Pietro Borsieri

 

Le avventure letterarie di un giorno

  

 

Capitolo Ottavo

 

IL TEATRO

 

Risi successu posse carere dolos.

Ovid.

Fallir vidi la frode, e ne sorrisi.

 

– Siamo venuti troppo presto, disse il sig. G. [1]. entrando a tentoni, tanto era moribonda una lumiera posta nel mezzo del vasto proscenio. Ma com’è intitolato il nuovo ballo di cui vedremo la prova?

Runtzvanscad il Giovine, - rispos’io; e un vecchio ballerino che si regge appena in piedi, lo ha composto con l’aiuto di un poeta, nel solito semplicissimo genere

 

eroitragichepicoliricopantomimico.

 

– Quand’è così, disse il sig. P., vedremo comparire come principali attori i cavalli; ovvero vedremo qualche falso bardo che suoni l’arpa, e che levandosi al solito la barba, si mostri d’improvviso un guerriero; oppure una qualche città tutta in brage senza che caschi nemmeno una pietra.

– Che vai tu bestemmiando, - proruppe il compagnone dal buon appetito. - Il ballo non è uno spettacolo? dunque vi vuole spettacolo, non altro che spettacolo, e quale più bello spettacolo che un città arroventata come se fosse di ferro?

– Hai ragione anche tu, - dissi allora ridendo e sogguardando i miei due amici; - ma qui non si veggono comparire né intelligenti, né ballerine… ah le ballerine, le ballerine! Le son pure una curiosa specie di leggiadre mortali, e un bell’argomento ad un tempo di meditazioni filosofiche!

– Oh certo, mi fu risposto, tu sei né più né meno di Socrate, il quale, per ben penetrare l’arcana dottrina della voluttà e dell’amore, non faceva altro che ragionarne con Aspasia, con Diottima e persino con Teodota! Ma qui bisogna aspettare almeno mezza ora, e noi morremo di noja. Andiamocene.

– No, fermatevi, - disse il sig. G. - Siete qui per vedere una prova? Ebbene, io ne farò una, sino a che restiamo soli. Osservate come si fa a divertirvi.

Appena pronunciate queste parole, l’amico, sormontando velocissimamente ogni riparo, si lancia dall’orchestra sul palcoscenico: indi, trattosi di tasca uno scartafaccio, l’accosta al lume, e ne indirizza dall’alto un’apostrofe simile alla seguente:

– Nobilissima udienza di tre persone che onorate il teatro della Scala, io poeta ed attore ad un tempo m’accingo a produrre su queste illustri scene una mia drammatica rappresentazione, l’argomento della quale sarà un famoso articolo dello Spettatore, giornale Italo-Straniero, in biasimo della signora baronessa di Staël...

– Come, come? disse il buon compagnone; avete fatto un dramma sentimentale sullo stesso soggetto di quell’articolo che è un capo d’opera? Ci ho proprio gusto; sentendo il dramma, capirò meglio l’articolo quando lo leggerò.

– Caro amico, disse il sig. G., non s’interrompono gli autori quando leggono. Questa spettacolosa rappresentazione porta dunque lo stesso titolo dato dal giornalista all’articolo, cioè

 

La Gloria Italiana Vendicata, ec.

 

– Oh bello, bello! - proruppe di nuovo l’anima buona del compagnone. - Questo pare il titolo d’un poema epico, come chi dicesse l’Italia liberata del Trissino, l’Etruria vendicata, ec. ec.: bello, bello!

– Amico, se tu non taci, - continuò l’Attore-Poeta, - chiamo la guardia e ti fo riporre in camerino. Non sai che ora si usano i titoloni grandi, e le opere piccoline? Lasciami dunque proseguire.

 

LA GLORIA ITALIANA VENDICATA

DALLE IMPUTAZIONI DELLA SIGNORA BARONESSA

DI STAËL-HOLSTEIN.

 

FARSA IN TRE SCENE

 

Personaggi:

L’estensore dello Spettatore;

un francese che parla italiano;

io, che farò il Coro come nelle Tragedie Greche;

Altri personaggi non so quali, da crearsi all’opportunità come usano i poeti».

 

Ora che conoscete i personaggi leggerò la farsa.

 

SCENA PRIMA

La Scena rappresenta un magazzino di libri. L’Estensore siede

allo scrittojo, ed ha intorno sparsi per terra una trentina di giornali

stranieri, parte chiusi parte aperti, ed altri libri confusi insieme.

(L’Estensore guarda un manoscritto, e parlando, naturalmente,

fra sè, fa il seguente breve soliloquio di quattro pagine).

 

«Finalmente anche il quaderno LVI del nostro giornale è terminato. Ha un bel dire il proprietario dello Spettatore che bisogna far presto e che in stamperia attendono dell'originale.[2] Quando ho tradotto quattr’ore, posso dare dodici pagine d’originale alla mia maniera, e non mi par poco! E mi pare anche che in questo mondo si debba lavorare per vivere e divertirsi e non per ammazzarsi. Ma passiamo un po’ in rassegna i materiali di questo fascicolo. PARTE STRANIERA – art. 1° Viaggio in Norvegia; 2° Sulla paura; 3° Dzjerbicka, aneddoto polacco; 4° Le ventiquattr’ore del giorno sul nostro globo, secondo il meridiano di Londra per dar idea della grandezza della Terra; 5° Potenza che l’Inghilterra trae dalle sue colonie. – PARTE ITALIANA – art. 1° Il camposanto di Verona: 2° Continuazione del saggio di traduzione dell’Odissea… Buoni questi due articoli! Dieci sole righette della mia prosa; e tutto il resto, versi ricopiati per dieci pagine di stampa! Così si fa presto. Art. 3° Relazione intorno a due quadri di Tiziano Vecellio... Anche questo mi costa poco, grazie alla lunga lettera che ho inserita del sig. Stefano Ticozzi: 4° La gloria italiana rivendicata, ec. ec.

«Ah sei qui, sei qui, perla, tesoretto, prodigio del mio bell’ingegno? Avanti, signori letterati che state sepolti nelle vostre stanze a meditare come tanti gufi in un campanile; voi non conoscete il mondo, e nessuno vi cura. Ma io con questo solo articolo guadagno per lo meno cento associati. Guardate un po’ s’io so calcolare? Gli Italiani vogliono dormire ed essere lodati non meno dei loro maggiori; ed io li lodo come i loro maggiori. gl’Italiani inoperosi si lagnano d’essere trascurati dagli stranieri; ed io fingo di non sapere che i pochi recenti grandi uomini dell’Italia, o sono ricettati ospitalmente dagli stranieri, od onorati dalla loro ammirazione; e biasimo gli stranieri, perché, non lodano come fo io que’medesimi italiani che non posso stimare. Volete ancor dippiù? Una donna celebre in Europa viene per la terza volta a soggiornare in Italia, come se ne fosse innamorata. Stampa nel 1809 un bel libro intitolato Corinna, colla manifesta intenzione di onorarci; ed io non curo l’intenzione né il libro, e franco franco vo a ripescare alcune righe in nostro biasimo, scampate da lei sino dall’anno 1799 prima di venire in Italia, e ne fo una pomposa confutazione, come se l’autrice non avesse già confutato se stessa coll’opera sua più recente. Indi esclamo nel mio bell’articolo: Oh Italia, a quai ti mena infami strette il nessuno studio che hanno parecchi de tuoi figli così della tua come della lor fama; e rendo odiosi ai nostri concittadini colla taccia di cattivi Italiani, tutti coloro che, compresi d’altissima stima per questa donna immortale, le sanno grado dell’aver ella cangiato le proprie opinioni sulle cose nostre. E tutto questo, signori miei, non per altro che pel culto che si deve alla verità e dopo aver sospirato (ad arte) ai casi della brillante ed infelice Corinna, e per meglio spegnere la guerra mossa dai trivj contro di noi gloriosissimi traduttori dei Giornali stranieri. Già s’intende da chi ben vede, che simili proteste sono falsissime. Ma basta farle per illudere i meno esperti; e in questo consiste il massimo sapere di un giornalista. Voi altri letterati di coscienza timorata direte, che procedendo in tal guisa s’oltraggia il pubblico, giudicandolo all’oscuro di tutto, e così dolce di sale da potergliela dare ad intendere come ne pare e ne piace. Ma siete in errore. E se taluno verrà a rimproverarmene, potrò sempre rispondere che la Baronessa di Staël non ha dichiarato solennemente di volersi ritrattare; e voi capite benissimo che, per tutte le persone educate e discrete, questa ragione basterà a difendermi. Sarete capaci anche di sostenere che, non dimenticando una colpa già cancellata sulle pagine della giustizia, si viene a confermare gli stranieri nella falsa idea che gli italiani sieno minutamente vendicativi. Ma io, servendomi del frasario di moda, risponderò che l’essere vendicativo per la carità della patria è sempre virtù. Così pure, voi che perdete le notti studiando, e sapete quanti uomini celebri contino nel presente periodo l’Istituto di Francia, l’Accademia di Londra, le Università di Edimburgo, di Cambridge e d’Oxford, le città di Weimar e di Berlino, e le Università di Gottinga e di Jena con varie altre della Germania, non osereste sostenere che noi non la cediamo a nessuno? Poveri innocenti! Io all’opposto provo che in questi bei giorni in cui noi mangiamo e passeggiamo allegramente, le scienze tutte fioriscono in Italia, e cito i nomi del Vallisnieri, dello Spallanzani, del Beccaria, dello Stellini, del Lagrange, del Metastasio, del Parini, dell’Alfieri, che grazie al cielo son tutti morti. E così questa specie di coscrizione fatta all’altro mondo, ha ingrossato una mia lista di cinque nomi d’uomini grandi italiani ora viventi, ed potuto contrapporla alla schiera assai più numerosa dei celebri stranieri che mi son ben guardato di nominare...Ma dove mai mi trasporta la fantasia! Io dimenticava che in stamperia attendono l’originale. E può la gran cosa l’esser poeti! Si fanno dei dialoghi fra sé , che non finiscono mai.»

- Questa è la prima scena. Amici dell’uditorio, state a sentire la seconda, - disse il signor G., e continuò a leggere ciò che segue.

«L’estensore s’avvia alla porta del magazzino, e mentre è per sortire s’incontra nel francese che parla italiano.

 

scena seconda

L’Estensore e il francese.

 

F. Mio signore, siete voi il redattore dello Spettatore?

E. Io per servirla.

F. Incantato di vedervi e di conoscervi. Voi forse indovinate la causa per cui ho l’onore di rendervi visita.

E. L’onore è il mio, s’immagini; ma la causa non saprei indovinarla.

F. Datevi la pena d’ascoltarmi e la saprete. Il vostro giornale è quasi tutto una traduzione d’articoli stranieri. Questo è il meglio che possiate fare. Sarete letto da molto mondo, farete circolare fra gli Italiani molte buone idee, e nel tempo stesso onorerete la mia patria e le altre nazioni colle vostre traduzioni. Io vengo in nome di tutte a testimoniarvene la riconoscenza.

E. So bene che mi burla vossignoria! Non conta Ella per nulla l’Appendice italiana?

F. Sì sì, è qualche cosa. Ma vedete bene, i vostri articoli di Teatro fanno pietà! Perdonate, Signore, non si può dissimularlo; noi eravamo avvezzi a Geoffroi. Quei lunghi tratti di poesia che riportate saranno bellissimi, ma infine un giornale non deve essere la seconda edizione dei libri che annunzia. Tutto il mondo poi dice che la Parte Straniera è la migliore.

E. Oh non son io d’una tale opinione; e in questo fascicolo appunto c’è un lungo articolo contra gli ammiratori degli stranieri, e contra madama di Staël.

F. La Baronessa di Staël, sapete voi, è una donna d’immenso credito e di gran genio. Non vi consiglio d’immischiarvene. Ma se volete farlo, studiate il Journal de l’Empire. Voi vi troverete un modello eccellente d’invettive contro di lei ben false, e bene spiritose. Ma alla fine questo in Francia fa sorridere un momento e nulla dippiù.

E. Eh ci vuol altro che spirito e che sorrisi; io difendo generosamente la gloria italiana.

F. Buon Dio! che dite voi? La Baronessa di Staël è censurata fra noi, perché ha lodato troppo gl’Italiani, e voi potete lagnarvene?

E. Si certo: ella ha detto che noi siamo vendicativi, immorali, torpidi...

F. Permettete, signore, ch’io prenda da questo scaffale un volume della Corinna? Io l’apro a caso, e vi rispondo colle stesse sue parole:

 

"Le italiens ont de la sincérité; de la fidélité dans les rélations privées. L’intérêt, l’ambition exercent un grand empire sur eux (come su tutti gli uomini), mais non l’orgueil ou la vanité; les distinctions de rang y font très-peu d’impression; il n’y a point de société, point de salon, point de mode, point de petits moyens journaliers de faire effet en détail. Ces sources habituelles de dissimulation et d’envie n’existent point chez eux; quand ils trompent leurs ennemis et leurs concurrents, c’est parce qu’ils se considèrent avec eux en état de guerre; mais en paix ils ont du naturel et de la vérité..." Volto quattro pagine, signor mio, e leggo ancora... "malgré tout ce qu’on a dit de la perfidie des italiens, je soutiens que c’est un des pays du monde où il y a le plus de bonhomie[3] . Cette bonhomie est telle dans tout ce qui tient à la vanité, que, bien que ce pays soit celui, dont les étrangers ayent dit le plus de mal, il n’en est point où ils rencontrent un accueil aussi bienveillant. On reproche aux Italiens trop de penchant à la flatterie: mais il faut aussi convenir que la plus part du temps ce n’est point par calcul; mais seulement par désir de plaire qu’ils prodiguent leurs douces expressions inspirées par une obligeance veritable. Ces expressions ne sont point démenties par la conduite habituelle de la vie... les gens du peuple seul ont encore conservé la coutume des coups de poignard... et les étrangers reprochent avec amertume à cette nation les torts des nations vaincues et déchirées." [4]

 

E. Passiamola in questo: ma come scusare la Baronessa dell’asserzione che non abbiamo romanzi, perché i nostri costumi sono licenziosi, e i nostri cuori non sentono? "Belle ed appassionate Italiane, a voi s’appartiene il risponderle!" Non sono dunque romanzi "i ben cento volumi delle nostre novelle?"

F. Amico mio, voi tutti vi lagnate del serventismo, cioè d’un secondo matrimonio che corrompe il primo. Ma pure anche su questo leggo la Corinna a pag. 269 del primo volume, e vi rispondo.

 

"Les vertus domestiques font en Angleterre la gloire et le bonheur des femmes; mais il y a des pays où l’amour subsiste hors des liens sacrés du mariage; parmi ces pays, celui de tous où le bonheur des femmes est le plus ménagé, c’est l’Italie.

Les hommes s’y sont fait une morale pour des rapports hors de la morale; mais du moins ont-ils été justes et généreux dans le partage des devoirs; ils se sont considérés eux mêmes comme plus coupables que les femmes; quand ils brisaient les liens de l’amour, parce que les femmes avaient fait plus de sacrifices, et perdaient d’avantage; ils ont pensé que, devant le tribunal du coeur, les plus criminels sont ceux qui font le plus de mal... C’est encore un des contrastes de leur caractère, que la paresse, unie à l’activité la plus infatigable; ce sont en tout des hommes qu’il faut se garder de juger au premier coup d’oeil; car les qualités comme les défauts les plus opposés, se trouvent en eux; si vous les voyez prudents dans tel instant, il se peut que, dans un autre, ils se montrent les plus audacieux des hommes; s’ils sont indolents, c’est peut-être qu’ils se reposent d’avoir agi, ou se préparent pour agir encore... ils ne craignent point la mort quand les passions naturelles commandent de la braver... Il y a des mistères dans le caractère, et l’immagination des italiens, et vous y rencontrez tour à tour des traits inattendus de générosité et d’amitié, ou des preuves sombres et redoutables de haine, et de vengeance...[5] donnez à ces hommes un but et vous les verrez en six mois tout apprendre et conçevoir…L’amour tel qu’il existe en Italie, ne ressemble nullement à l’amour tel que nos écrivains le peignent[6]. Je ne connais qu’un roman, Fiammetta du Bocace, dans lequel on puisse se faire une idée de cette passion décrite avec des couleurs vraiment nationales."[7]

 

Direte voi dunque che Madama di Staël neghi al petto italiano quella intensità e forza di passioni che è egualmente necessaria alle grandi virtù e ai grandi delitti? Direte ch’ella vi contrasti la facoltà di sentire l’amore? È forse una colpa se i vostri Novellieri non hanno saputo dipingere l’amore che come il loro secolo lo presentava?[8]

E. (fra sè). Che seccatore è costui! Mi va recitando tutti quei passi che conosceva ancor io, ma potrebbe ben tacerli per farmi piacere. Ad ogni modo la prego, signor forestiere, di considerare che Madama esalta gli storici inglesi e dice assai male di Sarpi e di Guicciardini, lodati invece da Montaigne, da Popelinière, da Voltaire, da Roscoe, e da Mably. E il nostro Machiavelli che fu il modello del Robertson?... In somma la signora Baronessa parla sempre con grande animosità dell’Italia.

F. Ventre bleu! non ho mai sentito che sia un delitto di lesa nazione il preferire, come dite aver fatto Madama di Staël, i grandi storici inglesi a Guicciardini ed a Sarpi! Questo è soltanto un giudicio dell’intelletto, non una malevolenza del cuore. Ma quanto alla animosità, voi siete in grande errore; e stordisco che un letterato par vostro non si ricordi d’aver letto, nel recente Discorso intorno all’ingiustizia de’ giudizj letterarj italiani, le belle cose che la baronessa ha scritte sui vostri più grandi uomini. Ne volete delle altre? Eccovene:

 

"D’où vient donc que cette nation a été sous les Romains la plus militaire de toutes, la plus jalouse de sa liberté dans les républiques du moyen âge, et, dans le seizième siècle, la plus illustre par les lettres, les sciences et les arts? N’at-elle poursuivi la gloire sous toutes les formes?" [9]

 

E parlando di letteratura:

 

"les étrangers ne connoissent, pour la plus part, que nos poëtes du premier rang, le Dante, Pétrarque, l’Arioste, Guarini, le Tasse, et Métastase; tandis que nous en avons plusieurs autres, tels que Chiabrera, Guidi, Filicaja, Parini, etc., sans compter Sannazar, Politien, etc. qui ont écrite en latin avec génie; et tous réunissent dans leurs vers le coloris à l’harmonie; tous savent, avec plus ou moins de talent, faire entrer les merveilles des beaux arts, et de la nature dans les tableaux représentés par la parole."[10]

 

Volete un elogio di Machiavelli? sentitelo:

 

"Machiavel cependant, bien loin de rien cacher, a fait connaître tous les secrets d’une politique criminelle; et l’on peut voir par lui de quelle terrible connaissance du coeur humain les italiens sont capables."[11]

 

Ne volete pel teatro italiano?

 

La Merope de Maffei, le Saül d’Alfieri, l’Aristodème de Monti, et sur tout le poëme du Dante, bien que cet auteur n’ait point composé de tragédies, me semblent faits pour donner l’idée de ce que pourrait être l’art drammatique en Italie… Alfieri qui, quand il le voulait, excellait dans tous les genres, a fait dans son Saül un superbe usage de la poësie lyrique; on venait d’apprendre la mort d’Alfieri, et c’était un deuil général pour tous les italiens qui voulaient s’énorguellir de leur patrie."

 

Sosterrete voi ch'ella non dia lode ai vostri prosatori?

 

"Vous oubliez, - vi risponde Corinna, - d’abord Machiavel et Bocace, puis Gravina, Filangieri et de nos jours encore Cesarotti, Verri, Bettinelli et tant d’autres enfin, qui savent écrire et penser, etc."[12]

 

Prendete persino che vi si parli di opere recentissime? Posso soddisfarvi anche in questo:

 

Giovanni Pindemonte a publié nouvellement un «Théâtre» dont les sujets sont pris dans l’histoire italienne et c’est une entreprise très-intéressante et très louable. Le nom de Pindemonte est aussi illustré par Ippolito Pindemonte, l’un des poëtes actuels de l’Italie, qui a le plus de charme et de douceur."[13]

 

E per sommar tutto in poche parole, volete il più bell’elogio che si possa dare al genio italiano? Io ve lo leggo:

 

Italie, empire du soleil! Italie maîtresse du monde; Italie, berceau des lettres, je te salue! Combien de fois la race humaine te fut soumise! tributaire de tes armes, de tes beaux-arts et de ton ciel... Rome conquit l’univers par son génie, et fut reine par la liberté. Le caractère romain s’imprima sur le monde, et l’invasion des barbares, en détruisant l’Italie, obscurcit l’univers entier. L’Italie reparut avec les divins trésor que les grecs fugitifs rapportèrent dans son seine; le ciel lui révéla ses lois; l’audace de ses enfants découvrit un nouvel hémisphère; elle fut reine encore par le sceptre de la pensée; mais ce sceptre de lauriers ne fit que des ingrats. (Gli Stranieri!).

 L’immagination lui rendit l’univers qu’elle avait perdu. Les peintres, les poëtes enfantèrent pour elle une terre, un Olimpe, des enfers, des cieux, et le feu qui l’anime, mieux gardé par son génie que par les dieux des païens, ne trouva point dans l’Europe un Prométhée qui le ravît.

 

Se non siete un’anima incontentabile, io non so che possiate domandar di più. Ma parliamoci in confidenza; avete forse qualche motivo di lagnarvi personalmente della baronessa?

E. Potrei averne per una certa mia traduzione della sua opera dell’Allemagna, della quale la signora si è mostrata assai malcontenta. Ma per dirvela schietta, a me non importa più che tanto ch’ella mi lodi o mi biasimi. Sapete bene ch’io non ho tempo da perdere per aspirare alla gloria, e che, compilando un giornale, miro soltanto alla riuscita di un minuto o di un’ora. Mi è parso dunque che attaccando una riputazione così colossale, sotto colore dell’amore di patria, avrei fatto nascere gran rumore, e credo di non essermi ingannato. Sentite, per esempio, un passo del mio articolo in cui mi servo d’un’immagine sull’Italia, che s’incontra frequentemente nella Corinna, e di un’altra immagine che tutti hanno letto nei versi di Monti, amico della signora baronessa. Ella, per dimostrare che tra i ghiacci e le caligini del Nord meglio amarono di errare le Muse che non tra i boschetti di aranci e le eterne fragranze del Mezzogiorno, osò bruttare di fango il peplo della veneranda Italia, e gli splendidi lavori de’ suoi figli disfigurare con mano profana. Che ve ne pare? Questo è un colpo di cannone che sbaraglia l’inimico.

F. Tre volte bravo, tre volte caro signor redattore! Che importa il vero quando è contrario all’intento? Voi amate il successo, ed avete ragione. Se volete passar una giornata con me, faremo una partita di piacere alla campagna.

E. – La segno con tutto il cuore.

 

 

scena terza

il coro poi il guardarobiere del teatro della scala.

 

«Coro. Oh bella città di Milano dalle ampie mura, quante glorie non chiudi nel tuo nobile grembo! Ecco, i magnanimi propugnatori d’Italia sorgono a mille, e la tua fama grandeggia. Ma chi è che viene con un lumicino in mano ad interrompere i trasporti della mia ammirazione? Chi sei?[14]

guard. Oh bella! io sono il Guardarobbiere del teatro; dimanderò piuttosto a voi chi siete, e che fate su questo palco?

coro. Io sono il Coro della tragedia greca, che per diletto degli eruditi del nostro secolo comincio ad introdurmi a cantare anche in una mezza farsa italiana.

guard. Quest'uomo è pazzo! S’ella sta qui ad aspettare, per vedere la prova del Runtzvanscad, può tornarsene a casa. Stassera non si dà la prova. A tutto il corpo di ballo è venuta la podagra, malattia che lo travaglia di spesso. La prima ballerina "ha male al core", e il primo ballerino serio è stato assalito da convulsioni tali, che in vece di batter le ottave, o di piroettare non fa che tirar calci alla luna.

coro. Me ne dispiace. Ma dite, buon uomo, mi potreste voi rendere un servizio?

guard. Mi comandi.

coro. Avreste in guardarobba una qualche statua rappresentante l’Italia? Se me la prestate pel macchinismo della mia farsa, vi farò passare con un Inno all’immortalità, e dippiù vi darò con che bere una bottiglia

guard. La ringrazio. In guardarobba c’è di fatti una vecchia statua di cartone rappresentante l’Italia, che ha fatto la sua comparsa nel ballo Costantino. Ma non è più servibile. Il manto è tutto stracciato, e la corona è in mille pezzi.[15]

coro. Non importa; datemela pure. Io la mostrerò a lume di luna, a gente che abbia le traveggole, e vista da lontano, parrà sempre una "veneranda Italia col peplo" tutto aspro di gemme.

guard. Se così vuole, vado a prenderla».

 

Partito il guardarobiere, l’amico G. recitò questi versi di Dante:

 

O poca nostra nobiltà di sangue!

.    .     .     .     .     .     .     .     .     .

Ben se' tu manto che tosto raccorce,

Sì che se non s’appon di die in die

Lo tempo va d’intorno con le force.

 

E discendendo in platea, unitosi a noi tre, uscimmo tutti di teatro senza aspettare il compiacente guardarobbiere.

 

Note
_______________________________

 

[1] Carlo Gherardini (Calcaterra)

[2] Parola tipografica colla quale gli Stampatori denotano il manoscritto da stamparsi.

[3] Tutti sanno che la bonhomie significa in francese bontà naturale; questa nota sarebbe inutile se la mala fede per trionfare nelle dispute non traesse profitto anche dagli equivoci di parole.

[4] Corinna, vol. I, pag. 266, 270, 271, 245, 263.

[5] Alfieri ha detto in qualche parte delle sue opere che « la pianta uomo nasce più robusta in Italia » che in qualunque altra terra, e che « gli stessi atroci delitti che vi si commettono ne sono una prova »

[6] Queste parole sono in bocca di Corinna, la quale è italiana e parla precisamente de' nostri Scrittori.

[7] V. Cor., Vol. I, pag. 268, 269, 246, 272, 316. In generale leggasi il capitolo VI e VII del primo Volume della Corinna, e si troveranno discusse pro e contro molte quistioni circa i costumi e la letteratura italiana.

[8] Vedi su quest'oggetto quanto si è discorso nell'antecedente capitolo.

[9] pag. 263, Corin. Vol. I.

[10] Cor., Vol. I, pag. 290, 291.

[11] Idem, pa8. 304.

[12] pag. 294, Vol I.

[13] pag. 397, Vol. I.

[14] Il manoscritto del Sig. G... terminava alla parola grandeggia. Il resto lo ha improvvisato, essendo realmente venuto con un lume il Guardarobbiere del Teatro; e lo ha scritto dopo.

[15] Gli storici indicano il trasporto della sede dell'Impero dall'Occidente in Oriente fatto da Costantino, come una fra le principali cause della caduta dell'Impero Romano.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 06 aprile 2004