Adriano Tilgher

Studi sul teatro contemporaneo

PRECEDUTI DA UN SAGGIO SU

L'ARTE COME ORIGINALITÀ E I PROBLEMI DELL'ARTE

TERZA EDIZ. AGGIORNATA E ACCRESCIUTA

 

Edizione di riferimento

Adriano Tilgher, Studi sul teatro contemporaneo, preceduto da un saggio su l'arte come originalità e i problemi dell'arte, terza edizione aggiornata e accresciuta, Libreria di scienze e Lettere, Piazza Madama 19-20, Piazza Navona 79-80, Roma 1928, Tipografia del Dott. Giovanni Bardi

 

 

ROMA

LIBRERIA DI SCIENZE E LETTERE

Piazza Madama 19.20 - Piazza Navona 79-80

 

 

Edizione di riferimento

Adriano Tilgher, Studi sul teatro contemporaneo, preceduto da un saggio su l'arte come originalità e i problemi dell'arte, terza edizione aggiornata e accresciuta, Libreria di scienze e Lettere, Piazza Madama 19-20, Piazza Navona 79-80, Roma 1928, Tipografia del Dott. Giovanni Bardi

 

 

VIII.

IL TEATRO

DI JOHN MILLINGTON SYNGE

Conosceva il nostro bravo Chiarelli The Playboy of the Western World, capolavoro drammatico dello scrittore irlandese John Millington Synge, prima di dare opera al suo fortunato grottesco La maschera e il volto? Ai posteri l'ardua sentenza: ma è certo che, idealmente almeno, La maschera e il volto ha per legittimo genitore The Playboy of the Western World, il quale, con maggior diritto, forse, della commedia di Chiarelli, può pretendere alla qualifica di grottesco. Nella breve opera di Synge questo lavoro spicca con singolare rilievo.

L'eroe di questa Orestiade travestita è Christy Mahon, un contadinello irlandese sempliciotto fannullone vagabondo, che, venuto a lite con il burbero autore dei suoi giorni un dì che entrambi zappavano il loro camperottolo, gli tira un colpo di vanga che lo stende a terra. Credendo di averlo freddato, Christy si dà alla fuga, e per giorni interi percorre in lungo e penoso vagabondaggio le terre d'Irlanda. Via facendo, il timore di avere accoppato il padre gli si tramuta in certezza, la certezza in argomento di orgoglio: sapersi autore di così straordinario delitto lo accascia di terrore, ma, in pari tempo, gli dà una superiore idea della sua persona. Perciò quando, mezzo morto di stanchezza e di fame, arriva all'osteria di Michael, e l'oste e gli avventori gli domandano chi sia, non si fa pregar troppo per metter fuori il gran segreto. All'udirlo, l'oste e compagni provano pel bravo giovanotto paura non disgiunta da rispetto e ammirazione, e l'oste gli offre il posto di garzone nella sua osteria, dove farà compagnia a sua figlia Pageen, ché ha paura di star sola la notte. Pageen, fidanzata ad un contadino del paese, un bietolone pauroso e buono a nulla, rivolge a Christy il più dolce dei suoi sorrisi, lo circonda di premure, lo difende con accanimento quando la vedova Quin accorre trafelata per portarsi a casa l'eroe di sì straordinario delitto. Sì che quando Christy, finalmente, può andare a letto, ha ragione di esclamare soddisfatto: « Penso se non sono stato un minchione a non ammazzarlo qualche anno fa, mio padre! ».

È probabile che Synge abbia voluto prendere in giro l'ammirazione che i suoi bollenti compatriotti dell'Isola verde han sempre avuto per gli autori d'imprese e prodezze, siano pur contrarie alla legge, basta che escano dal comune: almeno così ne interpretarono l'intenzione quei suoi compatriotti, che alla prima rappresentazione della commedia in Dublino, nel gennaio 1907, la subissarono di urla e di fischi. Che un parricida, invece che orrore, susciti ammirazione ed invidia: ecco il punto di partenza scelto da Synge per la costruzione del suo grottesco. Ma un grottesco, per non essere del tutto campato in aria, ha pur bisogno di un qualche appiglio con la realtà psicologica o sociale, così come la caricatura è, sì, esagerazione di qualche irregolarità del viso o del corpo di una persona, ma questa irregolarità deve pur essere in natura se la caricatura non vuol essere pura e semplice invenzione, e cioè non più caricatura. Ora, che dei contadini, per quanto zotici, ubbriaconi e irlandesi si voglia immaginarli, all'udire che un tizio ha accoppato il padre non provino che ammirazione ed invidia per l'autore di sì eroica gesta, ecco ciò che può far sembrare eccessivamente sforzato ed irreale il punto di partenza del Playboy. Ma se questo non avesse come motivo d'ispirazione dominante e centrale che l'intenzione di prendere in giro l'ammirazione eccessiva che i contadini irlandesi, come, del resto, tutti i contadini e gli umili di questo mondo, provano pei facinorosi e gli eslegi, non avrebbe importanza che scarsa e, direi quasi, dialettale. In realtà, chi si fermi a quell' intenzione satirica non vede che la superficie dell'opera, la quale sgorga da una profondità di vita maggiore assai di quanto a prima vista può sembrare e che impegna la nostra sensibilità di uomini moderni raffinati dalla cultura.

Adulato e corteggiato dalle più belle donne del villaggio, invidiato e temuto dagli uomini, Christy a poco a poco si monta la testa: l'abito nuovo che indossa ne fa, agli occhi suoi stessi, un altro personaggio. Pageen gli sorride, egli l'ama, e l'amore per Pageen e l'alta stima che gli nasce in petto per sè stesso portano Christy al disopra di sè, gl'ispirano parole dolci che mandano in estasi la ragazza. Con squisita finezza Synge tratteggia il nascere in Christy del nuovo uomo, galante intraprendente intelligente, sotto il calore di simpatia e di ammirazione che spande intorno a sè. Ed è per questa concezione della personalità come qualcosa che non è data tutta in una volta e una volta per tutte e dalla quale gli eventi vari del dramma sgorgano come l'acqua da una fontana, muovendosi sempre sopra uno stesso piano, ma come qualcosa che si fa, si crea, si genera, si costruisce sotto lo stimolo della riflessione e le suggestioni dell'ambiente, che il Playboy ci appare opera di sensibilità moderna e d'interesse universalmente umano. E quando si pensa che questa personalità superiore ed eroica ha le sue radici nella falsa opinione che Christy ha di sè e che gli altri han di lui che egli sia parricida, l'humour sgorga irresistibile, un humour sotto la sua apparente gaiezza assai nero ed amaro e che corrode e dissolve grandezze ed eroismi umani.

Christy si reca alle gare sportive, e lì il buono a nulla di ieri vince tutti ed è portato in trionfo come un eroe. La sua felicità non ha limiti. L'ebbrezza che lo eleva al di sopra di sé gli fa trovare le più dolci espressioni per Pageen che sta a sentirlo incantata. Ma tanta gloria non dura a lungo. Proprio in quel punto compare il vecchio

Mahon, padre di Christy, che viene a bastonare il figlio ed a riportarselo a casa. Il colpo di vanga che l'atterrò gli aveva solo scheggiato la testa. Patatrac! I contadini si rivoltano contro Christy e lo trattano da ciarlatano, e Pageen è la più furiosa di tutti. — Ma voi avete veduto le mie prodezze di quest'oggi! geme il povero Christy. Fiato sprecato. Tutti infuriano contro di lui. Allora, rabbioso, con un colpo di vanga stende a terra il vecchio Mahon: Pageen lo sposerà ora che con i suoi occhi ha visto che egli è veramente un eroe. Ma s'inganna. « Quando qualche straniero ci racconta una sua prodezza ci sembra un eroe, ma se ci accade di assistere ad una baruffa nel nostro cortile o a qualche colpo di vanga, allora ci si accorge che differenza passa tra una bella storia e la misera realtà della vita », dice Pageen. Presa dalla paura della legge, la folla lega Christy per consegnarlo alla polizia. Christy si dibatte, e Pageen, per farlo star queto, lo scotta con un tizzo ardente. Per buona sorte ricompare il vecchio Mahon, cui nemmeno il secondo colpo di vanga ha fatto gran male, libera il figliolo e se ne va lontano con lui. Pageen resta a piangere il suo bel biricchino perduto, ma costui, che ormai ha capito come va la vita, d'ora in poi se ne andrà in giro narrando favole e campando da signore.

In questa seconda parte la commedia diventa amara e crudele. I meriti reali e grandi di Christy valgono nulla di fronte al vanto di un'immaginaria impresa, e quale impresa! Nientemeno che un parricidio! E quand'egli effettivamente commette, almeno nell'intenzione, il parricidio col secondo colpo di vanga contro il vecchio Mahon, nemmeno questo gli giova. La realtà conta zero di contro all'illusione; il più bel fatto val nulla a confronto della più meschina storiella; il dato soccombe sempre inevitabilmente di, fronte al costruito, anche quando sia stato il costruito a generarlo e a dargli vita; la realtà ha un bell'adeguarsi alla finzione e questa ha un bell' inserirsi in essa e diventare così veramente viva e feconda, sempre l'abisso tra le due vaneggia enorme e invalicabile: ecco l'insegnamento finale del grottesco di Synge, il quale, così, si pone e risolve un problema che è centrale nel teatro contemporaneo, si genera da un'inquietudine che è universalmente diffusa nello spirito europeo di questo tormentato principio di secolo. È probabile che Synge non abbia mai avuto conoscenza nemmeno approssimativa del significato vero e dell'importanza capitale di quel problema: non importa. Ciò dimostra che vi sono problemi diffusi nell'aria senza dei quali non si pensa e non si vive e di cui, proprio come dell'aria, non ci si accorge nemmeno che esistono.

2.

Alle altre produzioni teatrali di Synge questo lavoro si riconnette per la pittura dei caratteri dei personaggi secondari, contadini e contadine irlandesi segnati ciascuno con le impronte della realtà individuale, inconfondibile, e, sopratutto, pel buon sapore terriero che ne emana e che afferra alle nari, pungente e grato come l'odore della terra dopo la pioggia. Attraverso il colorito arioso vaporoso linguaggio di Synge ci si leva dinanzi agli occhi la visione del paesaggio irlandese con le sue colline che seghettano e merlettano l'orizzonte, con le sue verdi praterie umide di rugiada, fradice di pioggia, coi suoi cottages sparsi qua e là per la vasta campagna, coi suoi greggi di pecore tossicolose guidate da pastori che la solitudine ed il silenzio han reso frenetici. La parlata dei contadini e pescatori d'Irlanda traversa la fantasia di Synge come un mirabile filtro, e vi si depura di tutto ciò che in essa è di puramente tecnico, etnico e locale, onde ciò che ne rimane, l'energia il colorito la precisione della rappresentazione, ne acquista tanto più di rilievo e di agreste sapore. Questo elemento coloristico della sua arte Synge l'attinse direttamente dal popolo: parecchi anni della breve vita li trascorse nelle isole Aran, nel diretto commercio di marinai pescatori contadini zingari, ad una piccola carovana dei quali si accompagnò in vagabondaggi senza mèta attraverso le campagne irlandesi. Oltre a due volumetti d'impressioni e ad un piccolo manipolo di liriche, sei drammi sono il frutto dell'assidua amorosa comunione del poeta col suo popolo.

The Tinker's Wedding è una pittura della vita zingaresca, che per la sua plebea, agitata, rumorosa comicità arieggia al Playboy, di cui è come un preludio ed una prova In the Shadow of the glen è una nostalgica celebrazione della libera vita del vagabondo, preferita all'angusta esistenza del pastore prigioniero nel suo cottage e legato a una catena con le pecore del gregge: anche qui è l'aspro sapore agreste della visione che la tien ferma alla terra, le dà il colorito della realtà e la trattiene dallo svagare in un astratto e vacuo romanticismo, come accade, ad esempio, al Vagabondo di Jean Richepin. Riders to the sea esala un forte odore marino e risuona tutto del murmure infinito dell'Oceano burrascoso, perennemente in agguato fra i neri e lucidi scogli per distruggere vite umane.

Synge vince splendidamente il periglioso cimento, in cui tanti artisti rimasero soccombenti: di stare fra il popolo senza asservirsi al popolo, di rinchiudersi in cervelli inferiori senza diventare egli stesso inferiore. Questa interiore libertà gli venne dalla frequenza e conoscenza dei decadenti francesi del principio del secolo: energico sempre, il suo stile non cessa mai di essere raffinato, non della raffinatezza vuota che ne fa consistere l'eccellenza nella preziosità dei vocaboli o delle immagini, ma di quella che non dà il passo a vocaboli e ad immagini che non siano pregnanti ed espressivi. Dai decadenti francesi, in ispecie da Maeterlink, gli viene l'elemento propriamente drammatico della sua visione scenica: solidamente radicata nella campagna o nel mare, questa si allarga su orizzonti sterminati dove fremono le grandi forze ideali che dànno senso e direzione alla vita. The Playboy e The Well of the Saints svolgono il tema della superiorità dell'illusione sulla realtà: questa, per splendida che sia, sempre chiusa e limitata; quella, per pazza ed irreale, sempre spalancante all'anima i regni dell'infinito. Riders to the Sea è tutto pieno dell'idea maeterlinckiana del fato, oscura potenza di cui l'individuo presente l'azione, senza che presentirla gli dia forza e volontà di prevenirla: la previsione lo rende rassegnato e codardo, e gli anticipa nel presente i mali del futuro. Nel Playboy e in The Tinker's Wedding l'elemento terriero è al primo piano: in Deirdre of the Sorrows esso dà origine a un dramma agreste e mitico, di sapore unico nella letteratura moderna.

In esso Synge svolge la leggenda irlandese della bellissima Deirdre che, amata dal vecchio Conchubor, re dell'Ulster, sfuggì dalle nozze e si die' al giovane e forte cacciatore Naisi, col quale visse sette anni fra le foreste e le valli di Alban, finché il re, con mentite promesse di perdono, riuscì ad attirarli alla sua corte ove fece assassinare Naisi, e Deirdre si uccise sul corpo dell'amato. Nel dramma di Synge Deirdre va volontariamente incontro alla morte perchè l'amor suo e di Naisi non abbia a sfiorire per vecchiaia o abitudine, perchè sette anni di puro e forte amore sono molti per due esseri umani, ed è difficile che gli dei ne concedano loro altri sette egualmente belli e felici, e misera cosa sarebbe se un giorno la gente potesse additarli vecchi e appisolati e bisbigliare: ecco Naisi e Deirdre che un tempo s'amarono e furono giovani e belli. Su tutto il dramma grava la predizione delle grandi sciagure che la bellezza di Deirdre attirerà su lei, su coloro che l'amano, sullo stesso reame: e Deirdre serenamente accetta il suo destino doloroso, sì, ma nobile e glorioso. Agreste è l'ambiente del dramma: Naisi è un cacciatore, Deirdre va a piedi scalzi e gli ripulisce la tenda dove alloggiano i loro amori, lo stesso Conchubor, benchè re di corona, non ha nulla della classica maestà dei re da tragedia, e la sua reggia è una povera capanna di assi e stuoia sconnesse. E pieno di selvatici aromi è il loro linguaggio. Ma l'atmosfera di passione e di fato che avvolge i personaggi è così accesa, che consuma tutto ciò che in essi è di angusto e limitato, e ne fa delle creature primitive e mitiche, fiabesche e umane insieme, lontane da noi ed a noi superiori perchè portatrici delle irresponsabili forze primordiali dell'universo.

 

  

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Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2012