Anonimo

Navigatio Sancti Brendani

traduzione

di

Giuseppe Bonghi

 

Edizione latina di riferimento su cui è stata effettuata la traduzione: Edizione Carâcara confrontata con l'ed. Selmer

sul sito: http://www.utqueant.org/#latin

 

Vita Sanctissimi confessoris Christi Brendani

traduzione

di

Giuseppe Bonghi

Indice

Capitolo 1 Il racconto di Barinto (? 548 - 592) a San Brandano (485-674 o 583 circa)

Capitolo 2 San Brandano rende grazie a Dio

Capitolo 3 Il consiglio di San Brandano

Capitolo 4 La costruzione della nave

Capitolo 5 Difficoltà e fatiche

Capitolo 6 L'isola inabitata

Capitolo 7 Il freno rubato

Capitolo 8 Il Procuratore

Capitolo 9 L'isola dei Montoni

Capitolo 10 Jasconio non rivelato

Capitolo 11 Jasconio rivelato

Capitolo 12 L'isola degli uccelli

Capitolo 13 Canto dei salmi per gli uccelli

Capitolo 14 La profezia dell'Uccello

Capitolo 15 L'isola d'Alba e la tentazione delle sorgenti

Capitolo 16 L'accoglienza del vegliardo

Capitolo 17 L'accoglienza al Monastero del Silenzio

Capitolo 18 pranzo al Monastero

Capitolo 19 la freccia infiammata

Capitolo 20 L'Acqua del Sonno

Capitolo 21 Celebrazione della Cena e della Pasqua

Capitolo 22 Fedeltà e attenzioni dell'Procuratore

Capitolo 23 L'attacco e il divoramento del Mostro marino – Profezia di San Brandano

Capitolo 24 L'Isola dei tre Cori

Capitolo 25 L'isola delle Grappe

Capitolo 26 Il combattimento degli uccelli

Capitolo 27 Il mare trasparente

Capitolo 28 La colonna nel mare

Capitolo 29 I due presenti: il calice e la Patèna

Capitolo 30 Navigazione favorevole verso il Nord

Capitolo 31 L'isola dei fabbri

Capitolo 32 Giuda Iscariota Capitolo 33 Paolo l'Eremita

Capitolo 34 Il racconto di Paolo l'Eremita

Capitolo 35 La celebrazione delle Feste e l'aiuto del Procuratore La navigazione verso Jasconio

Capitolo 36 La terra promessa

Capitolo 37 Il giovane uomo del fiume

Capitolo 38 Il ritorno di San Brandano – sua morte

VITA SANCTISSIMI CONFESSORIS CHRISTI BRENDANI

CAPITOLO I

Il racconto di Barinto (548? - 592)  a San Brandano (485-674 ou 583 circa)

San Brandano, figlio di Finloch, nipote di Alto della stirpe di Eugenio, nacque nella regione paludosa dei Mumenensi. Era un uomo di grande astinenza, celebre per le sue virtù e padre di circa tre mila monaci. Quando si trovava nel suo luogo di battaglia (spirituale), chiamato 'landa di San Brandano', una volta verso sera fu avvicinato da uno dei monaci, un suo discepolo di nome Barinto. E dopo essere stato interrogato su numerosi punti dal santo padre, cominciò a piangere e a prosternarsi per terra e a rimanere a lungo in preghiera. San Brandano lo fece alzare da terra e lo baciò dicendogli: "Padre, perché abbiamo tristezza per il tuo arrivo? Non sei forse venuto per nostra consolazione? Tu devi portare una maggiore letizia ai tuoi confratelli. Indicaci la parola di Dio e riaccendi le nostre anime raccontandoci i diversi miracoli che hai visto sull'Oceano". Allora San Barinto, al termine di queste parole di San Brandano, cominciò a narrare di una certa isola, dicendo: «Il mio Figliolo Mernocato, amministratore dei poveri di Cristo, fuggì dalla mia presenza e volle diventare eremita. E trovò un'isola presso una montagna di pietra, il cui nome è Isola Deliziosa. Dopo molto tempo mi fu annunziato che con lui aveva molti monaci e che Dio per mezzo suo mostrava molti miracoli. Per questo mi misi in cammino per far visita al mio figliuolo. Ed essendomi avvicinato dopo un cammino di tre giorni, egli si affrettò incontro a me coi suoi confratelli. Il Signore gli rivelò, infatti, il mio arrivo. Raggiunta la predetta isola, i confratelli correvano incontro a noi come uno sciame d'api dalle loro differenti celle. Le loro abitazioni erano in effetti sparse. Ma tuttavia unanimemente il loro genere di vita sempre fu improntato alla speranza e alla fede e alla carità grazie ad un solo luogo comune di ristoro. Nessun altro cibo è prescritto se non pomi e noci e radici ed ogni genere di erbe. Così, dopo compieta, ciascuno rimane nella sua cella, fino al canto del gallo o al suono della campana. Dopo aver pernottato e visitato tutta l'isola, il mio figliuolo mi condusse sulla riva del mare verso Occidente dove c'era una navicella e mi disse: "Padre, sali sulla nave e navighiamo sul mare ad occidente verso l'isola che è chiamata terra promessa dei Santi che Dio sta per dare ai nostri successori in un futuro molto prossimo". Salimmo a bordo e mentre navigavamo una fitta nebbia ci coprì tanto che appena potevamo scorgere la poppa o la prora della navicella. Trascorso lo spazio di quasi un'ora ci avvolse una grande luce e apparve una terra spaziosa, verdeggiante e ricca di frutti. Fermata la nave, raggiungemmo la terra e cominciammo a percorrere l'isola per 15 giorni, come credemmo e non potemmo trovarne l'estremo confine. Non vedemmo nessun'erba senza fiori e nessun albero senza frutti. Ed anche le pietre sono preziose per loro natura. Inoltre al quindicesimo giorno scoprimmo un fiume che scorreva da Oriente verso Occidente. Considerando tutte queste cose, fummo assaliti dal dubbio su cosa dovessimo fare. Preferimmo attraversare il fiume. Ma aspettammo il consiglio di Dio. Avendo ragionato di queste cose fra di noi, all'improvviso apparve un uomo di grande splendore davanti a noi. E lui subito ci chiamò coi nostri nomi e ci salutò dicendo: "Evviva, buoni fratelli. Il Signore veramente vi ha rivelato questa terra che sta per dare ai suoi santi. È infatti la metà di quest'isola fino a questo fiume. (Non vi è lecito proseguire) oltre. Ritornate dunque d'onde siete venuti". Dopo aver detto queste cose, (subito gli chiesi di dove fosse) e con qual nome si chiamasse. E lui disse: Perché mi chiedi di dove sono e qual è il mio nome? Perché non mi chiedi di quest'isola? Così come la vedi è rimasta dall'inizio del mondo. Manchi di cibo o di acqua o di vestimenti? (un anno infatti) sei vissuto in quest'isola e non ti è mancato cibo o acqua. Mai fosti oppresso dal sonno né la notte ti ha mai avvolto. Infatti c'è sempre il giorno senza mai la cecità (qui delle tenebre. Il Signore nostro Gesù Cristo) stesso è la Luce di questo luogo. Senza indugio intraprendemmo il viaggio e quell'uomo (con noi arrivò fino alla zona caliginosa) (all'isola deliziosa). E quando i fratelli ci videro esultarono con grande gioia per il nostro arrivo e si lamentavano per la nostra così lunga assenza dicendo: "Perché padri avete lasciato (senza pastore le vostre pecorelle) erranti in questa selva? Sappiamo che il nostro abate spesso s'allontana da noi per rifugiarsi in qualche grotta a noi sconosciuta, talvolta per un mese, talaltra per una o due settimane o più o meno". Appena udite queste cose, cominciai a confortarli dicendo loro: "Fratelli, non (pensate se non a cose buone. Il vostro soggiorno senza dubbio avviene davanti alla porta del Paradiso. Qui vicino si trova l'isola chiamata Terra della Promessa di Redenzione dei Santi), ove né la notte incombe né il giorno finisce mai. E là si porta spesso il nostro abate Mernocato. (Infatti un Angelo del Signore) la (custodisce). Non riconoscete nell'odore dei nostri vestimenti che siamo stati nel Paradiso di Dio?" Allora i frati risposero dicendo: "Abate, sappiamo che siete stato nel Paradiso di Dio al di là del mare, ma ignoriamo dove si trovi questo Paradiso. Infatti spesso abbiamo sentito la fraganza odorosa dei vostri vestiti nei quaranta giorni seguiti al vostro ritorno." "Laggiù, in verità, sono rimasto due settimane con il mio figliolo senza cibo né acqua. Là abbiamo ricevuto tanto cibo per la sazietà del corpo che agli altri sembravamo ripieni di mosto. Ma dopo quaranta giorni, ricevuta la benedizione dei fratelli e dell'abate, sono ritornato con i fratelli per portarmi alla mia cella alla quale ci sarò nuovamente domani."

CAPITOLO  II; II

San Brandano rende grazie a Dio

Udite queste cose, San Brandano con tutti i suoi fratelli si prostrò a terra glorificando Dio e dicendo: Giusto è il Signore in tutte le sue vie e santo in tutte le opere sue, lui che ha rivelato ai suoi servitori tante e tali meraviglie che benedetto sia per i doni suoi, lui che oggi ci ha rigenerati con tali sapori spirituali". Giunto al fine di questo sermone, Santo Brandano disse: "Andiamo alla refezione del corpo e al nuovo mandato." Passata adunque quella notte, ricevuta al mattino la benedizione dei confratelli, San Barinto tornò alla sua cella.

CAPITOLO  III

Il consiglio di San Brandano

Allora San Brandano, scelti all'interno della sua congregazione quattordici confratelli, si chiuse con essi in un oratorio e parlò loro dicendo: "Confratelli miei amatissimi, chiedo a voi consiglio e aiuto, perché il mio cuore e ogni mia meditazione sono uniti in una sola volontà. Se la volontà di Dio è tutta qui, nel mio cuore ho deciso di cercare la terra della Promessa dei Santi di cui ha parlato il padre Barinto. Cosa ne pensate o quale consiglio mi volete dare?" Conosciuta quindi la volontà del santo padre, quasi ad una voce dicono tutti: "Padre, la tua volontà è anche la nostra. Non abbiamo abbandonato i nostri genitori? non abbiamo  disprezzato la nostra eredità e affidato i nostri corpi nelle tue mani? Per questo siamo preparati ad andare sia verso la morte che verso la vita. Cerchiamo soltanto la vera volontà di Dio Così San Brandano, e coloro che erano insieme a lui, stabiliscono di osservare un digiuno per quaranta giorni mangiando una volta ogni tre giorni ed in seguito di partire. Trascorsi i quaranta giorni e salutati e raccomandati tutti i confratelli al prevosto del suo monastero, che in seguito fu il suo successore nello stesso posto, si diresse verso la regione occidentale con quattordici confratelli, verso l'isola d'un tal santo padre, chiamato Ende, e presso di lui dimorò per tre giorni e tre notti

CAPITOLO  IV

La costruzione della nave

Una volta ricevuta la benedizione del santo padre e di tutti i monaci che l'accompagnavano, San Brandano si diresse alle estremità del suo paese, ove dimoravano i suoi genitori. Tuttavia non volle vederli, ma sulla sommità di una certa montagna che lontano si estendeva verso l'Oceano, in un luogo che si chiama sede di Brandano, fissò una tenda assai grande dove si trovava l'ingresso di una nave. San Brandano e quelli che erano con lui, provvisti di utensili, costruirono una navicella molto leggera con un legno molto comune in quei luoghi, munita di costole e colonne, e la coprirono completamente di cuoio di bue e corteccia dipinta di rosso e al di fuori coprirono di grasso tutte le giunture delle pelli e piazzarono all'interno due altre paratie di altro cuoio e viveri per XL giorni e grasso per preparare le pelli per ricoprire la nave ed altri utensili utili per la vita quotidiana. Inoltre piazzarono e fissarono al centro della nave l'albero e una vela e quegli attrezzi che sono utili alla guida della nave. Infine San Brandano nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo esortò i suoi confratelli a salire sulla nave. E mentre che egli solo era rimasto sul lido e stava benedicendo il porto, ecco tre monaci, che sopravvenivano dal suo monastero, lo raggiunsero e subito caddero ai piedi del santo padre dicendo: "Padre, permettici di venire con te dovunque stai per andare; altrimenti moriremo in questo luogo di fame e di sete. Abbiamo infatti deciso di essere dei pellegrini per i giorni restanti della nostra vita." E avendo visto la loro angoscia l'uomo di Dio li esortò ad entrare nella nave dicendo: "Sia fatta la vostra volontà, figliuoli." E aggiunse: "So come voi siete venuti. Questo buon fratello ha compiuto un'opera buona. Perché Dio ha preparato per lui un luogo altissimo." Salì anche San Brandano nella nave e distese le vele, cominciarono a navigare verso il solstizio d'estate. Avevano anche favorevole il vento. E nessun'altra occupazione ebbero durante la navigazione se non quella di tenere tese le vele.

CAPITOLO  V

Difficoltà e fatiche

Dopo il quindicesimo giorno il vento cessò e cominciarono a navigare a remi finché le loro forze vennero a mancare. Subito San Brandano cominciò ad confortarli ed esortarli dicendo: "Fratelli, non temete. Dio, infatti, è il nostro soccorso, il nostro timoniere, il nostro nocchiero e ci guida. Rimettete tutti dentro i remi e reggiamo il timone. Lasciate solo distesa la vela e faccia Dio quel che vuole dei servi suoi e della sua nave." Si riposarono quindi fino a sera, finché ebbero un po' di vento. E intanto ignoravano da qual parte veniva il vento e dove la nave veniva sospinta. Trascorsi già quaranta giorni e consumate le risorse che servivano per il vitto, apparve loro un'isola verso settentrione molto rocciosa e alta. E mentre si avvicinavano alla costa, videro una riva alta come un muro, e diversi ruscelli che scendevano dall'alto dell'isola e sboccavano in mare. E intanto potevano avere solo una piccola speranza di trovare un porto ove portare la nave. I frati erano infatti molto provati per la fame e per la sete. Ciascuno prese anche un contenitore per raccogliere un po' d'acqua. San Brandano, quando vide ciò, disse: "Non fate così. È stolto ciò che state facendo. Ora Dio non vuole mostrarci il porto per entrare e volete appropriarvi dell'acqua. Il Signore Gesù Cristo dopo tre giorni farà vedere il porto e il luogo dove poterci fermare e saranno rifocillati i nostri corpi stanchi.

CAPITOLO  VI

L'isola inabitata

E dopo che essi ebbero fatto il giro dell'isola per tre giorni, al terzo giorno, intorno alla nona ora, scoprirono un porto che aveva l'accesso per una sola nave.  E subito si alzò San Brandano e benedisse l'entrata. Era una pietra tagliata da una parte e dall'altra di mirabile altezza come un muro. Allora  San Brandano ordinò che tutti scendessero dalla nave e si fermassero sulla terra, e non portassero nessun bagaglio fuori dalla nave. In seguito a coloro che camminavano sulle rive del mare si avvicinò un cane chissà per quale sentiero e si avvicinò ai piedi di San Brandano, come sogliono avvicinarsi i cani ai piedi dei loro padroni. Allora San Brandano coi suoi frati seguì il cane fino alla città. Entrando quindi nella città, videro una grande sala preparata con letti e sedie e acqua per lavare i piedi. E quando tutti furono seduti San Brandano ammaestrò i suoi frati dicendo: "State attenti, fratelli, che Satana non vi conduca in tentazione. Lo vedo tentare uno dei tre frati che dopo noi giunsero dal monastero perché commetta un grave tradimento. Perciò pregate per la sua anima. Infatti il suo corpo si trova in potere di Satana". La casa nella quale soggiornavano era come incassata lungo la parete e tutt'intorno aveva appesi vasi di diverse specie di metalli con cinghie e  corni rivestiti d'argento. (Allora San) Brandano disse al suo servitore, che soleva portare il pane ai confratelli: "Porta il pranzo che Dio ci ha mandato". Egli subito si alzò e trovò una mensa imbandita e tovaglioli e un pane per ciascuno di meravigliosa bianchezza e pesci. Quando tutto fu portato, San Brandano benedisse il pranzo e disse ai confratelli. "Confidiamo nel Dio del cielo, che dà nutrimento a tutta la carne". Stavano seduti dunque i frati e  magnificavano il Signore. E allo stesso modo trovarono quanta acqua da bere vollero. Finita la cena e terminate le preghiere della sera, il sant'uomo disse: "Riposate; ecco dei letti singoli con le coperte. Occorre che facciate riposare  le vostre membra stancate dal tanto lavoro". Mentre i frati stavano dormendo, San Brandano vide l'opera del diavolo, nelle vesti di un fanciullo etiope che teneva un freno in una mano e giocava davanti al letto del suddetto frate. Subito San Brandano si alzò e pregò per tutta la notte fino al mattino. E una volta arrivato il mattino, dopo che i frati avevano terminato in fretta il servizio di Dio e celebrato il mistero divino, mentre si dirigevano alla nave apparve una mensa preparata come la sera prima Così per tre giorni e tre notti Dio preparò il pranzo ai suoi servi.

CAPITOLO  VII

Il freno rubato

Dopo queste cose San Brandano coi suoi frati riprese il cammino e disse: "Vigilate che nessuno fra voi porti con sè qualcosa della stessa sostanza di quest'isola". Ma tutti gli risposero: "Dio non voglia, padre, che un qualche furto metta in pericolo il nostro viaggio". Allora San Brandano disse: "Ecco un nostro fratello, come vi ho predetto ieri possiede nel suo seno un freno d'argento che questa notte gli ha dato un diavolo". Non appena ebbe detto questo, il predetto frate gettò il freno dal suo seno e cadde davanti ai piedi dell'uomo di Dio dicendo: "Ho peccato, padre, sii indulgente e prega per la mia anima affinché non perisca". Subito tutti insieme si prosternarono a terra pregando il Signore per l'anima del frate. Alzandosi tutti tutti da terra e fatto alzare il frate dal santo padre, ecco che videro un piccolo etiope uscire dal suo seno urlante con grande voce e dicente: "Perché uomo di Dio mi cacci dalla mia casa nella quale ho abitato per sette anni e mi fai allontanare dalla mia eredità?" A questa voce San Brandano disse: "Ti ordino nel nome del Signore nostro Gesù Cristo di non molestare più nessun uomo fino al giorno del giudizio". E di nuovo l'uomo di Dio rivolto al predetto frate disse: "Ricevi il corpo e il sangue del Signore perché la tua anima sta per lasciare il tuo corpo. Qui infatti avrai il luogo della tua sepoltura. E il fratello tuo che venne con te dal nostro monastero, ha nell'inferno il suo luogo di sepoltura". Così, ricevuta l'eucarestia, l'anima del frate uscì dal corpo sorretta dagli angeli di luce sotto gli occhi dei confratelli. Il corpo, invece, fu sepolto in quello stesso luogo dal santo padre.

CAPITOLO  VIII

Il messaggero

I frati, con Brandano, arrivarono quindi sulla riva dell'isola ove era ancorata la loro nave. Mentre salivano sulla nave arrivò presso di loro un giovane che portava un paniere pieno di pani e un'anfora d'acqua. Ed egli disse loro: "prendete la benedizione dalla mano del vostro fratello. Resta infatti lungo il viaggio fin dove troverete consolazione. Tuttavia non vi mancheranno né acqua né pane fino a Pasqua". Accettata la benedizione, cominciarono a navigare nell'oceano si nutrirono ogni due giorni. Intanto per diversi luoghi dell'oceano era sospinta la nave.

CAPITOLO  IX

L'isola dei montoni

Un giorno essi videro un'isola non lontana da loro. E avendo cominciato a navigare verso di essa arrivò per loro un favorevole vento in aiuto affinché non si stancassero più di quanto non potessero sostenere le loro forze. Quando la nave raggiunse il porto l'uomo di Dio ordinò a tutti di scendere a terra. Quindi egli stesso scese dopo di loro. E quando cominciarono a percorrere l'isola videro acque abbondanti sorgere da fonti diverse piene di pesci. E disse San Brandano ai suoi confratelli: "Facciamo qui il servizio divino. Sacrifichiamo a Dio l'ostia immacolata perché oggi è il giorno della Cena del Signore". E lì rimasero fino al sabato santo della Pasqua. Camminando quindi per quell'isola trovarono diversi branchi di ovini di un solo colore, cioè bianco, così che non poterono vedere terra per la moltitudine delle pecore. E convocati i suoi frati San Brandano disse loro: "Prendete dal gregge ciò che è necessario per il giorno di festa". I frati, in verità, secondo l'ordine dell'uomo di Dio si avvicinarono al gregge. E subito presero dal gregge una pecorella. E dopo averla legata per le corna, questa seguiva come un animale domestico colui che teneva nella sua mano la corda fino al luogo dove si fermò l'uomo di Dio. Di nuovo parlò l'uomo di Dio a uno tra i frati: "Prendete un agnello immacolato dal gregge". E quello si affrettò e fece come gli era stato ingiunto. Avendo preparato tutto per il servizio del giorno seguente, ecco che apparve loro un uomo con in mano una sporta piena di pani cotti sotto la cenere e le altre cose che erano necessarie. Dopo aver posto queste cose davanti all'uomo di Dio, cadde in ginocchio toccando la terra con la faccia per tre volte ai piedi del santo padre dicendo: "Donde mi viene il merito, gemma di Dio, che tu celebri la Pasqua in questi santi giorni usando il lavoro delle mie mani?" San Brandano, sollevatolo da terra e datogli un bacio, disse: "Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo ci propone un luogo perché possiamo celebrare la sua santa resurrezione". Gli rispose il predetto uomo: "Padre celebrerete qui questo sabato santo. Ma Dio ha disposto di celebrare domani le vigilie e la messa della sua resurrezione su quell'isola che voi vedete". Mentre diceva queste parole ricevette l'obbedienza dei servi di Dio e cominciò a preparare tutte quelle cose che erano necessarie per il giorno seguente. Dopo aver finito e portato tutto sulla nave disse a San Brandano: "La vostra navicella non può portare di più. Io vi farò portare cibo e acqua necessari fino a Pentecoste". San Brandano disse: "Donde hai saputo, dove saremo nei prossimi otto giorni?" Gli rispose: "Questa notte sarete in quell'isola che vedete vicino e vi resterete fino a domani all'ora sesta. Dopo navigherete verso un'altra isola che non è lontana da quest'isola verso occidente che si chiama paradiso degli uccelli. Lì rimarrete fino all'ottava di Pentecoste". San Brandano gli chiese anche come le pecore potessero essere così grandi come le vedevano. Erano infatti più grandi dei buoi. Gli rispose: "Nessuno raccoglie il latte dalle pecore in quest'isola né l'inverno le priva di cibo, ma restano sempre sui pascoli notte e giorno. Per questo sono più grandi che nelle vostre regioni".

CAPITOLO  X

Notte di preghiera

Salirono sulla nave e cominciarono a navigare dopo essersi data a vicenda la benedizione. Ma essendo giunti nell'altra isola, la nave cominciò a rimaner ferma prima che potessero raggiungerne il porto. San Brandano ordinò ai frati di uscire dalla nave, e così fecero. Tenevano la nave da una parte e dall'altra con delle corde finché non giunse in porto. Era quell'isola petrosa e senza neanche un filo d'erba. Lì la selva era rada e sul suo lido non c'era sabbia. In seguito, mentre i frati trascorrevano la notte in preghiera fuori dalla nave, l'uomo di Dio era seduto dentro di essa.

CAPITOLO  XI

Jasconio rivelato

In verità San Brandano conosceva quale era quell'isola, ma tuttavia non volle loro rivelarlo perché non restassero atterriti. Arrivato il mattino ordinò ai sacerdoti che ciascuno cantasse la messa e così fecero. Mentre lo stesso San Brandano cantava ancora messa sulla nave, i frati cominciarono a portar fuori dalla nave le carni crude per salarle, insieme ai pesci che avevano portato dall'altra isola. Dopo aver fatto ciò posero una pentola sul fuoco. Mentre alimentavano il fuoco con la legna e la pentola cominciò a bollire, l'isola cominciò a muoversi come un'onda. Subito i frati cominciarono a correre verso la nave implorando il patrocinio del santo padre.

Ed egli ad uno ad uno li aiutò a salire e abbandonato tutto ciò che avevano portato sull'isola, cominciarono a navigare. In seguito  videro che quell'isola era sospinta sull'oceano. Allora poterono vedere il fuoco ardente anche lontano due miglia. San Brandano spiegò ai frati che cosa fosse, dicendo: "Fratelli, avete visto cosa ha fatto quest'isola?" Dicono: "Certamente siamo meravigliati ed una grande paura è penetrata dentro di noi". Egli disse loro: "Figlioli miei, non vi spaventate. Dio infatti mi ha rivelato questa notte con una visione il mistero di questa cosa. Dove noi siamo stati non era un'isola, ma un pesce. La prima cosa di tutti i pesci dell'oceano è quella di cercare sempre la propria coda per unirla al capo, ma questo non può a causa della sua lunghezza e ha come nome Jasconio.

CAPITOLO  XII

L'isola degli uccelli – gli ignavi

Avendo essi  navigato per avvicinarsi a quell'isola nei tre giorni precedenti e arrivando a scorgere la sua cima di fronte verso occidente, videro presso di loro un'altra isola vicina, separata da un vasto braccio di mare, erbosa ed ombrosa e piena di fiori e cominciarono a cercare un porto facendo il giro dell'isola. In seguito, navigando di fronte alla spiaggia meridionale della stessa isola, trovarono un piccolo rivo che sfociava nel mare e lì tirarono la nave sulla terra. A coloro che scendevano dalla nave San Brandano ordinò che per mezzo di funi tirassero per quanto potevano la nave rimontando l'alveo del fiume. Ora, quel fiume era largo quanto la larghezza della nave. Mentre il santo padre era seduto sulla nave, così fecero per la lunghezza d'un miglio finché giunsero alla sorgente dello fiume stesso. Disse San Brandano: "Ecco, il Signore nostro Gesù Cristo ci ha dato un luogo per rimanere fino alla sua santa resurrezione". E aggiunse: "Se non avremo altro sostentamento che questo fonte, credo che ci basterà questo come mangiare e come bere". Sopra la sorgente si trovava un albero d'una larghezza meravigliosa tutt'intorno, non troppo alto, ripieno di candidissimi uccelli. Questi l'avevano tanto ricoperto che le foglie sue e i rami si vedevano appena. Per questo, appena vide ciò, l'uomo di Dio iniziò a pensare e ad esaminare che cosa significasse o quale fosse la causa per cui si fosse raccolta una tale moltitudine di uccelli. Per questo in lui la sofferenza era tanto grande che si scioglieva in lacrime, e cadendo in ginocchio così pregava Dio dicendo: "Dio conoscitore delle cose incognite e rivelatore di tutte quelle nascoste, tu conosci l'angustia del mio cuore. Supplico la tua maestà che tu ti degni per la tua gran misericordia di rivelare a me peccatore il tuo segreto, che così è davanti ai miei occhi. Non ho l'ardire per la mia dignità o per il mio merito, ma per la tua clemenza". Aveva appena detto tra sé queste cose e si era seduto, che ecco uno di quegli uccelli volare via dall'albero, e le sue ali suonavano come uno scampanellìo, fino alla nave dove sedeva l'uomo di Dio. E l'uccellino sedette aulla sommità della prua e cominciò a stendere le sue ali quasi in segno di letizia e a guardare con placido volto il santo padre. Subito l'uomo di Dio capì che Dio si era ricordato dell'implorazione del suo cuore. E parlò all'uccello: "Se sei il nunzio di Dio rivelami da dove arrivano questi uccelli o per quale motivo essi sono qui riuniti?" Ed egli subito disse: "Noi siamo nati dalla grande sconfitta dell'antico nemico. Infatti non appena fummo creati, peccando non rinunciammo completamente a lui che  cadeva sconfitto coi suoi seguaci e ci coinvolse con la sua rovina. Invece Dio nostro giusto e verace per la sua grande giustizia ci mandò in questo mondo dove non sopportiamo pene, a parte il fatto che non possiamo vedere la Sua presenza. E così misericordiosamente, ci allontanò dalla compagnia di coloro che furono superbi. Noi erriamo anche per diverse zone dell'aria e del firmamento e delle terre come gli altri spiriti che sono mandati. Ma nei sacri giorni e alla domenica riceviamo dei corpi così come tu vedi ora e ci fermiamo qui e lodiamo il nostro Creatore. Tu invece coi tuoi frati hai un anno per completare il tuo cammino. Finora restano sei anni. Dove oggi hai celebrato la pasqua, lì ogni anno celebrerai e dopo troverai le cose che hai desiderato nel tuo cuore, cioè la Terra Promessa dei Santi.

CAPITOLO  XIII

Canto dei Salmi per gli uccelli

Dopo aver detto queste cose, l'uccello si levò dalla prora e cominciò a volare versi gli altri. Quando fu giunta l'ora del vespro tutti gli uccelli che erano sull'albero cominciarono a cantare quasi ad una voce battendosi i fianchi e dicendo: "a te si confà la lode, Dio in Sion, e a te in Gerusalemme sarà resa la preghiera". E replicarono il predetto versetto per lo spazio di quasi un'ora e quell'armonia e quel ritmico battito delle ali sembrava all'uomo di Dio e a coloro che erano con lui come un canto per la sua soavità. Allora San Brandano disse ai frati: "rifocillate i vostri corpi perché oggi le nostre anime sono saziate dalla divina refezione". Una volta finita la cena cominciarono a recitare l'ufficio divino. Dopo aver finito tutto l'uomo di Dio e quelli che erano con lui diedero riposo al corpo fino alla terza vigilia della notte. Veramente, vigilando l'uomo di Dio cominciò a svegliare i suoi frati alle vigilie della santa notte intonando il versetto: "Signore, apri le mie labbra". Finita la preghiera dell'uomo di Dio tutti gli uccelli mandavano suoni con la bocca e con le ali dicendo: "Lodate il Signore, voi tutti che siete i suoi angeli, lodatelo, voi che siete le sue virtù". Similmente al vespro per lo spazio di un'ora senza riposo cantarono. Quando l'aurora cominciò a rifulgere, iniziarono a cantare: "Et si splendor" ed altri salmi con eguale armonia e lunghezza della salmodia come nelle laudi mattutine. Similmente all'ora terza questo versetto: "Salmodiate al nostro Signore, salmodiate", ed altro. Alla sesta: "Illumina Signore il tuo volto sopra di noi e abbi pietà di noi". Alla nona salmodiarono: "Ecco quanto è buono e quanto è giocondo abitare insieme". Così di giorno e di notte gli uccelli rendevano grazie al Signore. Come abbiamo detto San Brandano fino all'ottavo giorno animò i suoi confratelli nella festività pasquale. Terminati i giorni festivi disse: "Prendete da questa fonte quanta acqua ci serve, e solamente quanta è servita fino ad ora per il bisogno di lavarci le mani o i piedi". A queste parole, ecco il predetto uomo, col quale erano stati insieme tre giorni prima di Pasqua che aveva loro offerto gli alimenti pasquali, venire verso di loro con la sua nave piena di cibo e di acqua. Portata giù dalla nave ogni cosa, davanti al santo padre così parlò dicendo: "Uomini, fratelli, qui avete sufficiente cibo fino al giorno della santa Pentecoste e non bevete da questa sorgente. È dura, infatti, da bere. Vi dirò la sua natura. Su chiunque berrà da questa fonte calerà il sonno e non resta sveglio finché non si compieranno XXIIII ore. Nel frattempo egli è in possesso del sonno e della natura dell'acqua che emana dalla fonte". E ricevuta la benedizione del padre ritornò nel suo luogo. Invece San Brandano rimase in quel luogo fino all'ottava di Pentecoste. Infatti il canto degli uccelli era il loro cibo. In verità nel giorno della Pentecoste, mentre il santo uomo cantava con i suoi fraticelli, venne a loro portando tutte quelle cose che erano necessarie per il servizio del giorno di festa. Ed essendosi seduti insieme a tavola per il pranzo, lo stesso uomo di Dio parlò loro dicendo: "Vi resta un lungo viaggio. Prendete da questa fonte l'acqua per riempire i vostri vasi e pane secco che potete conservare per un anno. Anche io vi darò quanto cibo potrà portare la vostra nave".

CAPITOLO  XIV

La profezia dell'uccello

Avendo terminato  tutto, ricevuta la benedizione ritornò nel suo luogo. San Brandano in verità dopo otto giorni fece caricare la nave di tutte quelle cose che gli aveva donato il predetto uomo e da quella fonte fece riempire tutti i vasi. Una volta condotti tutti sul lido, ecco il predetto uccello venire in volo e sedersi sulla prora della nave. E veramente l'uomo di Dio capì ciò che volesse indicargli. Allora con voce umana disse l'uccello: "Con noi celebrerete il prossimo anno il santo giorno della Pasqua e questo tempo che è terminato. E dove in questo anno foste nella cena del Signore lì sarete nel prossimo anno in questo stesso giorno. Allo stesso modo la notte della domenica di Pasqua celebrerete dove avete già celebrato sul dorso di Jasconio. Troverete anche l'isola, quella che si chiama isola della famiglia di Alba, e dopo otto mesi lì celebrerete la Natività del Signore". E dopo aver narrato queste cose, ritornò nel suo luogo. I frati, allora cominciarono a distendere la vela e a navigare nell'oceano e gli uccelli cantavano come ad una voce: "Esaudiscici Dio nostro salutare, speranza di coloro che abitano i confini più lontani della terra e lontano nel mare". Dunque il santo padre con la sua famiglia per le distese dell'oceano per tre mesi furono sballottati di qua e di là e niente poterono vedere se non cielo e mare. E sempre ristoravano le loro forze ogni due o tre giorni.

CAPITOLO  XV

L'isola d'alba e la tentazione delle sorgenti

Un giorno apparve loro un'isola non lontana. Ma mentre si avvicinavano alla costa, un vento li trattenne al largo. Ed essi per quaranta giorni navigarono intorno all'isola e non poterono trovare un porto. Allora i frati che erano sulla nave, cominciarono a implorare il Signore con pianti affinché desse loro aiuto. Le loro forze infatti per l'eccessiva stanchezza stavano finendo. E permanendo in frequenti preghiere e in digiuno per tre giorni, apparte loro uno stretto porto, adatto per l'attracco di una sola nave ed apparvero loro anche due sorgenti, una torbida e l'altra chiara. Subito i frati si affrettaroo con vasi ad attingere acqua. Guardandoli l'uomo di Dio disse loro: "Figlioli, non continuate a fare una cosa che è proibita senza il permesso dei vecchi che abitano in questa isola. Vi offriranno infatti spontaneamente queste acque che  in modo furtivo volete bere".

CAPITOLO  XVI

L'accoglienza del vegliardo

Mentre scendevano dalla nave e consideravano verso quale parte dovevano dirigersi, si fece loro incontro un vegliardo di grande autorità coi capelli di niveo candore e chiaro in viso, che per tre volte di seguito si prostrò a terra prima di baciare l'uomo di Dio. Allora San Brandano e quelli che erano con lui lo sollevarono da terra. Mentre si baciavano a vicenda, il vegliardo tenne la mano del santo padre e andò con lui per un tragitto di uno stadio[1] fino al monastero.

CAPITOLO  XVII

L'accoglienza al Monastero del silenzio

Allora San Brandano si fermò coi suoi frati davanti alla porta del monastero e disse al vegliardo: "A chi appartiene questo monastero? Chi lo dirige?Da dove vengono quelli che vi abitano?" Così il santo padre con diverse parole interrogava, ma mai potè ricevere da lui una risposta, ma con tanta incredibile mansuetudine faceva conoscere le cose. Non appena il santo padre capì il precetto di quel luogo, subito ammonì i suoi frati dicendo: "Fate che le vostre bocche non pronuncino parole affinché questi frati non siano contaminati dalla nostra buffoneria". Impedito loro di parlare, ecco undici frati venir loro incontro con capselle[2] e croci ed inni recitando questo capitolo: "Uscite, santi, dalle vostre dimore e andiamo incontro alla verità con le capselle. Santificate il luogo, benedite la plebe e degnatevi di proteggere noi che siamo vostri servitori". Finito il predetto versetto il padre del monastero baciò San Brandano e i suoi frati secondo l'ordine. E allo stesso modo i suoi frati baciarono la famiglia del santo padre. Datasi vicendevolmente la pace, li condussero nel monastero, come è costume nelle regioni occidentali accompagnare i frati con orazioni. Dopo queste cose l'abate del monastero insieme ai monaci cominciò a lavare i piedi agli ospiti e a cantare questa antifona: "Mandatum novum do vobis".

CAPITOLO  XVIII

Il pranzo al monastero

Finite queste cose, in grande silenzio li condusse al refettorio; lavate le mani e suonata la campanella fece tutti sedere. E di nuovo, suonata una seconda volta la campanella, si levò uno dei frati del padre del monastero e cominciò a servire a tavola pani di bianco candore e certe radici di incredibile sapore. Sedevano insieme mischiati i frati con gli ospiti secondo l'ordine e ogni due frati sempre era posto un pane integro. Lo stesso ministro, suonata la campanella, servì in tavola da bere ai frati. Anche l'Abate esortava i frati con grande ilarità dicendo: "Da questa sorgente quel che oggi di nascosto voleste bere, allo stesso modo fatene la carità con giocondità e timore del Signore. Dall'altra sorgente torbida che avete visto si lavano quotidianamente i piedi dei frati perché in ogni stagione è calda. Ma i pani che voi vedete ora ci è ignoto dove vengono preparati o chi li porta al nostro dispensiere. Ma tuttavia ci è noto ciò che per la grande carità di Dio è servito ai suoi servi per mezzo di qualche sottomessa creatura. Noi qui siamo 24 frati. Ogni giorno abbiamo 12 pani. Nelle festività e nelle domeniche Dio aggiunge un pane intero per ogni frate, affinché ciascuno ceni coi suoi resti. Ed ora per il vostro arrivo noi abbiamo doppi viveri ed è in questo modo che Cristo ci ha fatto doni dal tempo di San Patrizio e di  sant'Albeo nostro padre esattamente dopo ottanta anni. Tuttavia la vecchiaia o il languore sono cresciuti poco nelle nostre membra. In questa isola di nulla manchiamo riguardo al mangiare che si prepara col fuoco. Né il caldo né il freddo ci abbattono mai. E quando arriva il tempo delle messi o delle veglie, si accendono nella nostra chiesa le luminarie che noi stessi abbiamo portato dalla nostra terra, per divina predestinazione, e arderanno fino a giorno fatto ma nessuno di questi ceri si consuma.

CAPITOLO  XIX

La freccia di fuoco

Dopo che essi ebbero bevuto per tre volte, l'abate, secondo il solito uso, suonò la campanella e i frati tutti in gran silenzio e con grande sforzo si alzarono dalla tavola precedendo i padri verso la chiesa. E camminavano dopo di loro San Brandano e il predetto padre del monastero. Appena entrati in chiesa, ecco altri XII frati venire loro incontro, inginocchiandosi con gioia. E San Brandano vedendoli disse: "Abate, perché questi non hanno mangiato con noi?" Gli rispose: "Per voi, perché il nostro refettorio non poteva contenerci tutti. Ora mangeranno e niente mancherà loro. Noi invece andiamo in chiesa e cantiamo i vespri affinché i nostri fratelli che ora mangiano possano poi farlo dopo di noi". Mentre stavano terminando il canto vespertino, San Brandano cominciò a pensare a come quella chiesa era stata costruita. Era infatti quadrata sia in larghezza che in lunghezza e aveva sette candelabri con tre ceri ciascuno, tre candelabri messi al centro davanti all'altare maggiore e due davanti agli altri altari. E gli altari erano di cristallo di forma quadrata e i vasi similmente di cristallo e quadrati e così le patene e i calici e gli orcioli e gli altri vasetti che servivano per il culto divino e i XXIIII seggi intorno alla chiesa. C'era anche un posto su sui sedeva l'abate fra i due cori. Cominciava infatti da lui una schiera e con lui finiva e così l'altra schiera. Nessuna delle due parti avrebbe osato cominciare a parlare: poteva solo il predetto abate. Nessuna voce e nessun rumore nel monastero. Lì nessuno faceva niente per primo. Se a un frate serviva qualcosa, andava davanti all'abate, si inginocchiava davanti a lui chiedendo in cuor suo che cosa fosse necessario fare. Subito il santo padre, presa una tavoletta e uno stilo per rivelazione di Dio e la dava al frate che gli aveva chiesto il consiglio. Mentre San Brandano considerava queste cose fra sé, gli disse l'abate: "Padre, è già tempo di ritornare al refettorio, perché tutte le cose siano fatte colla luce del giorno". E come avevano fatto alla refezione del pranzo allo stesso modo fecero durante la cena. Finito tutto secondo l'ordine del corso del giorno, tutti con grande alacrità si affrettarono a compieta. E l'abate incominciò il predetto versetto, cioè "Dio, vieni in mio aiuto" e allo stesso modo rendevano onore alla Trinità: "Abbiamo agito male, abbiamo commesso iniquità. Tu che sei il nostro padre pietoso perdonaci o Signore. Che io possa dormire e riposare nella pace, perché tu o Signore in modo particolare mi hai creato nella speranza". Dopo queste cose cantarono ciò che è legato a questa ora. Finito il canto dei salmi, tutti i frati uscirono fuori dirigendosi verso le loro singole celle prendendo con sé gli ospiti. L'Abate, in verità, si fermò nella chiesa con San Brandano e e insieme aspettarono l'avvento della luce. Il beato Brandano interrogò il santo padre sul loro silenzio e sulla conversione e come ciò potesse realizzarsi con un corpo umano. Allora il predetto padre con immensa riverenza e umiltà rispose: "Abate mi confesso come davanti al mio Cristo; sono trascorsi ottanta anni da quando siamo arrivati in quest'isola. Nessuna voce umana sentiamo tranne quando cantiamo le laudi a Dio. Tra noi XXIIII nessuna voce: comunichiamo solo per mezzo di segni col dito o cogli occhi e l'iniziativa viene presa solo dai più vecchi. Nessuno di noi ha sostenuto una malattia della carne e degli spiriti che sono presenti presso il genere umano da quando siamo arrivati in questo luogo". San Brandano disse: "Ci è lecito ora restare qui o no?" Questi disse: "Non è lecito ciò che non risponde alla volontà di Dio. Perché mi interroghi, padre? Non ti ha rivelato Dio le cose che devi fare prima che tu arrivassi da noi? Tu devi infatti tornare al tuo monastero coi tuoi XIIII fratelli. Lì infatti Dio ha preparato il luogo della tua sepoltura. E i due che sopravvivono, uno peregrinerà nell'isola degli anacoreti. L'altro poi con una turpe morte sarà condannato all'inferno". Mentre dicevano queste cose tra di loro, ecco davanti ai loro occhi una saetta di fuoco entrata da una finestra accendere tutte le lampade che erano poste davanti agli altari. Infine la luce preziosa rimase nelle lampade. Di nuovo chiese il beato Brandano: "Da chi sono spente al mattino le lampade?" Gli disse il santo padre: "Vieni e guarda il mistero di questa cosa. Ecco, tu vedi le candele accese in mezzo ai vasi. Tuttavia niente di esse è consumato dimodoché diventino più piccole o decrescano e al mattino non rimarrà cenere perché la luce è spirituale. San Brandano disse: "Come è possibile che in una cosa creata corporale possa ardere corporalmente una luce incorporale?" Rispose il vecchio: "Non hai letto del roveto ardente sul monte Sinai? E tuttavia quel roveto non fu distrutto dal fuoco." E vigilando per tutta la notte fino alla mattina, San Brandano chiese licenza di partire per continuare il suo cammino. Gli rispose il vegliardo: "No padre. Tu devi celebrare la Natività del Signore con noi fino all'ottava dell'Epifania." Rimase, dunque, il santo padre con la sua famiglia per il predetto tempo coi XXIIII padri nell'isola che si chiama isola della famiglia di Alba. Trascorsa le festività, accettati i rifornimenti alimentari e la benedizione dei santi uomini, il beato Brandano coi suoi seguaci distese velocemente la vela della sua navicella nell'oceano e sia per la navigazione sia per la vela la nave era sospinta a muoversi lungi fino all'inizio della Quaresima.

CAPITOLO  XX

L'acqua del sonno

Un giorno essi videro un'isola all'orizzonte non lontana da loro. Non appena la videro, i frati cominciarono alacremente a navigare perché già  erano molto spossati per la fame e per la sete. Tre giorni prima, infatti, erano finiti cibo e acqua. Dopo che il santo padre ebbe benedetto il porto e tutti erano scesi dalla nave, trovarono una fonte limpidissima, erbe diverse e radici tutt'intorno alla sorgente e diverse specie di pesci nuotare nell'alveo verso il mare. Allora San Brandano disse ai suoi frati: "Dio ci ha dato la consolazione dopo la sofferenza. Prendete dei pesci quanti ne bastano per la nostra cena e arrostiteli al fuoco. Raccogliete le erbe e le radici che il signore ha preparato ai suoi servitori". E così fecero. Mentre stavano attingendo l'acqua per bere, disse loro l'uomo di Dio: "Fratelli, state attenti a non bere oltre misura quest'acqua affinché qualcosa di più grave non colpisca i vostri corpi". Ma i frati consideravano in modo ineguale la frase dell'uomo di Dio e alcuni bevvero un solo calice, altri due e altri ancora tre e in essi penetrò un sonno per tre giorni e tre notti. E il santo padre senza interruzione implorava il Signore per i suoi confratelli perché per ignoranza un tale pericolo li aveva colti. Trascorsi questi tre giorni il santo padre disse ai suoi confratelli: "Fratelli, fuggiamo questa morte affinché non ci capiti qualcosa di peggio. Il Signore infatti ci ha dato un pasto e voi avete poi fatto un danno. Allontaniamoci dunque da quest'isola e prendete qualcuno di questi pesci e preparate quanto è necessario per tre giorni fino alla Cena del Signore. Allo stesso modo prendete per ogni frate un solo calice d'acqua per ogni giorno e allo stesso modo per le radici". Allora caricando la nave di tutte quelle cose che l'uomo di Dio aveva ordinato, distesero la vela e cominciarono a navigare nell'oceano verso la regione settentrionale. In seguito dopo tre giorni e tre notti, cessò il vento e il mare cominciò ad essere come coagulato per l'eccessiva bonaccia. Il santo padre disse: "Ritirate i remi nella nave e sciogliete le vele. Dovunque infatti vuole Dio guidare la nave, faccia". Fu sospinta pertanto la nave per diversi luoghi dell'oceano per circa XX giorni. Dopo ciò Dio fece alzare per loro un vento prospero da Occidente verso Oriente. Allora cominciarono a tendere la vela in alto e a navigare. E si rifocillavano ogni tre giorni.

CAPITOLO  XXI

Celebrazione della cena e della Pasqua

Un giorno apparve loro in lontananza un'isola come una nube e San Brandano disse: "Figliuoli conoscete voi quell'isola?" Ed essi risposero: "molto poco". Ed egli disse: "Io invece la riconosco. Essa è infatti l'isola nella quale siamo stati l'anno scorso per la Cena del Signore, dove dimora il nostro buon procuratore". Allora i frati si misero a remare con ardore per la gioia, per quanto le forze potevano sostenerli. Vedendo questo, l'uomo di Dio disse: "Ragazzi miei, non affaticate scioccamente le vostre membra. Non è forse Dio onnipotente il timoniere e il nocchiero della nostra nave? Abbandonatevi a Lui perché egli dirige il nostro cammino come vuole". Avvicinandosi al lido della predetta isola, venne loro incontro su una navicella il procuratore stesso che li condusse nel porto dove l'anno precedente scesero dalla nave magnificando Dio e baciando i piedi di ciascuno cominciando dal santo padre fino all'ultimo, dicendo: "Suscita meraviglia Dio nelle sue sante opere" fino a "Benedetto Dio". Finito il versetto e scesi tutti dalla nave, eresse un padiglione e preparò il bagno. Era infatti la cena del Signore e vestì tutti i frati con nuovi vestimenti e rese loro servizio per tre giorni. Anche i frati che celebravano la Passione del Signore con grande zelo fecero compagnia al santo fino al Sabato. Finite le cerimonie del Sabato Santo e immolate a Dio le vittime spirituali e consumata la cena, il procuratore disse a San Brandano e a coloro che erano con lui: "Andate e salite sulla nave per celebrare la santa domenica notte della Resurrezione dove avete celebrato l'anno scorso e così il giorno fino all'ora sesta. Dopo navigate fino all'isola che si chiama paradiso degli uccelli, dove foste l'anno scorso a Pasqua fino all'ottava di Pentecoste e prendete con voi tutto ciò che è necessario di cibo e di acqua. Io vi farò visita nel giorno della prossima domenica". E così fecero. Caricò quindi la nave con pane e acqua e carni e altre delizie per quanto ne potesse contenere. San Brandano, data la benedizione, salì sulla nave e cominciarono subito a navigare verso l'altra isola. Mentre si avvicinavano al luogo dove potevano scendere dalla nave, apparve loro il pentolone che lasciarono l'anno precedente. Allora San Brandano scendendo dalla nave coi suoi frati cominciò a cantare l'inno dei tre fanciulli fino alla fine. Finito il canto l'uomo di Dio ammonì i suoi confratelli dicendo: "Figliuoli, vigilate e pregate per non entrare in tentazione. Considerate in che modo Dio soggioga l'immane bestia sotto di noi senza alcun impedimento". I frati allora vigilarono sparsi per l'isola fino alla vigilia mattutina. Poi tutti i sacerdoti singolarmente offrirono a Dio la loro messa fino all'ora terza. Allora San Brandano immolò a Dio un agnello immacolato e annunziò ai suoi frati: "L'anno scorso qui ho celebrato la resurrezione del Signore. Allo stesso modo voglio anche quest'anno". E quindi si recarono all'isola degli uccelli. Mentre si avvicinavano al porto di quell'isola tutti gli uccelli cantavano quasi ad una voce: "Salute a Dio nostro che siede sul trono e all'agnello". E di nuovo: "Il Signore Iddio ci illumina. Preparate un giorno di festa con cortei fino al corno dell'altare". Sia le voci che le ali risuonarono a lungo, per quasi mezz'ora finché il santo padre con la sua santa famiglia e tutti coloro che erano sulla nave scesero e si sedettero nel suo padiglione. E dopo aver celebrato coi suoi frati la festa pasquale il predetto procuratore andò a trovarli così come aveva annunciato nel giorno di domenica dell'ottava di Pasqua portando con sé tutti quegli alimenti che sono adatti alla vita umana.

   Appena si sedettero a mensa ecco che il predetto uccello si sedette sulla prora della navicella facendo uno strepito con le ali distese simile al suono di un grande organo. Capì allora il santo che voleva indicargli qualcosa. Disse infatti lo stesso uccello: "Dio onnipotente e clemente predestinò a voi IIII luoghi per quattro tempi finché termineranno i sette anni della vostra peregrinazione; cioè la cena del Signore col vostro procuratore che è presente ogni anno. Sul dorso della bestia celebrerete la Pasqua; con noi le feste pasquali fino all'ottava di Pentecoste. Presso la famiglia di Alba celebrerete la Natività del Signore. Al settimo anno, dopo grandi e diverse prove, troverete la terra della Promessa dei Santi che cercate ed ivi abiterete per XL giorni e dopo Dio vi ricondurrà alla terra della vostra nascita". Il santo padre, udite queste cose, si prostrò a terra davanti ai suoi frati rendendo grazie al suo salvatore.

CAPITOLO  XXII

Fedeltà e attenzioni del procuratore

Quando il venerabile vegliardo finì le sue preghiere, l'uccello ritornò al suo posto. Poi il predetto procuratore, finita la refezione, disse: "Con l'aiuto di Dio, ritornerò a voi nel giorno dell'avvento dello Spirito Santo sugli apostoli coi viveri per voi". Ricevuta la benedizione del santo padre e di tutti quelli che erano con lui, ritornò alla sua dimora. Dopo il venerabile padre rimase lì per i predetti giorni. Terminati i giorni festivi San Brandano ordinò ai suoi frati di preparare la nave e riempire i vasi alla sorgente. Portata la nave sul mare, ecco il predetto procuratore con una nave carica di cibo venire verso il frate. Avendo messo tutto sulla nave del santo uomo, baciati tutti, ritornò da dove era venuto. Il venerabile padre coi suoi compagni navigò per l'oceano e la nave solcò il mare per XL giorni.

CAPITOLO  XXIII

L'attacco e la divorazione del mostro marino

Profezia di San Brandano

Un giorno apparve loro una bestia di immane grandezza che li seguiva da lontano e che colle narici spumeggianti velocissima solcava le onde come se volesse divorarli. Vedendola, i frati invocavano il Signore dicendo: "Liberaci o Signore, affinché questa bestia non ci divori". San Brandano li confortava dicendo: "Non spaventa­tevi, uomini di poca fede. Dio, che è sempre il nostro difensore, ci libererà dalla bocca di questo mostro e dagli altri pericoli". E mentre si avvicinava loro, la precedevano stupefacenti onde di grande altezza fino alla nave. Per questo i frati temevano sempre di più. Allora il venerabile vecchio distese le mani verso il cielo, disse: "Signore libera i servi tuoi come liberasti Davide dalle mani del gigante Golia; Signore, liberaci come liberasti Daniele dalla fossa dei leoni; Signore liberaci come hai liberato Giona dal ventre della grande balena". Recitati questi tre versetti ecco venire da occidente un'immane bestia, passare vicino a loro e andare verso l'altra bestia. La quale subito cominciò un combattimento contro di quella cacciand fuori come un fuoco dalla sua bocca. Allora il vegliardo disse ai suoi: "Vedete, figliuoli le meraviglie del nostro Redentore. Vedete l'obbedienza delle bestie al loro creatrore. Solamente guardate la fine della lotta. Questo combattimento non ci porta, in effetti, nulla di male, ma conterà per la gloria di Dio". Dopo queste parole la miserabile bestia che perseguitava i servi del Signore fu uccisa e divisa in tre parti davanti a loro mentre l'altra, dopo la vittoria, ritornò donde era venuta. Il giorno dopo videro l'isola, lontana, boscosa e di splendida apparenza. Mentre si avvicinavano al lido e scendendo dalla nave videro la parte posteriore della bestia che era stata uccisa. San Brandano disse: "Ecco quella che ci voleva divorare: ora la divorerete voi, perché aspetteremo molto tempo in quest'isola. Portate dunque la vostra navicella in alto sulla terra e cercate un luogo in questa isola ove possa essere fissato la vostra tenda". Lo stesso santo padre predestinò loro un luogo da abitare. Mentre stavano mettendo in pratica gli ordini dell'uomo di Dio e mandavano gli utensili nel padiglione disse san Brandano ai suoi frati: "Prendete il rifornimento di cibo da questa bestia che sia sufficiente per tre mesi. Questa notte infatti il cadavere sarà divorato dalle bestie". Ed essi fino al vespro asportarono la carne che sarebbe loro bastata secondo l'ordine del santo padre. I frati, avendo terminato tutto, dissero: "Abate, come possiamo vivere qui senz'acqua?" Ad essi egli rispose: "È forse più difficile a Dio fornirvi di acqua che di cibo? Andate dunque nella zona meridionale di questa isola e troverete una fonte limpidissima e molte erbe e radici e prendetemi viveri secondo misura". E trovarono tutto come aveva detto l'uomo di Dio. Rimase dunque lì San Brandano per tre mesi perché in mare c'era tempesta e fortissimo vento e correnti d'aria di pioggia e di grandine. I frati andarono a vedere la bestia. Non appena giunsero al luogo dove si trovava il cadavere, nulla trovarono se non tante ossa. E subito tornarono in fretta all'uomo di Dio e dissero: "Abate, è come hai detto". Ed egli rispose loro: "Lo so, figliuoli che avete voluto mettermi alla prova se dicevo il vero o no. Vi darò un altro segno: (Una porzione di quel pesce questa notte viene qui e domani ne sarete ristorati)". Il giorno dopo i frati andarono in quel luogo e trovarono il pesce come aveva predetto l'uomo di Dio. E presero quanto potevano trasportare. Disse loro il venerabile padre: "Conservatelo diligentemente: là voi avrete il vostro approvigionamento. Perché il Signore rende sereno il tempo oggi domani e dopodomani e cesserà la tempesta del mare e delle onde. Dopo ce ne andremo da questo luogo".

CAPITOLO  XXIV

L'isola dei tre cori

Trascorsi i giorni predetti San Brandano ordinò ai suoi frati di caricare la nave e riempire gli otri e gli altri vasi e di raccogliere erbe e radici adatte al loro uso; perché il padre dalla sua ordinazione a sacerdote non aveva più gustato carne che aveva avuto un soffio di vita. Caricato il tutto sulla nave e distese le vele, partirono verso la regione settentrionale. Un giorno videro un'isola lontano da loro e San Brandano disse: "Vedete quell'isola?" E loro risposero: "Vediamo". Ed egli disse loro: "Tre genti si trovano su quell'isola: una di fanciulli, un'altra di giovani e l'ultima di vecchi. Dopo, uno dei nostri frati vi andrà come pellegrino". Allora i frati chiesero chi tra loro sarebbe stato scelto. E perseverando essi in quel pensiero e vedendoli tristi, disse: "Questi è quel frate che rimarrà lì". Fu scelto uno dei tre frati che avevano seguito San Brandano dal monastero. Di questi frati aveva fatto una predizione quando salirono sulla nave nella loro patria. Si avvicinavano dunque i frati all'isola finché la nave arrivò sul lido. Quell'isola aveva una meravigliosa superficie piana, tanto che a loro sembrava uguale al mare, senza alberi o altra cosa che fosse mossa dal vento. Infatti essa era splendida e ricoperta di scaglie luminose bianche e purpuree. Lì videro le tre schiere come l'uomo di Dio aveva predetto. Tra un gruppo e l'altro c'era una distanza pressappoco uguale a quella percorsa da una pietra lanciata con una fionda, e sempre andavano di qua e di là e una schiera cantava stando in un luogo dicendo: "Andranno i santi di virtù in virtù e vedranno Dio in Sion". Mentre una schiera terminava quel versetto, un'altra si fermava e cominciava a cantare il carme predetto e così facevano senza fine. La prima schiera di fanciulli indossava una veste candidissima, la seconda di giacintini e la terza di purpurei dalmatici. Era l'ora quarta quando raggiunsero il porto dell'isola. Giunta l'ora sesta le tre schiere cominciarono a cantare insieme dicendo: "Dio abbia pietà di noi" fino alla fine e "Dio vieni in mio aiuto". Allo stesso modo anche il terzo salmo "Credetti" e la preghiera come sopra. Così all'ora nona altri tre salmi: "De profundis", "Ecco quanto è buono abitare insieme" e "Gerusalemme loda il Signore". E al vespro cantavano "Te decet hymnus" "Benedic anima" e il terzo salmo "Laudate pueri Dominum". E seduti cantavano quindici dei salmi graduati. Quando finirono quel canto, subito una nube di meravigliosa chiarezza oscurò l'isola, per cui non poterono vedere per lo spessore della nube quel che avevano visto fino a quel momento. E tuttavia udivano le voci di coloro che cantavano il predetto carme senza interruzione fino alle vigilie mattutine. Allora le tre schiere cominciarono a cantare: "Laudate Dominum de caelis", "Cantate Domino novum (cantum)"; "Laudate Dominum in sanctis ejus". Dopo questi cantarono XII salmi secondo l'ordine del salterio. E mentre splendeva ancora il giorno l'isola fu scoperta dalla nube e subito essi cantarono sei salmi: "Miserere mei Deus", "Deus Deus meus ad te" e "Domine refugium" "Omnes gentes" "Deus in nomine tuo" "Dilexi quoniam" con l'Alleluja. Quindi immolarono un agnello immacolato e tutti vennero a comunicarsi dicendo: "Questo sacro corpo del Signore e il sangue del Salvatore prendete in voi per la vita eterna". Così, finita l'immolazione due della schiera dei giovani portarono una cesta piena di frutti purpurei e la posero sulla nave dicendo: "Prendete il frutto dell'isola degli uomini forti e andate in pace". Allora San Brandano chiamò il predetto frate a sè e disse: "Bacia i tuoi frati e vai da loro che ti invocano. È stata un'ora fortunata quella in cui tua madre ti ha concepito, perché hai meritato di abitare con tale congregazione". E baciati tutti e il santo padre, gli disse San Brandano: "Figlio ricorda quanti benefici t'ha accordato Dio in questo mondo. Vai e prega per noi". E senza voltarsi seguì i due giovani alla loro scuola. Il venerabile padre coi suoi compagni riprese il viaggio. Ed essendo arrivata l'ora nona ordinò ai suoi frati di ristorare i corpi con i frutti dell'isola degli uomini forti. E detto questo l'uomo di Dio prese uno di essi. E come vide la sua grandezza e che era piena di succo, ammirato disse: "Non ho mai visto né letto di frutti di tanta grandezza". Erano infatti come grandezza simili a una grossa palla. Allora l'uomo di Dio prese un vaso che si era fatto portare e ne spremette uno e tirò fuori una libbra di succo che il santo padre divise in dodici once e ne diede una a ciascuno. Così per dodici giorni i frati riacquistavano le forze con un frutto alla volta conservando sempre in bocca il sapore del miele.

CAPITOLO  XXV

L'isola dei grappoli

Trascorsi già parecchi giorni il santo padre ordinò un digiuno per tre giorni, trascorsi i quali ecco un grandissimo uccello volare verso la nave tenendo nel becco un ramo di un qualche albero sconosciuto con all'estremità un grande grappolo di meravigioso colore rosseggiante e pose quel ramo dalla sua bocca al seno del santo uomo. Allora San Brandano chiamò a sé i suoi confratelli e disse: "guardate e prendete il pranzo che Dio ci ha mandato". Erano infatti chicchi d'uva grandi come pomi. L'uomo di Dio li divise un chicco per per uno ed ebbero il vitto XII giorni. Di nuovo l'uomo di Dio cominciò il predetto digiuno coi suoi frati. E al terzo giorno videro l'isola lon lontano da loro tutta coperta densamente di alberi con frutti della grandezza della predetta uva di un'incredibile fertilità così che tutti gli alberi erano incurvati fino a terra sotto uno stesso frutto di un medesimo colore. Nessun albero era sterile e non c'era ness'un altro albero di specie diversa su quell'isola. Allora i frati raggiunsero il portoL'uomo di Dio scese dalla nave e cominciò a percorrere l'isola. C'era su quell'isola un odore simile all'odore di una casa piena di mele scarlatte. I frati intanto aspettavano nella nave il ritorno dell'uomo di Dio. Untanto soffiava verso di essi un soavissimo vento tanto che i loro animi erano spinti a cercarne la fonte. E il venerabile padre trovò sei sorgenti irrigue per le verdeggianti erbe e le differenti radici. Dopo la scoperta ritornò ai suoi frati portando con sé le primizie dell'isola dicendo loro: "Scendete dalla nave ed erigete il padiglione; riconfortatevi con i frutti di questa terra che il Signore ci ha mostrato". Così, durante XL giorni essi si rimisero in forze coi grappoli d'uva, le erbe, le radici che le sorgenti bagnavano.

CAPITOLO  XXVI

Il combattimento degli uccelli

Il beato Brendano e i suoi diletti compagni dopo il predetto tempo salirono sulla nave portando con sè tanti frutti quanti ne poteva portare la loro nave. Dopo essere saliti distesero la vela perché il vento potesse spingere la nave. E mentre navigavano apparve loro un uccello lontano, che si chiama grifone, volare loro incontro. Vedendolo i frati dicevano a San Brandano: "Quell'uccello viene per divorarci". Ad essi rispose: "Non temete. Dio nostro Dio è il nostro aiuto che ci difende anche questa volta". Il rapace stendeva le unghie per afferrare i servi di Dio. Ma ecco subito arrivare l'uccello, che nella circostanza precedente portò il ramo coi frutti, venire incontro al grifone con volo tanto rapido che subito volle divorarla. Ma questa si difese finché il l'uccello lo sconfisse e gli cavò gli occhi. E il grifone volò tanto in alto che appena i frati poterono continuare a vederlo. Ma l'uccello, che l'aveva sconfitto lo inseguì finché non lo uccise. Infatti il suo cadavere cadde in mare proprio vicino alla nave davanti ai frati, San Brandano allora coi suoi naviganti dopo non molti giorni vide l'isola della predetta famiglia di Alba. Lì celebrò la Natività del Signore coi suoi confratelli. Trascorsi i giorni festivi, Il venerabile padre, ricevuta la benedizione dell'abate e dei suoi compagni, percorse l'oceano per molto tempo, a parte appunto le predette festività, cioè la Pasqua e la Natività del Signore. In quei giorni avevano requie nei predetti luoghi.

CAPITOLO  XXVII

Il mare trasparente

 All'epoca in cui San Brandano celebrava la festività di San Pietro Apostolo sulla sua nave, trovarono un mare così limpido che potevano vedere ciò che c'era sotto. E guardandovi dentro videro diverse specie di bestie che giacevano sopra il fondo. Sembrava loro anche che potessero toccarli con mano, per la grande limpidezza di quel mare. Erano come greggi giacenti sui pascoli. E per la loro moltitudine esse sembravano una città giacendo col corpo come un cerchio col capo che toccava la coda. I frati pregavano il venerabile padre che celebrasse in silenzio la sua messa affinché le bestie non sentissero e si levassero per attaccarli. Il santo padre sorrise  e disse loro: "Mi meraviglio molto della vostra stoltezza. Perché temete queste bestie e non avete temuto il maestro e divoratore di tutte le bestie del mare mentre stavate seduti salmodiando molte volte sul suo dorso? Anzi, vi avete tagliato la selva e avete cotto la carne. Perciò, perché temete queste? Non è forse Dio il Signore di tutte le bestie nostro Gesù Cristo che può sottomettere tutte le entità animate?" Dopo aver detto queste cose cominciò a cantare più forte che potè. Ma gli altri tra i frati guardavano sempre le bestie. Ma come le bestie la voce di colui che cantava si levarono dalla terra e nuotarono intorno alla nave tanto che i frati non poterono vedere in ogni parte per la moltitudine dei diversi natanti. Tuttavia non si avvicinavano alla navicella ma lontano e al largo nuotavano, ora di qua, ora di là si trattennero finché l'uomo di Dio terminò la messa. Dopo, quasi fuggendo, quasi fuggendo per i diversi sentieri dell'oceano, tutte le bestie si allontanavano nuotando dalla vista del servo di Dio. E San Brandano per otto giorni con prospero vento e a vele spiegate potè appena oltrepassare il mare trasparente.

CAPITOLO  XXVIII

La colonna nel mare

Un giorno, mentre celebravano le messe, apparve loro una colonna in mare e sembrava non lontana da loro e tuttavia non avevano potuto avvicinarsi prima di tre giorni. Avvicinandosi l'uomo di Dio guardava attentamente la sua sommità, tuttavia potè vedere ben poco a causa della sua altezza. Infatti era più alta dell'aria. Inoltre era stata ricoperta di una zanzariera dalle maglie tanto rade che per i buchi poteva passarvi una nave. Ignoravano comunque di cosa fosse fatta la zanzariera. Aveva un colore argenteo e sembrava dura copme il marmo. La colonna , invero, era fatta di cristallo limpidissimo. Allora San Brandano disse ai suoi confratelli: "Ritirate nella nave i remi e l'albero e la vela e alcuni tra voi terranno intanto gli agganci della zanzariera". Infatti il predetto reticolato da ogni parte occupava un grande spazio oer quasi un miglio lontano dalla colonna e per un altro miglio in profondità. Dopo aver eseguito l'ordine l'uomo di Dio disse loro: Indirizzate la nave verso uno di quei fori affinché possiamo vedere attentamente le del nostro creatore meraviglie. Essendo entrati dento, di qua e di là il mare apparve loro come di vetro per la limpidezza tanto che  si poteva vedere tutto ciò che si trovava di sotto. Infatti potevano osservare le basi della colonna e l'estremità sommersa del reticolato come giacente per terra. La luce del sole era luminosa non meno dentro che fuori. Allora San Brandano misurò un foro per i suoi quattro lati lunghi quattro cubiti.

CAPITOLO  XXIX

I due doni: il calice e la patena

Allora essi navigarono per tutto il giorno vicino a uno dei lati della colonna e attraverso l'ombra essi potevano sentire il calore dei raggi del sole che l'attraversavano. Così fino alla nona ora. L'uomo di Dio misurò un lato che aveva una lunghezza di millequattrocento cubiti. La misura era identica per tutti e quattro i lati. Così per quattro giorni il padre venerabile operò ai quattro angoli della torre. Al quarto giorno trovarono un calice dello stesso materiale del reticolato e una patena dello stesso colore della colonna, posata su una finestra su lato verso sud della colonna. E subito San Brandano prese quei vasi dicendo: Il Signore nostro Gesù Cristo ci mostra questo miracolo e affinché siano mostrati a molti perché credano, mi ha dato questi due doni". Subito l'uomo di Dio ordinò ai frati di compiere il servizio divino e dopo di rifocillare i loro corpi perché nessun fastidio aveva di prendere del cibo o di bere dell'acqua sopo che avevano visto quella colonna

CAPITOLO  XXX

Navigazione favorevole verso il nord

Passata quella notte, i frati cominciarono a navigare verso la regione settentrionale. Non appena oltrepassarono una apertura, sistemarono l'albero e la vela in alto mentre altri tra i frati tenevano le fibbie del reticolato finché tutto fosse pronto sulla nave.  Distese le vele, cominciò un prospero vento a soffiare alle loro spalle tanto che di nulla avevano bisogno per navigare se non tenere le corde e il timone.

CAPITOLO  XXXI

L'isola dei fabbri

Così furono sospinti per otto giorni. E videro un'isola non lontana da loro molto rossa e sassosa e piena di scorie, senza alberi ed erbe e piena di officine di fabbri. Il venerabile padre disse ai suoi frati: "Vedete, fratelli; provo angoscia per quest'isola perché non voglio andare su di essa e neanche avvicinarmici. Ma il vento fino ad ora ci porta lontano dalla retta via". E mentre vi passavano velocemente davanti per breve tempo, lontano quanto un lancio di pietra, udirono il suono di mantici soffianti come un tuono e un battere di martelli. A questi rumori il venerabile padre si armò del trofeo del Signore in quattro parti dicendo: "Signore Gesù Cristo liberaci da questa isola". Finita l'implorazione dell'uomo del Signore ecco uno degli abitanti dell'isola uscir fuori, come a voler compiere un qualche lavoro: ed era molto selvaggio e gigantesco e nero. Quando vide i servi di Cristo passare vicino all'isola ritornò nella sua officina. L'uomo di Dio di nuovo si armò e disse ai frati: "Figliuoli, tendete la vela in alto e navigate velocemente e fuggiamo da quest'isola". E subito a queste parole il predetto barbaro accorse sul lido verso di loro portando una tenaglia nelle mani colla quale stringeva una massa infuocata di scoria di immane grandezza e  incandescenza. E subito la scagliò contro i servi di Cristo. Ma non fece loro del male: infatti, li oltrepassò per lo spazio di quasi uno stadio. E dove cadde il mare cominciò a ribollire come se una montagna di fuoco si fosse scaricata in quel luogo e saliva dal mare un fumo come da una pentola sul fuoco. Allora, appena l'uomo di Dio si allontanò per quasi un miglio, quelli che erano sull'isola accorsero sul lido portando ciascuno una massa. Alcuni scagliavano in mare al di là dei servi di Cristo la massa, altri a turno gettavano la loro massa sempre ritornando nelle loro officine e le incendiarono e allora quell'isola apparve come se ardesse tutta come una grande fornace e il mare ribolliva come un pentolone pieno di carni, ribollendo come quando viene messo sul fuoco, per tutto il giorno sentirono provenire dall'isola un immane urlo e anche quando non poterono più vederla, alle loro orecchie arrivava l'ululato degli abitanti dell'isola e alle narici un immenso fetore. Allora il santo padre confortò i suoi monaci dicendo: "O soldati di Cristo, fortifichiamoci nella vera fede e nelle armi spirituali perché siamo ai confini dell'inferno e vigilate e comportatevi virilmente". L'indomani apparve loro verso settentrione un alto monte non lontanto, come in mezzo a nuvole leggere. Ma aveva molto fumo sulla sommità che subito con un soffio veloce il vento sospinse sul lido dell'isola stessa finché la nave s'arrestò non lontano dalla terra. E la sua riva era tanto alta che la sua sommità si poteva appena scorgere; ed era del colore del carbone e di incredibile grandezza, verticale come un muro. Uno dei tre frati che avevano seguito San Brandano dal suo monastero, quello che era rimasto, scese fuori della nave e cominciò a camminare fino alla base della riva e cominciò a gridare: "Guai a me, sono stato mandato in perdizione da voi e non ho la forza di tornare a voi". I frati subito portarono indietro la nave lontano dalla terra e gridarono dicendo: "Abbi pietà di noi Signore, abbi pietà di noi". E il venerabile padre insieme ai suoi confratelli guardava in che modo veniva trascinato quell'infelice dalla moltitudine dei demoni al tormento e come era avvolto dalle fiamme fra loro e diceva: "Guai a te, figlio, perché hai trovato una tale fine meritata per la tua vita". Di nuovo arrise loro un vento favorevole verso la regione australe. Ma appena videro l'isola allontanarsi dietro di loro, osservarono che la cima del monte non era più coperta di fumo e dal suo interno eruttava fiamme fino al cielo e nuovamente inghiottendo le fiamme stesse tanto che tutto il monte fino al mare appariva un rogo unico.

CAPITOLO  XXXII

Giuda Iscariota

Allora, mentre San Brandano navigava verso sud, apparve loro in mare una statua come d'uomo sedente sopra una pietra e un velo lontano davanti a lui della misura quasi di un mantello sostenuto da due forcelle di ferro e agitato dai flutti come una navicella suol fare quando è sballottata dai turbini. Alcuni tra i frati dicevano che era l'uccello, altri ritenevano che fosse una nave. L'uomo di Dio, udendoli parlare tra loro, disse queste parole: "Smettetela di discutere: dirigete il corso della nave verso quel luogo". Ma, avvicinandosi lì, restarono bloccati come in un cerchio quasi fossero incagliati. E trovarono l'uomo che sedeva sopra la pietra ispido e deforme e videro che le onde da ogni parte quando fluivano verso di lui lo colpivano fino alla sommità del capo e quando defluivano lasciandolo nudo compariva la pietra nuda sulla quale quell'infelice sedeva. Anche il panno che pendeva davanti a lui lo colpiva talvolta sugli occhi e sulla fronte. Il Beato Brandano cominciò a chiedergli chi fosse o per quale colpa fosse stato messo lì o quale fine intendesse raggiungere sostenendo una tale penitenza. Gli disse: "Io sono l'infelicissimo Giuda e pessimo mercante; non per la mia colpa ho questo luogo ma per la misericordia ineffabile di Gesù Cristo. Non mi viene considerato come pena  questo luogo ma per onore della Resurrezione del Signore. Quel giorno infatti era domenica. Mi sembra in realtà di essere quasi seduto nel paradiso delle delizie per il timore dei tormenti che mi toccheranno questa sera. Infatti sono incancescende come una massa di piombo liquefatta in un crogiolo notte e giorno  nel mezzo del monte che avete visto. Lì si trova Leviatano con col suo seguito. Lì mi trovai quando quando fu inghiottito il vostro frate e l'inferno provava tanta gioia da vomitare delle fiamme immense; fa sempre così quando divora le anime degli empi. Io ho il mio sollievo ogni domenica dalla sera alla sera successiva e dalla Natività del Signore fino alla Teofania e dalla Pasqua fino alla Pentecoste e dal giorno della Purificazione della madre di Dio fino all'Assunzione. Dopo e prima sono tormentato nel profondo dell'Inferno con Erode e Pilato e Anna e Caifa. Per questo vi prego per il Redentore del mondo che vogliate intercedere presso il Signore Gesù Cristo, perché io abbia la possibilità che fino al sorgere del sole di domani i demoni per la vostra venuta non mi tormentino e non mi conducano verso la dolorosa eredità che comprai col mio malaffare". Gli disse allora San Brandano: "Sia fatta la volontà del Signore. Questa notte tu non sarai tormentato fino a domani". E di nuovo l'uomo di Dio lo interrogò chiedendo: "Che cosa significa questo panno?" Gli rispose: "Ho dato questo panno a un lebbroso quando fui apostolo del Signore. Ma tuttavia non fu mio quel che diedi. Infatti era del Signore e dei suoi fratelli. Per questo non ho alcun sollievo, ma un maggiore impedimento. Infatti le forche di ferro dalle quali pende il panno sono quelle che diedi ai sacerdoti del tempio per sostenere le pentole. La pietra sulla quale siedo la misi in un buco sulla pubblica via sotto i piedi di coloro che camminavano prima che diventassi discepolo del Signore". E mentre l'ora vespertina oscurava Teti [3], ecco che un'innumerevole moltitudine di demoni coprì la faccia di Teti vociferando in cerchio e dicendo: "Allontanati da noi, uomo di Dio, perché non possiamo avvicinarci al nostro compagno finché tu non ti allontani. Né osiamo guardare il viso del nostro principe finché non gli riportiamo il suo amico. Tu, in verità, ci togli l'oggetto della nostra corsa. Non difendere costui questa notte". A loro disse l'uomo di Dio: "Non io lo difendo, ma il Signore Gesù Cristo  gli ha concesso questa notte fino al mattino". Gli rispondono i demoni: "Perché invochi il nome di Dio sopra di lui essendo lui stesso il traditore di Dio?". Disse loro l'uomo di Dio: "Vi ordino nel nome del Signore nostro Gesù Cristo che non gli facciate del male fino a domani". Passata quella notte, mentre l'uomo di Dio stava per ricominciare il viaggio, ecco un'infinita moltitudine coprì la faccia dell'abisso emettendo urla adirate e dicendo: "O uomo di Dio, maledetti il tuo arrivo e la tua partenza perché il principe  ci flagellò con dolorosissime sferzate per non avergli riportato il dannato maledetto". Disse loro l'uomo di Dio: "Non tocca noi la vostra maledizione, ma voi stessi e colui che voi benedite, sia maledetto". E i Demoni gli risposero: "Una doppia pena sosterrà in questi sei giorni l'infelice Giuda proprio perché l'avete difeso in questa notte appena trascorsa". A loro il venerabile padre disse: "Non avete potestà nè voi né il vostro principe, perché la potestà è di Dio". Di nuovo soggiunse: "In nome del Signore nostro Gesù Cristo ingiungo a voi  e al principe vostro di non sottomettere costui ai tormenti più di quanto sia accaduto per il passato". Gli risposero: "Sei forse il Signore di tutte le cose tanto da farci ubbidire alle tue parole?" Disse loro l'uomo di Dio: "Sono il suo servo e qualunque cosa in suo nome ordino (così avvenga). Ho il ministero su coloro che egli mi concede". E così lo seguirono fin dove non potevano vedere Giuda. E una volta tornati indietro I demoni presero l'infelice anima fa di loro con violenza ed urla.

CAPITOLO  XXXIII

Paolo l'eremita

San Brandano coi suoi compagni navigò verso la regione meridionale glorificando il Signore in tutte le cose. Nel terzo giorno apparve una piccola isola, in lontananza, verso sud. Avendo ripreso a navigare più celermente e ad avvicinarsi alla predetta isola, disse loro San Brandano: "Uomini, fratelli, non affaticate i vostri corpi. Avete già abbastanza sofferenza. Sono trascorsi ormai sette anni da quando siamo usciti dalla nostra patria fino a questa Pasqua che sta per arrivare. E fra poco vedrete lo spirituale Paolo l'Eremita che in quest'isola è stato per LX anni senza alcun cibo per il corpo. Nei trentanni trascorsi assunse cibo da una bestia qualunque". Avvicinandosi al lido non poterono trovare neanche un piccolo ingresso per l'altezza della sua ripa. Quell'isola era piccola e rotonda del diametro d'uno stadio. Niente aveva che uscisse dalla terra ma solo la pietra nuda apparve simile al granito. L'altezza era uguale alla larghezza ed alla lunghezza. Navigando intorno ad essa trovarono un porto tanto piccolo che a malapena la prora della nave poteva passarvi e un'erta molto difficile da salire. Allora San Brandano disse ai suoi frati: "Aspettate qui finché non tornerò da voi. Non è lecito a voi camminare per l'isola senza il permesso dell'uomo di Dio che vive in questo luogo". Quando il venerabile padre arrivò alla sommità dell'isola vide due spelonche con le due entrate una di fronte all'altra su un lato dell'isola di fronte al sorgere del sole, una piccola fonte circolare, simile a una conchiglia, che sorgeva dalla pietra, della quale l'uomo di Dio si serviva. San Brandano stava avvicinandosi all'ingresso di una spelonca, quando dall'altra uscì fuori un vecchio che andava verso di lui dicendo: "Ecco quanto è buono e bello per dei frati abitare insieme". Dicendo questo ordinò a San Brandano che tutti i suoi confratelli venissero dalla nave. Si baciarono vicendevolmente e a ciascuno chiese il suo nome. Quando i frati lo ascoltarono restarono meravigliati non solo della sua profezia ma anche del suo abito. Era infatti coperto completamente dai suoi capelli, dalla barba e dagli altri peli fino ai piedi, ed erano candidi come la neve per l'avanzata vecchiaia. Di lui si vedevano solo gli occhi e la faccia. Di nient'altro era vestito se non dei peli che uscivano dal suo corpo.

CAPITOLO  XXXIV

Il racconto di Paolo l'eremita

E veramente San Brandano, vedendo questo, si contristò dicendo tra sé: "Guai a me perché porto l'abito da monaco e sotto di me si sono radunati molti sotto il nome di quell'ordine, mentre vediamo, in uno stato angelico, qui, in carne senza essere stato colpito fino ad ora dai vizi del corpo". Gli disse l'uomo di Dio: "O venerabile padre, quante e quali meraviglie ti ha mostrato Dio che non ha manifestato mai a nessuno dei santi padri. E tu dici nel tuo cuore di non essere degno di portare quest'abito da monaco anche se sei più in alto di un monaco. Il monaco, infatti, si serve e si veste del lavoro delle sue mani. Dio invece da sette anni pasce dei suoi segreti te e la tua famiglia. Io, invece, misero su questa pietra siedo come un uccello nudo, vestito solo dei miei peli". Allora San Brandano lo interrogò sul suo arrivo, da dove veniva e da quanto tempo sosteneva lì una tale vita. Gli rispose così: "Fui nutrito nel monastero di San Patrizio per cinquanta anni  e custodivo il cimitero dei frati. Un giorno, quando il decano designò il luogo della sepoltura per seppellirvi un defunto, mi apparve un vecchio che mi disse: "fratello, non scavare qui la fossa, perché c'è quella di un altro". Gli chiesi: "Padre, chi sei?" Ma egli rispose: "Perché non mi conosci? Non sono il vostro abate?" Gli dissi: "San Patrizio fu il mio Abate". Ed egli rispose: "Sono io. Io infatti proprio ieri ho lasciato il mondo. Questo in verità è il luogo della mia sepoltura. Qui farai il sepolcro del nostro fratello e non dire a nessuno ciò che ho detto a te. Domani, invece andrai al lido del mare e troverai una nave nella quale entrerai e quella ti condurrà al luogo dove tu aspetteri il momento della tua morte". L'indomani, in verità, secondo l'ordine del santo padre, andai al predetto lido e trovai la navicella come egli stesso mi aveva predetto. Una volta salito sulla nave navigai per tre giorni e tre notti; trascorsi i quali abbandonai il timone della nave, in modo che andasse dovunque il vento volesse condurla. Infine al setttimo giorno apparve questa pietra nella quale subito entrai. Abbandonai la navicella e la spinsi col mio piede perché andasse donde era venuta. Subito la vidi solcare le onde con corsa veloce spinta dai venti per tornare nella sua patria. Io invece rimasi qui. Verso l'ora nona una lontra mi portò un po' di cibo del mare, cioè un pesce nella sua bocca e un fascio di sarmenti per fare un fuoco tra i suoi piedi anteriori camminando sui due posteriori. Dopo aver posto davanti a me il pesce e i sarmenti, ritornò donde era venuta. Ed io, preso un ferro, percossi la selce e feci un fuoco coi sarmenti e con quel pesce preparai il cibo. Così per trentanni sempre ogni tre giorni lo stesso servitore portò pesce e sarmenti che servivano per tre giorni. Ogni giorno mangiavo un terzo del pesce e grazie a Dio non avevo alcun bisogno di bere. Ma nel giorno della domenica usciva fuori da questa pietra un pochino d'acqua e avevo qualcosa per poter raccogliere l'acqua e riempire una mia vaschetta per lavarmi le mani. Dopo XXX anni trovai queste due spelonche e questa fonte. Per mezzo di loro vivo e son vissuto per LX anni senza nutrimento di altro cibo che quello di questa fonte. È da novantanni, infatti, che mi trovo in quest'isola, trenta con vitto di solo pesce e sessanta col pasto di questa fonte. Cinquanta anni ho vissuto nella mia patria. Tutti gli anni della mia vita sono quindi CXL. E qui devo, come mi fu promesso, aspettare il giorno del giudizio in questa carne. Ora proseguite il viaggio verso la vostra patria e portate con voi vasi pieni dell'acqua di questa fonte. Vi sarà infatti necessaria perché vi restano XL giorni per finire il vostro viaggio, cioè fino al Sabato della Pasqua. Celebrerete il Sabato Santo della Pasqua dove lo avete celebrato per sei anni e dopo aver ricevuto la benedizione del vostro procuratore andrete alla Terra della Promessa dei Santi ed ivi rimarrete per XL giorni; e dopo il Dio dei vostri padri vi condurrà sani e salvi nella terra in cui siete nati.

CAPITOLO  XXXV

La celebrazione delle feste e l'aiuto del procuratore.

La navigazione verso Jasconio

Allora San Brandano coi suoi frati, ricevuta la benedizione dell'uomo di Dio, cominciarono a navigare verso mezzogiorno per XL giorni interi e la loro navicella veniva sospinta di qua e di là e  avevano tutto il cibo e l'acqua che avevano preso sull'isola dell'uomo di Dio, e si rifocillavano ogni tre giorni senza patire fame o sete restando sempre tutti lieti. Allora, come aveva predetto l'uomo di Dio, arrivarono all'isola del procuratore il Sabato Santo. Quando arrivarono in porto accorse loro incontro con grande gaudio e tutti aiutò a scendere dalla nave colle proprie braccia. Terminato il divino ufficio del giorno santo, pose davanti a loro la cena. Finito di mangiare, all'ora del vespro, salirono sulla nave, e lo stesso uomo con loro. Mentre navigavano trovarono subito la belva nel solito luogo e lì cantarono le lodi di Dio per tutta la notte e la messa all'indomani. Terminata la celebrazione della messa, Jasconio cominciò ad andarsene per la sua via e tutti i frati che erano con San Brandano cominciarono ad invocare il Signore dicendo: "Esaudiscici, o Signore, nostro salvatore, speranza di tutti fino ai più lontani confini della terra e del mare.

CAPITOLO  XXXVI

La terra promessa

San Brandano confortava i suoi frati dicendo: "Non spaventatevi. Non riceverete (da Jasconio) nulla di male; anzi ci sarà d'aiuto per il nostro viaggio ormai imminente". Con una corsa diritta la bestia arrivò fino al lido dell'isola degli uccelli. Qui dimorarono fino all'ottava di Pentecoste. Trascorso il tempo delle solennità, il Procuratore, che era con loro, disse a San Brandano: "Salite nella nave e riempite gli otri da questa fonte. Questa volta sarò il compagno del vostro viaggio. Senza di me non potreste trovare la Terra Promessa dei Santi". Salirono sulla nave e tutti quelli che erano sull'isola quasi all'unisono dicevano: "Il Dio della nostra salvezza ci renda favorevole questo viaggio". San Brandano e quelli che erano con lui navigarono fino all'isola del Procuratore ed egli stesso con loro prese approvigionamenti per XL giorni. La loro navigazione venne indirizzata per XL giorni verso oriente. Inoltre anche il loro procuratore li precedeva. Trascorsi i XL giorni, avvicinandosi il vespro cominciò a scendere una caligine tanto spessa che a malapena potevano vedersi l'un l'altro. Allora il Procuratore disse a San Brandano: "Sapete cos'è questa caligine?" San Brandano chiese: "Cos'è?" Allora egli spiegò: "Questa caligine circonda l'isola che cercate da sette anni". Trascorsa un'ora di nuovo li avvolse una grande luce e la nave si fermò sul lido. Scendendo dalla nave videro una terra meravigliosa e piena di alberi ricoperti di frutti come in autunno. E dopo aver percorso quella terra si avvidero che la notte non scendeva su di loro.

CAPITOLO  XXXVII

Il giovane uomo del fiume

Mangiavano soltanto pomi e bevevano dalle sorgenti. E così per XL giorni percorsero quella terra e non poterono trovarne i confini. Un giorno trovarono un grande fiume che scorreve verso il centro dell'isola. Allora San Brandano, rivolto ai suoi frati, disse: "Non possiamo oltrepassare questo fiume ed ignoriamo la vastità di questa terra". Mentre tra loro parlavano desiderando conoscere queste due cose, ecco che apparve un giovane venire loro incontro baciandoli con grande letizia, chiamando ciascuno col suo nome e dicendo: "Beati quelli che abitano nella tua casa e nei secoli dei secoli ti loderanno". Dopo aver detto questo parlò a San Brandano: "Ecco la terra che hai cercato per molto tempo. Certo non l'hai potuta trovare immediatamente perché Dio ha voluto mostrarti diversi suoi segreti nel grande Oceano. Ritorna ora alla terra che ti ha visto nascere portando con te frutti e gemme di quest'isola fino a riempire la tua navicella. Si avvicina infatti la fine dei giorni della tua peregrinazione perché tu possa dormire coi tuoi padri. In verità dopo il corso di molti anni questa terra verrà conosciuta dai vostri successori quando sopravverrà la persecuzione dei Cristiani. Questo fiume che vedete divide quest'isola. Così come ora appare a voi matura di frutti, rimarà per l'eternità senza alcuna ombra di morte. Perché Cristo è la sua luce". Allora, in verità, presi dei frutti della terra e ogni genere di gemme e lasciati il benedetto procuratore e il giovane, San Brandano coi suoi frati salì sulla nave e cominciò a navigare in mezzo alla caligine. Dopo averla oltrepassata, giunsero in un'isola che si chiama Isola delle Delizie. Ivi per tre giorni ricevettero ospitalità e dopo aver ricevuto la benedizione, San Brandano  riprese il viaggio e tornò dritto alla sua terra.

CAPITOLO  XXXVIII

Il ritorno di San Brandano e la sua morte

I confratelli lo accolsero con grande gioia glorificando Dio che, con tanto amore, non volle privarli della vista del padre del quale furono privati per tanto tempo. Allora il beato uomo, ringraziandoli del loro affetto, raccontò tutto quello che gli era successo e ricordò tutti i prodigiosi miracoli che Dio si era degnato di mostrargli durante il viaggio. In ultimo ricordò la testimonianza del predetto giovane sulla rapidità della sua morte e sulla Terra della Promessa di Redenzione dei Santi. E ciò fu confermato anche dall'avverarsi della cosa, perché dopo tutto questo, avendo disposto tutto per bene, dopo un breve intervallo di tempo, ricevuti i sacramenti divini, tra le mani dei suoi discepoli gloriosamente se ne andò al Signore, che ha la gloria e l'onore nei secoli dei secoli. Amen.

 

Note

______________________________

 

[1] circa 190 metri

[2] contenitori di reliquie e di cose sacre per la messa

[3] Teti = il mare

 

Indice Biblioteca Progetto 200

© 1996 - Tutti i diritti sono riservati

Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi

Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2007