Gruppo di studio ISIT

QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE

GRUPPO DI STUDIO, A.S. 1998-1999, ITIS Ugo Bassi, CENTO (FE):

MAZZUCCO Marco V^C Industriale "Ugo Bassi"

POGGI Gabriele V^C Industriale "Ugo Bassi" 

VANCINI Mirko V^C Industriale "Ugo Bassi"

VIGNOLI Fausto V^C Industriale "Ugo Bassi"

COORDINAMENTO DI STUDIO:

Prof. MARCHI Moreno

COORDINAMENTO D’ISTITUTO:

Dott. Alberto GALLERANI

Preside dell'ISTITUTO STATALE DI ISTRUZIONE TECNICA

Industriale "Ugo Bassi" - Commerciale "Pietro Burgatti di CENTO (FE)

"QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE"

INTRODUZIONE

Con i "RACCONTI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE, ovvero "SI GIRA …"(come il titolo della prima edizione del 1915 ritoccato nel ’25), la voce rientra nel campo del protagonista Gubbio, che è in questo caso percettivo piuttosto che rievocativo. La sua struttura tende a mettere in sintonia la narrazione con l’imprevedibilità degli accadimenti che il protagonista, SERAFINO, "registra" con lo sguardo meccanico della cinepresa, "un grosso ragno nero sul treppiede", sottolineando però la dimensione nascosta alla macchina. E’la dimensione dell’oltre che non sfugge all’impassibilità della manovella che gira, un oltre che nello sviluppo del racconto svelerà antefatti drammatici dei suoi personaggi, alle prese con le problematiche esistenziali della persona, problematiche che strazieranno Serafino, costretto a riprendere pezzi di vita tormentate da dare in pasto alla cinepresa. La forma di diario degli eventi assume quasi l’aspetto organizzato della dimensione cinematografica; con cioè primi piani con l’emergere improvviso di ricordi vissuti.

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Luigi Pirandello

TITOLO: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" (Anno 1925)

TITOLO ORIGINALE: "Si gira"(Uscito a puntate su la Nuova Antalogia; 1 giugno-15 agosto1915)

SCANSIONE INTERNA DELL’OPERA: il romanzo è suddiviso in sette "quaderni" a loro volta composti da capitoli

NUMERO PAGINE: sono presenti 220 pagine

EDITORE: Garzanti

LUOGO DI EDIZIONE: Italia

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1°edizione 1993

GENERE

Romanzo

ARGOMENTO DELL’OPERA

Serafino impartiva lezioni private a Giorgio Mirelli, convivente assieme alla sorella Ducella nella casa dei nonni Carlo e Rosa nella campagna sorrentina; luogo di pace e di tranquillità, inquinato poi dall’arrivo della Varia Nestoroff di cui Giorgio si innamorò. Aldo Nuti, spasimante fidanzato di Ducella, considerava la Varia indegna di questo, e l’aveva corteggiata per offrirgliene la prova. Ma davanti alla terribile rivelazione si era ucciso. Serafino, trovandosi a Roma, viene accolto da un amico(Simone Pau) in un "OSPIZIO DI MENDICITA’", nel quale, durante le riprese di un’autentica realtà della civiltà emrginata, viene ingaggiato come operatore dal direttore di scena Nicola Polacco, suo vecchio amico di banco.

Entrato nell’ambiente cinematografico incontra proprio lei, la Varia Nestoroff, portatrice di ricordi amari e di affetti perduti, dello strazio per quella casa distrutta e dell’amore nutrito segretamente per Ducella.

Come operatore, Serafino sta ora girando il film colossal "LaTigre", assieme al nuovo compagno della Varia Crlo Ferro, incaricato di sceneggiare l’uccisione di una tigre appositamente comprata dalla casa cinematografica. Questo ruolo viene poi ricoperto dal Nuti(uomo dalla personalità ormai distrutta), tornato per consumare gli ultimi strazi dell’esistenza assieme a lei, la Nestoroff. Ma il Nuti porta altro dolore e scompiglio nella vita di chi gli sta accanto; la nuova Ducella Luisetta è costretta quasi a regalare parte del suo amore al Nuti, delirante nella speranza di riacquistare la sua vecchia Ducella, temporaneamente rimpiazzata, illudendo Luisetta di un amore sincero che le verrà ingiustamente ferito, e che ferirà ancora una volta Gubbio, nuovamente consumato da un’amore soffocato.

Durante la messa in scena del film Nuti spara alla Nestoroff lasciandosi poi sbranare dalla tigre. Vittima ne rimane Serafino, impazzito e soffocato nella voce dal terrore.

Tempo:

Il periodo storico in cui è ambientato il romanzo corrisponde a quello in cui viene steso, intorno al primo decennio del Novecento. Sono di fatto questi gli anni in cui il cinema muto si sviluppa maggiormente soffocando il teatro, gli anni della grande meccanicità della società. Anni che segnano grandi traguardi della tecnica e della scienza, che portano un segno di riflessione da parte di Pirandello.

Spazio:

il romanzo è inizialmente ambientato nei borghi della periferia di Roma dove Gubbio, in cerca di alloggio per una notte, incontra un suo vecchio compagno Simon Pau che lo accoglie nella locanda dove affitta: “L’OSPIZIO di MENDICITÀ”.

Il racconto si estende anche in questo ospizio, luogo di incontro di un terribile passato: la Nestoroff, donna russa dedicatasi nel frattempo all’attrice nei film muti. In una piccola analessi il protagonista scorre alcune vicende nella dolce “Casa dei nonni” sorrentina; qui, lontani dalla meccanicità e dalla crudeltà del mondo esterno, vivono i nonni Carlo e Rosa di Giorgio Mirelli e Ducella. Lo spazio ritorna poi a Roma negli studi della Cosmograph, e nelle abitazioni di Serafino Gubbio e dei personaggi Nuti e Cavalena.

Lo spazio della Roma tetra rappresentata, e il dormitorio appaiono luoghi alienati, ma poi riprendono una loro autenticità. L’ospizio col violino che ha smesso di suonare rappresenta una ribellione contro la meccanizzazione dell’arte (riferimento al quaderno 1°- 5° capitolo al pianoforte-melodico), che si riscatterà di fronte alla tigre, emblema della forza della natura inalterata. Ma la tigre è in gabbia e il dormitorio è un’altra gabbia spregiata, un limbo ai limiti della vita; due piccole isole in un oceano tempestoso.

Il livello della storia e del discorso:

Il romanzo presenta delle anacronie, cioè delle discordanze fra l’ordine degli avvenimenti e l’ordine del discorso; fabula ed intreccio non coincidono.

Infatti la narrazione comincia con una breve retrospezione di circa un anno, atta ad immergere il lettore nella trama del romanzo, consentendogli di comprendere gli avvenimenti che si svilupperanno in seguito. Sono anche presenti sommari in cui il tempo del racconto è maggiore di quello degli avvenimenti; tecnica adotta per evidenziare i punti salienti e la chiave di lettura.

Esordio, spannung e scioglimento:

I Quaderni di Serafino Gubbio operatore sono riconducibili allo schema narrativo più frequente, cioè composto da:

un esordio (turbamento della situazione iniziale): suicidio di Giorgio Mirelli

Spannung (momento di massima tensione) la messa in scena del cacciatore Aldo Nuti nella gabbia assieme alla tigre, ed infine

lo scioglimento con lo stabilizzarsi di una nuova situazione non necessariamente positiva: omicidio e suicidio della Varia e del Nuti; perdita della voce da parte dell’operatore Gubbio.

Personaggi principali:

Serafino Gubbio "operatore": è il protagonista del romanzo e la voce narrante. Non compaiono note morfologiche sulla sua fisionomia. Si definisce "operatore" in quanto la sua professione consiste in "una mano che gira una manovella", una mano impassibile alle azioni che riprende. Dopo aver ereditato una buona somma di denaro, si è orientato verso gli studi umanistici. Ha impartito lezioni a Giorgio Mirelli alla casa di Sorrento, casa a cui rimane e rimarrà legato non solo per il clima mite e sereno, ma anche per l’amore nutrito verso Ducella. Di fatti ritornerà in quel luogo, ora non più così caro come credeva perché col tempo cambiano anche i sentimenti.

Gubbio si fa però portavoce della sofferenza dei personaggi con cui vive; li osserva, li analizza, scopre loro la "maschera" facendosi specchio. Afferma di voler essere l’albergo di tutti, per poter confortare loro con lo stesso conforto che loro stessi pretenderebbero. Questo proposito muterà poi nell’animo del protagonista fino a ripudiare una realtà assurda e feroce, chiudendosi dietro la sua macchina da presa, come freddo, impassibile operatore, raggiungendo la pura perfezione della professione.

"…Ho sprecato per voi un po’ di quello che non mi serve affatto; perché a me serve soltanto la mano…"(Quaderno 7°-pag190).

"…Caro signore creda pure che a me non fa né caldo né freddo: colpisca o fallisca il colpo; faccia dentro la gabbia quello che vuole; io non mi commuovo, stia sicuro. Qualunque cosa accada, seguiterò impassibile a girare la macchinetta."(Quaderno 7°- pag215).

Varia Nestoroff: donna dai capelli color fulveo, quasi cupreo; corpo elegantissimo, ritto, rigido, snello; un sorriso dolcissimo su le labbra, fresco come due foglie di rosa; due occhi freddi e sicuri nell’ombra delle sue lunghissime ciglia. E’la diva della Cosmograph dove lavora come prima attrice, ma in lei spesso si notano repentini turbamenti, espressioni sconvolte sconosciute persino a lei sulla pellicola. Lo schermo diventa uno specchio dove la Nestoroff vede lì una che è lei, ma che non conosce; vorrebbe non riconoscersi in quella; ma almeno conoscerla per poterla placare dalle sofferenze. Cercare di arrestare quella parte di lei che le sfugge; questo è l’aiuto che pretenderebbe dagli uomini a cui si allaccia. Ma questi non vedono altro che il suo corpo, ne rimangono abbagliati, alimentando sempre più in lei la sete di vendetta e di odio che la pervade. Giorgio Mirelli illuminandola di sentimenti solo da lui percettibili, e non aiutandola psicologicamente, non potè che invelenirla di più. Non basta il fatto che Giorgio mirasse al suo corpo solo idealmente, rendendo alla Nestoroff ancora più difficile la vendetta. Volendo essere maligni (Serafino), si può ipotizzare ch’ella si fece desiderare fisicamente, per poi costringerlo ad assaporare solo ciò con cui prima si saziava.

Dopo il suicidio del Mirelli, per castigo e per curare in lei un male disperato si è fidanzata con Carlo Ferro, che di buone maniere proprio non è… , un altro asprissimo rimedio a cui stringendo i denti si aggrappa. Tant’è vero che la venuta e la possibile minaccia del Nuti non la turba minimamente; nulla in confronto al Carlo Ferro.

Aldo Nuti: di aristocratica astrazione sociale(barone), il Nuti innamorato di Ducella, cerca di difendere la famiglia dallla venuta della Nestoroff: Convince Giorgio che egli riuscirebbe ad avere da lei quello che lui non ha avuto svelandone la sua vera personalità. Il tradimento del patto stipulato da Giorgio con il suicidio, lascierà un baratro di demoniacale struggezza nell’animo del Nuti. Dapprima cerca inutilmente di confortarla con la solitudine; ecco quindi la scelta di condividere il suo dolore con la causa: la Nestoroff. Lampi di follia lo assalgono, nei quali si approfitta indegnosamente delle cure e dell’amore di Luisetta scambiata per Ducella, e poi lasciata illusa. Prese delle partecipazioni della casa cinematografica, riesce ad accapparrarsi alcune parti da attore, come quella che strappa ingenuamente a Carlo Ferro, cadendo nelle grinfie della Varia come aveva progettato: fargli capire che lei poteva manipolarlo ed esporlo ai pericoli più rischiosi del lavoro; comparire dinnanzi ad una tigre per spararle a pochi metri. Ecco quindi l’unica via posiibile d’uscita: l’omicidio della Varia ed il propio suicidio.

Carlo Ferro: anch’esso attore alla Cosmograph, è un personaggio che muta aspetto nel corso del romanzo. Viene inizialmente descritto come un rozzo ed un volgare, incapace di nobili sentimenti, e per questo scelto dalla Nestoroff come sua dolorosa cagione. Ma in una confessione a cuore aperto, cioè senza maschere, dimostra a Serafino una gran sensibilità, e una capacità di analisi della nostra società molto sofisticata.

Cavalena: è uncommediografo della Cosmograph succube della gelosia della moglie malata. La sua, altro non è che una situazione di comodo; indossando la maschera della gelosia della moglie nasconde a se stesso l’impossibilità d’uscita dagli schemi della società.

Luisetta: figlia di Cavalena è una innocence vittima delle discordie dei genitori, e soprattutto dalle dicerie della gente. Non potrà mai più contare sulla spensieratezza d’animo che si addicerebbe ad una ragazza della sua età. Per di più rimane illusa dall’amore, che cede quasi istintivamente al Nuti, non corrispostogli; un amore ceduto non ritrovato che accentua in lei il senso di vuoto della vita.

Lingua:

particolare è il registro utilizzato dall’autore nel romanzo, ricco di tecnicismi dell’ambiente cinematografico; lo scopo è di ambientare il più possibile il lettore nell’opera, ma ha anche il compiti di rendere più efficace il contrasto della meccanicità sulla nature, sull’uomo. Tra le figure retoriche utilizzate compaiono a, la metafore e qualche similitudine.

Nel complesso il romanzo segue uno stile più che complesso, analitico; un procedimento di analisi non subito coglibile da un lettore in erba nella letteratura pirandelliana.

Problematica presentata nell’opera:

molteplici sono le problematiche presen tate nell’opera; la "maschera" degli individui, portatrice di sentimenti impenetrabili da pare degli altri. Questo non fa altro che accentuare l’incomunicabilità dei personaggi, aumentandone la sofferenza e il disagio che li pervade. Il contrasto fra Pirandello e i suoi personaggi nasce dalla volontà dello scrittore di metterne a nudo l’anima nascosta; di scomporne l’apparente impassibilità e indifferenza di fronte ai casi della vita, e di capirne l’intima composizione per metterne in mostra la loro vera forma che si concretizzerà una volta per tutte. Ed è contro questo atteggiamento dell’artista che i personaggi tendono a ribellarsi, a mostrarsi insofferenti, per impedire la spietata analisi che inevitabilmente ne metterà a nudo miserie e grandezze, ma anche per essere descritti come essi si sentono e sono veramente dentro. La riluttanza dei personaggi verso l’intento dell’autore è presto spiegabile nel seguente motivo: conoscere se stessi significa portare a galla le nostre crudeltà e le nostre violenze, da cui vogliamo mascherarci.

Appaiono subito evidenti le conflittualità umane e le tematiche pirandelliane: il vivere, l’io, immerse nell’era meccanizzata delle macchine. Non casuale è la professione di Gubbio, nè il suo continuo girare la manovella della camera da presa, obbligato a servirla per mangiare e quindi servo di essa. Le macchine non fanno altro che accelerare e rendere più vaga la nostra esistenza, già effimera ed alienata per se stessa.

Emergente, è anche il forte timore di una meccanizzazione dell’arte del teatro da parte del cinema; nuova "arte" di massa, dai grandi e facili guadagni. Il cinema, ammasso sconnesso di fotogrammi ripresi meccanicamente dagli operatori delle cineprese(Serafino Gubbio), e mccanicamente collegati ed elaborati nei grandi edifici cinematografici. Il cinema, l’"arte" della pura finzione, l’"arte" delle macchine(attori, collaboratori macchine…).

Giudizio personale sull’opera letta:

è un’opera che ci ha stupito per la capacità da parte di Pirandello, di analizzare il profondo animo delle persone; di riuscirne a smascherare le finte apparenze, ricavando da apparenti e normali soggetti stati psichici drammatici, struggenti. Efficace è anche il linguaggio, seppur povero che utilizza per comunicare con il lettore.

L’opera pirandelliana, in particolare i "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", mi hanno aperto nuovi orizzonti sulla capacità d’analisi delle persone, delle posizioni che assumono nella società e delle maschere che indossano. Nuove sono le riflessioni sull’esistenza dell’uomo, e sui mondi del suo inconscio.

Indice Biblioteca Progetto Pirandello

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Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011