Adriano Tilgher

Studi sul teatro contemporaneo

PRECEDUTI DA UN SAGGIO SU

L'ARTE COME ORIGINALITÀ E I PROBLEMI DELL'ARTE

TERZA EDIZ. AGGIORNATA E ACCRESCIUTA

 

Edizione di riferimento

Adriano Tilgher, Studi sul teatro contemporaneo, preceduto da un saggio su l'arte come originalità e i problemi dell'arte, terza edizione aggiornata e accresciuta, Libreria di scienze e Lettere, Piazza Madama 19-20, Piazza Navona 79-80, Roma 1928, Tipografia del Dott. Giovanni Bardi

 

 

ROMA

LIBRERIA DI SCIENZE E LETTERE

Piazza Madama 19.20 - Piazza Navona 79-80

 

APPENDICE

IL RAPPORTO FRA ARTE E STORIA

NELL'ESTETICA DI BENEDETTO CROCE E NELLA NOSTRA.

Il rapporto tra l'artista e il suo tempo, o, in termini filosoficamente più esatti, tra l'Arte e la Storia costituì sempre uno dei punti più scabrosi dell'estetica di Benedetto Croce. Su di esso il pensiero di Croce ha traversato una complessa vicenda di perplessità e di dubbi, della quale lungo sarebbe qui fare la storia: lungo e inutile, anche perché l'ha già fatta G. A. Borgese in un vivace scritto polemico pubblicato nel primo numero della rivista Il Conciliatore (Roma, 1914). Dopo di allora, spinto dalla logica interna della sua posizione, e forse dagli stessi attacchi degli avversari, Croce andò sempre meglio precisando il suo pensiero, di cui la forma, almeno per ora, definitiva è data dallo scritto La riforma della storia artistica e letteraria compreso nei Nuovi Saggi di Estetica (Bari, 1920, pp. 161-84).

Ufficio della critica — afferma qui Croce — è dare «la caratteristica del singolo artista, della sua personalità e dell'opera sua, le quali convergono in uno». Caratteristica che «non è niente di statico e di naturalistico, ma è intrinsecamente ed eminentemente genetica e storica, e si attia quale delineazione della personalità e delle opere nel loro svolgersi», Ciò che fa opera d'arte l'opera d'arte è un certo tono o accento o Stimmung individuale, ineffabile e incomparabile: in questo tono o accento, e in esso solo, consiste la personalità estetica. Naturalmente questo tono non si è formato di solito tutto in una volta e una volta per tutte, nè, formatosi, si è mantenuto tal quale finchè la spoglia mortale dell'artista abbia esalato l'ultimo respiro: l'artista ha subìto influssi che ne hanno agevolato o contrastato o variamente influenzato la formazione della personalità estetica, nè questa, nata una volta, è rimasta immobilmente uguale a sè stessa, ma o si è arricchita e irrobustita o è andata sgretolandosi e sfacendosi, e così via di seguito. Tracciare le caratteristiche e la storia della personalità estetica è il compito della critica d'arte.

In questa concezione crociana è evidente che la critica storica e genetica delinea, sì, la genesi e la storia dell'opera d'arte (o, più largamente, della personalità estetica), ma si badi — soltanto nell'ambito della personalita empirica, biografica, dell'individuo artista. Sotto la giurisdizione della critica storica e genetica, in fondo, non cadono che gli elementi estranei alla personalità estetica dell'artista, chè ciò che fa opera d'arte l'opera d'arte, personalità estetica la personalità estetica, è un quid ineffabile che solo il gusto può cogliere, e che in sè non ha rapporto di sorta con la storia e col tempo.

Naturalmente, Croce non nega che l'artista, vivendo sulla terra e non nella luna, attinga alla viva materia della storia che lo circonda elementi che trasforma in opera d'arte, a capir la quale è, dunque, necessario risalire a quegli elementi e però alla storia: chi nulla sapesse della cavalleria, cosa capirebbe di Ariosto? chi nulla sapesse della storia di Firenze, cosa capirebbe di Dante? Ma è evidente che la storia in questa concezione spiega l'opera d'arte nella sua materia bruta e astratta, non la condiziona: tanto vero che, secondo Croce, nulla vieta che in uno stesso tempo, meglio: in una stessa ondata storica e culturale, possano fiorire artisti tra le cui visioni ed esperienze del mondo nulla affatto v'è di comune. Ciò per cui Dante è Dante è l'accento con cui egli ha cantato la sua materia: e se per questa, intesa come materia bruta, egli è nella storia, per quello egli ne è totalmente fuori. Si capisce che, essendo sorta nel secolo xiv, sia d'uopo ricorrere ala storia di questo per capire la Divina Commedia, ma ciò che fa che la Divina Commedia sia la Divina Commedia e non un Quadriregio qualsiasi non ha nulla a che fare nè col secolo di Dante nè coi secoli antecedenti e conseguenti.

Pensata energicamente ed a fondo, la logica interna della teoria di Croce conduce ad affermare essere pensabilissimi un Balzac e un Dostojevski che nella Grecia micenea scrivono la Commedia umana e Delitto e castigo (intendo, si capisce, lo spirito e non la trama o argomento delle loro opere) e, viceversa, un Omero e un Pindaro che nel nostro mondo capitalistico e borghese cantano (anche qui, intendo lo spirito e non i fatti cantati) i loro carmi immortali. A chi gli obbietti che la sua estetica trascura del tutto l'esistenza delle scuole e dei movimenti artistici e smentisce il fatto innegabile che di solito un capolavoro è stato preceduto da una serie più o meno lunga di tentativi, visioni imperfette preparanti la visione perfetta, Croce risponde che tutto ciò riguarda la storia della cultura e non la critica d'arte, la quale ha per ufficio di dirci se la tale opera è riuscita o no e, se sì, in quale delle sue parti. Ma è evidente che in questa concezione la stessa storia della personalità estetica dell'artista dovrebbe esulare dalla critica d'arte e rientrare nella storia della cultura, e che la critica in senso strettissimo dovrebbe ridursi a un indice dei frammenti o passaggi riusciti in un'opera o in un'intera produzione artistica.

Conclusione: secondo Benedetto Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'opera d'arte al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perchè, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. Questa è la riforma della storia artistica e letteraria che Croce propone: riforma che meglio si direbbe radicale distruzione,e con la quale egli ha tentato di superare quella che egli chiama concezione sociologica della storia dell'arte.

Nulla di più opposto alla teoria di Croce di quella esposta nelle pagine che precedono. Secondo la quale, l'attività artistica in tanto si attua come tale in quanto dà forma a un sentimento a un gusto a un sapore a un'esperienza della Vita che, se non ha avuto ancora forma, vuol dire che è informe, un mobile vivente fluido caos non ancora organizzato in pensiero e immagini. Ora, qual'è sentimento della Vita che, per definizione, non ha avuto ancora forma, non si è organizzato ancora, ma ondeggia caotico e amorfo, senza certi confini? E il sentimento presente, attuale, contemporaneo, e presente attuale contemporaneo appunto perchè e solo perchè in via di farsi di attuarsi di formarsi. È per questo informe che l'artista sperimenta in sè che egli affonda le radici nel tempo suo, e tanto più quanto più esce dalla sua augusta personalità empirica e canta per tutti. Certo, non basta sperimentare in sè quell'informe per esser artista, bisogna anche elaborarlo in forma. Ma non si è artista se non si sperimenta e si elabora quell'informe, perchè l'attività artistica è attività che dà forma a un informe, e altro informe non v'è che il sentimento nuovo presente attuale della vita. Il quale essendo un determinato sentimento e gusto ed esperienza della vita, che presuppone quel determinato passato e prepara quel determinato avvenire, è condizionato storicamente e storicamente condiziona esso l'opera d'arte. La quale perciò, in quanto forma nella quale si è adagiato quell'informe, non può concepirsi in altro tempo che in quello in sorse.

Ecco dunque l'Arte rituffata nella Storia; ecco spezzata la ferrea barriera crociana tra l'Arte e la Vita; ecco di contro alla critica estetizzante di Croce ridata possibilità alla critica di tener conto dei valori morali e vitali nel giudizio sull'opera d'arte e di ristabilire tra le opere d'arte quelle gerarchie di valori che Croce nega, e dal suo punto di vista deve logicamente negare, ecco restituita alla critica la possibilità di tener conto delle scuole dei movimenti delle tendenze artistiche, di tutto ciò insomma che nella vita dell'Arte e del singolo artista è sviluppo processo evoluzione . Un'opera d'arte non è tale se non in quanto originale, elaborazione cioè di un nuovo senso della Vita, nuovo perchè presente contemporaneo attuale. La novità, l'originalità è momento necessario dell'opera d'arte e per esso questa rientra nella storia. La critica storica o genetica determina allora il significato e il valore dall'opera d'arte, il suo senso universale nella storia dello Spirito; l'analisi estetica ci dice se e fino a qual punto quel senso giunse all'espressione artistica.

Tale, nella forma in cui la vado sostenendo, la teoria dell'arte come originalità e dell'artista figlio del tempo. Per fare dell'artista un figlio del tempo non basta, dunque, affermare che vivendo nel suo tempo egli ne toglie qualche elemento (ridotta a questo, la teoria sarebbe una volgare banalità, che nessuno si sogna di contestare), è necessario fare del tempo — inteso come Vita in atto, cioè come presente, attualità, contemporaneità, originalità — un momento formalmente necessario dell'opera d'arte.

 

  

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Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2012