Ludovico Antonio Muratori

Antichità italiane

Dissertazioni

DISSERTAZIONE VI

Degli antichi Marchesi d’Italia.

Da che è venuto a sì buon mercato il titolo di Marchese, spezialmente in Italia, Francia e Spagna, che lo godono i privati gentiluomini per piccioli feudi di terre e castella, e talvolta senza feudo alcuno; s’è perduta l’idea degli antichi Marchesi d’Italia, i quali erano principi grandi e governatori perpetui di qualche provincia. Marcha o Marchia, parola tedesca, significava confine di uno Stato. Foris Marcham nemo mancipia vendat, si legge in un capitolare di Carlo Magno dell’anno 779 presso il Baluzio. Però que’ Duchi o Conti, che sotto gl’Imperadori Franchi e Germanici erano deputati alla difesa de’ confini del Regno, si cominciarono a chiamare Marchiones, Marchenses, Marchisi. In un altro capitolare d’esso Carlo M. (tomo I, pag. 529) viene ordinata la ricerca: Quomodo Marcha nostra sit ordinata, et quae per se fecerunt confiniale nostri, ec. Leggesi di sotto: De illis hominibus recipiendis a Marchionibus, qui Seniores suos fugiunt, ec., cioè degli schiavi che fuggivano dai lor signori. Anche Lodovico Pio Augusto, in un editto dell’anno 815 per gli Spagnuoli, parla de ea portione Hispaniae quae a notris Marchionibus in solitudinem redacta fuit. Questa forse è la più antica memoria de’ Marchesi. Però non ho io difficultà a credere impostura un diploma attribuito a Carlo Magno, che si legge nel tomo I dell’Italia Sacra dell’Ughelli fra i vescovi d’Ascoli, dove comparisce Vinigisus Dux et Marchio. Si dice scritto Regnante Domino Carolo et Pippino filio ejus excellentissimis Regibus Francorum et Longobardorum, seu et Patritiis Romanorum in Christi nomine in Italia XXVI et XVIII, ec., per Indict. VI, cioè nell’anno 798. Se vuol questa carta dire che anche Pippino fu re, de’ Franchi, ciò non cammina. E molto meno e da ammettere che, anche Pippino s’intitolasse Patrizio de’ Romani. È sottoscritto il diploma da essi, cioè da Carlo e Pippino; il che non si praticava. Né Carlo nell’anno suddetto potea intitolarsi Imperadore. Contra lo stile ancora è il vedersi ivi sottoscritti esso Vinigiso e Rodolantus et Astolfus, cioè due paladini de’ Romanzi. Quivi anche è notato Annus ab Incarnatione DCCCLXXIV, errore il più grosso degli altri conosciuto anche dall’Ughelli. Né l’anno ottavo del Ducato di Vinigiso va d’accordo coll’altre note, essendo egli stato creato duca nell’anno 789.

Chiederà qui alcuno: che differenza passava una volta fra i Duchi, Marchesi e Conti? Già dicemmo quale fra i Duchi e Conti; ma in che consistesse quella fra i Duchi e Marchesi, stante l’aver tanto gli uni che gli altri governata una provincia, e il trovarsi la medesima persona col nome ora di Duca ed ora di Marchese, siccome abbiamo osservato nella Dissertazione precedente; non è facile il soddisfare a sì fatta dimanda per mancanza di lumi. Sotto i Re Longobardi noi troviamo nelle lor leggi Duchi, i quali sembrano così appellati a cagion della milizia; e Giudici che amministravano la giustizia in una città. Questi ultimi furono poi chiamati Conti dai Franchi. I Marchesi, torno a dire che presero questo nome dall’essere prefetti de’ confini di qualche provincia. Pare che gli stessi Romani usassero quest’ufizio, ma non già questo nome, giacché presso Lampridio nella Vita di Severo Alessandro Augusto abbiamo Duces limitaneos. E nella Vita di Aureliano compilata da Vopisco s’incontrano Saturninus Scythici limitis Dux, et Trypho Orientalis limitis Dux. Cassiodoro nel secolo VI (lib. VII, cap. 4 Variar.) scrive: Ducatum tibi credimus Rhaetiarum, ut milites in pace regas, et cum eis fines nostros solemni alacritate circumeas. Imitarono i Franchi questo uso col deputare un corpo di milizie, e un comandante d’esse ai confini con facoltà di comandare ad un’intera provincia per tutti i bisogni contro i confinanti nemici. Di qui nasceva il nome di Marchese a quel comandante, fosse egli Duca o Conte. Negli Annali di Reginone all’anno 799 si truova Wido Comes, qui in Marca Britaniae praesidebat, cioè Conte che esercitava l’ufizio di Marchese. Così negli Annali de’ Franchi noi miriamo Cadolaum Comitem et Marchae Forojuliensis Praefectum. Poscia è scritto: Cadolach Dux Forojuliensis febre correptus in ipsa Marchia decessit. Nella Toscana que’ principi, tuttoché Duchi, si truovano sovente col solo nome di Marchesi. Altri poi per l’Italia furono solamente Marchesi, né mai ebbero o usarono il titolo di Duchi. Si può conietturare che Duchi que’ soli fossero chiamati, che sotto di sé aveano più Conti, cioè più città, quali certamente furono quei della Toscana, di Spoleti e del Friuli. O pure che Duchi si nominassero que’ soli ch’erano decorati della corona ducale, come si legge di Bosone, cognato di Carlo Calvo Augusto, dichiarato Duca, e coronato in Pavia.

Fu, come dicemmo, istituita dopo l’anno 800 dagl’Imperadori Franchi la dignità de’ Marchesi in varie parti d’Italia, per custodirne i confini. Finché durò la schiatta e signoria dei discendenti da Carlo Magno, Marche non furono verso la Francia e Germania, perché tutti questi Regni ubbidivano a quella real prosapia. Ma da che la medesima venne meno, e l’Italia cominciò ad avere i suoi particolari re, allora si cominciarono anche a formar varie Marche ai confini della Francia e della Germania. Da che nel secolo X cominciarono gl’Imperadori a dimorar fuori d’Italia, ed aveano da tenere in Milano o Pavia un Governatore che comandasse a quella città e alle circonvicine, ho io sospettato nella P. I, cap. VI delle Antichità Estensi, che il Conte del Sacro Palazzo esercitasse l’ufizio di Marchese in quelle parti, benché non portasse tal nome, come anche si costuma in Germania, dove il Conte Palatino del Reno, uno de’ primi principi della Germania, non è nominato Marchese. Chiamavasi allora Litus Italicum il paese oggidì sottoposto alla Repubblica di Genova. Non è improbabile the nel secolo X quella parte costituisse una Marca. Nell’archivio de’ Canonici di Arezzo esiste un privilegio di Ugo re d’Italia dell’anno 928, che si stende a tutti i beni quae esse videntur in terreterium Balneensis, seu in Comitatu Montefeltro, Bobio, Cesena atque Arimino, et etiam Castello Felicitatis, seu Aritio, vel per ceteras locas tam in omnibus finibus Romaniae, quam in cunctis finibus Tussiae sive Italiae, tam in omnibus finibus Spoletini, quam et circa Maris littoribus est vel fuerit conquisita. Indizio di provincia porta qui seco il Litus Italicum, al vederlo da per sé, cioè separato dalle provincie della Romagna, Toscana, Italia (nome denotante la provincia di Milano) e Spoleti. Parimente nella spedizione di Lodovico II Augusto contra de’ Saraceni, fatta nell’anno 866, che si legge nel tomo II Rer. Italic. pag. 264, si truova distinta menzione del Lido del Mare dalle altre provincie. E però dall’Anonimo Ravennate vien commendata Provincia maritima Italorum, quae dicitur Lunensis, et quae confinalis existit de suprascripta Provincia, cioè dalla città di Luni si stende sino ai confini della Provenza. Ho io rapportato nella par. I, cap. 6 delle Antichità Estensi la carta con cui Federigo I Augusto nell’anno 1184 investisce Obizzo marchese d’Este de Marchia Genuae et de Marchia Mediolani, come era in uso coi maggiori di esso Marchese. Erano allora città libere Milano e Genova: ciò non ostante si confermava dagli Augusti per titolo di onore ai discendenti quel dominio che aveano goduto i loro antenati. Anche Verona era nell’anno 1165 città libera, né suggetta a Conte alcuno; e pure lo stesso Federigo confermò in quell’anno Comitatum Veronensem, et omnia quae ad Comitatum pertinent, ec., a Bonifazio conte di San Bonifazio, figlio del conte Malregolato, come consta da autentico privilegio da me veduto, confermato nel 1178 a Sauro Conte di San Bonifazio, e poscia da Federigo II Augusto ai personaggi di quella nobil casa. Così i Conti di Collalto continuarono un pezzo ad essere investiti di Trevigi; e verisimilmente anche la nobil famiglia Padovana de’ Conti del comitato di Padova, tuttoché queste città godessero allora una piena libertà.

Andarono poi di mano in mano nascendo delle nuove Marche, secondoché piaceva agl’Imperadori, per esercitare la loro liberalità verso i Nobili cospicui, o per cogliere danaro da essi. La Marca del Monferrato non ben si prova che fosse eretta nell’anno 967 in favore di Aledramo conte. Il diploma recato da alcuni parla solamente di beni allodiali. Questa poi fece gran figura in Italia. Nell’anno 1014 si truova la Marca di Savona. E se vogliam credere a Galvano Fiamma nel Manip. Flor. dove racconta le vittorie de’ Milanesi, nell’anno 1167 Ducatus Burgariae, Marchionatus Martesanae, Comitatus Seprii, et Comitatus Turigiae et Parabiagi, ec., facti sunt subjecti et servi perpetui civitatis Mediolani. Tristano Calco stimò che Vicomercato fosse il capo della Martesana. Ma noi incontriamo anche nel secolo IX e X, e più nell’XI dei Marchesi, senza che si dica qual Marca desse loro questo titolo. Nell’archivio de’ Canonici di Reggio si conserva una donazion di due corti fatta nell’anno 890 da Berengario I, re d’Italia, ad Unroco, il quale è chiamato Consanguineus noster, filius quondam Supponis inclyti Marchionis, interventu Waltfredi illustri Marchionis. Questo Gualfredo sappiamo dagli Annali di Fulda che fu marchese del Friuli. Ma quel Suppone di qual Marca fu egli governatore? Negli Annali Bertiniani all’anno 822 si truova Suppo senior Dux Spoleti. Nipote di lui dovette essere l’altro Suppone juniore mentovato da Berengario; e questi ancora tengo io che fosse Duca di Spoleti. Ciò parrà difficile a credere; perché regnando Lodovico II Augusto, per Marchesi di quella contrada appariscono solamente Lamberto e Guido. Ma per le pruove da me addotte vegniamo in chiaro che Lamberto nell’anno 871 perdè la grazia di esso Imperadore, e insieme quel Ducato, che in tal congiuntura fu dato a Suppone juniore. Le carte a noi conservate nella Cronica Casauriese ci fan vedere dall’anno suddetto 871 duca di Spoleti, questo Suppone fino all’anno 876, in cui o fu egli rapito dalla morte, o cacciato di là, essendo tornati in possesso di quel Ducato Lamberto e Guido. Altre memorie ricavate dalla Cronica Casauriense ci fanno vedere Ildeberto e Berengario Conti, che dall’anno 844 almen fino all’860 governavano la Marca di Camerino, o sia di Fermo. Così circa l’anno 933, per attestato di Liutprando storico, si trova Teobaldo seniore Camerinorum et Spoletanorum Marchio. Essendo costui mancato di vita circa l’anno 937, a lui succederono in quel governo Anscario, poi Sarlione, e, poscia Uberto il Salico figlio di Ugo re d’Italia. È stato creduto che ad esso Uberto immediatamente succedesse Ugo suo figlio; ma certa cosa è che nell’anno 954 si truova Teobaldo juniore duca di Spoleti e marchese di Camerino, e che anche Bonifazio padre di esso Teobaldo avea prima goduto l’uno e l’altro governo. Poscia nella Cronica del Monistero di Volturno, ed anche nella Farfense vien commemorato Transmundus Dux et Marchio, che probabilmente circa l’anno 960 forse sino al 967 tenne quel Ducato e Marca. Ebbe egli per successore Pandolfo Capo di ferro, di cui restano alcune memorie nella Cronica Casauriense. Ad Ugo duca di Toscana, e figlio di Uberto il Salico, fu poi dato anche il Ducato di Spoleti e la Marca di Camerino; e dopo lui si truova nominato nella Cronica Farfense un Giovanni duca e marchese, il quale non sappiamo se prendesse questo titolo da que’ governi. Fuor di dubbio è bensì che nell’anno 1028 un altro Ugo, appellato Dux et Marchio, ne fu in possesso. Costui probabilmente ebbe per padre Bonifazio marchese di legge Ripuaria, mentovato presso l’Ughelli, nel tomo III dell’Italia Sacra, ne’ Vescovi di Firenze. Serviranno le notizie fin qui accennate per correggere o supplire le Storie di Spoleti e Camerino del conte Campelli e del Gigli.

S’incontrano poscia nelle antiche memorie: varj Marchesi, ma senza alcuna specificazione della loro Marca; e l’indovinar questa è troppo difficile. Nel Monistero Ambrosiano di Milano si conserva un’antichissima copia di un diploma di Guido e Lamberto imperadori dell’anno 892, in cui essi donano la Corte Lemenne a Corrado, ch’essi intitolano dilectum patruum ac patruelem nostrum illustrem Marchionem, e ad Ermengarda sua moglie. Di qual contrada fu egli marchese? In un capitolare di Carlo Calvo Augusto dell’anno 877 è nominato un Corrado conte con altri illustri personaggi, cioè Bosone Bernardo e Guido, che probabilmente fu poi imperadore. Forse ivi si parla di questo Corrado. Così presso Liutprando e nella Cronica di Casauria all’anno 910 noi troviamo Alberico marchese, che fu padre di Alberico principe di Roma, ma senza che si conosca in qual Marca egli comandasse. Erano ben trascurati in questo i notaj d’allora, né pensavano di soddisfare alla curiosità de’ posteri. In uno strumento dell’archivio archiepiscopale di Lucca dell’anno 1081, si leggono queste parole: Hugo Comes filio bone memorie Rodulfi, qui fuit similiter Comes, et Julecta jugales, filia b. m. Wilelmi qui fuit Marchio. Parimente in uno strumento scritto in Bologna Anno Primo Pontificatus Johannis Papae, et Imperii Ottonis Quinto, die V Mensis Junii, Indictione IX, cioè nell’anno 960, si legge che Pietro e Lamberto fratelli, filii Johannis, et nepoti bone memorie Petroni Ducis atque Marchionis. Questo Petronio marchese chi mi darà in qual Marca esercitasse il suo dominio? Nella parte I delle Antichità Estensi io mostrai che tutti gli ascendenti della Serenissima Casa d’Este, sia che provenissero dagli Adalberti duchi e marchesi della Toscana, come portano gravi conietture, o che scendessero da altro sangue, usavano sempre il titolo di Marchese. Noi troviamo in una carta dell’archivio archiepiscopale di Pisa, spettante all’anno 1061, Albertum Marchionem filium quondam Opitioni Marchionis; del qual Obizzo io ho rapportato varie memorie in esse Antichità. Egli è solamente detto et loco et Regno Langobardiae. Nel testo vien chiamato Alberto, e nella sottoscrizione Adalberto: il che ci fa chiaramente comprendere che Alberto e Adalberto erano lo stesso nome. Ma non sappiamo da che essi Marchesi allora prendessero questo titolo, cioè dal governo di qualche Marca, o pure da privilegio degl’Imperadori, che loro concedesse il continuare tal titolo ereditario da’ maggiori, giacché solamente nel secolo XII cominciarono ad usar quello di Marchesi d’Este.

Dopo Ugo duca di Toscana, che dicemmo aver anche signoreggiato nel Ducato di Spoleti e nella Marca di Camerino, come attesta San Pier Damiano nell’Opuscolo LVII, credette il P. Pagi nella Critica Baron. che nel dominio di essa Toscana succedesse nell’anno 1002 Tedaldo padre di Bonifazio marchese ed avolo della celebre contessa Matilda. Gli scrittori della Vita di essa Matilda anch’eglino ciò scrissero, con aggiugnere che Tedaldo sul fine della vita (la terminò egli circa l’anno 1007) dichiarò suo successore in essa Toscana il figlio Bonifazio; benché insieme confessino che per qualche contrattempo qui vi dominarono altri principi fin quasi al 1037, in cui egli veramente si truova in possesso di quella provincia. Ma secondo me sogni son questi. Non fu signor della Toscana Tedaldo, e per conseguente non potè lasciarla al figlio. Certamente apparisce da più di un documento, aver egli usato il titolo di Marchese; e Donizone nella Vita di Matilda così scrive di lui:

 

...... Post haec praecepit, major ut esset

Natus dilectus Bonifacius atque modestus;

Cui juravere, Patre tunc vivente, fideles

Servi, prudentes Proceres, Comite pariterque.

 

Se a Bonifazio non solo i Nobili, ma anche i Conti giurarono fedeltà; adunque suo padre ed egli possederono una Marca, cioè un paese dov’era più d’una città, perché ogni città avea il suo governatore appellato Conte. Ma questo paese non può essere stato la Toscana. Nella Storia del Monistero di Polirone noi abbiamo una donazione fatta nel 1004 dal suddetto Bonifazio, intitolato Marchese, e senza che il padre gli presti assenso: dal che vegniamo in cognizione ch’egli era già emancipato. Un altro documento del medesimo anno 1004 ho io rapportato, dove similmente si vede nominato un Marchese Bonifazio, senza che chiaramente si conosca ch’egli sia il padre di Matilda, o pure Bonifazio marchese di nazion Ripuaria, di cui parlammo di sopra. Grande era ben la trascuraggine di taluno di que’ notaj. In questa carta è solamente appellato Bonifacius gloriosus Marchio; né si accenna di qual Marca né di qual nazione o legge: il che ci avrebbe servito a distinguere questi due Bonifazj. In un altro strumento dell’anno 1019, da me dato alla luce, si legge: Nos Bonifacius Marchio, Filius quondam Teotaldi itemque Marchio, ec. Ma egli era marchese, né per questo la sua Marca era la Toscana in que’ tempi. Francesco Maria Fiorentini e Cosimo dalla Rena stimarono che il suddetto Bonifazio Ripuario figlio di Alberto marchese, e poscia Adalberto marchese, figlio di Oberto e nipote di Adalberto marchese, cioè uno degli antenati de’ Principi Estensi, come dimostrai nelle Antichità Estensi, signoreggiassero la Toscana nell’anno 1009 e 1011. Ma perché si truovi in qualche paese un contratto di un marchese, non s’ha tosto da inferire ch’egli fosse marchese di quella provincia; perciocché i principi e signori grandi possedeano de’ beni in varie parti d’Italia. Contuttociò vidi io presso il celebre senator Buonarroti uno strumento del 1037, dove compariva Rosa inclita Comitissa filia Domini Adalberti Dux et Marchio, et quae fuit relicta Domini Ubaldi Comitis bonae memoriae. Non sarebbe perciò inverisimile che questo Adalberto progenitor degli Estensi avesse nell’anno 1011 posseduto il Ducato di Toscana, come discendente dai vecchi Adalberti signori di essa provincia, e che ne fosse poi decaduto nell’anno 1014, per la condanna pubblicata da Arrigo I tra gli Augusti contro i principi di essa famiglia, che io rapportai nel cap. XIII delle Antichità Estensi.

Quel ch’è certo, da un placito tenuto in Arezzo nell’anno 1016 a noi si presenta un indubitato signore della Toscana, cioè Raginerius (Rinieri diciamo oggidì) Marchio et Dux Tuscanus. Di lui fa anche menzione San Pier Damiano. Ermanno Contratto nella Cronica ci fa sospettare all’anno 1027 che questo Rinieri per essersi opposto coi Lucchesi al re Corrado, perdesse quel Ducato. Ebbe un figlio, cioè Uguccione, che si truova fregiato col titolo di Duca e Marchese, siccome ancora con questo vien contrassegnato Rinieri juniore figlio di esso Uguccione. Han creduto gli scrittori delle Gesta della contessa Matilda, che suo padre Bonifazio marchese nel 1037 cominci a comparire duca e marchese di Toscana. Io con uno strumento dell’Archivio Estense ho provato che nel 1034 tale era. Ora sapendo noi che dopo la morte di Tedaldo marchese suo padre non si sminuì, ma crebbe la potenza di Bonifazio, e che esso Tedaldo, anche allorché Ugo il Salico governava la Toscana, portò il titolo di Marchese, non si può credere ch’esso prendesse questo titolo dal governo e dominio di quella provincia, ma bensì da altro paese, di cui medesimamente Alberto Azzo suo padre era stato signore, perché anch’egli si truova appellato Marchese. Probabile a me sembra che di Modena, Reggio, Parma, Mantova, e forse di qualche altra città si fosse formata una Marca, di cui godessero gli antenati della contessa Matilda, senza farli volare al dominio anche della Toscana prima del tempo. A tal coniettura dà motivo uno strumento dell’anno 989, dove Teodaldo marchese e conte della Comitata di Modena manda i suoi estimatori per una permuta di beni; siccome ancora un placito dell’anno 964, da me dato alla luce, dove nel territorio di Reggio o di Parma è rammentata pars Marchiae. L’imperadrice Adelaide moglie di Ottone I Augusto, troppo obbligata ad Alberto Azzo padre di Tedaldo per averla difesa contro la prepotenza del re Berengario II, si può credere che gli ottenesse il dominio delle suddette ed altre vicine città col titolo di Marchese. Certamente in queste parti molto signoreggiarono Tedaldo marchese suo figlio e Bonifazio nipote, e in fine la contessa Matilda. Truovasi adunque nell’anno 1034 signore della Toscana Bonifazio padre della suddetta Contessa con titolo ora di Marchese ed ora di Duca. Dopo la morte di esso marchese Bonifazio ci assicurano le storie e i documenti che Beatrice di lui moglie assunse le redini della Toscana; e questa in un placito dell’anno 1072, pubblicato da me, viene intitolata Domna Beatrix Ductrix et Marchionissa Tusciae: caso ben raro, perché non era in uso che le donne comandassero a’ popoli. Comunicò essa Beatrice questo titolo anche a Gotifredo duca di Lorena, suo secondo marito; e dopo la morte di essi ognun sa con che vigore la contessa Matilda signoreggiasse la Toscana oltre ad assaissimi altri paesi, e come divenne suo consorte Guelfo VI della nobilissima Casa Estense-Guelfa di Brunsuich, il quale perciò Tusciae Marchio si truova nomato. Essendo mancata di vita la celebre suddetta Contessa, succedette nel dominio della Toscana Rabodo chiamato Marchio Tusciae in un suo diploma dell’anno 1117 da me pubblicato. In un altro documento del 1129 ci si presenta davanti Conradus divina gratia Ravennatum Dux, et Tusciae Preses ac Marchio. E questo basti intorno alla Toscana, appellata da lì innanzi Marca.

Oltre alle Marche insigni, delle quali abbiam finora parlato, se ne introdussero a poco a poco dell’altre minori nel Monferrato, Piemonte, Milanese e Lunigiana. Anche verso Roma in uno strumento dell’anno 1012 comparisce Johannes Marchio et Dux, figlio di Benedetto conte, e fratello di Crescenzio conte. Ordinariamente le mogli de’ marchesi si chiamavano Contesse, ma in quello strumento è mentovato Crescentius Comes cum sua conjuge Hitta Illustrissima Ducatrice. Degno è ben di attenzione un diploma dell’anno 1167, pubblicato da me, in cui Federigo I Augusto concede l’investitura della Marca di Guido ad Enrico, o sia Arrigo marchese, e a’ suoi eredi maschi: dal che intendiamo che già era introdotta la consuetudine che nelle Marche, Ducati ed altri feudi imperiali succedeano i discendenti maschi, ed anche i trasversali; perciocché ivi è anche investito Ugolinus Marchio fratello di esso Arrigo. Oltre a ciò, in quel diploma son da avvertire fra i testimonj Marchio Wilelmus de Monteferrato, Marchio Manfredus de Wasto, Hugomagnus Marchio, Marchio Henricus Wercius, Albertus Marchio de Incisa. Di questo marchese Arrigo soprannominato il Guercio parleremo alla Dissertazione XLVIII. Alcuni di questi Marchesi appartenevano alle nobili famiglie de’ Marchesi di Saluzzo, del Carretto, di Ceva, di Cravesana, ec. Famosa altresì nel secolo XI riuscì in Piemonte Adelaide marchesa di Susa. Della Marca di Fermo parla Leone Ostiense nel lib. II, cap. 6 della Cronica Casinense, e San Pier Damiano nella Vita di San Romualdo, cap. 30. Non altro sembra essere stata che quella di Camerino, appellata anche di poi Marca di Ancona; e ciò perché i Marchesi risedevano ora in questa ed ora in quella città: cosa avvenuta anche alla Marca del Friuli. Portò la medesima provincia anche il nome di Marca di Guarnieri; perciocché due Tedeschi Guarnieri la possederono; e veggonsi due strumenti, l’uno del 1119 e l’altro del 1164, ne’ quali è fatta menzione di loro. Fu poi conceduta in feudo essa Marca di Ancona dai Romani Pontefici sul principio del secolo XIII ad Azzo VI marchese di Este, ad Aldrovandino suo fratello, e ad Azzo VII figlio del VI, come consta da varie lettere di que’ Papi, e da altri atti da me prodotti nelle Antichità Estensi, parte I, e nelle Antichità Ital. Dissert. VI.

Nella parte orientale d’Italia, oggidì Regno di Napoli, non fu in uso ne’ vecchi secoli la dignità e il nome de’ Marchesi, Principi, Duchi; e Conti solamente s’intitolavano i gran signori di quelle contrade, e restrignevasi a pochissimi il numero de’ primi, come abbiam veduto nella precedente Dissertazione. Quel pezzo d’esso Regno che restava in potere de’ Greci Imperadori, era governato da un loro ministro, appellato Protospatario, o Stratego, o Catapano: dal quale ultimo nome pretendono alcuno che sia venuto il nome italiano di Capitano: cosa che non sussiste, essendo più antico il nome di Capitaneus. Dopo la morte degl’Imperadori, della schiatta di Carlo Magno, avendo le guerre lacerata l’Italia, i Greci Augusti, che se la videro bella, stesero non poco le loro conquiste coll’impadronirsi nell’anno 990 di Benevento stesso. Per attestato di Leone Ostiense (lib. I, cap. 49 della Cronica Casinense) Simbaticio o Sabbaticio, Generale di quell’impresa, s’intitolava Imperialis Protospatarius, et Stratigo Macedoniae, Thraciae, Cephaloniae, atque Langobardiae. Col nome di Langobardia disegnavano quel solo tratto di paese ch’essi aveano ritolto ai principi di nazion Longobarda nel Regno suddetto. Abbiam un privilegio dato nell’anno 1000 al Monistero di Monte Casino dal Greco Ufiziale, il quale s’intitola Gregorius Imperialis Protospatarius et Katepanus Italiae. Lo stesso significava il nome d’Italia, che l’altro di Lombardia. All’incontro nella parte occidentale dell’Italia con trinciamento dei dominj s’andarono formando delle Marche minori e minime, onde prendeano i signori il titolo di Marchesi. Ne abbiamo accennati alcuni di sopra. Aggiungo ora i marchesi d’Ivrea, di Savona, gli antichi Marchesi Malaspina e Pelavicini. Spezialmente fra gli altri si distinsero quei di Monferrato. Oggidì s’è con tanta prodigalità diffuso per Italia il titolo di Marchese, che non resta idea alcuna di quel che fossero i marchesi de’ vecchi secoli.

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Ultimo aggiornamento: 05 novembre 2011