Ludovico Antonio Muratori

 

DEI DIFETTI DELLA GIURISPRUDENZA

 

 

 

 

CAPITOLO IV.

De i difetti esterni delle leggi, e della giudicatura.

 

 

NOTE E SCHIARIMENTI

 

I.  - Note bibliografiche.

 

L’edizione principe del trattato del Muratori è quella già ricordata dello stampatore Pasquali di Venezia, in folio, uscita nel 1742, con un frontespizio ricco di significativi ornamenti, secondo il costume dell’epoca. Questa edizione fu seguita immediatamente dall’altra edizione più corrente in 16°, presso lo stesso stampatore, la quale porta la data: Venezia 1743.

Altre edizioni seguirono quasi immediatamente, divulgando l’opera muratoriana, che ebbe larghissima fortuna: l’edizione in 4° di Napoli 1742, quella in 12°, pure di Napoli 1743. Larghissima diffusione ebbe anche l’edizione di Trento 1744.

 

II.  - Aggiunte autografe inedite al testo del Muratori.

 

In un esemplare dei Difetti della Giurisprudenza di L. A. Muratori (l’ed., Venezia, Giambattista Pasquali, 1742), a catalogo nella R. Biblioteca Estense di Modena (α y 4/18) si contengono in margine le seguenti aggiunte e correzioni di mano dell’Autore:

 

(Per una maggiore comprensibilità abbiamo inserito le aggiunte nel testo come note a piè di pagina.

Facciamo altresì notare che l’indicazione del curatore è errata riguardo al conteggio delle pagine: al numero citato bisogna aggiungerne ancora 4, corrispondenti a quelle contenenti la lettera dedicatoria) ndr

 

1°  (pag. 2, = nostra pag. 30 in fine, a seguito del brano primo del cap. I). «Il Conringio de Civili Prud., Cap. 3, così scrisse: Ridicula est Accursii gloriatio in Gl. ad 1. 10 sect. 2 fr. de Iust. et Iure: Nihil opus esse Theologiæ studio ad cognoscenda divina, ut quæ ex Legum Romanarum Libris affatim peti queat ».

2°  (pag. 40, = nostra pag. 84, in fine al cap. V): « Aggiungasi il P. Giovanni Mariana della Compagnia di Gesù, di cui sono le seguenti parole, Lib. I, Cap. 2, de Rege et Regis instit.: Legum multitudinem tempus et malitia invexit tantam, ut jam non minus legibus quam vitiis laboremus. Leguleiorum stabulis repurgandis nullius Herculis vires et industria sufficiant ».

3° (pag. 64, = nostra pag. 117, in fine; prima dell’ultimo periodo del Cap. VIII): « Cicerone e Valerio Massimo raccontano, che Marco Antonio, celebre Avvocato romano, non volle mai pubblicare alcuna delle sue Orazioni, per non essere convinto d’aver oggi approvato ciò che dianzi egli avea riprovato. Sì delicati non sono i nostri avvocati, e talvolta nè pure i Tribunali stessi ».

4°  (pag. 61, = nostra pag. 123; Cap. IX, capov. II, al principio del capoverso: « Chiunque ... » è inserito): « In Parigi nell’anno 1689 un Legista Anonimo pubblicò un Libro con questo titolo: Les loix civiles dans leur ordre naturel, dove fa vedere, quanto sieno disordinate ne’ Digesti le materie, e male applicate a i titoli, o pure oscure. Nota eziandio le molte cose inutili e superflue, e le non poche ripetizioni della medesima cosa, oltre ancora a varie sottigliezze dell’antica Giurisprudenza, che non son da approvare. A questi disordini tenta quell’Autore di provvedere con dare un’altro ordine e forma alle leggi d’essi Digesti. Per conto ancora dell’Istituta di Giustiniano, pretende Arrigo Kestnero nelle sue Dissertazioni De Defectibus Juris Civilis, quella essere un’opera difettosa, perchè mancante del gius della Natura, e de’ principj del gius pubblico, e perchè v’ha delle dottrine inutili, un metodo poco lodevole, e delle meschine ragioni ».

5°  (pag. 74, = nostra pag. 132; Cap. IX, capov. ult.). Nel periodo: «E perciocchè, siccome dicea Baldo nel Consiglio 398, " la discordia nelle opinioni è cosa naturale ne i Dottori ,, s’è in fine formato quel caos di opinioni e incertezze ...», dopo « i Dottori . . . » è inserito: « anzi, come notò il Panciroli nel de Clar. Leg. interpr., lo stesso Baldo " parum sibi constans siepe numero contrarius reperitur "».

6°  (pag. 155, = nostra pag. 245; Cap. XVII in fine): «Ma che si ha da sperare? Si volle mettere in Francia sì bel regolamento; ciò, che ne avviene, lo intenderemo dall’Autore del Testamento Politico del Sig. Colbert nel Cap. XII: Per impedire che questo bell’ordine non si guastasse ».

 

* * *

 

Nell’Archivio Muratoriano, filza V, fasc. 26, presso la R. Biblioteca Estense di Modena, vi è pure un frammento di mano del Muratori, intitolato « Della necessità e utilità della giurisprudenza », che deve essere giudicato come l’abbozzo di un preambolo che l’autore si era proposto di scrivere alla sua opera, e che deve poi essere stato sostituito, con ispirazione e con forma diversa, dalla dedica al pontefice Benedetto XIV. Riproduco il testo nella trascrizione che mi è stata gentilmente trasmessa dal collega prof. Benvenuto Donati della R. Università di Modena, a cui debbo anche la trascrizione delle aggiunte autografe all’edizione del 1742, oltrechè una diligente revisione delle bozze di stampa di tutta l’opera sull’edizione principe del 1742.

 

« Non è già, che prendendo io a scrivere della Giurisprudenza per additarne i difetti, mia intenzione e disegno sia di screditare la medesima Giurisprudenza, e molto meno di volerla proscritta dal Mondo: che ciò sarebbe un pazzo pensiero. Anzi io sulla bella prima protesto di riconoscere questa scienza non solo per sommamente utile al Pubblico, ma anche assolutamente necessaria. Tale è l’importanza sua fra Popoli, che si distinguono da Barbari, e s’hanno a governare con rettitudine, che, se qualche pubblica grande disavventura ne avesse fatto perdere l’uso, converrebbe il più presto possibile restituirlo per necessità del buon governo. Giacchè la costituzione del nostro basso Mondo, sempre fu, e sempre sarà tale, che i beni della terra non sieno comuni, ma divisi con diritto di dominio spettante a questa, e non a quella persona, cioè da che entrò nel mondo (e ci entrò sul bel principio) il Mio e il Tuo: necessaria e indispensabil sequela han da essere le Liti civili fra gli Uomini a cagion d’essi beni. Imperocchè mancando di vita i padroni, o venendo essi beni ipotecati, distratti, occupati, troppo facilmente insorgono pretensori de’ medesimi, e controversie pel dominio d’essi. Similmente perché fra i miseri mortali inevitabil pensione de gli sregolati affetti sono le frodi, i latrocinj, le ferite, gli omicidi, il denigrare la fama altrui, e simili altri assai noti malanni: necessaria cosa è, che insorgano querele, e Liti criminali. Ora datemi che ci sieno in un popolo liti, giacchè secondo la pratica c’insegna, niuno suol essere buon giudice in causa...».

 

***

 

Nell’Archivio Muratoriano, filza V, 2a (presso la R. Biblioteca Estense di Modena) vi è un ms. autografo del Muratori (di 13 fogli in 4°, pari a pag. 52 complete), che reca questo titolo: « De Codice Carolino sine de Legum Codice instituendo ad Augustissimum et invictissimum Romanum Imperatorem Regumque Hispaniarum Carolum VI. Consultatio et Adhortatio auctore Ludovico Antonio Muratorio Serenissimo Ducis Mutinæ Biblioteca Præfecto ».

Si tratta di una dissertazione del Muratori, composta forse verso il 1730, indirizzata all’imperatore Carlo VI, in cui il Muratori, trattando delle leggi e della giurisprudenza del suo tempo, invita il Principe ad una codificazione delle leggi, per togliere le incertezze e le ambiguità dominanti in materia.

Il disegno fu poi abbandonato dal Muratori; ma esso spetta sempre al quadro dell’opera ora ripubblicata, tanto più che questa connessione è dichiarata dallo stesso Muratori, con una nota autografa posta in capo alla prima pagina del manoscritto:

« Non s’ha da dare alla luce per varj riguardi, e poi perché me ne son servito ad altra opera ».

 

INDICE

 

Prefazione di A. Solmi

Dei difetti della Giurisprudenza

Dedica alla Santità di Benedetto XIV P. M

Capitolo I.  Introduzione

Capitolo II.  De’ teologi morali, de’ medici, e de’ legisti

Capitolo III.  De i difetti intrinseci della giurisprudenza e giudicatura

Capitolo IV.  De i difetti esterni delle leggi e della giudicatura

Capitolo V.  Delle leggi romane e de’ loro interpreti

Capitolo VI. Delle difficoltà di conoscere il giusto e l’ ingiusto in assaissimi casi

Capitolo VII. De i giudici e de i lor difetti

Capitolo  VIII. De’ pregi e difetti degli avvocati e d’ altri ministri della giurisprudenza

Capitolo  IX. Se sia possibile il dare miglior sesto alla giurisprudenza d’ oggidì

Capitolo X. Se fosse ben fatto ed utile il ridurre tutta la giurisprudenza al solo studio de i testi delle leggi

Capitolo XI. Che qualche riforma veramente si potrebbe dare alla giurisprudenza col decidere i principali punti in essa controversi

Capitolo XII. Dell’ indifferenza richiesta ne’ giudici

Capitolo XIII. Alcune massime, colle quali si dee regolare, chi maneggia le bilance del

la giustizia

Capitolo XIV.  Del pernicioso difetto della giurisprudenza per la lunghezza delle liti

Capitolo XV.  Della prescrizione ed usucapione

Capitolo XVI.  Del concorso de’ creditori

Capitolo  XVII.  Dei fideicommissi, maggioraschi, primogeniture, e sustituzioni

Capitolo  XVIII.  Se sia da preferire il metodo de’ Greci e Latini nell’ agitar le cause civili e criminali, o pure quel de’ moderni

Capitolo XIX.  Saggio di alcune conclusioni intorno a certi punti controversi nella giurisprudenza, proposto ali’ esame di chi ha l’ autorità di far leggi e statuti

Capitolo XX.  Conclusione dell’ opera

Note e schiarimenti

 

 

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Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2004