Luigi Pirandello

 

Lumie di Sicilia

 

Critica

 

 

 

 

PREMESSA

 

È una commedia in un atto derivata dalla novella omonima del 1910. Fu rappresentata (per prima fra le sue opere) al Teatro Metastasio di Roma dalla Compagnia «Teatro dei Minimi» diretta da Nino Martoglio, il 9 dicembre 1910 e pubblicata su La nuova Antologia il 16 marzo 1911; poi, l'anno successivo, presso Treves, Milano. Nel maggio 1915 Pirandello ne fece una versione in siciliano per Angelo Musco, che la porterà in scena a Catania il primo luglio 1915. Ettore Petrolini ne farà un rifacimento in romanesco dal titolo Agro di limone.

Il tempo e le circostanze possono far cambiare la persona amata fino a farla diventare altra da quello che era: dolorosamente labile e mutevole si rivela l'oggetto dell'amore per chi è rimasto legato alla sua immagine originaria con purezza d'affetti. Gli anni trascorsi e il successo hanno completamente cambiato Teresina, diventata una celebre cantante. Micuccio Bonavino, suonatore di bombardino nella banda di un paese siciliano, credeva d'essere unito per la vita a lei: era stato lui a scoprirla quando, ragazzina, viveva al paese; aveva addirittura venduto un podere, unica sua ricchezza, per acquistare un pianoforte e per farla studiare.

Il suo amore per Teresina ha profonde radici ed egli ha continuato ad alimentarlo, mentre lei era lontana presa da una brillante vita che cancellava i ricordi del passato. La commedia vive dell'abissale contrasto fra gli ingenui sentimenti di Micuccio e le diverse prospettive che la nuova realtà sociale ha dischiuso a Teresina. Quando Micuccio corre a raggiungerla nella città del Nord dove vive, il suo sogno va gradualmente in frantumi: i domestici lo lasciano in anticamera, escluso dal festoso ricevimento per la serata d'onore di Teresina. Il dialogo con la madre di lei, Marta, venuta a fargli compagnia, evoca con nostalgia il paese lontano e rivela lo stridente contrasto con la realtà presente. La rapida apparizione di Teresina elegantissima e ingioiellata, con una provocante scollatura, getta Micuccio nello sgomento. Quando dalle parole suadenti di Marta apprende che Teresina non è più degna di lui per la libera vita che ha condotto, la reazione di Micuccio si fa violenta: impedisce a Teresina, tornata per una fugace apparizione, di toccare le lumie di Sicilia il cui profumo è il simbolo della fedeltà al paese: le aveva portate per lei, ma non ne è degna e le dona a Marta; a Teresina, in lacrime, caccia violentemente nel seno una manciata di biglietti di banca, il danaro che gli era stato inviato per una sua malattia e che egli ingenuamente veniva a restituire, ed esclama: «Per te, c'è questo, ora. Qua! qua! ecco! così! E basta! ‑ Non piangere! ‑ Addio zia Marta! ‑ Buona fortuna!».

Anche Micuccio Bonavino, il personaggio più patetico del teatro pirandelliano, ha la sua eroica dignità, che, pur con l'animo dilaniato, gli consente di comportarsi con fierezza, reagendo al tragico destino e punendo, a modo suo, la donna che lo ha dimenticato e tradito.

Italo Borzi