Giovanni Pascoli

 

Nota  a Poesie varie

 

 

 

 

Edizione di riferimento

Giovanni Pascoli, primo, con due saggi critici di Gianfranco Contini e una nota bio-bibliografica, Oscar Classici, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1974, III edizione (I ed. 1939)

 

 

NOTE

 

Pag. 1375  NELLE NOZZE DELLA PRINCIPESSA ANNA

MARIA TORLONIA COL PRINCIPE GIULIO BORGHESE

Ode stampata nel 1872 in Rimini nella tip. Malvolti. Il principe Alessandro, padre di Anna Maria, ebbe, tra gli altri suoi meriti, quello di prosciugare il lago del Fucino che co' suoi miasmi faceva tante vittime.

 

Pag. 1379  IN MORTE DI ALESSANDRO MORRI

Anche quest'ode fu stampata in Rimini nella tip. Malvolti nel 1875. Ci fu chi volle vertere in questa innocente e pensosa poesia qualche cosa (così mi narrava l'autore) contro Cristo. E fu data alle fiamme.

 

Pag. 1385  NEL BOSCO

Queste strofe, sebbene inedite, ebbero diffusione tra gli amici e i compagni d'Università. Furono anche musicate dal M° Leoncavallo. L'autore ricordava la musica di una strofa e spesso la cantava. Nel 1911, il M° Leoncavallo domandò la poesia per ricostruire sulle parole la musica ancor viva nella sua memoria. Non la cercammo nemmeno credendo che non esistesse più...

 

Pag. 1389  LA FAMIGLIA DEL PESCATORE

Questa poesia è stata ritoccata da Maria per la incompiutezza dell'autografo. In questo il verso 7 è: «freddo, nulla c'è che splenda»; sulla riga, dopo « freddo», è aggiunto «gelato»; ma in nessun caso il verso torna. Perciò io pure ho lievemente ritoccato il testo. Anche il v. 15 è confuso; l'autografo legge: « di pazienza, e calcolare il vento». Lascio la lezione di Maria. [Nota del Curatore]

 

Pag. 1401  EPISTOLA (A RIDIVERDE)

Ridiverde era il nome che l'autore dava scherzosamente a Severino Ferrari che, a sua volta, lo chiamava Gianni Schicchi. Questa epistola, al pari di nel bosco, è antichissima e forma con romagna, inclusa in Myricae, il nocciolo della poesia famigliare che ebbe poi parecchi continuatori. La prima quartina è posta dal Ferrari come motto al libro terzo de' Bordatini pubblicato nel 1886. Ma la poesiaè anteriore al 1880.

 

Pag. 1401  CREPUSCOLO

Questa ballata vide la luce, con qualche diversità, insieme con l'ultima passeggiata, nelle nozze di Severino Ferrari. Poi fu dall'autore ristampata nella prima edizione venale di Myricae nel 1892. Indi tralasciata. I miti non lo appagavano più.

Pag. 1412  SONETTI ETEROCLITI

Questo sonetto e il seguente appartengono alla corrispondenza scherzosa e amichevole dell'autore con Severino Ferrari.

 

Pag. 14.30  A MARIA

Un foglietto autografo del poeta segna sotto la poesia la data « 15 agosto 1884 ».

[Nota del Curatore]

 

Pag. 1434  I SEPOLCRI

È l'eco di una visita fatta con le sorelle alla chiesa dei cappuccini a Massa nel giovedì santo. Fu stampato in una Strenna, poi nella prima ediz. di Myricae. In seguito lo tralasciò per quel saporetto pagano contrario al suo sentimento.

 

Pag. 1445  A ORAZIO BACCI

Con questi versi scritti tutti di seguito sopra una cartolina, l'autore ringraziava l'amico per un dono natalizio inviato alle sorelle, le quali, prima di spedire la cartolina, si copiarono la poesia conservandola poi religiosamente.

 

Pag. 1447  CANTO DELL'USIGNUOLO

Questi versi veramente compaiono già in una lettera a Guido Mazzoni, (insieme ad Alba di pag. 1402) che ha la data del « 1 agosto 1887 ».

[Nota del Curatore]

 

Pag. 1449  A UN AMICO DI MIO PADRE li

È Gaspare Finali.

 

Pag. 1449  A MARIA CHE L'ACCOMPAGNÒ ALLA STAZIONE

Con queste strofe l'autore esprimeva per lettera da Siena la sua commozione a Maria ch'era rimasta sola a piè del treno dopo averlo visto partire e avergli posto al collo la croce che aveva sul petto il suo padre quando morì. Devo avvertire che non si trattava della madre, ma della sorella che in quel momento e in quell'atteggiamento gli ricordava la madre? sì che gli pareva di essere un buon figliuolo che andasse lontano per aiutarla col suo lavoro?

 

Pag. 1456  LA VEDETTA DELLE ALPI

Quest'inno non rammento perché fatto e da chi richiesto. L'autore aveva sott'occhio l'inno germanico wacht am rhein di cui si era fatto un abbozzo di traduzione. Riporto la prima strofa: « Suona un grido come tuono, – come clangor di spada e fracasso d'onde. – "Al Reno, al Reno, al Reno tedesco". – Chi vuole essere il guardiano del fiume? – Cara patria, sta tranquilla: intrepida sta e fedele la vedetta del Reno – etc.»

 

Pag. 14.57  A VITTORIO EMANUELE

Era destinato per una festa di Livorno e doveva essere cantato avanti al monumento del gran Re. La strettezza del tempo impedì al maestro di fare la musica.

 

Pag. 1464  IL MARRELLO E LA VANGA - L'INCENSO  - IL CANE E LA SCODELLA

Queste tre favolette sono state trasportate qui dalle Traduzioni perché, come dice la nota in Sul limitare (pag. 373) e come osserva l'Indice di dette Traduzioni, sono non versioni ma componimenti originali di Giovanni Pascoli.

[Nota del Curatore]

Pag. 1469  ANTÌCLO

Questo poema in esametri fu stampato in «Flegrea» nell'aprile 1899. In seguito l'autore lo ridusse in versi sciolti e lo mise in Poemi conviviali.

 

Pag. 1474  IL MURATORE DI RITORNO

È ricordato il fatto di quel giovane muratore emigrato, figlio di padre alcoolizzato, tenerissimo della madre povera e lontana, che fu preso da un accesso di pazzia furiosa, e uccise, alla stazione di Milano, il giovane figlio dell'on. Zavattari, mentre cercava di frenarlo.

 

Pag. 1483  AD ALFREDO CASELLI

Scritta dopo aver appreso che Musolino, durante il processo, assaggiava qualche caramella.

 

Pag. 1483  AQUILA E PALCO

Questi pochi versi furono composti dietro richiesta del Ministro dell'I. P. Gianturco per l'albo di autografi che venne offerto ai nostri Sovrani, allora principi, nelle loro nozze.

 

Pag. 1489  ROMAGNA

Questa piccola ode fu scritta per una bella cartolina disegnata dal valente scultore Tullo Golfarelli. Nel «Resto del Carlino» che la riprodusse portava queste note dell'autore:

« Groma: strumento misuratore dei campi, presso i Romani.

Pendane: festoni fatti con le viti.

Il pane rude di Roma, è la pîda, pieda, pié che tutti in Romagna conoscono. »

 

Pag. 1499  I DUE VICINI

Ne «La Lettura» dove venne pubblicato questo poemetto erano queste note dell'autore:

«Biancane: spazi di terra argillosa che alla superficie sono bianchi o grigi chiari.

bistugio: lavoro che ha avuto la prima cottura. Si dice anche biscotto, ed è strano detto.

bozzo: piano ben levigato dove s'impasta l'argilla.

calcio: è il piede o parte inferiore del gambo della pianta.

calena: fuliggine.

piallaccio: creta impastata.

roncare: zappettare intorno al piede delle pianticelle, levando così l'erbacce e ammassando la terra intorno ai gambi.

rusco: spazzatura, avanzi di cucina, messi in una buca o in un mucchio a marcire.

scianto: sciopero o vacanza.

sdutto: sottile, snello.

sfigurirsi: sincerarsi, accertarsi; ma è parola molto più espressiva. Ho trovato in una scrittura del 400 discredersi in senso presso a poco uguale. Discredersi mi par significhi quol dire, dopo un avvenimento strano o meraviglioso o doloroso: chi l'avrebbe creduto? non l'avrei mai creduto! E sfigurirsi varrebbe, secondo me: chi se lo sarebbe figurato!»

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2005