Ludovico Antonio Muratori

Antichità italiane

Dissertazioni

Edizione di riferimento:

Dissertazioni sopra le antichità italiane, Società tipografica dei classici italiani, 5 voll., Milano 1837 II

DISSERTAZIONE  XLIX

Delle Leghe e Paci delle Città libere d’Italia.

Finquì abbiam veduto non poche città d’Italia unite insieme con legame di amicizia e di società, così portando il bisogno di difendere l’acquistata libertà colla concordia degli animi e delle forze. Pure anche nello stesso tempo che tante città erano confederate nella Società di Lombardia e d’altre provincie, altre non ne mancarono che tratte da genio imperiale, o da speranza di maggiore utilità, o dalla competenza colle confinanti, dessero il partito contrario. Entrò ancora, prima e dopo di que’ tempi, nell’animo di molti l’ambizione, familiar compagna della potenza, voglio dire la cupidigia di dilatare i confini e l’imperio, di modo che si videro le più possenti città mendicare i pretesti per far guerra alle vicine, e per ingoiar esse, o parte del loro distretto. In oltre nascevano liti di confini, d’ingiurie e danni inferiti, e d’altri casi che turbavano la lor concordia. Però di qui risultò la necessità di far leghe e patti, cercando ciascuno con quante arti e mezzi poteva di difendere la propria libertà ed avere; siccome ancora per ben conservare la pace ed armonia co’ vicini, si faceano buoni patti. Vi si aggiunse ancora il motivo della mercatura, cercando ciascuno l’utilità della propria patria. Ho io primieramente pubblicato due atti di concordia seguíti fra i Bolognesi e Modenesi, l’uno del 1166 estratto dall’Archivio Estense, l’altro ricavato dal registro del Comune di Modena dell’anno 1177. Riguardano amendue la sicurezza dello scambievol commerzio. Vedesi poi una vera Lega stabilita fra questi due popoli, in cui per la comune difesa impegnano il maneggio dell’armi. È presa dal registro nuovo della Repubblica Bolognese. Vi manca l’anno; ma nell’antico indice vien riferita all’anno 1172. Il Sigonio e il Ghirardacci la fanno stabilita nel 1171. S’obbligano in essa i Bolognesi di aiutar ne’ bisogni il popolo di Modena; e i Modenesi con altro atto avranno fatta la medesima obbligazione. Era preceduta discordia e guerra fra essi popoli nel 1131 per occasione de’ Nonantolani, come già vedemmo nella Dissertazione XLVII. In questa lega è pattuito che i Bolognesi non sieno tenuti a prestare aiuto a’ Modenesi contra di quel popolo, e che solamente si astengano dal proteggerli. Vi si legge ancora: De Manentibus et Ascriptitiis et Arimannis Bononienses consuetudinem suae civitatis Mutinensibus servabunt. De’ primi ho io parlato nella Dissertazione XIV, degli ultimi nella XIII. Né solamente colle città libere si costumò di far leghe, ma ancora coi Castellani e Nobili, non pochi de’ quali possedevano più castella indipendenti dalla giurisdizione delle città. In pruova di ciò ho rapportato uno strumento, a me somministrato dall’archivio della Comunità di Reggio, e scritto nell’anno 1174, i cui Manfredinus filius Bernardi, et Bernardus frater Roberti, Consules Domus filiorum Manfredi (della qual nobile Casa ho parlato nella Dissertazione XLII) fanno società e lega col popolo di Reggio. Quivi il vescovo è chiamato Alberto, e poi Albricone. Per cagione del traffico gran corrispondenza passava fra i Pisani e il popolo di Grassa, città della Provenza, che sembra essere stata anticamente libera. Da me è stato dato alla luce un atto, ricavato dall’archivio di Pisa, che contiene i patti stabiliti nell’anno 1179 fra i Consoli Pisani e i Consoli di Grassa per la sicurezza del loro commerzio.

Anticamente passò quasi sempre una strettissima alleanza fra i Modenesi e Parmigiani, e questa rinovata più volte. Imperocché intervenendo sovente liti e guerre fra Modena e Reggio, il popolo di Modena conteneva l’altro in dovere col braccio de’ Parmigiani. All’incontro fu per lo più lega e società fra i Bolognesi e Reggiani per tenere a freno gl’interposti Modenesi (Vedi il Memoriale dei Podestà di Reggio nel tomo VIII Rer. Ital.). Questo ancora si praticò da quasi tutte l’altre città d’Italia libere, per premunirsi contro le città vicine, e per sottometterle, se veniva buon vento al proprio dominio. Nell’archivio della città di Modena ho io estratto e dato alla luce i giuramenti fatti nel 1188 dai Parmigiani ai Modenesi, e da questi agli altri per la lega stabilita fra loro, salva fidelitate Imperatoris, et filii ejus Regis Henrici, et salva Societate Lombardiae. Fu poi rinovata questa lega nel 1218 con altro atto, in cui si veggono registrati tutti i capi delle famiglie che componevano il pieno Conseglio della città di Modena. In questa lega concorsero ancora i Reggiani nell’anno 1188, passando allora buona amistà fra quella città, e Parma e Reggio, facendole star unite la paura dell’imperador Federigo e del re Arrigo suo figlio. Ciò apparisce da altre carte, esistenti nell’archivio del Comune di Modena, da me volentieri date alla luce; giacché tante memorie d’altre città son perite per gl’incendj e per altre disgrazie, e queste servono di norma pel politico governo di simili libere città. Così gli Annali MSti di Pellegrino Prisciano Ferrarese, che fiorì nel 1490, mi hanno dato il comodo di pubblicare i varj patti seguíti fra i Veneziani e Ferraresi in varj tempi. Il primo strumento è dell’anno 1191, fatto dai Delegati ab Aurio Mastropetro, Dei gratia Venetiarum, Dalmatie et Croatie Duce. Nuovo accordo seguì poscia nell’anno 1204 fra essi Ferraresi et inter Dominum Rainerium filium Domini Henrici Dandolo inclyti Ducis Venetiarum, cujus vice fungitur, ec.; il cui padre in questi tempi ito coi Latini in Levante, s’era impadronito della città di Costantinopoli. In questo atto si truova nominato Dominus Petrus Bembo Venetus Visdominus, il quale non so se fosse peranche quel magistrato che ne’ tempi susseguenti risedeva in Ferrara, mandatovi da’ Veneziani. Ho osservato questo, perché essendo stata tolta nell’anno 1240 la città di Ferrara al Ghibellino Salinguerra, furono in quell’occasione accordati varj diritti e prerogative a questo magistrato nella città di Ferrara, onde col tempo venne guerra perniciosa troppo alla Serenissima Casa d’Este. Leggesi poi un’altra concordia stabilita nell’anno 1230 per dieci anni avvenire fra Giovanni Tiepolo inclito doge di Venezia, Dalmazia e Croazia, e Uberto da Marnate Milanese, podestà di Ferrara.

Prima di questi tempi ho io fatto vedere gli atti della pace e società stabilita l’anno 1199 fra la Repubblica di Milano e il Popolo di Lodi. S’è di sopra accennato, quanti guai patisse la città di Lodi, perché troppo vicina alla potentissima di Milano, da cui le fu posto il giogo. Particolarmente per le querele de’ Lodigiani avvenne che Federigo I Augusto sdegnato contra de’ Milanesi, più d’una volta impugnò l’armi, e distrusse in fine quell’inclita città. Si può ben credere che lungo tempo durasse l’odio e gara fra questi due popoli. Ma nell’anno suddetto 1199 ottenne il popolo di Lodi una pace onorevole dai Milanesi, e contrasse lega con loro, come apparisce dal documento ch’io trovai ne’ MSti del Puricelli, esistenti nella Biblioteca Ambrosiana. Qui s’incontra, come ancora in assaissimi altri atti di que’ tempi, facere guerram recretatam. Nell’originale sarà stato scritto guerram recredutam; che così altrove si legge. Il Du-Cange cita il Pilori nella Storia di Belluno, che così scrive: Et non faciam Pacem, vel Treugam, seu Veram, recredutam (dee dire Werram recredutam) inimicis civitatis Tarvisii. Varie volte si truova questa frase ne’ documenti che fra poco accennerò. Ora il Du-Cange stima, non altro significar la voce recreduta, se non recredentiam, o sia restitutionem in integrum. Non ha colpito nel segno. Nello strumento che pubblicai nella Parte I, cap. 20 delle Antichità Estensi, sufficientemente si scorge che guerra recreduta ha un diverso significato. Recreduto gl’Italiani, una volta concordi co’ Franzesi, chiamavano chi in duello cedeva al nemico e si dava per vinto: il che venendo attribuito a bassezza di animo, cagion fu che per infami e vili erano poi tenuti i recreduti, ed era vergognoso un tal nome. Però, a mio credere, il far guerra recreduta lo stesso fu che farla con animo finto e da poltrone, e l’intendersi segretamente coi nemici. Però allorché un popolo si collegava coll’altro contra di qualche comune avversario, prometteva di operar bona fide, et non agere pacem, nec treugam, nec guerram recredutam, cioè di agire virilmente e non fintamente, e di non fare pace o tregua senza consentimento, o, come diceano, sine parabola (significante parola) de’ suoi alleati. Truovasi questa espressione in una lega fatta da’ Consoli di Montebellio (oggidì Monteveglio, o sia Montevii) coi Capitanei e Valvasori del Frignano contro i Modenesi nell’anno 1170, che ho estratto dal registro antico del Comune di Modena. Però guerra recreduta vuol dire guerra fatta da burla, o con finzione e dappocaggine. Meritano ancora di comparir qui i capitoli della pace che nell’anno 1200 fu conchiusa fra le città di Ravenna e di Ferrara vincitrice in quella guerra. Anche Girolamo Rossi a quell’anno fa menzione della perdita de’ Ravegnani, obbligati perciò ad accomodarsi il meglio che poterono. Quando poi qualche città facea confederazione con altra, se essa era per via di patti obbligata ad altre città, costume fu di protestare di voler salvi tali obblighi e patti: il che troviamo osservato nella lega fatta dal popolo di Modena col Comune della città di Mantova nell’anno 1201, ch’io ho ricavato dall’archivio di Modena, protestando esso popolo Modenese: Et haec omnia observabo, salvo sacramento et Societate Ferrariae et Parmae. Vedesi ancora il giuramento de’ Mantovani prestato in quel medesimo anno di difendere i Modenesi, e di far guerra per loro, ita tamen ut exercitus sive guerram Mutinae contra Regium facere non tenear, nisi finitis sacramentis Reginorum et Mantuanorum; giacché i Mantovani aveano contratta lega co’ Reggiani. In altra carta del principio di gennaio 1202 si vede la conferma della lega suddetta col nome di tutti i capi di famiglia, componenti allora il Conseglio Generale di Mantova.

Che se fra le confinanti città guerra si suscitava, allora le altre amiche città frapponevano i loro ufizj, affinché agli odj e alle pessime conseguenze della discordia e dell’armi si rimediasse. In fatti nello stesso anno in cui i Modenesi e Mantovani strinsero lega fra loro, s’era accesa guerra fra essi Modenesi e i Reggiani, e il castello di Rubiera venne assediato dal popolo di Modena, come abbiamo dagli antichi Annali di questa città. Ma i Parmegiani e Cremonesi co’ loro ambasciatori accorsero per estinguere quel fuoco, e riuscì loro appunto d’intavolare e compiere la pace fra questi due popoli. Ciò si compruova dallo strumento fatto in Cremona nell’anno 1202, e somministrato a me dall’archivio della città di Reggio. Quivi Guido Lupo marchese, Podestà di Parma, e i cinque Podestà del Comune di Cremona, trovandosi d’accordo per la maniera di far cessare quella briga, in tuono di comando prescrivono ai due popoli guerreggianti le condizioni della pace, avendo verisimilmente minacciato di unirsi contro quella parte che non si volesse arrendere alla lor sentenza: rimedio assai efficace in tal congiuntura. Si può nondimeno credere che l’uno e l’altro popolo avessero rimessa all’arbitrio de’ suddetti Parmigiani e Cremonesi le lor controversie; perché successivamente apparisce che Gerardo di Rolandino podestà di Reggio a nome suo e di Jacopo di Bernardo, anch’esso podestà della città medesima, e Manfredi de Pizo, cioè de’ Pichi, podestà di Modena a nome proprio e di Baruffaldo de Frignano, eseguirono sulla Ghiaia di Secchia quanto aveano ordinato le amiche città, con far pace tra loro nel dì 6 di agosto del 1202. Uso appunto fu di que’ tempi il compromettere le discordie de’ popoli nelle città non parziali. Ma chi prendeva i consigli solamente dalla propria potenza e dalla superiorità delle forze, troppa difficultà provava a compromettersi. Tali furono in que’ tempi i Bolognesi, che sovente erano in armi per accrescere il loro distretto colle spoglie de’ vicini. Che insulti e violenze usassero contra de’ Modenesi, si può veder nelle Storie. Una carta ho io pubblicata, da cui apparisce con che altura i Bolognesi trattassero co’ vicini, e se amassero di sottoporsi alla ragione. È ivi scritto che nel giugno del 1203 presentatosi Ottone de Noxa podestà di Cremona, accompagnato da Matteo da Correggio podestà di Parma, insieme con gli ambasciatori di esse due città, nel Consiglio di Credenza del Comune di Bologna, ad alta voce interrogò Guglielmo da Posterla podestà di Bologna, se in caso che i Modenesi volessero compromettersi nel medesimo Guglielmo per decidere la controversia di quattordici luoghi pretesi dai Bolognesi, rispose il Podestà di Bologna: Non ad cognoscendum per rationem. Parimente s’egli volesse rimettere quelle liti in persone religiose, o in arbitri che conoscessero per ragione, similmente rispose: Quod non poneret. Aggiungo un altro documento della prepotenza de’ Bolognesi, ricavato dal registro della Comunità di Modena. Fra essi e il Comune di Modena durava la tregua. Ciò non ostante essendosi portata la milizia Modenese in ajuto de’ Cremonesi, ecco i Bolognesi nell’anno 1203 invadere il territorio di Modena col carroccio, infestare la terra di Bazzano sottoposta ai Modenesi, e incendiare il castello di San Cesario spettante alla medesima città di Modena. Di questa violenza, attestata da molti testimonj, si formò un atto dai Modenesi. Altra simile ne dovettero essi patire da lì innanzi: e perché non seppero trovar altro migliore ripiego, nel 1236 in Viterbo, dove era papa Gregorio IX con parecchi cardinali, con Pagano dalla Torre da Milano, e con gli Ambasciatori di Brescia, Mantova, Cremona, Pavia, Parma, Forlì e Rimini, Girardo di Ottone giudice degli Ambasciatori del Comune di Modena fece istanza al medesimo Papa, che denunziasse scomunicati i Bolognesi ipso iure, perché erano venuti all’armi a’ danni del popolo di Modena, contro juramentum et treguam inter Bononienses et Mutinenses factam per Dominum Nicholaum Episcopum Reginum, ec. Solevano anche le città formar leghe coi Conti e Marchesi potenti che aveano saputo e potuto una volta preservarsi esenti dalle griffe delle città. Così nell’archivio del Comune di Modena si conserva la fatta nel 1202 da questo popolo, allorché facea guerra a Reggio, con Guglielmo marchese Malaspina figlio di Moroello, col marchese Alberto suo zio, che obbligarono a quell’atto tutti i loro uomini di Lunigiana a Pontremulo usque ad Sarzanam. Ho io anche fatta parte al Pubblico dei patti concordati nell’anno 1214 fra i Consoli di Gaeta e i Consoli Pisani per la quiete e pace dell’uno e dell’altro popolo. Non veggendosi ivi fatta menzione alcuna di Federigo II, re allora dell’una e l’altra Sicilia, sembra potersi argomentare che il popolo di Gaeta in que’ torbidi tempi si fosse ribellato, e si regolasse a forma di Repubblica. Molte altre simili convenzioni e paci potrebbe a noi somministrare la città di Pisa, come quella che allora stendeva ben lungi per terra e per mare la sua potenza, e teneva commerzio colle remote città. Non ho certamente voluto tralasciare la concordia stabilita nell’anno 1221 fra Isnardo de Antravenis per la Dio grazia Podestà di Arles, e i Deputati di Bonacorso figlio di Arrigo de Cane per la Dio grazia Podestà di Pisa. Ivi gli Arelatensi rimettono tutte le ingiurie e danni inferiti da’ Pisani ad essi, e al loro Arcivescovo Ugo, con formar poscia buoni patti di pace e commerzio fra l’una e l’altra città. Similmente sono stati da me divolgati i patti che nell’anno 1174 i Consoli di Pisa stabilirono coi Consoli della città di Corneto, siccome le convenzioni seguite fra Rinieri Zeno doge di Venezia e il Comune di Pisa, stipulate per mezzo de’ lor procuratori nel Borgo di Porta Saliceto fuori di Modena nella casa di Abdemondo Albergatore, cioè oste, l’anno 1257, e poscia confermate in Venezia. Fu in esso strumento conchiusa lega fra i Veneziani e Pisani contra de’ Genovesi: della qual guerra trattano gli Annali della città di Genova all’anno 1258.

Noi con ragione ricaviam molto piacere, e molto impariamo dalle paci e leghe fatte in questi ultimi secoli, le quali empiono oramai non pochi volumi. Sono ben più rare le formate ne’ secoli più vecchi; e contenendo anch’esse di belle notizie spettanti alla Storia barbarica dell’Italia, e ai costumi e al governo politico di allora, però niuno negherà che sieno tali atti ancora degni di stima, e dovrebbe avermi qualche obbligo per aver io disseppellito e dato alla luce varj atti delle città Italiane, che per buona ventura si son salvati dagl’incendj, saccheggi ed altri umani accidenti. E primieramente ho pubblicato uno strumento tratto dal registro antico della Comunità di Modena, e fatto nel fine di novembre dell’anno 1278 in Castris circa Colloniam in domo, in qua morabatur Dominus Martinus Vallarexius Potestas Padue, presente Nobili Viro Domino Obizone Marchione Estensi. In esso vien conchiusa una lega delle città di Padova, Cremona, Brescia, Parma, Modena e Ferrara, ad dampnum, destructionem et mortem perpetuam et finalem Veronensium intrinsicorum, et omnium amicorum suorum. In questa alleanza entra ancora Gerardo da Camino. Quivi è espresso: salvis pactis factis et initis inter Dominum Ducem et Commune Venetiarum ex una parte, et Dominum Marchionem Estensem et Commune Ferrariae ex altera. Appresso viene la rinovazione della società e lega già contratta fra i Comuni di Modena e Mantova nell’anno 1218, dove è registrata una gran folla di capi delle famiglie onde era composto il Consiglio Generale di Mantova. Seguita poi una società stabilita fra i popoli di Modena e Pistoia nel 1225 per la sicurezza delle strade e de’ mercatanti dell’una e dell’altra città. Bollivano nell’anno 1219 delle differenze fra i Comuni di Modena e Ferrara, perché i Ferraresi teneano serrate le strade, né permettevano il passo agli uomini e merci de’ Modenesi pel loro distretto. Fecero ricorso essi Modenesi a Federigo II re allora e poscia imperadore, il quale ne scrisse a’ Ferraresi, mentre dimorava nella città di Spira, ordinando loro, e a Salinguerra e suo nipote, dominanti allora in quella città, di non impedire i passi sotto pena di due mila marche d’argento. Che effetto facesse allora questa lettera, nol so dire. Ben so, che trovandosi esso Federigo Augusto nel 1226 in Borgo S. Donnino, con suo diploma confermò pacem et concordiam, pacta et conventiones factas inter Commune civitatis Mutinae et Commune Ferrariae. Da una pergamena dell’Archivio Estense ho parimente ricavata una società e concordia formata nell’anno 1184 fra il comune di Trivigi e gli uomini del Castello di Conegliano. Vedesi ancora una concordia fatta nell’anno 1195 fra il Comune di Ferrara, di cui era allora podestà Salinguerra, e il Comune di Brescia, per la buona armonia del commerzio mercantile fra l’una e l’altra città. Ho del pari comunicato al Pubblico un accordo seguíto nell’anno 1207 fra Isacco da Doara podestà di Bologna, e Salinguerra podestà di Ferrara, dopo di avere rimesso in arbitri certe controversie. Così un altro aggiustamento seguíto nell’anno 1216 fra i Comuni di Mantova e di Ferrara, e un altro fra essi Ferraresi e i Veronesi dell’anno 1217, e un altro fra i Modenesi e Ferraresi stabilito nell’anno 1220, colla rinovazion della lega fra le due città, essendo podestà di Modena Rambertino di Ramberto Bolognese, e podestà di Ferrara Alberico de Andito (oggidì famiglia de’ Landi) Piacentino. Quivi è uno sterminato catalogo delle famiglie Modenesi di quel tempo, tanto nobili che del popolo. Altre carte ho prodotto, che contengono un accordo fra le città di Ravenna e Ferrara dell’anno 1221. Un altro di Modena con Ferrara dell’anno 1227. Nel quale ancora seguì una concordia fra Ugolino di Ugo Rossi podestà di Ferrara, e Tommaso da Correggio podestà di Ravenna. Veggonsi ancora i patti stabiliti fra i Padovani e Ferraresi nel 1234. Similmente altri seguíti nell’anno 1239 fra essi Ferraresi e Mantovani, mentre era podestà di Mantova Guido da Correggio, e Arrigo Testa mandato Imperiali Podestà di Ferrara. Cessò poi Federigo II, e Salinguerra per lui di comandare in Ferrara nell’anno seguente.

Finalmente ho rapportato varj atti di simile argomento, tratti dall’antico registro della Repubblica di Bologna, a me somministrati da Monsig. Francesco Zambeccari per onore dell’illustre sua patria. Consiste il primo nella pace e concordia ratta l’anno 1193 tempore Domni Girardi Gislae Episcopi, et tunc Potestatis Bononiae, inter Ferrarienses et Bononienses. Seguita la concordia stabilita l’anno 1203 inter Dominum Guillelmum de Posterla Potestatem Bononiae, et Dominum Salinguerram Ferrariae, nomine Communis utriusque civitatis. Nel medesimo anno 1203 si vede un’altra concordia fra i Fiorentini e Bolognesi, che riguarda la sicurezza del commerzio. All’anno 1207 appartiene una nuova concordia fra Isacco da Doara Podestà di Bologna, e Salinguerra Podestà di Ferrara per punti controversi fra l’una e l’altra città. Finalmente voglio ricordare ai Lettori che uno de’ più caldi avversarj dell’empio Eccelino da Romano, tiranno di Verona, Padova e Vicenza, fu AzzoVII marchese d’Este. A tutti i vicini facea paura quel crudele ed ambiziosissimo uomo. Ho io pubblicata la Lega fatta contra di lui nell’anno 1249 dal Marchese suddetto, dal conte di San Bonifazio, da Bertoldo patriarca d’Aquileia, e dalle città di Brescia, Mantova e Ferrara, che promettono di difendere esso Patriarca, caso che Eccelino volesse fargli guerra.

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Ultimo aggiornamento: 05 novembre, 2011