LA  LOMBARDIA NEL  SECOLO  XVII

RAGIONAMENTI

DI

CESARE CANTÙ

 

 

 

 

MILANO, 1854

A SPESE DEGLI EDITORI VOLPATO E COMP.

Contrada del Zenzuino N. 529

 

La presente opera è posta sotto la salvaguardia delle leggi

essendosi adempiuto quanto esse prescrivono

Tipografia Lombardi

Edizione di riferimento:

Cesare Cantù, La Lombardia nel secolo XVII, ragionamenti, editori Volpati e C., Milano 1854 A SPESE DEGLI EDITORI VOLPATO E COMP. Contrada del Zenzuino N. 529, Tipografia Lombardi.

[Parte Prima]

Appendice A

Instrutione succinta data dal Signor Vicario di Provisione, Conservatori

del Patrimonio, et Aggiunti al Padre Frà Felice Casati Cappuccino,

oratore della città di Milano destinato alla Maestà del re nostro Sigore.

(Il Casati è quel desso che figura nel Lazzaretto).

Subito giunto in Corte cattolica, procurerà il Padre di far capo immediatamente ai Piedi Reali, et quivi rappresentare il miserabile stato pubblico et privato, la sviscerata devozione et fedeltà di questi popoli, allargandosi più che sia possibile nella giustizia et necessità del rimedio, e procurando di muovere la clemenza Reale a compatire e provvedere a tanti mali. Il primo negotio sarà quello degli alloggiamenti militari, poiché urgendo con la stagione dell’inverno il quartiere dell’esercito, è necessario prevenire col rimedio opportuno la gravezza del male. Dopo avere accennato tutto ciò che in questo particolare se le è detto, supplicherà la confirmatione et innovatione degli ordini concessi al cavaliere Carlo Visconti: insisterà nella verità pur troppo notoria che niuno degli ordini è stato eseguito, anzi che, come se in contrario si avessero da interpretare, sono accresciuti i disordini e le novità. Esebirà li sentimenti dolorosi di questi popoli per questa inobbidienza, da cui sono costretti argomentare, che ovvero S. M. non sappia le miserie, o sapendole non le possi provvedere per la ripugnanza de’ Ministri, ai quali spetti tale esecutione: procurerà principalmente che segua la riforma, di maniera che niun Terzo reggimento sia minore di tremila soldati, niuna compagnia di fanti minore di duecento soldati, niuna di cavalleria minore di cento, riformandosi tutti gli altri officiali, e spetialmente riducendosi al numero ordinario di due Tenenti di Mastro di campo generale, che ora sono più di dieci, premendo in questo punto. come essentialissimo, giustissimo, et di gran servigio a S. M. et à populi; et in questo particolare ricercherà dalle mani di S. M. la riforma nella maniera suddetta successivamente che et al soldato et agli Ufficiali, che resteranno in piedi non si dia più di due terzi di paga, che le somministrerebbe S. M. se da essa ricevessero la paga nel che oltre la convenienza, et la giustizia del Supplicato, addurrà ancora quanto sia duro et sregolato, che mentre tutte le sorti di persone servono a S. M. con il suo proprio, e mentre sopra ogni cosa si è imposto arbitrio, i soli ufficiali da guerra pretendono et vogliono il doppio di ciò, che loro viene, mentre suppongono dal solo prezzo della gloria, et dal servigio di S. M. degno il spargimento dei sudori, et del sangue loro. Spontata questa prima negotiatione, rimettere i dispacci per corriere a posta, se saranno tali et così dispositivi, che bastino a mortificare i disordini militari, poiichè ogni dilatione di hore, non che di giorni, riusciria dispendiosa troppo, et troppo mortale allo stato.

Si accingerà immediatamente alla seconda negotiatione della diminutione dei tributi et dei carichi, impugnandoli con ragioni allegate, et premendo che almeno quelli introdotti dal signor marchese di Leganes siano aboliti, sì per essere eccessivi, indebiti e sproportionati alla divotione et alla forza e pe’ popoli, come per esser quelli che rendono di maniera deboli et inesigibili li primi dacii, e che hanno di maniera inrarito [1] gli habitatori, che l’utilità loro è senza paragone minore del danno effettivo, che hanno apportato alto esattioni camerali e pubbliche: nè trattanto lascerà di ripigliare, caso che non sia riuscita favorevole, e di proseguire se ancora non fosse decisa, la pretentione del presidio di Vercelli; l’agente Cassina la averà incamminata, et le significherà in qual stato si trovi, acciò la P. V. in tutti i stati possa esagerare l’ingiustizia et la novità di questo aggravio, quanto sia odioso allo Stato l’aver da portare il peso altrui, e l’aver peggio trattati i sudditi naturali, che gli acquistati. Starà sempre attenta ai motivi, che dal restante dello Stato potessero farsi, o in materia d’alloggiar nella città di Milano, o circa il farla contribuire, o intorno i pagamenti dell’egualianza, e a tutti si opporrà col solito valore, e con le ragioni contenute nelle scritture già consignate e che se li consignaranno, e procurarà che dette pretentioni si agitino e rimettino ai tribunali soliti di giustizia, dove la città abbi campo di dedurre le sue ragioni, e da somministrare le opportune informationi. Gli altri negotii contenuti nelle istrutioni delle compagnie della guardia, del barigello, dei cingani [2] et altri, anelerà trattando et avvantaggiando con quelli officii, che stimerà più a proposito perchè venghino risolutamente, et immediatamente rimediati. In tutte le occasioni di vacanze d’officii e beneficii procurarà V. P. che i Milanesi restino preferiti con quei motivi, che ella saprà addure e che noi volentieri rimettiamo alla prudenza sua: riccorrerà con la dovuta confidenza in tutte le occasioni dal signor Reggente Marchese Cusano, rappresentandole il molto, che nell’autorità e protetione d’esso Signore confida la Città: le lettere di credenza, che a V. P. si consigneranno, potrà ella presentarle a quei soggetti che stimerà opportuni, lasciandoli a tal effetto la mansione da compiersi: il resto si rimette a quanto di mano in mano verrà a V. P. scritto, pregandola in estremo a volerci in tutte le occasioni con-solarci con sue lettere, et con i ragguagli de’ suoi negotiati.

Milano, 30 Agosto 1644.

Appendice B

Breve informazione dei disordini, eccessi e misfatti che si commettono

dalla soldotesca nello Stato di Milano, con tal rovina et esterminio

dei popoli, che il signor Oratore rappresenterà alla Corte.

 Contro i comandamenti espressi di S. M. nella maggior parte dello Stato non hanno avuto luogo le caserme, nè si sono guardati gli ordini, ma si è alloggiato senza discrezione, e con viva forza e violenza si entrava nelle case dei particolari, nè han potuto i poveri sudditi, benchè facessero ogni sforzo possibile, accontentare l’ingordigia de’ soldati i quali hanno dissipato et distrutto in poche ore quello che basteria pei molti mesi, gettando a male et grani, et vini, et altre vittuaglie, trattando con pessimi termini di parole e di fatti i patroni per violentargli ad eccessivi et impossibili tributi, et ultimamente seicento Alemanni del regimento del colonello Papenheim, alloggiato in Sonico, Gera et Bugiallo, terre del contado di Como confinanti con la Riva di Chiavenna, di mezzogiorno saccheggiarono dette tre terre, e legarono gli Ufficiali del soldo di S. M., et gli levarono dodicimila scuti, che havevano per dar mezza paga al detto reggimento, et nella restituzione si sono trovati mila ducento scuti meno: nè di questi contenti, il tenente colonello Magni, sotto pretesto di non poter ritenere gli soldati per non esser pagati, voleva mandare di propria autorità gli soldati ad alloggiare nelle altre terre del medesimo contado, con ordine di dargli il soccorso; come pure cpmimciò a mettere in esecutione: delle quali sotto questo colore estorse due mila ducatoni, con ruina et desolatione di quelle terre. Delle contributioni resta in facoltà ed arbitrio de’ colonelli, ufficiali et altri capitani de pretendere et volere in effetto quantità de danari esorbitantissime, et totalmente impossibili, a segno che tale colonello ha estorto sino a trecento scudi per giorno con estirpazione delle terre, siccome ogni capitano vuole sedici, vinti, trenta, quaranta, cinquanta scuti, et più al giorno per la propria persona, et alla rata caminano gli altri ufficiali. Nè di tutto ciò contenti ancora, hanno riscoduto violentemente, ed a viva forza fattosi pagare tante razioni morte, che importavano il doppio più dell’effettivo numero de’ soldati, in modo che per ogni cento soldati effettivi, si trovano duecento razioni et più, il che non meno cade in notabile pregiudizio del servigio di S. M., che in total ruina dello Stato, nè si sono partiti dalle terre e ville, ove occorreva alloggiamento o transito, se prima non hanno conseguito tutto ciò, che volevano. Per il qual effetto non solo vi han levato e bovi e carri, ma condotti prigioni i terrieri, e con bastonate, e con ferite malamente offeso i deputati al reggimento delle medesime terre, saccheggiando ostilmente le case et abbruciando le cassine.

In alcune terre han levato affatto la libertà ai terrieri di vendere e contrattar alcuna sorta di vittuaglie o merci, senza il consenso od intervento loro, non ad altro fine, che per mettere violentemente la mano sopra il danaro.

Si sono battute le strade depredando, spogliando, assassinando apertamente i passeggieri, e levando le vittuaglie, che si conducevano alle città et altri luoghi in modo che quasi in niuna parte si è potuto senza pericolo della roba e della vita camminare, e tant’oltre è arrivata la temerità, che non dubitarono sino sopra le porte delle città stesse commettere simili delitti e misfatti,

Dei reggimenti d’infanteria e cavalleria alemanna gran parte di abbominevole eresia è bruttamente macchiata, e un reggimento in particolare è quasi tutto luterano, in modo che, dopo la perdita della robba et della vita et dell’onore, non mancano ancora pericoli dell’anima istessa. Dal che si vede, che da nemici appena poteva lo Stato ricevere maggior percossa, dosolatione e ruina, non essendosi per li ricorsi fatti ottenuta alcuna sufficente provvisione, nè visto alcun esemplar castigo contro i delinquenti et malfattori, benchè dei misfatti constasse per legittimi processi, che però non è meraviglia se il soldato ha preso maggior baldanza di cumular et moltiplicar eccessi et delitti più atroci; al che si aggiunge il danno della militia formata nel medesimo Stato, il qual danno quanto sia stato grave, da questa fra le altre cose si può comprendere. Prima, che le comunità sono state costrette pagar grosso soldo ai soldati tassati alle loro terre, e mantenergli esenti da tutte le gravezze personali, oltre la spesa e perdita delle armi somministrate più volte a costo delle provincie, che sebbene da principio fu data intentione che non uscirebbe dallo Stato, nondinaeuo è stata mandata fuori, ove, come in esperte et inabile, rimase totalmente distrutta e dissipata. E da qui è avvenuto, che molti terreni per mancamento de homeni rimangono inculti, e molte ville derellite. Onde quando a S. M. piaccia di continuare in essa militia, sarebbe ragionevole che la camera rilevasse lo stato delle spese, che per ciò sono necessarie. Stando dunque tutto ciò, giuntovi poi la perdita di tanti guastadori, bovi e carri consumati nelle guerre, et il mancamento di un terzo e più delle persone, si trova questa Provincia ridotta a termine tale, che non può sostenere i carichi camerali correnti, non che pascere e mantenere poi li eserciti reali, ancorchè venissero con la necessaria provisione del denaro, del quale resta totalmente vuoto et esausto questo Stato, sì nel pubblico, come nel privato per l’infinite estorsioni, et estrationi di esso fatte non solo dagli ufficiali, ma anca da privati soldati, et ormai le private città et le terre dello Stato sono totalmente impegnate, che non bastando le facoltà, nè avendo più entrate da vendere, sono stati forzati costituire redditi sopra l’estimo delle proprie persone, di maniera che, quando ancora cessassero questi tumulti e calamità, non hanno speranza di potersi disimpegnare per lo spatio di moltissimi anni, nè perciò è meraviglia se siano già notabilmenle mancati i traffici, distrutte le arti, e vuotate le Terre di habitatori, causa che una gran parte delle terre restano inculte, e grandemente diminuite le reali entrate.

Appendice C

Estratto di lettera del Vicario di Provvisione

a Fabrizio Bossi, del 15 aprile 1625.

Nello Stato di Milano alloggiano di presente da trenta mila fanti e quattro mila cavalli, oltre che si fa nuova leva di sei altre compagnie: la levata della gente alemanna è stata di quattordici mila pedoni e mille e cinquecento cavalli, tutti compresi sotto tre reggimenti, de’ quali sino adesso sono arrivati circa dieci mille fanti e sei compagnie d’archibuggieri, mischie di diverse nazioni con cavalli piccoli. L’Infanteria è assai bella gente; ma così questa, come la Cavalleria senza disciplina et ubbidienza alcuna, talmente insaziabile et insolente, che per tutto ove alloggia va rubando, distruggendo, saccheggiando ogni cosa, con mali termini anco nell’onore delle donne. Ogni capitano vuole dodici scudi per giorno, il tenente otto, il sergente sei, e gli altri ufficiali alla rata, et quando così prontamente non si è dato loro questo tributo, sono prorotti in grandissimi eccessi, come avvenne il giorno di pasqua nella terra di Besozzo del Ducato di Milano, ove posero a sacco fino alle case de’ nobili, finchè per forza ebbero tutto ciò che pretesero. Negli alloggiamenti di transito tal capitano ha voluto cento scudi in una sera, e quando i consoli, o altri particolari si sono opposti a una tanta rapina, li hanno maltrattati con gravi percosse o ferite mortali, il che tutto ci fa temere di quei disordini et incontri, che di tanta rapacità et violenza si possono congetturare. Nel detto numero di trenta mila tanti vi sono compresi sei mila Svizzeri. Ha S. E. delegato il luogotenente dell’auditore dell’esercito a processare e punire i delinquenti; tuttavia si dubita che quel rimedio gioverà poco, perchè non sogliono quelle barbare nazioni prestare ubbidienza ad altri, fuori che ai Capi loro, i quali negli stessi delitti sono più macchiati e colpevoli. A questo stato sono ridotte le cose dentro lo Stato, di fuori poi si trova egli circondato da due eserciti francesi, l’uno nella Valtellina, e l’altro nel Genovesato: s’aggiunge che lo Stato è anco aggravato d’un terzo per provincia d’infanteria di milizia, il mantenimento della quale è di grandissima spesa allo Stato, così per le paghe, come per le armi che gli deve provvedere, oltre il danno che sente di perdere gli homeni, che attendono alla coltura delle terre.

Appendice D

Nello Scalco di Vittorio Lancellotti vedesi il lusso de’ pranzi signorili d’allora che più non aveano unite le rappresentazioni mitologiche de’ secoli addietro, ma coll’immensità de’ servizj devono fare stupore, anzi stomaco alla semplicità squisita de’ moderni. Per un esempio ne togliamo il

Banchetto fatto a palazzo dell’ illustrissimo signor Cardinale Borghese

all’eccellentissimo signor Duca di Feria quando venne a rendere obbedienza

alta santità di Paolo V per il re Cattolico di Spagna alli 20 di maggio 1607: a quattro piatti.

Primo servizio freddo.

Pasticcio di Galli d’India, in forma d’ Aquila di rilevo, tôcchi d’oro e argento.

Duo archi trionfali di salviette a spinapesce, con colonne scannellate, capitelli sopra, e base sotto, una al pruno piatto, e l’altre all’ultimo piatto, con due statue di zuccaro sotto li detti archi, tenendo una l’arme del Papa, e l’altra l’arme del Re di Spagna, con banderuole, con arme del Papa, del Cardinale Borghese, del Re e del signor Duca di Feria.

Un’Aquila con una testa, delle medeme salviette al secondo piatto con l’arme del Papa in petto.

Due Leoni di pasta di marzapane che combattono insieme, per il primo piatto.

Una Fortuna, delle medesime salviette, con arme del Re di Spagna in petto per il terzo piatto.

Un Drago di pasta di marzapane, con regno e chiavi Pontificie sopra, per il secondo piatto.

Due Orsi, che combattono insieme, con bellissima forza, per terzo piatto.

Un’Aquila della medesima pasta, con regno e chiave come sopra, per l’altro piatto.

Gelatina in forma di monticelli, tempestata d’anime di pignoli, con mascaroni intorno di bianco magnare, tramezzati d’Aquilette fatte di pasta di pistacchiata, tôcchi d’ oro e d’ argento.

Bianco magnare, in forma di Drago, servito con mascaroni intorno di gelatina, tramezzati di dragoncelli fatti di pasta di zuccaro, tocchi d’ oro.

Salami spaccati anitrati a modo di marzapane, tôcchi d’oro, con arme del Papa doppia di pasta di marzapane, e del Re, ficcate in mezzo alli salami, con una corona imperiale sopra, posata sopra bastoncini di pasta reale, in faccia de’ quali erano l’arme del Re, fatte di pasta di zucccaro, profilate d’oro.

Rosoni ripieni di bianco magnare, fatti di pasta di sfoglio, serviti con un festone intorno di pasta eli zuccaro, tûcco d’oro, ed in mezzo una coroncina di zuccaro, dentro la quale era un pomo d’Adamo, con un’arme del Re di Spagna fatta di zuccaro doppia, in stecchi dorati ficcati sopra al pomo d’ Adamo.

Capponi salpimentati, serviti con ale, coda, e collo di pasta di marzapane, con un copertoro sopra di pasta di zuccaro, posato sopra a quattro pattini di pasta di marzapane, con le mani alzate, in modo che sostenchino il copertoro.

Crostate di cucuzzata e pasta reale, agghiacciate, servite con cannelloni confetti sopra, ed Aquilette di zuccaro, tôcche d’oro intorno.

Ova misside, servite sopra una corona imperiale steccata tutta di stecchi di cannella fatta di pasta di ciamhellette, in modo che le ova misside venghino a piovere tutte sopra ed intorno la corona, sotto la quale erano tre cedri conditi, serviti con Aquilette di pasta di marzapane intorno tramezzate di draghini di pasta di zuccaro, tôcchi d’oro ed argento.

Un Drago di butiro, per il primo piatto.

Un Lione simile per il secondo piatto.

Un’ Aquila simile per il terzo piatto.

Un Orso per il quarto piatto.

Sommate, con sapore di visciole sopra, servite in cassette di pasta reale, con un festone intorno al piatto di zuccaro, tôcco d’oro; scaccheggiate di sopra di bocconi tagliati a dadi di pane di Spagna.

Gatti d’india arrosto, lardati di lardelloni di cucuzzata, coperti di fatte di gelatina, fatta in forma di ventresca, in modo che i lardelli apparivano sopra alla zelatina, serviti in Navicelle, con ale, coda e collo di pasta di zuccaro, profilati d’oro.

Capi di latte. Fravole con zuccaro. un piatto per Signore

Primo Servizio caldo.

Capponi bolliti, coperti d’una minestrina di torsi di carciofoli, fettoline di prosciutto e di sommata, torsi di lattaia, polpettine piccoline di vitella, fette di sommata, rossi d’ova, e bocconi d’animelle, con zuppa sotto di biscotti papalini, pilottati prima di butiro.

Animelle fritte, tramezzate di tomaselle fatte di fegato di vitella, servite con fette di pane dorato, e salsa bastarda sopra.

Crostate di capi di latte, fravole e cedro condito, passate, agghiacciate.

Piccioni ripieni tra carne e pelle delli fegatelli, bocconi d’ animella, cervella di vitella, battuto ogni cosa insieme con grasso, medolla, formaggio gratato, e pistacchi, cotti in forno, dorati con rossi d’ ova, serviti con fette di pane di Spagna intorno.

Pulcini arrosto avvolti in rete, poi stufati, con sapore bastardo, tramezzati di morsegli, fatti di fegatelli di polli cotti nella bragia, pasta di marzapane, pignoli, pistacchi, cedro candito, pisto nel mortaro, impastato ogni cosa insieme con rossi d’ova, con poca spezieria, avvolti in rete, cotti in forno, serviti con fette di pane dorato.

Pollanchotte d’India affagianate, servito in navicelle, con copertoro fatto a gelosia di pasta di ciambellette, tempestato di folignati.

Pasticci di vitella intieri ben stagionati, brodosi.

Piccioni bolliti, coperti d’una minestrina di bocconi di animelle, con fettoline di sommata; e poco di salame grattato, con sue erbettine, e brodetto di rossi d’ova, e sugo di limone, con fette di pane sotto, un piatto per Signore.

Sapore verde, con sponga di finocchio, e cedro conditi;

Sparagi, un piatto per Signore.

Melangoli, in tazze, con salviette sotto.

Secondo Servizio.

Teste di vitella senz’ossa, ripiene dell’istesso cervello, vitella battuta, lardo, erbette odorifere, formaggio grattato, bocconi d’animelle, fegatelli di polli, con solita spezieria, bollita avvolta in salviette, poi lardata di lardelli di cucuzzata, servita con una zuppa reale sotto, fatta con fette di pane papalino, petto e pelle di cappone, salame grattato, rossi d’ova duri sgranati, fatte di provature fritte nel butiro, con buon formaggio grattato, servito questo piatto con una corona imperiale sopra.

Piccioni arrosto, con crostata di pan grattato, serviti sopra un rosone di pasta di sfoglio, con suoi vuoti, che vi possa stare un piccione, ed era di vuoti sette per rosone, serviti con una corona di pasta di zuccaro intorno,

Pasticci all’Inglese di vitella, polpettine della medesima, piccioni spolpati, cervella di vitella, animelle, creste, e fegatelli di polli, formaggio Parmigiano grattato, rossi d’ova, fettoline di prosciutto, e di cedro condito, fettoline di tartufoli e prugnoli, torsi di caridofoli, impastato con pasta di marzapane, agghiacciati di zuccaro.

Polpettoni di vitella, ripieni di petto di piccioni, bocconi d’animelle, torsi di carciofoli, grasso di vitella, prugnoli, cimette di sparagi, fettoline di sommata, cotti in piatti reali d’argento, coperti di fette di sommata rossi d’ova, pistacchi verdi, serviti con fette di pane fritto intorno in forma di lardoni.

Podrita di capponi bolliti, torsi di cavoli ripieni cipolle ripiene, ceci bianchi, piselli freschi, carciofoli, schiena di castrato, piccioni bolliti, tartufoli intieri, guancia di porco salata, con sparagi intorno, tramezzati di mezzo testicciole di capretto senz’ossa, dorate fritte, tramezzate di pulcini arrosto.

Sapore di cotogni. Olive. Bianco magnare, in folle reali, un piatto per Signore.

Terzo Servizio.

 Petto di vitella bollita, con fiori ed orbate intorno, Salami, con fiori, ed erbette intorno.

Pasticcietti sfogliati di vitello, bocconi d’animelle. fettoline di prosciutto, di tartufoli, rossi d’ova, grasso di vitella, con sua spezieria, e brodetto di rossi d’ova, con sugo di limone, un pasticcio per Signore.

Capponi arrosto, serviti con un festone intorno di pasta di sfoglio, e fette di pane di Spagna intorno.

Piccioni stufati coperti di prugnoli, con fette di pane sotto, un pane per Signore.

Gelatina, con lancette di petto di cappone sotto, un piatto per Signore.

Quarto Servizio.

Vitella arrosto, servita con vongole intorno, piene di telline tartufolate,

Crostate di ova misside, cucuzzata, e cedro condito.

Zuppe reali, con fette di pane di Spagna, petto di cappone arrosto piccato, sopra fettoline di cedro candito, pistacchi verdii, ova misside, pignoccata, a due ordini, con capi di latte sopra agghiacciate di zuccaro, servite con pasticcetti alla Genovese intorno, con un copertoro sopra a gelosia di pasta di zuccaro, tôcco d’oro.

Frittatone ripieno di ova sbattute con polvere di mostacciuoli, pignoccata acciaccata con coltelli, sopra la prima frittata, fette di pane di Spagna fritte nel butiro, coperte di capi di latte, ed ova misside sopra, con un’altra frittata sopra, e poi l’istesse fette di pane., come per la prima volta, coperta poi con la terza frittata, con butiro assai, tenuta in forno, frezzata tutta di lardoni di cucuzzata, e fette di pane di Spagna, in forma di lardoni intorno.

Secondo Servizio di Credenza.

 Salviette bianche al signor Cardinale, signor Duca, ed Eccellentissimi signori fratelli di S. Santità, una per Signore.

Prugnoli, con fette di pane sotto. Tartufoli tartufolati, un piatto per Signore.

Carciofoli fritti, in piatti reali.

Torte bianche di bianco magnare, e capo di latte.

Tortiglioni reali ripieni di cotognata, pasta reale, e cucuzzata.

Pasticcietti di pera Fiorentine, con intaglio sopra agghiacciato, uno per Signore.

Latte mole, in bacilotti.

Cartoccini. Parmigiano. Marzolino. Provature fresche. Cialdoncini. Ciambellette in tazze reali, con salviette sotto.

Frappe in bacile reale con banderole, con l’arme di S. Santità, Re di Spagna, Cardinale Borghese, e Duca di Feria.

 

Finiti li frutti si diede l’acqua alle mani, e levata la prima tovaglia, restò l’altra, sopra la quale fu servito:

Cotognata di Portogallo. Cotognata di Bologna. Pistacchi confetti. Pignolini confetti. Pignoli confetti. Finocchio confetto. Canneloni confetti, in tazze reali con salviette sotto.

Cucuzzata. Cedri conditi. Pera di Genova. Persicata di Genova. Marzapanetti alla Sanese. Pizze di pistacchiata, in bacilotti dorati, ciascuno da per sè.

Pagnottine di pane di Spagna, con salviette sotto, con coltelli e forcine; una per Signore.

Note

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[1] inrarito: da raro, diminuire: le difficoltà hanno portato alla diminuzione del numero degli abitanti. ndr.

[2] cingani: zingari. ndr

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Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2011