[San] Giovanni Climaco

SERMONE  AL  PASTORE

Traduzione di Gentile da Foligno

Edizione di riferimento:

Collezione di opere inedite rare dei primi tre secoli della lingua pubblicata per cura della R. Commissione pe’ testi di lingua nelle provincie dell’Emilia Bologna presso Gaetano Romagnoli Libraio editore della R. Commissione pe’ testi di lingua 1875. Bologna. R. Tipografia. Corretto su antichi mss di lingua da Antonio Ceruti Dottore dell’Ambrosiana,  Bologna presso Gaetano Romagnoli 1874.

Questo è il  Sermone di Santo Jovanni al pastore

In questo libro materiale, o ammirabile, io t’aggio posto ed ordinato ultimo, ma nello celestiale e divino son certo che passi innanzi a tutti noi, se è verace quegli che disse, che gli ultimi di prudenzia saranno i primi in dignità.

Quegli è verace pastore, il quale le pecore razionali per malizia perdute, per sua propia orazione e sollicitudine le può ricercare e nella buona via dirizzare. Gubernatore intellettuale è quegli, lo quale ae ricevuta la virtù intellettuale da Dio per le propie fatiche e dolori, per la quale non solamente può liberare l’anima dalla implicazione e conturbazione, ma da esso abisso la potè trarre e scampare. Medico è quegli, che possiede l’anima e ’l corpo sanza infermità, e non ci abbisogna di impiastro sopra esso, però che è libero dalle vizia carnali e spirituali. Dottore e maestro veracemente è quegli, lo quale ae ricevuto da Dio lo libro spirituale della scienzia scritto col dito suo, cioè coll’operazione della illuminazione sua, e non ā bisogno d’altri libri. Cosa sconvenevole alli maestri è degli esempli antichi insegnare dottrina, come agli dipintori dipignere colle scede altrui. Tu che ammaestri quelli che sono sotto te, di sopra e da alto gli ammaestra, ed insegna agli altri con dottrina sensibile ed abito e figura, che si conosca in tutte le cose parevoli, come la dottrina è celestiale e non terrena. Non ti scordare di quegli che disse: Io non ricevetti dottrina da uomo nè per uomo, e non sono ammaestrato nè ammaestro, però che non ānno natura quelli che vegnono di sopra, curarsi delle cose terrene. Lo buono governatore salverà la nave, e lo buono pastore sanerà e vivificherà le inferme pecore, e in quanto le ’nferme pecore continuo migliorano, e con piena fede seguitano lo pastore, in tanto lo pastore sarà tenuto di rendere ragione per esse allo padre della famiglia. Quegli che è pastore, lapidi colla parola quella pecora, la quale per oziosità e per pigrizia e per golosità rimane dietro all’altre, però che questo è segno di buono pastore. Quando le pecore per la fiamma dell’ardura della carne cominciano a dormire secondo l’anima, allora lo pastore raguardi al cielo, e sollicitamente vegghii per esse, però che nel tempo di quella ardura molte ne sogliono essere divorate da’ lupi; e secondo che nelle pecore visibili appare, che nel tempo di quella ardura inchinano il capo in terra, così le pecore ragionevoli nel tempo di quella ardura peggiore inchinano la mente a terra, secondo lo profeta che dice: Lo cuore contrito ed umiliato Iddio non lo disprezzerà. Quando le tenebre e la notte delle vizia sopraviene alle greggie, poni lo cane immobile dinanzi a Dio alla custodia della notte, e lo cane è la mente tua ucciditrice delle bestie e delle fiere.

Lo nostro buono Signore questa propietà ā data alla natura, che lo ’nfermo s’allegri della veduta del medico, quantunque in quel tempo non riceva alcuna utilità da lui, tu, ammirabile, a te si conviene di possedere impiastri, rasoi, collirii, pozioni, spugne, sagitte [1], cauterii ed unzioni e sperimenti da fare dormire, coltelli, legature, rimedii da tollere la nausea. Se di tutte queste cose aremo penuria, e non l’avremo in nostra podestà, come dimosterremo la scienzia? Non mai, però che le mercedi si danno all’opere e non alle parole. Lo ’mpiastro è la sanazione e la maturazione delle passioni visibili, cioè de’ vizii corporali; la pozione si è sanazione delle passioni delle vizia, e votamento della sozzura invisibile. Lo rasoio è la vergogna mordente, la quale purga lo fracidume della superbia. Lo collirio è la reprensione, la qual prima conturba e poi cura. La saetta è la subita evacuazione del fiele e del fetore non apparente per la correzione; anche la saettura si è propiamente la dura imperativa correzione, fatta per la salute delli infermi. La spugna si è dopo la sagitta la curazione e rifrigerazione dello infermo fatta per le affabili e mansuete e dolci parole del medico. Lo cauterio è la sentenzia e la determinazione e la reprensione data per tempi in penitenzia benignamente e umanamente. L’unzione dopo lo cauterio è una placazione fatta allo ’nfermo per parola e per dolce consolazione. La medicina da fare dormire è di ricevere lo ’ncarico dell’obediente sopra sè, e per la subiezione dare allo ’nfermo riposo ed uno sonno sanza sonno, e una santa cechità, acciò che non veggia li beni suoi. Le legature sono coll’ammonizioni e colla pazienzia quelli che sono risoluti per vanagloria e diventati vacui, istrignere e fermare insino alla morte in odio di sè ed in amore delle virtudi. Lo coltello [2] è la fine di tutte le cose, però ch’è la terminazione e la sentenzia a tagliare spiritualmente lo membro mortificato ed infracidato nel corpo, acciò che non gitti all’altre membra la scabbia sua, e non le possa inficere colla pestilonzia del morbo corrumpente. La beata remediazione privativa della nausea negli prelati e negli medici è la impassibilità, e però quelli che in ogni dissoavità di fetore non nausano, sforzinsi a curare altri sanza ogni oziosità e pigrizia, però ch’essi ogni anima morta risuscitare potranno; e questa sia una delle orazioni che faccia a Dio quello ch’è prelato, ch’esso Iddio gli dea grazia d’avere compassione a tutti gli suoi sudditi, ed affezione secondo la loro dignità, acciò che non offenda lo diletto e li coetanei e li compagni, secondo che Jacob ebbe studio di non fare fatigare la gente sua che conducea, più che non era la potenzia loro; la quale cosa suole intervenire a quelli che non ānno esercitato le sensora a discernimento del bene e del male e del mezzo.

Molta confusione è allo prelato quando ora, che sia dato al discepolo quello ch’egli ancora non possiede. Come quelli che veggiono la faccia del re, ed ànnoselo fatto intimamente amico con tutti li suoi ministri e quelli che non gli sono cogniti [3], eziandio gl’inimici, posson, se vogliono, riconciliare allo rege e revocarli alla visione dell’aspetto suo, e farli essere nella giocundità della gloria sua; così pare a me de’ santi e veraci amici di Dio, però che gli amici obediscono agli amici e fanno loro reverenzia, e lasciansi sforzare da loro. Buona cosa è avere amici, ma amici intellettuali, però che nullo altro tanto ne può aiutare ad avere virtù, quanto l’amico intellettuale. Narrò a me uno degli amici di Dio, come sempre lo Signore, e massimamente nelle solennità sue, remunera e dae doni agli serviziali suoi.

Perfettamente lo medico dee essere spogliato delle passioni delle vizia, acciò che in alcuno tempo ne possa simulare alcuno, e principalmente lo furore, però che se non è perfettamente mondo, non le potrae impassibilmente mostrare. Vidi lo cavallo menato sotto lo freno andare quietamente, lo quale non era ancora perfettamente domato, ed essendogli un poco lasciato lo freno, dolosamente insidiava lo propio signore. Sopra due demonia questa proposizione naturalmente suole adivenire; quegli che questo vogliono cercare, cerchinlo con fatica.

Allora conoscerà lo medico la sapienzia data ad esso da Dio, quando le vizia che sono state incurabili da molti, potrà, curare egli. Non è mirabile quello maestro, lo quale fa diventare savi quelli fanciulli, li quali sono molto atti ad imparare, ma quegli è mirabile, che mena a perfezione quelli che sono indisciplinabili ed insipienti. Allora si dimostra e lauda la prodezza dei cavalieri, quando colli rei cavalli vincono e fanno salvi li cavalli. Se tu āi ricevuto occhio da prevedere le tempestadi, dille dinanzi a quelli che sono nella nave, saviamente e manifestamente, e se non, tu sarai trovato cagione del naufragio, però che la gubernazione, la quale è commessa a te più che agli altri, tu non te ne curi per tua negligenzia. Vidi li medici, li quali le cagioni delle infermitadi non dinunziarono agl’infermi, per la qual cosa a se medesimi ed agl’infermi diedero molta fatica e tribulazione; e in quanto quello che è innanzi, vedrà che gli obedienti, e quelli che sono di fuori e dalla lunga, aranno molta fede verso di sè, in tanto d’allora innanzi si dee custodire con somma custodia in tutte cose che opera e parla, sappiendo che tutti raguardano in esso, come in una imagine di prenderne esemplo, e tutte le cose che sono fatte e dette da esso, sono reputate per legge. Lo verace pastore la carità lo dimostra, però che il verace pastore per la carità fu crocifisso.

Con ragione e con parole appropia a te quelle cose che sono in altri, ed entro da te trasformandoti ad essere simile ad essi, non temerai dalla molta reverenzia [4]. Contrista lo ’nfermo per alcuno tempo, mostrandoli lo suo difetto, acciò che non languisca molto tempo, e muora per lo tuo silenzio maladetto. Molti per lo silenzio del gubernatore si pensano bene navicare, infino a tanto che essi percuotano nelli scogli. Udiamo lo grande santo Paulo, come scrive a Timoteo: Sii sollicito a riprendere opportunamente ed importunamente: opportunamente, quando quelli che sono ripresi, volontieri ricevono la riprensione; importunamente, quando gli ripresi si conturbano, ma la buona fonte sempre dà l’acqua, quantunque alcuna fiata non sia chi abbia sete. Alcuna fiata quelli che sono prelati, per via di reverenzia e di umilità tacciono e non dicono all’obediente le cose utili e proficue, la quale umilità non è accetta, e però essi non si tardino di fare quello che si pertiene alli maestri, d’ammaestrare le cose necessarie, e per conservare umilità nel conspetto de’ discepoli, quello che dicono e comandano ad essi, studinsi di significarlo dalla santa Scrittura. Udiamo la divina Scrittura che dice d’alcuni: Tagliala, perchè occupa inutilmente la terra; ed anche dice: Cacciate lo male da voi; ed anche dice: Non volere orare per questo popolo, e di Saul dice simili parole. Tutte queste cose conoscere dee il pastore, ed in cui e come e quando si debbano fare, però che nulla cosa è più verace che Iddio, il quale queste cose comanda. Quello che essendo ripreso in segreto, non si confonde nè vergogna, questo in presenzia della moltitudine la riprensione gli sarà cagione di vergogna [5], ed ispontaneamente avrà in odio la sua salute.

Pensa quella cosa ch’io vidi fare a molti infermi prudenti, che sappiendo essi la infermità e la debilità loro, pregarono i medici, li quali non voleano, che li legassono, e per una violenzia volontaria gli medicassero, però che lo spirito è pronto per la buona speranza, ma la carne è inferma per le innanzi prese male usanze; ed io vedendo questo, pregai li medici che acconsentissoro loro. Quegli che è guidatore, non dee dire a tutti quelli che ad esso vegnono, come la via è stretta ed angusta [6] e non dee dire a tutti come lo giogo di Cristo è leggiero e soave, ma dee considerare la condizione delle persone; ed a quelli che sono di duri ed aggravati peccati, e leggiermente s’inchinano a disperazione, dicano lo secondo, ma a quelli che sono levati all’alto sapere e reputansi cavelle [7], lo primo è convenevole medicina. Alcuni che debbono fare uno lungo viaggio, non sappiendo la via, dimandarono d’essa ed udiro che una via era diritta e sanza pericolo; avviandosi, essendo ammaestrati per lo solo audito, e nel mezzo della via trovandosi ingannati, era mestieri o che perissono o tornassero a rietro, non trovandosi apparecchiati alle tribulazioni. Come di quelli che vanno col buono conducitore, e di quelli che vanno col reo conducitore, adiviene corporalmente, così pare a me che adivegna spiritualmente. Ove l’amore divino ae toccato il cuore, quivi non può essere timore di parole; ove la paura dello ’nferno è apparuta, quivi è la pazienzia di tutte le fatiche; ove la speranza del cielo è dimostrata, quivi è fermato lo disprezzamento di tutte le cose terrene. Lo buono conduttore della milizia conviene che chiaramente conosca lo stato e le condizioni di tutti quelli, che sono sotto lo principato suo, però che forse fra la multitudine di quelli che sono con lui, ci sono alcuni singulari combattitori, li quali sarebbero atti a sedere in quiete sopra gli altri cavalieri. Non può solo lo gubernatore salvare la nave sanza l’aiutorio demarinari, nè il medico può sanare lo ’nfermo languente, se forse non sia pregato da esso, e col manifestamento della piaga, con tutta fede si converta ad esso. Quegli che si vergognarono di manifestare la piaga al medico, la feciono infracidare, e molti spesse fiate ne furo morti.

Mentre che le pecore pascono, lo pastore non cessi di sonare lo strumento della voce, e massimamente quando vanno a dormire, però che nulla cosa tanto teme il lupo, quanto lo suono dello strumento del pastore. Quegli che è prelato, non si dee sempre umiliare sanza ragione, nè stoltamente sempre esaltarsi, vedendo santo Paolo quando fare l’uno e quando l’altro. Lo Signore Iddio in alcuni difetti del prelato veloe l’occhio de’ sudditi, che non gli veggiano, lo quale prelato manifestandoli, generò infermità [8] nell’anime loro. Vidi alcuno prelato, il quale per somma umilità consigliava gli suoi figliuoli, e vidi l’altro, lo quale la sua sapienzia sanza sapienzia per superbia la volea manifestare ad essi, proponendola contra loro ironicamente. Radissima fiata ma per uno accadimento vidi li viziosi essere prelati de’ non viziosi, li quali a poco a poco vergognandosi dei sudditi loro, recisoro le propie viziora; credo che questo operoe in loro lo merito de’ sudditi, e la commissione delle viziosità, e lo sforzo fu fatto in essi occasione della impassibilità.

Ed è da attendere, che quello che è nel porto, non dispergano nel pelago. Questo conoscano quelli, che procedono alli tumulti ed alle conturbazioni di fuori, non essendo a ciò esercitati; ed a dire il vero, grande cosa è di sostenere virilmente e con buon animo l’ardura e la pusillanimitade e la tranquillità della quiete, e non cercare fuori della nave della cella le elazioni e le consolazioni, come fanno gli pusillanimi e negligenti navicatori nel tempo della carenzia de’ venti, che non possono navicare, che si gittano nell’acqua a notare; ma sanza comparazione è più grande cosa a non temere li tumulti, e nelli romori e nelle querele permanere immobile e sanza turbazione di cuore, e di stare con gli uomini di fuori col corpo, e con la mente dimorare con Dio.

O ammirabile, lo stato di quelli che sono di fuori più giusti, sia a te esemplo degli nostri, però che alcuno venne alla nostra veramente giudicaria corte colpevole e dannato, ed alcuno innocente e sanza colpa venne all’opera ed al servigio di Dio, ed al postutto sono contrarii li loro avvenimenti, e così abbisognano d’altri stati e d’altri ammaestramenti. Adunque per due ragioni segretamente dinanzi ad ogni cosa sia domandato quegli che è nocente, qua’ furono l’opere sue specificatamente, acciò che essendo per la confessione purgato e lavato, permagna sempre sanza confidenza di estollenzia e di fiducia, e conosca di qua’ piaghe siamo stati ricevitori, e continuo sia suscitato alla nostra carità. E non ti sia celato, o onorabile, come non t’è celato (absit), e dico io che debbono essere distinti e la vita e la conversazione e gli abiti di quelli che sono innocenti appo Dio, però che posseggono molta varietà e differenzia; e che alcune fiate alcuno è più infermo di ree operazioni, e truovasi più umile di cuore, però dee essere più leggiermente punito da’ giudici spirituali, e lo contrario è manifesto.

Non è cosa convenevole che lo leone pasca le pecore, e non è cosa sicura che quegli che è ancora vizioso, pasca quelli non viziosi [9]. Ridicola cosa è a vedere la volpe fra le galline, ma non cè più ridicolosa cosa e sconvenevole, che lo pastore iracondo, però che quella conturba e perde le galline, ma costui conturba e perde l’anime razionali. Guardati che non sii distretto esquisitore ed esattore delle cose minute, e non essere in questo imitatore di Dio. Abbi tu Iddio per dispensatore e giudicatore di tutte le cose tue dentro e di fuori, come uno gubernatore perfetto, e per esso riciderai la sollicitudine tua e la volontà tua, e sarai fatto sanza sollicitudine e sanza cura, e condotto per lo solo senno tuo. Cercare si vuole questa cosa, non solo da te, ma da tutte genti, come per la fede di quelli che vengono a noi, e non per nostra mondizia, la grazia dispensa che molte grandi cose siano per noi operate, però che molti viziosi in questo modo li miracoli ānno operati, e se è vero quello che Cristo disse nel Vangelo: In quello dì verranno molti dicendo: Signore, non profetammo noie non facemmo molti miracoli nel nome tuo? non è incredibile lo detto capitolo. Quegli che veramente ae placato Iddio, invisibilmente poteo aiutare quelli, che patono le tribulazioni; per la qual cosa due grandi beni adopera, sì che sè medesimo conserva dalla vanagloria, quasi dalla rubigine, e quelli che ricevono la misericordia, al solo Iddio apparecchia di rendere le grazie.

A quelli che nel corso delle buone operazioni al postutto perfettamente si ringiovaniscono, apparecchia li cibi, cioè le dottrine migliori e più alte, ma a quelli che vanno indietro o per costumi per albitrio o per diliberazione o per usanza, come a parvoli dà lo latte, però che è tempo d’ogni consolazione. Spesse fiate uno medesimo cibo ad alcuni dà prontezza, e ad alcuni dà debilezza. Attendere si conviene per quelli che sono presenti, a transmutare lo seme della dottrina, ed è da attendere alla successione di quelli che debbono succedere, ed allo ricevimento nel tempo e nella persona e nella qualità e nella quantità. Alcuni reputando per niente lo giudicio, che è nel ricevimento della prelazione, si sono sforzati di reggere al proprio albitrio sanza nulla ragione. Questi avendo prima molte ricchezze, colle mani vacue migrano di questo secolo, distribuendole ad altri per la subiezione, che non ragionevole volse da’ sudditi. Secondo che sono li figliuoli, alcuni propii e legittimi, alcuni altri di bigamia ed alcuni dell’ancelle, ed alcuni nati di fornicazione colle meretrici, così nelle recezioni e nelle presidenzie ci sono molte cose simili a questo de’ figliuoli. Lo ricevimento della prelazione si è di dare l’anima sua per l’anima del prossimo in tutto e per tutto, ed è alcuno che riceve sopra sè lo pondo de’ peccati fatti anzi la conversione tanto, ed alcuno che riceve sopra sè li peccati commessi dopo la conversione tanto, ed alcuni che ricevono lo pondo solo de’ peccati commessi contro ai propii comandamenti suoi, e questo è per la indigenzia della virtù spirituale, e per la impotenzia e per la penuria della impassibilità; ma in essa prima e perfetta recezione portiamo lo pondo secondo lo mozzamento della propia volontade desudditi. Lo nobile figliuolo si conosce nella assenzia del padre. Lo prelato vegghi e pongasi a mente quelli che li contradicono e resistono, ed in conspetto de’ più maggiori ed antichi [10] sì li riprenda di gravissima riprensione, acciò che per le riprensioni e vergogne sentano rimordimento, però che è meglio che per la pena d’uno molti ne diventino sobrii e gastigati.

Sono alcuni, i quali per carità spirituale ricevono li pesi altrui sopra la loro virtù, ricordandosi di quella parola di colui che disse: Maggiore carità non si truova, che porre l’anima sua per gli amici suoi; e sono alcuni, li quali quantunque quasi abbiano ricevuta da Dio virtù di potere aiutare altrui, non volentieri prendono incarico per la salute altrui; ma io dico che questi cotali sono miserabili, come uomini sanza carità; ma de’primi trovai scritto nel libro d’Isaia profeta: Se trarrai lo prezioso dal vile, sarai quasi la bocca mia; ed anch’è scritto; Come tu āi fatto ad altri, così sarà fatto a te. Ed intendi a questo, pregotene, che spesse fiate lo peccato del pensiero del prelato è peggiore del peccato dell’operazione del suddito, però che è più leggiere lo peccato del cavaliere, che ’l mal consiglio del capitano. Ammonisci gli ubidienti, che tutti li loro peccati dì e notte si riducano a memoria, ma li peccati della lussuria non si riducano a memoria specificatamente. Quelli che sono semplici, fagli stare insieme ed insieme esercitarsi, e te medesimo dà per forma ed esemplo d’ogni bene ai sudditi tuoi, ma quelli che pare loro essere molto savi, falli esercitare ai demoni colle forti battaglie. Non ti sia celata la ’ntenzione e ’l pensiero di tutti i tuoi sudditi, acciò che tu conoschi come sono inchinati sopra gli affetti loro, però che la intenzione de’ lupi si è per li negligenti disciogliere quelli che sono pronti e solliciti. Non indugiare di pregare Iddio per ogni negligente, quando te ne priega, e non pregare Iddio che gli abbia misericordia, però che quello è allora impossibile, non operandoci esso, ma priega Iddio che lo risusciti in sollicitudine virtuosa. Quelli che sono infermi di mente e di fede, non mangino cogli eretici, secondo ch’è scritto nelle regole de’ padri, ma quelli che sono potenti in Dio, se ne sono pregati dagl’infedeli, e vogliono andare ad ammonirli, vadanvi per gloria ed onore di Dio. Non ti pensare di potere scusare per ignoranza, però che quegli che è ignorante, facendo cose degne di battiture, sarà battuto, però che non imparoe.

Confusione è al pastore temere la morte, però che l’obedienzia è diffinita privazione di timore di morte. Cerca la obedienzia, sanza la quale virtù nullo vedrà Iddio, e questa cerca e serva alli tuoi figliuoli; al postutto gli guarda dall’aspetto pulito simile all’aspetto feminile, e mortifica la loro volontà, e fermali nell’amore dell’umilitade e della viltade, ed a tutti quelli che sono sotto noi, per timore di Dio secondo le loro corporali etadi sieno differenti li statuti loro e gli stati e l’abitazioni, però che non è cosa convenevole rimandare nullo dal porto. Innanzi la providenzia e la legittima esperienza delle cose mondane, a neuno poniamo la mano per tenderlo, acciò che non ci avvegna questo, che essendo alcune delle pecore introdutte sanza scienzia, da poi essendo fatte in scienzia, e non possendo sostenere l’ardura e ’l pondo della religione, correndo ritornino al secolo, la qual cosa non può essere sanza gran pericolo in quelli che furono ricevuti, ed in quelli che li ricevettono. Quale esso è tale dispensatore dato da Dio, lo quale non abbisogni di suoi pianti nè di sue fatiche? Ma usile appo Dio constantemente a purgazione altrui, e non cessare l’anime e le corpora sozzate di purgare, acciò che con fiducia possi adimandare a Gesù Cristo buono ordinatore delle battaglie le corone non solo della propia anima, ma eziandio dell’anima altrui. Vidi lo ’nfermo, lo quale per fede curava la ’nfermitade dell’altro infermo, usando appo Dio uno svergognamento per quello, e con umilità tanto poneva l’anima sua per l’anima dello ’nfermo, ed ultimamente per la sanità di quello sanoe sè medesimo; e vidi l’altro, lo quale per elazione di cuore fece lo simile, e con reprensione udie quella parola che dice: Medico, cura te stesso.

Alcuna volta si può cessare un bene per un altro maggior bene, come feciono coloro che fuggiro lo martire, non per paura, se non per utilità di quelli che si salvavano sotto loro, ed alcuno che dannò sè alle vergogne per onore d’altrui, lo quale da molti è reputato amatore di concupiscenza e di delettazione e seduttore, ma egli è verace. Se quegli che la parola della verità e dell’utilità ritiene, e non la comunica con altri copiosamente, non sarà sanza punizione, quanto pensi, amico, che riceveranno e pericolo e danno quelli, che per esercizio d’opere possono consolare gli afflitti, e non ci si vogliono affaticare? Libera tu, che da Dio se’ fatto liberatore, salva tu, che se’ fatto da Cristo salvatore, quelli che si menano alla morte; non cessare di ricomperare quelli che dalle demonia si conducono a morte spirituale, però che questa battaglia è grande nel conspetto di Dio sopra ogni altra operazione e contemplazione d’uomini e d’angeli, di mostrare te medesimo come cooperatore delle virtù intellettuali e delle sustanzie incorporali, però che per la mondizia data da Dio purghi le sozzure altrui, e di quelli che sono nelle macule, offeri a Dio doni immaculati, la quale opera è solo de’ sempiternali ministri divini, come dice lo salmo: Tutti voi che state d’intorno a Dio, offerete ad esso doni d’anime. E non è nulla cosa che tanto dimostri la bontà e la benignità di quegli, che ne creoe, verso noi, come lasciare le novantanove pecore, e cercare una smarrita [11]. Adunque attendi tu, o ammirabile, ed ogni tua carità, sollicitudine, fervore e studio e supplicazione appo Dio dimostra verso quelli che sono errati e contriti, però che ove sono le grandi piaghe ed infermitadi, quivi si danno le grandi retribuzioni ai medici. Facciamo, osserviamo, attendiamo quando è che lo prelato dee giudicare quello che è giusto, però che non sempre dee giudicare quello che è giusto per la infermitade. Vidi due giudicati da uno sapientissimo giudice, lo quale quello che era ingiusto, quasi più leggiero pronunzioe per giusto, e quello ch’era giusto, come fedele e di buono animo condannò quasi ingiusto, acciò che per cagione di giustizia non si facesse maggiore scisma, ma da parte ed in segreto a ciascuno disse lo propio e quello ch’era convenevole, e massimamente a quello ch’era infermo nell’anima.

Lo campo del fieno si conviene alla pecora, e la dottrina della croce di Cristo e l’ammonizione della morte è atta e fruttifera a tutte le pecore razionali, la quale potè sanare ogni scabbia. Quando visiti quelli che sono di buono animo, in presenzia degl’infermi sanza cagione gli di’ e fa vergogna, acciò che la medicina dell’uno curi la piaga dell’altro, ed ammaestri d’essere stabili quelli che sono deboli. Giammai non si truova che Iddio, udendo la confessione, la divolgasse, acciò che per lo manifestare quelli ch’erano confessati, non li facesse ricessare dalla confessione, e per questo diventassero infermi insanabilmente; e se noi sapessimo da Dio li peccati altrui, pertanto non innanti diciamo a quelli che offendono, le colpe loro, ma per esempli gl’induciamo a confessione, però che per la confessione che fanno appo noi, non picciola indulgenzia ricevono da Dio; e poi che sono confessati, maggiore confidenzia diamo loro di noi che in prima, e maggiore cura avemo di loro, però che per questo magnificamente cresceranno in fede ed in carità verso di noi, ai quali siamo tenuti di mostrare forma di somma umilità, ed ammaestriamoli d’avere timore di Dio e di noi. Guardati che la tua umilità non sia sopra quello che è necessario, però che questo è sopra lo capo dei tuoi figliuoli adunare carboni di fuoco.

In tutte le cose ti conviene essere sofferente, ma in quelle cose che sono dette inobbedienzie, si conviene di sopra intendere, acciò che nel campo tuo non sieno arbori, li quali occupino la terra, e nel campo altrui forse che potrebbono far frutto, li quali per carità e per consiglio al postutto non cessiamo di traspiantare. È alcuna fiata che lo prelato sanza pericolo opera virtù in quelli luoghi che paiono disconvenevoli, come sono li luoghi presso alle cittadi e dilettevoli. Intenda dunque sopra la successione e lo profitto delle pecore, però che Cristo non piacque a sè, però che ogni ricessamento non è vietato da Dio, ma lo medico potè leggiermente seguitare la quiete, ma non ā bisogno di quiete corporale, volendo proseguitare la cura degli infermi; ma chi non è sporto del primo, usi il secondo, ma de’ doni che l’anima può fare a Dio, nullo è tanto piacevole ed accetto, quanto offerirgli per penitenzia l’anime razionali. Tutto il mondo non si può agguagliare ad una anima, però che questo passa, ma l’anima permane incorruttibile.

Adunque, o beato, non beatificare quelli che offerano a Dio la pecunia, ma quelli che offerano a Cristo l’offerta delle pecore razionali, ma questa è la cosa che fa lo olocausto essere immacolato, quando te medesimo āi per neente, secondo che disse il Signore: Mestiere è che sia tradito il figliuolo dell’uomo, ma guai a colui, per lo quale sarà tradito; così mi pare del contrario, però che è mestieri che molti preeletti e predestinati si salvino, ma quelli li quali appo Dio si salvano, sarà data la mercede, onorabile. La virtù spirituale innanzi a tutte le cose a noi è necessaria, acciò che a quelli che ne sforziamo a mettere in sancta sanctorum, prendiamo studio di dimostrarli, come Cristo si riposa sopra la spirituale ed occulta mensa, massimamente mentre che stanno nelle piazze dell’entrato; e quando li vediamo angustiati e tribulati dalla turba che gli vuole impedimentire, prendiamo la mano loro come degli parvoli, e liberiamoli dalla turba delle cogitazioni; ma se alcuni di loro al tutto sono parvoli ed infermi, questi è mestiere che gli portiamo sopra le spalle nostre, infino a tanto che trapassino la porta della molta stretta entrata, però ch’ivi è usato di fare ogni angustia ed ogni affogamento, e perciò d’essa entrata disse lo profeta: Questa è la mia fatica, infino che io entri nel santuario del mio Iddio.

Detto è da noi di sopra, o padre de’ padri, di quello padre de’ padri e dottore de’ dottori quale era, però che della sapienzia, che è di suso, tutto s’era vestito sanza ipocrisia, non infinto riprenditore, discreto, temperato, amatore, continente, casto, condescensivo, soave, preclaro dell’anima e giocondo; e quello che è più mirabile, quegli che vedea che si voleano salvare, quegli ammaestrava con maggiore diligenzia, e più distrettamente gli correggeva; e quegli che vedea che volessono o che amassono alcuna cosa viziosamente, così ne gli privava da ogni cosa che viziosamente affettassono, che d’allora innanzi si guardavano di non mostrare loro volontade di nulla cosa, alla quale avessono affetto; e dicea quello sempre perpetuale, che veramente è più utile cosa di cacciare lo frate del monasterio, che di lasciargli fare la propia volontade, però che quello che è cacciato, alcuna volta diventa più umile e impara di non voler seguitare la propia volontà; ma a colui, lo quale vuole fare le propie volontadi, ed egli per modo di benignità gli condiscende e perdona, nel tempo della morte si fa da loro miserabilmente maladicere, come colui che lo ’ngannoe e non gli fece utilità; e compiute l’orazioni della sera, era a vedere quello grande abbate come uno re, sedendo sopra la sedia de’ legni, tutto pieno dentro di grazie spirituali, al quale sedeva alli piedi quello buono collegio e quella santa congregazione, come gli savi api, ed udivano e ubidivano gli suoi comandamenti come parola di Dio; lo quale ad alcuni comandava cinquanta salmi, ad alcuno trenta, ad alcuno cento, anzi che dormissero, ad altro altrettante genue, all’altro che dormisse sedendo, all’altro una lezione determinata, all’altro stare in orazione cotanto tempo. Anche ordinoe due de’ frati visitatori, che visitassero e facessero ricessare li parlamenti e l’oziositadi, e la notte facea fare vigilie sterminate [12], le quali non è mestiere di scrivere, e non solamente del vegghiare e dell’orare, ma del cibo distribuiva questo padre propio ordine; onde la loro dieta non era una nè simile, ma a ciascuno distribuiva secondo lo stato suo, ad alcuni più secca ed arida, ad alcuno lo buono dispensatore la concedeva più remessa ed inferma. Ed era cosa meravigliosa, cbe quello ch’egli comandava ed ordinava, così era fatto sanza mormorazione, come fosse proceduto propio della bocca di Dio; ed una badia avea sotto sè questo santo, nella quale faceva stare quelli monaci del monasterio, ch’erano atti a quiete, essendo egli perfetto in tutte le cose.

Non variare quelli, pregoti, che sono più semplici, nelle astuzie delle cogitazioni; maggiormente anche, se è cosa possibile, quelli che sono varii, trasmuta in simplicitade, la qual cosa è sopra oppinione. Quegli che è sommamente mondato, come uno divino giudice per la somma impassibilitade userae distrignezza in giudicando, però che lo difetto della impassibilitade percuote il cuore del giudicatore, e non gli lascia punire e purgare le imperfezioni, secondo che si conviene. Innanzi a tutte le cose lascia a’ tuoi figliuoli la ereditade della fede catolica e delle sante Scritture, acciò che non solamente i tuoi figliuoli, ma eziandio tutta la tua progenie conducili a Dio per la via della diritta fede. A quelli che sono sani e giovani del corpo, non perdonare che non gli mortifichi e non gli domi, acciò che nel tempo della loro morte ti laudino e benedicano. Lo grande Moisè di questo sia a te esemplo, perciò che non poteva liberare quello popolo da Faraone, quantunque l’obbedissoro, infine a tanto che non mangiarono l’azzimo colle lattughe agreste. L’azzimo si è l’anima, che non ae la presunzione della propia volontade, e non si sae enfiare ed estollere, però che l’azzimo sempre s’aumilia; le lattughe agreste intendiamo la durizia e la fragilitade [13] la quale alcuna fiata seguita la suggezione e l’amaritudine, che alcuna fiata procede dalla fatica del digiuno. Ed io, padre de’ padri, mandando a te queste cose, temetti, udendo quegli che disse: Come ammaestri altrui, e non ammaestri te stesso? E ora in questa sola parola compieraggio questo sermone: l’anima, la quale per mundizia è unita a Dio, non abbisogna di parole altrui per sua dottrina, avendo lo Verbo sempiternale, che spiritualmente l’ammaestra e conduce, e portando essa beata la illuminazione e la perfezione di sè medesima.

Deo gratias. Amen.

Compiuto è il sermone di santo Ioanni al Pastore.

Note

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[1] Il Cod. E: qui e in seguito: sagittarie; il R: sagettucce.

[2] Il Cod. E: lo gladio.

[3] Il Cod. E: quelli che non li sono congiunti.

[4] Cioè non potrà nuocere che ti levi in superbia.

[5] Il Cod. E: si farà occasione di inerubescenzia, cioè di svergognamento.

[6] Il Cod. E: è stretta ed angustiosa.

[7] Lo stesso: e a riputarsi alcuna cosa.

[8] Il Cod. E: li quali esso prelato manifestandoli, generò infedelità nell’anime loro.

[9] I Codd. E e R: sia rettore delli non viziosi.

[10] Il Cod. E: e in conspetto d’alcuni maggiori e più antichi.

[11] I Codd. E e R: e cercare quella che era errata.

[12] Il Cod. E: vigilie smisurate.

[13] Il Cod. E: la frigidità.

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Ultimo aggiornamento: 06 settembre 2009