Gio. B. Rampoldi

Sintesi della Scala d’oro

Edizione  elettronica di riferimento:

Vita di Maometto scritta dall’autore Annali Musulmani (Gio. B. Rampoldi); Milano dalla Tipografia di Felice Rusconi contrada di S. Raffaele, N.° 1013 M.DCCCIVCII.

Dalla NOTA 30 del testo di riferimento

[Nota 30] Anno 621. Il preteso viaggio notturno di Maometto dalla Mekka a Gerusalemme, e da questa città al cielo, è uno di quei fatti racconti che maggiormente contribuirono ad estendere l’Islamismo, e perciò credo di non far cosa discara col dare in questa non breve nota un ragguaglio di tutte le principali circostanze che lo accompagnarono, secondo le descrizioni più o meno ampie che ci lasciarono Abu Horeira, Abu Jaafar ed alcuni altri scrittori, ma principalmente Al Bokkari, famoso tradizionista e compilatore del Sonnah, nel quale ridusse tutte le tradizioni sopra questo proposito nella forma di un intero corpo di pandette in un libro intitolato Al Sahih, cioè Il sincero. I più dotti storici però, la di cui autorità deve far legge, considerano il viaggio notturno di Maometto come un sogno, o pure una sua invenzione onde avvalorare il metodo da lui stabilito per far orazione; egli in fatti non rifiutavasi mai di raccontare le circostanze di questo viaggio, quando n’era ricercato, ma non s’azzardò mai a porlo in iscritto.

Soltanto nel capitolo xvii.°, §. i del Korano disse: « Lode a Dio, il quale trasportò in tempo di notte il suo servo dal tempio della Mekka a Gerusalemme. » Ma non volle fare il rimanente della descrizione. Nel capitolo XXI.°, § 45 disse pure; « Io vi direi ciò che ho veduto, e quanto mi è stato rivelato; ma i sordi intendono essi i consigli che loro si danno? ». Vedendo poi che su di ciò non era molto creduto, non volle più oltre scrivere: egli era troppo prudente, e la sola tradizione ci trasmise il viaggio notturno, come una di quelle verità che i Musulmani debbon credere senza esame.

 

Il Sonnah e la maggior parte degli interpreti musulmani non convengono perfettamente tra di loro, quale sia stata la notte, nella quale, avvenne il celeste viaggio di Maometto. Alcuni vogliono che fosse quella dopo il giorno 27 del III. mese chiamato Rabi al ewel, altri la pongono nel vii.° mese chiamato Rajeb, ed altri finalmente in Ramadhan, ch’è il IX.° del loro anno lunare. Quest’ ultima versione sembra che sia la più ricevuta, poichè i Sonniti , i quali sono considerati i più ortodossi, e che formano la setta più numerosa de’ musulmani, celebrano anche oggidì la xxvii.a notte di Ramadhan come una solenne festività, in commemorazione del Meerage Al Nabi, o sia dell’ascensione del Profeta al cielo. Di questa festa io fui spettatore due volte: in Smirne nel 1784 ed al Kairo nel susseguente anno, ed in ambedue quelle città venne celebrata con ricche illuminazioni, con giulivi fuochi, ed esultante tripudio, come pure con abbondanti distribuzioni di elemosine ai poveri.

Fra i teologi musulmani tuttavia si disputa, se il viaggio notturno del loro profeta al cielo sia stato fatto corporalmente, o pure collo spirito soltanto. I più dotti però sostengono che questo viaggio è stato fatto in sogno, o per visione. Essi non sono pure d’accordo intomo al modo col quale il loro profeta vide Iddio. Alcuni vogliono ch’esso mirò il suo Creatore cogli occhi naturali, altri, ch’ei lo vide cogli occhi della mente, e quest’ultima opinione maggiormente prevale a detta di Abu Horeira e di altri gravi autori, i quali la credono una mera visione, sostenendo che Maometto fu trasportato in ispirito al cielo. In qualunque modo i Musulmani credano che ciò sia addivenuto; egli è certo che il viaggio dì Maometto al cielo viene creduto da ogni verace settatore dell’Islamismo; e da molti teologi viene riputato un errore dannevole il negare questo avvenimento, quanto il non credere qualunque articolo inserito nel Korano. A convalidare ciò Al Jannabi ci trasmise le parole del Kaliffo Omar, il quale, predicando un giorno, trasportato dal solito suo zelo, gridò ad alta voce: « Il non credere l’ascensione del Profeta al cielo, è lo stesso che aprire una porta all’incredulità, e a negare nel tempo medesimo la realtà di uno de’ massimi miracoli, e delle più stupende opere dell’Altissimo. »

Ma ecco senza più oltre ritardare, in qual modo il Legislatore degli Arabi eseguì questo viaggio; e ciò secondo la tradizione riportataci dal suddetto Bokhari:

« Giacendo Maometto sul suolo all’aperto aere nella valle posta tra i monti di Safah e di Merwah (Abu Horeira dice in una caverna del monte Hara) nelle vicinanze della Mekka, gli si avvicinò lo spirito di Gabriele , il quale con settanta paia d’ali spiegate era già andato nel paradiso terrestre a prendere una bestia metà cavallo e metà donna, e della quale sempre eransi serviti i profeti per trasportarsi da un luogo all’altro quando dovevano eseguire celeremente qualche divino comando. Questo biforme cavallo per nome Al Borak, cioè il baleno, era di colore argentino; nella sua testa di donna spiccavano due occhi risplendenti come le stelle; aveva due ale che rassomigliavano a quelle di un’aquila, e si moveva con una velocità sorprendente, e soltanto paragonabile al baleno, d’onde ricevette il nome di Borak. Egli d’ altronde era dotato d’un’anima ragionevole.

Allorchè Maometto s’accostò a Borak, questi strepitò, non volendo permettere d’ essere cavalcato, per cui Gabriele dovette dirgli: “ Sta quieto, o Borak, sii ubbidiente a Maometto, poichè non sei mai stato cacavalcato da un maggior favorito di Dio; la sua religione è la vera, e tutti gli uomini, mediante la sua intercessione, potranno entrare in paradiso.” Ciò udito da Borak, egli disse, essendogli da Iddio concessa in questa occasione la favella: “ Gabriele, io ti prego per l’amicizia che passa fra te e Maometto di persuaderlo ad ammettermi in paradiso.” Il che essendo stato inteso dal profeta, questi gli rispose: “Consolati, o Borak, tu per la mia intercessione entrerai in paradiso”. Ciò udito, il biforme animale si lasciò cavalcare, e lo trasportò per l’aere a Gerusaleamme in meno di un batter d’occhio.

Giunto Maometto nella santa città, immediatamente salì al Sakharath, o sacra rupe, ove trovò Abramo, Ismaele, Mosè e Gesù con molti altri profeti che l’aspettavano, i quali tutti cortesemente lo salutarono, e subito si posero a far orazione con esso lui. Ciò fattosi, questi profeti riascesero come il fulmine alla rispettiva magione celeste; e Maometto, lasciato Borak in Gerusalemme, cominciò immediatamente dopo a salire con Gabriele sopra una scala di luce che univa la terra col primo cielo formato di puro argento, dal quale stanno pendenti le stelle col mezzo di catene d’oro. Quivi Maometto trovò Adamo, il quale lo chiamò il migliore de’ suoi figliuoli. Vide parimente un numero infinito d’angioli d’ogni sorta di forme e di sembianze; e fra quelli che sembravano uccelli, eravi un gallo bianco più che la neve, il quale col suo capo toccava il secondo cielo, quantunque questo fosse lontano dal primo lo spazio che un uomo potrebbe percorrere camminando 500 anni. Questo enorme e smisurato gallo è quello che ogni mattina si unisce ai veri fedeli per cantare un inno sacro al Creatore dell’universo nella preghiera detta Sabanamasy, e che dai Musulmani si fa prima del levar del sole: questo gallo canta in allora le lodi di Dio. E qui si ritenga, che dai Maomettani si ha per certo, che Iddio ascolta sempre tre voci con sommo piacere: la voce di colui ch’è Costante nella lettura del Korano; la voce di chi prega ogni mattina per il perdono de’ suoi peccati, e finalmente la voce di questo smisurato gallo bianco.

Dal primo cielo, il Profeta, sempre accompagnato da Gabriele, passò al secondo composto di fino oro, nel quale ricevette i saluti di Noè, che lo chiamò Scheikk al Morselin, cioè il principe di tutti coloro che furono mandati per predicare l’unità di Dio agli uomini. Maometto incontrò pure in questa celeste dimora Giovanni e Gesù, i quali lo chiamarono il sommo de’ profeti.

Maometto in un istante passò dal secondo al terzo cielo, il quale è formato di pietre preziose, ed è discosto da quello precedentemente lasciato, lo spazio che un uomo percorrerebbe camminando per mille anni. Quivi il Profeta e la sua guida furono salutati nella più amichevole maniera da Giuseppe figlio di Giacobbe, da Davide, da Salomone e da altri patriarchi. In questo celeste soggiorno vi stanno 500 mila angioli occupati sempre a cantare le lodi di Dio; fra costoro vi è Ifzrail, l’angiolo fedele di Dio, chiamato anche l’angiolo della morte. Egli tiene dinnanzi a sè una spaziosa tavola, sulla quale continuamente sta occupato in iscrivere i nomi di tutti coloro che debbono nascere; in computare i giorni della loro vita, ed in cancellare quelli, il di cui tempo di vivere fosse compiuto, e che per conseguenza debbono immantinente morire.

Arrivando Maometto al quarto cielo, distante il doppio spazio, che trovasi dal secondo al terzo, fu quivi incontrato e salutato da Enoc, e dai molti profeti ed angioli, che quivi trovansi: il numero di questi ultimi è di 500 milioni; fra costoro ve n’è uno il quale non ha altra occupazione che di piangere pei peccati degli uomini; un altro, collocato sopra un trono di luce, è circondato da un grosso stuolo di spiriti inferiori, tutti pronti ad eseguire i suoi ordini sopra la terra. Questa celeste regione è formata di smeraldi.

Dal quarto con somma facilità Maometto salì al quinto cielo, benchè esso pure infinitamente lontano, e quivi trovò Aronne e Gedeone che si congratularono per il di lui arrivo. Questo cielo presieduto dall’angelo Kelati è composto d’una specie d’oro chiamato dalla sua purità Al Safia. In questo luogo sta il fuoco dell’ira di Dio per gli ostinati peccatori.

Nel sesto cielo Maometto trovò i profeti Zaccaria e Daniele che si davano la mano, aspettando il più grande de’ profeti. Questa magion celeste composta d’una sola pietra preziosissima detta Al Hasala, cioè chiara trasparente, contiene un numero d’angioli molto più copioso di quanti eransi veduti nei sottoposti cieli uniti insieme. Nel bel mezzo di questa celeste regione scorre il fiume Khauster da Maometto accennato nel cap. cviii. del Korano, la di cui acqua è più dolce del mele, maggiormente bianca del latte, più fresca della neve, e scorre in un alveo, il di cui fondo è una ghiaia compòsta d’ogni sorta di pietre preziose. I beati bevono di quest’ acqua in nappi d’oro. Dal sesto cielo Gabriele e l’apostolo degli Arabi salirono al settimo, il quale è composto di un solo giacinto rosso chiamato Al La’amà. Quivi Maometto trovò un angelo chiamato Al Kurk-y-scherif , cioè il gran cantore, il quale era più alto e più grosso di tutte le creature unite insieme che abbia Iddio create: aveva egli 70 mila teste, ogni testa faccia 70 mila bocche, ogni bocca 70 mila lingue, ed ogni lingua parlava 70 mila differenti linguaggi, coi quali egli stava continuamente occupato a celebrare le lodi dell’Altissimo. In questo cielo Maometto ebbe una breve conferenza con un venerando vecchio, che stava assiso sopra d’un trono di luce piantato vicino alla casa Al Mamur, e questi era il patriarca Abramo, padre de’ fedeli ed amico di Dio. In questo luogo Gabriele lasciò il Profeta, che da sè solo penetrò sino al sublime trono di Dio, che forma l’ottavo Jennah paradiso, ma prima di giungere a quel sì glorioso e sublime sito, ei passò due immensi mari di luce frammezzo un infinito numero di angioli chiamati Al Sajedun, ovvero adoratori, Al Mahalalun, o sia coloro che lodano Iddio, Kharubun e Rohanum , cioè cherubini e serafini , tutte gerarchie d’angioli chiamati in generale Sadat al Malaikah, cioè principi o signori degli altri; sono poi chiamati Al Mokarrebun, coloro che maggiormente s’avvicinano all’Arsch Al’lah cioè al trono di Dio. Questo trono poi è sostenuto dall’angelo Israfil, il quale ha un milione di teste, ognuna delle quali ha un milione di bocche, ciascuna bocca è munita d’un milione di lingue, ed ognuna di queste lingue parla un milione di differenti linguaggi, coi quali questo angiolo giorno e notte sta impiegato a cantare le lodi di Dio.

Maometto s’avvicinò poi all’immediata presenza del Creatore, e così da vicino, che l’Altissimo, in segno del suo favore, facendogli salire alcuni gradini del suo trono di gloria, gli pose la destra mano sul cuore, e l’altra sulla spalla sinistra. Nel destro lato di questo trono Maometto vide scritto il nome di Dio ed il suo proprio nelle seguenti arabe parole: La Al’lah illa Allah! Wa Muhammed rassoul Al’lah; cioè: Non v’ha che un Dio, e Maometto è il suo profeta; i quali due articoli fondamentali di fede musulmana si videro pure da Maometto incisi sopra tutte le porte dei cieli , pei quali egli era passato.

Dopo di ciò Maometto ebbe una lunga e familiare conferenza coll’Onnipossente, il quale gli rivelò ascosi misteri, e lo istruì delle cognizioni necessarie per la promulgazione della sua legge, del modo di degnamente dirigergli le preghiere, e quali e quante dovevano essere ogni giorno. E perchè poi potesse efficacemente governare il popolo su cui doveva presiedere, gli conferì molti singolari privilegi, de’ quali i principali furono, ch’ ei dovesse essere il più perfetto ed il più dotto fra tutte le creature, per il che doveva essere onorato di preferenza a tutto il rimanente del genere umano, ed avere il dritto di poter camminare al sole senza produrre ombra veruna, di poter fare iscaturire l’acqua dalle rupi, di far rinverdire gli alberi, ed anche di poter risuscitare i morti.

Nel tempo del colloquio con Dio, Maometto sentì in tutta la sua persona una ineffabile dolcezza ed una incomparabile compiacenza tramandategli dalla Divina presenza, per la qual cosa egli rimase pieno e satollo d’una perfettissima ed inesprimibile contentezza; preso quindi congedo dal suo Creatore, discese dal trono di Dio, e poco di là lontano trovò lo spirito Gabriele, dal quale a traverso i sette cieli venne ricondotto nelle terrestri regioni, e precisamente sul Sahharath, ove Al Borak stavalo aspettando; questo cavallo-donna in un batter d’occhio lo trasportò alla Mekka. ”

 

Riguardo poi all’Arsch, qui sopra menzionato, rimane da osservare che Maometto descrisse questo trono di gloria e di maestà, sopra cui sta assiso Iddio, nel seguente modo:

«Questo trono non è che il cielo empireo, il quale abbraccia tutti gli altri cieli unitamente alla terra. Desso è sostenuto da 8 milioni di colonne d’una natura incognita agli uomini , e d’un valore inestimabile. Vi si ascende mediante 300 mila gradini, e fra ogni gradino vi è lo spazio che potrebbe fare un uomo camminando per 300 mille anni. Ogni  spazio è poi occupato da squadroni d’angioli composti di molti migliaia di essi, i quali continuamente lo adorano cantando le sue lodi.

Giacchè poi nel compendiare il racconto testè fatto si è parlato della casa Al Mamur, credo pure non inopportuna cosa far qui conoscere in che consista questa casa, il di cui nome dinota abitazione visitata, poichè essa è in fatti quotidianamente visitata da 70 mila angioli, per la quale circostanza pare ch’abbia ricevuto un tal nome. La sua forma è eguale a quella del tempio Mekkano, ed è collocata in sito, che se mai in qualsisia tempo dovesse cadere dal vii.° cielo ov’è posta, cadrebbe certamente a perpendicolo sopra questo terrestre tempio; siccome credono tutti i Musulmani.

Maometto poi riferì, che la casa Al Mamur è fabbricata con giacinti rossi , ed adorna di un numero strabocchevole di lampadi composte di enormi pezzi di diamante, le quali continuamente ardono col mezzo di aromatici profumi.

Alcuni scrittori occidentali a questo proposito osservarono, che sembra aver i primitivi cristiani tenuta l’istessa opinione, per il sito della celeste Gerusalemme riguardo alla terrestre, quale i Maomettani tengono circa il sito della casa Al Mamur in rispetto al Kaaba; sopra di che si può consultare Kortholt, De religione ethnia Muhamedana et Judaica; come pure Cluvier, Introductio in universalem geographiam. Si veda anche il dizionario delle eresie.

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Ultimo aggiornamento: 03 novembre 2009