Io ho già lecto degli antichi regi

et principi signori stanti in terra,

del re della Soria et facti egregi

et le battaglie loro et la gram guerra

et delle giostre gli acquistati pregi;

di Belo lessi et se ’l mio dir non erra

de persumedi [1] et degli ateniensi,

D’Anfitrione et gli altri egregi immensi.

3.

 Et de lacedemoni le grandi entrate,

di Labotes [2], di Oreste [3] et d’altri assai,

del principe Gisippo [4] cose alte

come si legge so che tu inteso l’hai,  

di Tholomeo più cose smisurate

et del gran Faraone come saprai,

de iudici e de regi de giudei

che a·ffaccia parlauano con lei.

4.

Et de’ latini lessi et degli albani   

et di quel fiesolano re Atalante,

de regi et consolati de romani

et de·tribuni lessi cose tante,

de·deci uiri electi tanti humani

et de li imperadori potrei dir quante

cose ch’i’ tengo nel mio petto fisse

perché sarian nel dir troppo plisse [5].

5.

Che s’io uolessi tucti e’ facti dire

di sopra nominati et d’altri assai

certo farei la tua mente stupire,

maxime alcuni che non l’udiron mai

queste cose alte degne magne et mire,

che se tu leggi tu le trouerrai

in uernacula lingua et in latino

sì come narra un decto d’Agostino.

6. - carta 2 colonna b

Ma chi potessi legger nel futuro

d’uno Alexandro magno papa sexto

della tua creatione el mondo puro,

grato a ciascuno, a nessun maimolesto,

et del primanno suo el magno muro

che non gli può nessuno esser infesto

sesto Alexandro papa Borgia ispano

justo nel giudicare et tutto humano.

7.

Et chi leggessi poi del suo Ferrando

christianissimo rege infra cristiani

che l’Isabella tiene al suo comando,

unica sposa sua che nelle mani

tanti reami in dota a·llui donando,

gl’ha dati intendi ben con pensier sani

ch’egli è re della Spagna et di Castella

et di Leon, Tolecto uilla bella.

8.

Simile re di Cordube chiamato

et poi di Mutia re mi par che sia

et di Galitia re incoronato

dal Garbe re et tienla in sua balia.

Re di Granata sai ch a conquistato

di Ragona signor et di Ualenza pia,

conte mi par che sia di Barzalona

et di Sicilia re, isola buona.

9.

Di quanta altura principe mi pare

et di Sardigna tien la signoria

et di Corsica si fa simil chiamare

di quella parte ch’egl’ha in sua balia,

et conte di Serdaina appellare

et di Rosello conte par che sia; 

simile re mi pare che di Maiorica,

l’altro reame è poi decto Minorica.

10.

Et poi signor di Biscaia et Molina

de l’Alsesiras signor chiamato,

dell Asturias terra pellegrina

per tucto el mondo questo è nominato;

tucto fedele della legge diuina

chi altro crede è mal da llui trattato

come si uede che non è mai satio

di marrani giudei far ogni stratio.

11. - carta 3 colonna a

Però el signore l’ha sempre inuicto facto

Che si può uno Agusto nominare,

ogni sua lega triegua legge o pacto

mai non si uidde da·llui maculare;

lui non derise mai sauio né macto,

limosine per Dio sempre fa fare,

della chiesa zeloso a tutte l’hore

come fedel cristiano et pio signore.

12.

Come mostra la magna ambasceria

che gl’ha mandato a dar l’ubidienza,

al suo sesto Alexandro, anima pia,

che mai si uide tal magnificenza,

in tutte cose la sua signoria

dimostra hauer fra gl’altri gran potenza

in questi magni ambascador si specchi,

chi nol credessi non ci presti orecchi.

13.

Se io uolessi e’ sua titoli dire,

o auditore, io ti potrei tediare

de’ sua reami, io ti farei stupire

sol que che l’Isabella uolse dare

in dota a questo re o questo sire,

quando l’usò per marito pigliare

quella Isabella è di Spagna regina,

honesta donna sauia et pellegrina.

14.

Hor uo tornare al mio primo tractato

del’isole trouate incognite a te,

in questo anno presente questo è stato

nel millequattrocento nouantatre,

uno che Cristofan Colombo chiamato,

che è stato in corte del prefato re

ha molte uolte questo stimolato

el re che cerchi acrescere el suo stato.

15.

Dicendo signor mio io uo cercare,

perch’io comprendo che c’è molta terra

che nostri antichi non seppon trouare,

et spero d’aquistarle sanza guerra

se uostra signoria si uuol degnare

aiuto darmi, che so che non erra,

la mente mia spera nel signore

che ’mbrieue ci darà regno et honore.

16. - carta 3 colonna b

Voi mettete la roba io la persona,

non sarà uostra signoria disfacta;

ispesse uolte la fortuna dona

per piccol prezo assai et non è macta

che sua spetanza tutto il mondo sprona;

savio è colui che di cercar s’adacta,

perche dice el uangelio in legge nuova,

che chi cercando ua spesso truoua.

17.

Hor poi ch l’ebbe el re piu uolte udito

et facto la risposta sorridendo

Cristofan riplicando come ardito,

questo anno el re, secondo ch’ io comprendo,

prese di dargli aiuto per partito

et disse: « el tuo spetare oggi commendo,

piglia una naue con due carouelle

di queste mie armate le piu belle.

18.

Et comando di poi che gli sia dato

danari et roba et quel che fa mestiero,

et poi di molta gente accompagnato

diuota mente et con il buon pensiero

al sommo Dio che fu racomandato

et alla·mad[r]e sua et a sancto Piero. »

et prese queste cose et poi licenza

dal re et la regina et sua clemenza.

19.

Et nauicò piu giorni per·perduto

con pena, con affanni et grande stento;

pensa chi ua in mare non è mai tuto [6]

ma semp[re] combactendo in acqua et uento,

perdesi spesso el guadagno e ’l trebuto,

et non gli gioua dire: « i’ me ne pento »,

ma come piacque a Dio che mai non erra,

in trentatrè giornate puose in terra.

20.

Et misse dua de sua huomini armati

a cercar per le terre che fun trouate,

se forse si scoprissin qualche aguati,

ma caminaron ben per tre giornate

che non si furon mai indrietouoltati

et non trouaron mai uille o brigate,

sì che si marauiglia chi camina

et più chi è restato alla marina. 

21. carta 4 colonna a

Ma niente di manco quella terra

era di uari fructi molto ornata;

se chi ha scripto in qua nel dir non erra,

montagne eue d’altura ismisurata

et molti fiumi la circonda et serra,

doue trouoron poi molta brigata

sanza panni uestire o arme o scudi,

ma tutti e membri loro erano nudi.

22.

Saluo ch’alchuna donna che coperte

tiene le parte genitale inmonde

con bambagia tessuta et di poi certe

l’hauen coperte con diuerse fronde;

et come uidon questi le diserte,

forte fuggendo ciascun si nasconde

et questi due indrieto si tornauano

et a Cristofano lo facto raccontauano.

23.

Et Cristofano et gli altri dismontati,

armati tutti el paese cercando

il sole molte et huomini trouati

come tu intenderai qui ascoltando;

et gli stendardi del re han rizati

et a ciascun el suo nome mutando

come dirà questa pìstola magna

da Cristofano scripta al re di Spagna.

24.

« Perch’io so signor mio che gran piacere

harà in uostra magna signoria

quando potrà intendere o sapere

delle cose che io presi in mia balia

per uirtù del Signore et suo potere,

et simil della madre sua Maria

dal partir mio a trentatrè giornate

molte isole et gran gente i’ ho trouate.

25.

L’isola prima ch’i’ trouai signore

io l’ho per nome facta nominare

isola magna di san Saluatore,

et la seconda poi feci chiamare

Conceptio Marie a suo honore,

di poi la terza feci baptezare,

per uostra signoria ch’è tanto ornata,

isola Ferrandina l’ho nominata.

26. carta 4 colonna b

Et la quarta Isabella fo chiamata

per la regina ch’è tanto honorata,

et alla quinta el nome uolsi dare

che l’isola Giouanna sia chiamata,

et la sesta d’un nome uolfi ornare

che congruo mi parse a quella fiata

che la Spagnuola [7] quella si chiamasse

perché mi par che così meritasse.

27.

E nomi son dell’isole trouate

nell’India, Signor mio, com’i’ ui scriuo

et questa et l’altre sopra nominate,

notitia a uoi sì e’ do, signor mio divo;

trecento uentun miglio ho caminate

et peruenuto alfin col sancto uliuo,

dalla Giouanna alla Spagnola el mare

cinquantaquattro miglia largo apare.

28.

Et per septentrione le nauicai

cinquantaquattro miglia di marina

doue che alla Spagnola io arriuai

inuerfo l’oriente s’auicina,

et per la linea retta io caminai

da onde la Spagnola li confina

son cinquecensettantaquattro miglia

e la largheza che questa isola piglia.

29.

Et questa et tucte l’altre è molto forte,

ma questa sopra l’altre par fortissima

potressi inanzi dare a tucti morte

che una parte s’acquisti piccolissima;

certo quest’è ’l destino queste le sorte

che uostra signoria fan felicissima

e dotata di tucte molte et uarie

e liti [8] et porti et cose necessarie.

30.

Et molti fiumi et maxime montagne

che son d’alteza molto smisurate,

arbori fonte uccegli et cose magne

ch’a’ uostri tempi non son mai trouate;

certo la mente mia signor ne piagne

per l’alegreza delle cose ornate,

di tucte cose c’è, se io non erro,

saluo che non si truoua acciaio o ferro.

31. carta 5 colonna a

Sonci di septe o uer d’octo ragioni [9]

di palme che mi fan marauigliare,

et se alzando tu ben gli occhi poni

pini ui son che l’aria par toccare;

passere lusignuoli et altri doni

che non si potere mai tucto narrare;

della bambagia un pondo c’è infinito

et d’altre cose assai c’è in questo lito.

32.

Albori ci son d’una ragion fioriti

del mese di nouembre che no i siano

come in Ispagna et ne suo degni liti:

li alberi son el māggio [10] el monte el piano,

sì che no altri stian tucti stupiti

per l’abondantia che trouata abbiano;

sonci gli alberi uerdi et le lor foglie

ch’i’ credo che non perda mai le spoglie.

33.

Di reubarbaro [11] c’è tanta abondantia

et di cenamo [12] et d’altra spetieria;

l’oro et l’argento el metallo ci auanza,

maxime un fiume che per questa uia

che non può questa terra farne sanza

dou ho trouato con mia fantasia [13],

che di molt’oro è piena quella rena

sì come l’acqua di quel fiume mena.

34.

Simil signore io ui uoglio auisare

che in quest’isola c’è molta pianura

doue edifizi molti si può fare

et castelle cipta [14] con magne mura;

che non bisogna poi di dubitare

né d’hauer chi ci sta nulla paura;

molte terre ci son da seminare

et da pascer le bestie et nutricare.

35.

Ho po trouati certi fiumicelli

che tucti menano oro et non già poco,

et molti porti grandi et da far belli,

che abondanza c’è d’acqua di loco,

l’herbe et le selue facte co pennelli

non son sì belle et non ci s’usa foco;

gli huomini sono affabile formati

timidi sempre et al fuggir parati.

36. carta 5 colonna b

Sonci assai utile ma son piccolecte

d’huomini et donne son tucte calcate [15],

gli habitacoli qui son capannecte

semplici sono et credule brigate;

et ben che sieno nudi stanno necte

sì che signor di buona uoglia state;

et credon che no’ sian di cielo in terra

mandati per campagli d’ogni guerra.

37.

Portano alcun certe canne appuntate

socto le braccia come noi le spade,

archi con frecce di canne tagliate

et uanno insieme assai come le squadre;

di capegli et di barbe molto ornate

non son micidial [16] persone o ladre

ma tucto quel che gli hanno in lor potere

ce lo darebbon per farci piacere.

38.

Et parmi che ci sia gran diferenza

da questa isola a quella di Giouanna

d’arbori fructi et d’herbe et di presenza

non ci manca se non la sancta manna;

d’oro c’è tanto ch’a uostra potenza

chi guerra far si pensi inuan s’affanna,

oltre alla roba acquistate l’honore;

tutti son pronti a creder al signore.

39.

Questi popoli grandi e infiniti,

come per segni ci hanno dimostrato,

le donne et lor figliuoli et lor mariti

ciascuno spera d’esser baptezato;

priego ’l signor Iesu che può gl’inuiti

a possedere el suo regno beato,

di quanto ben cagion signor farete

col uostro auxilio che dato m’hauete.

40.

I ho menati qui certi indiani

che comprendan di questa alcun linguaggio

tal che parlando et con cenni di mani

qualcun di questi che è piu sopra [17] et saggio;

dicon di farsi a noi tucti cristiani,

tal ch’i’ ho preso signor mio uantaggio

et di legname [18] una bastia fo fare

e la gente ui mecto per guardare [19].

41.  carta 6 colonna a

Et forniti [20] gli lascio per uno anno

d’arme di uectouaglia, ben ch’i’ spero

che non haranno molestia nè danno

perché gli lascio con un buon pensiero:

humili mansueti tucti stanno;

sì che ausilio il uostro signor chiero,

mandimi uostra signoria piacente

a laude del Signor omnipontente.

42.

Chi non uede signor l’isole degne

et le ricchezze o nobel creatura

et la uerità d’arbori et legne

et degl’huomini et donne lor figura,

non sa che fra del mondo le sue insegne

chi non esce del cerchio di sua mura,

non può perfectamente Iddio laudare

chi non gusta le cose che sa fare.

43.

Signor mio dolce la piaceuoleza

di questa gente i’ non sapre’ narrare,

per una stringa [21] che poco si preza

uolson tant’oro a un di questi dare

che tre ducati et mezo! o che richeza

hare’ potuto in queste parte fare!

ma io ho comandato alla mia gente

che ciascun doni et non pigli niente.

44.

Per far lor gratia uostra fignoria

di molta roba io ho facto donare

di quella di mia gente et della mia,

come scodelle et piacti da mangiare

et uetri et panni ch’era in mia balia,

sanza riserbo alcuno per me fare,

perch’io gl’ho conosciuti tanto grati,

i’ gl’ho come fedeli et buon tractati.

45.

Vero è che sono assai pronti al fuggire

perche non sono usati di uedere

gente che usin panni da uestire;

ma perché ueghan noi tucto sapere

ciascun di loro ci adora come sire

et le lor robe da mangiare o bere

non ho ueduto fare né tuo né mio

ma la uita comun, al parer mio.

46. carta 6 colonna b

Usano ancora per una bocte trista

et per un pezo d’arco che non uale

tre once d’oro darmi et simil mista

tanta bambagia che mezo quintale;

ma poi ch’i’ hebbi questa cosa uista

parsemi di pigliar niente male

et ho commesso a ciaschedun de’ mia

che di pigliar niente ardito sia.

47.

Non è fra loro alcuna briga o secta,

ma pacifici tutti insieme stanno;

di parole et di fatti mai s’aspecta

di far uendecta alcuna, ingiuria o danno;

beato a quello che seruir si dilecta!

acompagnati a braccio sempre uanno;

io gl’ho uisti sì buoni recti et grati

che a buon fine Idio gl’harà chiamati

48.

Non è fra loro idolatria nessuna,

tutti le mani al ciel tengono alzate,

non adoran pianeti o sole o luna,

ma le lor mente al ciel tutte leuate

dicon la gloria in ciel esser sol una,

dalla qual patria credon che mandate

le nostre barche siano et noi in terra

a far pace col ciel d’ogni lor guerra.

49.

Io n’ho con meco sempre alcun menato,

e quali io feci per forza pigliare

quando al principio in terra fui smontato

non potend’io in altra forma fare;

pel ueloce fuggir mai ascoltato

non era le mie uoci o ’l mio parlare

et questi che per forza allhor pigliai

son per amor uenuti sempre mai.

50.

Sempre mangiare o bere et a dormire

acanto a me io gl’ho sì ben tractati

che gli aferman per certo et usan dire

che dal regno del ciel no sian mandati;

uannoci inanzi gridando uenire

debba ciascuno a uedere e beati,

sì ch’al presente ognun corre a uedere

e portan tucti da mangiare et bere.

51. carta 7 colonna a

Da l’una isola all’altra questi uanno

con certe barche che in questa isola è,

le qual d’un legno solo facte stanno

et son chiamate queste canoe;

son lunghe strecte et par quasi uolando

andare a chiunche messo detro c’è,

benché sien grossamente lauorate

con sassi et legni et ossi son cauate.

52.

Et honne uista alcuna tanto grande

che octanta persone ci sta drento

et ciascuno ha ’l suo remo et le uiuande,

nauican questi et con buon sentimento;

la roba l’uno all’altro lì si spande [22]

quel ch’io ui scriuo signor nulla mento

et uanno baractando tucti quanti

come se fussin quasi mercatanti.

53.

In queste isole tucte nominate

non ho ueduta nulla differenza

d’incarnati[23] di uifo o di brigate

ma tucti quasi son d’una presenza;

et d’un costume tucti costumate

huomini et donne son pien di clemenza,

tucti hanno una loquela et un parlare

che ui faren signor marauigliare

54.

Che par che util cosa questa sia

a conuertirgli a nostra sancta fede

che come scriuo a uostra signoria

ciascun disposto c’è et già la crede;

di que’ che han uista la presentia mia

non gl’ho tucti ueduti né si uede

che gli è maggior Giouanna sanza sotia [24]

che non è l’Inghilterra con la Scotia.

55.

Son due puince [25] ch’io non ho cercate

secondo che questi altri decto hanno;

una ce n’è la qual queste brigate

dican che quelle gente che ui stanno

son con le code tucte quante nate

et Anaan el nome posto le hanno;

poi caminai per la spagnuola ciglia

per ciquecensessantaquattro miglia.

56. carta 7 colonna b

Doue è la uilla la qual io pigliai

doue io feci la rocca o uer bastia

ch’è la piu bella che io uedessi mai

come i’ ho scripto a uostra signoria;

non mi ricorda se a dirui mandai

in questa brieue epistolecta mia

el nome ch’ io l’ho posto et forse ha uisto

Natiuita del noftro Iesu Cristo.

57.

In queste isole tucti questi stanno

contenti d’una donna ciascheduno,

ma questi principali [26] tucti n’hanno

uenti le qual son date lor per uno,

et l’uno all’altro mai torto non fanno

che ac·cio far non c’è pronto nessuno

et nelle cose tucte da mangiare

nulla diuision ci ueggo fare.

58.

Et benché in queste parti caldo sia

la state e l’uerno c’è di gran freddura,

ma perché mangian molta spetieria,

la carne loro al freddo molto dura;

in queste parte nulla cosa ria

si truoua di che questi habbin paura,

saluo che c’è un’isola al’entrare

dell’India per uoler qui ariuare

59.

In nella quale sta gente uillana;

da questi non mi par che siano amati

perché dice che mangian carne humana:

po non son da questi qui prezati;

hanno assai legni questa gente strana,

da nauicare et hanno già rubati

a questi discorrendo d’ogni banna

con archi in mano et con frecce di canna.

60.

 Non è da questi a quegli diferenza

se non inne’ capegli che quegli hanno lunghi

come le donne et di presenza

son come questi et fanno molto danno;

a queste che son proprio essa clemenza

sì che in gelosia sempre ne stanno

ma spero che la uostra signoria

saprà purgare una tal malattia.

61. carta 8 colonna a

Una isola c’è decta Mactanino

nella qual le donne sole stanno

et questo iniquo popol gli è uicino

et a usar con queste spesso uanno;

ma questo popol tutto feminino

exercitio di donne mai non fanno

ma con gli archi trahendo tuctauia

che par per certo una gran fantasia.

62.

Et uanno queste ben tucte coperte

non già di panni lini o lani o ueli

ma d’erbe de giunchi et queste cose certe

son che di qua non è lenzuoli o teli;

’n un’altr’ isola poi le gente offerte

femine et maschi nascon sanza peli,

innanzi uoglio confuso esser nel dire

ch’i’ uoglia alcuna cosa preterire [27]

63.

Et doue questi sanza peli sono

piu oro c’è ch’i’ habbia ancor trouato,

di questi ch’i’ scriuo o parlando ragiono

signor io ne son ben giustificato;

a uostra signoria un magno dono

i’ ho per portar meco preparato:

di tucti questi luoghi i’ u’ho menare

gente che possin ciò testificare.

64.

Però giusto signor di Spagna degno,

stia uostra signoria di buona uoglia,

ch’i’ ho cresciuto tanto el uostro regno

che chi ha inuidia può crepar di doglia;

d’oro et d’argento passerete el segno

tal che trarrà el nimico di sua soglia

ma quel ch’i’ so che molto più prezate

son queste gente a Cristo preparate.

65.

Reubarbero assai et aloe,

mastice cenamomo et fpetierie,

tanta richeza signor mio qui è

che dischaccia da me le uoglie rie;

più allegreza signor mio fare

si fussi certo che per tucte uie

questa scripta uenissi a saluamento

nel mondo non sare’ huom più contento.

66. carta 8 colonna b

Non mi acad’altro, degno mio signore,

scriuere a uostra magna signoria,

raccomandomi a quella a tucte l’hore

la qual conserui el figliuol di Maria

parato sempre mai per uostro amore

a metter questa breue uita mia,

a quindici di febrar questa si fe

nel millequatrocento nouantatre.

67.

Magnifici et discreti circunstanti

questa è gran cosa certo da pensare

ch’el nostro Redemptor con tucti e facti,

non resta mai le gratie sue mandare;

douerrebbon di questo tucti quanti

e baptezati a Cristo festa fare,

chi u’è chi ui mandò et chi u’è andato

prepari Dio al suo regno beato.

68.

Questa ha composta de Dati Giuliano

a preghiera del magnio caualiere

messer Giouan Filippo ciciliano

che fu di Sixto quarto suo scudiere

et commessario suo et capitano

a quelle cose che fur di mestere

a·llaude del Signor si canta et dice

che ci conduca al suo regno felice.

Finis laus Deo

Finita la storia della inuentione delle nuoue isole

di Cannaria indiane tracte d’una pistola di Cristofano Colombo

et per messer Giuliano Dati tradotta di latino in uersi uulgari

a·llaude della celestiale corte et a consolatione della christiana

religione et a preghiera del magnifico caualiere

messer Giouan Filippo de lignamine domestico familiare

dello illustrissimo Re di Spagna cristianissimo

a di .xxvi . d’octobre . m . cccc . lxxxxy

Florentie

 

Note

_____________________________

 

[1] persumedi: Medi e Persiani

[2] Labotes: quarto re spartano della casa degli Agiadi (995-958 a.C.) al tempo del quale cominciarono le questioni e le lotte con Argo (Vedi Erodoto e Pausania)

[3] Oreste: figlio di Agamennone e Clitennestra, che ucciderà il marito insieme ad Egisto. otto anni dopo Oreste ritorna in patria e uccide i due

[4] La storia di Gisippo è narrata dal Boccaccio nella novella ottava della decima giornata.

[5] plisse: abbreviazione di prolisse.

[6] tuto: sicuro, senza pericolo.

[7] Hispaniola, l’attuale Haiti

[8] liti: lidi.

[9] ragioni: specie, generi, qualità

[10] maggio: maggiore, più nomeroso (voce antica)

[11] reubarbaro: rabarbaro (pianta, il cui rizoma, di sapore molto amaro, è usato in medicina e nella preparazione di una bevanda detta appunto rabarbaro))

[12] cènamo: cénnamo o cinnamomo, voce antica ad indicare un aroma che potrebbe essere la mirra o la cannella.

[13] fantasia: soddisfazione; ma anche: utilizzo di mezzi per raggiungere un fine

[14] cipta: città

[15] calcate: oppresse, ad indicare la condizione di subordinazione della donna (concetto assente nella lettera di Colombo.

[16] micidial: assassine.

[17] più sopra: superiore.

[18] legname: quello ricavato dall’affondata Santa Maria

[19] per guardare: di guardia.

[20] forniti: provvisti.

[21] stringa: cordoncino di cuoio.

[22] si spande: si divide, si distribuisce.

[23] incarnati: fattezze

[24] sanza sotia: senza paragone. (letteralmente sotio = socio, e quindi per affinità: paragone)

[25] provincie

[26] principali: i principi e i re (possono avere venti mogli)

[27] innanzi ... preterire: vorrei piuttosto essere confusionario nell’esprimermi, che dimenticarmi di riferire qualche cosa.

 

 

Indice Biblioteca serventesi poemetti cantari 

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2006