Prologo a La scala del Paradiso

Vita di S. Giovanni Climaco

Nota su Gentile da Foligno

Edizione di riferimento:

Collezione di opere inedite rare dei primi tre secoli della lingua pubblicata per cura della R. Commissione pe’ testi di lingua nelle provincie dell’Emilia Bologna presso Gaetano Romagnoli Libraio editore della R. Commissione pe’ testi di lingua 1875. Bologna. R. Tipografia. Corretto su antichi mss di lingua da Antonio Ceruti Dottore dell’Ambrosiana,  Bologna presso Gaetano Romagnoli 1874.

Prolago

Come questo libro fu translato di greco in latino.

Secondo la sentenzia di messer santo Iacopo, ogni dato ottimo ed ogni dono perfetto è dato di sopra e discende dal padre delumi; e l’apostolo: Per la grazia di Dio sono quello ch’io sono; e poi soggiugne e dice: E la grazia sua non fu in me vota. Considerando il venerabile religioso frate Agnolo defrati minori, e avendo per divino miracolo ricevuto la notizia della lingua greca graziosamente, così graziosamente ci volle fare partefici di quel dono. Essendo frate Liberato capo e padre di tutti i fraticelli della povera vita nelle parti di Romania in uno romitorio, ed essendovi cogli altri il predetto frate Agnolo, adivenne che la notte di Pasqua di Natale, frate Liberato e frate Agnolo e molti altri fraticelli andarono al matutino al monasterio predetto, ed erano intorno d’ottanta fraticelli. E cantandosi l’ufficio, e dicendosi le lezioni defrati greci, subitamente sentendosi frate Agnolo infondere nell’animo per divino miracolo la notizia della lingua greca, andò al padre suo frate Liberato, domandando licenzia di dire una lezione in quella lingua, e dicendo Benedicite; della qual cosa maravigliandosi frate Liberato, considerata la scienzia sua, li concedette l’andare, e così lesse quella lezione, come se fosse nato e sempre nutricato in quella lingua greca, e da indi innanzi seppe liberamente parlare il greco.

Non volendo che questa grazia fosse vota in lui per utilità defedeli latini, cercoe intra loro libri, e vide che in questi erano occulti tre libri latini, e translatògli; il primo di santo Basilio, ed è per modo di Regola, il secondo si chiama Climaco, il quale compuose santo Jovanni Scolastico, abate d’uno monasterio del monte Sinai. Santo Giovanni detto compuose due libri, uno della vita attiva, l’altro della contemplativa; quello della vita contemplativa trovò frate Agnolo tanto profondo d’altezza, che non si mise a translatallo, ma translatò questo della vita attiva. Il terzo fu di santo Macario, nequali libri si truova perfettamente d’ogni virtù e rimedio contra ogni vizio, e questi libri translatò pienamente e con grande sollicitudine di greco in latino, correnti gli anni Domini mille trecento, al tempo di papa Bonifazio PP. VIII. [1]

In nomine Sanctae et Individuae Trinitatis. Amen.

Incomincia la vita di santo Joanni abate del monte Sinai, detto Scolastico,

lo quale scrisse queste Tavole spirituali, cioè la Santa Scala; la quale scrisse

compendiosamente Daniello, umile monaco del monasterio di Raytu.

Qual fosse la città degna d’essere udita e nominata, la quale questo uomo grazioso e divino produsse e nutricoe innanzi il suo stato esercitativo nella vita monastica, avendola diligentemente inquisita non l’oe certamente invenuta. Ma qual sia quella città, la quale esso sopramirabile tiene e nutrica dello alimento immortale, di questa non sono ignorante, però che esso è ora in quella città, della quale ammaestra come una cicala [2] infocata quegli, la cui conversazione è in cielo; nella quale sopracelestiale Ierusalem questo perfetto entroe. La quale città è frequentata ed abitata dalla frequenzia di molte miglia [3] d’agnoli, nella quale è l’ecclesia deprimitivi, li quali sono scritti in cielo, e gli spiriti degiusti perfetti; nella qual città saziato del cibo immateriale, e del sentimento delle cose insaziabili, e della bellezza invisibile e sanza forme, vedendo intellettualmente in delettevole dilettazione, esultando intellettualmente solo in Dio, ā ricevute le condegne retribuzioni desuoi sudori e delle fatiche non faticosa vicenda; ed avendo quivi ricevuto il prezzo e la parte, ivi si gioconda in eterno, essendo ora e dovendo essere sempre con quelli, li cui piedi sono fermati e posti in saldo; ma come stia qui cogl’immateriali questo materiale fatto divino, e come partecipi questa beatitudine questo sempiternale, io il diroe più manifestamente.

Essendo questo beato secondo l’età corporale già quasi di sedici anni, ma secondo la sottigliezza della mente quasi vecchio di molti anni, offerse sè medesimo a Cristo e a uno grande antico ostia immaculata, ben piacente ed accetta, e nel monte Sinai col corpo prese il giogo monastico, portando l’anima su nel monte celestiale; e come io penso, da essa dimoranza della visibile contrada grande apo Dio utilità e profitto ne mietette, intendendoci continuamente e providamente, come in quel monte era data la legge da Dio, e saviamente abbracciò la peregrinazione come comandatrice delle adolescontule intellettuali [4]*; e per essa peregrinazione discacciò da sè la impudica confidenza, e prese l’umilità per suo ornamento. E lo demonio ingannatore della confidenza di sè medesimo e della compiacenzia e della propria fede con perfetta intenzione esbandìe sè medesimo da esso principio [5], inchinando la cervice e credendo al padre che lo ricevette, ed al perfetto ammaestratore, sotto ’l quale, quasi sotto buona guida del virtuoso governatore, trapassò lo grave, profondo e crudele pelago della vita tempestosa, e mortificando perfettamente sè medesimo, avendo l’anima sanza ragione e volontà, e sanza la commutativa naturale propietà, veracemente era morto al mondo; e quello che al postutto è più mirabile, che avendo universalmente l’esperienzia della sapienzia dell’arti liberali, imparava da uno idiota le cose della rusticità celestiale, la qual cosa è molto gloriosa e mirabile, e rade volte adiviene, però che lo tumore della filosofia, il quale è molto, non s’accosta alla simplicità che è in Gesù Cristo. E poi dopo diecinove anni che visse sotto obedienzia, nei quali sostenendo e portando virtuosamente le battaglie della beata obedienzia, vestissi il pallio della vittoria di sè medesimo, premettendo innanzi allo rege superno per suo intercessore e protettore lo suo maestro santissimo vecchio, ed esso andò allo studio ed al campo della battaglia della quiete solitaria, essendo armato dell’orazioni d’esso suo maestro, come d’armi sufficienti a distruggere tutte le tentazioni di Satanas. E prese la sua magione cinque miglia di lungo dalla chiesa, il quale luogo è detto Tholas, nel qual luogo sanza pusillanimità dimorò quarant’anni; ed essendo acceso del fuoco della divina carità, sempre accresceva fuoco a fuoco. Ma chi sarebbe sufficiente a dire le fatiche ed i sudori ed i dolori che sostenne? E chi potrebbe manifestare con parole le cose sante, le quali quivi operoe? Però che non si possono manifestamente dire quelle cose, che si fanno occultamente sanza testimonio. Ma pertanto per alcune cose fatte in prima da esso ed alcune occasioni, udiamo la santissima conversazione della perfezione di questo trisanto, cioè tre fiate santo. Mangiava esso di tutte le cose, le quali licitamente sono concedute alla perfezione demonaci, ma molto poco, e questo, com’io penso, acciò che saviamente rompesse lo corno del tumore e della elazione, e per lo poco tribulasse la pazza dominatrice gola, la quale molti ne vessa e schernisce, chiamando ad essa: Taci e non parlare. E prendendo di tutte le cose un poco, la tiranna vanagloria sconfiggeva, e per la solitudine e per lo non vedere le persone, la fiamma di questa fornace vanagloria così spenso, che la convertìe in cenere, ed in fine la fece addormentare.

Lo culto degl’idoli, cioè l’avarizia, per la misericordia di Dio e per la penuria delle cose necessarie esso forte e costante costantemente discaccioe. L’anima sua dalla resoluzione e dalla continua morte a tutte l’ore, pungendola colla memoria della morte, risuscitoe [6]*. Per la mortificazione e discioglimento dell’amore vizioso, per le qua cose quasi avea disciolti li legami degli altri vizii, e col sentimento delle cose immateriali disciolse il legame della tristizia. Era morto in lui il tiranno del rancore, dell’ira e del furore per lo gladio della obedienzia, e come non uscìa fuori col corpo, maggiormente non usciva fuori col parlamento, se non per necessità; per la qual cosa mortificoe la sanguisciuga araneale della vanagloria [7]*.

Questo dottore e comitatore delli divini misterii per vittoria e trionfo dell’ottavo vizio, cioè la superbia contraria a Dio, prese la somma mondizia, pallio della adolescentula umilitade, la quale compuose e comincioe Besseleel pell’obedienza, a perfezione la condusse lo Signore della celestiale Gerusalem, per l’avvenimento suo esaltando l’umilitade sua [8]*, sanza la quale non sarà distrutto il diavolo della superbia con tutti li vizii, che sono congiunti con essa.

Ove porrò io nella corona delle virtudi di questo santo la fonte delle sue lagrime? La quale è cosa che leggermente non si truova in molti, delle quali lo luogo secreto ancora si truova, lo quale luogo è una piccola spelunca da cesso della via, la quale è tanto remota dalla cella sua e da ogn’altro luogo, quanto potesse attutare le laude della vanagloria [9]*. Nella quale spelunca essendo presso al cielo, con tapianti e lamenti e preci dimandava la misericordia e la grazia di Dio, qual sogliono fare naturalmente quelli, che sono tagliati colli gladii, e quelli che sono adusti cogli cauterii, e quelli che sono privati degli occhi.

Del sonno prendea tanto, quanto solamente bastasse, acciò che la soperchia vigilia non guastasse la sustanzia della mente. Dinanzi al sonno orava molto, e poi conciava li libri [10], per ciò che questo solo esercizio avea per rifrenamento dell’accidia. E tutto il suo corso era continua orazione ed amore invisibile a Dio, lo quale Iddio imaginando dì e notte nello specchio della mondissima castità, non ne poteva prendere sazietà, ovvero parlando più propiamente, non volea. Uno solitario, il quale era chiamato Moises, essendo acceso ferventemente del disiderio di volere seguitare gl’esempli di questo santissimo padre, pregollo colla intercessione di molti santi padri, che lo ricevesse per suo discepolo, tenendolo insieme con seco, per essere da esso informato di quella vita, la quale è verace filosofia; ed egli essendo vinto daprieghi loro, lo ricevette. A questo Moises questo santo padre comandò, che andasse ad alcuno luogo a portare la terra per fare l’orto per le foglie, ed egli ricevendo lo comandamento, andava sollecitamente per adempiere lo comandamento sanza pigrizia; e sopravenendo il sommo calore del mezzo dì, che ardea a modo d’una fornace quel luogo, però ch’era del mese d’agosto, questo Moises per riposarsi un poco si mise sotto uno grandissimo sasso ed adormentossi. Ed Iddio benigno ed amatore degli uomini [11], non volendo i suoi diletti contristare, dovendo perire Moises sotto questo sasso, che dovea cadere, al modo usato si parò dinanzi, liberandolo come io dirò. Questo grande padre Joanni stando nella cella, esercitandosi al modo usato, vacando a Dio ed a sè, fu preso da uno brevissimo sonno, e vide uno venerabile vecchio vestito dell’abito santo venire a sè, lo quale lo svegliò, e rimproverandogli lo sonno disse: «Ioanni, come dormi sanza sollecitudine, e Moises nel pericolo si consuma?» E svegliandosi subito, e per quel frate, il quagl’era apparito, e per lo discepolo dell’orazione s’armoe. Poi ritornando la sera il discepolo, domandollo se niuna cosa sinistra gli era accaduta; e quedisse: «Un gran sasso poco meno che non m’oppressoe ed uccise dormendo [12] sott’esso, se non che parendomi udire la boce tua, levami suso paventoso di quello clamore; e levandomi subito, ed iscendendo di quel luogo, vidi quel sasso cadere e ficcarsi in quel luogo, ov’io avea dormito.» Ma quel santo come veracemente umile nogli manifestoe quello che avea veduto, ma con occulti e grandi clamori di carità laudando Iddio, rendettegli grazie devotissimamente, perciò che questo uomo di Dio appo gli altri santi era medico e sanatore delle non apparenti piaghe. Uno monaco, il quale avea nome Isaac, alcuna fiata era stato fortemente oppresso dal demonio amatore della carne, ed essendo estenuato per la confusione della tristizia e fatto impotente, a questo gran santo velocemente pervenne, e questa battaglia che avea dentro da sè, con lagrime e singhiozzi gli manifestò; e questo uomo di Dio ammirandosi della sua umilitade, benignamente gli parlò e disse: «frate, stiamo insieme in orazione, ed Iddio, il quale è buono, al postutto non dispregierà la nostra orazione.» E fatto questo, non avendo ancora compiuta l’orazione, ma giacendo ancora in orazione, esaudì Iddio la volontà del servo suo, per dimostrare in questo la verità del detto del profeta David; e lo serpente della carne fuggìo, essendo fragellato dal fragello della efficace orazione; e lo ’nfermo vedendosi sanza la ’nfermità, altamente stupea, sentendosi libero da ogni molestia, rendendo grazie a Dio glorificatore ed al glorificato servo suo.

Parlando questo padre santissimo le parole della grazia a quelli che andavano a lui, e propinando gli rivi della dottrina copiosamente, alcuni vinti dalla malignità e punti dalla ’nvidia, cominciaronlo a chiamare dicitore di favole e parlatore [13]. La quale cosa egli sapendo, ed essendo potente in Cristo, lo quale l’alluminava e confortava, volendo ammaestrare quelli che a lui andavano per utilità dell’anima, non solo colla parola, ma più principalmente col silenzio, mostrando per opera l’amore della sapienzia cristiana, e per torre cagione a quelli che la vanno cercando, come la Scrittura comanda, per questo un tempo tenne silenzio. Ritrasse adunque la dottrina della parola, stimando che fosse meglio dannificare un poco gli amatori del bene, ai quali era utile per lo silenzio, che irritare più e provocare a malizia quegiudici sanza ragione; onde avendo taciuto per spazio di uno anno, quesuoi detrattori vergognandosi della temperanza di questo santo, e conoscendo che aveano turata la fonte di tanta utilità, ed erano stati cagione di tanto danno, andarono a lui umilemente, e incolpandosi come eglino erano stati guastatori del profitto e della salute di molte genti, domandarono da lui di udire la parola della salute insieme cogli altri; ed esso santo consentìe incontanente, imperò che non sapea repugnare, e ricominciò a tenere lo primo stato. E così ammirandosi tutti di tutte le sue perfezioni, e conoscendo ch’esso in tutti gli beni trapassava tutti gli altri, tutti insieme per forza contro la sua volontà sì lo costituirono e confermarono guidatore e conducitore defrati, come uno nuovo Moisè, che fosse apparito e rivelato da Dio; ed esaltaronlo come una lucerna, ponendolo sopra il principale candelliere di tutti quelli, che vogliono bene operare, e non furono fraudati della loro speranza [14]*. Salìe adunque esso nel monte, ed entroe nella occulta caligine, nella quale ricevette la contemplazione della legge di Dio, figurata e formata in gradi intellettuali, levando su l’anima e fortificandola; aperse la bocca alla parola di Dio, ed attraendo lo spirito, mandò fuori la parola buona del buono tesauro del cuore. Compiette adunque il termine della sua vita visibile nella guida delli isdraelitici monaci, in questo solo dissimigliante a Moisè, però che questi certissimamente salìe ed entroe nella città superna Ierusalem, ma quegli, non so perchè, della entrata della visibile Ierusalem fu privato. Testimonio rendono di queste cose che si dicono, tutti quelli, i quali per esso sono consolati della dottrina spirituale, però che per esso molti ne sono salvati, ed anche se ne salveranno. Testimonio virtuoso della sapienzia e della virtude di questo savio e santo rende lo nuovo David, ed anche n’è testimonio il nostro padre Ioanni, dal quale massimamente pregato per la sua greggia del monte Sinai, questo grande santo, quasi un altro contemplatore di Dio Moisè, descendendo a noi per lo parlamento, le scritte da Dio tavole sue ne dimostroe, le quali di fuore contengono ammaestramenti di vita attiva; ma dentro contengono dottrine contemplative.

Finita la vita di Santo Jovanni

Comincia la pistola dell’abate Jovanni, duca dei monaci di Raytu,

mandata all’ammirabile abate Joanni del monte Sinai, cognominato

Iscolastico, utilemente per questa scrittura nominato Climaco.

Supermirabile eguale a l’angelo, padre depadri, dottore sopraeccellente, Iovanni abate del monte Sinai, il peccatore Joanni abate di Raytu in Dio gaudere. Conoscendo noi imperfetti la tua non discernente in Dio nanzi a tutte virtudi esornata obedienzia, massimamente in quella parte, nella quale è conveniente che tu guadagni col talento, che Dio t’ā prestato, con umile supplicazione e contentibile sillaba e dizione quel detto pigliamo nella mente nostra: Domanda il padre tuo, ed egli l’annunzierà, e i tuoi maggiori richiedi, ed eglino ti risponderanno. Per questa cagione, come a generale e comune padre di tutti, ed antico nella esercitazione di vita spirituale più esperto, e nella sottilità dello ’ntelletto come a più virtuoso dottore, per le nostre lettere c’inginocchiamo e preghiamo l’altezza delle tue virtudi, che mandi a noi indotti quello che in Dio āi veduto e contemplato, come in questo medesimo monte per lo tempo passato vidde Moisè, e come nuove tavole scritte da Dio deggi mandare a noi, venerabile libro in dottrina del nuovo Israel, lo quale è tratto e liberato dallo ’ntellettuale Egitto del mondo, e del mare della vita secolare. A modo dunque che usò Moisè la verga, così usa la divina lingua tua nel mare del mondo, cose adoperando mirabili. Dunque non rifiutare pregato come grande dottore sanza pigrizia, e con discrezione ordinare [15] alcuna cosa a salute di tutti quegli, che vogliono eleggere angelica conversazione, non pensando nè imaginando in questo umana laude nè lusinghe, le quali come tu sai, o tu santo capo, di lunga sono e di fuori da noi; ma quello dico e credo e penso, lo quale è manifestamente veduto ed inteso da tutte le persone. Perciò abbiamo confidanza in Dio, ratto [16] ricevere ed abbracciare la scrittura e dottrina delle beate tavole sperate e aspettate, le quali veramente [17] ci adirizzino sanza veruno errore, volendo Iddio seguitare, le quali eleggiamo come una divina Scala confermata e levata infino alle porti del cielo, la quale ci levi in su, eleggendo andare per essa sanza lesione e nocimento delle spirituali malignitadi del mondo. E però se Jacob, essendo pastore di pecore, cotale terribile visione vide nella scala, quanto maggiormente essendo pastore di ragionevoli pecore, non per visione sola, ma per opera e verità lo salimento sanza errore in Dio e lo ritornare al Signore a tutta gente potrai mostrare.

Finisce la pistola del detto abate Jovanni abate di Raytu.

Comincia la pistola risponsiva di Jovanni Scolastico, abbate del monte Sinai,

 detto Climaco, a detto Joanni abate e duca demonaci di Raiytu.

Giovanni a Jovanni gaudere. Ricevetti lettera, la quale a noi poveri di virtù, o venerabile, mandasti, conveniente alla tua pudica ed impassibile vita e mondo cuore ed umile, la quale è a me precetto e iussione, ma sopra nostra possibilità. A te s’appartonea veramente e della tua santa anima propio era dare parola di dottrina e d’ammaestramento, la qual cosa da noi poveri e indisciplinati āi domandato. Sollicito sempre seper te medesimo a noi proponere esemplo d’umilità; ma noi questo diciamo, che se non fosse la paura ed il molto pericolo, il giogo della santa obedienzia, madre di tutte virtudi, da noi gittare, non sanza ragione in quello ch’è sopra nostra virtù, ardiremmo di porre mano. Cosa convenevole è, o padre ammirabile, e veramente conveniente queste cose adimandare e postulare a quelli che le sanno, e da loro imparare; ma noi siamo ancora fragili discepoli, e nell’ordine degli apparanti [18] stiamo collocati; ma imperò che gli divini dottori e della vera scienzia spirituale insegnatori quella determinano essere vera obedienzia, nelle cose sopra virtù umana obedire sanza discrezione a quello ch’è ingiunto, ecco che quello che è secondo noi, piamente dispregiando, in quello ch’è sopra noi, con audacia ed umilità ci siamo adoperati, non che per nostra risponsione pensiamo a te nulla cosa manifestare, o dichiarare quello che tu non sappi più e meglio di noi, o santo capo e divino. Certo so io, e non solo questo sento, ma ciascuno delli ben savi, essere in te purgato l’occhio della mente tua da ogni terrena e tenebrosa superfusione, e sanza impedimento in te divino infuso lume, e da esso e per esso illuminato. Ma come dissi, per la inobedienzia temendo morte, e quasi per essa obedienzia constretto, al tuo santissimo comandamento con paura e desiderio sono venuto, come a padre ragionevole e come inutile fanciullo del perfetto dipintore, certamente con vota e non virtuosa scienzia, e con picciola prelazione di voce, per inchiostro solo inombrare e viventi eloquii. Ma a te, dottore sufficientissimo e padre d’ordinazione e principe, tutto l’altro lasciando, come a compitore delle tavole della legge spirituale, si conviene adornare, dichiarare e accrescere quello che viene meno. Veramente non mandiamo a te questa promessa (non piaccia a Dio, che sarebbe segno di strema pazzia, che tu sesufficiente in Dio non solo gli altri, ma noi medesimi informare in divini costumi e spirituali dottrine), ma al tuo da Dio santo chiamato collegio con noi insieme da te dotto, o maestro demaestri virtuoso, per le cui orazioni sante e tue insieme, come con alquante singolari fiducie e protezione, e da mente indisciplinata elongato e vacuato, oggimai estendendo la penna, ed al buono governatore Cristo commendando il processo del nostro parlare, e con ogni supplicazione ad esso levando le mani, da esso per te comincierò. Ma priego il lettore di queste parole, che se alcuna cosa truova fruttuosa ed utile, quello frutto al virtuoso comandatore Jovanni debbia imputare, secondo ch’è ben savio; ma a noi della esecuzione ed empimento del comandamento e della vigilia guiderdone a noi da Dio dimandi, non attendendo ai detti, però che veramente sono imperfetti e pieni d’ogni ignoranzia e rusticità, ma della vedovale oblazione si raccordi, e la intenzione e devozione accetti; imperciò che non alla multitudine delle fatiche e dedolori, ma alla intenzione ed elezione della volontà Dio buono dona mercede e guidardone.

Finisce la pistola responsiva dell’abate Jovanni Climaco.

Note

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[1] Bonifazio VIII pontificò dal 1294 al 1303.

[2] Il Cod. Ambros. D ha cicciola; è un errore. La cicciola è una specie di fungo.

[3] Intendi migliaia, come il Cod. E. conforme al millia dei latini.

[4]* L’adolescentule intellettuali chiama le virtudi, delle quali la peregrinazione è comandatrice, però ch’essa è loro guardiana.

[5] Cod. E del suo principio.

[6]* La morte a tutte l’ore chiama l’accidia, la quale gli solitarii non purgati continuamente affligge, e colle diverse immissioni fa ansiare.

[7]* Chiama la sanguisciuga araneale la vanagloria, però che la vanagloria l’anime che sono corrotte dell’amore della transitoria laude, prende colla tela sua, come il ragno prende la mosca; e dice la sanguisciuga, però che per lo suo assalimento ogni vita sottrae all’anima, la quale prende colla sua fragile tela.

[8]* Besseleel fu uno maestro, lo quale fece per ispirazione di Dio tutti gli ornamenti del tabernacolo di Dio, secondo che esso Iddio comandò a Moises; lo quale spiritualmente significa la obedienza, la quale comincia la virtude della umilitade, la quale umilità fa essere perfetto lo Signore di Gerusalem celestiale per lo suo avvenimento.

[9]* Cioè che non potesse quel pianto essere udito da neun’altra persona.

[10] Nel Cod. E; racconciava libri.

[11] Nel Cod. E: benigno amatore degli uomini.

[12] Il Cod. E ha: non m’oppresse ed uccise, dormendo io sotto esso.

[13] Il Cod. E ha parlottiere; voce che equivale a parliere, ma non è registrata nel dizionario.

[14]* Questi detrattori di questo santo furono alcuni demonaci del monasterio di Rajtu; ma da poi ch’esi ravidoro ed amendaro, ad essi scrisse questo libro a petizione del loro abbate.

[15] Il Cod. D: usare.

[16] Il Cod. E: abbiamo fidanza in Dio, presto ricevere ecc.

[17] Il Cod. D ha umanamente.

[18] Il Cod. E: addiscenti.

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Ultimo aggiornamento: 03 novembre 2009