Pietro Borsieri

 

Le avventure letterarie di un giorno

  

Edizione di riferimento:

manifesti romantici del 1816 e gli scritti principali del «Conciliatore» sul Romanticismo, a cura di Carlo Calcaterra, UTET, Torino 1964, con le note dell'autore. - L'edizione riproduce quella del 19 settembre 1816, senza nome d'autore, pubblicata a Milano, presso Gio. Pietro Giegler, Libraio sulla Corsia dei' Servi n. 603.

 

 

DIALOGO CHE SERVE DI PREFAZIONE

 

Deh sospendi il mio scorno! aprimi, leggi.

                                                                     alfieri.

 

UN LETTORE E IL GALANTUOMO

L. – Ella dunque è il galantuomo che dà consigli a vari scrittori, e che viene a dircelo in istampa?

G. – Io per l’appunto; ne ha forse meraviglia? Un galantuomo è persona rara nel mondo, e mi pare che si possa annunziarlo al pubblico come ogni altra rarità.

L. – Benissimo; ma perché mai intitola il suo libretto Avventure letterarie d’un giorno?

G. – Per due sane ragioni. La prima, perché riferisco in esso non solo i nudi consigli, ma ben anche alcuni incontri letterarii che mi sono occorsi nello stesso giorno; e mi hanno porta occasione di darli a diversi sapienti con barba e senza. La seconda, perché voglio che i pedanti possano dirmi trionfalmente che il titolo pecca di dubbio senso, significando del pari tanto le Avventure di un sol giorno, quanto quelle avvenute in qualunque periodo di tempo già trascorso. Avvertita che avranno una sì profonda avvertenza[1] non sarà forse un bel vederli battersi la fronte, e sospirando e gemendo, esclamare con voce moribonda, che la lingua non è più lingua, che la grammatica è zero, che l’Italia s’innabissa, e la buona letteratura va in perdizione?

L. – Se la cosa sta in questi termini, Ella intraprende a scrivere espressamente per iscriver male, ed è un galantuomo ben singolare. Ma come staremo a giudizio, a urbanità? questa dote non dovrebbe mancarle.

G. – E non mi manca, e possiedo un’urbanità che m’è tutta propria, e consiste nel dire in modo schietto schiettissimo tutto il mio vero. Abbiamo in questa nostra bella e coltissima patria tre giornali letterarii che si assalgono l’un l’altro per rapirsi il privilegio di distribuire, o di togliere la fama a loro talento. Abbiamo ancora qualche recente scrittore, che ha notato l’ingiustizia di certi loro giudizii. Che vuol Ella? mi è parso che si possa insegnare e ai giornalisti e agli scrittori a far meglio l’officio loro, e vengo a pagare il mio obolo con questo scritto.

L. – Si, sì l’intenzione è buona; ma i suoi consigli non avranno autorità. Ella non mi sembra un accademico, nè un grecista, nè un poeta, nè un letterato in somma.

G. – Non fo la professione di letterato ma e che per questo? La letteratura non è altro che l’arte di parlare alla mente ed al cuore degli uomini educati: basta sentire, per poterne giudicare.

L. – Tutto bene; ma i letterati le apporranno l’eccezione d’«incompetenza di giudizio», e la sua «Sentenza» si avrà come per non pronunziata.

G. – Per carità, lasciamo ai forensi le loro distinzioni e le loro eleganze; e se a tutta forza Ella vuole che per iscrivere il vero convenga essere letterato io da questo momento lo sono.

L. – Come? io non l’intendo.

G. – Non è cosa più facile di questa a’ nostri giorni. Conosce Ella Leandro? Or bene in quarant’anni di vita è riuscito a scrivere un articolo di giornale

 

Più breve d’un’epistola laconica

 

eppure egli si chiama ed è creduto letterato! Altri hanno stampato una cinquantina di SCIOLTI ovvero hanno studiato la grammatica greca, e sono letterati! Altri persino hanno stampato il proprio nome in un biglietto da visita, ma tanto e tanto hanno stampato, e sono letterati! Ella può dunque intendere che dal momento che ho disteso questo scrittarello e che lo stampatore ne ha composto le sue tavolette, sono divenuto un letterato ancor io.

L. – In questo senso Ella ha ragione. Ma vediamo or via questo suo scrittarello; in quanti capitoli lo ha diviso?

G. – In nove grandiosi capitoli, e sono: Io – La compra d’un buon libro – La visita – Il caffé – Il passeggio – L’incontro d’un poeta – Il pranzo – Il teatro – e Alcune riflessioni un po’ serie.

L. – Come, come? questi sono capitoli di critica sui giornali e sulla letteratura italiana? che razza d’intitolazioni!

G. – Il nome, signor, mio, non fa la sostanza delle cose: e se leggerà que’ capitoli da capo a fondo, troverà che formano un tutto.

L. – Lo strano libro che vuol esser il suo! ne parlerò a’ miei amici; buono o cattivo che sia, glie ne farò vendere molti esemplari. Ma intanto come si fa ad averne uno?

G. – Si rivolga al Librajo.

L. – Veramente, signor Galantuomo, Ella è molto asciutta nelle sue risposte!

G. – Signore, io non iscrivo, come s’usa oggidì, per fare il mercante. La riverisco.

 

Nota
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[1] Nota bel modo di lingua!

Indice Biblioteca Borsieri, Avventure letterarie d'un giorno  CAPITOLO PRIMO © 2003 - prof. Giuseppe Bonghi - E-mail
Ultimo aggiornamento: 05 aprile 2004