Ser Giovanni Fiorentino

Il pecorone

ARGOMENTI  DELLE  NOVELLE.

piccolo glossario di Anton Maria Salvini

 

PROEMIO.

L'Autore scrive nel 1378 in occasione che Saturnina monaca in Forlì e frate Auretto cappellano del munisterio, si contano ogni giorno l'un l'altro una novella.

GIORNATA PRIMA.

Novella I. Galgano ama madonna Minoccia moglie di messere Stricca. Ella non ne vuole udir nulla; ma sentendolo lodare dal marito, determina di non gli esser più cruda. Virtuosa risoluzione di Galgano nell'atto di giacersi con lei.

Novella II. Bucciolo e Pietro Paolo vanno a studiare a Bologna. Bucciolo licenziato in legge vuol tornarsene a Roma senza l'altro, ma poi si determina d'aspettarlo. Intanto domanda il maestro che gl'insegni che modo si tiene d'innamorarsi. Profitto ch'egli ne fece a danno del maestro .

GIORNATA   SECONDA.

Novella I. Madonna Corsina di Napoli manda il suo figliuolo a studio a Bologna. Egli s'ammala e muore. Quel che immaginò perchè la madre non pigliasse affanno della sua morte.

Novella II. Buondelmonte s'innamora della Niccolosa, maritata in casa Acciaiuoli nemica de' Buondelmonti, e col mezzo d'una fante ottiene di giacersi con lei. Quel che gli fece la donna. Nata pace fra queste due famiglie, quel che operò il giovane per vendicarsi.

GIORNATA   TERZA.

Novella I. Don Placido Fiorentino si accompagtìa a Nizza di Provenza con un frate per andare ad Avignone, ov'era la Corte del Papa. Come si scuopre essere il frate una gentildonna di Viterbo che andava a trovare un Cardinale. Fortune di don Placido sì pel viaggio che all'arrivo in Avignone.

Novella II. Ceccolo di Perugia, consumato tutto il suo per Isabella, moglie di Lapo Fiorentino, si acconcia con esso per donzello. Astuzia della donna per godersi Ceccolo, per fare che egli le suoni con un bastone il marito, e nel tempo stesso sia amato da lui più di prima.

GIORNATA   QUARTA.

Novella I. Giannetto, morto il padre, va a Vinegia, ed è accolto come figliuolo da messer Ansaldo, ricco mercante. Vago di vedere il mondo, monta sopra di una nave, ed entra nel porto di Belmonte. Quel che gli avvenne con una Vedova, signora di esso, la quale prometteva di sposar colui che giacendosi con lei n'avesse preso piacere.

Novella II. Il conte Aldobrandino, uomo assai vecchio, per avere in isposa la figliuola di Carsivalo fa che il padre stesso bandisca un torneamento per darla al vincitore. Come egli ne resta il vincente, e l'ottiene.

GIORNATA    QUINTA.

Novella I. Chello ed Ianni di  Velletri si fingono indovini per vituperare il Comune di Roma. Sono ricevuti alla Corte di Crasso, per cui scavano certi denari che avean nascosi in diversi luoghi. Gli dicono poi che sotto la torre detta del Tribuno v'è un grosso tesoro. Crasso la fa mettere in puntelli, ed essi vi appiccano il fuoco. Intanto si dilungano da Roma; e la mattina cade la torre con grande uccisione di Romani.

Novella II. Ianni e Ciucolo ricorrono a Boezio per consiglio, mentre l'uno non avanzava nulla in capo dell'anno, e l'altro avea una perversa moglie. Risposta di Boezio .

GIORNATA    SESTA.

Novella I. Messer Alano, gran dottore di Parigi, veduta la Corte di Roma, si ritira ad una Badia di monaci in qualità di servente. Adunato dal Papa un concistoro per rispondere alle sottigliezze di messer Giovan Pietro, altro dottore Parigino, ma eretico, egli v'interviene sotto la cappa dell'Abate. Qui si fa conoscere e confonde quel dottore.

Novella II. Terribil giustizia che Bernabò Visconte, signor di Milano, fece d'Ambruogio suo cortigiano, e d'un frate minore.

GIORNATA    SETTIMA.

Novella I. Crudeltà orribile di Francesco Orsino contra Lisabetta sua moglie, ed altri parenti per essersi innamorata d'un giovane chiamato Rinaldo; e fine miserabile di esso messer Orsino.

Novella II. Messer Galeotto Malatesti di Arimino fa uccidere barbaramente Gostanza sua nipote, ed Ormanno soldato Tedesco, che usava segretamente in casa di essa.

GIORNATA OTTAVA.

Novella I. Come nacque parte Guelfa e parte Ghibellina, e come il maladetto seme venne e cominciò in Italia.

Novella II. Come i Ghibellini di Firenze vi ritornarono e cacciarono i Guelfi, e come sottilmente ingannarono il popolo Fiorentino.

GIORNATA NONA

Novella I. Bindo maestro Fiorentino va a Vinegia ed acconcia il campanile di S. Marco. Edifica un palagio al Comune della città. Dopo qualche tempo vi ruba una coppa d'oro. Vi ritorna e cade in una caldaia di pegola bollente. Ricciardo suo figliuolo gli taglia la testa. E esposto il cadavere sulle forche. Il figliuolo stesso lo ruba e lo sotterra. Si tenta invano di scoprire il ladro colla gola e colla lussuria. Finalmente il Doge fa bandire che il reo avrà il perdono, e la sua figliuola per moglie, se si scoprirà da sè. Ricciardo va al Doge, gli dice il tutto, ed ottiene il premio promesso .

Novella II. Arrighetto, figliuolo dell'Imperadore, nascoso dentro un'Aquila d'oro, entra in camera della figliuola del Re d'Araona, e, fatto accordo con essa, la porta per mare in Alamagna. Guerra che ne avviene e la pace fatta per ordine del Papa sotto pena d'escomunicazione.

GIORNATA DECIMA.

Novella I. Il Re d' Inghilterra sposa Dionigia, figliuola d?un Re di Francia,che ' trova in un convento dell' isola. Partorisce due maschi in lontananza del marito ed obbligata , per calunnie appostele dalla suocera, a partirsi; con essi va a Roma. In quale occasione riconobbero i due Re con estrema gioia , tuno la moglie, e taltro la sorella .

Novella II. Come fu edificata Roma, ed in qual tempo .

GIORNATA DECIMAprima.

Novella I. Come la città di Fiorenza fu edificata .

Novella II. In qual modo Attila distrusse la città di Fiorenza .

GIORNATA DECIMA SECONDA.

Novella I. Carlo Magno viene in Italia ad istanza di Papa Adriano, ed è fatto Imperadore .

Novella II. I Pisani vanno in Maiolica, ed i Fiorentini guardano la loro città. Come ne furono rimeritati.

GIORNATA DECIMATERZA.

Novella I. Dove prima nacquero le parti bianca e nera .

Novella II. Come Papa Celestino rinunziò al Papato.

GIORNATA DECIMAQUARTA.

Novella I. Dopo Papa Celestino fu eletto Bonifacio ottavo. Parte delle magnanime cose che fece nel suo Papato , e come il Re di Francia lo fé morire .

Novella II. Come e perchè la Corte di Roma passò l'alpi, e fermossi in Avignone.

GIORNATA  DECIMAQUINTA.

Novella I. Come il mondo si dividesse in tre parti.

Novella II. Come la città di Troia si disfece, e come gli edificatori di quella discesero da Fiesole.

GIORNATA  DECIMASESTA.

Novella I. Come Enea passasse di Troia in Italia.

Novella II. Seguita l'argomento della Novella antecedente .

GIORNATA DECIMASETTIMA.

Novella I. Si ragiona del sito e della potenza de' Toscani.

Novella II. Come s. Miniato fu martirizzato in Fiorenza al tempo di Decio imperadore con altri Santi, e come Costantino imperadore diventò cristiano con tutta la sua gente.

GIORNATA  DECIMAOTTAVA.

Novella I. Di alcuni Re d'Italia, e di quel che operarono.

Novella II. Discendenza della contessa Matilda, sue ricchezze, gli edificii che fece, suo matrimonio e morte.

GIORNATA DECIMANONA.

Novella I. L'imperadore Federigo Barbarossa ebbe guerra con Papa Alessandro terzo. Il Papa va in Francia, e scomunica l'Imperadore. Guerra che questi fa contra la Chiesa, e contra i Principi che sostenevano il Papa . Dopo molti avvenimenti, Federigo procaccia di riconciliarsi colla Chiesa , e per emenda va oltra il mare al soccorso di Terra Santa.

Novella II. Progenie di Riccardo re d' Inghilterra, e come ella ebbe origine da Normandia .

GIORNATA VENTESIMA.

Novella I. De' Tartari e del primo loro Imperadore chiamato Cane. Sue gesta e suoi discendenti.

Novella II. Virginio ammazza la sua figliuola Virginia per conservarle l'onore. Colla morte di essa ha fine la tirannide in Roma de' dieci uomini, che aveano il supremo magistrato della Repubblica.

GIORNATA VENTESIMAPRIMA.

Novella I. I Fiorentini sconfiggono i Senesi a piè del colle di Valdelsa.

Novella II. Cacciata de' Guelfi di Firenze con la forza di Federigo imperadore .

GIORNATA VENTESIMASECONDA.

Novella I. Prodigio avvenuto in Toledo nel tempo di Ferrante re di Castiglia e di Spagna .

Novella II. Novitadi avvenute in Firenze. Sette de' Bianchi e de' Neri in arme. Incendio ivi accaduto, che fece un danno irreparabile.

GIORNATA    VENTESIMATERZA.

Novella I. Come da principio furono istituiti gli Ordini de' frati minori, e predicatori.

Novella II. Una matrigna fa preparare da un suo schiavo il veleno al figliastro, perchè non vuol condescendere alle sue voglie. Per iscambio lo beve un suo proprio figliuolo minore d'età. Il figliastro n'è accusato, e lo schiavo depone contro di esso. Un vecchio medico comparisce e confessa aver egli dato allo schiavo quel beveraggio, che è un sugo da far dormire. Si corre allora alla sepoltura, ed il fanciullo è trovato vivo. Condanna dello schiavo e della donna.

GIORNATA VENTESIMAQUARTA.

Novella I. Giano della Bella, gran popolano, è cacciato di Firenze. Suo ritratto.

Novella II. Morte di messer Corso Donati, grande e possente cittadino di Firenze. Suo ritratto .

GIORNATA VENTESIMAQUINTA.

Novella I. Democrate di Ricanati delibera di dare una caccia di animali selvaggi a certi signori forestieri. Muore di questi un'Orsa grossissima. Alcuni masnadieri fanno disegno di rubare Democrate. Un di loro si veste della pelle di essa, e messo dagli altri in una gabbia, si presenta a Democrate, fingendo che gli mandi quest'Orsa un Albanese suo amico. La notte introduce i compagni. Al romore accorre un fante, e va a raccontare che l'Orsa è fuori della gabbia. È uccisa, ed allor si scuopre l'infelice masnadiero.

Novella II. Urbano quarto elegge re di Sicilia e di Puglia Carlo conte d'Angiò, spogliandone Manfredi. Clemente quarto, che succede ad Urbano, favorisce la venuta di Carlo. Si consacra re di Sicilia e di Puglia. Battaglia fra i due Re, nella quale muore Manfredi. Carlo rimette i Guelfi in Firenze e caccia i Ghibellini. Venuta d'Alamagna di Corradino. Battaglia, in cui è vinto Corradino, ed è fatto morire. L'imperadore Paleologo tratta col re Pietro d'Araona per cacciare il re Carlo dalla Sicilia. Ribellione di Palermo e di Messina. Il Legato del Papa viene per pacificarli. I Messinesi rigettano le condizioni del Re. Pietro d'Araona è incoronato a Palermo. Carlo leva  l'assedio di Messina, e v'entra il re Pietro. Ricorrono a Papa Martino. Il Re d'Araona propone di combattere corpo a corpo col re Carlo, ma non gli attiene compitamente la promessa. Il Papa scomunica il re Pietro, lo depone dal reame di Araona, e scomunica chi gli ubbidisce e lo chiama Re. Sconfitta data da Ruggieri di Loria al figliuolo del re Carlo, il quale resta prigione colla perdita di nove galee. Non riesce al Papa di liberarlo. Muore il re Carlo. I Siciliani condannano alla testa il figliuolo. La moglie del re Pietro lo libera, ed è mandato in Catalogna. Filippo re di Francia va con grand'oste contro il re d'Araona, ed entra in Catalogna. È sconfitto il re Pietro, ed è ferito a morte. Muore per la ferita. Il re di Francia stringe d'assedio Girona, che si rende. Ruggieri di Loria arde e ruba gran parte de' navilii Francesi. Il Re di Francia si ammala, ed i Francesi si partono. In ultimo Carlo di Monforte va con armata in Sicilia, ed è sconfitto in mare da Ruggiero di Loria. È liberato dalla prigionia il principe Carlo, mediante Odoardo Re d'Inghilterra. Va a Roma, e si ferma in Firenze. I Fiorentini lo scortano fino a' confini per sottrarlo agli affronti di quelli di Arezzo. Ricevuti grandi onori a Roma, se ne torna nel regno. L'ammiraglio di Loria, che era stato sempre vincente, è sconfitto da' Francesi .

Note

Alcune spiegazioni, e correzioni di Anton Maria Salvini, che servono a spiegare alcune Voci antiche, oscure o di più significati, tratte dall'edizione di Livorno del 1793 del Pecorone (edizione che riporta Londra, come molte di quei decenni).

abbacinarono cioè accecarono.

agghiadato, cioè agghiacciato; colui che soffre eccessivo freddo, o transito di freddo.

aggavignato, add. disaggavignare, che vale pigliar per le gavigne, per il collo; ed anche prendere con forza, e tenere stretto.

amanza sta per Donna amata. sua manza, credo sua amanza, non si trovando appresso gli antichi questa voce manza, V. sopra ec.

andravi, cioè vi andrai.

aontato , cioè ingiuriato ; ma qui sta piuttosto per disonorato .

fece appello, da appellare, o far richiamo in giudizio.

asserragliato, da serraglio, cioè chiuso con sbarre, cioè tramezi fatti di legni per impedire il passo, steccati, o chiusure fatte per riparo, difesa.

ansio, cioè ansioso, bramoso.

arcioni: sella.

attutato, cioè mitigato, quietato

avacciò, cioè affrettò, sollecitò.

badaluccare, cioè leggiermente scaramucciare per tenere a bada, trattenere.

badalucco y cioè  scaramuccia leggiera .

badìa, è un convento di monaci, che si dice anche più propriamente monastero. Si dice pure abbadìa.

balio per bailo, da balìa; grado principale d' autorità e di governo.

bastagi , cioè facchini portatori.

beate, cioè beviate.

bennati, cioè nobili.

in bistento, cioè in gran pena , in gran disagio.

bordone e Scarsella, l'uno è il bastone de' pellegrini e l'altra è una taschetta o borsa di cuoio cucita a una imboccatura di ferro o d'altro metallo per riporvi denari o altre bisogne.

bulicame, cioè vene d' acqua che sorgon bollendo.

cade per cadè, o cadde; e così in altri luoghi. Forse sarà errore del copista.

caendo cioè cercando.

che lo campassero: cioè che gli salvassero la vita.

capitaneria, cioè ufficio di capitano.

capogirlo; é una specie di in fermità, altrimenti chiamata vertigini.

Cassero: cioè la fortezza.

di cheto, posto come  avverbio, vale quietamente, pacificamente.

Santa Cimiconda corr.  Santa  Cunegonda.

collezione, lo stesso che colezione, cAe è quel cibarsi parcamente fuori del desinare e della cena.

combiato, cioè commiato; e così in varj altri luoghi.

catellino, cioè cagnuolo.

cofini, o cofani, cioè corbelli, i quali per lo più servono per trasportar cose da un luogo all'altro.

conestabole F.Ant. lo stesso che  conestabile; presso alcuni Principi è supremo grado di milizia. Nella milizia antica era un grado di comando quasi simile a quello di un colonnello.

consorti, cioè compagni per parentela.

continenza per contegno.

contumacia, per disubbidienza a' giudici.

di corto, così ha  l'edizione originale ma sembra che sia errore, e che debba dire di certo; se non vuol dire in breve, fra poco.

coviere, nome di uficio ne' monasterj de monaci.

credenza per sospetto.

cruccio, cioè sdegno, collera, stizza

damigello; donzello, garzone,  signorino; Lat. domicillus, domicellus.

ch'io mai non deservii; deservire, o diservire significa mal servire, offendere, far male.

dannaggio lo stesso che danno.

difetti, cioè mancanza di vettovaglie.

diffalta, cioè fallo, peccato , colpa ; ma qui vale mancamento di promessa.

al dichino; dichinamento, decadenza.

diserti, cioè infelici o spogliati.

esasperarla , cioè inasprirla,  trattarla aspramente.

espettato invece di aspettato.

essecrabile, cioè detestabile,  meritevole di maledizione.

fatiche e fortune, cioè tempeste di mare.

fedire, ferire;e così altrove.

di fichi fiori, i quali eglino chiamano parabole. (fioroni) V. Gio. Villani

fimbria, cioè orlo di veste.

fiordiligi, cioè gigli  detti anco fiordilisi. Il Vocabolario ha sola quest'ultima voce.

foce, la bocca, onde i fiumi sboccano in mare.

forciere corr. forziere.

si   ghermì:   nel   Vocabolario Ghermire vale il pigliar che fanno gli animali rapaci la preda colla branca; ma qui sembra che stia per combattere con gli artigli. 

gioculatori, cioè: bagattellieri che giocano di mano

giustiziera ; qui vale giudice, o mantenitore della giustizia

guernimento lo stesso che guarnimento, cioè guarnigione, difesa. Qui però sembra che voglia dire leva di soldati, che oggi si esprime colla voce reclutare.

indugia, lo stesso che indugio.

per le savie parole et induttive vale a dire che inducono, che persuadono.

infigneva, sembra che in questo luogo stia per incresceva. In questo senso non ve n'è esempio nel Vocabolario ove infignere, infingere per fingere, far vista di checchessia ec.

ingambarono, cioè la diedero a gambe, fuggirono.

per avere istato, cioè dominio signorìa, potenza.

Ivi ver non ne so boccata: onde poi si è fatto boccicata.

Lavernia . Avernia.

Maliscalco, cioè governator d'esercito, che ora si direbbe maresciallo.

mamoletti, cioè bambini, fanciulli. V. il Redi nelle Annotazioni al Ditirambo.

mandragora, o mandragola, sorte d'erba.

mandovi invece di mandovvi. Potrebbe anche essere errore del copista

manganelli, o manganelle, come ha il Vocabolario; macchine di guerra.

maniera - maniero : di bella maniera, manieroso, agevole, ubbidiente, mansueto.

vostra manza. Credo si debbia leggere vostra amanza, o vostr' con l'apostrofe; e per questo errore in tutta la Novella si legga manza. Questa voce manza s'incontra però in varj altri luoghi del Pecorone.

masserizia: per risparmio; e così in altri luoghi.

mercatale: cioè mercato.

avevano tanto misfatto: recato danno.

monumento: avello, sepoltura.

ontanza: cioè vergogna, disonore.

osteggiò; osteggiare vale campeggiare coll'esercito, stare a campo.

pasquare: cioè celebrare la Pasqua.

pegola, cioè pece.

erano a posta, cioè a riquisizione, a instanza, a disposizione.

per procaccio; sta per mediazione, per interposizione.

puote per puotè, o potè, e così altrove

puotti per potei.

raccomiati, forse, raccomandati, vale a dite licenziati. Questa voce roccomiati che forse sarà errore del copista manca nel Vocabolario.

ragioni, cioè qualità.

rappellato, cioè richiamato.

senza reda cioè senza erede, o prole.

redaggio, lo stesso che retaggio o eredità.

ricadìa , cioè noja , molestia ,  travaglio ec.

rigoglio per orgoglio.

si rincavallarono, cioè si provvidero di nuovo cavallo, si rimisero in arnese.

risponso, voce latina, risposta.

sacramento con saramento.

saettia, oggi si direbbe barca corriera.

sbandeggiata , per bandita.

sbarrattata o sbarratata, cidé sbaragliata, messa in rotta.

bordone e Scarsella, l'uno è il bastone de' pellegrini e l'altra è una taschetta o borsa di cuoio cucita a una imboccatura di ferro o d'altro metallo per riporvi denari o altre bisogne.

scelerità, cioè scelleraggine .

seguire invece di scrivere; ed è forse errore del copista del vecchio MS.

non si sentì sta per non si risentì, o non si destò.

sentito per accorto, cauto, giudizioso

sepali: siepe, siepaglia.

 il sezzo, l'ultimo.

Siena la Veglia. Burchiello: E Siena è vecchia, e porta ancor coralli.

sindico o sindaco è propriamente colui che rivede i conti. Qui però vale procuratore o rapppresentante del Comune.

Siniscalco cioè maggiordomo,  maestro di casa, talora quegli che ha la cura della mensa e che la imbandisce. Si trova anche in significato di tesoriere, di governatore di una provincia la quale da esso si chiama siniscalcato.

sonare a martello, si dice quando la campana suona un tocco per volta separatamente, a guisa che 'l martello fa in stili incudine; il che si fa quando si vuol raunare il popolo ; e si fatto sonare si dice anche rintoccate, e il conntrario si è sonare a distesa. (Così il Vocabolario.)

sparsione, cioè spargimento.

spiccare, cioè staccare.

stazzo - stazzone, onde stanza, e  stanzone.

stranare, Lat. alienare.

suppositiziamente,cioè in cambio.

suto, cioè stato. (verbo essere)

tradita sono, corr. tradita son.

usciere: sm. specie di nave da carico

valentigia. Questa voce manca nel Vocabolario; e in questo luogo sta per bravura, opera valorosa.

vampe del sole. Vampa è il colore più intenso di esso.

vennesse per venisse.

zabattiero. Il Vocabolario scrive ciabattiere, che è lo stesso che ciabattino, o sia colui che rattoppa le scarpe.

 

molti  uscieri ,  cioè specie di nave

Indice Biblioteca Progetto Trecento

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 09 maggio 2011