Giovanni Pascoli

 

Myricae

 

 

 

 

 

IL GIORNO DEI MORTI

 

Io vedo (come ?questo giorno, oscuro!),

vedo nel cuore, vedo un camposanto

con un fosco cipresso alto sul muro.                           3

 

E quel cipresso fumido si scaglia

allo scirocco: a ora a ora in pianto

sciogliesi l?infinita nuvolaglia.                                      6

 

O casa di mia gente, unica e mesta,

o casa di mio padre, unica e muta,

dove l?inonda e muove la tempesta;                            9

 

o camposanto che s?crudi inverni

hai per mia madre gracile e sparuta,

oggi ti vedo tutto sempiterni                                        12

 

e crisantemi. A ogni croce roggia

pende come abbracciata una ghirlanda

donde gocciano lagrime di pioggia.                             15

 

Sibila tra la festa lagrimosa

una folata, e tutto agita e sbanda.

Sazio ogni morto, di memorie, posa.                           18

 

Non i miei morti. Stretti tutti insieme,

insieme tutta la famiglia morta,

sotto il cipresso fumido che geme,                              21

 

stretti cos?come altre sere al foco

(urtava, come un povero, alla porta

il tramontano con brontol? roco),                              24

 

piangono. La pupilla umida e pia

ricerca gli altri visi a uno a uno

e forma un?altra lagrima per via.                                 27

 

Piangono, e quando un grido ch?esce stretto

in un sospiro, mormora, Nessuno! . . .

cupo rompe un singulto lor dal petto.                         30

 

Levano bianche mani a bianchi volti,

non altri, udendo il pianto disusato,

sollevi il capo attonito ed ascolti.                                  33

 

Posa ogni morto; e nel suo sonno culla

qualche figlio de? figli, ancor non nato.

Nessuno! i morti miei gemono: nulla!                         36

 

- O miei fratelli! - dice Margherita,

la pia fanciulla che sotterra, al verno,

si risvegli?dal sogno della vita:                                    39

 

- o miei fratelli, che bevete ancora

la luce, a cui mi mancano in eterno

gli occhi, assetati della dolce aurora;                            42

 

o miei fratelli! nella notte oscura,

quando il silenzio v?opprimeva, e vana

l?ombra formicolava di paura;                                     45

 

io veniva leggiera al vostro letto;

Dormite! vi dicea soave e piana:

voi dormivate con le braccia al petto.                          48

 

E ora, io tremo nella bara sola;

il dolce sonno ora perdei per sempre

io, senza un bacio, senza una parola.                           51

 

E voi, fratelli, o miei minori, nulla! . . .

voi che cresceste, mentre qui, per sempre,

io son rimasta timida fanciulla.                                    54

 

Venite, intanto che la pioggia tace,

se vi fui madre e vergine sorella:

ditemi: Margherita, dormi in pace.                             57

 

Ch?io l?oda il suono della vostra voce

ora che pi?non romba la procella:

io dormir?con le mie braccia in croce.                       60

 

Nessuno!- Dice; e si rinnova il pianto,

e scroscia l?acqua: un impeto di vento

squassa il cipresso e corre il camposanto.                    63

 

- O figli - geme il padre in mezzo al nero

fischiar dell?acqua - o figli che non sento

pi?da tanti anni! un altro cimitero                              66

 

forse v?accolse e forse voi chiamate

la vostra mamma, nudi abbrividendo

sotto le nere sibilanti acquate.                                      69

 

E voi le braccia dall?asil lontano

a me tendete, siccome io le tendo,

figli, a voi, disperatamente invano.                              72

 

O figli, figli! vi vedessi io mai!

io vorrei dirvi che in quel solo istante

per un?intera eternit?v?amai.                                       75

 

In quel minuto avanti che morissi,

portai la mano al capo sanguinante,

e tutti, o figli miei, vi benedissi.                                   78

 

Io gettai un grido in quel minuto, e poi

mi pianse il cuore: come pianse e pianse!

e quel grido e quel pianto era per voi.                         81

 

Oh! le parole mute ed infinite

che dissi! con qual mai strappo si franse

la vita viva delle vostre vite.                                         84

 

Serba la madre ai poveri miei figli:

non manchi loro il pane mai, n?il tetto,

n?chi li aiuti, n?chi li consigli.                                    87

 

Un padre, o Dio, che muore ucciso, ascolta:

aggiungi alla lor vita, o benedetto,

quella che un uomo, non so chi, m?ha tolta.               90

 

Perdona all?uomo, che non so; perdona:

se non ha figli, egli non sa, buon Dio . . .

e se ha figlioli, in nome lor perdona.                           93

 

Che sia felice; fagli le vie piane;

dagli oro e nome; dagli anche l?oblio;

tutto: ma i figli miei mangino il pane.                         96

 

Cos?dissi in quel lampo senza fine;

Vi chiamai, muto, esangue, a uno a uno,

dalla pi?grandicella alle piccine.                                 99

 

Spariva a gli occhi il mondo fatto vano.

In tutto il mondo pi?non era alcuno.

Udii voi soli singhiozzar lontano. -                              102

 

Dice; e pi?triste si rinnova il pianto;

pi?stridula, pi?gelida, pi?scura

scroscia la pioggia dentro il camposanto.                    105

 

- No, babbo, vive, vivono - Chi parla?

Voce velata dalla sepoltura,

voce nuova, eppur nota ad ascoltarla,                         108

 

o mio Luigi, o anima compagna!

come ti vedo abbrividire al vento

che ti percuote, all?acqua che ti bagna!                        111

 

come mutato! sembra che tu sia

un bimbo ignudo, pieno di sgomento,

che chieda, a notte, al canto della via.                          114

 

- Vivono, vive. Non udite in questa

notte una voce querula, argentina,

portata sino a noi dalla tempesta?                                117

 

?la sorella che mor?lontano,

che in questa notte, povera bambina,

chiama chiama dal poggio di Sogliano.                       120

 

Chiama. Oh! poterle carezzare i biondi

riccioli qui, tra noi; fuori del nero

chiostro, de? sotterranei profondi!                               123

 

Un?altra voce tu, fratello, ascolta;

dolce, triste, lontana; il tuo Ruggiero;

in cui, babbo, moristi un?altra volta.                           126

 

Parlano i morti. Non ?spento il cuore

n?chiusi gli occhi a chi mor?cercando,

a chi non pianse tutto il suo dolore.                             129

 

E or per quanto stridula di vento

ombra ne dividesse, a quando a quando

udrei, come da vivo, il tuo lamento,                            132

 

o mio Giovanni, che vegliai, che ressi,

che curai, che difesi, umile e buono,

e morii senza che rivedessi!                                          135

 

Avessi tu provato di quell?ora

ultima il freddo, e or quest?abbandono,

gemendo a noi ti volgeresti ancora.-                            138

 

- Ma se vivete, perch? morti cuori,

solo ?la nostra tomba illacrimata,

solo la nostra croce ?senza fiori ?-                               141

 

Cos?singhiozza Giacomo: poi geme:

- Quando sola rest?la nid?ta,

Iddio lo sa, come vi crebbi insieme:                            144

 

se con pia legge l?umili vivande

tra voi divisi, e destinai de? pani

il pi?piccolo a me ch?ero il pi?grande;                      147

 

se ribevvi le lagrime ribelli

per non far voi pensosi del domani,

se il pianto piansi in me di sei fratelli;                          150

 

se al sibilar di questi truci venti,

al rombar di quest?acque, io suscitava

la buona fiamma d?eriche e sarmenti;                         153

 

e io, quando vedea rosso ogni viso,

e pi?rossi i pi?piccoli, tremava

s? del mio freddo, ma con un sorriso.                         156

 

Ma non per me, non per me piango; io piango

per questa madre che, tra l?acqua, spera,

per questo padre che des?, nel fango;                        159

 

per questi santi, o fratel mio, che vivi;

di cui morendo io ti dicea . . . ma era

grossa la lingua e forse non udivi.-                              162

 

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,

oscura cosa nella notte oscura:

odo quel pianto della tomba, pianto                            165

 

d?occhi lasciati dalla morte attenti,

pianto di cuori cui la sepoltura lasci?

ma solo di dolor, viventi.                                              168

 

L?odo: ora scorre libero: nessuno

pu?risvegliarsi, tanto ?notte, il vento

?cos?forte, il cielo ?cos?bruno.                                  171

 

Nessuno udr? La povera famiglia

pu?piangere. Nessuno, al suo lamento,

pu?dire: Altro ?mio figlio! altra ?mia figlia!             174

 

Aspettano. Oh! che notte di tempesta

piena d?un tremulo ululo ferino!

Non s?ode per le vie suono di pesta.                            177

 

Uomini e fiere, in casolari e tane,

tacciono. Tutto ?chiuso. Un contadino

socchiude l?uscio del tugurio al cane.                          180

 

Piangono. Io vedo, vedo, vedo. Stanno

in cerchio, avvolti dall?assidua romba.

Aspetteranno, ancora, aspetteranno.                           183

 

I figli morti stanno avvinti al padre

invendicato. Siede in una tomba.

(io vedo, io vedo) in mezzo a lor, mia madre.             186

 

Solleva ai morti, consolando, gli occhi,

e poi furtiva esplora l?ombra. Culla

due bimbi morti sopra i suoi ginocchi.                       189

 

Li culla e piange con quelli occhi suoi,

piange per gli altri morti, e per se nulla,

e piange, o dolce madre! anche per noi;                      192

 

e dice:- Forse non verranno. Ebbene,

piet? Le tue due figlie, o sconsolato,

dicono, ora, in ginocchio, un po? di bene.                   195

 

Forse un corredo cuciono, che preme:

per altri: tutto il giorno hanno agucchiato,

hanno agucchiato sospirando insieme.                        198

 

E solo a notte i poveri occhi smorti

hanno levato, a un gemer di campane;

hanno pensato, invid?ndo, ai morti.                           201

 

Ora, in ginocchio, pregano Maria

al suon delle campane, alte, lontane,

per chi qui giunse, e per chi resta in via                      204

 

l? per chi vaga in mezzo alla tempesta,

per chi cammina, cammina, cammina,

e non ha pietra ove posar la testa.                                207

 

Piet?pei figli che tu benedivi!

In questa notte che non mai declina,

orate requie, o figli morti, ai vivi!-                               210

 

O madre! il cielo si riversa in pianto

oscuramente sopra il camposanto.                              212

 

 

Indice Biblioteca Progetto Romanticismo

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Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2005