Giuseppe Parini

 

L'amorosa incostanza

Dramma comico

 

 

Edizione di riferimento

Tutte le opere edite e inedite di Giuseppe Parini, raccolte da Guido Mazzoni, Firenze, G. Barbera editore, 1925 - pp. 252-262

 

 

Sul testo

 

"Per gli abbozzi e frammenti L’Amorosa incostanza, Dramma comico, seguo gli autografi Ambros., VII, 2, pagg. 1-54: ai quali unisco pochi altri versi, che pongo in fine, dall’autografo Ambros., VIII, 13, pag. 44, dove sono in abbozzo dietro pagine di appunti in prosa su soggetti d’arte. Ho stimato riferire tutti i versi senza tentar di ricostruire, cosa impossibile, la lezione definitiva del componimento, che restò incompiuto."

PERSONAGGI.

Alcindo, amante di Corilla. Giovinetto.

Montano, amante di Filinda. Adulto.

Batto, Vecchio pastore, ministro di Diana.

Corilla, Adulta.

Filinda, Giovinetta.

Silvandro

Eurisa

Coro di Pastori.

Coro di Pastorelle.

ATTO I.

Campagna deliziosa, Tempietto rustico da un lato, la cui porta si apre,

Boschetto sacro cha lo circonda, Colline, alberi e capanne in lontananza.

Scena 1a.

Coro di Pastori che danzano e cantano.

Alcindo, Montano, Silvandro, Corilla, Filinda, Eurisa e poi Batto.

Alc. Mon. Silv.          Ascolta i tuoi pastori,

Difendi i nostri amori,

O santa deità.

Cor. Fil. Eur.             Compagne, che sarà?

Coro                                                                 Difendi, ecc.

Batto               Che schiamazzo è codesto? E che volete?

Parlate, rispondete. Ognor si viene

Diana a importunare.

Ha ben altro da fare

Ella e i ministri suoi,

Che badar, seccatori, ognora a voi.

Parlate, che si fa?

Coro                                               Difendi, ecc.

Batto               Con questi universali piagnistei

Rompereste la testa anco agli Dei,

Un solo alla malora

Parli a nome di tutti. Ancor tacete ?

Spacciatevi, esponete.

Alcindo, parla tu.

Alcindo                                          Io non m’arrischio.

Silvandro       A te, Montan, che se’ di noi più franco.

Montano       Oibò, oibò, che, se le donne il sanno.

In mille penai poi mi sbraneranno.

Batto             In somma così va. Fate gran chiasso

Cicalando tra voi; ma nel cimento

voi siete come i topi

E niun vuol esser quello

Che poi metta alla gatta il campanello.

Montano, parla tu.

Montano       Eh alfine che sarà? Mi coprirò

Il viso col cappello, e parlerò.

Sappia la nostra Dea

Che noi tutti pastori innamorati

Ci troviam dalle donne ognor burlati.

Or vogliam che palesi,

Sieno a tutti gli amanti

Le ninfe che in amor sono incostanti:

E vogliam che ciascuna un segno porti

Onde nota al di fuori

Ingannar più non possa altri pastori.

Filinda                 Che tradimento è questo?

Eurisa                  Ohimè, che brutto intrico!

Corilla                 Per me non c’entro, e non m’importa un fico.

Batto                    Rimango stordito.

Non so dove sia.

Che strana pazzia

È questa ch’io sento?

Cercando il tormento

Apposta si va.

     Pensateci bene.

Dormiteci sopra.

Quel mal che cercate,

Pensate, badate:

Di voi che sarà? [1]

Coro                                               Difendi, ecc.

Batto               Ebben, quand’è così, tosto me ’n ’vado

A consultar la Dea

Cavateci il capriccio;

E v’avvedrete un dì quanto vi costa.

Ite, e tornate poi per la risposta.

Scena 2a

Alcindo, Montano, Silvandro, Gorilla, Filinda, Eurisa.

Alcindo                Ahimè, compagni miei,

Sono le nostre amiche.

In collera con noi.

Montano                                        Mirate come

Si stanno là in un canto

Guatandoci sdegnate.

Mi pento, affè, d’averle corrucciate.

Silvandro             Eh, amici; non c’è male.

La donna è un animale

Che passa in un momento

Dai graffi alle carezze,

Andiamole a tentare; e voi vedrete

Che non è grande il mal come credete.

Eurisa, che hai?

Alcindo                Filinda ....

Montano                                Corilla....

Eur. Fil. Cor.       Ah perfidi, ingrati,

Si tratta così?

Corilla                 D’amarci fingete,

Pietà ne chiedete

E poi, scelerati,

Un tal tradimento

Si medita qui?

Eur. Fil. Cor.       Ah perfidi, ingrati,

Si tratta così?

Silvandro           Eurisa mia garbata,

Perchè così sdegnata ?

Io sono il tuo pastore.

Per te son tutto amore;

Son tutto fedeltà.

Eurisa                 Vecchio balordo e stolto,

Osi mirarmi in volto?

Vattene via di qua!

Alcindo               Filinda amata,

Non tanto in collera!

So che all’amante

Tu sei costante

Non ti sdegnar!

Filinda                Pastor villano,

Stammi lontano;

Non mi seccar!

Alcindo               Ah, ben conosco adesso

Che ho fatto una pazzia!

Filinda non m’ascolta, e scappa via.

Io la vo’ seguitare.

Silvandro           Eurisa ancora

Se n’è andata di là. Pazzi che siamo!

Perdemmo la fanciulla

E per troppo voler non abbiam nulla.

Dietro le correrò,

E la raggiungerò ;

E tanto opererò con preghi e doni

Che alfin bisognerà che mi perdoni.

Scena 3a

Montano, Corilla.

Montano              Caro mio bene, ascolta.

Non darmi sì gran duolo.

Ah’ che un momento solo

Non dubitai di te!

Ma che far si potea?

Tutti quanti i pastori eran d’accordo

Di consultar la Dea: ed io soletto

A parlar fui costretto.

Corilla                  Eh taci, ingrato!

Non meriti da me nè amor nè fede;

Colle donne così non si procede.

Ominacci impertinenti,

Assordate l’aria e i venti

Cogli affanni, [2] coi sospiri

Coi trasporti, coi deliri;

Ma, se poi nulla ottenete,

I tiranni esser volete

Della nostra libertà.

Traditori, andate andate!

Del mal gioco che ci fate,

Sì, ciascun si pentirà!

Scena 4a

Montano

Montano             Hai ragione, o Corilla. Ella se ’n fugge. [3]

Non ho cor di seguirla. Io son confuso.

Non so quel che mi faccia.

Oh poveretto me!

Più rimedio non c’è. Donna oltraggiata

Non perdona mai più. Sia maledetto

Quel momento che venne

In capo de’ pastor questa sciocchezza!

Io tirato ci fui colla cavezza.

Or Corilla sdegnata

M’abbandona per sempre: ed io con lei

La mia vita, il bene, tutto perdei.

Mio bene, addio,

Son disperato!

Morirti a lato

Se non poss’io,

Ombra o fantasima

Ti seguirò.

Là pel pendio

Quella è una balza

Che il capo inalza.

Là su quel sasso

Io salirò.

E di là subito

Precipitando

Col capo abbasso

M’ucciderò.

Batto                          Montan, senza guardarmi

Dove corri così?

Montano                                         Ad ammazzarmi!

Batto               Bagattella! Montano, aspetta, aspetta;

Di morir non c’è fretta!

Ma il vento se lo porta. Eh non fia nulla!

Più non s’usa morir per la fanciulla!

Ignoranti pastori, ecco gli effetti [4]

Degli sciocchi sospetti. Io sarei pazzo

A interrogar la Dea. A modo mio

Ho finto la risposta: e a voi con questa

Voglio cacciare il ruzzo [5] dalla testa!

Ma chi con tanta furia

Se ’n vien per quella via?

Qualche nuova pazzia?

Silv. Alc. (a due)           Batto caro, aiuto, aiuto!

Batto                    Cos’avete, che sarà?

Alcindo                Ogni cosa abbiam perduto,

Siamo tutti rovinati,

Se di noi non hai pietà!

Batto                    Siete pazzi, in verità.

Silvandro            Oh che flagello,

Oh che scompiglio!

Lontano un miglio

S’ode il fracasso

Tutto in conquasso

Se n’anderà! [6]

Montano             Ohimè, compagni miei,

Noi l’abbiam fatta brutta!

Silvandro            Oh brutta, in verità! quelle furbette

Si stavano in aguato.

Alcindo                Or tutto sarà noto al vicinato.

Noi stiamo freschi! [7]

Montano                                      Io che parlai per tutti

Sto più fresco di voi. Ah, se Corilla

Mi può aver nelle mani

È donna da stracciarmi a brani a brani!

Alcindo           E di noi che sarà?

Silvandro                                  Sia maledetto

Il momento che venne

In capo dei pastor questa sciocchezza!

Io tirato ci fui colla cavezza.

Alcindo                Ma rimedio non c’è.

Montano                                             Pazzi che siamo

Perdemmo la fanciulla;

E per troppo voler non abbiam nulla.

Alcindo                Pur bisogna pigliar qualche partito. [8]

Silvandro            Io per me son confuso.

Montano                                                 Io son stordito.

Mont. Alci. Silv. (a tre)         Io non so come risolvere,

Io mi trovo in brutto intrico.

Parla, pensa, dimmi, amico,

E che cosa abbiam da far?

Montano             Se le donne noi lasciamo,

Non potremo più campar.

Silvandro            Se le donne noi cerchiamo,

Ci faremo corbellar.

Mont. Silv. Alc.   Eh coraggio! andiamo, andiamo

Non possiamo farne senza.

Qui bisogna aver pazienza

O di bere o d’affogar.

 

Batto caro, aiuto aiuto!

Più per noi pietà non v’è!

Batto                    Spiegatevi una volta.

Silvandro                                                   Ah, che le donne [9]

Sollevate si son contro di noi!

Chi s’arma; chi si avventa;

E chi graffia gli amanti, e chi gli addenta.

Tempestano i bastoni;

E fischiano all’orecchio le sassate

Che sembrano gragnuola a mezza state.

Scoppia loro dagli occhi

La collera in scintille;

E  versan dalla bocca

I falsi giuramenti a mille a mille.

Che flagello, che strano scompiglio

Lungi un miglio si sente il fracasso;

Le capanne van tutte in conquasso;

Dappertutto si sente gridar.

Si minaccia, si fugge, si smania.

Sembra il tuono, o la folgor che strida;

Par tremoto che gli uomini uccida.

Son stordito, non posso parlar.

Batto                          Sciocchi, mai non avete

Nè mezzo nè misura

Or temerarii siete,

Ed ora spiritate di paura.

Alcindo                      Ah Batto, per pietà!

Batto                                                          Godete il frutto

Delle vostre pazzie!

Silvandro                                           Sia maledetto

Quel momento che venne

In capo dei pastor questa sciocchezza!

Alcindo                Io tirato ci fui colla cavezza.

Ma vengono le donne.

Silvandro                                           Ohimè, fuggiamo!

Già sento le sassate! [10]

Alcindo           Chi può salvar si salvi!

Batto                                                       Olà, fermate!

Scena 11a.

Batto, Silvandro, Alcindo, Corilla, Filinda, Eurisa.

Corilla                                Sospendi, oh Dio!, sospendi

Questa fatal sentenza.

        De’ Numi la clemenza

Venghiamo ad implorar.

Siamo costanti, è vero

Ma questo è un torto espresso !

L’onor del nostro sesso

Si tenti di salvar.

Filinda                         Siamo costanti, è vero.

Eurisa                    Ma questo è un torto espresso!

Cor. Fil. Eur.         L’onor del nostro sesso

Si tenti di salvar.

Scena 12a.

Detti e Montano.

Montano                    Batto. Batto! sospendi

Di nulla palesar. Sono i pastori

Del lor fatto pentiti;

Nè voglion con le donne aver più liti.

Batto                          Or più a tempo non siamo.

Mont. Alc. Silv.                                                       Ah, Batto, taci !

Cor. Fil. Eur.        Ah taci, per pietà !

Batto                                               La cosa è fatta.

L’oracolo ha parlato in chiaro metro

E voce degli Dei non torna indietro.

Corilla                Dimmi, son io costante?

Fili. Eur.       Confidalo anche a noi.

Batto                 Oh sciocche, chi lo sa meglio di voi!

             Sulla piazza al novo sole

V’adunate tutti quanti.

Là, chi sono le costanti

Fra le ninfe, si dirà.

Cor. Fil. Eur.            E se v’è chi non lo sia,

     Di costei che seguirà?

Batto                         Per comando di Diana

     La ghirlanda lascerà.

Alcindo               Destino nemico!

Silvandro                                       Che imbroglio,

Montano                                                                 Che intrico

a tre                        È questo per me!

Corilla                    Costanti noi siamo !

Filinda                    Noi siamo sincere!

Cor. Fil. Eur.             Per voi da temere

        Nïente non c’è!

Silvandro                    Eh, non m’importa niente,

   Vada come si vuole,

   Domani, al novo sole,

   Di tutto riderò!

Mont. Alci.           Ah, in simile frangente,

   Ci va del nostro onore,

   E rider non si può!

Corilla                          Temerario, io giuro al cielo,

   Proverai la mia vendetta.

Montano                      Ah, perdona, o mia diletta.

   Io mancai per compagnia.

   So che feci una pazzia.

   E mai più non la farò.

Corilla                          Proverai la mia vendetta,

   Una furia ognor sarò.

   Pastore audace,

   Senti, una Furia

   Come l’ingiuria

   Sa vendicar!

Montano                     Ah, datti pace;

   No, non lo far!

Corilla                        Io ti dirò: - Mio core

   Moro per te d’amore

   Caro, non posso più!

Montano                     Oh cara pastorella!

   Vendetta così bella

   Trovata mai non fu!

Corilla                         Allora in un momento

   Io cambierò talento;

   E ti dirò così: -

   Insolente, mal creato,

   Vanne via, tu m’hai seccato

   Non ti posso sopportar! -

Montano                     Ah, perdono!

Corilla                                               Ascolta ancora.

Montano               Che dirai?

Corilla                                    Dirò così:

- Oggetto amato

Degli occhi miei,

Solo il mio bene,

Caro, tu sei.

Fino alla morte

T’adorerò!

Montano                   Che bella sorte!

Che bel contento !

Corilla                       Ma in quel momento

Mi cambierò.

Montano                   Ahimè! cosa farai?

Corilla                      Cento pastor vedrai

A me venire appresso.

Con tutti a dir lo stesso

Allora io tornerò.

Montano                   La rabbia mi divora

Pensando a un tal martir.

Mont. Cor.               Ah mille volte allora

Mont. Cor. (a due)  Mi sentirò morir!

Ti sentirai morir!

Corilla                        Con una parolaccia

Io ti farò scappar.

Con una parolina

Io ti farò restar.

Talora un’occhiataccia,

Talora un’occhiatina

E così

Su e giù

Chiamato e poi respinto,

Da questo labirinto

Non uscirai mai più!

Montano                    Crudelaccia, che strano tormento

Corilla                   La vendetta così si farà.

Montano               Lionessa! m’ascolta un momento.

Corilla                   Non t’ascolto.

Montano                                   Tigraccia, vien’ qua.

Corilla                   Non sperare nè, amor nè pietà.

Mont. Alc.                 Belle ninfe innamorate,

Perdonate:

Noi così non v’offendiamo,

Noi cerchiamo

Di saper la verità.

Corilla                        Crudeli, oh Dio, sentite

Non fate questo eccesso.

Abbiam nel volto espresso

Come nel cor si sta.

      Un sospiretto languido,

Un’occhiatina tenera,

Più chiaro che l’oracolo,

Se la sapete intendere.

Il tutto vi dirà.

Mont. Alc. Silv.        Non, non vogliam più credere!

Il tutto dall’oracolo,

Il tutto, si saprà!

Scena ....

Pastorelle che ballano.

Corilla                    In amor chi vuol costanza

Non si dolga ogni momento:

Ma secondi ognor quel vento

Che ci viene a trasportar.

Se vacilla la speranza

Mostri zelo, e soffra, o taccia.

Tornerà poi la bonaccia

Che c’inviti a riamar.

In amor, ecc.

Amiche pastorelle, i vostri balli

Sospendete per poco. Io sono stanca

Di guidarli col canto.

Riposiamoci alquanto. Anco i piaceri [11]

Somiglian la fatica: [12]

Ritornan più soavi e grazïosi

Dopo brevi riposi. Ah no, che stato,

Più del nostro, beato

In terra non si dà. Mille pastori

Covan per noi nel seno

Mille felici amori. Al tempo antico [13]

Eran gli amori eterni. Oh sciocchi tempi!

Or noi da questo a quello

Passiam di giorno in giorno;

Ma poi facciam ritorno

Mai sempre al più gradito ed al più bello.

Così la rondinella

Vola, di lido in lido,

Ma sempre al dolce nido

Tornar si vede ancor.

I pastori per altro

Tardan troppo a venire. Omai la sera

Veggo scender dai monti. Un grande affare

Convien che li trattenga.

Oibò, oibò, chè, se le donne il sanno,

In mille pezzi poi mi sbraneranno.

Batto                    In somma così va: fate gran chiasso

Cicalando tra voi, ma nel cimento

Voi siete come i topi

E niun vuol esser quello

Che poi metta alla gatta il campanello.

Montano, parla tu.

Montano           Eh alfine che sarà? Mi coprirò

Il viso col cappello, e parlerò.

Sappia la nostra Dea,

Che noi tutti pastori innamorati

Ci troviam dalle donne ognor burlati.

Or vogliam che palesi

Sieno a tutti gli amanti

Le ninfe che in amor sono incostanti.

E vogliam che ciascuna un segno porti

Onde, nota al di fuori,

Ingannar più non possa altri pastori.

Quando la donne

Questo sapranno,

Ci serberanno,

Fede in amor

Mont., Silv., Alc.        E noi contenti

Fra i nostri armenti

Ci fideremo

Sempre di lor.

Batto                           Rimango stordito

Non so dove sia,

Che strana pazzia

È questa ch’io sento?

Cercando il tormento

Apposta si va.

      Pensateci bene,

Dormiteci sopra.

Se avvien che si scopra

Quel mal che cercate,

Pensate, badate

Di voi che sarà

Coro                                               Ascolta, ecc.

Batto                           Ebben, quand’è così, tosto me ’n vado

A consultar la Dea

Per te son tutto amore

Son tutto fedeltà.

Eurisa                         Temerario, insolente,

Non me no importa niente.

Vattene via di qua.

Alcindo                       Filinda amata,

Non tanto in collera

So che all’amante

Tu sei costante,

Non ti sdegnar!

Filinda                        Pastor villano,

Stammi lontano,

Non mi seccar!

Mont., Silv., Alc.      Belle ninfe, perdonate!

Eur., Fil.                   Traditori, andate, andate!

Mont., Silv., Alc.      Noi così, non v’offendiamo

Sol cerchiam la verità

Eurisa Filinda           Traditori, andate, andate

Sì, ciascun si pentirà!

Montano, Silvandro. (burlando con ironia)

Belle ninfe innamorate,

Perdonate!

Noi così non v’offendiamo;

Sol cerchiamo

Di saper la verità!

Coril. (con passione) Crudeli, oh Dio, sentite;

Non fate questo eccesso.

Ah, che nel volto espresso

Il cor si vederà!

(con tenerezza graziosa) Un sospiretto languido,

Un’occhiatina tenera,

Se la sapete intendere,

Il tutto vi dirà.

Mont. (burlando con ironia)  Belle ninfe innamorate,

Perdonate!

Filinda Eurisa (con collera) Traditori, andate, andate!

Silv. Alc. (burlando con  ironia)  Noi così non v’offendiamo

Sol cerchiamo

Di saper la verità!

Cor. Eur. Fil. (con collera)   Traditori, andate, andate

Del mal gioco che ci fate,

Sì, ciascun si pentirà!   (Partono).

Scena 4a

Montano, Silvandro, Alcindo.

Silvandro                   Ohimè, compagni miei,

Noi l’abbiam fatta brutta!

Montano                                                          Oh brutta, affè

     Le donne che son furbe e curïose

Si stavano in aguato.

Montano                   Ohimè, compagni miei,

Noi l’abbiam fatta brutta !

Silvandro                  Oh brutta, in verità! quelle furbette

Si stavano in aguato.

Alcindo                      Or tutto sarà noto al vicinato!

Affè, noi stiamo freschi!

Montano                                                    Io, che sì franco

Parlai, per tutti noi,

Sto più fresco di voi! Se mai Corilla

Mi può aver nelle mani

È donna da stracciarmi a brani a brani.

Alcindo                     Ah, di noi che sarà?

Montano                                                  Tutte le donne

Saran meco sdegnate;

Mi pento assai di averle corrucciate.

Alcindo                       Ah ben m’ avveggo adesso,

Che femmo una pazzia!

Silvandro                                                   Sia maledetto

Il momento che venne

In capo dei pastor questa sciocchezza!

Alcindo                      Io tirato ci fui colla cavezza.

Or punito sarò.

Montano                                         Pazzi che siamo!

Perdemmo la fanciulla:

E, per troppo voler, non abbiam nulla!

Alcindo                      Ma pur qui ci bisogna

Pigliar qualche partito.

Silvandro                   Io per me son confuso.

Montano                                                      Io son stordito.

Mont. Silv. Alc.     Più non so come risolvere!

 (a tre)                    Io mi trovo in brutto intrico.

Parla, pensa, dimmi, amico,

E che cosa abbian da far?

Montano                     Se le donne noi lasciamo,

Non potremo più campar!

Silvandro                    Se le donne noi cerchiamo,

Ci faremo corbellar.

Mont. Silv. Alc.         Eh coraggio! andiamo, andiamo!

Non si può più farne senza,

Qui conviene aver pazienza

O di bere o d’affogar.

Montano                    Ohimè, compagni miei,

Noi l’abbiam fatta brutta!

Silvandro                   Oh brutta, in verità! quelle furbette [14]

Si stavano in aguato;

E nessuno di noi non v’ha badato.

Alcindo                       Or tutto il vicinato

Saprà quel che seguì.

Montano                                                  Tutte le donne

Saran meco sdegnate.

Mi pento, affè, d’averle corrucciate.

Io che parlai per tutti

Sto più fresco di voi.

Ah, se Corilla mi può aver tra le mani,

È donna da stracciarmi a brani a brani.

Alcindo                        E di noi che sarà?

Silvandro                                                  Sia maladetto

Quel momento che venne

In capo dei pastor questa sciocchezza!

Montano               Io tirato ci fui colla cavezza.

Silvandro                    Oh pazzi che noi siamo

Perdemmo la fanciulla

E, per troppo voler, non abbiam nulla.

Ma non ci sarà male.

La donna è un animale

Che passa in un momento

Dai graffi alle carezze.

Alcindo                                                      E che facciamo?

Silvandro              A ritrovarle andiamo.

Montano                                                Ah no, non fate

Noi sarem ricevuti a bastonate!

Silvandro                    Eh, che cosa importa a noi!

Andiam pure arditi e franchi.

Il coraggio a noi non manchi

E vedrem quel che san far.

Alcindo                       Sì, compagni, andiamo, andiamo!

Montano             No, compagni, non facciamo!

Alcindo                Se le donne son pregate,

     Si ritornano a placar.

Montano             E se sono bastonate,

     Che ci facciano scappar?

Silv. Mont. Alc.         Eh, che cosa., ecc.

Montano             Noi l’abbiam fatta brutta

    Oh brutta, in verità!

Alcindo                                                 Quelle furbette

      Si stavano in aguato.

Montano             E nessuno di noi non v’ha badato.

Alcindo                     Ah, ohe sarà di noi?

Montano             Io che parlai per tutti

      Sto più fresco di voi.

Silvandro                                            Quelle cicale

     Ogni cosa a quest’ora avran narrato

A tutto il vicinato.

Montano                                            Anche Corilla

Ora tutto saprà.

Alcindo                                            Che abbian da fare?

Silvandro            Io per me [15] non saprei ....

     Eh andiamole a trovare !

Montano                                                     Ah no, non fate:

Io sarei ricevuto a bastonate.

Alcindo                 Che risolver non so.

Montano                                              Io son confuso.

Silvandro              Io non so che mi dir. [16]

Montano                                               Sia maledetto

Quel momento che venne

In capo dei pastor questa sciocchezza!

Alcindo                     Io tirato ci fui colla cavezza.

Silvandro                 Oh pazzi che noi siamo!

Perdemmo la fanciulla;

E, per troppo voler, non abbiam nulla. [17]

Montano                     Eh, che cosa importa a noi,

Donne mai non mancheranno

E le furbe impareranno

I pastori a corbellar!

Silvandro                   Sì, Montano, è vero, è vero.

Andiam pure arditi e franchi.

Il coraggio a noi non manchi,

E vedrem quel che san far.

Alcindo                       Se le ninfe son costanti,

Questa prova non le offende

Ma, se sdegno in lor s’accende,

Più ci fanno dubitar.

Alcindo                    Su quella mano [18]

Che più mia non sarà permetti almeno

Che, imprima il labbro mio .... [19]

Cle. [20]                      Taci mio ben : più non resisto. Addio

             Caro, nel dirti addio

Sento spezzarmi il core

Comprendi il mio dolore,

Abbi di me pietà.

             Ah mi si spezza il core,

Caro, nel dirti addio

             Caro, nel dirti addio

Ah mi spezza il core

Il barbaro dolore

Alfin m’ucciderà. [21]

          Ferma.... deh vanne, oh Dio

Caro, nel dirti addio

Sento s[pezzarmi]

          Da questo pianto mio [22]

Comprendi il mio dolore

Se mi vedessi il core,

Io ti farei pietà.

             Vanne, mio bene, oh Dio

Sento che il mio valore

Resister non potrà.

 

Note

___________________________

 

[1] Prima: Che cosa sarà? Poi cancellato, e riscritto, sotto, il verso che è nel testo.

[2] Prima: Coi trasporti. Poi cancellato, e corretto sopra, come è nel testo.

[3] A pag. 19 si ha, in alto, questa redazione: Hai ragion, mia Corilla. Oh, se n’è andata! - Oh poveretto me ! - Più rimedio non c’è. Sia maladetto - Quel momento che venne - In capo de’ pastor questa sciocchezza: - Io tirato ci fui per la cavezza. - Qui attacca col seguito del testo. In alto della pag. 19 a destra, un’antica numerazione in inchiostro, 3.

[4] Innanzi a questo verso era scritto: Ma chi viene di qua? Poi fu cancellato.

[5] ruzzo: capriccio, voglia amorosa (ndr)

[6] Qui termina la pag. 20. In carattere minuto vi si legge in calce 1770.

[7] Aveva scritto: Or tutto il vicinato - Saprà quel che seguì. Poi cancellò, dopo tutto, e corresse come è nel testo.

[8] Dopo la cancellatura d’un verso detto da Alcindo e della indicazione SILV.

[9] Do le varianti della pag. 23 (foglietto a sè la 24 è bianca): Tutte le donne .... Chi corre scapigliata, Chi s’arma .... Altra graffia gli amanti, altra gli addenta. S’aggirano i bastoni. La pagina suddetta contiene da Tutte le donne a non posso parlar.

[10] Fu cancellato: ALC. Chi può salvar si salvi, e attribuito a SILV. il v. Già sento le sassate che seguiva quello; per poi ridare ad ALC. Chi può salvar si salvi, come è nel testo.

[11] Prima: il piacere. Poi cancellato, e corretto, sopra, come è nel tento.

[12] Verso aggiunto con la correzione del precedente.

[13] Prima: Mille felici amori. Or questo or quello - Scelghiam di giorno in giorno. - Al par di questi monti - Volean pii amori eterni. Poi cancellato, e proseguito come è nel testo.

[14] Prima: daddovero! Le. Poi cancellato, e scrittovi, sopra e accanto, come è nel testo.

[15] per me fu aggiunto, con segno d’inserzione, sopra la riga.

[16] Continuava: Pazzia che [femmo]. Poi cancellato.

[17] Proseguiva: Eh che cosa import[a]. Poi cancellato.

[18] In Ambros., VIII, 13, pag. 44. Abbozzo dietro pagine in prosa.

[19] Cancellato con lieve frego il v. L’ultimo bacio, e poi ti lascio. Addio.

[20] Così il ma.; forse per Clelia; nome che abbiam visto avere poi il P. mutato in Corilla.

[21] Seguiva : Vanne .... t’arresta.... oh Dio! - Per me non v’è pietà. Poi cancellato.

[22] Seguiva: Dopo il funesto addio. Poi cancellato.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2006